venerdì 2 maggio 2014

eBook e libri, serve la stessa Iva»

Corriere della sera

di Martina Pennisi

Russ Grandinetti di Amazon: una differenza che rallenta lo sviluppo dell’editoria digitale in Italia. E intanto compare lo smartphone, il terzo tassello di casa Bezos

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Russ Grandinetti è vice presidente Amazon con focalizzazione sui contenuti Kindle. Ha un cognome che tradisce le origini calabresi, un viaggio in Italia in calendario per partecipare al Festival del giornalismo di Perugia e le idee molto chiare sulla situazione dell’editoria digitale nel nostro Paese: “Bisogna allineare l’Iva per gli e-book a quella per i libri cartacei”, ha dichiarato al Corriere della Sera. Al momento ai titoli fisici viene infatti applicata un’Iva agevolata al 4%. Sui libri digitali pesa invece la canonica tassa del 23%. Questo divario ha contribuito a rallentare lo sviluppo dell’editoria digitale nei nostri confini: secondo l’Associazione Italiana Editori la quota di mercato si aggira fra il 2,7% e il 3%, ma la crescita dei titoli disponibili e di quelli venduti coincide ancora con fatturati modesti che non sostituiscono le perdite di vendite nei canali fisici. “Non ha alcun senso far pagare ai consumatori tasse differenti per lo stesso titolo in diversi formati”, incalza Grandinetti, che abbiamo incontrato durante una visita al quartier generale di Amazon, a Seattle.
Il libro alla prova del digitale
Al mercato nostrano riconosce un approccio particolarmente pragmatico, “perché in Italia i grandi publisher sono anche i gradi rivenditori”, rispetto, ad esempio, alla “più conservatrice Francia” che applica un prezzo fisso sia alle pubblicazioni cartacee sia a quelle digitali. Ma guarda con lo stesso scetticismo in direzione del medesimo handicap: un cartellino, in definitiva, non competitivo. Il perché Grandinetti lo spiega chiaramente: “Si pensi a un normale giovedì sera. Prima di andare a letto si può scegliere se guardare un film, fare una partita ad Angry Birds, controllare Twitter e, sì, anche leggere un libro”. Gran parte delle attività di questo genere comportano esborsi contenuti. “Una canzone costa 0,99 centesimi, con 2,99 dollari puoi vedere o noleggiare un film e i giornali in alcuni casi li leggi gratuitamente”. Per sottrarre tempo alle altre abitudini digitali sempre più aggressive bisogna essere consapevoli del fatto che oggi vendere un libro “vuol dire sapersi muovere in questo contesto e non solo più pensare alla via in cui aprire il proprio negozio”.
La strategia dello smartphone
Il prezzo non è ovviamente l’unico fattore chiave nella strategia di Amazon. E quando si parla di fruibilità in un numero sempre crescente di situazioni fa capolino anche lo smartphone. Grandinetti se n’è guardato bene dal confermare le indiscrezioni che vorrebbero il colosso di Jeff Bezospronto a lanciare un telefono cellulare intelligente il prossimo giugno, ma ha fatto capire che si tratta dell’argomento del momento. Intanto la testata americana Bgr ha pubblicato una foto dell’aspetto che il dispositivo dovrebbe avere. Oggi con uno smartphone Apple o Android e le applicazioni dedicate si può già accedere ai propri libri digitali acquistati sul Kindle Store godendo della sincronizzazione con il resto dell’ecosistema: inizio a leggere con un dispositivo e, se accedo allo stesso libro da un altro, mi trovo al punto giusto e con tutte le note e gli appunti al loro posto. “Se non ci fossero queste app in una pausa di mezzora, aspettando di entrare dal medico ad esempio, si potrebbero solo guardare video o controllare i social network”, incalza Grandinetti tornando sul tema della serrata competizione. “Essere presenti sugli smartphone è importante: molte volte ho con me un tablet, sempre più spesso ho l’e-reader ma il telefonino è l’unico dispositivo da cui difficilmente mi separo”. Lanciarne uno proprietario vuol dire spingere ulteriormente con funzionalità nuove e offerte commerciali particolari

grandinetti-russLa “Lending Library”

Amazon si sta già muovendo in questo modo sul tablet Kindle Fire, l’unico a ospitare l’accesso simultaneo ad audio - non ancora disponibile in italiano - e testo previsto da Whispersync for voice. Con iPhone e (gli altri) dispositivi Android si può sfruttare la sincronizzazione fra quello che si è ascoltato mentre ci si trova magari in macchina con mani e occhi occupati e il punto da cui si riparte a leggere sullo schermo successivamente, sempre nell’ottica di incoraggiare gli utenti a sfruttare ogni momento buono per leggere, ma solo la tavoletta Kindle consente quella che viene definita “lettura immersiva”. Altro esempio, e altra offerta che per ora dall’Italia possiamo solo osservare con interesse, è la Lending Library: chi possiede un e-reader Kindle ed è abbonato ad Amazon Prime, sottoscrizione fissa per accedere a film e serie tv in streaming, può pescare fra 350mila titoli a suo piacimento. Una sorta di Netflix per i libri che Grandinetti non esclude possa diventare una delle modalità di distribuzione principali: “Siamo aperti a qualsiasi soluzione incontri il favore dei consumatori”. L’hardware griffato Amazon è l’arma in più per proporle al mercato. E tra qualche settimana a e-reader, tablet e Fire tv si aggiungerà lo smartphone.

2 maggio 2014 | 13:04

Ecco come gli egiziani costruirono le Piramidi

Corriere della sera

di Maria Strada

Bagnando la sabbia del deserto riducevano l’attrito anche del 50%. Una ricerca olandese lo dimostra scientificamente: applicazioni per i moderni trasporti

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Opere di ingegneria di livello elevatissimo costruite quasi cinquemila anni fa, le Piramidi d’Egitto hanno sempre affascinato gli studiosi. Al netto di mummie e maledizioni, soprattutto per la loro misteriosa tecnica di costruzione. Impossibile, almeno all’apparenza, con le tecniche costruttive dell’epoca. Tanto che non sono mancati, in passato, teorici dell’origine aliena delle strutture.
Il giusto mix
Adesso, però, il mistero è, o sarebbe, stato svelato: per trasportare i pesantissimi blocchi di pietra, gli egizi non usavano nient’altro che la sabbia bagnata. Uno studio sull’attrito effettuato dalla Fom - Fondazione per la ricerca fondamentale sulla materia - dell’Università di Amsterdam sulla frizione ha infatti dimostrato in modo sperimentale questo viene sostanzialmente ridotto dall’aggiunta di un po’ - non troppa - acqua. In pratica, l’interazione tra l’acqua e la sabbia (capillarità) aumenta il modulo di scorrimento della sabbia e facilita lo scorrimento. La sabbia asciutta, a fronte del traino dei pesi, non solo provoca attrito, ma si accumula davanti al mezzo. Una sabbia troppo bagnata risulterebbe, invece, con un modulo di scorrimento troppo diminuito facendo così aumentare il coefficiente di frizione. Questo per la formazione di “ponti capillari”, cioè gocce microscopiche che favoriscono i legami tra i granelli di sabbia.

