giovedì 12 giugno 2014

Gianluca Buonanno (Lega) al Papa: "Se accoglie clandestini e Rom nella Cappella Sistina, lo faccio anche a casa mia"

Libero


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Mentre in Italia abbiamo cancellato il reato di immigrazione clandestina, in Vaticano lo hanno mantenuto" dice il leghista Gianluca Buonanno ospite a Un giorno da pecora su Radiodue senza freni quando la trasmissione passa a trattare la questione dell'immigrazione e le recenti dichiarazioni di Papa Francesco sulle discriminazioni subite da Rom e clandestini: "Il Papa dice che dobbiamo accoglierli - ha aggiunto l'estroso Buonanno, da poco eletto anche europarlamentare, ricordando che a Città del Vaticano c'è ancora il reato di clandestinità - E quindi caro Santo padre, se tu prendi i clandestini o gli zingari nella Cappella sistina, io li prendo a casa mia".

Una multa da 500mila euro. Ma il Comune grazia Pisapia

Chiara Campo - Gio, 12/06/2014 - 09:16

Da candidato ha subito 159 verbali dai vigili per affissioni abusive. Le ingiunzioni annullate dagli uffici 48 ore prima della scadenza


Un «aiutino» da 500 mila euro al sindaco. Il radicale Marco Cappato non molla, da tre anni insegue i responsabili delle affissioni abusive nella campagna elettorale del 2011.

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I vigili staccarono ben 4.890 verbali, pari a 7-8 milioni di euro. Candidati o partiti di quasi tutti gli schieramenti. La battaglia di recupero crediti prima che le multe cadano in prescrizione colpisce dunque in maniera bipartisan. Dal Comune riesce ad avere notizia a rate, giusto una settimana fa riferiva in aula che dopo 3 anni di attesa erano finalmente state emesse a inizio anno un decimo delle ordinanze di ingiunzione.

I primi politici «colpiti»: il sindaco Giuliano Pisapia con 159 ordinanze, il consigliere Manfredi Palmeri e Edoardo Croci, ex assessore della giunta Moratti. Ma a causa di errori nella notifica, le ingiunzioni sono state annullate l'8 aprile. Il lavoro di verifica e nuova emissione richiederà almeno 120 giorni. Ma Cappato solo ieri ha saputo che proprio Pisapia sarebbe stato «salvato» 48 ore prima di dover prendere una decisione clamorosa: pagare mezzo milione o fare ricorso e quindi dimettersi, visto che la legge impedisce a chi ricopre una carica in un ente di avere procedimenti civili o penali pendenti con l'ente stesso.

«Grazie a un accesso agli atti - riferisce il radicale - apprendo che tra il 10 e il 13 aprile il sindaco avrebbe dovuto pagare 510.488 euro. Ma due giorni prima arrivò la determina dirigenziale che annullò tutte le ordinanze di ingiunzione emesse». Motivo, «i possibili vizi di forma nella procedura, contestati nel ricorso da Edoardo Croci. Ma non c'era urgenza di annullare tutte le ingiunzioni. Croci, non essendo Consigliere era libero di fare ricorso e la sua udienza davanti al giudice di pace era fissata per il 29 maggio, 51 giorni dopo». A Pisapia invece ne restavano due per sciogliere il dilemma: pagare o dimettersi.

Il capo di gabinetto del sindaco accusa Cappato di fare «illazioni» e di «smodata e irragionevole ossessione inquisitoria» verso il sindaco che ha «sempre ribadito l'intenzione di procedere al pagamento delle sanzioni che riguardassero affissioni effettuate dal proprio comitato elettorale, pur non avendo responsabilità diretta perchè aveva stipulato un regolare contratto con una società del settore». É «dovere degli uffici redigere ogni verbale in modo tale che la multa non sia vanificata da eventuali ricorsi. La sospensiva del Giudice di Pace di fronte al ricorso di Croci ha evidenziato vizi che avrebbero reso inefficace l'azione sanzionatoria».

Una difesa debole, è la controreplica di Cappato: «Non smentisce nulla» e comunque «la responsabilità politica di porre fine a un'attesa che dura da 3 anni o proseguire con il peggio della tradizione di illegalità italiana, è tutta sua». Ma «Baruffi dice pure il falso, l'ipotesi di vizi di forma era nella memoria difensiva di Croci, non in un atto sospensivo del giudice. L'annullamento è stata un'autonoma iniziativa del Comune».

Gli ex premier assenteisti pagati per non lavorare

Fabrizio De Feo - Gio, 12/06/2014 - 07:47

Letta e Monti si distinguono per essere tra i meno presenti alle sedute in Parlamento


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L'ascensore del potere, si sa, compie spesso brusche frenate. E le oscillazioni e le fermate - impreviste, momentanee o permanenti che siano - possono essere dolorose e lasciare il segno.

