venerdì 11 luglio 2014

L'altra casta di Montecitorio: 1500 dipendenti che costano più di 500 milioni all'anno

Raffaello Binelli - Ven, 11/07/2014 - 10:39

I quasi 1500 dipendenti della Camera costano più di 500 milioni all'anno con stipendi pesanti. Ecco quanto prendono


La presidente della Camera Laura Boldrini promette nuovi tagli per Montecitorio, a partire dalla ristorazione agli affitti.
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Questi ultimi costano 40 milioni l'anno. Poi, ovviamente, c'è il nodo dei quasi 1.500 dipendenti, che costano la bellezza di 310 milioni di euro, a cui si devono aggiungere le spese per le pensioni (227 milioni). Queste due voci raggiungono quota mezzo miliardo, grosso modo la metà delle spese della Camera in un anno. Queste cifre sono enormemente più alte di quelle relative ai politici. I 630 deputati, infatti, nonostante il ricco stipendio che percepiscono costano circa 130 milioni (più 139 per i vitalizi) e vanno a incidere per un quarto sui costi totali. La parola d'ordine, dunque, è tagliare.

Anche se è un'impresa difficile, tenendo conto soprattutto di una cosa: in base alla Costituzione le Camere godono di autonomia nei propri bilanci. In pratica decidono loro come e quanto spendere. Questo "privilegio" storicamente nasce come strumento di garanzia e indipendenza del potere legislativo, per evitare che l'esecutivo potesse chiudere i rubinetti e far morire il parlamento di "asfissia". Ma queste garanzie si sono progressivamente trasformate in privileggi oggi sempre più difficili da capire e sopportare da parte dei cittadini, chiamati sempre più a fare sacrifici.

Il governo ha fissato un tetto di 240mila euro all'anno per gli stipendi dei manager pubblici. Questo limite, però, non ha toccato chi lavora per Montecitorio. Un esempio valga su tutti: il segretario generale della Camera dei deputati percepisce 479 mila euro piuù indennità. Praticamente il doppio di quanto fissato come tetto massimo dal governo. Siamo al massimo livello di spesa. Tra i livelli più bassi di retribuzione (comunque molto più alti di quelli di mercato) troviamo varie categorie di lavoratori a servizio del parlamento: reagionieri e consulenti, ma anche barbieri, elettricisti, autisti e centralinisti.

Appartengono alla categoria "operatore tecnico", con una retribuzione d'ingresso di 30.351,39 euro, ma possono guadagnare oltre 50mila euro dopo 10 anni, oltre 89mila dopo il 20° anno, oltre 121mila dopo il 30° anno, oltre 127mila dopo il 35°, superando i 136mila euro dopo il 40° anno di attività. I cosiddetti "commessi" guadagnano inizialmente poco più di 34mila euro, con avanzamenti praticamente uguali a quelli degli operatori tecnici.

L'Osa (Organizzazione sindacale autonoma della Camera dei deputati) lamenta la diffusione di cifre inesatte sugli stipendi in Parlamento e sottolinea la necessità di  evitare una cattiva informazione. Facendo riferimento ai 136 mila euro annui dei barbieri di Montecitorio precisa che "chi entra oggi guadagna infinitamente meno e nessun barbiere attualmente in servizio li percepisce". E prosegue: 

"Sembrano solo dettagli, ma in un momento così critico per le tasche degli italiani, è necessario essere precisi per evitare che venga gettato gratuito discredito verso una categoria, come quella dei dipendenti parlamentari, che ha vinto un regolare e complesso concorso pubblico, aperto a tutti i cittadini italiani, ed effettua quotidianamente un lavoro delicato e decisivo per le procedure democratiche".

Impossibile integrare i rom". E la chiesa chiama i vigilantes

Sergio Rame - Ven, 11/07/2014 - 09:06

Nel Vicentino la chiesa di San Pio X presa d'assalto dai nomadi: don Ferdinando li accoglie ma loro devastano e sporcano


Un gesto estremo, preso con non poco dolore. Alla fine, per garantire il decoro della chiesa di San Pio X e per difendere tutti i presenti, don Ferdinando Pistore ha dovuto chiamare i vigilantes.
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Perché il nutrito gruppo di nomadi, soprattutto rom e romeni, che da settimane bivaccavano sotto i portici della parrocchia nel Vicentino non faceva altro che sporcare, devastare e disturbare.  

