venerdì 18 aprile 2014

Lo smartphone componibile: 15 cose da sapere

Corriere della sera
Alessio Lana


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Da .bike a .guru, ecco i nuovi domini più ambiti

La Stampa


Sono più di 200 le estensioni registrabili e oltre 480 mila le registrazioni già effettuate nel mondo

 Stampa.it
A pochi mesi dall’effettiva introduzione sul mercato dei nuovi gTLDs (Generic Top Level Domains – domini generici di primo livello), sono già più di 200 le estensioni registrabili. A livello globale ne sono state registrate oltre 480.000 e le richieste di pre-registrazione/registrazione attraverso Register.it e gli altri store del Gruppo Dada sono in costante crescita. Nei prossimi mesi continueranno a essere rilasciate nuove estensioni, tra cui le più rilevanti entro la fine di aprile sono: .holiday, .boutique, .photo, .marketing, .zone.

Ogni volta che un nuovo dominio d’interesse viene immesso sul mercato, scala rapidamente la classifica dei più ambiti, che si rivela quindi estremamente dinamica. La fotografia più recente relativa alle registrazioni effettuate attraverso Register.it rivela in pole position tra i gTLD più ambiti il .bike (1°), il .email (2°) e il .guru (3°). La Top 10 si completa poi con il .photography (4°), il .sexy (5°), il .shoes (6°), il .technology (7°), il .clothing (8°), il .coffee (9°) e il .solutions (10°). Trend allineato a quello globale che, secondo i dati Icann, vede concentrarsi l’interesse su .guru (1°), .berlin (2°), .photography (3°) e .email (4°).

È particolarmente significativo l’affermarsi in poco tempo di .email proprio perché si tratta di un’estensione tramite cui si stanno iniziando a registrare numerosi domini cognome.email al fine di creare caselle personalizzate con nome@cognome.email. Indicativa anche l’attenzione per gTLD legati al fashion e alla tecnologia, due settori molto dinamici in cui l’innovazione potrebbe passare anche da un utilizzo strategico dei nuovi domini.

In generale in Italia, è evidente il crescente interesse da parte di persone e aziende verso i nuovi gTLD che nel giro di soli 2 mesi stanno conquistando una quota sempre maggiore tra i domini registrati attraverso Register.it: i nuovi domini rappresentano il 7%, laddove naturalmente .it (50%) continua a fare da padrone seguito da .com (28%).
Ulteriori informazioni sulla proposta di Register.it in ambito nuovi domini sono disponibili alla pagina dedicata .


Heartbleed, arrestato il primo presunto hacker

La Stampa


Wsj: la polizia canadese ha fermato un ragazzo di 19 anni, studente modello e figlio di un docente di «computer science»

Stampa.it
Arrestato il primo presunto hacker che ha approfittato del bug Heartbleed, quello che ha minato per oltre due anni la sicurezza di due terzi del traffico Internet globale. Secondo quanto riferito dai media nordamericani, tra cui il Wall Street Journal , la polizia canadese ha arrestato un ragazzo di 19 anni. Sarebbe il colpevole del furto di dati al sito dell’agenzia delle entrate del Canada messo a segno grazie alla falla del cuore che sanguina.

Dopo la scoperta della vulnerabilità, che riguarda il sistema di crittografia per le informazioni sensibili degli internauti come password e numeri di carte di credito, l’ente canadese era stato uno dei primi non solo a chiudere l’accesso agli utenti in via precauzionale, ma anche ad ammettere successivamente di aver perso dei dati per colpa di Heartbleed.

L’hacker arrestato si chiama Stephen Arthuro Solis-Reyes, ha 19 anni, è uno studente modello dell’Ontario e figlio di un docente di «computer science» della Western University. Dovrà rispondere di utilizzo non autorizzato di computer e uso malizioso dei dati. I suoi computer sono stati sequestrati. Non è ancora chiaro se abbia lavorato da solo, spiega il Wall Street Journal, o cosa abbia fatto dei dati rubati. L’arresto è avvenuto due giorni dopo l’annuncio pubblico da parte dell’agenzia delle entrate canadese di aver rilevato la rimozione di circa 900 numeri di assicurazione sociale dai suoi sistemi (fatto che avevano scoperto tre giorni prima).


+  La falla OpenSSL spaventa la rete “A rischio password e carte di credito di due terzi dei siti web del mondo” bruno ruffilli
+  Heartbleed, quali password cambiare? Claudio Leonardi
+  Heartbleed Checker, il tool gratuito per verificare i siti colpiti

(Ansa)

Berlino senza freni, attivata una app anche per prenotare le prostitute

Il Massaggero


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Perché andare a caccia di clienti sotto un freddo polare, quando la tecnologia può venire in aiuto alla prostitute?  Ci voleva un master in etica economica, e l'energia creativa di una città come Berlino, per arrivare all'app che prenota le escort con uno smartphone. Con l'obiettivo di salvarle dalla strada e, soprattutto, dai rigori dell'inverno tedesco. L'idea è venuta a una giovane di 26 anni, fresca di studi, che racconta della sua start up a tabloid e siti dedicati ai creativi berlinesi.