Chi di certo sta sperimentando il contraccolpo delle sfumate glorie politiche, delle fanfare diventate silenziose, dei titoli tramutati in trafiletti, il passaggio dai riflettori internazionali all'ombra della periferia politica, sono due ex presidenti del Consiglio come Mario Monti ed Enrico Letta, tanto che sono ormai «spariti» anche dal Parlamento. Spariti per assenteismo.Il primo è finito insabbiato nelle liti interne a Scelta Civica e forse rimpiange quella voce della saggezza e della coscienza che nell'ottobre 2012 - ipse dixit - gli suggeriva di tenersi alla larga dalla politica.

Il secondo, dopo il colpo basso della defenestrazione da Palazzo Chigi e la gelida stretta di mano con Matteo Renzi, si è prima concesso un viaggio in Australia per raccogliere le idee, poi si è imposto per alcuni mesi una disciplina da osservatore esterno delle vicende politiche italiane, forse per tornare al suo storico status di uomo al servizio delle istituzioni e di riserva della Repubblica. Ora Letta sta gradualmente e con scientifica misura riconquistando spazi di visibilità. Lunedì scorso, ad esempio, è apparso per la prima volta alla «sua» Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa per discutere delle «Sfide della presidenza italiana del Consiglio dell'Ue», uno dei primi interventi in ambito accademico in Italia dopo l'impegno come docente presso l'Institut d'études politiques di Parigi.

La parabola di Mario Monti ed Enrico Letta ha, dunque, punti in comune, a fronte di evidenti diversità caratteriali e anagrafiche. Dove i due ex presidenti del Consiglio mostrano comportamenti simili è nell'idiosincrasia verso le Aule parlamentari. Come riporta l'Espresso, Letta dalla fiducia al governo Renzi del 25 febbraio, è stato presente 12 volte alla Camera, partecipando solamente a sedute nelle quali ci sono state votazioni elettroniche. Dal 26 febbraio a oggi, la Camera si è riunita in 38 sedute per votare su vari provvedimenti. Letta è stato presente solo nel 31% di queste. Se prima non poteva essere presente alle discussioni parlamentari perché impegnato come premier, (il suo indice di votazioni effettuate da inizio legislatura, come è possibile verificare sul sito www.camera.it, è del 3,23%) ora non partecipa ai lavori per sua scelta.

Se Letta è tra i più assenti alla Camera, Mario Monti lo imita al Senato. Come attesta il sito di Palazzo Madama, il Professore, nella sua qualità di senatore a vita, ha il 7,45% di presenze (sempre basate sul computo delle votazioni) nel periodo che va da inizio legislatura fino a fine maggio. Il sito OpenParlamento, aggiornato in tempo reale, lo accredita, invece, di una percentuale leggermente più bassa: 6,25%. Entrambi i casi fanno naturalmente riflettere sull'opportunità di legare gli emolumenti alle presenze in Aula o in Commissione. Un argomento al quale dal Palazzo si risponde obiettando che non può essere soltanto la frequentazione assidua della Camera o del Senato - ovvero del «luogo di lavoro» degli eletti o dei nominati - il metro di giudizio dell'attività politica e istituzionale, ma bisogna tenere conto della qualità. Una tesi che ovviamente fa venire l'orticaria a qualunque comune lavoratore.

Bisogna dire che per quanto riguarda i senatori a vita un piccolo passo in avanti è stato compiuto. Nello scorso novembre l'Aula di Palazzo Madama approvò con una maggioranza schiacciante, 254 voti contro 4 no e 4 astenuti, un ordine del giorno di M5S sottoscritto anche dalla Lega che proponeva di cancellare l'esenzione per i senatori a vita dal rilevamento relativo alle presenze in Aula ai fini della corresponsione della parte variabile. I questori raccolsero subito quella sollecitazione. Da allora i senatori a vita vengono penalizzati sulla diaria di 256 euro per ogni giornata di assenza dal voto e di 128 per ogni assenza in Commissione, come ogni altro senatore «mortale». Resta naturalmente la parte fissa che è la più consistente. E che viene corrisposta ugualmente tanto ai campioni delle presenze, quanto ai «fantasmi» di Palazzo Madama e Montecitorio.

