martedì 29 aprile 2014

Con 80 euro spesa per 2 settimane» Picierno nel mirino di Twitter

Corriere della sera

Critiche alla capolista Pd alle europee: «Vada a lavorare al supermercato» Ma c’è chi la difende: «Primo segnale positivo nelle tasche degli italiani»


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«È meglio che Pina #Picierno chieda consigli sui prezzi a #IvaZanicchi, lei è “forte” dell’esperienza a #OkEIlPrezzoEGiusto #80euro #Renzi» scrive su Twitter Giuseppe Lavore. E Cocapolitik attacca: «”Con #80euro spesa x 2 settimane”. Anziché capolista a #ElezioniEuropee, manderei la #Picierno a lavorare in un supermercato...così capisce!». Fino all’(ironica) proposta di gino montano «#Picierno subito ministro dell’economia al posto di #Padoan, con #80euro fa la spesa per 15 gg. #DioPerdonala ! #M5S #vinciamonoi!».

Nel mirino dei social network è finita Pina Picierno, capolista del Partito democratico alle prossime elezioni europee, circoscrizione Italia meridionale. «Incriminate» le parole pronunciate la scorsa settimana, il 23 aprile, nel corso di un’intervista al canale tv di Fanpage.it, a proposito del bonus Irpef da 80 euro per lavoratori dipendenti e assimilati, voluto dal governo Renzi, in busta paga a fine maggio. «Chi dice che è troppo poco non conosce evidentemente le condizioni reali della vita delle persone, perché 80 euro al mese significa poter andare a mangiare due volte fuori, significa poter fare la spesa per due settimane, significa insomma assicurare un po’ d’ossigeno alle famiglie italiane» dice Picierno nell’intervista.


 
 
 
 
 
VIDEO : Bufera sulla Picierno: «Con 80 euro fa la spesa per due settimane? Mi chiami»
 
Sotto accusa
A non andare giù agli utenti di Twitter e Facebook è stata soprattutto la frase sulla spesa. Lo nota la stessa candidata pd, tanto che è lei stessa a tornare sulla questione. «Ok, la polemica odierna è se 80 euro bastano (o no) ad un italiano per fare la spesa 2 settimane. Mi pare comunque un passo avanti. Prima la chiamavano elemosina» scrive lunedì su Twitter. E martedì mattina lo stesso post appare su Facebook. Dove però le critiche continuano. «A parte che non saranno 80 euro reali, a parte che per dare questi 80 euro toglie le detrazioni, a parte che chi non ha reddito per niente, e sono milioni, non percepisce niente, di che vogliamo parlare? È solo becera campagna elettorale di stile berlusconiano e gli italioti fessi continuano ad abboccare. SVEGLIATEVI» risponde tra gli altri l’utente Lamberto Zingarini.
I difensori
Sebbene la maggioranza delle voci siano critiche, non mancano tuttavia i difensori della Picierno. Pareri discordanti che riflettono, pure via social network, quanto sia delicato il dibattito tra chi considera la misura del governo Renzi «propaganda» e chi invece pensa che 80 euro al mese siano realmente utili a molte famiglie in difficoltà. Tra questi ultimi, Vincenzo Orabona, che su Facebook commenta: «Sarà anche vero che 80 euro non sono sufficienti, ce ne vorrebbero 800 al mese in più per cambiare le cose, ma non possiamo non riconoscere che questa è la prima volta che si dà un segnale nelle tasche degli italiani positivo e non negativo, poi è chiaro che attendiamo altri segnali ma dobbiamo dare tempo al tempo e giudicare alla fine del percorso, non essere prevenuti». Oppure c’è chi semplicemente fa i conti o confronti con il passato. Come Erre Ci che, pur prendendo le distanze, testimonia: «Lungi da me voler difendere la #Picierno, ma dal Garigliano in giù con #80euro ci si riesce a mangiare per un paio di settimane, confermo». O come Susy Pasquariello, che scrive: «Ma quando Berlusconi vi ha dato 80€ ogni 2 mesi con la social card allora avete urlato al grande uomo. Ora 80 al mese non vi bastano e quella non era elemosina e poi fare la spesa con quella carta tanto x far sapere agli altri i ca*** vostri vi andava bene. Ma x piacere se dovete lamentarvi fatelo con cognizione».



La prova del carrello con ottanta euro? Quasi quasi mangio per due settimane

Corriere della sera


Con un occhio alle promozioni è possibile restare nel bugdet di Renzi. Sempre che la famiglia non sia numerosa e si abbia abilità nell'assemblare i prodotti

 


Pina Picierno dice che con ottanta euro è possibile pagare la spesa per due settimane e diventa subito il bersaglio della Rete. In realtà se la deputata del Pd (capolista al Sud per le Europee) avesse fatto qualche premessa, (di quanti componenti è la famiglia che beneficia del bonus? Quali sono gli standard alimentari che si vogliono assicurare? Di quali abilità dispone chi mette le pietanze in tavola?) sarebbe uscita indenne da questa prova (o almeno meno ammaccata). Perché a ben vedere - volantini dei supermercati in mano e un occhio attento alle promozioni - è possibile restare nella cifra erogata da Renzi. Colazione, pranzo e cena per due settimane, per una famiglia di tre persone: allora cimentiamoci e fiondiamoci al supermercato.

C'è da stare stretti, anzi strettissimi, occorre dirlo subito. Non solo senza scialo e spasmodicamente attenti al cent, ma anche senza concederci tanti prodotti di marca (qualcuno, però, sì) per restare nel budget Così facendo riferimento ai volantini di due primari supermercati (Lidl e Conad) ecco cosa, alla fine, riusciamo a mettere nel carrello in cambio dei governativi ottanta euro.
Non è una spesa completissima, né è quella che ci fa fare ogni giorno l'acqualina in bocca, ma ci permette di mettere in tavola qualcosa di gustoso per due settimane. Soprattutto se abbiamo qualche abilità nell'assembleare i prodotti.
Borse pronte, carrello lanciato tra gli scaffali, volantini stretti in mano: ecco cosa abbiamo acquistato.