Una slitta con un peso trascinata sulla sabbia asciutta - a sinistra - vede accumularsi una pila davanti. Questo non capita con la sabbia inumidita (Fom.nl)Una slitta con un peso trascinata sulla sabbia asciutta - a sinistra - vede accumularsi una pila davanti. Questo non capita con la sabbia inumidita (Fom.nl)

Il murale «scientifico»
Quindi, né troppa acqua, né troppo poca, sottolineano i fisici del Fom. La ricerca è stata pubblicata a fine aprile sul Physical Review Letters. Quindi gli egiziani, secondo l’analisi, ponevano i blocchi di pietra, e le statue, su delle slitte che venivano trainate dagli schiavi. E, come dimostrerebbe anche un’opera a geroglifici rinvenuta sul muro della tomba di Djehutihotep, vissuto intorno al 1850 avanti Cristo, dal davanti di queste slitte inumidivano la sabbia appena prima del passaggio del peso versando dell’acqua. L’esperimento del Fom prova che in questo modo gli egiziani avrebbero in pratica dimezzato la forza richiesta per lo spostamento di un peso così greve.

Il dipinto della tomba di Djehutihotep: sul davanti della statua si vede un uomo che pare versare acqua sul percorso (Fom.nl)
Il dipinto della tomba di Djehutihotep: sul davanti della statua si vede un uomo che pare versare acqua sul percorso (Fom.nl)
 
Trasporti antichi e trasporti attuali
La ricerca, comunque, non ha applicazioni solo per la comprensione del lontano passato, ma anche per gli sviluppi della scienza moderna, che ancora non è in grado di cogliere pienamente il comportamento dei materiali granulari come la sabbia (e tra questi il carbone, il cemento e l’asfalto): i risultati dello studio potrebbero, infatti, rivelarsi utili per ottimizzare i trasporti e per la lavorazione di quei materiali. Attualmente un processo - scrive il Fom - che consuma circa il 10% dell’energia a livello mondiale.
Nwo...
I sostenitori delle teorie ufologiche sarebbero quindi sistemati? All’atto della scienza, sì. Ma potrebbero sempre sostenere che il Fom fa parte del Nederlandse Organisatie voor Wetenschappelijk Onderzoek (Organizzazione olandese per la ricerca scientifica), che ha come acronimo Nwo, la sigla inglese del “Nuovo ordine mondiale”...

2 maggio 2014 | 13:39

Siria, jihadisti crocifiggono due uomini e mettono le foto su Twitter

Corriere della sera

di Marta Serafini

L’atrocità sarebbe opera di Isis, gruppo estremista. Il Papa: «Ho pianto quando ho letto la notizia». E intanto il n.1 di Al Qaeda ordina ad Al Nusra il cessate il fuoco
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Immagini agghiaccianti che arrivano via YouTube e via Twitter. E che mostrano due uomini crocifissi in piazza a Raqqa, in Siria. Così le fotografie dei due corpi legati a una croce e lasciati lì davanti a tutti rimbalzano di account e in account. «Abbiamo giustiziato sette spie che tentavano di far scoppiare delle autobombe», è il messaggio che le accompagna. Dietro questa atrocità ci sarebbero i qaedisti di Isis, Stato islamico dell’Iraq e del Levante, gruppo jihadista che da mesi combatte in Siria per la costruzione di uno Stato qaedista del Levante e che in lotta con altre fazioni vicine ad Al Qaeda.

«Lol abbiamo un nuovo falso Gesù»
Nella prima fotografia (pubblicata su Thedailybeast) si vede il corpo di un giovane, bendato, e legato a un palo e a un asse di legno che formano una croce. Nella seconda, un uomo più grande sempre con gli occhi bendati da un fazzoletto insanguinato mentre un bambino lo guarda. Nella terza (diffusa da FoxNews) alla seconda vittima è stato appeso un cartello al collo. Non è chiaro se questi due uomini siano membri di gruppi rivali di Isis (come Al-Nusra, altra formazione jihadista) e se appartengano a fazioni pro Assad. È plausibile pensare che siano stati uccisi altrove e i corpi poi esposti in pubblico in segno di minaccia, una pratica spesso usata dai gruppi qaedisti. Le foto sono state diffuse e ritwittate dagli account dei jihadisti molto attivi sui social network. «LoL, abbiamo un nuovo falso Gesù», scrive un combattente. «Le spie come loro si sono pisciate addosso dalla paura quando li abbiamo legati alla croce», cinguetta qualcun altro.

Difficile verificare anche i dettagli della foto, le immagini sono molto strette. Ma, come riporta Foxnews, un ribelle (e dunque membro del Free Syrian Army) spiega di aver assistito all’esecuzione. Ciò che è certo è che Isis da tempo combatte nella zona di Raqqa, città strategica in quanto si trova nel centro della Siria. E che mentre sale la tensione in vista delle elezioni del 3 giugno, sono morte più di 150 mila persone dall’inizio del conflitto nel marzo del 2011. Sulla vicenda è intervenuto anche il Papa che durante la Messa presieduta a Santa Marta, ha detto: «Ho pianto quando ho visto sui media» la notizia di «cristiani crocifissi in un certo Paese non cristiano. Anche oggi c’è questa gente che, in nome di Dio, uccide, perseguita»
Scontri tra jihadisti ed elezioni
Nel frattempo il leader di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha ordinato al fronte al-Nusra, gruppo affiliato operativo in Siria, di «cessare immediatamente i combattimenti» con i gruppi jihadisti rivali. L’imposizione è contenuta in un messaggio audio pubblicato stamane online ed è rivolta al capo di al-Nusra, Abu Mohammed al-Jolani. Gli scontri tra i gruppi ribelli in Siria, in particolare tra Isis e Al Nusra, hanno fatto migliaia di morti da gennaio. Il leader di Al Qaeda ha esortato Al-Nusra a impegnarsi a «combattere i nemici dell’Islam, in particolare baathisti, sciiti e i loro alleati». Il Baath è il partito del presidente Assad, che può contare sul sostegno dei combattenti di Hezbollah, il movimento sciita libanese considerato eretico da al-Qaeda. Zawahiri aveva già preso posizione rispetto agli scontri tra al-Nusra e l’Isil, intimando al capo di quest’ultimo, Abu Bakr al-Baghdadi, di restringere le attività del gruppo alla sua zona d’origine in Iraq.

Un’indicazione ribadita nel messaggio di stamane, in cui Zawahiri lo esorta a impegnarsi a «colpire l’Iraq, che richiede da te il doppio degli sforzi». Inoltre sempre nella zona di Raqqa sono morti in 18 morti, fra cui 11 bambini. Gli attacchi sono avvenuti precisamente a Jabreen e Humayri, che sono sotto il controllo del governo. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce di 15 morti. I bilanci divergenti sono frequenti dopo attentati di grandi proporzioni. Al momento non c’è nessuna rivendicazione ma nelle ultime settimane i ribelli del Fronte Nusra, legati ad al-Qaeda, hanno rivendicato diversi attacchi bomba. I villaggi si trovano a 19 chilometri di distanza l’uno dall’altro, circa 20 minuti, e non è chiaro se si sia trattato di attacchi coordinati.

martaserafini
2 maggio 2014 | 12:59

Bitcoin, l’allarme della Banca d’Italia “Rischi e nessuna tutela per chi li usa”

La Stampa

Il rapporto di via Nazionale: in circolazione monete per un valore di 6 miliardi. A livello europeo cresce il pressing per una regolamentazione del fenomeno

LaStampa
La corsa del Bitcoin finisce, per la prima volta, sotto i riflettori della Banca d’Italia. La diffusione - certificano gli analisi di Via Nazionale- ha riguardato soltanto in misura marginale il nostro paese. «Le monete virtuali - si legge nel Rapporto semestrale sulla Stabilità finanziaria-non sono assimilabili alla moneta legale e i loro utilizzatori non sono tutelati dai rischi a esse associati».