Stalin, tanta storia (senza nostalgia) nella Shining della Georgia

La Stampa
luigi grassia

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A Gori (in Georgia) una parte del mausoleo di Stalin incorpora la sua casa natale, un po’ come la Basilica di Assisi racchiude la chiesa della Porziuncola ad Assisi (foto di Marianna De Padova)La Georgia, quella sul Mar Nero, è un Paese simpatico ma anche un po’ strano (il che non guasta). Non ha nostalgie sovietiche, anzi girandoci si ricava la fortissima impressione di un popolo ansiosissimo di diventare in pieno europeo e occidentale, se non altro per sottrarsi alla morsa della Russia; ma al tempo stesso la Georgia conserva amorevolmente le rimembranze di Stalin che è nato proprio qui. Dev’essere più o meno come succede in Mongolia per Gengis Khan: nessuno pensa di far rivivere il passato, ma un po’ di orgoglio per un grande connazionale (per quanto sanguinario) c’è.

Il mausoleo ufficiale è nella città di Gori, non lontano dalla capitale Tbilisi. Vi è conservata la casetta di mattoni a vista e di legno dove Stalin è nato e ha trascorso i primi 4 anni di vita: due stanzette, per mangiare e per dormire, il tutto in poco spazio, con pochissimi mobili e senza servizi. La dignitosa povertà del padre ciabattino. Ma a pochi metri dalla casetta c’è il palazzo-museo con i reperti di una vita di gloria; ovviamente quella che viene più magnificata è la vittoria sul nazismo, mentre sul resto, sui grandi delitti, si glissa un po’. Interessante anche il vagone blindato che Stalin usava per spostarsi nei confini dell’Unione sovietica: ci si può salire e vi si scopre pure un ufficio attrezzato da cui governare tutta l’Urss.


Ma la grande sorpresa è il centro termale della città di Tskaltubo, nell’Ovest della Georgia: qui Stalin veniva a curarsi e a riposarsi, ci sono l’appartamento personale e gli uffici, ma soprattutto c’è un’aria da Shining che colpisce e affascina i visitatori occasionali e i villeggianti che arrivano qui a passare le acque. Soprattutto impressiona il salone delle feste, riccamente addobbato ma pure vagamente sinistro come nel film di Kubrick. Forse il visitatore non si meraviglierebbe troppo se sfogliando un vecchio album di foto ingiallite ci trovasse l’immagine di se stesso in abiti degli Anni 30... 
L’atmosfera indefinibile si coglie già nei giardini monumentali attorno: una visitatrice sensitiva ha colto fin da fuori, dalla soglia del parco, presenze così inquietanti da non voler entrare. Invece tutti i non sensitivi, cioè il 99,9% delle popolazione, apprezzeranno senza riserve (e senza effetti collaterali) questa lussuosa e stranissima Shining termale realsocialista. Da non perdere assolutamente, se passate di qua. 

A Barbados il rum più antico del mondo

La Stampa
eleonora autilio (nexta)

L'isola tropicale è la culla del gustoso distillato della canna da zucchero che qui si produce da più tre secoli


COURTESY OF ©CAPTMONDO/WIKIMEDIA COMMONS

Con i suoi oltre trecento anni, il rum di Barbados è il più antico del mondo. Grazie al clima mite e all'azione benefica del mare, la canna da zucchero sull'isola cresce ottima ed abbondante rappresentando una vera eccellenza locale  che dona un distillato unico nel suo genere, da molti considerato come un vero e proprio esempio di qualità.

L'INGREDIENTE Sono in molti a considerarlo il modello da prendere come riferimento, e non soltanto perchè il rum di Barbados ha caratteristiche davvero uniche che lo rendono speciale, ma anche perchè quello prodotto sull'isola è il più antico del mondo. E' dalla metà del XVII secolo che a Barbados si distilla dell'ottimo rum ed è nel 1703 che nel distretto di St. Michael venne fondata Mount Gay, la prima distilleria di rum del pianeta. Oggi come allora in questi stabilimenti si compie il “prodigio” di trasformare l'ottima canna da zucchero locale che, grazie al clima favorevole, in queste zone raggiunge un livello di qualità incredibilmente elevato, nel prezioso liquore divenuto famoso in tutto il mondo. Basandosi sull'antica ricetta di oltre 300 anni, Mount Gay realizza differenti tipologie di rum, ognuna con le sue caratteristiche e la sua storia, tutte da scoprire durante la visita alla distilleria. Il rinomato Eclipse, ad esempio, è nato nientemeno che nel 1910 utilizzando melassa di canna.

L'invecchiamento, che dura circa due o tre anni, avviene all'interno di botti di quercia che precedentemente contenevano del whisky di tipo Kentucky. Quello che se ne ottiene è un liquore di colore dorato e di gradazione alcolica del 40%. Allo stesso anno risale anche la ricetta dell'Eclipse Silver, un rum bianco che viene prevalentemente utilizzato come componente di cocktail. Di colore bruno-ambrato, l'Extra Old raggiunge una gradazione alcolica del 43% ed è anch'esso prodotto con melassa di canna da zucchero ed imbottigliato dopo ben 15-18 anni di invecchiamento. Comunque molti meno dell'Old Cask Selection, un rum blended che “riposa” fino addirittura a 30 anni prima di essere imbottigliato. Mount Gay non è l'unica distilleria di prestigio a Barbados. Nello stesso distretto, infatti, sorge anche Malibu Rum, anch'essa visitabile, mentre presso la St. Nicholas Abbey, nel distretto di St. Peter, si può osservare da vicino il procedimento di realizzazione di piccole confezioni di rum.

