domenica 22 giugno 2014

I weekend a spese nostre nel "casotto" principesco. La Boldrini copia il Duce

Paolo Granzotto - Dom, 22/06/2014 - 08:41

La presidente della Camera si gode il tempo libero nella tenuta di Castelporziano, dove il Duce portava le sue amanti


Roma - Casotto, capanno, bungalow: in questi termini è stata chiamata la costruzione, annessa alla piscina olimpica con acqua di mare riscaldata e in vista d'un tratto dei tre chilometri e mezzo di spiaggia non contaminata da piede umano, dove la presidente Laura Boldrini si compiace di trascorrere, in quel di Castelporziano, i suoi weekend.


Laura Boldrini. Nella foto piccola Mussolini con in braccio Romano a Villa Torlonia

Forse, nel 1872, allorché il ministro delle Finanze Quintino Sella acquistò la tenuta (5.892 ettari pari a 59 chilometri quadrati) dalla famiglia Grazioli per poi darla in dotazione alla Corona, di casotto o capanno si trattava. Castelporziano, prima ancora di azienda agricola era, infatti, sontuosa riserva di caccia e di simili manufatti in legno, atti a dar riparo e riposo ai cacciatori, era disseminata.

Probabilmente restarono tali durante il regno, ma le cose cambiarono quando, nel 1948, la tenuta fu destinata - assieme a San Rossore e villa Rosebery - alla presidenza della Repubblica. Non subito, certo. Figuriamoci se un Luigi Einaudi si occupava di simili bagatelle. Però, in seguito, quell'angolo privilegiato fra bosco, prati, dune e mare, ben raggiungibile lungo un romantico viale alberato, non distante dal monumentale nucleo centrale della tenuta, fu appositamente ristrutturato e attrezzato (camere da letto, servizi, cucina, salotti) senza badar a spese per gli ozi estivi e le bagnature di mare dell'inquilino e dei suoi ospiti. L'ultima a metterci mano fu la figliola d'un presidente e il suo tocco elegante non potrebbe sfuggire alla vista del viandante che avesse la fortuna di inoltrarsi dalle parti del «casotto».

Castelporziano è una faccenda costosa, siamo sul milione e mezzo di euro all'anno anche se in modesta parte compensati dalla vendita di cinghiali e bovini. E nelle faccende costose si sta meglio, più a proprio agio, stato nel quale deve senza dubbio trovarsi la terza carica dello Stato nel corso delle sue permanenze. Immergersi in una smisurata oasi naturalistica esser serviti di tutto punto, ascoltare il bramito del cervo e il cinguettio della scolopax rusticola - privilegio per pochi, pochissimi happy few - deve sicuramente far bene allo spirito.

Caso mai potrebbero essere certi ricordi del luogo, certi fantasmi a turbare il benessere spirituale di una sincera democratica, area Vendola, qual è Laura Boldrini. Di Grazioli abbiamo detto: fu lui a vendere allo Stato Castelporziano con tutto il «casotto». E di Grazioli è anche il palazzo - palazzo Grazioli, appunto - dove ha casa e bottega Silvio Berlusconi. Imbarazzante coincidenza per un animo sensibilmente antiberlusconiano qual è quello della presidente della Camera. Per non dire del Duce del fascismo, che fu assiduo frequentatore del «casotto» e dintorni, convocandovi stuoli di figliole, di escort del tempo che fu, oltre ovviamente Claretta, praticamente una abbonata. E Mussolini - chi non lo sa? - non era uomo da portare gonnelle in camporella per poi sfogliare margherite.

Anche i figli vi conducevano le loro ragazze per allegre e cameratesche scapricciate. Perché a quello serviva il «casotto», a quello dedicavano il canto, così almeno affermano i vecchi guardiacaccia presidenziali, le scolopax rusticole. Curioso che con un passato, con una eredità così politicamente scorretta e imbarazzante detto «casotto» sia stato eletto a sontuosa ancorché intermittente dimora da chi conduce memorabili «battaglie culturali» contro i privilegi e la mercificazione del corpo delle donne. Da chi vanta, come vanta Laura Boldrini, una tempra antifascista e antiberlusconiana adamantina. Sarà mica perché a Castelporziano è tutto gratis (tanto paga il contribuente)?

Massimo Fagioli contro Nichi Vendola: "Non puoi essere comunista, cattolico e omosessuale"

Libero


a.it
Nella guerriglia comunista che sta portando Sinistra e Libertà all'autodisintegrazione, ora, arrivano anche i missili di Massimo Fagioli, il controverso psichiatra rosso, molto vicino a Fausto Bertinotti e celebre per alcune discusse frasi sugli omosessuali. "Questa scissione dentro Sel - spiega - era ineluttabile. E' giusto che alcuni abbiano lasciato il cattocomunista Vendola, perché il cattocomunismo porta ogni cosa verso il fallimento". Così lo psichiatara sull'addio di Gennaro Migliore e di una cospicua fronda a Nichi Vendola.

