martedì 1 luglio 2014

Apple avvià la permuta anche in Italia: vecchi device valutati anche 200 euro

Il Mattino


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ROMA - La permuta di Apple finalmente è una realtà anche in Italia. La Mela, come già accade in diversi paesi del mondo, offrità la possibilità di dare indietro un vecchio dispositivo in cambio di uno sconto sull'acquisto di uno nuovo. A dare l'annuncio è stata la stessa azienda sullo store online. A quanto detto dall’annuncio, i vecchi device possono essere valutati anche 220 €.

Equitalia può pignorare anche cani e gatti», sono considerati "cose" come mobili e auto

Il Mattino


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ROMA - Si, avete capito bene: Equitalia considera i vostri animali domestici, cani o gatti che siano, esattamente come un mobile, o un'automobile, o il vostro smartphone. E, potranno essere pignorati perchè sono considerati fonti di reddito. Ma alcuni cavilli della nostra legislatura, considera i nostri animali domestici cone 'res' e quindi non detentori di diritti o sentimenti: una cosa per essere pignorata deve essere 'valutabile', come gli animali da stalla (cavalli e mucche, per esempio).

Pignorando cani o gatti, però, si incorre nella 'ritorsione sull'affetto' e vieta a chiunque di pignorarli. “Ormai - commenta l'ex ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla - si è affermata una nuova sensibilità collettiva. Gli animali domestici sono considerati alla stregua di veri e propri componenti della famiglia. Le loro esigenze vanno rispettate. Purtroppo, però, negli ultimi anni, in più di una vertenza giudiziaria, molti animali domestici sono stati pignorati e messi all’asta e sono finiti nelle mani di chiunque, esattamente come succede per auto e mobili o per qualunque altro oggetto superfluo”.

Non ne Pos più

La Stampa

Massimo Gramellini


Nei Paesi meno intelligenti, il Pos (acronimo di Point of sale, punto di vendita) è un banale sistema che consente ai clienti di pagare ovunque con bancomat e carta di credito senza estrarre banconote unte, stropicciate e facilmente nascondibili all’occhio indagatore del fisco. Invece in un Paese intelligentissimo di cui tacerò per omertà il nome, il Pos (acronimo di Pagare onestamente stanca) è un astuto sistema studiato dal dottor Azzeccagarbugli in persona, con l’assistenza del Gatto & la Volpe e la supervisione del Gattopardo. Consiste nell’obbligare commercianti e artigiani a munirsi della macchinetta che legge le carte di credito, ma senza prevedere (qui sta la genialità) alcuna sanzione per chi si rivela allergico all’idea di dotarsene. 

Esempio: arriva a casa vostra un idraulico, aggiusta il rubinetto e in un afflato di bontà vi chiede solo 120 euro. Voi estraete la carta, immaginando che lui farà lo stesso col Pos. Ma l’idraulico è un Braveheart della contabilità e rivendica fieramente la libertà di non possederlo. Allora voi, immaginando di avere la legge dalla vostra, rifiutate di scucire i contanti. L’idraulico andrà a denunciarvi per non averlo pagato, mentre voi non potrete fargli nulla, perché chi è senza Pos non è sanzionabile. Come mai? Per non irritare artigiani e commercianti, prima di imporre una multa il governo ha deciso di aspettare che le banche abbassino il costo delle commissioni. Aspetta e spera, anzi dispera. E intanto col vostro idraulico come la mettete? All’italiana, ovviamente, ricorrendo al classico Psin (Pagamento scontato in nero). 

Il ritorno di Hitler (in libreria) spacca la Germania

Noam Benjamin - Mar, 01/07/2014 - 08:16

Alla fine del 2015 scade il veto sulla pubblicazione di Mein Kampf. Politici, giudici e intellettuali si dividono. E i neonazisti si preparano


La Germania alle prese con il passato che non passa. Il 31 dicembre 2015 scadrà l'esclusiva che il Libero Stato di Baviera detiene sui diritti d'autore di Adolf Hitler. Alla fine della Seconda guerra mondiale furono gli Stati Uniti, allora potenza occupante, ad assegnare all'amministrazione bavarese il diritto esclusivo sulle opere del Führer.

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Su tutte Mein Kampf, il manifesto ideologico pubblicato fra nel 1925 dal fondatore del nazismo: anticomunismo, militarismo, il bisogno uno «spazio vitale» all'Est sono i temi che scandiscono il testo, interamente pervaso da un feroce antisemitismo. Gli ebrei sono definiti «gli istigatori dell'annientamento globale della Germania», «padroni» di Francia e Gran Bretagna, «avvelenatori della razza ariana», e ancora «repellenti bastardi dalle gambe storte». Scritto con l'aiuto del prete cattolico Bernhard Stempfle (già direttore del quotidiano antisemita Der Miesbacher Anzeiger), dal dopoguerra il libro è fuorilegge in Germania e in Austria. Pochi giorni fa due eventi hanno rilanciato il problema dell'imminente passaggio a un regime in cui chiunque potrà, in teoria, ripubblicare Mein Kampf.

