lunedì 16 giugno 2014

Presunte prove di Putin sull’11/9, Affaritaliani copia un articolo-fuffa. A sua volta copiato

Fonte : Il Disinformatico


Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “motogio”.




Stamattina Affaritaliani.it ha pubblicato un articolo intitolato "11 settembre opera degli Usa". Putin: ho le prove. Le mostrerò. Subito s'è scatenato l'interesse per la notizia sensazionale, ma tranquilli: è solo fuffa. Di fatti, in quell'articolo, non ce n'è manco uno.

Dal titolo sembrerebbe che Putin abbia fatto delle dichiarazioni precise, ma leggendo il testo risulta subito che si tratta soltanto di una “indiscrezione” che circola sui “media russi” (non viene detto quali) e che alcuni “analisti” (non viene detto chi) hanno “ipotizzato” (quindi non hanno niente di concreto in mano) che Putin “si sarebbe” (condizionale parachiappe) “organizzato per rilasciare le prove a sua disposizione (ad esempio immagini satellitari) che riveleranno che gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 sono un lavoro interno”.

Il contenuto informativo dell'articolo è zero e le sue fonti sono inesistenti. Se avesse citato la portinaia di casa, l'articolista (faccio fatica a chiamarlo giornalista) ci avrebbe rimediato una figura meno ridicola. A cosa serve un articolo del genere? È un classico clickbait: un articolo dal titolo clamoroso che attira tanti clic, che servono a vendere pubblicità. Roba tipo questa (se avete disattivato Adblock):



“Ehi, stiamo parlando di un attentato con 3000 morti. Mettiamoci un po' di tette, faremo un figurone.”
Fra l'altro, l'articolo (per usare un'accezione molto generosa del termine) non è firmato. Ma basta usare con un attimo d'attenzione Google per scoprire una coincidenza straordinaria. Guardate questi paragrafi, presi da Affaritaliani:



Ora confrontateli con questi: notate qualche somiglianza?



La seconda versione è tratta da ECplanet.com, sito che pubblica qualunque tesi strampalata sugli UFO, la fine del mondo, i cerchi nel grano e le presenze aliene nelle mutande di Belen, ed è firmata da Edoardo Capuano. Visto che l'articolo su ECplanet risale al 3 giugno, si direbbe proprio che Affaritaliani ha copiato da lì, e anche con un bel ritardo.

Ma anche ECplanet non è la fonte originale, perché a sua volta ha preso le informazioni altrove, avendo perlomeno il buon gusto di citarne la provenienza: ha tradotto un articolo del sito Tellmenow.com, che a sua volta ricopia un articolo del 20 maggio scorso su MrConservative. Anche quello, ovviamente, del tutto privo di fonti. Sono solo chiacchiere in libertà e congetture, fatte anche in questo caso per ospitare un bel po' di spot.



Molto rumore per nulla, insomma. No, non per nulla: per fare soldi con le pubblicità, spacciando aria fritta per giornalismo. Se poi in questo modo si butta via la credibilità, pazienza. Tanto la gente clicca sempre su catastrofi, complotti e culi al vento.
Per fortuna c'è Adblock. Usatelo e bloccate le loro pubblicità, lasciando invece attive quelle dei siti che volete sostenere. Toccateli dove hanno ancora un po' di umana sensibilità: nel portafogli.

Etichette: 11/9, antibufala, clickbait, giornalismo spazzatura
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Pubblicazione iniziale: 16.6.14 0 commenti Aggiungi un commento

Oggi pioverà, domani chissà” Il compleanno del meteo

La Stampa

vittorio sabadin

Nasceva 150 anni fa, inventato dall’inglese che fu amico-nemico di Darwin


mpa.it
In Inghilterra, si sa, il tempo è piuttosto bizzarro. E’ dunque logico che la prima stazione meteorologica sia nata a Londra, esattamente 150 anni fa. In questi giorni si celebra la ricorrenza, con un po’ di orgoglio e qualche sarcasmo: da allora, nessun londinese ha notato grandi passi avanti nell’esattezza delle previsioni. 