COLAZIONE
Sei buste di latte da un litro Milbona parzialmente scremato= 1,95
Due confezioni di fette biscottate Certossa= 1,80
Caffè Kimbo (Aroma Napoli), o Segafredo 2 da 250 gr= 3
Succhi Zuegg, 6 pezzi: 2 euro
Due confezioni di pane bianco Conad=1,50
Marmellata Zuegg: 2

PRANZO E CENA
Sei pacchi di pasta Combino: 3
Riso Gallo: 2
Cappelletti con crudo Conad (2 conf da 250gr): 3,20
Sei passate pomodoro vellutata Valfrutta: 4,08
Hamburger bovino adulto (1kg) : 5,90
Costolette di suino (1/2 chilo): 2,50
Salsiccia di suino (1 chilo): 4
Cosce di pollo (1 chilo): 3
Trota salmonata (1 chilo): 4,90
Branzino da allevamento (1 chilo): 6
Merluzzo congelato (1/2 chilo): 1,6
Mozzarella Santa Lucia (3 da 125gr): 2
Ricottine Granarolo: 1,o4
Uova confezione da 6: 1
Minestrone surgelato (1 chilo): 1,60
Confezione dado Star: 0.85
Mais Bonduelle (tre confezioni): 1,90
Formaggio grattuggiato (conf da 100 gr): 1,20
Purè di patate (2 confezioni): 2
Tre lattughe romane fresche: 3
Tre buste di insalata mista Bonduelle: 3
Acqua naturale Sant'Anna (6 bott): 1,50
Acqua frizzante San Benedetto (6 bott): 1,80
Olio extravergine Pietro Corrigelli: 3,40
Arance (rete da 1,5chili): 2
Mele Val venosta (1 kg): 1,4

TOTALE 80, 12 euro

29 aprile 2014

Internet, disponibile il nuovo dominio «.london»

Il Mattino


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LONDRA - È disponibile da oggi, per chi vuole sfruttare il 'brand' di Londra, il nuovo dominio '.London'. I siti che registrano gli indirizzi web hanno già raccolto l'interesse ad utilizzarlo da parte di 50 mila fra privati e aziende, come si legge in un comunicato di London and Partners, l'ente per la promozione della capitale britannica.
Nei primi tre mesi la priorità della registrazione per il nuovo dominio verrà assicurata alle aziende, istituzioni e agli abitanti di Londra. «Siamo sicuri che questa iniziativa sarà un grande successo per la città», ha commentato Kit Malthouse, presidente di London and Partners.

martedì 29 aprile 2014 - 16:55   Ultimo agg.: 17:05

Nessun rinvio per il Toro Esplode la rabbia dei tifosi

La Stampa
ivana crocifisso

La Lega Calcio conferma: a Verona nell’anniversario di Superga


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Eloquenti le parole dello striscione che campeggiava domenica in Curva Maratona, durante il match tra Torino e Udinese. «4 maggio 1949, tutto il mondo li ricorda con ammirazione, tranne la nostra Federazione». Il riferimento non solo alle tifoserie (per ultima quella del Benfica in occasione del match contro la Juventus) che hanno omaggiato gli Invincibili, ma soprattutto alla Lega di serie A. Come se, in qualche modo, quanto avvenuto ieri durante l’Assemblea a Milano fosse già stato messo in preventivo. Nessuno spostamento, nessun anticipo né posticipo. Chievo-Torino si giocherà alle 15 del 4 maggio, anniversario della tragedia di Superga, momento toccante e di grande partecipazione per ogni granata che si rispetti. Giornata della memoria, del ricordo ma anche della speranza. Una cosa è certa: il 4 maggio Torino e tifosi non potranno essere contemporaneamente al colle di Superga per abbracciare metaforicamente Valentino Mazzola e gli altri Invincibili ed è evidente che quanti arriveranno a Torino da ogni parte d’Italia, approfittando del fatto che la ricorrenza cada in un giorno non lavorativo, saranno privati di un momento toccante, come la lettura dei nomi dei Caduti da parte del capitano della squadra.

I tifosi
Andrea Voltolini, rappresentante dei tifosi nel CdA della Fondazione Filadelfia e Presidente del Comitato Dignità Granata, una delle associazioni presenti nel Collegio dei Fondatori della Fondazione, la pensa così: «In un calcio dominato dalle televisioni, evidentemente non è la Lega a comandare. Il Toro avrebbe potuto giocare lunedì, al posto della partita tra Lazio e Verona. Forse le televisioni non considerano un momento come il 4 maggio importante, non più dell’audience. Avrei voluto Glik a leggere i nomi dei caduti, sarà per il prossimo anno. Spero che il Toro onori sul campo il Grande Torino e che il capitano possa segnare anche un gol per gli Invincibili». Il segretario del Toro Club Piscina Granata, Angelo Risso, è piuttosto contrariato: «La reputo una vera e propria presa in giro da parte della Lega, specie di Beretta che afferma che non ci possono essere cambiamenti per via della contemporaneità. Il Sassuolo giocherà martedì, la Lazio lunedì, entrambe in corsa per gli stessi obiettivi di Chievo e Torino. La partita o la salita a Superga? Sono molto combattuto. Generalmente vado a Superga per commemorare il Grande Torino, non per la squadra. Potrei andare al mattino ad onorarli e poi vedrò la partita: è anche un momento privato».

I Fedelissimi granata
Ogni settimana macinano chilometri e chilometri, partendo da Pesaro. Sono i Fedelissimi Granata, il cui presidente Mario Patrignani, è arrabbiato per la decisione e indeciso sul da farsi: «Quanto accaduto significa non avere rispetto per la storia di una società ma anche per la storia italiana. Un vero e proprio scempio che non riusciamo ad accettare. Da 40 anni vado a Superga alla messa delle 17, non ho mai mancato un appuntamento. Dopo anni bui il Toro va a Verona a giocarsi l’Europa ed è un peccato non poter guardare quella partita. Deciderò all’ultimo, ma siamo idealisti e di sicuro non abbandoneremo Superga. Del resto senza Superga il Toro non esisterebbe».

I vip
Tifosi comuni indignati e furibondi, ma anche vip che non le mandano a dire. La parola «vergogna» è quella più gettonata sui social network, da Facebook a Twitter. Come due uomini di spettacolo, Piero Chiambretti e Jimmy Ghione. Il primo ha cinguettato proprio la parola «Vergogna», l’inviato di Striscia la Notizia, sempre su Twitter, ha invece reagito alla decisione della Lega scrivendo: «Un ricordo troppo forte per persone deboli!!!». Tutti d’accordo nel ritenere una mancanza di delicatezza il mancato rinvio.

Can che abbaia... è colpevole solo se disturba un numero indeterminato di persone

La Stampa


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La rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica, pur se poi a lamentarsene sia solo una persona. E’ questo il principio ammesso dalla Cassazione nella sentenza 6685/14, in cui accoglie il ricorso di una coppia foggiana condannata per aver causato disturbo ai vicini di casa a causa dei latrati diurni e notturni del proprio cane. La coppia viene accusata, ai sensi dell’art. 659 c.p., di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone e congiuntamente, ex art. 672 c.p., di omessa custodia e malgoverno di animali, perché aveva disturbato ripetutamente la quiete dei vicini di casa.

