lunedì 14 luglio 2014

Diritto all’oblio: anche Microsoft pensa a un modulo per la rimozione dei link

La Stampa

Dopo il caso di Google, a Redmond si sviluppa un sistema per soddisfare le richieste degli utenti

a.it
Dopo Google anche un colosso del web come Microsoft e il suo motore di ricerca Bing, pensa ad un modulo da mettere a disposizione degli utenti per il diritto all’oblio. La notizia è riportata dal New York Times e rilanciata da tanti siti di tecnologia. «Stiamo sviluppando un nostro sistema, è previsto il lancio di un modulo attraverso il quale gli utenti potranno presto fare richiesta», ha spiegato un portavoce di Redmond al quotidiano della Grande Mela.

Google ha raccolto oltre 70mila richieste dopo la sentenza del 13 maggio scorso della Corte di Giustizia Europea che ha riconosciuto il diritto all’oblio degli utenti, cioè la possibilità di chiedere la cancellazione di link a loro riferiti ritenuti «inadeguati o non più pertinenti».
L’azienda di Mountain View che raccoglie il 90% delle ricerche in Europa, dopo la decisione dell’Ue ha messo a disposizione degli utenti un modulo da compilare online per chiedere la cancellazione di questi link. E ha chiesto agli stessi utenti anche un parere sulla sentenza.

Ma benché in Europa Google la faccia da padrone, ci sono altri motori di ricerca come Bing di Microsoft, appunto, che devono attenersi alla decisione di Strasburgo. La data di lancio di un modulo - fa notare il Nyt - è incerta perché Microsoft deve coordinarsi con Yahoo!, che si appoggia a Bing per potenziare i suoi servizi di ricerca. 

(Ansa)

Una dozzina di spie Usa a Berlino”

La Stampa

tonia mastrobuoni

Spuntano nuove talpe al soldo della Cia: “Sono nascoste in quattro ministeri”

a.it
Un diversivo per distrarre dal Datagate? Il settimanale «Spiegel» ha rilanciato ieri speculazioni già emerse la scorsa estate, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche, su un possibile abbandono di Angela Merkel prima della scadenza della legislatura. Secondo le voci, la cancelliera potrebbe lasciare per un posto internazionale di prestigio, ad esempio per ricoprire il ruolo di segretario generale dell’Onu o di presidente del Consiglio europeo.

Ma intanto sembra ingrossarsi lo spygate tedesco: dopo le due talpe americane scovate la scorsa settimana, la «Bild am Sonntag» sostiene, citando fonti dell’intelligence americana, che in quattro ministeri, Difesa, Economia, Interni e Cooperazione, si nasconderebbero addirittura oltre una dozzina di spie al soldo della Cia. Molte di esse collaborerebbero già da anni con i servizi Usa. Tuttavia, alla luce delle tensioni recenti, gli americani starebbero pensando di spostare i capi degli 007 a Varsavia e Vienna e lasciarli operare da lì. 

Proprio a Vienna, a margine dei colloqui 5+1 sul dossier nucleare iraniano, il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha incontrato il segretario di Stato americano John Kerry. Successivamente, in conferenza stampa, l’americano ha sottolineato che «il rapporto Stati Uniti-Germania è strategico, la cooperazione politica è molto stretta e siamo buoni amici». Anche il tedesco ha usato toni concilianti, «vogliamo fare in modo di riavviare le relazioni sulla base della fiducia e del rispetto reciproco». Prima di partire per gli incontri austriaci, Steinmeier aveva fatto sapere di aver rinviato un viaggio a Washington previsto per la prossima settimana. 

Al tema delle attività di spionaggio americane non poteva non essere dedicata anche la tradizionale «intervista estiva» ad Angela Merkel andata in onda ieri sera sull’emittente tv «Zdf» ma registrata prima dell’indiscrezione della «Bild am Sonntag» di ieri mattina. Merkel ha ribadito che Berlino e Washington hanno «un’idea diversa di come debbano lavorare i servizi segreti» e ha espresso l’opinione che nel ventunesimo secolo «dovrebbero concentrarsi sulle cose importanti». La collaborazione con gli americani, però, resta stretta e la cancelliera ha detto «vorrei che continuasse ad essere così». 