LA RICETTA Tanto semplice quanto caratteristica, la bevanda da sorseggiare durante ogni vacanza a Barbados che si rispetti è il gustosissimo rum-punch. Si tratta di un vero e proprio concentrato di freschezza che assaporato su una spiaggia paradisiaca sprigiona il massimo della sua bontà. Per prepararlo non occorre essere provetti barman. Basterà mescolare 1/10 di succo di lime (meglio se delle Antille), 2/10 di sciroppo, 3/10 di Rum invecchiato di Barbados, 4/10 di acqua o ghiaccio tritato, una spruzzata di Bitter ed il gioco è fatto.

IL SEGRETO Le origini del prestigioso distillato caraibico sono davvero molto antiche. Da un documento datato 1651, infatti, si apprende che a Barbados con la canna da zucchero si preparava un “bollente, infernale e terribile liquore” che prendeva il nome di Rumbillion. La bevanda era talmente forte che era conosciuta anche con il nome di Kill-Divil, l'ammazza-diavolo.

IL TERRITORIO E' la parrocchia di St. Michael la patria del rum di Barbados. Oltre ad essere il distretto del distillato più famoso dei Caraibi, St. Michael è anche quello dove sono concentrate alcune delle attrazioni più significative dell'isola, a cominciare dalla capitale Bridgetown che prende il nome dalla presenza sul suo territorio di numerosi ponti che attraversano il canale Careenage che divide la città in due parti. Il più famoso è il Chmaberlain Bridge edificato nel 1876 e poi sostituito nel 2006 per motivi di sicurezza. Da non perdere il palazzo del Parlamento che al suo interno ospita la Galleria degli Eroi Nazionali di Barbados e il Museo del Parlamento. L'organo è stato istituito a Barbados nel 1639 ed è, dunque, uno die più antichi del Commonwealth. Di fronte al palazzo si estenda la Piazza degli Eroi Nazionali che, un tempo, era chiamata Trafalgar Square come la celebre piazza londinese.

Proprio come per la “sorella” britannica, al centro sorge una statua dedicata a Horatio Nelson. Nella zona si possono, inoltre, visitare luoghi ricchi di fascino come l'ex manicomio, spesso chiamato Jenkins, alcune scuole, tra cui la prestigiosa Combermere e numerosi uffici governativi, oltre all'importante porto internazionale Deep Water Harbour punto di approdo di innumerevoli turisti e molte navi da crociera. La costa occidentale di Barbados, inoltre, è il luogo ideale per paradisiache vacanze caraibiche con tutta la famiglia. Le bellissime spiagge che vi si susseguono, tra la cui le rinomate Brighton Beach, Carlisle Bay e Sandy Lane Beach, offrono sabbie bianchissime e acque turchesi e cristalline che le lambiscono. Impossibile, infine, rinunciare, naturalmente, ad una visita delle distillerie Mount Gay dove si potrà prendere parte adrum session dedicate al liquore e all'ottima cucina bajan.

Cosa si nasconde dentro la cometa?

La Stampa
antonio lo campo

La missione con una trivella made in Italy: “Porteremo alla luce i mattoni della vita”



Dopo l’ultima «virata», avvenuta la scorsa settimana, la sonda «Rosetta» dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, si appresta a compiere l’ultimo tragitto verso il suo obiettivo, la cometa «67P/Churyumov-Gerasimenko». Dopo la lunga traversata nel Sistema solare (il lancio avvenne nel 2004), l’appuntamento si avvicina e scatterà il prossimo novembre: dal corpo principale verrà rilasciato un piccolo modulo di atterraggio, che dovrà «aggrapparsi» con le proprie gambe al nucleo della cometa, quasi come le fiocine del capitano Ahab con Moby Dick.

Così il «lander» tenterà - per la prima volta nella storia - l’atterraggio sul nucleo. Un’impresa al limite, condotta su un corpo celeste particolarmente turbolento. Tanto che Enrico Flamini dell’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, ha voluto intitolare con ironia la relazione - «Rosetta e Philae: sono pazzi questi europei» - presentata al convegno organizzato venerdì scorso al Campus Bovisa del Politecnico di Milano: «“Rosetta”-“Philae”: pizzicare una cometa!».

