mercoledì 7 maggio 2014

Claudia Lombardo, pensionata a 41 anni

Libero


lombardo
In pensione a 41 anni, con 5.100 euro al mese vita natural durante. Il nuovo record del baby pensionato della politica è di Claudia Lombardo (Fi), ex presidente del Consiglio regionale sardo, strappandolo all'ex deputato Giusepppe Gambale, entrato alla Camera con La Rete di Orlando nel '92 a 28 anni e andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro. Lo scrive Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera riprendendo un'inchiesta di sardiniapost.it.

Il sito sardo ha chiesto alla diretta interessata come si spiega un vitalizio ottenuto in così precoce età, la Lombardo fa spallucce: "Non sono norme che abbiamo approvato noi - dice - io di questa norma non ero nemmeno a conoscenza, l'ho scoperto a marzo scorso". Un bel premio dopo quattro legislature beccato a "sua insaputa", già previsto da metà anni '80 e confermato nel 2000. Quell'anno però l'assemblea sarda, di cui la Lombardo faceva parte, ha deciso che il vitalizio poteva essere incassato dopo i 60 anni, ma i diritti acquisiti (i loro) non potevano essere cancellati.

Claudia Lombardo è entrata in Consiglio nel 1994 a 21 anni, dal 2009 al 2014 è stata presidente del Consiglio regionale chiudendo la quarta legislatura che le ha fatto vincere il bonus del vitalizio da ritirare alla cassa già 24 ore dopo aver lasciato l'incarico nel Consiglio. In più un assegno di fine mandato "cospicuo", dice Sardinia Post che ha notizia di un esposto in Procura proprio contro l'ex presidente del Consiglio sardo.

Il TomTom compie 10 anni: ha già percorso 280 miliardi di km

Corriere della sera

La società olandese ha lanciato il suo primo navigatore nel maggio del 2004. Da allora è stato venduto in 35 paesi e ha guidato per 700mila anni

 

2004: il Corriere della Sera presentava così il navigatore gps portatile per auto  TomTom Go
2004: il Corriere della Sera presentava così il navigatore gps portatile per auto TomTom Go


Il TomTom compie 10 anni: sono 75 milioni i navigatori venduti da allora in 35 paesi, 280 miliardi i km percorsi che corrispondono a circa a 700 mila anni di tempo passato alla guida.
Dal Go alle app
Dieci anni fa l’azienda ha lanciato il primo navigatore satellitare, il TomTom GO, rivoluzionando così il modo di vivere il viaggio in macchina. «Con il lancio di TomTom GO, abbiamo reso la navigazione satellitare accessibile a tutti, per la prima volta», dice Luca Tammaccaro, vicepresidente di TomTom Italy & SEE. «Ogni giorno - spiega l’azienda - oltre 800 milioni di persone si affidano a TomTom per raggiungere la propria destinazione. La mappa, il servizio Traffic e la tecnologia di navigazione alimentano dispositivi satellitari, app e soluzioni utilizzate da consumatori, da aziende e da governi, a livello globale».
Gli invitati alle nozze e i «divorzi evitati»
Negli ultimi 10 anni, TomTom ha guidato 35 milioni di turisti verso la propria meta di vacanza, 20,4 milioni di invitati a una cerimonia di nozze ad arrivare in tempo sul luogo della celebrazione, 16,7 milioni di aspiranti lavoratori a un colloquio di lavoro e 2,9 milioni di persone a raggiungere il luogo del primo appuntamento, e salvato 13 milioni di matrimoni, permettendo di evitare inutili battibecchi e litigi in merito alla scelta della strada da percorrere.
«Doh! Tra 100 metri gira a sinistra!»
In questi anni le voci di TomTom hanno guidato milioni di persone verso la propria destinazioni, rendendo «Jane» e «Tim» parte integrante della famiglia. Ma anche alcuni dei più noti personaggi del cinema e del mondo dell’entertainment hanno prestato la loro voce per diventare speaker d’eccezione dei TomTom GO. I più amati? Darth Vader e Homer Simpson.