Nei giorni scorsi alcuni quotidiani tedeschi avevano speculato sulla possibilità che la Germania possa d’ora in poi rivolgere maggiormente lo sguardo a est, insomma sulla possibilità di un maggiore avvicinamento alla Russia da parte della Germania, dopo lo scandalo Nsa e quello delle «spie venute dall’ovest». Ma forse sottovalutano la portata strategica e storica dell’alleanza della Germania con gli Stati Uniti.

Carte di credito. «Usatele di più» Ma salgono i costi

Corriere della sera

di Alessandra Puato

Canone fino a 80 euro, 10 euro per prelevarne 300
CartaSi: «Noi non applicheremo le commissioni sulla benzina»


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Cominciamo con una buona notizia. CartaSi fa sapere che non farà pagare la commissione sulla benzina ai consumatori (ai benzinai sì, circa lo 0,5% — sperando che questi non la ribaltino sui clienti): è quella cancellata due anni fa, che per legge potrà essere reintrodotta a fine mese (77 centesimi su ogni rifornimento). «Vorremmo dare un segnale, l’Italia è in una situazione drammatica per i pagamenti con le carte — dice l’amministratore delegato, Laura Cioli —. Vorremmo che per i consumatori la carta di credito diventasse normale, non una cosa che evoca le palme o le borse di Louis Vuitton».

La cattiva notizia è che i costi delle carte di credito, in generale, restano alti e a volte poco trasparenti. Prelevare contante con la carta di credito costa oggi il 3,5% (con minimo di 2,5 euro, media di 18 emittenti, vedi tabella), come dire 10,5 euro ogni 300 ritirati allo sportello automatico (l’operazione è sempre sconsigliata, quindi: la carta di credito va usata per pagare, punto); il canone medio annuo è salito a 33 euro dai 31,8 dell’anno scorso; e la commissione per le operazioni in valuta è stimabile in media intorno all’1,5% (ma qui il calcolo è complicato perché ai costi della banca si sommano spesso quelli dell’emittente della carta: trasparenza zero o quasi).
Calcoli e leggi
I calcoli sono dell’Università Bocconi per CorrierEconomia (équipe del prorettore Stefano Caselli) e, uniti alla commissione sulla benzina che pende come una spada di Damocle sugli automobilisti (non è tutte le emittenti seguiranno l’esempio di CartaSi), rivelano la contraddizione: da un lato si predica la riduzione del contante, dall’altro salgono i costi per la moneta elettronica. Per le carte di credito sono giorni caldi. Il 29 luglio entrerà in vigore il «decreto Mef», quello ministeriale del 14 febbraio, numero 51. Prevede due cose. In antitesi. Primo: viene reintrodotta, appunto, su base volontaria, la commissione sulla benzina sui rifornimenti sotto i 100 euro. Norma che scoraggia l’uso delle carte. Secondo: le commissioni che i commercianti pagano all’emittente della carta saranno trasparenti (cioè affisse ai muri) e variabili (più basse, per esempio, per importi sotto i 30 euro).

Questa norma dovrebbe invece incoraggiare l’uso delle carte. Si somma al fatto che già dal 30 giugno negozianti, artigiani e professionisti devono accettare i pagamenti elettronici e dotarsi di Pos, il lettore di carte (proteste degli interessati). E a un’altra legge, europea, in arrivo (ma deve ancora essere approvata dal Parlamento Ue e non è scontato). È il regolamento della Commissione Ue che limita le commissioni interbancarie, cioè quelle che le banche (i gestori dei Pos) versano alle società che emettono le carte (a volte i due soggetti coincidono): massimo lo 0,3% di ogni transazione per le carte di credito e lo 0,2% per i Pagobancomat (oggi queste commissioni sono più alte e incidono parecchio sul costo finale che i negozianti sostengono: l’1,2%-4% per le carte di credito, lo 0,7% per il Bancomat). Una mano insomma pone ostacoli alla diffusione delle carte, un’altra li leva. Schizofrenia.