In Cassazione la coppia nega l’attitudine della condotta omissiva ad arrecare nocumento alla pubblica quiete, perché l’abitazione degli imputati e delle parti civili erano situate in aperta campagna, conseguentemente lamenta l’erronea applicazione della legge penale, nel caso di specie dell’art. 672 c.p., perché trattasi di fattispecie depenalizzata. Gli ermellini accolgono il ricorso, ritenendo che la rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato del legislatore è la pubblica quiete. Infatti, secondo precedente orientamento (vedi sentenza n. 47298/11) i rumori devono avere una diffusività tale che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne lamenti.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Mediaset España sfida i giudici Lo spot anti-chiusura è un caso

La Stampa
stefano rizzato

Due dei dieci canali della società controllata da Berlusconi dovranno chiudere. A stabilirlo la Corte Suprema. Fa discutere il video anti-sentenza: non rispettoso

LaStampa.it
La sentenza dei giudici contro Mediaset, le proteste, gli spot in tv in difesa dell’azienda. Sembra la replica di un film già visto, ma lo è solo in parte. Il caso va in onda a Madrid e dintorni, dove l’azienda fondata da Silvio Berlusconi controlla la maggioranza (il 41,55%) di Mediaset España, emittente che trasmette su dieci reti digitali. Due di questi canali, però, dovranno chiudere a breve. A stabilirlo, lo scorso 27 marzo, è stata la Corte Suprema spagnola, che ha annullato l’assegnazione di un totale di nove frequenze del digitale terrestre, assegnate nel 2010 senza gara pubblica. Due di queste sono di Mediaset, che entro il 6 maggio spegnerà La Siete e La Nueve.

Prima di farlo, l’emittente iberica – che ha Fedele Confalonieri come vicepresidente e Pier Silvio Berlusconi nel Cda – ha scelto di protestare, e in modo rumoroso. Con uno spot che sta già facendo discutere mezza Spagna. Lo vedete qui sotto, tale qual è stato pubblicato sul sito di Telecinco, il Canale 5 locale, rete ammiraglia del gruppo. È un’animazione che mostra una famigliola felice, falciata da una macchina nera mentre tenta di attraversare la strada.



Mediaset España, lo spot al centro delle polemiche

Cartoline, santini, biglietti ferroviari I segnalibri dimenticati che riemergono

La Stampa
flavia amabile

Dalle pagine di libri usati e abbandonati può saltare fuori qualsiasi cosa, basta che abbia forma e spessore adatti a diventare una pagina fra le pagine. Guarda quelli che abbiamo trovato



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Ho censurato un biglietto, lo confesso. Perché nelle pagine dei libri usati e abbandonati si trova di tutto, anche messaggi osceni di una coppia in crisi. È la vita, anzi sono le vite di tutti noi sotto forma di oggetti usati come segnalibro e poi dimenticati o semplicemente lasciati lì a seguire la sorte dei volumi che li ospitano. Possono finire nel nulla o riemergere per caso dopo anni quando qualcuno si avvicina ad un banco in un mercato di usato. Dalle pagine può saltare fuori qualsiasi cosa, basta che abbia forma e spessore adatti a diventare una pagina fra le pagine. Se si potesse stilare una classifica al primo posto troveremmo le cartoline, spesso con i francobolli ancora in lire, i colori di quando ancora nella stampa i blu viravano al viola e i rossi avevano toni troppo accesi per essere veri. 

Al secondo posto i santini: madonne, beati, patroni dai più noti ad illustri sconosciuti vivi nella memoria di pochi devoti. E poi i biglietti ferroviari quando ancora esistevano: erano rettangolari, lunghi, sembravano fatti apposta per tenere il segno della pagina durante il viaggio. Ma qualcuno nei libri dimentica anche foto o carte da gioco. I critici letterari lasciano i biglietti delle case editrici che chiedono recensioni. Nei ricettari è quasi logico trovare un foglio strappato ada un quaderno dove è annotata una ricetta ma si può anche trovare il biglietto autografato di Ada Boni, una delle più celebrate autrici di libri di cucina del secolo scorso. Qualcun altro ha lasciato in un periodo imprecisato - ma che non sembra essere meno di cinquant’anni fa - una scheda con i suoi dati fisici, dalla statura alla circonferenza del cranio, e l’indicazione di aver ricevuto tre giubbetti, due cappotti, quattro camicie e ventinove paia di scarpe. E poi biglietti dei musei, appelli nazionali della Francia del secolo scorso a dare il proprio contributo per combattere la mortalità infantile, articoli di giornale su un curioso fenomeno di presunti fantasmi all’Eur a Roma. 


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Mazzette, favori, regali: la corruzione nei tribunali

Libero


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"Se un imputato voleva comprarsi il rinvio della sua udienza doveva sganciare non meno di 1.500 euro". La confessione sul mondo delle toghe arriva da Napoli dove è in corso, come racconta l'Espresso, un'inchiesta sulla corruzione dei magistrati. Fiumi di intercettazioni che alzano un velo sulla mala giustizia che si nasconde tra i corridoi e le aule e dei tribunali. “Mercato delle prescrizioni” così si chiama l'indagine su cui ha lavorato la procura di Napoli. Secondo i racconti dei testimoni il Tribunale e la Corte d’Appello partenopea sembrano un suk, con pregiudicati e funzionari impegnati a mercanteggiare sconti su sentenze e rinvii come in un supermarket.

Dall'altro lato a raccogliere le offerte ci sono alcuni magistrati. L'Espresso però va oltre e racconta il mercato delle sentenze anche in altre procure d'Italia. Se a Bari un sorvegliato speciale per riavere la patente poteva pagare un magistrato con aragoste e champagne, oggi in Calabria sono tre i giudici antimafia accusati di corruzione per legami con le ’ndrine più feroci. Alla Fallimentare di Roma un gruppo formato da giudici e commercialisti ha preferito arricchirsi facendo da parassita sulle aziende in difficoltà. Insomma a quanto pare una parte della magistratura e di professionisti giudiziari specula sulle grane di alcuni imprenditori ed è anche permeabile a favori per chi magari punta d una prescrizione.

I casi - Nello Rossi, procuratore aggiunto a Roma, afferma: "La criminalità del giudiziario è un segmento particolare della criminalità dei colletti bianchi. Una realtà tanto più odiosa perché giudici, cancellieri, funzionari e agenti di polizia giudiziaria mercificano il potere che gli dà la legge". I casi di corruzione citati da L'Espresso e dalle carte delle inchieste sono tanti. Se a Imperia un magistrato avrebbe aiutato un pregiudicato a evitare la “sorveglianza speciale” dietro lauto compenso, due mesi fa un giudice di pace di Udine, Pietro Volpe, è stato messo ai domiciliari perché (insieme a un ex sottufficiale della Finanza e un avvocato) firmava falsi decreti di dissequestro in favore di furgoni con targa ucraina bloccati dalla polizia mentre trasportavano merce illegale sulla Venezia-Trieste. Il giro d’affari dei viaggi abusivi protetti dal giudice era di oltre 10 milioni di euro al mese. 