Chi è - Secondo alcuni, Fagioli, sarebbe proprio la mente dietro allo strappo: Migliore è un suo ex seguace, mentre Vendola è un suo storico nemico. Lui, però, smentisce: "Hanno anche scritto che sono leader di una setta, come Scientology. Ma io faccio psicoterapia di gruppo, gratuita, libera". Quella psicoterapia di gruppo alla quale ha preso parte anche l'allora presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Fagioli, per inciso, fu espulso dalla Società psicanalitica italiana ormai 30 anni fa per aver criticato aspramente Sigmund Freud.

Ossessione cattolica - Oggi si occupa a tempo perso di politica: "Dopo Bertinotti - racconta - non ho più seguito Rifondazione comunista, ho rifiutato la leadership del cattocomunista Vendola, perché non si può essere cattolico e comunista, cattolico e omosessuale, comunista e omosessuale, sono contraddizioni. Ma - precisa - non ho mai detto che gli omosessuali si devono curare". Il sospetto è che, proprio come Migliore, dopo l'addio a Sel - ideologicamente - anche Fagioli salti sul carro del vincitore, avvicinandosi a Matteo Renzi. Ma lo psichiatra smentisce anche questo: "No, io mi avvicino al Pd di Civati, guardo al suo tentativo di ricreare una sinistra. Il mio terrore è la sinistra cattolica, con il Papa che distingue fra bambini battezzati e non battezzati e il presidente Napolitano che dà incarichi di governo solo a cattolici, Monti, Letta, Renzi...".

Arrivano i pantaloni «intelligenti»: ricaricano gli smartphone

Il Mattino


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Dopo i bracciali intelligenti sono arrivate le magliette e ora si parla anche di pantaloni smart che riescono a ricaricare gli smartphone. E' forse il sogno di tutti: avere uno smartphone che si ricarica nella tasca del pantalone o, perché no, della giacca o in borsa. In parte è già realtà grazie un modello di pantaloni 'smart' realizzato dal designer britannico Adrian Sauvage ad hoc per i nuovi smartphone Nokia Lumia, di Microsoft. Il modello, maschile, è stato presentato nei giorni scorsi alle collezioni di moda londinesi e presto sarà in vendita online.

I pantaloni che ricaricano lo smartphone sfruttano la tecnologia di ricarica 'wireless' di Nokia e non rimarranno solo in passerella. Presto, si legge sul blog Nokia, il capo unico che ha sfilato sarà disponibile sul negozio online di Amazon. In particolare, spiega Microsoft Mobile, i pantaloni sono ideali per il Nokia Lumia 930.

Non è la prima volta che moda e tecnologia si sposano nell'orizzonte di Nokia. Alla London Fashion Week di febbraio ha debuttato la prima gonna al mondo fatta di smartphone (nella fattispecie Lumia 1520), realizzata in collaborazione con il duo dell'etichetta creativa Fyodor Golan.

Si spegne il rombo dell’Harley La moto cult diventa elettrica

La Stampa

paolo mastrolilli

La casa di Milwaukee si sta converte alle tecnologie verdi, ira degli appassionati

a.it
In teoria sarebbe una contraddizione in termini, ma la Harley Davidson sta pensando di lanciare la sua prima moto elettrica. Avete letto bene: niente rumore del motore classico, che secondo gli appassioanti suona come ripetere in continuazione la parola “potato, potato, potato”, e tanta ecologia. Anche la mitica casa di Milwaukee dunque si sta convertendo alle tecnologie verdi.

Al momento si tratta solo di un progetto, che però è andato già oltre lo stadio della semplice idea, perché il primo prototipo è stato realizzato. Dalla settimana prossima comincerà a circolare sulle strade degli Stati Uniti, partendo naturalmente dalla Route 66, per un viaggio di prova e di presentazione. La moto, in sostanza, verrà mostrata agli appassionati in giro per l’America, per sentire cosa ne pensano. 

La passerella comincerà a New York e Milwaukee, ma l’anno prossimo è previsto che raggiunga anche il Canada e l’Europa. Il prototipo utilizzato per questo viaggio potrà correre ad una velocità massima di 92 miglia orarie, che comunque sono quasi 150 chilometri all’ora, e avrà batterie che le consentiranno un’autonomia di 53 miglia, ossia circa 80 chilometri, prima di dover essere ricaricate.
La Harley non è ancora sicura che questo modello arriverà mai davvero nei negozi. “Questo viaggio - ha spiegato il vice presidente e capo del marketing Mark-Hans Richer - sarà un’opportunità per imparare, e vedere dove possiamo andare. I clienti ci diranno cosa serve per costruire grandi moto elettriche, e sono sicuro che scopriremo tante novità impossibili da prevedere oggi”.