Al momento ci sono circa 12,5 milioni di unità di Bitcoin in circolazione, per un controvalore in euro pari a circa 6 miliardi. «Bitcoin, come le altre monete virtuali, ha un valore puramente fiduciario, che non è controllato o garantito da alcun istituto di emissione centrale. Anche per questa ragione è molto variabile, con rischi non trascurabili per i detentori» dice la Banca d’Italia.

Sulla base delle informazioni disponibili in Via Nazionale, alla fine di marzo del 2014 il controvalore in euro di una unità di Bitcoin si era dimezzato rispetto al picco raggiunto nei primi giorni di dicembre del 2013, registrando nel periodo oscillazioni medie giornaliere pari a circa il 4 per cento, con punte di oltre il 10. Da ricerche condotte a livello internazionale emerge che la maggior parte delle unità di Bitcoin sarebbe detenuta per fini speculativi; l’anonimato che caratterizza le transazioni, facilitando la possibile elusione dei vincoli normativi al trasferimento di fondi, rende inoltre questa valuta virtuale utilizzabile per finalità illecite.

Non sono noti casi in cui Bitcoin sia stato utilizzato in modo significativo da intermediari finanziari regolamentati; non sono state quindi sinora riscontrate conseguenze per la stabilità del sistema finanziario o per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. «Al momento i rischi maggiori legati all’utilizzo di Bitcoin – oltre a quelli di un impiego a fini illeciti sono riconducibili a profili di tutela del consumatore» scrive la Banca d’Italia. «A livello europeo si osserva un diffuso consenso sull’opportunità di definire una disciplina armonizzata in materia di moneta virtuale. Attualmente, in caso di perdita di unità di Bitcoin (ad esempio furto da parte di hacker, chiusura delle piattaforme di scambio presso cui sono detenute), gli utenti sono privi di forme di tutela».

Così l'erario italiano ha estorto 320 milioni alla Bosch

Libero


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Egregio direttore da sabato seguo con più attenzione del solito il vostro quotidiano perché, non lo nego, da addetto ai lavori, mi sento molto coinvolto dai racconti. A questo aggiungiamo che, lunedì sera, nella trasmissione di Rai 3 Report, è stato detto un falso storico ed ecco il motivo della mia lettera. Il falso storico di Report è che la Bosch ha transato con il fisco pagando 307 milioni (in realtà sono stati 320 milioni di euro) per chiudere una supposta evasione che tra imposte, sanzioni e interessi, ammontava ad oltre 1 milardo e 400 milioni. I manager della Bosch, evidentemente, sono troppo signori per rimarcare il fatto ma, credo sia giusto ristabilire la verità. Il falso storico non è nell’errore di cifra, ma nel fatto che la Bosch abbia evaso. Come tanti imprenditori che vi hanno scritto in questi giorni, Bosch ha pagato pur avendo pienamente ragione e questo non lo dico io ma i giudici!

Non entro nei dettagli tecnici, era un problema di stabile organizzazione (presunta dal fisco italiano, pervicacemente perseguita non solo dall’Agenzia delle Entrate come vedremo…), ripercorro solo brevemente le tappe. Bosch viene accusata, attraverso la presunta esistenza di una stabile organizzazione, di avere evaso le imposte in Italia e tra sanzioni e interessi esce un accertamento di oltre 1 miliardo e 400 milioni. Viene consigliato loro di transare perché il sistema italiano, lo avete scritto in tutti i modi in questi giorni, non garantisce il contribuente. Chiude l’accordo pagando 320 milioni (che sono un bel po’ meno di 1 miliardo e 400 milioni ma molto di più del nulla che era dovuto!).

Dopo aver pagato, porta tutte le carte al fisco tedesco (al quale aveva versato le imposte estorte in Italia) chiedendo il rimborso, perché esistono degli accordi, chiamati contro le doppie imposizioni, che prevedono che le tasse su di uno specifico reddito si debbano pagare in uno solo dei Paesi dove operano le società e non in entrambi. Cosa rispondono dalle parti di Berlino? I tedeschi hanno definito le pretese del fisco italiano «illegittime» e «contrastanti con gli standard europei e internazionali comunemente riconosciuti». Non solo, secondo i funzionari tedeschi, «non è noto alcun caso del genere in Europa», e gli stessi trovano la pretesa italiana «dogmaticamente incomprensibile», per concludere che «la tassazione in Italia è stata effettuata illegittimamente». Non credo di dover sottolineare ulteriormente le affermazioni… illegittime, contrastanti con gli standard, unico caso in Europa!!

Ma la questione non finisce qui. Perché a lato del procedimento fiscale viene avviato un procedimento penale. I pm Carlo Nocerino e il procuratore aggiunto Francesco Greco (perché bisogna avere il coraggio anche di fare i nomi), «invece di contestare l’articolo 5 (“omessa dichiarazione”), azzardano un esperimento e contestano l’articolo 3, “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici”, individuati nei due contratti di agenzia che legano la Bosch italiana alla casa madre tedesca» (parole testuali da un articolo del Corriere della Sera mai smentito), vi allego la Sentenza di piena assoluzione a testimonianza. Capite? Non solo in certi casi si devono pagare le tangenti allo Stato ma poi ci si trova ad avere a che fare con pm che «azzardano esperimenti»!

Ora le chiedo, egregio direttore, secondo lei un trattamento del genere riservato ad un’azienda del calibro di Bosch, il dover piegare il capo e pagare una somma non dovuta (e non restituita dopo l’assoluzione), il dover sopportare un processo penale per manager tedeschi da parte di pm che «azzardano esperimenti» ecco, secondo lei, al sistema Italia e ai rapporti economici con la Germania, fanno più danni questi fatti o le parole di Berlusconi contro Schulz? Buon lavoro, io torno in trincea.

P.S. ho scritto anche a Report ma non ho ricevuto alcuna risposta…

di Guido Beltrame

Tribunale di Milano, Robledo: "Così l'inchiesta Ruby finì alla Boccassini"

Libero


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Tra le mura della procura di Milano lo scontro tra i magistrati ormai è fuori controllo. Davanti al Csm il 15 aprile scorso il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha ampliato le accuse che aveva rivolto al capo dell'ufficio Edmondo Bruti Liberati nell'esposto inviato a Palazzo dei marescialli, al pg del capoluogo lombardo Manlio Minale e che è ora all'attenzione anche del Pg della Cassazione Gianfranco Ciani, titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati. Robledo nelle sue accuse è un fiume in piena e punta il dito contro Bruti Liberati soprattutto per due processi, quello a carico dell'ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni e quello su Silvio Berlusconi per il caso Ruby.