Oggi l’Italia è ancora il fanalino di coda nella diffusione delle carte di pagamento: 31 operazioni all’anno per abitante (dati Bce 2013). È meno della metà della media europea (72), quasi la metà della Spagna (52), un quarto della Francia (130). Siamo al 22mo posto su 26, dopo di noi solo Ungheria (27), Romania e Grecia (7), Bulgaria (4). «In Italia il 90% delle transazioni è eseguito con denaro contante, la media europea è dell’80% — lamentava un anno fa Angelo Barbagallo, direttore centrale per la vigilanza bancaria della Banca d’Italia, in audizione al Consiglio nazionale consumatori e utenti —. Tutto ciò ha costi notevoli per l’economia». E calcolava:

«I costi di distribuzione e accettazione del contante presso i punti vendita incidono per lo 0,5% del Pil» (come dire sette miliardi nel 2013). Inoltre «l’uso del contante favorisce fenomeni che hanno un costo per la collettività come l’evasione fiscale e il riciclaggio », proseguiva. Eppure l’infrastruttura c’è. Siamo fra i Paesi che hanno più sportelli automatici e terminali Pos, dice l’ultima Relazione annuale Banca d’Italia: 50,7 milioni nel 2012 (scesi a 50 l’anno scorso, ma poco cambia), in linea con Francia (58,5) e Spagna (56,3) — la Grecia, per dire, ne ha un sesto, 8,3 milioni. Malgrado ciò, le operazioni sono al lumicino: 990 per ogni terminale all’anno, contro le 4.663 della Francia. I costi delle carte, congelati all’insù, non aiutano.


 
Chi chiede di più
Dall’indagine Bocconi emerge che il canone annuo — azzerato nelle banche online Ing Direct e Iw Bank, di soli 23 euro alle Poste — tocca gli 80 euro con American Express, i 50 con il Santander. Le carte della grande distribuzione — Carrefour, Auchan — restano alte, sfiorando i 40 euro. Unicredit e Credem hanno anche un costo ulteriore, «d’emissione», rispettivamente 10 euro e 5 euro (qui «per alcune versioni con particolari vesti grafiche»). La commissione per anticipo contante — costosa perché ritenuta un’operazione di finanziamento— arriva al 4% quasi ovunque (l’ha abbassata al 3% solo Bpm): si salvano Findomestic, che non fa pagare nulla, e le due online, che applicano un prezzo fisso (2 euro Ing Direct e 2,75 Iw Bank). La commissione carburante, in compenso (quella consentita fino adesso, sopra i 100 euro di rifornimento), la fanno pagare soltanto quattro emittenti su 18.
Ma ora tutto può cambiare.

«Reintrodurre le commissioni sulla benzina sarebbe un passo indietro nella lotta al contante», avverte Antonio Longo, presidente del neonato Iepc (Italian epayment coalition), consorzio fra quattro associazioni di consumatori. Idee per uscirne? «Le banche diano i Pos ai commercianti in comodato d’uso», dice Longo, che valuta il costo per i terminali in 40-50 euro al mese (ma secondo CartaSi, che gestisce due miliardi di transazioni all’anno, è molto meno, 14 euro fra canone e costo di attivazione). Già. Ma se poi nessuno li usa, i Pos? «Serve un incentivo pubblico al consumatore perché paghi con la carta », propone Cioli, per esempio un’Iva ridotta sui prodotti così acquistati. Ma così, addio piani di riduzione del debito pubblico. Non resta che confidare nel botto dell’ecommerce: su Internet i contanti non si possono usare.

14 luglio 2014 | 17:23

Revolving. Pagare a rate costa meno Ma i tassi sono il doppio dei prestiti

Corriere della sera

di Alessandra Puato

Gli interessi possono sfiorare il 24%. Per 1.500 euro ne vanno restituiti 1.725


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Non è più una pistola, forse, ma a usarla impropriamente può fare ancora male. La carta di credito revolving — che in passato fu soprannominata revolver — è quella per rimborsare a rate gli acquisti. Vede scendere i tassi d’interesse, anche come effetto della politica di riduzione del costo del denaro da parte della Banca centrale europea, ma continua a essere uno strumento d’emergenza, da sfoderare solo per piccoli importi (intorno ai 1.500 euro) e consapevoli che la comodità si paga: con tassi che partono dal 14-15% e possono sfiorare il 24%, tutto compreso. È più del doppio dei prestiti personali (che stanno viaggiando fra l’8% e l’11%, secondo l’osservatorio di Facile.it, e consentono tra l’altro di finanziarsi con importi maggiori).