Le cause - Raffaele Cantone, da pochi giorni nominato da Matteo Renzi presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, evidenzia come l’aumento dei crimini nei palazzi della legge ha radici "nell’enorme numero di processi che si fanno in Italia: una giustizia dei grandi numeri comporta, inevitabilmente, meno trasparenza, più opacità e maggiore difficoltà di controllo. Anche la farraginosità delle procedure può incoraggiare i malintenzionati. Per non parlare del senso di impunità dovuto a leggi che - sulla corruzione come sull’evasione fiscale - sono meno severe rispetto a Paesi come Germania, Inghilterra e Stati Uniti: difficile che, alla fine dei processi, giudici e avvocati condannati scontino la pena in carcere". 

Le inchieste - Secondo Cantone "nel settore giudiziario, e in particolare nei Tar e nella Fallimentare, si determinano vicende che dal punto di vista economico sono rilevantissime: che ci siano episodi di corruzione, davanti a una massa così ingente di denaro, è quasi fisiologico". Una delle vicende più emblematiche è quella della Fallimentare di Roma: "Lì non ci sono solo spartizioni di denaro, ma anche viaggi e regali: di tutto di più. Una nomina a commissario giudiziale vale 150 mila euro, pagati al magistrato dal professionista incaricato. Tutti sanno tutto, ma nessuno fa niente", ha attaccato i colleghi il giudice Chiara Schettini, considerata dai pm di Perugia il dominus della cricca che mercanteggiava le sentenze del Tribunale della Capitale. Insomma tante storie e tanti casi che di certo turbano la fiducia degli italiani nella giustizia. Tantissimi magistrati svolgono il loro valore con professionalità ed etica, ma le mele marce vanno eliminate.

Ecco i legami segreti fra moschee milanesi e Fratelli musulmani

Sabrina Cottone - Mar, 29/04/2014 - 07:12


«Andare alla manifestazione del 25 aprile con la bandiera israeliana significa insultare la resistenza». Così domenica scorsa ha parlato Davide Piccardo, leader del Caim, il Coordinamento delle associazioni islamiche milanesi di cui fanno parte molte comunità di pessima fama come quella di viale Jenner.

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Ma se l'assessore Pierfrancesco Majorino già minimizza, vale la pena sottolineare che non si tratta solo di una gaffe, bensì di una strategia ben precisa del Caim, che ha già suscitato più volte le reazioni preoccupate della Comunità ebraica. Non solo: i legami con i Fratelli musulmani e con imam che inneggiano alla violenza e alla guerra santa sono documentati. Eppure oggi pomeriggio, nonostante tutti i segnali di allarme, ancora una volta Palazzo Marino ha convocato i rappresentanti del Caim.

La preoccupazione della Comunità ebraica italiana si era già sollevata alla fine dello scorso Ramadan, quando ospite d'onore del Caim all'Arena (alla presenza dell'assessore all'Educazione Francesco Cappelli) è stato Riyad al-Bustanji, che pure - denunciava la Comunità ebraica - aveva fatto «affermazioni di una gravità inaudita, che incitano al terrorismo e all'odio nei confronti di Israele». A una tv satellitare mediorientale aveva addirittura raccontato di aver portato sua figlia a Gaza perché si preparasse alla jihad e al martirio kamikaze. Le ragioni di inquietudine non si fermano qui. L'attuale responsabile delle Relazioni interne del Caim è Ahmed Abdel Aziz, fondatore del Comitato Libertà e Democrazia per l'Egitto, molto vicino ai Fratelli Musulmani, e che ha come sede la stessa dei Giovani Musulmani d'Italia.

La base comune è viale Monza, 50. Lo stesso indirizzo del Caim. E nonostante nomi rassicuranti come libertà e democrazia, si tratta di associazioni con simpatie e frequentazioni radicali. Così, viale Monza 50 è un indirizzo dai connotati sempre più inquietanti. Tra gli invitati all'ultimo convegno nazionale dei Giovani musulmani italiani, per esempio, era presente, accanto a diversi membri del direttivo Caim, il solito Al-Bustanji.

«La marcia della speranza» è un altro nome bello e tranquillizzante, scelto per la manifestazione del 31 agosto scorso, organizzata proprio dal Comitato Libertà e Democrazia. Eppure erano presenti rappresentanti di molte associazioni islamiche vicine ai Fratelli Musulmani. Non una vicinanza a livello personale, come in passato è stato detto per giustificare le simpatie di Piccardo, ma presenze ufficiali, a nome delle associazioni radicali di cui fanno parte.

Sul piano delle relazioni personali, il fratello del responsabile relazioni interne del Caim, Omar Abdel-Aziz, sfoggia su Facebook una foto che lo ritrae la scorsa estate al Cairo accanto a Salah Sultan. Sultan è un esponente dei Fratelli Musulmani egiziani, noto per le sue dichiarazioni contro cristiani e ebrei: il governo degli Stati Uniti gli ha sospeso il conferimento della cittadinanza. Secondo la Muslim Brotherhood Daily Watch, Sultan ha più volte incitato ad azioni violente: tra l'altro, ha detto che è legittimo per qualsiasi egiziano uccidere sionisti incontrati in Egitto.

Tra le altre frequentazioni Musa Cerantonio, un convertito italo-australiano ritenuto dal Centro internazionale per lo studio degli estremismi (Icrs) «tra le più influenti guide spirituali per i jihadisti in partenza per la Siria». Su Facebook ha più volte dichiarato il suo credo nella guerra santa: la sua pagina è stata chiusa. Eppure è stato ospite della moschea di Cascina Gobba.
Ce n'è abbastanza per smettere anche solo di pensare a una moschea targata Caim.

Previdenza, in pensione prima con il prestito

Il Messaggero
di Michele Di Branco


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L'idea era dell'ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini ed è stata congelata con la caduta del governo Letta. Ma il successore Giuliano Poletti l'ha raccolta e fatta sua per cercare di rimediare ai guasti della riforma previdenziale della Fornero. L'ipotesi è questa: mandare in pensione, con l'ok delle aziende, le persone alle quali manca ancora un anno dal conseguimento dei requisiti che impongono 66 anni di età o 42 di contributi. Confindustria avrebbe già dato l'ok.