"Si è trattata di una decisione presa con grande rammarico e sofferenza a cui non si sarebbe mai voluti giungere - spiega il consiglio pastorale della San Pio X - ma parsa inevitabile visto il fallimento dei percorsi di integrazione intrapresi con queste persone".

Prima di arrivare a chiamare i vigilantes, don Ferdinando le ha davvero provate tutte. L'accoglienza, il dialogo, la carità. Ma è stato inutile. Ben presto i senza tetto che erano soliti dormire sotto i portici della chiesa si sono visti costretti a spostarsi per "lasciare spazio ad altri gruppi di persone, più numerose e poco disponibili a osservare le poche regole concordate, rendendo così la situzione, già molto precaria, del tutto insostenibile". Muri insozzati e schiamazzi per tutta la notte. Un disturbo continuo. Nemmeno la cancellata ha fatto cambiare idea ai nomadi che, notte dopo notte, ha preso a scavalcare per andare avanti a bivaccare sotto i portici della chiesa.

Solo allora don Ferdinando si è visto costretto a ingaggiare i vigilantes. Una decisione sofferta, appunto, a cui non sarebbe mai voluto arrivare.  

"La parrocchia ha dovuto riconoscere di non possedere le risorse umane e professionali necessarie per affrontare una situazione così complessa - scrive il consiglio pastorale sul sito della parrocchia - ma ha soprattutto dovuto prendere atto della non disponibilità di queste persone a intraprendere percorsi di inserimento più consoni alla loro dignità umana e alla convivenza".

Pedofilia e incesto saranno accettati come lo sono oggi i gay"

Rachele Nenzi - Ven, 11/07/2014 - 12:53

Le parole choc di un giudice australiano


L'omosessualità paragonata alla pedofilia e all'incesto fa scoppiare un violentissimo dibattito in Australia.

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"Magari un giorno incesto e pedofilia saranno accettati dalla società e non saranno più tabù, proprio come è successo con le unioni gay". Una dichiarazione, quella rilasciata dal giudice Garry Neilson, che ha sollevato un profondo sdegno nell'opinione pubblica australiana.

Come riporta Fairfax Media, Neilson è convinto che, presto o tardi, la giustizia potrebbe arrivare a non vedere più nulla di "deplorevole nel rapporto di un fratello con sua sorella" una volta che la ragazza sarà "maturata sessualmente". Secondo il giudice australiano, sull'incesto grava il timore di anormalità genetiche in caso di prole. Un problema che Neilson vedrebbe eluso grazie agli "ottimi metodi contraccettivi" e al "libero accesso all'aborto". Opinioni a dir poco choccanti che sono tornate alla ribalta dell'opinione pubblica australiana quando, lo scorso aprile, il giudice ha difeso un 58enne accusato di avere stuprato la sorella. Violenze consumate negli anni Ottanta quando la ragazza aveva diciotto anni e lo stupratore ventisei.

Non è certo la prima volta che Neilson finisce sotto il fuoco incrociato della stampa australiana. Tempo fa aveva dato a uno stupratore 55enne una condanna molto lieve. "Dopotutto - aveva spiegato - non aveva eiaculato dentro a sua nipote, quindicenne, e non l'aveva trattata in maniera brusca".

Cambio lira-euro, il tribunale di Milano: "Il governo Monti ha espropriato gli italiani"

Libero

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Esproprio di Stato. Come se non bastassero già tasse e patrimoniale sui risparmi, siamo stati gabbati pure sul cambio Euro-Lira. Il conto è salato. in tasca ci mancano ben 1,5 miliardi. A rivelarlo è stata un'ordinanza emessa dal giudice del tribunale di Milano, Guido Vannicelli che ha ritenuto illegittima la decisione del Governo Monti che ha di fatto il 6 dicembre 2011 con l’art.26 del decreto legge n.121, in deroga alla legge del 2002, stabilisce che “le lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata” e che “il relativo controvalore è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnato al fondo per l’ammortamento dei titoli di stato”.

La mossa di Monti - Insomma con questa mossa il Loden ha anticipato di circa 3 mesi la scadenza ultima, fissata al 28 febbraio del 2012 per chi doveva cambiare le lire in euro, e inoltre si è assicurato un bottino di un miliardo e mezzo. Secondo il giudice Vannicelli, come racconta l'Espresso, il Governo Monti avrebbe “violato il principio di affidamento e di certezza del diritto” e di fatto “espropriato” i cittadini possessori delle lire per l’equivalente di un miliardo e mezzo di euro a favore del bilancio dello Stato. La questione, sollevata dal Giudice, in una causa tra alcuni cittadini, difesi dall’avv. Marcello Pistilli, è adesso al vaglio della Corte Costituzionale che nei prossimi mesi si dovrà pronunciare in proposito.