Riuniti in conferenza all'estremo nord della Germania, sull'isola di Rügen, i sedici ministri regionali della Giustizia tedeschi hanno convenuto che il testo è «un terribile esempio di scrittura disumana» e che la pubblicazione e la diffusione non commentate del libro «devono essere impedite anche dopo la scadenza del copyright». La conferenza dei ministri ha fatto appello alla giustizia penale invitando i procuratori tedeschi ad affrontare il tema. Saranno dunque i giudici a decidere in autonomia se una pubblicazione del programma hitleriano violi le leggi contro l'incitamento all'odio razziale. La politica tedesca vede dunque in un'edizione critica la via d'uscita dall'impasse fra libertà di espressione e norme contro l'apologia del nazismo, contro revisionismo e incitamento all'odio.

L'idea è nata a Monaco alcuni anni fa. Dopo aver organizzato una tavola rotonda con accademici, rappresentanti del mondo ebraico, sinti e rom, il governo bavarese incarica l'Istituto per la storia contemporanea (Ifz) di curare un'edizione annotata di Mein Kampf, «che ne spieghi le origini e il contenuto propagandistico», spiega al Giornale una portavoce dell'Ifz. «All'opera sta lavorando un team di storici, di esperti di ebraismo e di genetica (per confutare il contenuto razzista del testo, ndr)». Iniziato nel 2009, il lavoro non sarà completato prima del 2016. Costo dell'operazione: 500mila euro.

A inizio anno, è scoppiata la bufera sul progetto. Dopo un viaggio in Israele, il governatore bavarese Horst Seehofer ritira il patrocinio governativo concesso all'Ifz. A fargli cambiare idea è stato l'incontro con un gruppo di sopravvissuti ai campi di sterminio, inorriditi al pensiero che Monaco finanziasse la pubblicazione di Mein Kampf. Vietato nelle librerie tedesche, il libro è tutt'altro che introvabile. Lo si può scaricare da Internet, comprare su Amazon, trovare in soffitta o, sottobanco, da un rigattiere.

«Ma il fatto che il mio vicino sbagli, non mi dà il permesso di fare lo stesso errore», afferma Yehuda Teichtel, rabbino della Comunità ebraica di Berlino. «Lo Stato deve essere un'ancora di moralità, non il seguace relativista di un comportamento sbagliato. Anche se le intenzioni di chi ne cura l'edizione critica sono certamente buone, il contenuto antisemita del libro percolerà nella società». Teichtel contesta «il tentativo di razionalizzare e legittimare l'odio. Le persone lo leggeranno e l'avversione riprenderà a circolare».

Nel giorno in cui i ministri si riunivano a Rügen, 900 chilometri più a sud l'Ifz organizzava un dibattito pubblico sul tema. «Il nostro obiettivo - riprende la portavoce - è demistificare l'opera». Nel Paese che ha organizzato lo stermino sistematico degli ebrei d'Europa, la pubblicazione di Mein Kampf non può essere ridotta a una scelta fra il sì e il no. «Il proibizionismo non funziona, ma è naturale che i sopravvissuti e il mondo ebraico soffrano all'idea di vedere quel testo in libreria», spiega Stephan Kramer. Segretario generale del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi per dieci anni, Kramer è il prossimo direttore dell'Ufficio europeo sull'antisemitismo voluto dall'American Jewish Committee. «La libertà di espressione può fare molto male e nei fatti quel testo oggi è usato dai neonazisti.

Io non sono contrario a un'edizione critica, ma saremmo dovuti arrivarci prima della scadenza del copyright», e non, lascia intendere, in mezzo alla possibile alluvione di riedizioni nostalgiche.Simulare scopi scientifici non è impossibile. Ci era già riuscito pochi anni fa un editore inglese (Peter McGee dell'Albertas) che, ricorda Kramer, ristampava in Germania i quotidiani tedeschi del 1933-45 inserendovi un semi-invisibile fascicolo critico. «L'anno prossimo si commemora il settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz: lasciamo che la gente sappia come siamo arrivati a tanto, evitiamo di conferire un'aura di mistero all'oggetto del male». «Il neonazismo non è estirpato - continua Kramer - quindi è evidente che qualcosa in Europa non ha funzionato. Soprattutto inquieta il bisogno ultradecennale di impedire la pubblicazione di un libro: cosa pensa il governo tedesco della propria gente?».