Pia Poppenreiter - tutti le chiedono se il nome sia vero e lei assicura di sì - ha messo su una piccola impresa «per offrire alle prostitute una piattaforma di prenotazione»: un servizio a costo zero, per le professioniste del sesso. Chi prenota un'escort per un'ora ad esempio, spiega Pia, le pagherà 200 euro comunque fuori dalla rete personalmente. Con gli introiti per le prestazioni non hanno alcun contatto quelli di «Peppr.it», che si occupano «solo della consegna». Solo chi si avvale dell'app per contattare una prostituta, e cioè il cliente, dovrà versare una piccola quota. La squadra di Peppr ha il suo ufficio in Weserstrasse. Ci lavorano in tre, la fondatrice è ovviamente il Ceo del piccolo gruppo.

«Al momento lavoriamo con le agenzie di escort, non con i bordelli (legali in Germania, ndr). Ma stiamo contattando libere professioniste per offrire spazio sulla nostra piattaforma e farle registrare», racconta Poppenreiter al sito ''Gruenderszene'', dedicato alle idee più originali dei giovani berlinesi. L'app per le prostitute vuole rilanciare, rivoluzionandola, l'immagine di un mercato pieno di approfittatori e orribili clichè. La ventiseienne spiega come sia arrivata a metter su questo progetto. «Il racconto di come sia nata l'idea è un po' kitsch - mette le mani avanti Pia - una sera d'inverno passando per Oranienburger Strasse con degli amici ho visto delle prostitute al gelo, in attesa di clienti.

Io stessa avevo la gonna, e sentivo freddo. E allora mi sono detta, pazzesco c'è un app per tutto, perché per le prostitute no?» Di grande aiuto sono stati a questo punto anche gli studi che aveva alle spalle: «Sono venuta a Berlino per un master che aveva come tema centrale l'etica economica. Parallelamente ho collaborato con la cattedra di Corporate Responsability Management e ho lavorato per Continental». Riserve morali su quello che fa? No, nessuna, «ed è tutto legale».

Instagram fa pulizia, il social pronto ad eliminare tutti i profili spam

Il Mattino


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ROMA - Instagram si dedica alle pulizie di Pasqua. La piattaforma ha deciso di 'far fuori' dalla sua arena tutti i profili 'spam', quelli che condividono contenuti 'spazzatura', e gli inattivi. Lo ha comunicato con un messaggio agli utenti avvisandoli che in seguito a questa operazione potrebbero vedere un calo nel numero dei 'follower'.''

Dopo aver ricevuto feedback da membri della comunità di Instagram - scrive la compagnia in una nota riportata dal blog Recode -, abbiamo appena corretto un meccanismo che erroneamente includeva negli elenchi dei follower e following anche account inattivi. Crediamo che questo fornirà un'esperienza più autentica''. Una ''purga'' simile di account 'spam' l'aveva portata avanti anche Twitter lo scorso anno, ma di proporzioni ben maggiori: il microblog spazzò via milioni di account fasulli.

venerdì 18 aprile 2014 - 09:44

Da Google Chrome Remote Desktop una app per gestire il Pc da remoto

La Stampa
valerio mariani

C'è qualche limite ma lo strumento è facile e molto interessante.


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Google ha lanciato un’applicazione da usare su smartphone o tablet per accedere da remoto al proprio computer, Mac o Pc. Chrome Remote Desktop app for Android, questo il nome, è un’estensione del già disponibile Chrome Remote Desktop, un servizio di condivisione dello schermo che, però, funziona solo via browser Chrome o sistema operativo Chrome per notebook.  Per utilizzare la app è necessario aver installato sul Pc l’altra app che funziona come estensione del browser Google Chrome e avere un Pc con Windows, almeno Xp, o con Linux e, infine, un Mac con OS X 10.6. 

L’applicazione permette di collegarsi al Pc, navigare tra i documenti e gestire file e cartelle. Secondo Techcrunch, tra i primi siti americani a dare la notizia, Google risponde in questo modo alla mossa di Amazon che ha recentemente lanciato Amazon Workspaces che, di fatto, fa la stessa cosa: consente il collegamento da remoto a Pc o Mac da smartphone e tablet Os, Android, Kindle Fire. A parte l’utilizzo più banale, l’accesso ai file residenti nel pc e non condivisi in qualche cloud, lo strumento apre un nuovo scenario nella gestione remota dei computer. Si pensi, per esempio, alle necessità di un servizio di assistenza per le aziende ma anche solo per risolvere i problemi con il computer di papà e mamma. Non sarebbe più necessario mollare tutto e precipitarsi a casa dei genitori per configurare la stampante o prodigarsi in infinite telefonate tra due persone che parlano lingue diverse.

L’accesso sicuro è garantito da un semplice scambio di un codice numerico, un pin, generato alla prima connessione. Il collegamento avviene anche solo via rete mobile a patto che, ovviamente, il computer da gestire sia connesso a Internet. Secondo le prime recensioni pubblicate su Google Play, Chrome Remote Desktop app for Android può essere migliorata. Il limite più forte riguarda la gestione della schermata via touch screen. Gestire il puntatore del pc con il dito, evidentemente, non è così preciso e intuitivo come gestirlo con un mouse (non esiste un "tasto destro" virtuale - e, inoltre, pare che la app non supporti un mouse bluetooth collegato a smartphone o tablet. Qualcun altro segnala la troppa facilità nella generazione di un nuovo pin per la connessione senza la preventiva richiesta di inserire quello vecchio.