Una moto elettrica, per la verità, suona un po’ come un gioco per bambini che si lascia sotto l’albero di Natale. A maggior ragione se la casa che dovrebbe produrla è l’Harley-Davidson, titolare di alcuni dei modelli più rumorosi al mondo. Proprio il mondo, però, sta cambiando, e anche i miti si adeguano.

Gran Bretagna, Telegraph: "L'euro scomparirà tra 5 anni"

Libero


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Archiviate le europee l'euroscetticismo pare sia andato in vacanza. Il vento della Le Pen e quello dell'Ukp di Farage hanno comunque mosso le acque del fronte no-euro ma numeri alla mano a Strasburgo gli euroscettici rischiano di essere poco incisivi. Il tema dell'uscita dall'Euro da parte di alcuni stati dell'unione monetari pare sia finito in soffitta. Ma dall'Inghilaterra arriva una profezia dalle colonne del Telegraph a firma di A.E. Pritchard che annuncia un futuro nero per l'Unione e soprattutto per la moneta unica. Pritchard si è soffermato sulla situazione difficile di paesi come l’Italia e il resto del Sud Europa, sostenendo che l’impennata della disoccupazione giovanile al 46% e il crollo del pil nominale (-20% dall’inizio della crisi) sarebbero conseguenza del fallimento delle politiche della UE. Pritchard non si spiega perché la BCE non stia adempiendo al suo dovere nel perseguire l’obiettivo di un’inflazione vicina al 2%, permettendo al contrario che alcuni paesi come l’Italia restino a ridosso di un’inflazione zero.

a.it
La ricetta dell'inflazione - E chiarisce con qualche cifra il disastro di questa scelta, dal suo punto di vista: ogni punto di inflazione in meno comporta la certezza matematica per l’Italia di dovere migliorare i conti pubblici dell’1,3% del pil. Se l’Italia avesse un’inflazione al 2%, anziché quasi dello 0%, avrebbe un rapporto tra debito e pil più basso del 2,6% all’anno. Poi Pritchard racconta un retroscena del 2012 che riguarda Mario Draghi e la Germania. "Il funzionario gli avrebbe ricordato che nella Bce nulla si muove senza il consenso della Germania, e quindi Draghi disse e fece esattamente ciò che la Merkel gli permise di dire e di fare", racconta Pitchard.

La profezia - A questo punto arriva la profezia: "La Germania non accetterà mai politiche inflazionistiche, mentre il Sud Europa è attraversato da un’imponente crescita di partiti anti-euro (vedi Marine Le Pen in Francia), che chiedono che i cittadini dei loro paesi smettano di patire le sofferenze imposte da Bruxelles, uscendo dall’Eurozona. In alternativa tali paesi potrebbero coordinarsi per evitare di uscire dall’Area Euro, cambiando l’impostazione delle politiche europee. In questo caso, però, a sbattere la porta sarebbe la Germania, che non rimarrebbe un secondo in più nell’Eurozona. Il guaio, - secondo Pritchard  -, è che queste divergenze non potranno mai essere ricomposte. La crisi nel Sud Europa continuerà e si aggraverà e per le nuove generazioni ci sarà un futuro terribile ad attenderle. Il rischio più grande, conclude, è che l’euro possa sopravvivere ancora altri 5 anni".

Scoperti in Cina i pantaloni più vecchi al mondo: sono stati indossati 3.300 anni

Il Messaggero


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PECHINO - Hanno 3.300 anni e sono i pantaloni più antichi al mondo: sono stati scoperti in Cina. I due capi sarebbero appartenuti ad una tribù nomadedella zona corrispondente all’attuale regione dello Xinjiang, ai confini dell’Asia centrale. Lo ha precisato il giornale China Daily; in lana e decorati con motivi geometrici, i due pantaloni sarebbero stati cuciti verosimilmente per montare a cavallo, hanno spiegato gli archeologi.

Fatto degno di nota, i capi sono provvisti di un rinforzo all’altezza del cavallo, elemento che rafforza l’ipotesi che siano stati inventati per delle lunge cavalcate. La loro datazione al carbonio 14 li fa risalire ad un periodo compreso fra il 13esimo e il 10mo secolo a. C. quando il nomadismo si è diffuso nell’est dell’Asia centrale. Prima di questo ritrovamento, i pantaloni più vecchi risalivano a 2800 anni fa.

