martedì 15 luglio 2014

IPhone 6, iWatch e gli sconti eBay

Corriere della sera

di Vincenzo Scagliarini

La presentazione del nuovo smartphone potrebbe essere il 10 settembre, mentre slitta a novembre lo smartwatch. Accordo segreto con il sito per svuotare i magazzini

 


Decine di indiscrezioni, immagini, ricostruzioni grafiche e fughe di notizie dai fornitori. Se Apple – come da tradizione – vuol tener segreto l’iPhone 6, non ci sta riuscendo molto bene. Il 14 luglio un dipendente della Foxconn è riuscito a scattare una foto di un esemplare preproduzione della sesta generazione del Melafonino. È solo l’ultima anticipazione, ma è stata una vera impresa. Nella megafabbrica cinese, dove viene prodotto quasi tutto l’hardware mondiale, la sorveglianza è militare. Certo, da Cupertino non confermano né smentiscono, ma KitGuru, il sito di tecnologia che è entrato in possesso dell’immagine, è da ritenersi affidabile: nel 2012 aveva pubblicato un’immagine di quello che sarebbe diventato l’iPhone 5. Proviamo a fare ordine tra le notizie dell’ultimo mese e cerchiamo di capire cosa si sa, e cosa è stato smentito, sull’iPhone 6.
Sarà disponibile dalla fine di settembre
Settembre è un mese chiave per Apple. Com’è successo con con gli iPhone 5s e 5c, il meno fortunato modello low cost, anche la sesta generazione sembra verrà lanciata con l’autunno. La conferma arriverebbe da TechChina, una testata online vicina ai produttori di hardware Apple. È in grado di dare due date: il 10 settembre per la presentazione ufficiale e il 25 l’inizio della distribuzione. MacRumors e l’operatore telefonico tedesco Deutsche Telkom hanno invece altre fonti, che anticipano il lancio al 19. In ogni caso non ci sono molti dubbi: l’iPhone 6 arriverà entro settembre e avrà iOs8, la nuova versione del sistema operativo Apple.
Le ultime su iPhone 6 e iWatch Le ultime su iPhone 6 e iWatch
Le ultime su iPhone 6 e iWatch
 