Il rischio per le casse dello Stato è di un buco enorme, nel caso i termini per il cambio dovessero essere riaperti. La norma voluta dal Prof ha bloccato di fatto perentoriamente e con due mesi di anticipo la possibilità di convertire le lire, secondo Vannicelli ha violato gli articoli 3 e 97 della Costituzione, cioè il principio di affidamento e di certezza del diritto. Per il giudice si tratta di una vera e propria “espropriazione” di un bene. Se si guarda anche agli altri Paesi d'Europa, l'Italia è stata la prima in ordine di tempo ad abolire il cambio tra la vecchia valuta e l'Euro. E così ora chi ha ancora Lire in tasca spera che dall'ordinanza del tribunale di Milano possa arrivare un risarcimento.

Le proteste - "Ho un sacco di soldi, ma non valgono niente”, racconta Roberto all'Espresso,  "pensavamo la fortuna fosse arrivata finalmente nella nostra casa. Ci mettemmo a piangere quel giorno di due anni fa, quando facendo dei lavori nello scantinato, rinvenimmo, in un muro, una valigia che conteneva circa 190 milioni di vecchie lire”, racconta con un viso che sembra aver perso ogni speranza. La gioia durò poco, il tempo di sapere che da circa due mesi, grazie alla norma voluta da Monti, non era più possibile convertire quei soldi. Ora il pronunciamento della Corte Costituzionale  potrebbe riaprire la speranza per i possessori di vecchie lire e creare una nuova grana tra i conti di Renzi...



Libretti, monete, banconote: ecco la Lira che può farvi arricchire

Libero
10 luglio 2014


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Avete vecchie banconote, monete in lire o un libretto postale dimenticato in qualche cassetto di casa? Fate attenzione perchè possono valere una fortuna. L'ultimo clamoroso caso è quello di una quasi centenaria signora originaria della Provincia di Salerno, ma residente con la famiglia a Cosenza, che si è ritrovata fra le mani una piccola fortuna grazie ad un'ispezione nel solaio.


Assunta Giordano, questo il nome della signora nata nel 1915, ha infatti ritrovato un libretto bancario risalente al 1924 contenente un versamento di 50 lire. Oggi quel lontano 'investimento' vale la bellezza di 7mila euro. Era una donazione fattale dai genitori in occasione della Prima Comunione, quando la donna aveva solo nove anni. Il titolo è stato fatto stimare da Agitalia ed è risultato un valore monetario attuale tra interessi, rivalutazione e capitalizzazione - per circa 90 anni di giacenza nelle casse dello Stato - di circa 7mila euro.

Le monete e la Lira - Ma ad arricchire gli italiani potrebbe arrivare anche la nostalgia della vecchia Lira. Basta cercare bene nelle tasche delle giacche, nei cappotti o in qualche vecchi salvadanaio per trovare le monete dette "in Fior di Conio", ossia praticamente intatte rispetto a graffi e usura, e di quelle particolarmente rare. I fior di conio esistono quasi solo negli albi dei numismatici. Ma ci sono delle eccezioni, che possono avere grande valore anche se conservate da cittadini comuni, in quanto hanno avuto una tiratura bassa e sono quindi molto rare.

I centesimi di euro  - Attenzione a trattare con superficialità le monetine da 1 centesimo di euro: potreste infatti essere i fortunati possessori di uno di quei 7.000 pezzi circa i quali, in virtù di un errore della zecca di Stato, hanno un valore 250.000 superiore, cioè 2.500 euro. Una vera fortuna per una semplice moneta già al centro del paradosso sui costi di produzione. In circolazione esistono infatti delle monetine da 1 centesimo che per i collezionisti valgono almeno 2.500 euro, e una di queste è stata pagata addirittura 6.600 euro nel corso del 2013.