Il fatto positivo è che due anni fa il picco delle revolving sfiorava il 30%.
La discesa e i due casi
Vediamo i costi. Nell’ultimo anno è calato dal 21,9% al 20,54% il Taeg, tasso annuo effettivo globale, della carte revolving. Il calcolo — sui dati raccolti dall’Università Bocconi per Corriere Economia, confronto giugno 2013-luglio 2014 — è fra sei grandi emittenti di questo strumento di pagamento: American Express (Carta Blu), Agos Ducato (Carta Attiva), Findomestic (Carta Aura), Santander Consumer Bank (Carta Revolving), Unicredit (Flexia Classic), Carige (Valea Web). Quest’anno l’indagine considera anche Bnl (Credit), Banca Sella (Vista Inchiaro), Banco Popolare (Extra Plus) e Fineco (Carta Black Style). Ecco la classifica per le dieci emittenti. La più cara resta, come in passato, American Express: Taeg al 23,69% (ma era oltre due punti in più l’anno scorso, a 25,92%). Segue Findomestic con il 22,92% (in linea con il 2013) e al terzo posto Santander con il 22,07% (in discesa dal 23,03%). La carta revolving più conveniente in base Tl taeg risulta invece essere quella di Banca Sella con il 14,24%; secondo posto a Unicredit con il 14,82%, terzo a Fineco con il 15% .

Morale. Se si acquista merce per 1.500 euro con una revolving e si sceglie di pagare a rate di 100 euro l’una, al tasso massimo del 23,69% si finirà per rimborsare 1.725 euro, al medio 1.676, al minimo 1.630. Come dire che l’uso della carta per quest’acquisto sarà costato fra i 130 e i 225 euro. Se invece si fa una spesa di 3 mila euro (ipotesi: difficile avere un tetto così alto con le revolving) e si rimborsa con rate da 250 euro al mese, il costo effettivo dell’operazione sarà fra i 139 e i 295 euro (vedi tabelle). «I tassi stanno un po’ scendendo, è vero, come quelli di mutui e prestiti — commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo —: per la crisi generale, per le difficoltà del mercato dei prestiti, per la politica di abbassamento dei tassi da parte della Bce. Un ritocco era inevitabile. Ma la carta revolving resta una forma di accesso al credito poco conveniente e, in alcuni casi, particolarmente cara rispetto ad altri finanziamenti, come i prestiti bancari».
Segni di ripresa
Va detto che la rischiosità è più alta rispetto alle carte tradizionali e quasi in un caso su dieci i soldi prestati non tornano indietro. Secondo l’ Osservatorio Assofin-Crif-Prometeia, infatti, le carte rateali hanno un tasso di sofferenza medio nazionale del 9%, contro il 2,4% delle carte a saldo (dati al maggio 2013). La carta revolving, oltre che costosa, è poco trasparente: è difficile tenere sotto controllo le spese, se la si usa con continuità: il consiglio è di utilizzarla, nel caso, per un acquisto specifico e poi per nulla fino al termine del rimborso.

Ma può rispondere a una necessità, dettata dalla crisi: quella di ripartire i pagamenti in più mesi. Inoltre, a differenza del prestito bancario, è relativamente semplice da ottenere. Anche perciò, forse, sta mostrando segni di ripresa. Nel primo trimestre dell’anno l’erogazione di carte di credito rateali o a opzione è aumentata del 3%, dicono i dati Assofin-Crif-Prometeia. È un’inversione di tendenza dopo il calo dell’1,9% registrato nel 2013. Ed è ancora più rilevante se si paragona con l’andamento dei prestiti personali che dopo il crollo del 9,6%, l’anno scorso, sono scesi ancora dell’1,9% nei primi tre mesi di quest’anno.