Ancora, non c’è la gestione dell’audio e non è previsto un controllo per tutelarsi dallo spegnimento dello smartphone, inoltre non è supportato il monitor multiplo e la risoluzione dello schermo proiettato sul device mobile non è delle migliori. Ovviamente le obiezioni tendono a essere un tantino pruriginose. È evidente che la app non può competere con i sistemi di gestione remota già presenti da anni sul mercato e destinati a lavori complessi da parte dei tecnici it di una azienda. Il nuovo giocattolino di Google, però, risolve i piccoli problemi di ogni giorno, come per esempio mandarsi un documento dimenticato sul Pc, modificarlo o caricarlo su una cloud. L’utilizzo di alcune app, infine, risulta complesso o, addirittura, impossibile. A leggere i primi commenti, per esempio, modificare un documento Office da remoto non sembra una buona idea. 

Ciò che conta, infine, è che Google mette a disposizione dei consumatori una app gratuita di gestione remota che, solo fino a pochi anni fa, era un’attività possibile solo con software complessi e a pagamento. App di questo tipo, poi, concorrono a trasformare lo smartphone, o il tablet, in un vero e proprio telecomando a distanza. Ciò che è già possibile con tv ed elettrodomestici ora diventa fattibile anche con strumenti più complessi come i Pc.

Chrome Remote Desktop app for Android si scarica su Google Play .

Agcom, la caccia ai pirati è iniziata

Corriere della sera

di Martina Pennisi
 

Prime denunce, e il primo procedimento attivato, sul portale online del Garante per le Comunicazioni per segnalare le violazioni ‘digitali’ del diritto d’autore


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Con la pubblicazione del primo provvedimento si può definire ufficialmente iniziata la caccia dell’Agcom ai pirati della Rete. Pesci piccoli, per ora, e primi accenni delle problematiche di cui si discuteva alla vigilia dell’approvazione del regolamento. La norma entrata in vigore lo scorso 31 marzo permette a chiunque, associazioni di categoria o privati cittadini, di rivolgersi al Garante per le Comunicazioni per segnalare il mancato rispetto del diritto d’autore di qualsiasi opera digitale tramite il portale ddaonline.it. Si tratti di un testo, un video, una canzone o una foto: l’Agcom accoglie le lamentele di chi vede il suo materiale utilizzato impropriamente su un sito Internet.
Primo atto, archiviato
Il primo atto di cui si ha evidenza risponde all’iniziativa di un fotografo barese, Giovanni Carrieri, contro il portale di turismo Km-zero. Carrieri, come confermato dal fotografo stesso e dal gestore del sito Antonio Russo al Corriere della Sera, ha contattato anche privatamente la piattaforma rea di aver pubblicato uno scatto di sua proprietà. L’immagine è stata quindi rimossa senza che fosse necessario l’intervento dell’Agcom e l’istanza, resa pubblica online dall’avvocato Marco Scialdone, è stata archiviata.
Il procedimento contro Cineblog
Sul sito del Garante è stato invece pubblicato il primo procedimento vero e proprio. Il primo caso in cui, quindi, Agcom ha riconosciuto la presenza di una violazione e ha iniziato l’iter canonico. La segnalazione è della Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali (Fapav) che lamenta la presenza dell’accesso ad alcuni film protetti dal diritto d’autore su cineblog-01.net. Il 90% dei visitatori risiede in Italia, ma il sito fa capo a una società con sede negli Stati Uniti e server situati nei Paesi Bassi e non è stato possibile inviare la prima richiesta di rimozione del materiale incriminato. Essendo partita la segnalazione da un’associazione di categoria ed essendo considerata la violazione grave e di “carattere massivo”, definizione sul cui significato preciso non è ancora stata fatta luce, Agcom ha dato il via al procedimento abbreviato e chiede ai provider di inibire spontaneamente l’accesso a cineblog. In teoria, il portale avrebbe tre giorni per reagire alla richiesta di rimozione: non essendo stato contattato per questioni geografiche, però, non potrà farlo. Entro il 5 maggio, data di chiusura del procedimento, Agcom deciderà se inoltrare o meno l’ordine di oscuramento. “Il problema è che in questo modo si chiede ai provider di agire come arbitri senza spiegare loro come devono intervenire”, dichiara al Corriere della Sera Fulvio Sarzana, avvocato esperto di digitale e fra i firmatari del ricorso al Tar contro il regolamento Agcom per cui è in calendario un’udienza il prossimo 26 giugno.
Il rischio del doppio giudizio
L’altra criticità coinvolge il sito (pirata) vero e proprio, che altri non è che la versione sotto nuova veste - leggi, nuovo url - di cineblog01.net, uno dei famosi 46 portali su cui si è abbattuta la scure della Guardia di finanza a inizio marzo. Per capire che si tratta dello stesso sito è sufficiente accedere alla copia cache, ovvero la memoria di Google di qualcosa che è transitato fra le sue ricerche, del secondo. Il rischio in una situazione del genere che è si giunga “a due decisioni, del giudice ordinario e quella del Garante, sullo stessa vicenda con epiloghi magari diversi e contrastanti. Questo determinerebbe un’incertezza giuridica”, spiega al Corriere della Sera l’avvocato Guido Scorza. Nelle prossime settimane il ritmo si intensificherà ulteriormente con procedimenti che, come risulta al Corriere della Sera, coinvolgono realtà editoriali importanti chiamate a intervenire su singole opere pubblicate nelle loro pagine. Secondo quanto ci risulta, inoltre, Agcom avrebbe intenzione di adottare una piattaforma mediante la quale sarà possibile seguire l’andamento delle richieste, senza specificare il nome di mittenti e riceventi delle accuse, nei vari settori. Per ora, visti i tempi ancora acerbi, è prematuro fare valutazioni sugli effetti del regolamento a livello macroscopico. Anche perché, come detto, la rete non si è ancora avvicinata ai pesci grandi.