7 maggio 2014 | 13:38

LetzGo, autostop sicuro con una app

Corriere della sera

di Rossana Caviglioli

Sezioni
Come Bla Bla Car, ma per le brevi distanze. O come il famoso (e famigerato) Uber, ma senza l’obbligo di pagare l’autista. LetzGo è una app che consente di chiedere e offrire passaggi in macchina di pochi chilometri ed è pensata soprattutto per chi si deve spostare da un capo all’altro di una grande città. Permette di muoversi senza essere legati a orari e tratte dei mezzi pubblici e a prezzi decisamente contenuti. Il servizio è per ora attivo solo a Milano, ma il progetto è quello di estenderlo a tutte le maggiori città italiane, e ci sono già piani per esportare LetzGo in altri Paesi europei.
Già 500 iscritti
La start up è stata presentata ufficialmente durante il Fuorisalone, mentre l’app, rilasciata negli scorsi giorni, ha già superato i 500 iscritti. «L’idea è nata anni fa», spiega Davide Ghezzi, socio fondatore insieme a Luigi Pincelli e Sabrina Vinella. «Mi sembrava assurdo che quasi tutte le auto che vedevo passare avessero un solo passeggero. Un tempo non c’era la tecnologia adatta per rimediare, e l’alternativa era affidarsi a un pericoloso autostop. Ora invece le possibilità ci sono». Inoltre, il rimborso non è obbligatorio. A fine viaggio l’app calcola il consumo di benzina e il passeggero, se vuole, può condividere le spese.

Il meccanismo è semplice: ci si registra, si inseriscono i punti di partenza e di arrivo, il numero di passeggeri e si aspetta, mentre l’applicazione manda una richiesta a tutte le auto disponibili nella zona. Se qualcuno risponde è possibile controllarne il profilo e decidere se accettare o meno il passaggio. Si può condividere il viaggio su Facebook, o far partire in automatico un sms o una mail, per avvertire gli amici. A fine viaggio l’app calcola il consumo di benzina e il passeggero, se vuole, può condividere le spese. «Il rimborso non è obbligatorio proprio perché non vogliamo che LetzGo possa essere visto come uno strumento per far soldi», spiega Pincelli. «Il nostro è un target responsabile, attento all’ecologia, fiducioso e aperto al prossimo».
Misure di sicurezza
Le misure di sicurezza però non mancano. Chiunque riceva troppi feedback negativi come autista o passeggero può essere espulso dalla community a tempo indeterminato. Chi vuole partecipare come driver deve poi superare una serie di controlli, inviare copia della patente (che deve avere da più di un anno) e dimostrare di essere regolarmente assicurato. Per ora la app è disponibile solo per Apple, ma presto sarà rilasciata anche la versione Android, mentre il servizio, attualmente limitato alla fascia oraria tra le 17 e le 22, verrà ampliato tra qualche settimana.

Nel frattempo, LetzGo si prepara alla grande sfida di Expo 2015. «Milano è la città giusta per una start up come la nostra, e abbiamo avuto anche un’ottima accoglienza da parte delle istituzioni», dice Pincelli. «Le uniche difficoltà che abbiamo incontrato sono legate alla legislazione italiana, che è ancora molto arretrata. Il consumo collaborativo è ormai un fenomeno diffuso: continuare a far finta che non esista non è una grande idea».

Internet cresce: tre miliardi di utenti connessi entro la fine dell’anno

La Stampa

claudio leonardi

Oltre la metà dai mercati emergenti. Sempre più accessi alla banda larga da dispositivi mobili

a.it
Entro la fine del 2014 in tre miliardi al mondo saranno connessi in rete, circa due terzi nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre saranno più di due miliardi le persone che avranno accesso alla banda larga da dispositivi mobili, oltre la metà dai mercati emergenti. A scattare la fotografia del mondo connesso è l’ultimo rapporto dell’Itu, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’Ict.

Entro l’anno il 44% delle abitazioni globali avrà accesso a Internet. Complessivamente tre miliardi di persone useranno il web: oltre il 90% di coloro che ancora non vi hanno accesso proviene dai Paesi in via di sviluppo. La regione con la maggiore penetrazione Internet è l’Europa (75%), seguita dalle Americhe dove due persone su tre avranno accesso alla rete per la fine del 2014. Quest’anno una persona su dieci avrà accesso alla banda larga fissa. Il 44% delle utenze è in Asia e Pacifico, un quarto in Europa, mentre in Africa meno dello 0,5%. La banda larga mobile invece toccherà quota 2,3 miliardi di sottoscrizioni con una penetrazione globale del 32%. Percentuale che sale all’84% se si considerano solo i Paesi sviluppati.

Continuano a calare i servizi di telefonia fissa, tendenza invariata negli ultimi cinque anni. Entro la fine del 2014 ci saranno 100 milioni di utenze in meno rispetto al 2009. Quanto ai servizi di telefonia mobile, le sottoscrizioni raggiungeranno quota 7 miliardi quest’anno, di cui 3,6 solo nella regione dell’Asia e del Pacifico. Tuttavia il tasso di crescita globale è del 2,6%, ai minimi di sempre, segno di un mercato quasi saturo. 

(Ansa)

Elezioni, la pagina Facebook con i peggiori santini dei candidati locali

Libero



Dal candidato Finocchio che regala semi a quello con improbabili giochi di parole tra il proprio cognome e le palle. Che sia per il consiglio di un Municipio o per quello Comunale, la campagna elettorale per le Amministrative ha il suo volto trash soprattutto nei santini, i bigliettini distribuiti a valanga dai candidati per rimanere impressi nella memoria degli elettori. Da poco è nata una pagina su Facebook intitolata Santini di Merda, sull'onda dei successi di La prestazione sessuale di merda o il Fidanzato di merda.