Il primo ufficio meteo della storia fu affidato dalla Royal Society a Robert FitzRoy, discendente di Carlo II e famoso per essere stato il comandante che invitò Charles Darwin a bordo del «Beagle» per il viaggio di 5 anni fino alle Galapagos. Devoto fondamentalista della Bibbia, FitzRoy non perdonò mai a se stesso di avere contribuito al libro nato da quella spedizione, l’«Origine delle specie», che metteva in dubbio la Creazione. Se avesse immaginato quello che passava per la testa di Darwin, lo avrebbe sicuramente abbandonato per sempre in un’isola ricoperta di guano. 

Nessun uomo ha contribuito con tanta passione e competenza allo sviluppo delle previsioni meteo come FitzRoy. I marinai capivano da millenni quando stava per avvicinarsi una tempesta, ma la Royal Society voleva verificare se non fosse possibile prevederne l’arrivo con maggiore anticipo, per evitare di perdere vite di marinai, naviglio e merci preziose. Nacque così il dipartimento del Meteorological Statist to the Board of Trade, con in tutto tre dipendenti: era il primo ufficio meteo del mondo.

FitzRoy si servì di due strumenti disponibili e ormai collaudati: il telegrafo e il barometro. Collegò fra di loro 15 stazioni a terra, che trasmettevano a ore fisse la situazione meteo, la temperatura e la pressione atmosferica della rispettiva zona e riportò i risultati sulle sue carte nautiche, prevedendo il percorso delle perturbazioni e il tempo che avrebbero impiegato ad arrivare in ogni luogo attraversato. Chiese anche a una ottantina di comandanti di riferire le condizioni meteo che avevano incontrato durante i loro viaggi, per poterne disegnare una mappa globale. Inventò un nuovo tipo di barometro e ne fece collocare uno in ogni porto, compresi i piccoli villaggi dei pescatori, corredato da un manuale per interpretarne le variazioni. Quando si prevedeva tempesta, ottenne che sui moli venissero innalzati segnali che vietavano l’uscita in mare delle imbarcazioni. 

«Qualunque persona dotata di una media cultura - scrisse nel libro “Weather book, a manual of pratical meteorology” - con un barometro, due o tre termometri e una attenta osservazione non solo degli strumenti, ma anche del cielo, può fare previsioni e diventare un meteorologo». Già dal settembre del 1860 fu in grado di redigere un regolare bollettino meteo quotidiano e di tenere poi una rubrica di previsioni sul «Times», oggetto di battute e barzellette esattamente come oggi. Divenne molto popolare tra i pescatori, che prima di uscire in mare volevano sapere «che cosa aveva detto FitzRoy», e molto odiato dalle compagnie di pesca, costrette a fermare spesso l’attività perché i marinai rifiutavano di uscire quando si prevedeva burrasca.

I suoi sistemi di rilevazione, accurati e meticolosi, furono usati per un secolo prima di essere soppiantati dai satelliti e dalla tecnologia. Nel viaggio sul «Beagle» nacque una grande amicizia con Darwin, bruscamente interrotta alla pubblicazione dell’«Origine delle specie». Nel 1860, durante il famoso dibattito di Oxford tra evoluzionisti e creazionisti, FitzRoy interruppe la discussione e mettendosi una Bibbia sulla testa come un antico profeta gridò: «Ascoltate la parola di Dio, non quella degli uomini». Morì suicida nel 1865, povero e solo, nel rimpianto e nell’imbarazzato sollievo della Royal Society.

Berlino quartier generale dello spionaggio Usa in Europa”

La Stampa

tonia mastrobuoni

“Der Spiegel” rivela nuovi documenti di Snowden: i servizi tedeschi collaborano con l’Nsa


mpa.it
Una nuova valanga di informazioni dall’archivio dell’ex collaboratore dell’Nsa Edward Snowden si è abbattuta ieri sulla Germania e rischia di mettere in serio imbarazzo il governo Merkel. L’attuale numero in edicola dello «Spiegel» rivela una serie di fatti inquietanti. Primo, da decenni i servizi di sicurezza americani utilizzano le basi militari nella Repubblica federale per le loro attività di spionaggio, tanto che i vecchi, temibili colonnelli della Stasi scrivevano prima della caduta del Muro, magari non senza una punta di ammirazione, che «il Nsa archivia ogni segnale, conversazione, eccetera attorno al globo, sia di nemici, sia di alleati».