IL MECCANISMO
Si lavora ad una soluzione di questo genere: il contratto di lavoro viene risolto in anticipo con il consenso delle parti e l'Inps comincia da subito a pagare la pensione. Il datore di lavoro (pur facendo a meno della prestazione) copre i residui 12 mesi di contribuzione. E il neo pensionato restituisce, senza interessi, l'anticipo rinunciando negli anni a venire a qualche decina di euro al mese sull'assegno previdenziale. Costo per lo Stato: zero. Potenzialmente, sono 150 mila i lavoratori prossimi al riposo che potrebbero essere coinvolti in questa operazione. E, per fare un esempio di scuola, un 65enne (o un individuo un po' più giovane con 41 anni di contributi) con un salario lordo di 30 mila euro annui potrebbe andare subito in pensione. L'azienda verserebbe 5 mila euro di contribuzione accollandosi così anche la parte (di regola un terzo) che spetta al lavoratore. Poi per circa 15 anni l'assegno mensile (con un importo medio di 1.200 euro) sarebbe decurtato di 25-30 euro. Fino alla completa restituzione del prestito iniziale. Le stesse regole varrebbero anche per le donne che, dal 2018, saranno equiparate agli uomini in fatto di età pensionabile.

DOSSIER CALDO
Al dossier lavorano Palazzo Chigi, Inps e ministero del Lavoro. E lo stanno facendo nel quadro di un progetto che è molto più ampio. «Ci sono tante imprese che sarebbero disponibili ad anticipare una buonuscita perché hanno bisogno di ricambio» ha spiegato Poletti nelle scorse settimane. Il ministro prepara un intervento esteso e articolato che renda possibili altri meccanismi di flessibilità in uscita. Tra le ipotesi quella di estendere il prepensionamento anche a soggetti che si trovano da 4 un solo anno dal riposo. Si tratta in particolare di persone che hanno perso il posto o che nelle aziende vengono ormai percepite come esuberi tagliati fuori dalle logiche produttive. In questo caso, le casse statali sarebbero coinvolte. E sono 600 mila le persone (e tra queste molti esodati) che potrebbero essere potenzialmente interessate alla nuova possibilità di uscita.

LA NOVITA'
Aziende e istituti previdenziali si accollerebbero, stavolta solo in parte, i costi della contribuzione. E ovviamente anche in questo caso il lavoratore (ma in un tempo più lungo e con un taglio più robusto sull'assegno) restituirebbe il prestito. Da alcune simulazioni, emerge che un piano di questa portata costerebbe circa 2,2 miliardi all'anno allo Stato. Ma questa cifra (un problema non da poco visto che si parla di flusso di cassa) sarebbe ridotta dalle entrate fiscali derivanti dai prepensionamenti e, ovviamente, dai contributi dei privati.

Sulla fattibilità di questo piano pesa però l'incognita Inps. L'istituto ha conti in ordine ma è già gravato dalla necessità di trovare 1 miliardo di euro in più per la cassa integrazione in deroga. E inoltre va considerato il coinvolgimento a pieno titolo nell'operazione del taglio Irpef da 80 euro in busta paga che, ha spiegato recentemente il premier Matteo Renzi, a regime verrà finanziato attraverso minori oneri sociali a carico delle imprese. In poche parole meno contributi e dunque meno incassi per l'Inps. Così, nonostante le intenzioni del governo, la coperta per finanziare un intervento sulla previdenza potrebbe diventare troppo corta.

28 Apr 2014 06:09 - Ultimo aggiornamento: 09:57

Repubblica Ceca, i cervi evitano ancora la “cortina di ferro”

La Stampa

Un tempo il confine con la vecchia Germania Ovest era delimitato da recinzioni elettriche, rimosse vent’anni fa. Ma gli animali ancora non le oltrepassano



@LaStampa.it
La «cortina di ferro» è caduta venticinque anni fa ma sembra che nessuno lo abbia detto ai cervi. Un monitoraggio di trecento cervi cechi e tedeschi ha, infatti, scoperto che questi animali evitano ancora di attraversare i confini tra la Repubblica Ceca e la vecchia Germania Ovest.  Durante la guerra fredda, le recinzioni elettriche rendevano impossibile il passaggio anche agli animali che, per prudenza, si mantengono ancora alla larga. I movimenti degli esemplari sono stati osservati grazie a collari GPS.

AP

I cervi, nonostante siano trascorsi numerosi anni, non abbandonano le rassicuranti abitudini, rispettando i confini di un tempo anche se le recinzioni sono state rimosse. La speranza di vita media per i cervi è di quindici anni per cui nessun esemplare vivo oggi ha mai incontrato le vecchie barriere. La ricerca condotta dal biologo Pavel Sustr ha dimostrato che gli animali sono rimasti attaccati a modelli di vita tradizionali che li inducono a frequentare sempre gli stessi posti. «I cerbiatti - ha spiegato Sustr in una nota - seguono le madri durante il primo anno di vita e da loro imparano dove andare». Una tradizione che si tramanda nel tempo, indifferente ai cambiamenti politici.

(Fonte: Agi)

IPhone 5 e Galaxy S5, qualcosa non funziona

La Stampa
bruno ruffilli

Alcuni esemplari dello smartphone Apple presentano difetti all’interruttore di accensione. E in Usa qualche acquirente del nuovo top di gamma Samsung si ritrova la fotocamera bloccata

LaStampa.it
Pensiamo a uno smartphone come a un oggetto di uso comune, e invece è un miracolo di tecnologia, che contiene in pochi centimetri processori, sensori, batterie, altoparlanti, microfoni, obiettivi fotografici e mille altre componenti. Elettronica e meccanica insieme, spesso con soluzioni all’avanguardia, e tecnologie avanzatissime. Poi, però, qualcosa non funziona. Accade ogni tanto, anche ai migliori.

Così Apple ha appena avviato un programma di ritiro e sostituzione dell’iPhone 5, che in un certo numero di esemplari prodotti intorno a marzo 2013, potrebbe presentare difetti all’interruttore di accensione e standby (quello in alto a destra), che a volte rimane incastrato in una posizione. È possibile controllare qui se l’iPhone è tra quelli che presentano il problema e contattare Apple per prenotare il ritiro e il riparo (o la sostituzione) gratuiti. Il programma è già partito in Usa e Regno unito, in Italia sarà attivo dal 2 maggio.