Morto il custode del “tesoro di Hitler”

La Stampa

tonia mastrobuoni

Il padre di Cornelius, Hildegard Gurlitt, era stato uno dei mercanti d’arte più famosi della Germania nazista. Nel 2012 nel suo appartamento di Monaco di Baviera furono sequestrati 1400 capolavori

a.it
Cornelius Gurlitt è morto ieri nel suo appartamento a Schwabing, in un quartiere residenziale di Monaco. Lo stesso dove avevano fatto irruzione a febbraio del 2012 fa i poliziotti della dogana, insospettiti dai duemila euro che avevano trovato addosso all’anziano tedesco su un treno di ritorno dalla Svizzera. Tra montagne di immondizia, Gurlitt nascondeva una collezione mozzafiato di capolavori novecenteschi: da Picasso a Matisse, da Beck a Chagall.

Quasi 1.500 opere rimaste nascoste nella sua casa per mezzo secolo: ogni tanto Gurlitt ne vendeva un pezzo per mangiare o pagarsi le spese mediche, ma aveva sempre mantenuto il terribile segreto del padre. Una fetta ulteriore di quadri, disegni, sculture dal valore inestimabile era stata ritrovata successivamente in una casa a Salisburgo, in Austria.

Il padre di Cornelius, Hildegard Gurlitt era stato uno dei mercanti d’arte più famosi della Germania nazista: moltissime sue opere erano state trafugate agli ebrei o sequestrate nei musei come “arte degenerata”. Subito dopo la guerra, aveva dichiarato ufficialmente distrutto il suo immenso tesoro, bruciato nel rogo dei bombardamenti di Dresda. 

Questi recenti, ultimi mesi della sua vita, il figlio Cornelius li ha passati soprattutto con gli avvocati, impegnati a difendere il suo patrimonio. Ma un mese fa aveva ceduto almeno alla possibilità che ai legittimi proprietari dei furti nazisti venissero restituite le opere rubate dal ’33 in poi. Il quadro più famoso di questa parte della collezione è un magnifico “Ritratto di signora” di Matisse che è tornato alla famiglia di Anne Sinclair, l’ex moglie di Dominique Strauss-Kahn.

Gurlitt aveva 81 anni. Il portavoce ha spiegato che è morto ieri a Schwabing, a Monaco di Baviera, dove viveva. Figlio di un mercante d’arte, Gurlitt era Stato trovato in possesso di uno straordinario tesoro, di cui ha rivendicato la legittima proprietà. Sulla collezione era stata aperta una inchiesta tuttora in corso. Gurlitt aveva trovato un accordo con le autorità tedesche per le verifiche sulle opere in suo possesso.

Le 10 statue più strane (e invadenti) del mondo

La Stampa


1
Ataturk. Buca, Izmir, Turchia, 40 m. Costruita nel 2009
Sovrastano le città, sono scolpite nelle montagne o a sorpresa svettano nel bel mezzo del nulla. Sono le statue gigantesche fotografate da Fabrice Fouillet in giro per il mondo e raccolte nella serie “Colosses”. I monumenti progettati in varie epoche per far impallidire e sminuire tutto ciò che si erge attorno, sono spesso icone religiose e politiche senza tempo. A differenza dei turisti e pellegrini che si recano per ammirare queste opere incredibili, Fouillet durante i suoi viaggi si è interessato più a come il paesaggio intorno a ogni monumento è stato trasformato. Ecco alcune delle foto pubblicate sul suo sito


2
La chiamata della madrepatria . Volgograd, Russia, 87 m. Costruita nel 1967.



3
Statua di Guan Yu . Yuncheng, Cina, 80 metri. Costruita nel 2010





4

Grand Byakue. Takazaki, Giappone, 42 metri. Costruita nel 1936




5
Cristo redentore. Świebodzin, Polonia, 36 m. Costruita nel 2010.






6
Monumento al Rinascimento africano. Dakar, Senegal, 49 m. Costruita nel 2010





7
Cristo benedicente. Manado, Indonesia, 30 m. Costruita nel 2007.





8
Mao Zedong. Changsha, Cina, 32 m. Costruita nel 2009.






9
Statua della Madre Patria. Kiev, Ucraina, 62 m. Costruita nel 1981.







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Esoterismo, magia e esorcismo: a Roma 6 giorni di corso per liberarsi dal demonio