Dal 31 marzo è attivo il portale del Garante contro le violazioni del diritto d’autore


17 aprile 2014 | 16:17

Su Facebook arriva la funzione per localizzare gli amici nelle vicinanze

La Stampa


Deve essere attivata volontariamente e fornisce notifiche solo su chi l’ha attivata a sua volta

LaStampa.it
Facebook ha presentato la funzione «Nearby Friends», che consente di identificare quali amici si trovino nelle vicinanze del luogo dal quale si è connessi in un determinato momento.  «Se attivate “Nearby Friends”», ogni tanto, vi verrà notificato quali amici sono nelle vicinanze o stanno uscendo di casa, così potrete mettervi in contatto con loro e incontrarli», ha spiegato Andrea Vaccari, product manager di Facebook.

La funzione, che deve essere attivata volontariamente e fornisce notifiche solo su amici che l’hanno attivata a loro volta, segue la scia di sistemi di localizzazione telematica come Foursquare e Social Radar e sarà disponibile nelle prossime settimane per gli utenti Usa, sia per Android che per iPhone. 

(Agi)

Legge d’Investimento Estero. Andare oltre la propria ombra?

La Stampa
yoani sanchez


aStampa.it
Un signore con la barba e la camicia strappata legge il giornale in un porticato di calle Reina. «Questa gente sta inventando l’acqua calda…» mormora. Il quotidiano che tiene tra le mani contiene un allegato con la nuova Legge d’Investimento Estero recentemente votata dall’Assemblea Nazionale. Approvata all’unanimità, la controversa normativa giunge in un momento in cui l’economia cubana ha urgente necessità di capitale estero. 

Il problema di ottenere investimenti non ha avuto come conseguenza una maggior flessibilità su temi importanti come la contrattazione del personale. La legge recentemente approvata mantiene il monopolio statale per il personale da avviare al lavoro. L’impresario estero potrà assumere lavoratori solo richiedendoli a strutture statali. Quindi, le persone considerate affidabili dal governo saranno sempre le più avvantaggiate quando si tratterà di ottenere un posto di lavoro.

Il governo di Raúl Castro garantisce che la mano d’opera per gli investitori esteri goda piena fiducia statale. Se accettiamo l’idea che l’autonomia economica sia il requisito indispensabile per guadagnare autonomia politica, comprendiamo perché il Generale Presidente faccia in modo che i migliori salari vadano a finire nelle tasche degli uomini più fidati. Si tratta di mantenere un sistema in base al quale si compra la lealtà in cambio di privilegi, che tanto ha caratterizzato il modello cubano. 

Tuttavia, la fedeltà ideologica e la capacità lavorativa non sempre vanno d’accordo. Le nuove imprese dotate di capitale estero, vedranno ostacolata la loro attività - tra gli altri motivi - per non poter accedere al miglior capitale umano disponibile. In questo punto risulta evidente come la Legge d’Investimento Estero non possa andare oltre la propria ombra. Continua a essere caratterizzata dalla paura che gli individui acquistino indipendenza economica e politica dallo Stato. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Bloccate le vendite di un energy drink: «Causa l'erezione». Tra gli ingredienti un farmaco

Il Mattino


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LONDRA - Un energy drink per soli adulti con effetti miracolosi per l'erezione maschile che però conteneva solo prodotti naturali. Sembrava bello, ma non era vero. Moska è stato ritirato dal commercio dopo che è stato scoperto che conteneva un farmaco contro la disfunzione erettile.

Il farmaco è decisamente pericoloso nei casi in cui non c'è una patologia e può dare origine a priapismo, ovvero un'erezione prolungata e doloreosa del pene che può causare anche gravi lesioni permanenti. È stato svelato il prodigioso effetto collaterale della bevanda che non ha però nulla a che fare con erbe e principi naturali. I fornitori si dicono all'oscuro della vicenda che avrebbe potuto compromettere la salute dei suoi consumatori, ma garantisce: «Tutti i prodotti futuri verranno testati».

venerdì 18 aprile 2014 - 11:30   Ultimo agg.: 11:31

Canada, addio alle lettere a domicilio I critici: «Sfavoriti anziani e disabili»

Corriere della sera

di Francesco Tortora
 

Proteste, petizioni online e manifestazioni nel primo Paese del G20 ad abolire il servizio postale porta a porta. La replica della Canada Post: «Fare moto farà bene ai vecchi»