Un po’ diverso il difetto riscontrato da Samsung sul nuovo top di gamma, il Galaxy S5 appena uscito. Un numero “molto limitato” di apparecchi sarebbe affetto da un problema software che riguardala fotocamera. L’applicazione si bloccherebbe dopo i primi utilizzi e smetterebbe completamente di funzionare. A quanto pare il problema sarebbe da imputare a una memoria Rom, e quindi non immediatamente risolvibile con un aggiornamento, ma sarebbe necessario un intervento più radicale di riparazione. Il problema è stato riscontrato su alcuni esemplari venduti negli Usa e non pare finora segnalato dagli utenti italiani. In questo caso l’azienda coreana non ha approntato iniziative speciali, ma ha invitato i possessori di S5 difettosi a contattare il normale servizio di assistenza clienti telefonico. 

Apple, brevettata l'app che blocca l'uso di sms per chi guida: la macchina sarà un centralino

Il Messaggero


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Un sistema di prevenzione e tutela dell'utente quando guida. Questo è quello che sta portando avanti Apple con una sua app. La Apple sta lavorando allo sviluppo di una nuova app in grado di bloccare in automatico la possibilità di messaggiare o utilizzare altre funzioni dello smartphone pericolose quando si guida l'auto. Il brevetto era stato presentato dalla casa di Cupertino nel 2008 ma è stato reso pubblico solo nei giorni scorsi. Nel documento pubblicato si spiega che lo smartphone smette di funzionare comandato da una combinazione di rilevazioni, tra segnale Gps, accelerometro e fotocamera del cellulare. L'iPhone non avrebbe bisogno di software aggiuntivo o di modifiche alle funzioni originali, ma la tecnologia potrebbe diventare più efficace, suggerisce il documento, con un segnale inviato dalla centralina elettronica dell'auto o anche dalla chiave di avviamento con telecomando.

Mentre il numero delle chiamate durante la guida sembra diminuire, il 'texting' continua invece ad essere un grave problema. Secondo un recente sondaggio condotto dall'associazione britannica 'Road Charity Brake', 3 guidatori su 10 hanno ammesso l'invio o la lettura di messaggi durante la guida e il dato sale a 4 su 10 per i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni. Inoltre, come è emerso per i guidatori di veicoli commerciali, mandare sms mentre si guida rallenta le reazione di almeno il 35% ed aumenta di 23 volte la possibilità di incidenti. Quello della Apple, in ogni caso, non è l'unico sistema con la possibilità di bloccare l'uso di alcune funzioni alla guida. Ci sono applicazioni dei telefoni mobili Android che svolgono un servizio simile. Alcuni di questi sistemi devono però essere regolati in modo che il conducente garantisca l'accensione del dispositivo perché possa funzionare.


Martedì 29 Aprile 2014 - 10:25

Elop: Nokia scomparirà presto dal mercato degli smartphone

La Stampa
bruno ruffilli

“Stiamo lavorando per scegliere il nome con cui andremo avanti”, ha spiegato il responsabile della divisione mobile di Microsoft. Intanto arriva il primo video su YouTube dopo l’acquisizione: il marchio finlandese non c’è già più



@LaStampa.it
Gli hanno chiesto di tutto, anche quale fosse la sua pizza preferita (“Al prosciutto con peperoni verdi, funghi e pomodori”, ha risposto). E Stephen Elop ha risposto. Già capo del settore business Microsoft, poi presidente di Nokia, dal 25 aprile scorso è tornato a Redmond per guidare la divisione che si occupa di smarthphone Lumia, Tablet, telefoni Nokia, Xbox e Surface.  Inevitabile la domanda sul marchio che poteranno i nuovi prodotti dopo l’acquisizione della storica azienda finlandese da parte di Microsoft.

“Può fare chiarezza sulle indiscrezioni che dicono che Nokia si chiamerà solo Microsoft Mobile?”, chiede Lara O Reilly . “Microsoft - prosegue - ha una licenza per utilizzare il marchio Nokia per dieci anni, ma questo non vuol dire che è obbligata a farlo. E’ possibile che Nokia davvero cambi nome adesso che è entrata a far parte di Microsoft?”. Elop non si tira indietro, e in quello che pare una correzione di rotta almeno parziale al tweet dello scorso venerdì (“Continueremo con i prodotti a marchio Nokia”, si leggeva sull’account ufficiale), afferma: “Microsoft Mobile Oy è una mossa utile dal punto di vista legale per facilitare la fusione .

Non è un marchio che i consumatori vedranno. Il marchio Nokia è a disposizione di Microsoft per essere adottato su apparecchi mobili per un certo periodo, ma in futuro Nokia come marchio non sarà usato a lungo per gli smartphone. Stiamo lavorando per scegliere il nome con cui andremo avanti”. 
“Microsoft incoraggerà gli altri produttori a lanciare apparecchi Windows Phone”, ha precisato poi Elop, sottolineando che spera di creare un mercato per la piattaforma (attualmente ferma al di sotto del 4 per cento sul mercato globale degli smartphone).

Intanto sul canale YouTube di Microsoft è arrivato il primo spot ufficiale dopo la fusione. La musica dei Kinks, uno slogan orgoglioso (“Come nessun altro” è il titolo), è tutto in bianco e nero e l’unica nota di colore è data dagli apparecchi Nokia e dalle persone che li usano . Ma attenzione: il marchio finlandese che ha fatto la storia della telefonia mobile già non si vede più, non è mai nominato nè inquadrato, si legge a stento in un microscopico logo in alto a destra.


Nokia Tune, compie vent’anni la suoneria più famosa del mondo

Così Google sa tutto di noi

La Stampa
antonino caffo

Siti web, email, video, smartphone e tablet: ecco le tracce che lasciamo ogni giorno. E che negli archivi di Mountain View rimangono per cinque anni
@LaStampa.it
Anni di parole cercate sul web, messaggi di posta elettronica e informazioni sensibili che passano da un telefono cellulare all’altro. Noi non vediamo, fisicamente, come le informazioni si spostano nell’etere digitale ma di una cosa siamo certi: tutte le nostre tracce restano impresse, per un bel po’, nella memoria della rete, con un pennarello che se non è indelebile poco ci manca.

La scatola dei ricordi
È come se da qualche parte esistesse un grande scatolone dei ricordi dove vengono conservate le singole azioni mosse da un navigatore, da qui a ritroso fino a cinque anni. Immaginate che questa scatola non sia nascosta nell’armadio ma raggiungibile da tutti, con una semplice serratura e con un pannello di ricerca (magari digitale) che permette di vedere cosa abbiamo fatto in una certa data e ora. Ora smettete di immaginare: il sogno (o l’incubo dipende dai punti di vista) è realtà e si chiama Google. Nello specifico basta andare sul sito google.com/dashboard, accedere al proprio account e aprire lo scatolone dei ricordi. Partendo da un articolo della scorsa estate, un giornalista del Wall Street Journal ha cercato di analizzare, nel profondo, cosa voglia dire essere un utente di Google, soprattutto se si utilizzano diversi servizi di Big G come Gmail, YouTube e smartphone e tablet Android. Una volta che si accede ad internet con il proprio account Google (basta una sola iscrizione per avere attive tutte le piattaforme in automatico), l’azienda può tracciare i propri movimenti sul web, e non solo.