14 luglio 2014 | 17:29

Carte di credito, tutti i costi e le possibilità per risparmiare

Libero


a.it
Tempo di Pos, di pagamenti elettronici, di "meno contante possibile" nel nome della lotta all'evasione fiscale. Lo strumento principe, dunque - almeno nelle intenzioni - è la carta di credito. Che però ha dei costi, che malcelano una macroscopica contraddizione: mentre in Italia si predica la riduzione del contante, continuano a lievitare i costi per le targhette elettroniche. Lo spiega in un approfondito focus il Corriere Economia, che riporta dei calcoli effettuati in esclusiva dall'Università Bocconi.

In primis - e in generale - i costi delle carte di credito, oltre ad essere alti, risultano poco trasparenti. Quindi qualche cifra: prelevare contante con la carta di credito costa oggi il 3,5% in commissioni, con un minima di 2,5 euro. Insomma, ogni 300 euro prelevati al bancomat ne paghiamo 10,5. Meglio non prelevare, dunque, con la carta di credito. Poi le cifre del canone medio annuo, salito a 33 euro rispetto ai 31,8 euro dell'anno precedente. Infine la commissione per le operazioni in valuta, stimabile in media attorno all'1,5 per cento.

Commissione sulla benzina - A queste spese, si aggiunge un'altra brutta notizia: sta per tornare la commissione sulla benzina ai consumatori, cancellata due anni fa e che la legge ha stabilito potrà essere reintrodotta a fine mese (CartaSì, da par suo, ha fatto sapere che non la farà pagare). Viene reintrodotta su base volontaria, sui rifornimenti inferiori a 100 euro. Le commissioni pagate dai commercianti dovranno essere trasparenti - affisse ai muri - e variabili, per esempio per importi inferiori a 30 euro. A fronte della cattiva notizia, una buona: il regolamento della Commissione Ue, che deve però essere ancora approvato, limita le commissioni interbancarie (quelle che le banche che gestiscono i Pos versano alle società che emettono le carte) allo 0,3% di ogni transazione per le carte di credito e allo 0,2% per i Pagobancomat.

L'infrastruttura - Altre informazioni riguardano l'infrastruttura: in Italia c'è, eccome. Siamo tra i Paesi che hanno in assoluto più sportelli automatici e terminali Pos. Secondo l'ultima relazione annuale di Bankitalia, infatti, se ne contavano 50,7 milioni nel 2012, una cifra in linea con Francia (58,5 milioni) e Spagna (56,3 milioni), giusto per fare due esempi. Eppure, nonostante l'infrastruttura, lo Stivale resta fanalino di coda per quel che riguarda l'utilizzo delle carte di pagamento: in media, ogni abitante effettua 31 operazioni all'anno con la targhetta, una cifra inferiore alla metà della media europea, pari a 72 transazioni.

I costi delle carte - Dopo le informazioni di contesto, il Corriere Economia passa all'analisi dei conti, per individuare dove si può pagare di meno. Così emerge che il canone annuo, azzerato nelle banche online Ing Direct e Iw Bank e di soli 23 euro alle poste, tocca il massimo con gli 80 euro di American Express. Alte anche le carte dell'alta distribuzione - Carrefour e Auchan - con un canone di 40 euro. Unicredit e Credem, poi, hanno anche un costo ulteriore d'emissione pari a 10 e 5 euro. Per quel che concerne la commissione per l'anticipo del contante arriva quasi ovunque al 4% (soltanto Bpm l'ha abbassata al 3,5 per cento). Sempre per la commissione d'anticipo, Findomestic non fa pagare nulla mentre le due online applicano un prezzo fisso: 2 euro Ing Direct e 2,75 Iw Bank. Infine la commissione carburante (quella che fino ad adesso era consentita sopra i 100 euro di rifornimento), che solo quattro emittenti su 10 fanno pagare.