Ma dopo l’attentato del 2001 alle Torri gemelle, l’attività di sorveglianza degli americani nel Paese della Merkel è diventata talmente frenetica, estesa e penetrante, che «Spiegel» definisce il proprio Paese ormai «il più importante punto di appoggio» delle spie statunitensi. In sostanza, il quartier generale dell’Nsa in Europa. Più precisamente, «le attività di sorveglianza – scrive il settimanale dopo aver studiato i documenti forniti da Snowden, rifugiato ora a Mosca – sono presenti nella Repubblica federale come in nessun altro Paese d’Europa». E «non servono solo a garantire la sicurezza, ma a conquistare il totale controllo», tanto che nel 2007 i servizi contavano «almeno una dozzina» di punti d’appoggio in Germania.

Al di là della plateale irritazione manifestata dalla cancelliera quando «Spiegel rivelò che il suo telefonino è spiato da Washington da anni, è ovvio che diventa sempre più complicato per il governo sostenere – come fa ad oggi – che non ne sapesse nulla. Il settimanale dimostra, carte alla mano, che la collaborazione con i servizi segreti, il Bundesnachrichtendienst, è stato strettissimo in tutti questi anni e particolarmente dal 2001. Il sospetto è infatti che dopo gli attentati a New York la Germania «sia diventata la testa di ponte per la caccia all’uomo contro i terroristi», cioè abbia fornito informazioni per far arrestare e uccidere sospetti, ma anche che i servizi di sicurezza statunitensi e la Cia «abbiano esaminato dati e informazioni raccolti in Germania per le operazioni con i droni». Dunque, delle due l’una: o i servizi tedeschi sono deviati o il governo sapeva.

I punti di appoggio più importanti dell’Nsa in Germania sono luoghi off limits per eccellenza: basi militari americane – a Wiesbaden, Stoccarda, Magonza, Griesheim o Bad Aibling – ma anche il consolato a Francoforte e l’ambasciata a Berlino. I collaboratori sono circa 200, «agenti e diplomatici» ai quali vanno aggiunti quelli non meglio precisati di imprese private che spiano per conto degli americani. E i materiali non sono solo di metadati come vengono chiamati in gergo, cioè chi contatti chi, quando o dove, ma anche contenuti di email, conversazioni, eccetera.

Per capire come è potuta diventare così capillare l’attività dell’Nsa, occorre sapere che nel 2003 Washington mandò le spie in Germania per poter controllare più da vicino i sospetti terroristi in Africa; l’attività fu estesa ben presto all’Europa «perché i terroristi ogni tanto si fermavano qui». E infine, anche se la legge proibirebbe lo spionaggio di cittadini tedeschi, con la scusa della «lotta al terrorismo», l’Nsa e i suoi alleati in Germania hanno potuto aggirare anche quella, estendendo la sorveglianza a chiunque. Adesso sta al governo chiarire quanto sapesse.

Al momento dell'omelia il carabiniere sale sull'altare: ecco come difendersi dalle truffe

Il Mattino

di Piero Vistocco


mpa.it
GIFFONI VALLE PIANA - L’omelia, alla messa mattutina nella chiesa dei Cappuccini di Giffoni Valle Piana, è toccata a chi non veste l’abito talare ma una divisa. Non una predica ma una lezione di autodifesa dalle truffe che vedono vittime soprattutto gli anziani.

Sul pulpito è salito il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Voria, comandante della stazione di Giffoni Valle Piana. Iniziativa singolare, voluta dagli stessi frati cappuccini e dagli altri sacerdoti del paese. Il maresciallo Voria è partito dalla realtà. Cioè dall’ultima truffa portata a segno, purtroppo per lei, ai danni di una anziana giffonese, neanche una settimana fa. I fedeli hanno ricordato l’episodio. E in religioso silenzio hanno seguito le parole del carabiniere. «Mai fidarsi degli sconosciuti, hanno modi gentili e accattivanti ma li usano per raggirare la povera gente». Le parole del maresciallo hanno trovato espressione di condivisione sui volti dei fedeli.