Dentro e fuori la Rete
Se si è soliti portare con sé il proprio telefono o tablet Android, magari con piano dati attivo e localizzazione accesa, il sito Google Maps registrerà tutti gli spostamenti fatti in compagnia dell’amico tecnologico negli ultimi cinque anni. Per i più interessati, la dashboard di Google permette addirittura di scegliere una data sul calendario e cliccare sul pulsante “Play” per mettere in riproduzione la propria cronistoria localizzata. Allo stesso modo è possibile vedere quante email (“Conversazioni”) sono state avviate, il numero di canzoni su Play Music, i documenti di Google Drive, libri, fonti di Google News, acquisti su Play Store e altro. Molto altro.

Non si tratta tuttavia di una raccolta indiscriminata. Tutti i dati vengono conservati solo quando ci si collega in rete dopo aver effettuato l’accesso all’account Google. Se si tratta di una prerogativa necessaria per controllare la posta elettronica o consultare i segnalibri e i favoriti salvati sul browser Chrome, per altri servizi o app se ne può fare a meno: mappe e video, ad esempio, funzionano anche senza avere un account del gruppo. Ma a cosa serve avere decine di piattaforme a portata di mano, per lo più con un solo nome utente e password, e non utilizzarle per paura di essere tracciati?

Addio privacy
Come è evidente, si tratta delle due facce di una stessa medaglia: sfruttare i vantaggi della tecnologia o restare “invisibili” per la rete, senza utilizzare i siti che richiedono un’iscrizione, cercando di nascondere il proprio volto e le informazioni personali? Il pericolo maggiore è che tutti possono visualizzare i dati del pannello di controllo di Google se in possesso delle credenziali di accesso di un utente. Non serve essere un hacker. Si potrebbe, ad esempio, entrare in possesso del nome utente e della password di Google per spiare il proprio partner, le conversazioni avviate su Gmail, le chat su GTalk (ora Hangout) oppure verificare se davvero si trovava in un posto ad una certa data e ora.

I pericoli
Peggio, queste informazioni potrebbero valere un bel po’ di soldi se utilizzate dai criminali informatici per ricattare chiunque. Quanto paghereste per far si che il vostro capo non sappia che siti visitate in pausa pranzo oppure per evitare che un genitore scopra che la carta di credito è stata utilizzata per una serie di acquisti su Google Play? I cosiddetti cyber-criminali puntano su queste paure per rivendere l’accesso ai propri dati o, peggio, guadagnare dalla vendita delle informazioni a probabili interessati.  Al momento non vi è una via d’uscita se non quella di essere totalmente “trasparenti” su internet. Comportarsi eticamente sul web sta diventando un requisito necessario per chiunque voglia mantenere la sua fedina penale cibernetica pulita, e non rischiare di cadere nelle maglie dei ricordi. Anche di quelli digitali.

Apre l'uovo di Pasqua e trova un'agenda del 2002: "Forse faremo causa all'azienda produttrice"

Il Mattino


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ROMA - Tutto è accaduto a Civitavecchia dove una donna, aprendo un uovo di Pasqua, ha trovato una sorpresa alquanto 'stagionata': un'agenda del 2002, vecchia, quindi, di 12 anni. La signora, scandalizzata dalla vicenda, si è subito rivolta al Codacons, che ha immediatamente accolto la sua denuncia. «Il giorno di Pasqua, dopo il pranzo, consegna le uova che vengono aperte rivelando i classici regalini contenuti al loro interno. Tra tutte le sorprese, una attira l’attenzione dei presenti: una agendina dell’anno 2002, utile sì, ma 12 anni fa». Il Codacons fa sapere che c'è la possibilità di fare causa contro la ditta produttrice dell'uovo di Pasqua, per «ottenere il risarcimento dei danni da figuraccia arrecati all’acquirente in relazione al regalo obsoleto e inadeguato contenuto nell’uovo di Pasqua».

Forse, però, ci sarebbe da chiarire anche un altro interrogativo, altrettanto inquietante: se la sorpresa era vecchia di 12 anni, quanto era vecchia la cioccolata dell'uovo?.

Sallusti: "Scalfari ridicolo e ingrato. Se Berlusconi parlasse..."

Libero


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"E' grave che Berlusconi possa andare in televisione, alla radio o in un qualunque altro luogo a occuparsi di politica in piena libertà", ha scritto Eugenio Scalfari ieri nel suo editoriale su Repubblica. Un attacco che non è piaciuto affatto a Alessandro Sallusti, che oggi, sul Giornale gli risponde per le rime dandogli, senza giri di parole, non solo del ridicolo, ma anche dell'ingrato. Dopo aver elencato perché il Cav ha tutto il diritto di fare quello che sta facendo, il direttore del Giornale elenca tre motivi per cui il novantenne fondatore di Repubblica dovrebbe almeno tacere.

"Provo vergogna per il mio Paese che Scalfari", tuona Sallusti, "non abbia mai pagato dazio per essere stato tra i primi firmatari del manifesto-condanna a morte che ha portato all'assassinio del commissario Calabresi".

"Provo vergogna per il mio Paese che il condannato Scalfari (15 mesi di prigione erogati nel 1968 per i falsi dell'inchiesta su un falso tentativo di copo di Stato) per evitare il gabbio elemosinò alla casta della politica l'immunità parlamentare facendosi eleggere nelle liste del Psi".

Poi l'affondo che rivela retroscena ancora inediti: "Scalfari sa bene che deve proprio alla generosità e alla correttezza di Silvio Berlusconi se nulla è mai trapelato, dai tempi della trattativa Mondadori-

Espresso, su fatti e accordi privati che quelli sì che potrebbero gettare disonore e vergogna non sul Paese ma su di lui, poco irreprensibile moralizzatore (non) da quattro soldi".