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A rimpiangerle saranno soprattutto romantici e tradizionalisti costretti definitivamente ad adattarsi alle nuove tecnologie. Canada Post, la società pubblica che dal 1867 cura la spedizione della posta nel Paese nordamericano, ha annunciato che entro cinque anni abolirà il recapito delle lettere a domicilio e il Canada diventerà il primo paese del G-20 a essere senza un servizio postale porta a porta.
L’arrivo delle «community box»
Già dal prossimo autunno saranno istituite le «community box», buche delle lettere di quartiere dove i cittadini potranno ritirare pacchi e missive personali. Anche grandi centri come Vancouver, Toronto e Montreal dovranno adattarsi nel corso del prossimo lustro e i residenti saranno costretti a ritirare la posta nelle «community box». Secondo gli amministratori di Canada Post la riforma del servizio era inevitabile a causa della necessità di ridurre i costi e del cambiamento epocale causato dalle email. Il piano prevede, inoltre, l’aumento dei francobolli e soprattutto il taglio di 8.000 posti di lavoro.
Proteste: «Penalizzati anziani e disabili»
Tuttavia l’annuncio della riforma, ha causato grandi proteste. I critici affermano che negli ultimi anni lo shopping online ha aumentato in modo esponenziale il recapito di pacchi postali a domicilio e ciò ha assicurato affari d’oro alla società pubblica. Inoltre i detrattori della riforma temono che saranno soprattutto le persone anziane e disabili, in particolar modo in inverno, a subire le conseguenze della riforma. Infine - lamentano i critici - le cittadine più remote del Paese che non hanno accesso alla banda larga saranno completamente tagliate fuori dalle comunicazioni.
La petizione e la replica
Susan Dixon, la madre di un ragazzo con paralisi cerebrale, ha lanciato una petizione su change.org per bloccare la riforma (l’istanza ha già raccolto 140.000 firme) e ha invitato i dirigenti di Canada Post a trascorrere una settimana su una sedia a rotelle: «Vedranno come è piacevole vivere - ha sbottato la donna -. Credo che il loro punto di vista cambierà completamente». Deepak Chopra, boss di Canada Post, non accetta le critiche e afferma, maldestramente, che l’istituzione delle «community box »stimolerà gli anziani a uscire di casa e a fare un po’ di moto: «Gli anziani spesso mi dicono che vogliono rimanere in buona salute - taglia corto Chopra -. Questo è un modo per tenerli attivi durante la giornata».

De Castro: licenziato da Yahoo, prende 96 milioni di buonuscita

Corriere della sera


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Quindici mesi di lavoro, 96 milioni di dollari di incasso. Il conto è facile: fanno 6,4 milioni al mese. Uno stipendio decisamente interessante, corrisposto a una persona che è stata licenziata per non aver saputo svolgere il suo lavoro. O almeno è quello che pensava Marissa Mayer, mamma-padrona di Yahoo, quando lo scorso gennaio ha annunciato di aver allontanato da Sunnyvale Enrique De Castro, ex googlista come lei che nell’ottobre del 2012 aveva percorso i pochi chilometri di distanza tra Mountain View e la sede di Yahoo per diventarne il chief operating officer. Di fatto il numero 2 dell’azienda.

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L’operazione, nella nuova bolla digitale che si teme prima o poi possa scoppiare, è stata ai livelli dei migliori calciatori: 60 milioni di dollari per quattro anni di lavoro. Quindi 48 mesi che non si sono mai concretizzati, perché il 48enne portoghese non avrebbe raggiunto gli obiettivi pubblicitari che gli erano stati posti all’inizio del suo mandato come Coo del colosso. A gennaio l’informativa inviata alla Sec non faceva riferimento a cifre, che sono arrivate solo ieri. Con un paradosso (forse solo apparente, in realtà) nel paradosso: la porzione più ricca della torta di addio, 58 milioni, deriva dal fatto che le azioni della compagnia durante il periodo di impiego di De Castro sono salite vertiginosamente. Ma non si sa quanto di questa crescita sia legato effettivamente al lavoro di De Castro (e quanto invece per l’effetto-Alibaba che ancora ieri, con un +66% di ricavi, ha portato i conti trimestrali di Yahoo oltre le stime).

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Vogliamo aggiungere poi un’ulteriore curiosità in questo breve serial (parte di una storia ben più lunga e articolata) di manager ricoperti di dollari perché “incompetenti”: il capo, la dura Marissa Mayer dei miracoli, per il 2012 e il 2013 ha guadagnato decisamente meno del licenziato d’oro. Ossia “solo” 62 milioni di dollari, sempre secondo il documento messo in circolazione ieri da Yahoo. Che non menziona, ovviamente, quanto la Mayer potrebbe avere dall’azienda in caso di licenziamento, dato l’enorme quantitativo di azioni sulla quale è seduta. Forse una cifra più vicina a quella che finora è record per un allontanamento negli Stati Uniti: “Jack” Welsh nel 2001 prese dalla General Electric una buonuscita pari a 417 milioni di dollari. Ma il “manager del secolo” lavorò con onore nel colosso americano per 20 anni. Enrique De Castro, come detto, se ne va ricoperto d’oro ma non di lodi dopo 15 mesi.

Misterioso benefattore invia denaro a tutti gli abitanti di una strada

Il Mattino
di Costanza Ignazzi


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C’è una strada particolarmente fortunata nella cittadina di Colchester, Inghilterra. Si tratta di Wickham Road, i cui residenti hanno ricevuto misteriose lettere con all’interno… centinaia di sterline. Duecento per Lesley Quilter, 58 anni, e 100 in pezzi da 20 per Doreen Neal, pensionata di 86 anni, sua vicina di casa. Le due signore si conoscono solo di vista e non hanno alcun legame tra loro tranne per il misterioso benefattore che sembra abbia voluto provvedere a tutte e due.