Se c’è ironia, c’è anche la consapevolezza che l’atterraggio è ancora più rischioso del famoso «rendez-vous» tra la sonda «Giotto» e la cometa di Halley nel 1986. «In realtà sappiamo poco o nulla della cometa 67P, della sua composizione e anche del punto su cui atterreremo - spiega Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, responsabile del progetto della trivella “SD2” installata proprio sul modulo d’atterraggio batezzato “Philae” -. D’altra parte andiamo là proprio per fare nuove scoperte. Finora tutto è andato bene e i dati telemetrici ci hanno indicato che gli strumenti, compresa la nostra trivella, stanno bene e funzionano».


+ Il risveglio di Rosetta: inizia l’avventura a caccia della cometa 


“SD2” - nota in gergo tecnico come «driller» - è stata ideata e sviluppata dalla Selex ES, società del gruppo Finmeccanica, e rappresenta lo strumento-chiave della missione. «L’idea è nata nel 1997 - sottolinea Piergiovanni Magnani, l’ingegnere che ha studiato questo strumento unico - assieme all’idea rivoluzionaria di una sonda destinata a “colpire” una cometa. E abbiamo realizzato tutto in tempi brevi: in appena tre anni il “driller” è stato consegnato. La grande sfida tecnologica è stata quella di realizzare un sistema di trivellazione che dovrà operare su un nucleo a -160° centigradi, in un ambiente decisamente ostile e sconosciuto».

La trivella pesa 4 chilogrammi, più un chilo di parti elettroniche. A bordo - aggiunge Magnani - «un’unità elettronica a 4 schede che ne gestisce le operazioni e può fronteggiare eventuali anomalie. Ha anche una sorta di “girello”, con 26 piccoli contenitori, per i campioni che dovranno essere recuperati: prima verranno scaldati da speciali fornetti, i cui vapori verranno in seguito analizzati dagli strumenti». La punta dello strumento potrà perforare la superficie fino a 25 centimetri di profondità.

«L’idea iniziale - spiega Ercoli Finzi - era quella di realizzare una missione che recuperasse 10 chili di ghiaccio cometario e lo riportasse a Terra. La versione attuale, invece, prevede di recuperare i campioni per studiarli direttamente sulla cometa. E, quindi, si capisce come il “driller” sia un vero e proprio gioiello tecnologico, in tutti sensi. D’altra parte - dice - le lame sono di diamante, i fornetti di platino e le lenti di zafiro...».

I campioni forniranno informazioni inedite. «La speranza - osserva - è quella di trovare elementi che permettano di risalire ai cosiddetti “mattoni della vita”. Il sogno sarebbe di riuscire ad arrivare alla scoperta di gruppi di aminoacidi. Ma, nell’attesa, incrociamo le dita e concentriamoci sull’arrivo sulla cometa. Poi tutto ciò che arriverà dopo sarà comunque un successo».

Mondiali presi di mira dai criminali informatici: attenti alle truffe

Il Mattino

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Mentre il Brasile si prepara ad ospitare il il Mondiale 2014, che avrà inizio oggi con la sfida tra Brasile e Croazia, i criminali informatici stanno lavorando alle campagne fraudolente rivolte proprio ai fan del calcio (aka football). Kaspersky Lab propone diversi suggerimenti per evitare di cadere vittime del phishing e dei malware che hanno come tema la World Cup e godersi uno dei più grandi eventi sportivi del mondo senza problemi.

I truffatori online hanno creato siti web altamente sofisticati che falsificano domini autentici della World Cup, degli sponsor e dei partner, tra cui anche brand noti, utilizzati per invogliare gli utenti a condividere i propri dati privati: nome utente, password e i dati delle carte di credito. «Noi rileviamo 50-60 nuovi domini di phishing ogni giorno solo in Brasile e sono, nella maggior parte dei casi, progettati in modo molto professionale. Infatti, per molti utenti è tutt'altro che facile distinguere un dominio fraudolento da uno vero», ha spiegato Fabio Assolini, Senior Security Researcher di Kaspersky Lab.

Alcuni siti web di phishing, infatti, sembrano addirittura siti certificati. Alcuni URL dei siti fraudolenti iniziano con 'https', dove la 's' sta per 'sicurò e questo dimostra come i criminali informatici riescano ad acquistare anche certificati SSL validi dalle autorità di certificazione. I domini di phishing alle volte hanno anche delle versioni mobile con un look and feel autentico rivolti agli utenti di smartphone e tablet.

Certificati SSL legittimi vengono sfruttati dai criminali informatici anche per infettare con malware i computer degli utenti. Una delle truffe organizzate dai phisher inviava agli utenti del Brasile un messaggio che comunicava la vincita di un biglietto per partecipare ad una partita della Coppa del Mondo. Se l'utente avesse cliccato sul collegamento per stampare il biglietto avrebbe scaricato un Trojan banker nella firma digitale.