Richiamati iPhone5: il tasto “on/off” non funziona

Corriere della sera

di Alessio Lana

Apple avvisa del possibile problema e organizza un pagina web per le riparazioni. Intanto Samsung avverte del malfunzionamento di alcune fotocamere sul Galaxy S5


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Chi ha un iPhone 5 forse si sarà accorto di un problema: il tasto Sleep, quello in alto a destra, dopo un po’ ha smesso di funzionare. Una volta tanto non è colpa nostra visto che Apple sta richiamando i dispositivi difettosi offrendone la riparazione gratuita.
Solo una piccola percentuale
Secondo quanto affermato dalla Mela solo “una piccola percentuale di modelli di iPhone 5 potrebbe funzionare a intermittenza o smettere di funzionare” per poi puntualizzare che i dispositivi affetti dal malfunzionamento sono quelli prodotti fino a marzo 2013. Se siamo tra gli sfortunati, Cupertino ha preparato una pagina web per procedere alla sostituzione del tasto. Prima dobbiamo inserire il numero di serie per vedere se il nostro modello è idoneo alla riparazione e in caso affermativo possiamo scegliere tra due possibilità: consegnare il telefono in un Apple Store o in un centro autorizzato oppure spedirlo al centro riparazioni dopo aver ricevuto una confezione preaffrancata.
La riparazione parte dal 2 maggio
La procedura di riparazione partirà il 2 maggio, è gratuita, e a detta della Mela ci vogliono “4-6 giorni da quando l’iPhone arriva al centro riparazioni a quando ti viene restituito”. In diversi casi poi si può ricevere come telefono sostitutivo un iPhone 5 da 16 GB mentre gli statunitensi avranno un credito di 350 dollari (250 euro) per l’acquisto di un nuovo telefono, opportunità questa che non compare al momento tra le opzioni proposte a noi europei.
Problemi anche per il Galaxy S5
Sull’onda del richiamo dell’iPhone emergono anche nuovi dettagli riguardo al malfunzionamento del suo diretto concorrente: il Galaxy S5 di Samsung. La scorsa settimana era stata diffusa la notizia di un difetto abbastanza grave: tentando di attivare la fotocamera si riceve il messaggio d’errore “Warning: Camera Failed” e l’applicazione non si avvia. Un brutto colpo per un dispositivo che fa del comparto fotografico uno dei suoi cavalli di battaglia. A quanto emerso in queste ore il problema è dovuto alla memoria Rom, il componente che gestisce i dati della fotocamera, e i coreani tranquillizzano gli utenti affermando che il difetto è “molto circoscritto”. Anche in questo caso il consiglio è di contattare l’assistenza tecnica visto che non ci sono notizie su un programma di richiamo dei dispositivi.

28 aprile 2014 | 14:47

Il meccanico che ha inventato la luce in bottiglia, ma è rimasto povero

Corriere della sera

di Emanuela Di Pasqua

È il brasiliano Alfredo Moser che ha avuto l’idea di utilizzare un contenitore di plastica per illuminare la sua officina in una favela: il suo ritrovato ha fatto il giro del mondo


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Felice di essere povero: così titola la Bbc, ripercorrendo l’iter di una delle invenzioni recenti che in tema di energia sta cambiando il mondo. Parliamo della luce in bottiglia, che nasce dalla proprietà di rifrazione della plastica, utilizzata ormai nelle Filippine, in Brasile, India, Bangladesh, Tanzania, Argentina e Figi. In sostanza, come molte altre volte è accaduto nella storia, la vera paternità di un’idea non è quella che sembra e non sempre la genitorialità di un’invenzione paga. Il vero padre della luce in bottiglia non è, come si riteneva, il celebre ingegnere del Massachussets Institute of Technology Amy Smith, bensì un povero meccanico, Alfredo Moser, che ha architettato questa tecnologia ruspante proprio per rispondere alle proprie esigenze personali. Ora balza all’onore delle cronache, dopo anni di torpore dei media, ma non rischia certo di arricchirsi. Eppure Alfredo è felice. E oggi racconta la sua storia.
Una buia officina
Tutto nacque dalla necessità di illuminare la sua piccola officina a Uberaba, nel sud del Brasile, completamente senza finestre come del resto le moltissime favelas e baraccopoli del Paese. Alfredo Moser decise di utilizzare la capacità di rifrazione delle bottiglie di plastica, inserendole in un buco nel tetto e riempiendole d’acqua e di candeggina per evitare la formazione di alghe. «Una luce per tutti, non costa niente e non si può fulminare»: così il meccanico brasiliano spiegò la sua intuizione, poi ribattezzata bottiglia solare, aggiungendo che quel litro di luce avevano più o meno lo stesso effetto di una lampadina da 50 watt. La Moser lamp fu concepita proprio grazie a un blackout elettrico, mentre il signor Moser e i suoi amici si stavano chiedendo come avrebbero potuto rimediare alla carenza elettrica. Nessun disegno, nessuno studio: la lampada del meccanico scaturì da un’idea del momento e da una prova sul campo, mentre riempiva le bottiglie facendo cerchi di luce : «E’ una luce divina» disse Alfredo e subito installò le bottiglie su tetti di supermercati vicini e abitazioni.
Di chi sono le idee?
Da qui in poi, correva l’anno 2002, la geniale intuizione ebbe altri sviluppi fino a che nacque il progetto «A Liter of Light» (un litro di luce) della My Shelter Foundation, fondato appunto sull’idea originariamente concepita da Alfredo Moser in Brasile. Ora la bottiglia solare si è diffusa quasi viralmente, nelle Filippine, in Brasile e il prossimo anno raggiungerà il traguardo del milione di case sparse per il mondo dove il buio regna sovrano. Il punto è che la CNN nel dare la notizia , attribuì al tempo l’invenzione a Amy Smith, ingegnere del D-Lab, un ufficio del Massachusets Institue of technology (MIT). Lo scenario più probabile è che tutto sia partito dall’intuito di Moser e poi, arrivando alle orecchie di ricercatori e scienziati, si sia evoluto in un progetto articolato. Fatto sta che l’articolo di Cnn venne ripreso da altre testate e nessuna citava il povero meccanico che, per una serie di motivi legati ai brevetti e ai vari gradini che seguono le invenzioni, non è diventato ricco, ma inizia ora a essere famoso e soprattutto molto gratificato.
La paternità scoperta
Accadde per caso che,in un post della rivista statunitense eGFI, per studenti di ingegneria, l’utente Sandra rispolverò la genesi dell’idea e tirò fuori il meccanico brasiliano . «Idea meravigliosa, ma non nasce dagli studenti del Mit bensì dall’inventore/ingegnere brasiliano Alfredo Moser», puntualizzò Sandra nel suo post corredato da link, per poi aggiungere che i ricercatori avevano contribuito certamente in un secondo momento a dare respiro mondiale e attuazione pratica all’invenzione. Ora Alfredo Moser fa la vita di sempre e basta vedere la sua casa o la sua macchina, ma l’orgoglio è cresciuto a dismisura. «Alfredo Moser ha cambiato la vita di un numero esorbitante di persone. Per sempre», ha dichiarato Illac Angelo Diaz, Ceo della MyShelter Foundation.

28 aprile 2014 | 14:49