La moneta da un centesimo che vale 2500 euro

Libero
24 marzo 2014



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Potreste avere in tasca 2500 euro a vostra insaputa. Attenzione infatti a trattare con superficialità le monetine da 1 centesimo. Circa 7.000 pezzi in virtù di un errore della zecca di Stato, hanno un valore 250.000 superiore, cioè 2.500 euro. In circolazione esistono alcune monetine da 1 centesimo che per i collezionisti valgono almeno 2.500 euro, e una di queste è stata pagata addirittura 6.600 euro nel corso del 2013. In tutta Europa è ovviamente cominciata la ricerca alla moneta preziosa.

L'errore - Ma come nasce la moneta che vale 2500 euro? La Zecca di Stato ha commesso un errore stampando sul retro di alcune centinaia di monete da 1 centesimo la Mole Antonelliana di Torino anziché Castel del Monte (edificio del XIII secolo sito ad Andria, in Puglia). La Mole Antonelliana di Torino è infatti correttamente stampata sulla moneta da 2 centesimi ma non su quella da un centesimo. Così il valore della monetina è schizzato alle stelle. E benché la moneta in questione sia stata prontamente messa fuori produzione, in circolazione ci sono ancora più di 7.000 pezzi che valgono una fortuna.

Il valore - Ovviamente a far lievitare il valore è il mercato dei collezionisti. Ed è stato proprio un collezionista a sborsare i 6.600 euro di cui sopra per accaparrarsene una. Insomma, prima di darle al supermercato o di conservarle in un salvadanaio, è sempre meglio dare un'occhiata al retro delle monetine da 1 centesimo. Se trovate la Mole Antonelliana contattate un collezionista per incassare almeno 2500 euro.

Allarme mini-skimmer, la frode al bancomat diventa invisibile

La Stampa

carlo lavalle

Sono dispositivi elettronici usati per clonare le carte di pagamento e rubare i dati del codice segreto: esistono da anni, ma quelli di ultima generazione sono piccolissimi e più difficili da individuare

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Gli skimmer ATM, piccoli dispositivi elettronici che vengono inseriti nei bancomat per clonare le carte di pagamento e rubare i dati del codice segreto, sono sempre più miniaturizzati e difficili da rilevare. L’allarme viene dall’ultimo rapporto dell’European ATM security Team (EAST), organizzazione no-profit costituita nel 2004 dai paesi dell’area dell’euro per contrastare l’attività di frode sui sistemi che consentono il prelievo automatico del denaro.

Secondo gli autori del documento, le contromisure anti-crimine informatico previste in Europa, come il Geo-blocking, che permette agli istituti bancari di bloccare preventivamente la carta all’estero, o la diffusione della tecnologia Chip&Pin, progettata per rafforzare la sicurezza, si dimostrano efficaci mentre la capacità di monitoraggio dell’illecito continua a migliorare. I furti dovuti alla tecnica skimming tendono a verificarsi in maniera più frequente fuori dalla zona euro, in particolare negli Stati Uniti, il paese più colpito dal fenomeno, seguito da Thailandia e Indonesia. 

Tuttavia, una nuova versione di mini-skimmer, utilizzati anche in Europa, rappresenta un pericolo nuovo molto più insidioso ed efficace del passato. Questi congegni sono in grado di essere inseriti negli sportelli automatici di distribuzione di contanti adattandosi alla perfezione alle slot di ingresso delle carte elettroniche. Una volta bastava un’occhiata attenta al lettore per scoprirne la presenza. Adesso, le caratteristiche sono tali da renderli invisibili come viene mostrato nelle foto postate dal blog KrebsonSecurity .

Spesso, i moderni dispositivi di skimming criminale, dotati di batteria di maggiore durata, sono associati ad una minuscola videocamera usata per acquisire fraudolentemente il codice PIN. In questo modo, sottrarre i dati e svuotare il conto bancario degli ignari consumatori diventa più facile. Altri modelli di nuova generazione, che si presentano sempre in forma micro, includono, invece, chip con cui è possibile inviare sms dei dati rubati evitando al ladro di ritornare sulla scena del crimine per riprendere l’apparecchio installato.

Un ulteriore tecnica impiegata dai truffatori è, inoltre, quella basata sui lettori mp3 per registrare i dati memorizzati sulla banda elettromagnetica delle carte bancomat attraverso la tecnologia audio. Il bersaglio della pirateria informatica, però, non sono soltanto i bancomat. Gli attacchi criminali, come sottolinea EAST, sono anche rivolti ai terminali di pagamento non sorvegliati, situati presso le stazioni di servizio, e ai POS degli esercizi commerciali. 