Libero


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Esoterismo, magia, occultismo, spiritismo, satanismo e adesione a sette. Sono solo alcune delle materie del corso organizzato dall'istituto Sacerdos dell'ateneo pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con il Gris (Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa) e con il patrocinio della Congregazione per il clero. Il corso nasce per apprendere le pratiche e le tecniche di "liberazione dal demonio". Il corso è iniziato ieri 5 maggio e continuerà fino al 10 maggio 2014 a Roma presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

L'obiettivo del corso - Come racconta il quotidiano cattolico l'Avvenire, il corso è una maratona di sei giorni di approfondimenti a 360 gradi, con i massimi esperti in materia e si prefige l'obiettivo di "offrire agli oltre 200 partecipanti, provenienti da 33 paesi (tra sacerdozio e laici), l'opportunità di acquisire strumenti utili per il lavoro pastorale, di informazione e di sostegno alle famiglie colpite dai fenomeni della magia, dell'occultismo e del satanismo".

Le materie - "Solo nel 10% dei casi ci si trova di fronte a un reale intervento del demonio", ha spiegato Padre Cesare Tarqui, esorcista di Coira (Svizzera) che nel suo intervento nel corso si soffermerà sulla preghiera di liberazione e spiegherà i 4 livelli di azione demoniaca: infestazione, ossessione, vessazione, possessione. "Soltanto una formazione approfondita di un numero adeguato di sacerdoti permette di affrontare con efficacia le richieste di intervento" spiega ancora Tarqui sul quotidiano.

Il successo - "Il corso – spiega Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris – ha un successo superiore alle aspettative. I motivi di questo interesse sono vari: da una parte viviamo in una società che si ritiene disincantata e che invece si lascia con facilità ammaliare dalle sirene che cantano una conoscenza particolare e corre il rischio di restarne schiava fino a morire". Il corso è già attivo da qualche anno. "Nel 2005 - spiega Ferrari - alla prima edizione, il corso era riservato solo ai sacerdoti, ai religiosi, ai diaconi permanenti, ma già fin d’allora alcuni laici chiesero di potersi iscrivere. Negli anni sono state accettate anche le richieste di laici, fino alla possibilità piena di iscrizione a tutti quei laici in possesso di valide motivazioni, presentati da un presbitero e professionalmente motivati ad approfondire le loro conoscenze e competenze nel settore".

Proibito viaggiare all’estero” L’ultima fatwa del religioso saudita

La Stampa

maurizio molinari

Sheikh Abdullah al-Suwaileme proclama un divieto senza precedenti: “Ho il timore che chiunque muoia nella terra degli infedeli possa finire all’Inferno”


 93x443“Viaggiare all’estero è proibito, tranne in casi eccezionali”. E’ il saudita Sheikh Abdullah al-Suwaileme a proclamare una fatwa senza precedenti contro coloro che escono dai confini nazionali. Al-Suwaileme appartiene alla commissione “Munasaha” che gestisce i programmi di riabilitazione e reinserimento dei militanti di Al Qaeda imprigionati ed è proprio sulla base dell’esperienza maturata nel “trattamento” dei jihadisti che è arrivato alla conclusione di “proibire i viaggi all’estero”. “Ho timore che chiunque muoia nella terra degli infedeli possa finire all’Inferno - afferma al-Suwailem in una dichiarazione al giornale arabo-londinese al-Hayat - viaggiare all’estero è proibito tranne in casi di estrema necessità”.
In particolare, aggiunge, “per andare all’estero bisogna essere molto credenti” al fine di potersi dimostrare “immuni” dal contagio della società occidentale “senza cedere ai cosiddetti desideri”.

“Chiunque teme di non poter resistere all’alcol non deve andare all’estero se non in situazioni estreme” da qui la condanna di “chi vive fra gli infedeli”. A suo avviso bisogna evitare di “andare in Paesi non musulmani anche se il motivo è di lavoro o di studio” conclude il leader religioso, le cui dichiarazioni hanno suscitato un vespaio di polemiche in patria. A cominciare da Ahmed Bin Qassim al-Ghamdi, ex capo della polizia di Mecca, secondo quale “viaggiare fa bene alla salute ed alla mente” e immaginare di vietarlo significa divulgare “batteri estremisti”.

Lavoro straordinario fuori busta, il parere del Ministero

La Stampa


Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rispondendo ad un quesito in materia di retribuzione straordinaria, con la nota n. 2642/2014 spiega che, in fase di ordinanza di ingiunzione, alla violazione del datore di retribuire un lavoratore che ha effettuato straordinari senza che il valore sia iscritto nel Libro Unico del Lavoro deve essere applicata, prioritariamente, la sanzione prevista della Legge n. 4/1953. 