Le ultime su iPhone 6 e iWatch
 
Le ultime su iPhone 6 e iWatch
Lo schermo Retina si fa più grande e diventa indistruttibile
Il display del nuovo iPhone sarà da 4,7 pollici. E sembra ormai certo. Rispetto alla quinta versione guadagna quasi due centimetri in diagonale e una risoluzione di 1366x760 a 401ppi. L’unità si chiamerà “Enhanced Retina” e sarà il 20% più definita rispetto al modello attuale. Si vocifera anche di una versione ingigantita del Melafonino, un phablet da 5,5” con risoluzione full-hd. Ma, se le indiscrezioni fossero vere, per questo modello bisognerà aspettare la fine dell’anno. È quanto sostiene l’analista Ming-Chi Kuo, che spesso ha avuto ragione sui prodotti Apple. L’altra novità del modello da 4,7” è il vetro iper-resistente che proteggerà il display. Secondo i video postati su YouTube nelle ultime settimane il nuovo iPhone è in grado di resistere a martellate e pugnalate. Alcuni ritengono che Apple abbia utilizzato il vetro zaffiro (lo stesso utilizzato negli orologi di lusso), altri lo ritengono troppo costoso per la produzione su vasta scala. Di certo Cupertino ha già familiarità con questo materiale, con cui ha realizzato il sensore d’impronte e la fotocamera del modello 5s.
Addio all’alluminio, arriva il metallo liquido
L’iPhone 6 sarà più leggero e sottile. Per guadagnare grammi preziosi, Apple avrebbe sostituito l’alluminio con il Liquidmetal. È una lega sviluppata al CalTech, il politecnico californiano. A dispetto del nome non ha niente di liquido: è un tipo di materiale che unisce la flessibilità della plastica alla resistenza del metallo. Cambia anche il design: i bordi della scocca del nuovo melafonino potrebbero essere arrotondati (è un richiamo alle linee dell’iPod Touch). Inoltre il bottone d’accensione dovrebbe spostarsi dall’alto a destra, per renderne più agevole la pressione con uno schermo più grande. Il logo della mela sul retro del telefono forse potrebbe illuminarsi, come succede con i portatili Apple, i Macbook. Scompare invece il doppio flash. Introdotto con il 5s, sembra esser stata un’innovazione dalla vita breve.
La funzione segreta: un nuovo tipo di vibrazione
Il sito Laoyaoba ha scovato una nuova funzione per l’iPhone6. Apple avrebbe commissionato ai produttori cinesi un motorino per la vibrazione in grado di reagire in modo diverso alla pressione e alla posizione delle dita sul touchscreen. Potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di app, pensate anche per gli ipovedenti.
Stabilizzazione d’immagine e Nfc. Ciò che Android ha già
Con il nuovo modello, Apple potrebbe introdurre la tecnologia Nfc, che permette di trasferire informazioni a breve distanza (è molto utile per effettuare pagamenti in mobilità). Da molto tempo sui terminali Android, non ha mai entusiasmato Cupertino. Che ora però sembra aver cambiato idea. Per quanto riguarda la fotocamera, il modello da 5,5” dell’iPhone 6 avrà uno stabilizzatore d’immagine. Una funzione già presente negli smartphone top di gamma Android e Windows Phone.
La durata della batteria resterà un problema
L’A8 il nuovo Soc (System on chip) sarà prodotto da Samsung. Sarà ancora dual core, ma la frequenza di funzionamento salirà a 2 gigahertz. È un salto significativo rispetto agli 1,3 ghz del modello 5s. Con più potenza di calcolo e un nuovo sistema operativo dovrebbe essere sfruttata al meglio l’architettura a 64-bit. Presentata come rivoluzionaria nell’ultimo keynote Apple, ma non ancora sfruttata appieno. Sembrano però esserci brutte notizie per la durata della batteria, uno dei punti deboli dei telefonini della Mela. La capacità sarebbe stata aumentata (forse a 1800 Mah), ma con molta probabilità non garantirà più autonomia.
Per l’iWatch bisognerà aspettare Natale
La strada per lo smartwatch di Apple è invece ancora lunga. È uno dei dispositivi di cui si parla da più tempo, ma problemi produttivi ne avrebbero fatto slittare il lancio, finora previsto a ottobre. Stime più realistiche ora parlano dell’inizio della distribuzione alla fine di novembre, per arrivare nei negozi prima di Natale. L’iWatch dovrebbe essere un oggetto di lusso adatto anche al fitness, con un display Amoled (tecnologia Samsung), vetro Zaffiro e sensori per monitorare le funzioni vitali di chi lo indossa, raccolte da HealthKit del nuovo iOs8.
Le offerte nascoste su eBay
Prima dell’arrivo della sesta generazione, Apple sembrerebbe stia facendo spazio nei propri magazzini. Il sito AppleInsider avrebbe scoperto grandi quantità di iPhone 5 messi in vendita su eBay Us dall’utente Factory Certified. Sono cellulari ricondizionati messi in vendita “in esclusiva” dopo esser controllati da Apple. Non si hanno certezze di un accordo tra le due aziende, ma è già stato accertato che Cupertino e il sito di aste online hanno collaborato per rivendere a prezzi scontati iPad di prima generazione.

15 luglio 2014 | 17:51

Dieci regole per usare il cellulare in vacanza e spendere meno

La Stampa

Vademecum di Facile.it per risparmiare sui costi di chiamate e sms

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Usare il cellulare in vacanza può costare molto. Ecco un breve vademecum per aiutare gli utenti a risparmiare sui costi del cellulare, soprattutto se si è deciso di trascorre le ferie all’estero, in alto mare o persino nella giungla. In 10 punti Facile.it elenca le cose da sapere, i comportamenti da mettere in atto e quelli da evitare. 

1) Meglio gli sms. Quando si è all’estero si paga anche per ricevere le chiamate, mentre non si paga nulla per ricevere sms: meglio preferire quelli quando possibile. 