Formigoni e il caso Ruby -  Le prime accuse nei confronti dell'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni nell'ambito dell'inchiesta sul San Raffaele "erano state mosse da testimoni nel luglio del 2011 ma l'iscrizione per corruzione è avvenuta con il ritardo di un anno", ha dichiarato Robledo, nonostante si trattasse di indicazioni "dettagliate". Secondo Bruti invece gli "elementi sufficienti per iscrivere i reati di corruzione" emersero quasi un anno dopo l'avvio dell'indagine, mentre l'aggiunto avrebbe voluto procedere "sulla base di un articolo di giornale". Poi Robledo, come racconta il Corriere della Sera cala il colpo sul processo Ruby. Robledo ha infatti raccontato che fu un altro collega, il pm Ferdinando Pomarici, a definire "una violazione delle regole grave" l'assegnazione del fascicolo Ruby a Ilda Boccassini. Ma per Bruti Liberati non ci fu nessuna irregolarità, piuttosto una decisione condivisa con i colleghi interessati.

L'accusa - E ad infuocare lo scontro al palazzo di Giustizia ci pensano le rivelazioni di Robledo raccolte da Repubblica. Robledo riporta i giudizi dell'ex aggiunto Ferdinando Pomarici: "Mi ha detto che era una violazione delle regole grave perché il fascicolo andava assegnato al secondo dipartimento (pubblica amministrazione di Robledo, ndr) e non alla Boccassini". Insomma a quanto pare l'inchiesta Ruby sarebbe finita in mani sbagliate. Il caso è aperto. E a quanto pare Robledo ha tutta l'intenzione di andare fino in fondo.

Il signor cane ha un padrone di m...». Ora a Napoli la lotta gli incivili si fa a suon di cartelli

Il Mattino
di Oscar De Simone





La "lotta" alle deiezioni canine in tutta Napoli non si è ancora arrestata e a nulla sembrano essere servite le sanzioni previste per chi non lascia puliti i marciapiedi. Un simpatico cartello posto su un muro di via Chiatamone dai residenti stanchi di questa inciviltà, contiene un insulto per i proprietari dei cani che rendono la strada impraticabile. "Siamo stanchi di questa situazione" racconta una signora che vive in zona, "bisogna stare attenti ad ogni passo che si fa per non calpestare gli escrementi".

I frequenti controlli del reparto ambientale della polizia municipale e quelli degli addetti ASL però, non hanno scoraggiato del tutto i più incivili "amanti" degli amici a quattro zampe che portano ancora a spasso il proprio cane senza essere muniti di paletta e busta di plastica. Anche se i primi risultati dei controlli - in seguito alla campagna di sensibilizzazione proposta dal comune - effettuati in quartieri come il Vomero - Arenella diedero buoni risultati, non tutti ancora sembrano avere intenzione di seguire l'esempio. Quella dell'affissione di cartelli insomma, sembra essere rimasta l'ultima "arma" per i cittadini residenti lungo le strade diventate veri "percorsi di guerra".

giovedì 1 maggio 2014 - 10:18   Ultimo agg.: venerdì 2 maggio 2014 14:28

Raúl Castro: uomo solo in mezzo alla folla

La Stampa
yoani sanchez

a.it
Le grida, gli striscioni, gli slogan scanditi in coro da migliaia di voci, gli risvegliano sensazioni sopite, ormai estinte. Guarda la marea di gente che sfila davanti al palco e sente fremere il petto. Il volto arrossato, le pupille dilatate, la pelle tirata e la mandibola in tensione. Sono i primi sintomi dell’eccitazione che le folle provocano nei caudillos. Un rituale che ogni tanto devono sperimentare per esorcizzare la solitudine del potere. 
Gli autocrati s’inventano marce, processioni immense, parate sfarzose - “le più grandi del mondo” - durante le quali si rallegrano della loro stessa autorità. Sanno che soltanto loro possono obbligare milioni di persone ad alzarsi dal letto, alle prime luci dell’alba. Non solo, riescono a farle salire a bordo di autobus, dopo aver annotato il nominativo dei presenti, e a farle sfilare in una grande piazza. Per far capire a tutti chi comanda, inviano il messaggio tramite una moltitudine che scandisce in coro il loro nome, li venera e li ringrazia. Una “massa” alla quale non oseranno mai avvicinarsi, che non frequentano, ma temono e - dentro di loro - disprezzano. 

Oggi, in Piazza della Rivoluzione, un anziano con gli occhiali da sole presiederà la celebrazione del primo maggio. Nei giorni precedenti ha fatto perquisire le terrazze vicine al luogo del comizio, ha posizionato guardie nei punti più alti della città e calcolato da quale posizione il palco avrebbe potuto trovarsi sotto tiro. Suo nipote siederà vicino a lui per proteggerlo, una piccola flotta di auto lo attenderà “nel caso succedesse qualcosa” e dovesse fuggire. Non si fida della folla che proprio lui ha convocato. L’autocrate ha paura della sua gente. Paura e diffidenza. Un sentimento reciproco. Sa che le centinaia di migliaia di teste che vede dall’alto non sono lì perché lo amano, ma perché lo temono. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Prezzo record per una Torah stampata a Bologna nel 1482, quasi 3 milioni di euro

Il Messaggero


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Un eccezionale e rarissimo incunabolo con la Torah (o Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia) è stato battuto all'asta a Parigi da Christie's al prezzo record di 2.785.500 euro. L'esemplare stampato su pergamena nella seconda metà del XV secolo era stimato tra 1 milione e 1 milone e mezzo di euro, ma durante l'asta il prezzo è quasi raddoppiato, schizzando alle stelle grazie alla combattuta gara tra collezionisti, uno collegato via telefono e tre presenti in sala. La Torah in lingua ebraica fu stampata in una tipografia a Bologna nel 1482 e il volume rappresenta, secondo Christie's, una delle primissime edizioni a stampa del Pentateuco, dopo l'invenzione tipografica da parte di Gutenberg.

Il volume si compone di 438 pagine e alcune di esse sono accompagnate da annotazioni autografe in aramaico, vergate da studenti, che commentarono i passaggi del testo biblico. Sul retro dell'incunabolo sono presenti le firme di censori del XVI e XVII secolo, che testimoniano la sua presenza in una biblioteca italiana almeno fino alla prima metà del Seicento: Luigi da Bologna nel 1599, Camillo Jaghel nel 1613 e Renato da Modena nel 1626. Negli ultimi cento anni di esemplari simili a quello bolognese ne sono stati venduti all'asta solo due: il primo su pergamena fu aggiudicato nel 1970 e il secondo su carta nel 1988.

Venerdì 2 Maggio 2014, 13:16:00
Ultimo aggiornamento: 13:16

Baci, castelli di sabbia e gomme da masticare: la classifica dei divieti più assurdi del mondo

Il Mattino


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ROMA - Paese che vai, divieto assurdo che trovi. Molti di voi sapranno che a Venezia è vietato dar da mangiare ai piccioni, ma forse non tutti sanno che nelle spiagge italiane, dal 2004, è vietato fare buche e castelli di sabbia. Questi divieti 'nostrani' compaiono nella classifica stilata dal portale di noleggio auto RentalCars24h. In ogni luogo del mondo c'è un divieto piuttosto singolare che sarebbe bene conoscere e tenere a mente, onde evitare spiacevoli sanzioni. A Singapore, per esempio, è vietato masticare chewing-gum, in Francia e in Gran Bretagna è vietato baciarsi nelle stazioni e nei terminal degli aeroporti, mentre negli Emirati Arabi è vietata qualsiasi dimostrazione pubblica di affetto.