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Così si è espresso il Ministero del Lavoro in una nota, rispondendo al dubbio posto dalla DRL Veneto. Le disposizioni per le quali si chiede l'applicabilità, in sede di ordinanza ingiunzione, del principio di specialità, ai sensi dell’art. 9 L. n. 689/1981, sono: l’art. 5, comma 5, d.lgs. n. 66/2003 per cui «il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro (...)»; gli artt. 1 e 3 L. n. 4/1953 secondo i quali i datori di lavoro devono consegnare, all’atto della corresponsione della retribuzione, ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti, un prospetto di paga e tale documento di riepilogo deve essere consegnato al lavoratore nel momento stesso in cui gli viene consegnata la retribuzione. 

La problematica concerne quindi la verifica se una delle due disposizioni possa considerarsi speciale rispetto all'altra. In relazione alle finalità delle citate disposizioni il MLPS evidenzia che, mentre quella del 2003 vuole consentire al lavoratore una verifica sia sulle ore di lavoro straordinario effettivamente svolto sia sulla retribuzione in base ai parametri della contrattazione collettiva, la disposizione del 1953 vuole consentire una verifica su tutta la retribuzione e sulle trattenute effettuate. La condotta della mancata indicazione in busta appare più grave nel momento in cui le maggiorazioni in questione non siano state neanche computate nell'ambito del totale: ciò comporta l'applicazione delle sanzioni previste dalla L. n. 4/1953, non a caso più severe rispetto a quelle legate alla violazione dell’art. 5, comma 5, d.lgs. n. 66/2003. In sostanza, in caso di ‘fuori busta’ trovano applicazione le sanzioni di cui alla Legge del 1953 e, qualora gli importi corrisposti siano inferiori alla previsione dalla contrattazione collettiva, anche la sanzione ex d.lgs. n. 66/2003.

Fonte: www.fiscopiu.it

Il miracolo di Paolo VI, sì dei cardinali

La Stampa

Andrea Tornielli
Città del Vaticano

Porporati e vescovi della Congregazione delle cause dei santi questa mattina hanno dato l'ultima approvazione alla guarigione di un bimbo non ancora nato


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La beatificazione di Papa Montini si avvicina: questa mattina i cardinali e vescovi della Congregazione delle cause dei santi hanno approvato all'unanimità il miracolo attribuito all'intercessione del Pontefice bresciano morto nell'agosto 1978. L'anno della canonizzazione dei due Papi - Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II - sarà dunque anche l'anno della beatificazione di Montini. Nei prossimi giorni Papa Francesco promulgherà il decreto sul miracolo e per quanto riguarda  la data si parla del 19 ottobre, a Roma, in occasione della cerimonia conclusiva del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia: fu proprio Paolo VI a istituire il Sinodo, nel settembre 1965 in risposta a un desiderio dei padri conciliari. Non si deve inoltre dimenticare che il prossimo agosto ricorrono i cinquant'anni della pubblicazione della prima grande enciclica programmatica di Papa Montini, «Ecclesiam Suam», da lui interamente redatta.

Il miracolo attribuito all'intercessione di Paolo VI è avvenuto nel 2001 negli Stati Uniti e ha riguardato un bambino non ancora nato, un feto che alla 24esima settimana di gravidanza ebbe gravi problemi: si era infatti verificata la rottura della vescica fetale, con ascite (presenza di liquido nell’addome) e anidramnios (assenza di liquido nel sacco amniotico). Tutti i tentativi dei medici non ebbero esito positivo e la diagnosi era drammatica: il piccolo sarebbe probabilmente morto nell'utero o, nella migliore delle ipotesi, sarebbe nato con una gravissima insufficienza renale. Alla madre venne prospettata l'opportunità di abortire, ma lei si rifiutò, seguendo invece l'invito di una suora amica di famiglia che aveva conosciuto Montini e le aveva donato un'immaginetta con un frammento dell’abito del Pontefice autore dell'encicicla «Humanae vitae», suggerendole di pregarlo.

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Dieci settimane dopo le analisi mediche attestarono un notevole miglioramento della situazione e il bambino nacque con un parto cesareo alla 39esima settimana di gestazione. Il caso arrivò a Roma, alla postulazione della causa, allora ancora tenuta dal gesuita Paolo Molinari, scomparso la scorsa settimana. L'inchiesta diocesana, come ha rivelato il settimanale «Credere», è stata avviata nel 2003 e le testimonianze concordano nel ritenere inspiegabile scientificamente il caso in questione.

Del bambino, oggi tredicenne, è stata costantemente monitorata la crescita, per verificare la sua salute e il suo regolare sviluppo psicofisico, con un'attenzione particolare alla normalità della funzione renale. Il 12 dicembre dell'anno scorso la Consulta medica della Congregazione delle cause dei santi, presieduta dal professor Patrizio Polisca, ha confermato l’inspiegabilità della guarigione, e lo scorso 18 febbraio si sono pronunciati favorevolmente anche i teologi del dicastero. Il riconoscimento delle virtù eroiche di Papa Montini era stato promulgato da Benedetto XVI il 20 dicembre 2012.