Carte di credito e conti: mettere al sicuro le proprie password

La Stampa

Ecco come mettere in cassaforte le proprie chiavi d'accesso per carte e conti correnti


psw
Le password sono le chiavi di accesso alle nostre banche dati oltre che gli strumenti che ci consentono di operare su bancomat, carte di credito, conti correnti bancari. Ecco alcuni suggerimenti utili per rendere inaccessibili agli estranei i nostri dati sensibili. Proteggere i nostri dati sensibili e' possibile oltre che necessario

Le password dei nostri conti correnti e delle nostre carte di credito sono preziose e indispensabili non solo perche' consentono di accedere a diversi servizi ma anche e soprattutto perche' custodiscono le nostre banche dati e le informazioni sensibili che ci consentono di operare anche on-line. Per questo proteggere i nostri dati e' sempre piu' importante e, a questo proposito, la tecnologia informatica di piu' recente realizzazione puo' venirci incontro.

Esistono infatti dei tool (gratuiti) che garantiscono proprio la privacy che ognuno di noi pretende al fine di archiviare e poter recuperare le importanti chiavi di accesso. Keepass Password safe e' una piattaforma opensource che oltre a memorizzare le password che desideriamo archiviare le protegge con una password master la quale consente all'account di opporre un formidabile sbarramento ai dati sensibili inseriti.

Anche le nostre informazioni personali possono essere memorizzate in un file crittografatocon password "strong". Il file di KeePass Password puo' addirittura risultare memorizzabile in un servizio cloud tipo Dropbox e a questo punto nessun altropotrebbe accedere alle vostre chiavi di accesso telematiche e le vostre password resteranno sicure e inaccessibili a chiunque voglia impadronirsene.

Quando il distributore automatico clona il Bancomat

La Stampa

claudio leonardi

Aumentano i casi in Europa, su pompe di benzina e punti vendita. I dati finiscono in America

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Sei Paesi europei hanno denunciato un aumento delle frodi tramite i cosiddetti dispositivi di card-skimming, che consentono di intercettare e clonare bancomat e carte di credito inserite in distributori di biglietti automatici o pompe di benzina. Così risulta in una ricerca della società senza fini di lucro European ATM Security (Est) , che ha sottolineato la crescita di questo genere di truffe anche sulle colonne per i parcheggi.

Numeri che hanno trovato conferma pochi giorni fa in una retata battezzata Pandora-Storm , realizzata dalla polizia rumena e dall’Europol. Gli specialisti rumeni contro il cybercrimine e il Cyber-centre europeo (E3) hanno eseguito 44 arresti e sequestrato software e hardware dedicato alla intercettazione dei dati in transito nei distributori automatici, coinvolgendo nell’operazione circa 400 agenti. La rete criminale aveva già colpito 36 mila proprietari di carte elettroniche, in 16 Paesi diversi.

L’utente che inserisce la propria scheda in uno dei distributori manomessi, spesso all’insaputa degli esercenti, dopo avere digitato il PIN, vede solitamente apparire una schermata che segnala che il terminale è fuori servizio. I dati sono catturati da un dispositivo hardware nascosto, e i PIN sono registrati tramite la tastiera incorporata, che ricopre la parte inferiore della vera tastiera.
Secondo quanto si legge nella ricerca di Est, i dati dei bancomat e delle carte di credito, una volta raccolti, sarebbero generalmente inviati e utilizzati negli Stati Uniti, ma anche nella Repubblica Dominicana, in Brasile, in Messico, Perù e Thailandia.

Molti paesi europei hanno infatti adottato il sistema di sicurezza EMV (acronimo di Europay, MasterCard e Visa), anche noto come chip-and-pin , che include un algoritmo segreto incorporato in un chip che codifica i dati della carta, rendendone più difficile la clonazione per l’uso su terminali compatibili con questo sistema di lettura. Negli Usa l’Emv non è ancora diffuso e i bancomat americani leggono i dati tramite la striscia magnetica posta sul retro, presente anche nelle schede “chip-and-pin”.

Tra i Paesi coinvolti nella ricerca di Est ci sarebbero Francia, Germania, Russia e Regno Unito. Secondo le informazioni della Cards Association britannica, pubblicate dalla Bbc , le perdite per frode su carte, nel solo Regno Unito, è pari a 185 milioni di euro nei primi sei mesi dello scorso anno.