Revolving - Un capitolo a sé è quello riservato alle famigerate carte di credito revolving, che permettono di rimborsare a rate gli acquisti. Anche per le politiche della Bce, scendono i tassi di interesse, che restano però stratosferici. Ma lo strumento continua ad essere emergenziale e piuttosto pericoloso: i tassi d'interesse partono dal 14-15% e arrivano fino al 24% (più del doppio rispetto ai prestiti personali). In media nell'ultimo anno il Taeg medio è calato al 20,54% rispetto al precedente 21,9 per cento. Tra le revolving, la più cara è quella American Express, con Taeg al 23,69%, poi Findomestic al 22,92% e Santander al 22,07 per cento. La revolving più conveniente è quella di Banca Sella, Taeg al 14,24%, poi Unicredit al 14,82% e quindi Fineco al 15 per cento.

Alta morosità - Interessi altissimi, dunque, quelli delle revolving. Qualche esempio: se si acquista per 1.500 e si decide di pagare a rate di 100 euro l'una con Taeg 23,69% si rimborseranno 1.725 euro (in media 1.676 euro, il minimo possibile è di 1.630). Insomma l'uso della carte revolving ci sarà costato tra i 130 e i 225 euro. Su una ipotetica spesa di 3mila euro (cifra difficile da ottenere con le revolving) e rimborso di 250 euro al mese, pagheremo di interessi tra i 139 e i 295 euro. Tassi altissimi dovuti all'alto livello di rischio dello strumento: quasi in un caso su dieci i soldi prestati non vengono restituiti. Le carte rateali, infatti, hanno un tasso di sofferenza media nazionale pari al 9% contro il 2,4% delle carte a saldo

Rissa degenera nel Casertano gambizzati due immigrati

La Stampa

A Castel Volturno tensione alle stelle dopo una violenta lite tra italiani e ivoriani finita in sparatoria.

a.it
È rientrata la tensione a Castel Volturno, nel Casertano, dove ieri sera decine di immigrati africani sono scesi in strada dopo il ferimento a colpi d’arma da fuoco di due ragazzi della Costa d’Avorio scatenando una vera e propria rivolta, con auto date alle fiamme e un appartamento incendiato.

L’intervento massiccio delle forze dell’ordine ha riportato la calma mentre i responsabili del ferimento, padre e figlio, sono stati fermati dalla polizia.
I fatti si sono verificati nel tardo pomeriggio di ieri quando in località Pescopagano, zona dove convivono non senza difficoltà la comunità italiana e una folta comunità africana, due ivoriani di 30 e 37 anni, sono stati feriti alla gambe, qualcuno dice mentre erano in bicicletta, da un italiano residente in zona, che sarebbe intervenuto per difendere il padre, un vigilante privato.


Il figlio ha raccontato agli investigatori che il padre si sarebbe avvicinato ai due ivoriani perché i due stavano portando un pacco, e avrebbe chiesto loro se l’avessero rubato; ne è nato un violento litigio. L’uomo, a quel punto, è intervenuto in difesa del genitore sparando i due alle gambe. L’episodio sarebbe avvenuto a pochi metri dalla sede di un’agenzia di vigilanza privata.

Continuano comunque gli accertamenti per risalire all’esatta dinamica dal momento che le due vittime non hanno confermato la versione dei fatti fornita dai due italiani; sembra infatti che l’uomo conoscesse i due ivoriani, con i quali aveva avuto in precedenza delle liti. I due ragazzi feriti sono ricoverati, non in pericolo di vita, presso la clinica Pineta Grande di Castel Volturno.

Il fatto, riaccendendo forse vecchi rancori, ha scatenato la reazione rabbiosa degli amici delle due vittime che sono scesi in strada dando fuoco a 4 autovetture e un furgone; in uno dei mezzi è anche esplosa una bombola del gas. È stato inoltre danneggiato dalle fiamme il primo piano di una villetta a schiera, adiacente all’abitazione dell’aggressore, vero obiettivo degli manifestanti.

Le scene di ieri sera hanno portato alla memoria la rivolta scoppiata all’indomani della strage dei sei immigrati africani (il 18 settembre del 2008, ndr) da parte dell’ala stragista dei Casalesi guidata da Giuseppe Setola, quando decine di stranieri che chiedevano giustizia per i compagni uccisi misero a ferro e fuoco la Statale Domiziana. Per quella strage, Setola e gli altri killer sono stati condannati all’ergastolo con sentenza passata in giudicato.