Un altro attacco utilizzava la violazione di un database clienti. I truffatori mandavano email personalizzate per informare i destinatari della vincita di un biglietto per la World Cup. I messaggi includevano il nome completo del destinatario, la sua data di nascita e l'indirizzo completo ricavati da un database sconosciuto. Il PDF in allegato che si presentava come biglietto vincente in realtà era unTrojan banker. Il cybercrime che sfrutta l'enorme interesse per la Coppa del Mondo non si limita al Brasile ma ha un impatto globale.

Già a febbraio gli esperti di Kaspersky Lab avevano individuato alcune campagne di mailing di spam e lettere Nigeriane a tema World Cup. Ecco alcuni consigli per evitare di cadere nelle trappole del phishing e dei malware che utilizzano la Coppa del Mondo per i loro attacchi:

1. Controllare bene la pagina Web prima di inserire le credenziali o le informazioni riservate. I siti di phishing sono progettati per risultare autentici.

2. Sebbene i siti web con il prefisso 'https' sono più sicuri di quelli con 'http', questo non significa che siano completamente attendibili. I criminali informatici spesso riescono ad ottenere anche certificati SSL legittimi.

3. Diffidare dei messaggi ricevuti da mittenti sconosciuti. In particolare, bisogna evitare di accedere ai link nelle e-mail provenienti da fonti delle quali non si è assolutamente sicuri e di scaricare e aprire gli allegati ricevuti da fonti non attendibili.

4. Assicuratevi di avere installato una protezione antivirus aggiornata in grado di individuare i siti di phishing e inserirli nella blacklist.

Giovedì 12 Giugno 2014 - 13:06
Ultimo aggiornamento: 13:12

Tomba di Dracula a Napoli, scatta la «tour-mania»

Il Mattino
di Marco Perillo

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Per ora è solo una suggestione, l'oggetto di un'indagine appena avviata da alcuni studiosi dell'università di Tallinn convinti che nel chiostro di Santa Maria la Nova a Napoli ci possa essere la tomba di uno dei protagonisti della Storia più sanguinari: Vlad III Tepes, principe di Valacchia, noto come Dracula in seguito al celebre romanzo di Bram Stoker chen ell'800 tramutò il personaggio storico in vampiro.

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Dopo la notizia dell'inizio degli studi, pubblicata ieri dal Mattino (bisognerà capire se il sepolcro del «genero» di Dracula abbia ospitato anche Vlad, forse in fuga dalla Transilvania al seguito della figlia Maria Balsa) sembra già essere nata una Dracula-mania a Napoli. Diverse associazioni si sono infatti rivolte al museo «Antiche genti di Lucania», diretto da Nicola Barbatelli, per capire se ci sia la possibilità di effettuare al più presto visite guidate ad hoc nelle quali raccontare ai turisti la vicenda del crudele «impalatore» nella città partenopea all'epoca aragonese.

Un fenomeno che è anche frutto del tam-tam mediatico esploso dopo la diffusione della notizia sul sito web del Mattino, e che non sorprende più di tanto chi da tempo studia i possibili incroci tra Dracula e Napoli. Tra questi c'è Giandomenico Glinni, docente di mitologia comparata, nonché presidente dell'associazione Italia-Estonia che è la struttura dell'ambasciata estone in Italia per le questioni culturali. Glinni ha organizzato eventi di gran rilievo in Italia in collaborazione con il professor Orest Kormashov, direttore dell'Istituto delle Belle Arti dell'Università di Tallinn, colui che ha dato il «placet» alle ricerche sulla tomba di Vlad III in Italia.

Una «pista» che nasce proprio dove il mistero s'infittisce: il corpo di Dracula, che leggenda vuole sia stato ucciso dai turchi dopo essere stato tradito, non sarebbe mai stato trovato. Secondo alcuni, potrebbe essere nascosto nel convento di Snagov, su un'isola, nel bel mezzo di un lago situato a trentacinque chilometri a nord di Bucarest. Ma in questo caso il dibattito è aperto: molti sostengono che le ossa trovate lì appartengano a Vlad II Dracul, padre dell'«impalatore». Ed ecco che si fa strada l'ipotesi di una «fuga» di Dracula con la figlia in Italia dagli alleati Ferrillo - Maria Balsa sposò infatti uno di loro; appartenevano al nobile ordine del Dragone.

giovedì 12 giugno 2014 - 10:49   Ultimo agg.: 12:29

Kindle lancia l'app che legge gli e-book. In arrivo con l'aggiornamento di iOS e Android

Il Mattino


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ROMA - Come vengono raccontate le storie ai bambini allo stesso modo saranno raccontati i libri agli adulti. Leggere l'e-book sul proprio dispositivo finché si è seduti in poltrona a casa o sull'autobus e passare al volo alla modalità ''audio-libro'' senza perdere il segno se si è in movimento o in una posizione scomoda per leggere. E' la novità introdotta da Amazon nell'aggiornamento della sua applicazione Kindle per iOS e Android, quella per leggere i libri elettronici su smartphone e tablet di altri produttori.