Orient Express, il lungo viaggio al termine dell'Europa

Stenio Solinas - Dom, 22/06/2014 - 08:28

Da simbolo dello splendore degli anni Venti a cuore malato del Continente


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Sere fa ero a cena sull'Orient Express. Il menu Flèche d'or prevedeva Terrine de Nuit e Perles du Japon come entrées, a seguire Filet de boeuf Jardinière e Choux-Fleurs au gratin, per dessert Crème chocolat. Fiori di giglio e cristalleria di Sèvres sul tavolo, vin d'Anjou bianco e il rosso Chambertin nei bicchieri, una flûte di champagne come aperitivo. Nel wagon-restaurant, dieci tavoli, cinque da due e altrettanti da quattro, c'era una clientela cosmopolita: una bella donna di colore che assomigliava a Josephine Baker, un distinto signore borghese, un diplomatico probabilmente, che assomigliava a Paul Valery, un europeo travestito da ottomano che ricordava lo scrittore francese Pierre Loti.

Un Avana e un armagnac, per aiutare la digestione, hanno chiuso la serata, ma ho preferito gustarmeli in pace nella mia carrozza: legni preziosi, acajou di Cuba, moquette spessa, poltrone di velluto color viola con motivi Art déco, pannelli in lacca e vetro, su fondo argento, firmati Lalique. Sono volate così un paio d'ore, poi ho aperto lo sportello e sono sceso nello stesso posto dove prima ero salito….
L'Orient Express è fermo davanti all'Istituto del Mondo Arabo. Puoi visitarlo, ammirarlo e sognare. Il resto della mostra è all'interno del museo ed è un tuffo nel passato fatto di foto, manifesti, proiezioni, dipinti, modellini, libri. C'era una volta l'Orient Express è il titolo (fino al 25 agosto), ovvero mito e nostalgia, elogio della lentezza quando viaggiare era ancora un piacere.

Il suo inventore si chiamava Georges Negelmeckers, un belga, già fondatore della Compagnie Internationale des Wagons-lits. Il viaggio inaugurale, da Parigi a Costantinopoli, avvenne nell'ottobre del 1883 e sei anni dopo la linea era ufficialmente in funzione: tremila chilometri di percorso, quattro giorni il tempo impiegato, dieci i confini attraversati. Negli anni Venti del Novecento, quando il suo gemello, il Taurus Express, si prese in carico il ramo extraeuropeo, diverrà il solo treno al mondo in grado di congiungere tre continenti, Europa, Asia, Africa, e 22 capitali: dal Bosforo a Damasco, in Siria, a Beirut, in Libano, al Cairo, in Egitto… La più romanzesca e la più romantica delle strade ferrate.

Dirà il principe Bibesco che l'Orient Express impiegava quattro ore «ad attraversarlo», alludendo ai suoi possedimenti di Hosbatar, in Romania. In Bulgaria, re Ferdinando acconsentì che il treno percorresse il Paese, a patto di esserne il macchinista. Il re dei treni, sosteneva, doveva avere un monarca come conduttore… Sottili lavorii diplomatici con l'ambasciata di Parigi evitarono che l'esperimento si ripetesse….

Nella scena centrale delle Undicimila verghe, Guillaume Apollinaire ne fa il concentrato degli eccessi, delitti e ogni genere di perversione erotica. L'amore in vagone-letto («il sussulto eccitante dei treni ci infila i desideri sin dentro le reni») sarà alla base della più celebre casa chiusa parigina dell'epoca, l'One Two Two, in rue de Provence, in seguito quartier generale della Gestapo nella Francia occupata. Qui, la «camera Orient Express» disponeva di una stretta cuccetta da scompartimento, luci soffuse, rumore di rotaie in sottofondo. Grazie a un gioco di avvolgibili, premendo un bottone scorreva sul muro-finestrino il paesaggio: campagne, stazioni, laghi…

Nel tempo, le teste coronate, gli uomini d'affari, i diplomatici e gli artisti lasceranno il passo agli avventurieri, e alle avventuriere, le cosiddette Madonne dei vagoni letto, agli esuli e agli esiliati, aristocratici in fuga e agitatori in cerca di rivoluzioni. Dopo la frivolezza degli anni Venti, arrivava l'angoscia e, come scriverà Paul Morand, da treno del piacere l'Orient Express divenne «il rapido della morte, quella dell'Europa. Il soffio della sua locomotiva era il soffio di un cuore alla vigilia dell'infarto». È l'ora anche dei trafficanti, dei ladri, degli assassini, delle spie e dei terroristi, e cinema e letteratura daranno loro il posto d'onore.

Vetrine in forma di giganteschi bauli, ricostruiscono nell'esposizione un'epopea itinerante e permettono di riflettere su un secolo di storia tumultuosa, dove un Oriente costruito dall'Occidente si sfalda per poi ricomporsi, si nega e cerca una nuova dimensione. La guerra fredda, la creazione dello Stato di Israele, la nazionalizzazione del canale di Suez, l'avvento definitivo dell'aeroplano sono le nuove frontiere che l'Orient Express non riesce più ad attraversare. Ciò che rimane sono questi tre vagoni, una carrozza-ristorante e una locomotiva nella spianata antistante l'Institut du Monde Arabe.