Nessuna ha peraltro idea di chi possa esserci dietro gli inaspettati doni, ma entrambe terrebbero a ringraziare: «La cosa ci sta facendo impazzire: è un gesto così gentile che vorremmo tanto dire grazie», ha detto Lesley Quilter al Daily Mail. In effetti il novello Robin Hood è stato talmente “gentile” da mandare un regalino anche al cognato di Lesley, che ha abitato per un lungo periodo in Wickham Road ma si è trasferito nel vicino villaggio di Fingringhoe nel 1979. Duecento sterline anche per lui. E il mistero si è infittito: evidentemente il novello Robin Hood conosce i destinatari delle lettere e sapeva sia del trasferimento che del nuovo indirizzo. La Royal Mail ha fatto sapere che la lettera della signora Neal, l’unica in cui il timbro postale sia ancora leggibile, dovrebbe provenire dalla regione del Chelmsford, sempre nella contea dell’Essex.

Ma intanto le ipotesi dei residenti si sprecano: secondo la Quilter, improvvisatasi grafologa, il benefattore potrebbe essere una persona anziana, probabilmente donna. Ha anche provato ad indagare contattando vicini e amici, ma pare nessuno sappia nulla. La signora Neal, dal canto suo, ha fatto sapere di non avere nemmeno bisogno di soldi: con la sua pensione statale più qualche risparmio privato vive una vita relativamente agiata. Ma qualche sterlina in più, si sa, fa sempre comodo.

In vendita all'asta l'isola di Poveglia, uno dei luoghi più inquietanti del mondo

Il Mattino
di Costanza Ignazzi



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luoghi più infestati e inquietanti del mondo, prediletto da fantasmi e spettri di ogni forma e tipo. In primis quelli dei morti per la Peste nera nel 16esimo secolo, visto che l’isola servì da lazzaretto e cimitero per i cadaveri, e poi quelli dei pazienti del manicomio che si dice fosse stato costruito sotto copertura negli anni ’20: il direttore sarebbe stato particolarmente incline ad esperimenti e torture varie sui poveri malcapitati, almeno finché non si suicidò buttandosi dalla torre del campanile.

L’isola è in buona compagnia per quanto riguarda i luoghi inquietanti d’Europa: sempre in tema di ospedali psichiatrici quello di Cane Hill, a Londra, è stato incendiato da un piromane dopo essere stato chiuso nel 1991. I muri bruciati e le sagome dei letti contribuiscono a non farne il luogo ideale per una tranquilla passeggiata. Poco lontano, in Belgio, c’è l’ex scuola di chirurgia veterinaria di Anderlecht, soprannominata "Laboratorio degli orrori" per i suoi cadaveri di animali rimasti a decomporsi liberamente in provetta dal 1990. Altrettanto inquietante lo Spreepark di Berlino, costruito dai sovietici nella loro parte della città e chiuso definitivamente nel 2001: la ruota panoramica ora sovrasta giochi in rovina coperti di ragnatele. Lo Spreepark, tra l’altro, con Poveglia ha qualcosa in comune: è in vendita su Ebay. Spostandoci verso Est, arriviamo in Ucraina, precisamente a Pripyat: città fantasma vicina a Chernobyl, serviva ad ospitare i lavoratori della centrale e, dopo l’incidente nucleare, è stata completamente abbandonata.

Anche oltreoceano, comunque, non sono da meno: in Messico i coraggiosi si avventurano nell’Isola delle Bambole, “addobbata” da Julian Santana, unico abitante che ha continuato negli anni ad appendere ad alberi e cespugli bambole e pezzi di bambole dopo essere rimasto sconvolto dal ritrovamento del corpo di una bambina annegata – appunto – con il suo bambolotto. Gli appassionati di film, invece, conosceranno già lo Stanley Hotel, in Colorado, che ispirò Stephen King per la storia di "Shining", teatro di tragici incidenti e vari avvistamenti di fantasmi. In Louisiana, Manchac Swamp, soprannominata la “palude maledetta”, nasconderebbe esseri mitologici e fantasmi che minacciano di tornare e portarsi dietro chi è rimasto vivo. Non sembrano tenere per niente alla vita, invece, i frequentatori della foresta di Aokigahara, il luogo con il più alto tasso di suicidi del Giappone: dal 1950 vi si sarebbero verificati 30 suicidi ogni anno. La Cina non è da meno con la città subacquea di Shi Cheng (città dei Leoni), sito millenario sommerso per la creazione di un lago artificiale. Perché anche i sub hanno diritto alla loro dose di paura.


Da Poveglia a Cane Hill ecco la lista dei luoghi più inquietanti del mondo


Napoli. Le scarpe della statua della Madonnina si consumano: «Di notte va a visitare i bambini»

Il Mattino
di Paolo Barbuto


Stampa.it
La statua della Madonna dell’Annunziata non è al centro della chiesa. Si trova in un angolo, dentro una teca dai vetri puliti di fresco. I lunghi capelli che coprono il mantello azzurro sono veri: le donne del quartiere: se ne privarono per regalarli alla mamma di tutti i bimbi abbandonati. Suor Maura ha un’età indefinita, sulle spalle il peso di una vita intera, cammina a fatica ma sorride in quella maniera dolce che solo certe donne sante conoscono. Suor Maura racconta la storia delle scarpe della Madonna. Storia, favola dolce. Nessuno lo chiama miracolo, per carità. Qualcuno la definisce leggenda. La voce flebile si perde nel chiaroscuro della chiesa. La statua della Madonna viene curata con amore dalle suore. Capelli sempre in ordine, vestiti lindi, comprese le scarpine. Che vanno cambiate spesso, perché la suola si consuma. E qui la realtà si fonde con leggenda e fantasia.