Questa la classifica completa dei divieti più assurdi del mondo:

1- Germania e Isole Barbados: vietato guidare con poca benzina nelle autostrade.
2- Singapore: vietato masticare chewing-gum.
3- Portogallo: vietato urinare nell'oceano.
4- Emirati Arabi: vietata qualsiasi manifestazione pubblica di affetto.
5- Barcellona: vietato camminare per le strade in costume da bagno.
6- Canada: i negozi possono scegliere di non accettare pagamenti in monete.
7- Eboli: vietato baciarsi in un veicolo in movimento.
8- Capri: vietato indossare calzature troppo appariscenti, come ciabatte dai colori sgargianti.
9- Venezia: vietato dar da mangiare a piccioni e colombe.
10- Francia e Gran Bretagna: vietato baciarsi nelle stazioni ferroviarie e nei terminal degli aeroporti.
11- Svizzera: vietato tirare lo scarico del wc dopo le ore 22.
12- Olanda: nei locali pubblici è consentito fumare marihuana ma non tabacco.
13- Gran Bretagna: le donne non possono mangiare cioccolata a bordo dei mezzi pubblici.
14- Italia: vietato fare buche e costruire castelli di sabbia in spiaggia.
15- Mosca: vietato guidare auto sporche e piene di immondizia.
16- Stati Uniti: vietato baciarsi nei luoghi pubblici per chi ha i baffi.
17- California: vietato conservare aragoste con le spine.
18- Victoria (Australia): vietato indossare pantaloncini di colore rosa dopo le ore 24 della domenica.
19- Miami: vietato imitare gli animali.
20- Israele: vietato toccarsi il naso.
21- New Jersey: vietato applicare oggetti sullo specchietto retrovisore all'interno dell'auto.
22- Cirpo: vietato bere acqua alla guida di un'auto.
23- Thailandia: vietato calpestare denaro tailandese.
24- Emirati Arabi: per i non islamici è vietato bere o mangiare nei luoghi pubblici durante il Ramadàn.

Gesù? Aveva ricci scuri e indossava una tunica corta

Gianluca Grossi - Gio, 01/05/2014 - 07:38

Trovata in Egitto una nuova immagine che rivoluziona l'iconografia tradizionale del Nazareno

Se si considera l'immagine impressa nella Sindone, Gesù era caratterizzato da una buona muscolatura, lunghi capelli, la barba e una discreta statura.

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Nessuno, però, può provarlo. Della fisionomia del Nazareno, infatti, non parlano i Vangeli, né le poche informazioni che arrivano dalle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio o dagli Annali di Tacito, storici vissuti nel primo secolo. L'idea che abbiamo oggi del Salvatore è dunque quella maturata in seguito alle opere di artisti e religiosi succedutesi nel corso dei secoli; che, dalle raffigurazioni allegoriche dei primi decenni del cristianesimo, sono passati all'iconografia classica (analoga a quella offerta dal lenzuolo di lino conservato a Torino), che vuole il Figlio di Dio sostanzialmente simile al ritratto riportato nel mandylion, l'asciugamano nel quale, stando alla tradizione bizantina, è riportato il vero volto di Cristo, vivente, con gli occhi aperti, e nessun segno di tortura.

Oggi, però, le cose potrebbero cambiare, se è vero quanto asserisce Josep Padrò, archeologo dell'Università di Barcellona, in Spagna. Padrò parla della scoperta di una misteriosa stanza sotterranea, otto metri per quattro, a Ossirinco, nel medio Egitto, risalente al sesto secolo; dove è stato rinvenuto il ritratto di un uomo, riccioluto, coperto da una tunica corta, che con il braccio alzato al cielo, sta per benedire alcune persone. «Potremmo essere di fronte a una delle primissime immagini di Gesù Cristo», spiega Padrò, «una scoperta eccezionale». Secondo le prime ricostruzioni, in questa sede si ritrovavano dei sacerdoti vissuti durante il periodo copto, poco prima dell'arrivo dell'Islam; i copti, di fatto, rappresentano ancora oggi la più grande comunità cristiana del medio oriente, legata soprattutto alla chiesa ortodossa.

Gli archeologi stanno ora cercando di decifrare le iscrizioni che sorgono vicino all'immagine, e di analizzare i numerosi reperti trovati nei dintorni del dipinto; compresa la sepoltura di uno scriba, morto intorno ai 17 anni, dimostrata dall'alto numero di strumenti necessari a imprimere su fogli di papiro parole, numeri, pittogrammi, fra cui alcune ciotole per conservare l'inchiostro. Anche in questo ambito, infatti, si pensava che dopo la morte si continuasse a fare ciò che si compiva durante l'esistenza terrena, benché il riferimento non fosse più il dio Anubi, ma il Regno dei cieli decantato dal Redentore.

A pochi metri di distanza sono state rinvenute altre mummie assimilabili al periodo storico del giovane scriba; mentre le analisi dei muri hanno dimostrato l'esistenza di strati di pittura che affondano le radici agli albori del sito e che, verosimilmente, rimandano a «epopee» politeistiche. Padrò e il suo team sono giunti alla «camera misteriosa» dopo un lungo scavo, che ha portato allo smantellamento di almeno 45 tonnellate di roccia. Sono stati rinvenuti anche colonne, cunicoli e corridoi, che hanno indotto gli studiosi ad associare il tutto a una più ampia struttura architettonica, forse riconducibile a un antico tempio.

È stata avanzata l'ipotesi di un sito nel quale veniva venerato anni addietro il dio Serapide, divinità ellenica introdotta in Egitto dalla dinastia tolemaica; o potrebbe essere stato il centro di un «cammino processionale» utilizzato per molti secoli, direttamente collegato alle acque del Nilo. Tesi che, comunque, non desta grande meraviglia, considerato che nella stessa zona, da tempo, vengono identificati importanti reperti risalenti all'antichità. E' il caso delle note Elleniche di Ossirinco, frammenti di papiro databili fra il V e il IV secolo a.C., riportanti la storia dell'antica Grecia, forse composta da Eforo di Cuma, autore della «Storia Universale», un'opera comprendente trenta libri. Dopo la scoperta è stato direttamente coinvolto negli scavi il ministro egiziano delle Antichità, Mohamed Ibrahim, convinto che sia necessario preservare ogni traccia delle prime forme di arte cristiana.

Salvano il cane Sid dal “veterinario vampiro”

La Stampa
fulvio cerutti (agb)

Credevano che il loro quattrozampe fosse morto per l’eutanasia, invece era tenuto in vita per fargli donare il sangue


LaStampa
Portare il proprio cane dal veterinario per sottoporlo all’eutanasia è un’esperienza durissima. Chi ama il proprio quattrozampe spesso arriva a questa decisione dopo grandi tormenti interiori. Ma c’è chi ha vissuto un’esperienza peggiore: Marian e Jamie Harris per sei mesi hanno creduto che il loro cane fosse morto, mentre invece era stato tenuto in vita per fargli donare il sangue.