L'aggiunta dell'opzione audio-libro è resa possibile con l'integrazione della piattaforma ad hoc Audible. 'Whispersync for Voice' è la funzione che consente di passare istantaneamente dalla lettura all'ascolto del libro senza perderne il filo con un solo tocco sullo schermo del dispositivo.La narrazione audio, fa sapere Amazon in una nota, è al momento disponibile per oltre 45mila libri in formato Kindle, compresi alcuni degli ultimi bestseller. Inoltre collegandosi al 'Matchmaker' si potrà effettuare una scansione immediata della propria libreria Kindle per sapere se per qualcuno dei volumi scaricati esiste anche la versione audio, da acquistare a parte con un piccolo extra.

giovedì 12 giugno 2014 - 09:51   Ultimo agg.: 10:05

Da Nuvolari a Pirro, le imprese eroiche dei piloti italiani alla 24 Ore di Le Mans

Il Messaggero
di Sergio Troise

Il primo nostro campione a vincere la maratona francese fu Chinetti, poi toccò al mitico Tazio. Recentemente con l'Audi hanno ottenuto risultati straordinari il driver romano e Dindo Capello.


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LE MANS - Emanuele Pirro, 52 anni, romano, vanta ben 12 presenze nella 24 Ore di Le Mans, dove ha raccolto 5 vittorie, 4 terzi posti, un sesto e due ritiri. Fedelissimo dell’Audi e del Team Joest, ha vintonel 2000, 2001 e 2002 con la R8, nel 2006 con la R10 TDI e nel 2007 con un’auto identica ma gestita da Audi Sport Nordamerica. Un curriculum di grande spessore, che ha impreziosito il valore della presenza italiana in una delle più prestigiose gare del mondo.

Fu Luigi Chinetti il primo italiano a vincere a Le Mans. Accadde nel 1932. L’anno dopo toccò a Tazio Nuvolari, trionfatore in coppia con il francese Raymond Sommer, al volante dell’Alfa Romeo 8C 2300 Monza, l’auto regina di quel decennio, capace di inanellare una sequenza di quattro vittorie consecutive (1931-32-33-34). Il perfetto connubio Nuvolari-Alfa valse ai colori italiani uno storico record: 233 giri alla media di 131 km/h. Un primato che l’anno successivo, con un’auto identica, non riuscirono a battere Luigi Chinetti e Philippe Etancelinne, arrivati al traguardo dopo aver compiuto “solo” 213 giri (20 in meno) a una media nettamente inferiore (120,289 km/h).

Il record di Nuvolari venne battuto solo quattro anni dopo, nel 1937, dai francesi Wimille-Benoist alla guida di una Bugatti Type 57 Tank. Ma a distanza di ben 16 anni, nel 1949 (dopo l’interruzione, tra il ‘40 e il ‘48, imposta dalla seconda guerra mondiale) solo di un soffio (235 giri alla media di 132,554 km/h) fecero meglio Chinetti e Mitchell Thomson, su una ben più moderna Ferrari 166 MM.

Gli anni Sessanta regalarono ai nostri colori i successi della coppia composta da Ludovico Scarfiotti e Lorenzo Bandini (1963), su Ferrari 250P, e di Ninni Vaccarella (1964), sulla 275P, in questo caso in coppia con il francese Guichet. Tra gli altri italiani impostisi almeno una volta, vanno ricordati Paolo Barilla (1984), Mauro Baldi (1989), Michele Alboreto (1997), Pier Luigi Martini (1999). In epoca più recente il mattatore italiano è stato Dindo Capello, recordman di partecipazioni (14), con tre vittorie: nel 2003 con la Bentley; nel 2004 e nel 2008 con l’Audi. Quest’anno farà parte dello squadrone dei quattro anelli Marco Bonanomi: 28 anni, lecchese residente a Colle Brianza, Bonanomi è pilota-collaudatore di Audi Sport e può già vantare un terzo posto a Le Mans nel 2012. Farà equipaggio con Filipe Albuquerque e Olivier Jarvis, al volante della Audi R18 e-tron quattro di cui ha curato lo sviluppo.