Per il quartiere, quelle scarpine consumate sono il segno di un miracolo: «La Madonna va a visitare tutti i suoi figli», dice senza ombra di dubbio una donna di Forcella. Suor Maura conferma. Quelle scarpine consumate vengono trattate come reliquie, anche se per la Chiesa non sono tali. Sono custodite con amore, vengono affidate a chi ha bisogno di una grazia. Una mamma le infila sotto al cuscino del figlio malato finché non guarisce; un marito le chiede per la moglie in fin di vita: «Solo che una volta una donna me ne chiese una, e non me l’ha più restituita».

Suor Maura per un solo istante s’incupisce. Dicono che la Madonna continui ancora oggi a vegliare sui bimbi dell’Annunziata. Raccontano che un giorno un medico in servizio di notte ha sentito una voce chiamare il suo nome. Quella voce lo ha trascinato davanti alla culla di un neonato, poi è sparita. «Quel bimbo stava soffocando, la Madonna l’ha salvato». La Madonna che consuma le scarpe, quella notte vegliava su uno dei suoi figli. Forse non sarà un miracolo, ma crederci non costa nulla...

(tratto da "Il Mattino" del 5 ottobre 2009)

Il rigore prescritto di D'Alema

Alessandro Sallusti - Mer, 16/04/2014 - 17:47

Le ipocrisie e gli scheletri nell'armadio della sinistra: anche Penati e De Benedetti sono "normali cittadini"?

Per Silvio Berlusconi può iniziare l'affidamento in prova per scontare la pena del processo Mediaset.


dalema
Per nove mesi, una volta alla settimana, svolgerà servizi sociali presso una casa per anziani del Milanese. Per il resto, con qualche restrizione, potrà condurre la sua attività politica di sempre. Così ha deciso ieri il Tribunale di sorveglianza di Milano. La decisione non è piaciuta a Massimo D'Alema, che ha commentato: «Normali cittadini vanno in prigione per reati minori».
Onestamente non conosco casi di normali cittadini che all'alba degli 80 anni scontano nove mesi di condanna chiusi in carcere.

Ma, ignoranza a parte, chiedo a D'Alema: un «normale cittadino» che incastrato dai magistrati ammette di aver incassato e girato al partito una tangente da 20 milioni di lire deve restare a piede libero? E se questo «cittadino» fosse anche un politico, potrebbe continuare a farlo? Già, perché D'Alema non ha pagato il conto, né giudiziario né politico (è addirittura diventato primo ministro) per quella mazzetta presa nel 1985: guarda caso quel reato, più che provato, finì in prescrizione. Quindi se c'è uno che non è stato trattato da «normale cittadino» questo è proprio D'Alema. Del resto lui stesso da sempre non si tratta da «normale cittadino», prova ne è il caso di Affittopoli: casa di lusso ad affitto ridicolo da ente pubblico, alla faccia dei poveri cristi «normali cittadini».

Colpisce poi che il rigore morale di D'Alema non sia emerso con forza quando il compagno Penati, ex presidente della Provincia di Milano e segretario di Bersani, venne beccato a intascare mazzette. Un «normale cittadino», ma direi anche un «normale politico» sarebbe finito diritto in carcere. Penati l'ha sfangata: niente cella, niente condanna. Altra prescrizione, nel silenzio di D'Alema. E per ultimo ricordo a D'Alema un altro caso di «non normale cittadino» che gli è sfuggito. Quello della tessera numero uno del Pd, Carlo De Benedetti. Nel 1993 ammise di aver pagato 10 miliardi di lire in tangenti a partiti e funzionari per ottenere dallo Stato un appalto per la sua azienda, la Olivetti. Roba da prigione per chiunque. Finì con un'ora, dicasi un'ora, di fermo in carcere e una assoluzione per prescrizione.

Ha ragione D'Alema. Non tutti i cittadini sono uguali. Soprattutto se si chiamano Silvio Berlusconi: 43 processi in 18 anni sono davvero un trattamento speciale.

Anm, taglio agli stipendi: "Non toccate quelli dei magistrati"

Libero


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Al tempo del governo Renzi, impegnato a trovare i soldi per "offrire" gli ormai famigerati 80 euro in busta paga, si vocifera di tagli un po' per tutti: manager pubblici (questi ci saranno), manager privati, docenti e professori, gerarchie militari e anche pensionati. In mattinata Repubblica ha diffuso un'indiscrezione, non smentita, ossia che la scure dell'uomo da Pontassieve possa abbattersi anche sui magistrati, allineando il loro compenso massimo lordo a 260mila euro, quanto percepito dal presidente della Repubblica. Una cifra comprensiva di Irpef e contributi previdenziali.