Il veterinario Millard Lucien Tierce, 71 anni, sei mesi fa aveva convinto la coppia texana che Sid, il loro Leonberger di cinque anni, soffriva di una malattia spinale congenita. Non c’erano cure, ma solo molto dolore nel futuro dell’animale. Per evitargli tutto questo l’unica soluzione era l’eutanasia. I coniugi salutarono così il loro Sid lasciandolo al veterinario che si era impegnato a sopprimerlo e a bruciarne il corpo.

Un giorno la Mary Brewer, una ragazza che lavorava alla clinica e che aveva scoperto questa pratica, decide di contattare la famiglia Harris e raccontare la macabra realtà: Sid non era morto, ma era stato letteralmente rapito, rinchiuso in una gabbia sul retro della clinica, tenuto in vita per diventare una sorta di cavia per trasfusioni. 


Quando Sid ha rivisto il signor Harris è impazzito di gioia, gli è saltato addosso e poi è corso verso l’automobile per tornare a casa. Ma non è stata l’unica buona notizia per il signor Harris: esami compiuti in un’altra clinica hanno dimostrato che il cagnolone godeva di salute perfetta.
Il veterinario è stato ora arrestato con l’accusa di crudeltà contro gli animali.

twitter@fulviocerutti

La polizia si spacca

Alessandro Sallusti - Ven, 02/05/2014 - 10:12

Tutti, delinquenti e drogati compresi, hanno i loro diritti. Ma non è che gli unici a non averne devono essere i poliziotti, lasciati sempre con il cerino in mano

-torinoQuando il corpo della Polizia si spacca è davvero un brutto segno per tutto il Paese. È quello che sta succedendo in queste ore sul caso degli applausi di solidarietà di un centinaio di colleghi ai quattro poliziotti condannati in via definitiva per la morte del giovane Federico Aldrovandi, avvenuta nel 2005 a Ferrara. Il ragazzo, fermato all'alba in stato confusionale (risultò che aveva assunto droga e alcol), secondo i giudici morì in seguito alle percosse subite durante le fasi dell'arresto.

Versione questa contestata dai quattro poliziotti e dai colleghi iscritti al sindacato al quale appartengono (il Sap), che chiedono la revisione del processo e si dicono per nulla pentiti dell'applauso. Non la pensano così gli aderenti all'altro grande sindacato di polizia, il Siulp, che hanno condannato con durezza il fatto, alla stregua del capo della Polizia e del ministro degli Interni Angelino Alfano. Già sono state annunciate misure punitive e severe. Centinaia di poliziotti, bollati dai loro vertici come complici di assassini, rischiano ora sanzioni disciplinari o anche di più.

Ministro contro poliziotti, poliziotti contro poliziotti. La verità è che, al di là di quest'ultimo episodio, la situazione è sfuggita di mano. In quel battimani c'è una rabbia più ampia. E non da oggi. Le forze di Polizia sono da troppo tempo lasciate sole tra l'incudine e il martello. Si pretende che proteggano le nostre città, fronteggiando migliaia di teppisti armati di tutto un po', ma se poi ci scappa un calcione di troppo vengono definiti «cretini» dal loro capo.

Li si vuole per strada 24 ore al giorno a combattere criminalità di ogni genere, ma gli straordinari sono bloccati e gli avanzamenti di carriera non ricompensati economicamente. Per non parlare della tutela giuridica. Non si capisce perché se un magistrato sbaglia paga lo Stato, ma se sbaglia un poliziotto lui e la sua famiglia sono rovinati. Tutti, delinquenti e drogati compresi, hanno i loro diritti. Ma non è che gli unici a non averne devono essere i poliziotti, lasciati sempre con il cerino in mano. Punire quell'applauso non gioverebbe a nessuno. Se indegno, onesto sarebbe che a pagare fossero il livello politico e i piani alti della polizia. Ai quali non va il nostro di applauso.

4K, la televisione del futuro sarà ad altissima definizione

La Stampa
elisa barberis

Cos’è e come funziona il nuovo standard che porterà in tv immagini più dettagliate e colori più brillanti. I prezzi degli apparecchi calano, ma i contenuti sono ancora scarsi


LaStampa.it
Immagini sempre più dettagliate e intense, un suono ancora più brillante e pulito, una definizione quattro volte superiore all’attuale HD che davvero fa la differenza. Con una risoluzione video di 4.096 x 2.160 pixel che garantisce un’esperienza visiva molto più vicina alla realtà, lo standard 4K si prepara a conquistare una fetta sempre più importante del mercato, non solo dei televisori. Complice l’abbassamento dei costi di produzione e dei prezzi dei cosiddetti schermi Ultra HD, dovuto anche alla fortissima concorrenza dei marchi cinesi, sono sempre di più gli utenti che anche in Italia guardano al futuro di questa tecnologia. Un vero ecosistema che si va arricchendo rapidamente di prodotti che permettono a tutti di produrre da sé contenuti nel nuovo formato: oltre alle macchine fotografiche, anche telecamere, smartphone e, presto, tablet.

Dal set al salotto di casa
Se il 3D non sembra aver lasciato il segno, presente ma inutilizzato nella maggior parte dei televisori oggi in commercio, il 4K potrebbe invece rappresentare una svolta. Non si tratta solo di quadruplicare i pixel che vanno a comporre l’immagine digitale, piuttosto di portare un significativo miglioramento nella propria esperienza visiva. Se Lg e Samsung incalzano sul fronte dei televisori, Sony è però oggi l’unico produttore in grado di offrire agli utenti la possibilità di creare video ad altissima definizione, oltre a portare nelle loro case i filmati già girati e distribuiti con la nuova tecnologia nelle sale cinematografiche. Dai tre modelli del 2013, entro la fine dell’anno saliranno a sette i televisori della serie Bravia, che vanno ad affiancarsi a sei famiglie in Full HD.

Il colosso giapponese punta sulla qualità: della nitidezza dei particolari, del colore (grazie al display Triluminos che regala sfumature più vivaci), del suono, del design. In tutti i monitor sarà integrato il processore 4K X-Reality PRO per gestire l’upscaling, ovvero la possibilità di “migliorare” gli attuali contenuti in Full HD e riprodurli in 4K, così come il decoder HEVC, che supporta anche i servizi in streaming come Netflix. Per gli schermi in vendita già dallo scorso anno, Sony ha provveduto a introdurre anche in Europa il media player in streaming FMP-X5, privo di hard disk per il download di film. Sarà in vendita da agosto a 399 euro, mentre invece è ancora sconosciuto il prezzo delle tv X9 che arriveranno a giugno, così come quello dell’ X95, top di gamma da 85”, nei negozi dal mese successivo.

Il 4K per tutti
Nonostante la rapida evoluzione dei grandi schermi, sono ancora pochi i prodotti che permettono agli utenti di creare filmati in 4K. Oltre alla gamma di macchine fotografiche mirrorless Alpha A7 con sensore full frame da 35mm e ottiche intercambiabili, che funzionano anche da videocamere, all’ultimo Ces di Las Vegas il colosso giapponese ha lanciato la Handycam Ax100e, piccola e maneggevole, per tutti quei non professionisti che vogliano rivivere in altissima definizione i propri ricordi. Il nuovo protagonista è, tuttavia, lo smartphone Xperia Z2 con fotocamera da 20 megapixel 4K: se già il Samsung Galaxy Note 3 aveva introdotto la possibilità di girare video in UHD, l’ultimo arrivato in casa Sony propone però un sensore più grande e un sistema che elimina il naturale tremolio della mano per riprese più stabili.