Uccise il brigadiere Custra: l’ex terrorista Ferrandi riabilitato

Corriere della sera

di Alessandro Fulloni

La sentenza: dopo 37 anni il pentito, che incontrò la figlia del poliziotto, riottiene i diritti civili. «Sarebbe stato impossibile senza i familiari delle vittime, anime grandi»


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Uccise il vicebrigadiere di polizia Antonio Custra, a Milano. Era il 14 maggio 1977 e quelle istantanee in bianco e nero scattate durante un corteo di autonomi sono le immagini simbolo degli anni di piombo. L’agente aveva 25 anni e chi sparò il proiettile mortale, l’ex terrorista di Prima Linea Mario Ferrandi, ne aveva 28. Scontata la pena per omicidio, dopo essersi dissociato e aver dato un contributo «rilevante» nello smantellamento della lotta armata, Ferrandi ha ottenuto la riabilitazione dal tribunale di sorveglianza di Milano. Sentenza depositata in cancelleria pochi giorni fa, a 37 anni dal delitto. Non è solo un fatto simbolico. L’ex terrorista, ai fini pratici, riacquista diritti cancellati dalle passate sentenze di condanna. «Potrà tornare a votare, partecipare a concorsi pubblici. O più semplicemente ottenere licenze amministrative per aprire attività commerciali» spiega l’avvocato Davide Steccanella che ha assistito Ferrandi nella richiesta di riabilitazione.

93x443«Ha dato prova di buona condotta»

L’ex terrorista venne arrestato grazie a quelle foto in cui i suoi compagni sparano alla polizia in una manifestazione a Milano. Non è lui quello ritratto nell’istantanea in cui un uomo punta una pistola a braccia tese, ma un altro degli autonomi con lui. Custra in quel momento era già morto, sull’asfalto di via De Amicis. «Portavamo le armi alle manifestazioni ed io ero il capo di quella “struttura”. Di quello che accadde porto tutta la responsabilità» ammise poi Ferrandi. Il percorso che lo ha portato a riottenere i diritti civili viene raccontato nel dispositivo della sentenza (di cui si è saputo inizialmente dalla pagina Facebook del giornalista di Panorama Giovanni Fasanella). Tre pagine firmate dal presidente del tribunale Guido Brambilla. Il linguaggio è quello freddo del documento giudiziario. Carte dietro alle quali c’è, soprattutto, il dolore dei familiari delle vittime, la coscienza dell’autore del delitto e la storia insanguinata di un abbondante ventennio. Scrivono i giudici che Ferrandi «ha dato prova effettiva e costante di buona condotta» dopo l’arresto a Londra - era il 29 ottobre 1981 -, «la dissociazione dalla lotta armata, la collaborazione in processo come quello Tobagi», e il «contributo rilevante nella lotta armata».

Omicidio Custra: riabilitato Ferrandi, ex terrorista pentito di Prima Linea Omicidio Custra: riabilitato Ferrandi, ex terrorista pentito di Prima Linea
Omicidio Custra: riabilitato Ferrandi, ex terrorista pentito di Prima Linea Omicidio Custra: riabilitato Ferrandi, ex terrorista pentito di Prima Linea
Omicidio Custra: riabilitato Ferrandi, ex terrorista pentito di Prima Linea
 