La rivolta togata - Apriti cielo. Basta una voce a innescare la rivolta togata. A prendere carta e penna è l'Associazione nazionale magistrati, che scrive della "gravità di una eventuale iniziativa unilaterale del governo che, senza alcun confronto con le categorie interessate e in via d'urgenza", potrebbe procedere "a una riduzione strutturale delle retribuzioni". La magistratura, aggiunge il sindacato delle toghe, "consapevole delle forti difficoltà che investono vasti strati della popolazione, non vole sottrarsi all'impegno di solidarietà", ma "la redistribuzione delle risorse deve avvenire in modo equo". Che tradotto dal linguaggio dei magistrati - "in modo equo" - significa: tagli a tutti, ma non a loro.

"Patrimoniale" - Per le toghe l'eventuale taglio dovrebbe avvenire "a parità di capacità contributiva, e dunque con strumenti di natura fiscale, e non con soluzioni inaccettabili, che incidono unicamente su una parte del pubblico impiego senza colpire gli evasori, le grandi rendite e le retribuzioni del settore privato". I magistrati, dunque, oltre a respingere sdegnati l'ipotesi di un taglio che li riguardi, suggeriscono la strada al governo: tassare le "grandi rendite" (magari con una patrimoniale?) e le retribuzioni del settore privato.

Gli "intoccabili" - Ma tant'è. Ora, nel mirino del governo Renzi, ci sono pure i magistrati. Gli "intoccabili" sono almeno trenta, e sono quelli il cui stipendio supera di gran lunga il tetto fissato per i manager pubblici. Il più pagato di tutti è Gaetano Silvestri, primo magistrato di Cassazione che si mette in tasca qualcosa come 1.490 euro al giorno che in un anno fanno 545.900 euro che arriveranno a 560 mila quest'anno. A ruota lo segue il segretario generale della Camera Ugo Zampetti che con i suoi 1309 euro al giorno prende l'esatto doppio di quanto Renzi avrebbe fissato come soglia. Al terzo posto, ex equo con altri 14 giudici della Corte Costituzionale che guadagnano 454 mila euro l'anno, ovvero 1243 euro al giorno. A seguire c'è Elisabetta Serafin, segretaria generale del Senato, che viaggia sui 427mila euro, ci sono i vice di Zampetti, Aurelio Speziale e Guido Letta (entrambi a quota 358mila euro), ci sono otto funzionari di Montecitorio a 300 mila euro, altri sette a 375 mila e no oltre i 400 mila.



Ecco i trenta giudici con lo stipendio milionario che Renzi non taglia

Libero
13 aprile 2014


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Ci sono almeno trenta "intoccabili" ai quali Matteo Renzi non può tagliare lo stipendio pur volendo. Il loro stipendio supera di gran lunga il tetto fissato dal premier per i manager dello Stato, cioè i 238 mila euro del presidente della Repubblica, ma la spending review su loro non può essere usata. Si tratta degli alti magistrati e dei giudici contabili e amministrativi. Toccare i loro stipendi, spiega la Stampa, significherebbe violare la Costituzione.

Chi sono? Il più pagato di tutti, scrive Paolo Baroni, è 

Gaetano Silvestri, primo magistrato di Cassazione che si mette in tasca qualcosa come 1.490 euro al giorno che in un anno fanno 545.900 euro che arriveranno a 560 mila quest'anno. A ruota lo segue il segretario generale della Camera
Ugo Zampetti che con i suoi 1.309 euro al giorno prende l'esatto doppio di quanto Renzi avrebbe fissato come soglia. Al terzo posto, ex equo con altri 14 giudici della Corte Costituzionale che guadagnano 454mila euro l'anno, ovvero 1243 euro al giorno. A seguire c'è
Elisabetta Serafin, segretaria generale del Senato, che viaggia sui 427mila euro, ci sono i vice di Zampetti,
Aurelio Speziale e Guido Letta (entrambi a quota 358mila euro), ci sono otto funzionari di Montecitorio a 300mila euro, altri sette a 375mila e no oltre i 400 mila.

Londra, il barbiere irride il taglio di Kim Jong Un. E i nordcoreani gli fanno ritirare lo spot

Libero

17 aprile 2014


Londra, il barbiere irride il taglio di Kim Jong Un. E i nordcoreani gli fanno ritirare lo spot

Crisi diplomatica tra Regno Unito e Corea del Nord, tutta colpa di un taglio di capelli... Dopo aver incollato davanti al suo salone un poster ironico sulla pettinatura del dittatore di Pyongyang Kim Jong Un, un barbiere londinese ha dovuto togliere il manifesto, giudicato offensivo dai funzionari nordcoreani.

Uno scherzo non apprezzato - "Brutta giornata per i capelli?", questo lo slogan che si leggeva davanti al salone M&M Hair Academy della città inglese e che aveva scatenato le ire dei funzionari nordcoreani. L'immagine con la pettinatura di Kim Jong Un doveva essere una trovata scherzosa per proporre ai clienti uno sconto del 15% sui tagli di capelli da uomo per tutto il mese. Ma l'ambasciata della Corea del Nord non avrebbe apprezzato l'iniziativa, protestando con una lettera indirizzata al Foreing Office. Così riferisce il quotidiano Evening Standard: "Il governo della Corea del Nord chiede al Regno Unito di adottare azioni necessarie a fermare la provocazione". Per questo motivo, allo scherzoso barbiere è stato imposto di togliere il manifesto.