I contenuti
È il vero tasto dolente del mondo 4K. Sebbene, da diversi anni, tutti i nuovi film (inclusi titoli famosi come Django Unchained, Argo e After Earth - Dopo la fine del mondo) siano già stati girati e distribuiti al cinema in questo standard, società di broadcasting ed emittenti tv via cavo stanno cominciando solo ora ad investire nella nuova tecnologia. “Stiamo lavorando per incoraggiare la creazione di più contenuti – spiega John Anderson, Head of Consumer Marketing Home Entertainment and Sound di Sony Europe – e tra i progetti in cantiere quello più importante è senza dubbio la partnership con Fifa: quest’estate, durante i Mondiali di Calcio in Brasile, tre match tra cui la finale saranno ripresi con telecamere 4K”.


In Italia
Anche in Italia la Rai ha annunciato la collaborazione con Eutelsat per la produzione di un documentario su Gioachino Rossini diretto da Lina Wertmüller e anche la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II (trasmessa in via sperimentale in UHD grazie a Dbw Communication). Ci vorrà, tuttavia, ancora diverso tempo perché arrivino anche da noi il servizio di noleggio o acquisto Sony Video Unlimited 4K (con un catalogo di oltre duecento film in continua espansione), già attivo oltreoceano, o Netflix, che ha debuttato nel 4K con la nuova stagione della serie televisiva House of Cards ed è in trattative con produttori e brand televisivi per fare da vettore per l’Ultra HD in Italia. Al momento, gli unici contenuti UHD che gli utenti italiani possono vedere sui propri schermi sono quelli personali – filmati realizzati con Handycam 4K o fotografie scattate con camere da almeno 8 megapixel – oppure Blu-Ray di ottima qualità in Full HD ottimizzati tramite upscaling.

Un mercato in crescita
Se per i più quello dell’altissima definizione è un territorio ancora sconosciuto, nel 2014 i colossi dell’elettronica si aspettano almeno di raddoppiare le vendite di televisori 4K. “Solo nell’ultimo anno i nostri dati parlano di 100-150 pezzi acquistati alla settimana – sottolinea Jorge Rojas, Senior Marketing Manager Home Entertainment Products di Sony in Italia – ma, contando anche i concorrenti, si stima che il mercato totale abbia già raggiunto 25mila televisori”. E il settore è destinato a subire una nuova accelerazione nei prossimi mesi, conclude Rojas: “Chi ha già comprato uno schermo UHD è già pronto per il futuro, perché le prossime generazioni di film e serie tv saranno quasi tutte in 4K”.

Basta con la noia del Concertone!

Francesco Maria Del Vigo


blog_delvigo
Che barba, che noia. La solita solfa, la stessa musica. Suonano sempre lo stesso disco rotto e invece abbiamo già sorpassato l’era dell’Mp3. Nel giorno del concerto domina lo sconcerto di vedere sempre le solite facce, le stesse bandiere e gli stessi slogan. Il Concertone, con il suo corollario di cortei e comizi, mi ricorda sempre dì più quelle rievocazioni medievali che in estate organizzano negli antichi borghi. Rievocazioni che poi, loro malgrado, finiscono per contorcersi in parodie e caricature. Perché sotto la tunica da crociato sbucano le Nike e dalla tasca fa capolino l’Iphone. Ecco, a me il Concerto del primo maggio, fa quell’effetto lì. Tutti in piazza per la festa del lavoro, lavoro che non c’è, in un Paese devastato dalla disoccupazione e dagli scoraggiati (pare che siano più di tre milioni), cioè quelli che non hanno nemmeno più la speranza di trovarlo, un impiego. Il clima, più che da festa, sembra quello di un funerale.

Sopra e sotto il palco spumeggia un’umanità sempre uguale a se stessa, attori diversi nascosti sotto un’unica maschera. Tutti engagé loro, in cerca di un contratto di ingaggio gli altri. È il tripudio del buonismo, del pauperismo, del terzomondismo, dei centri sociali, della meglio gioventù. Sono almeno vent’anni che il primo maggio sfrizionando sul telecomando finisco su Rai Tre (e dove sennò?) ed è un po’ come essere catapultati su una macchina del tempo. Tutto uguale. Lo sguardo accigliato del conduttore che sbrodola politicamente corretto e suda sociologia riciclata, il gruppo impegnatissimo che sbraita deliri in difesa di chissàquale minoranza dispersa nel Caucaso, il cantante che parla di padroni e capitalismo come se Il Capitale fosse ancora caldo di stampa. Sempre gli stessi, ormai mummificati dal passare degli anni. La solita combriccola di compagnucci salottieri, quelli che d’estate si suona alla Festa dell’Unità, d’inverno negli Arci e nei centri sociali. La casta degli artisti (?) di sinistra.

Sotto il palco la solita monotonia: un’emorragia di bandiere rosse e bandiere del Che (sapesse dove è finito sarebbe il primo a ribellarsi), lattine di birra, qualche nuvola densa di cannone e la solita retorica del protestante in stato di agitazione permanente. Quelli delle K, per intenderci. Tutto a spese dei sindacati, tutto in quella voragine oscura che non conosce nessuna verifica sui conti. In attesa che Renzi, lo ha promesso anche ieri, faccia luce sulla contabilità e gli sprechi. Forse, allora, anche il primo maggio smetterà di stonare.

Questo articolo è stato scritto mercoledì 30 aprile 2014 alle 19:29 


22 Risposte a “Basta con la noia del Concertone!”

  1. cesare berrini il 1 maggio 2014 alle 23:13: Ormai la liturgia dei trinariciuti si ripete con noiosissima puntualità. Tirano a lucido i vecchi marchingegni del comunismo per confermare l’adesione del gregge di pecore che brama di belare in coro. ILLUDONO I GIOVANI CHE LA LIBERTÀ STA DENTRO UNA CANNA E CHE LA DEMOCRAZIA CONSISTE NEL TAPPARE LA BOCCA ALL’AVVERSARIO POLITICO.


  2. Rabbia il 1 maggio 2014 alle 21:20: Troppe liturgie sono state lasciate a gestire alla sinistra ed ai sindacati razza peggiore dei politici. Il 25 aprile pare che l’Italia l’abbiano liberata i partigiani rossi; il I° maggio sventolio di bandiere rosse e succursali, come se i lavoratori fossero tutti comunisti; giornata della memoria si ricordano solo i campi tedeschi, come se i gulag e le foibe fossero invenzioni borghesi. E tutto nel menefreghismo della stampa libera che si preoccupa di ballerine e nani perchè è meglio non impegnarsi, e lasciarli fare : noi abbiamo altri zuzzini


  3. Anna Maria Campi il 1 maggio 2014 alle 20:57: Perfetto, BRUNO! h.17,28.
    Della Legge Mosca nessuno ne parla, e in pochissimi sono a conoscenza che è stata una catastrofe per lo Stato!
    Con l’entrata in vigore, nel 1974, della famigerata Legge Mosca furono ‘sistemati’ 40mila funzionari, impiegati, sindacalisti, portaborse dei partiti Pci, Dc, Psi, Cgil, per i quali non erano MAI stati versati i contributi pensionistici, recando UN DANNO DI 25 MILA MILIARDI DI LIRE dell’epoca!
    Una voragine per le casse dello Stato che ci portarono a dove siamo: all’elemosina.
    PS: se non ricordo male, mi sembra che un beneficiato sia anche un certo Napolitano… sì, proprio Lui!