Bunga bunga alla Boccassini

Alessandro Sallusti - Mer, 11/06/2014 - 15:33

Il Csm contesta a Bruti Liberati l'assegnazione dell'inchiesta alla pm anti-Berlusconi


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È di nuovo caccia grossa. I cecchini sparano a vista su chiunque sia passato in Laguna con la divisa di Forza Italia.
Titolavano ieri i soliti giornaloni: «Tangenti a Venezia: spunta il nome di...». E via con l'elenco: Brunetta, Tremonti, Gianni Letta, Ghedini, solo per citare i più conosciuti. Poi uno, giustamente incuriosito e indignato va a leggere e che scopre? Il nulla. Esempio uno: una ex segretaria racconta che - citazione testuale - «si favoleggiava» di telefonate di Gianni Letta. Esempio due: un manager fa mettere a verbale che «non ricordo bene ma mi pare che il gruppo abbia dato un contributo elettorale per la campagna di Brunetta di 50mila euro che forse erano stati dichiarati a bilancio». Giustamente anche l'imperturbabile Gianni Letta è sbottato: «Come faccio - ha dichiarato annunciando querela - a difendermi da una favola?».

Ovviamente questi signori non sono indagati, nessuno dei cecchini ha controllato se l'eventuale contributo elettorale era legittimo o no. I giornali di sinistra hanno già emesso la sentenza più vigliacca. Perché quel «Spunta il nome...» fa più danni e male di un avviso di garanzia. Ci si può difendere da una accusa, non da una calunnia o da un sospetto fatti circolare per fini politici. Di questo passo l'inchiesta del giudice Nordio sulla corruzione per il lavori del Mose perderà presto la serietà e l'autorevolezza con le quali è partita. E finirà tutto in caciara come quelle dei colleghi di Milano che proprio ieri sono stati - cosa rara e inedita - sputtanati addirittura dal Csm, il massimo organo di autogoverno dei magistrati.

Parliamo del caso Rubi-bunga bunga che è nato - si legge nella delibera - con procedure illegali. Un uso privatistico dell'amministrazione della giustizia fatto dal procuratore capo Bruti Liberati e dalla sua cocca Ilda Boccassini. Ieri a Roma mi ha fermato per strada un collega di Agorà (Raitre) armato di microfono e telecamera: «Direttore, pensa che dopo i fatti di Venezia Forza Italia debba porsi una questione morale?». Mia risposta: «Guardi che al momento l'unico politico agli arresti è il sindaco del Pd». E lui: «Vabbè, passiamo a un'altra domanda». Non ci siamo. Cambiano i premier e le procure, ma l'aria resta avvelenata. Occhio ad abbassare la guardia.

Rai, maxi evasione fiscale: patteggiamento con l'Agenzia delle Entrate

Libero


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Noi paghiamo il canone e la Rai evade il Fisco. La storia surreale la racconta l'Espresso. Secondo quanto racconta il settimanale viale Mazzini avrebbe patteggiato con l'agenzia delle Entrate una sanzione di 200 mila euro a fronte di una multa di 5 milioni di euro. Il caso riguarda una maxi evasione realizzata attraverso fatturazioni illecite di film, documentari e serie tv comprate all'estero da intermediari svizzeri e altre società riconducibili a Frank Agrama.

La mossa contro il Fisco - A truffare il Fisco sarebbe stata Rai Cinema la società che si occupa di produzioni e dell'acquisto di diritti televisivi. "Non esiste nessun metodo Agrama", hanno ripetuto più volte i dirigenti della tv di Stato in merito all'inchiesta della procura di Roma, che da tre anni sta indagando su presunte irregolarità nella compravendita di pellicole e format. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza - alla fine di un'istruttoria iniziata nel 2011 - ha invece contestato alla Rai un'evasione milionaria per una serie di acquisizioni effettuate tra il 2003 al 2007. A differenza di quanto accaduto per Mediatrade, però, gli illeciti fiscali individuati dai finanzieri non hanno rilevanza penale.

Sconto milionario - Il contenzioso è così passato all'Agenzia delle Entrate. L'attuale amministratore delegato di Rai Cinema Paolo Del Brocco ha deciso di patteggiare e chiudere la partita con "un'adesione" grazie a cui Viale Mazzini ha pagato una multa di poco inferiore ai 200 mila euro. "L'Agenzia ci ha contestato 5 milioni di euro", conferma un portavoce della Rai: "Gli abbiamo spiegato che per noi quelle somme erano deducibili. Loro erano di diverso avviso. Alla fine abbiamo proposto al Fisco di versare un importo molto più ridotto. Hanno accettato". In effetti in Rai possono dirsi soddisfatti: lo sconto concesso dagli uomini comandati fino a una settimana fa da Attilio Befera è davvero notevole. Intanto per chi ritarda il pagamento del canone scattano come sempre more salatissime...