L’incontro con Antonia Custra
Poi quell’incontro, nel 2007, con la figlia di Custra, Antonia, «nata due mesi dopo - è sempre il racconto della sentenza, ndr - l’assassinio del padre». La ragazza e l’uomo che uccise suo padre in precedenza si erano «parlati» solo sui giornali. Lei aveva detto: «Finalmente ho un nome da odiare. Vorrei incontrarlo e dirgli che ha distrutto tre vite: papà, mamma, la mia». Lui aveva risposto: «Sono pronto. È terrificante, è uno schiaffo violentissimo, durissimo. Ma non voglio attenuarlo».
«Sentii che mio padre mi era accanto»
Poi accadde qualcosa d’altro. Di cui il tribunale ha tenuto conto. Mario Ferrandi e Antonia Custra ebbero un breve colloquio telefonico davanti alle telecamere della Rai e alla fine s’incontrarono, proprio a Milano. «Era molto imbarazzato, poi dopo un po’ si è sciolto. Gli dovevo addirittura far coraggio io - disse successivamente Antonia Custra - sembrava una persona morta dentro. Abbiamo parlato molto. Non ero mai stata a Milano, mi sono fatta portare in via De Amicis (la strada in cui venne ucciso il padre, ndr) che avevo visto solo in quelle foto che tutti conoscono. Ho provato un dolore che mi ha tolto il respiro, ma a un certo punto ho sentito che mio padre mi era accanto».
I familiari delle vittime
Non è stato solo quell’incontro a convincere i giudici. Ferrandi (che oggi lavora «presso l’officina di un amico», «situazione abitativa precaria», «l’auto del 1990 sottoposta a fermo amministrativo Equitalia»), nel corso degli anni ha svolto «percorsi di giustizia riparativa, narrando il proprio passato». Incontri al liceo Carducci di Milano, in oratorio, con il cardinale Martini, con le associazioni delle vittime del terrorismo. Un racconto della «propria esperienza aprendosi a un franco dialogo, dimostrando una singolare capacità di mettere in gioco la propria empatia nel contatto con le vittime, offrendo gesti di riparazione simbolica». Ci fu poi quell’invito di Giorgio Bazzega (figlio del maresciallo Sergio Bazzega ucciso a Milano nel ‘76, assieme al vice questore Vittorio Padovani, dal brigatista Walter Alasia) alla cerimonia di intitolazione dei giardini milanesi alla memoria dei due poliziotto. «Sono felice che Ferrandi sia venuto, gliel’ho chiesto io», disse Bazzega. E poi ancora, la sentenza cita Antonio Iosa (ferito della Brigate Rosse nel 1980) per il quale «consentire a Ferrandi di partecipare alle consultazioni democratiche del paese sia la risposta della democrazia a chi, ai tempi del terrorismo, ritenne di contrastarla con la violenza e con il sangue».
«Antonia, Antonio e Giorgio: tre anime grandi»
Ferrandi spiega di non voler parlare. Al telefono la sua voce è rotta, bassa. Si limita a sillabare pochissime parole. Essenziali. «Sarebbe stato impossibile senza Antonia Custra, Antonio Iosa, Giorgio Bazzega: tre grandi anime».

twitter @alefulloni
6 maggio 2014 | 14:39



L’ex terrorista, il latitante che chiede la grazia, il collaboratore del vicesindaco
Corriere della sera

Cosa fanno oggi alcuni dei personaggi ritratti nelle foto finite negli atti dell’indagine sull’omicidio Custra
 
14 maggio 1977: uno degli sparti che uccisero l’agente Custra nella foto pubblicata dal Corriere d’Informazione
14 maggio 1977: uno degli sparti che uccisero l’agente Custra nella foto pubblicata dal Corriere d’Informazione


MAURIZIO AZZOLLINI - Maurizio Azzollini frequentava l’istituto tecnico Cattaneo, in piazza Vetra, a Milano. In quella foto, 14 maggio 1977, ha 16 anni, impugna una pistola, spara. Non colpì nessuno. Il vice brigadiere Antonio Custra venne ucciso da un’altra arma. Oggi Azzollini lavora al fianco del vicesindaco di Milano, Maria Grazia Guida. Al Corriere spiegò, dopo che la notizia della sua collaborazione con palazzo Marino divenne di dominio pubblico: «Ho pagato e non sono mai fuggito. Porterei un fiore sulla tomba dell’agente»

Muore Pedrizzetti il fotografo simbolo degli anni di piombo
Muore Pedrizzetti il fotografo simbolo degli anni di piombo Muore Pedrizzetti il fotografo simbolo degli anni di piomboMuore Pedrizzetti il fotografo simbolo degli anni di piomboMuore Pedrizzetti il fotografo simbolo degli anni di piomboMuore Pedrizzetti il fotografo simbolo degli anni di piombo

WALTER GRECCHI - Walter Grecchi, un altro di quelli che spararono in via Vetra, oggi vive in Francia. Scelse la latitanza dopo una sentenza di Cassazione che in qualche modo allungava la sua detenzione. Oltralpe ha fatto «tutti i lavori possibili. Dall’imbianchino al lavapiatti. In carcere avevo preso il diploma di geometra, qui ho fatto tre anni di architettura, ma ho smesso. Mi hanno assunto in una ditta tessile, poi ho cominciato a lavorare per il catasto e mi sono specializzato in cartografia: elaboro programmi informatici». Ha chiesto la grazia.

MARIO FERRANDI - Ex terrorista di Prima linea. Il capo del gruppo diventato famoso perché, P 38 in mano, sparava ad altezza d’uomo in via De Amicis quando venne ammazzato il vicebrigadiere di polizia Antonio Custra. Adesso collauda motori nell’officina «di un compagno»: «Ho passato anni tostissimi e per mantenermi facevo anche l’imbianchino». Nel 2007 incontrò Antonia Custra che volle vedere in faccia chi sparò al padre.

ANTONIA CUSTRA- Antonia Custra, 36 anni, la figlia del poliziotto ucciso, lavora al Viminale. “Sono civile. Avrei voluto tanto fare il lavoro di mio padre - ha raccontato - ma mia madre non ha voluto. Indossare la divisa era il mio sogno. La divisa dà emozioni forti. Per me sono positive, ma posso capire, non giustificare, che in quegli anni qualcuno abbia potuto prenderla in un altro modo. Era un periodo brutto, molto brutto”.