  4. Anna Maria Campi il 1 maggio 2014 alle 20:34: Non è possibile conoscere il costo dei cantanti, dei gruppi e degli artisti che saliranno sui palchi? A livello nazionale, s’intende!
    È giusto far pagare ai servizi pubblici, ossia ai cittadini in un momento di crisi economica, un evento canoro più che sindacale?
    Perché dovrebbe godere di un regime di esenzione?


  5. antonio il 1 maggio 2014 alle 20:24: abdullah, tu sei l’ultimo acquisto della premiata ditta cgil, che campa sulla miseria e crea miseria dove passa. auguri .


  6. Marione il 1 maggio 2014 alle 20:16: Rosiconi… e quando le raccoglierete mai voi 700.000 persone per un evento? Non arrivate a pagargli pullman e panino a tutta questa gente!


  7. rinaldo il 1 maggio 2014 alle 20:01: Scusate ma con i soldi del concertone nn si potevano usare x aiutare qualche persona in difficoltà visto che sono tanti?????? E basta con sto concertone, penoso !!!!!!!


  8. Carlo il 1 maggio 2014 alle 18:14: Questa è la festa dei vagabondi. Non solo perchè
    aumentano sempre più i disoccupati(purtroppo)ma, soprattutto,perchè è sponsorizzata da un partito (diviso in mille pezzi) pieno di vagabondi,opportunisti,intollerante,fazioso…..


  9. jacopo il 1 maggio 2014 alle 18:11: Il “concerto” dei comunisti e’il vero ritratto della schifezza !!


  10. Mario Mauro il 1 maggio 2014 alle 18:01: Il concertone è una copia delle adunate nella Piazza Rossa di Mosca ai tempi in cui il popolo russo era in miseria, mentre da noi andava alla grande. Ma i russi 25 anni fa hanno rinunciato al loro concertone e adesso stanno infinitamente meglio, noi, pian piano, seguendo i suggerimenti di chi agita le bandiere rosse (e non si venga a dire che è colpa di un Berlusconi, per quanto non mi sia molto simpatico, dato che è stato ostacolato e bloccato con ogni mezzo) siamo ridotti in miseria, e continuiamo a illuderci che
    il sistema dei concertoni ci farà star meglio.


  11. bruno il 1 maggio 2014 alle 17:28: Si sa che i sindacati hanno sempre “aggiustato” i
    loro affari con i “padroni” alla faccia dei poveri fessi di operai che pagavano le tessere .
    E’ ora che le loro malefatte , a cominciare dalla
    legge Mosca , vengano alla luce del sole . Annullare tutte le pensioni fasulle dei sindacalisti , far pagare loro le tasse e basta
    con i finanziamenti a questi patronati che già ricevono soldi dallo stato per fare i servizi di assistenza fiscale e poi fanno ancora pagare gli assistiti , Sono veramente schifosi


  12. Pilandi il 1 maggio 2014 alle 17:04: Che noia lo stesso articolo tutti gli anni…


  13. paolo il 1 maggio 2014 alle 16:52: 30 aprile 2014 un giorno prima del concerto dite che barba che noia? vedi che siete prevenuti? ci avrei scommesso 100 euro che a voi del giornale non vi andava bene il concertone. aspettiamo di vedere i commenti fotocopia di libero e del foglio domani. siete da 20 anni scontati dite sempre le stesse prevedibilissime cose


  14. Lucio il 1 maggio 2014 alle 16:45: La festa del lavoro che non c’e’. Vivo in Gran Bretagna dove, per Grazia Divina, il 1 Maggio non esiste e dove i vari governi, alternandosi, sono riusciti a portare questo paese fuori dalla crisi economica mondiale e riportare il valore del PIL a livelli superiori a quelli ante crisi? Come e’ possibile? Facilissimo: qui i sindacati fanno il loro lavoro che e’ quello di proteggere il lavoratore e non quello di fare Politica Industriale,Politica Economica,Politica del Lavoro etc. Inoltre qui il lavoro nero e’ pressoche’ sconosciuto,le tasse le pagano tutti, non ci sono falsi invalidi e soprattutto i lavoratori lavorano, giorno e notte, con la pioggia e con il gelo, al chiuso o all’aperto. Sulle autostrade li vedi lavorare anche il Sabato e la Domenica alle 11 di notte con le strade illuminate a giorno. Altro che Concertone del 1 Maggio, la musica se la godono a casa quando rientrano dal lavoro.


  15. Anonimo il 1 maggio 2014 alle 16:17: [...] ma basta con la noia del Concertone! (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Basta con la noia del Concertone!Che barba, che noia. La solita solfa, la stessa musica. Suonano sempre lo stesso disco rotto e [...]

  16. Gigi il 1 maggio 2014 alle 16:17: Che pa@@e questo, cosidetto, concertone. Per me, un concerto e quello dove ,almeno una cinquantina di elementi suonano musiche immortali. Non quel TUMP TUMP TUMP dei cosidetti concerti dei vari ragazzotti cappelluti!


  17. zanka il 1 maggio 2014 alle 16:15: zombies


  18. Alvaro il 1 maggio 2014 alle 15:49: Cosi’ tanto per “informare”:
    Chrysler anno 2.011 dipendenti 35.719,
    Chrysler anno 2.014 dipendenti 48.875
    differenza + 39,6%.
    Se non sbaglio alla guida c’e’ lo stesso “manager” contestato in Italia dal sig. Landini e dalla Fiom.
    Alla faccia del Primo Maggio con le magliette del “che”, le bandiere rosse e tutto quello che il concertone rappresenta.
    Alvaro.


  19. luigi il 1 maggio 2014 alle 14:55: Quando i sindacati cominceranno a difendere IL LAVORO (aziende e fabbriche) e non il lavoratore (falso invalido, falso ammalato, lavativo, assenteista, sindacalista etc) allora avremo un aumento della produttività con conseguente formazione di nuovi posti di lavoro.


  20. giacinto49 il 1 maggio 2014 alle 14:33: E’ dal LIve Aid, ma quelli erano altri tempi ed altra musica, che non seguo un concerto di quelle dimensioni in diretta. Mai seguito quello del 1 maggio che sapeva di stantio già venti anni fa e che ha contribuito, grazie al messaggio comunista e sindacalizzato, all’addormentarsi, anche artisticamente, di tutta una generazione. Il mio concerto oggi lo faccio sul lavoro la mattina e sulla mia Les Paul il pomeriggio.


  21. carletto il 1 maggio 2014 alle 06:59: Giustissimo Francesco. Vedremo se il bambino d’oro avrà le palle. Perché, se è giusto che i comuni la smettano di sperperare contributi per manifestazioni inutili, è altrettanto giusto che i sindacati (minuscolo) la piantino di foraggiare i picnic dei cosiddetti lavoratori, che in realtà ormai sono solo pensionati


  22. abdullah il 1 maggio 2014 alle 00:39: … e ogni anno ci tocca leggere del lavoro che non c’è, di scarpe nike, le magliette di che guevara, del buonismo eccetera eccetera. La novità è che qualcuno sembri credere di essere originale nello snocciolare delle banalità che fanno quasi piangere