2) Attenti a WhatsApp. Viaggiando all’estero, se non si ha attivato un piano che includa l’uso della connessione dati, una delle maggiori fonti di spesa può diventare la connessione ad Internet che può arrivare a consumare in pochi giorni anche 200 euro di traffico. Diverse app, ad esempio quelle di instant messaging come WhatsApp o WeChat, si connettono periodicamente per controllare la presenza di nuovi messaggi o aggiornamenti. In questo caso può convenire disattivare la connessione dati in roaming e accedere a Internet solo quando è presente una connessione WiFi, spesso offerta gratuitamente dagli hotel e nei principali luoghi pubblici.

3) Occhio alla Svizzera. L’Eurotariffa è legata non ai paesi europei in genere, ma solo a quelli facenti parte dell’Unione europea. Paradossalmente, quindi, viene applicata in Martinica, nella Guyana francese e nell’isola di Réunion, tutte legate alla Francia, ma non necessariamente nella vicinissima Svizzera o in Albania. 

4) Meglio una Sim locale. Se si prevede di restare in un paese estero per un periodo prolungato e di chiamare i numeri di quel Paese (anche solo l’albergo), può convenire attivare una Sim locale. Sarà possibile stipulare un contratto ricaricabile con minuti di conversazione, sms e dati a costo fisso. Per gli abbonamenti è invece necessario essere intestatari di un conto corrente o una carta di credito del paese ospite. 

5) Chiamare dalla nave. Avete in programma di passare le ferie in barca o in crociera? Allora sappiate che, se si naviga, già a pochi chilometri dalla riva il segnale diventa troppo debole per chiamare. Non è detto, però, che dobbiate rinunciare al cellulare mentre sarete in mezzo alle onde. Su alcune navi da crociera e traghetti è possibile connettersi alla rete cellulare della nave, in roaming marittimo. Le tariffe dipendono dagli accordi tra il proprio operatore e quello presente sulla nave, e variano tra 1,67euro e 3euro al minuto per le chiamate effettuate, 30c e 3euro/ minuto per le chiamate ricevute, 26c e 90c per sms inviato. 

6) Marcare a zona la tariffa. Se di desidera usare il telefono all’estero per periodi brevi, tutti i principali operatori propongono offerte per comunicare che, attivate in aggiunta al proprio piano, includono soglie di traffico ad un costo fisso che dipende dal Paese in cui ci si reca. Alcuni pacchetti valgono per l’Europa, altri anche per diverse zone del mondo. Attenzione però ad attivare la promozione giusta! Ogni operatore divide il mondo in Zone, non necessariamente identiche a quelle geografiche: verificate prima sul sito dell’operatore quale sia quella in cui vi recherete. 

7) Satellitari. Nelle aree remote, non coperte dalle normali antenne, per connettersi è necessario avere un cellulare particolare o un adattatore per smartphone. Tramite Sim di Tim, Vodafone o Wind è possibile poi connettersi alle reti satellitari, ma i costi sono molto elevati, fino a 6 euro al minuto per le chiamate effettuate. 

8) Zone senza copertura. Anche viaggiando in Italia, infatti, è possibile che il proprio operatore non fornisca una buona copertura nelle zone rurali e montuose. Gli operatori proprietari di rete permettono di verificare la copertura tramite appositi servizi sui propri siti. È quindi possibile sapere in anticipo se la compagnia cui siamo legati fornisce copertura nel luogo in cui andremo. Per gli operatori virtuali, come PosteMobile o Fastweb Mobile, basta fare riferimento al sito dell’operatore di appoggio. 

9) Le tempistiche. Attivare promozioni o condizioni speciali sulla propria utenza può comportare, soprattutto nei periodi di vacanza, tempi variabili. Meglio recarsi in un negozio del proprio operatore telefonico almeno una settimana prima di partire in modo che tutto sia pronto per il giorno in cui lascerete la vostra città. 

10) Mappe online e siti mobile. A incidere sui costi sono principalmente i tempi di connessione, ma quando si viaggia talvolta è necessario consultare mappe, liste, guide. Meglio quindi scaricare nel proprio smartphone tutto quello che serve o potrebbe tornare utile e poi consultarlo «offline» nel momento opportuno. Se non lo avete fatto, ricordate comunque che dallo smartphone è bene preferire la navigazione sui siti mobile che comporta tempi di connessione inferiori, browsing più rapido e quindi costi più contenuti. 