16 dicembre 2013

Privacy, le app per smartphone nel mirino del Garante

Corriere della sera

di Valentina Santarpia

Nell’ambito di un’indagine internazionale, sarà valutato il rispetto per la privacy di 50 app italiane e straniere, soprattutto di carattere medico, disponibili su diverse piattaforme


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Colorate, ammiccanti, spesso gratuite, più o meno funzionali, ma a volte pericolose: sono le app per smartphone e tablet, che adesso finiscono nel mirino del Garante per la privacy perché potrebbero pericolosamente attentare alla sicurezza dei dati personali del proprietario del telefono. «Chi possiede uno smartphone normalmente ha attive in media 40 applicazioni che offrono servizi di vario genere, ma che sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati personali, per esempio accedendo alla rubrica telefonica, alle foto oppure utilizzando dati di localizzazione- sottolinea Antonello Soro, il presidente dell’Autorità italiana per la privacy - Spesso tutto ciò avviene senza che l’utente dia un consenso libero ed informato e questo può comportare rischi per la privacy».
L’indagine tra il 12 e il 18 maggio
E’ proprio per evitare questi rischi, che anche l’Authority italiana aderirà al «privacy sweep 2014», ovvero ad un’indagine a tappeto, condotta da 28 autorità internazionali, che esaminerà tra il 12 e il 18 maggio 50 app, italiane e straniere, disponibili sulle diverse piattaforme (Android, iOs, Windows, etc.), e inserirà le informazioni in un report per verificare caratteristiche e funzionalità delle diverse applicazioni. Al termine dell’indagine, in autunno, saranno tirate le somme e le Authority potranno promuovere o bocciare le app in base al rispetto delle norme sulla privacy. In particolare, sotto osservazione saranno le app mediche, un settore che presenta profili molto delicati, e che tocca dati sensibili come quelli sanitari.Se dovessero essere riscontrate violazioni, scatteranno divieti di diffusione, o multe, in base alla gravità.

6 maggio 2014 | 16:36

Mozart, spartito inedito «scampato» ai nazisti all’asta per 600 mila euro

Corriere della sera

di Francesco Tortora

La vendita il 20 maggio da Sotheby’s. È il «Kyrie in do maggiore», partitura musicale scritta nel 1772 quando il genio di Salisburgo aveva 16 anni


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È la più importante opera di Mozart messa all’asta nell’ultimo decennio e dovrebbe fruttare agli attuali proprietari oltre 600.000 euro. Il prossimo 20 maggio la casa d’aste londinese Sotheby’s metterà all’incanto «Kyrie in do maggiore», partitura musicale scritta nel 1772 dal celebre autore austriaco quando aveva 16 anni. Il manoscritto, incompiuto e abbandonato da Mozart alla fine della quinta pagina, è stato scoperto in America Latina e fu portata oltreoceano nel 1938 da Rudolf Götz, un musicista ebreo di Monaco di Baviera che fuggiva dalle persecuzioni naziste.
Viaggio
La storia del viaggio in America del prezioso manoscritto ha qualcosa di straordinario. Götz, sapendo che i nazisti avrebbero sequestrato tutti gli oggetti di valore che possedeva, prima di partire, vendette la maggior parte dei suoi beni e decise di investire i suoi ultimi averi nell’acquisto del manoscritto. Insieme con la sua famiglia, s’imbarcò su una nave per raggiungere il continente sudamericano, portando con sé la partitura, ma staccando il frontespizio, al fine di celare la sua origine. La prima pagina della partitura, assieme agli altri beni della famiglia Götz, furono imbarcati nel 1939 su un’altra nave che non arrivò mai a destinazione perché fu silurata all’inizio della Seconda Guerra Mondiale.
Peripezie
Adesso i discendenti dell’ebreo Götz, capitanati dalla figlia del musicista che ha novantotto anni, hanno deciso di riportare la partitura in Europa e, prima di metterla all’asta, l’hanno offerta al Museo di Mozart di Salisburgo che però non aveva abbastanza fondi per acquistarla. Simon Maguire, dipendente di Sotheby’s, specializzata nella vendita di antichi manoscritti musicali, afferma che l’asta della partitura di Mozart sarà il momento più importante dell’evento del prossimo 20 maggio: «Ho incontrato la figlia del signor Götz e mi ha spiegato che voleva che l’opera ritornasse in Europa - dichiara la curatrice al Daily Telegraph. La signora non ha sentimenti rancorosi né verso la Germania né verso l’Austria. Il suo unico desiderio è portare a termine questa missione mentre è ancora viva in modo da poter raccontare le peripezie vissute dal manoscritto».

6 maggio 2014 | 12:39