Il danno da vacanza rovinata: vademecum per il consumatore turista

La Stampa

paola vitaletti


“I GIORNI DI VACANZA VALGONO PIU’ DEGLI ALTRI” recita uno spot pubblicitario. Ciò ormai è un dato acquisito anche sul piano legislativo e giurisprudenziale, sebbene non significhi che il consumatore turista possa contare su un automatismo dei meccanismi indennitari o risarcitori se le vacanze non si svolgono come previsto in base al contratto di viaggio stipulato con il tour operator.

Page1) Quando si ha diritto al risarcimento perché il periodo di vacanza “logora e non rigenera”?

Il diritto di godere di un periodo di riposo e svago è un bene della vita ritenuto meritevole di tutela. Se la vacanza non si svolge come ci si aspettava, perché il viaggio non si svolge secondo le previsioni contrattuali, è possibile pretendere il risarcimento del danno per i disagi e lo stress subiti in corso di viaggio: c.d. “danno da vacanza rovinata”, per il riconoscimento del quale devono però ricorrere alcuni presupposti. E’ bene dunque fare chiarezza su tali aspetti della normativa che disciplina i c.d contratti di viaggio (limitando l’analisi ai c.d. pacchetti turistici, crociere/viaggi itineranti/vacanze tutto compreso, vale a dire quelli che ricomprendono almeno due tra i seguenti elementi: trasporto, alloggio, servizi in corso di viaggio).

La materia dei contratti aventi per oggetto i servizi turistici è attualmente disciplinata dal D.Lgs. 79/2011, denominato Codice del Turismo, nel quale sono state trasfuse le norme che erano ricomprese nella parte terza del Codice del Consumo, artt. 82-100, che aveva, a sua volta, inglobato il D.Lgs. 111/95 concernente i viaggi e le vacanze tutto compreso. In base alla normativa vigente, l’organizzatore del viaggio è tenuto all’esecuzione delle prestazioni che sono oggetto del contratto da redigere in forma scritta (art. 35 Cod. Tur.).

Le prestazioni oggetto del contratto devono essere conformi alla proposta contrattuale visionata dal consumatore (opuscolo informativo) ed in base alla quale ha effettuato la scelta (artt. 36-38 Cod. Tur.). Dunque, a titolo meramente esemplificativo: la sistemazione presso una data struttura alberghiera con determinate caratteristiche, il volo di andata e ritorno con una determinata compagnia ed un piano voli predeterminato, guida turistica e/o autoveicoli o natanti per le escursioni in loco e così via.

In linea generale, laddove uno dei servizi che contrattualmente il tour operator si era impegnato a prestare manca in tutto o in parte, se viene eseguito con modalità diverse rispetto a quanto previsto nell’offerta e/o nel contratto, l’organizzatore è tenuto a risponderne. Ne risponde anche se la responsabilità è da attribuirsi ad uno dei soggetti prestatori dei singoli servizi compresi nel pacchetto (art. 45 Cod. Tur.). A nulla rileva il fatto che la struttura alberghiera non sia di proprietà dell’organizzatore (come in alcuni casi può verificarsi).

Parimenti irrilevante il fatto che il viaggio si effettui con le Compagnie aeree; ovvero ancora la circostanza che le escursioni sul posto non siano eseguite con mezzi di proprietà dell’organizzatore. In ogni caso, infatti, il tour operator è responsabile dei terzi prestatori dei servizi compresi nel programma di viaggio (art. 43 Cod. Tur.). Il medesimo principio vale nel caso in cui, in conseguenza dell’inadempimento, si verificano danni alla persona, come nel caso non infrequente di sinistro stradale durante uno spostamento in loco previsto nel programma di viaggio (art. 44 Cod. Tur). In tal modo il consumatore turista è agevolato per avere un unico referente contrattuale, l’organizzatore che ha predisposto il pacchetto di viaggio da lui acquistato (direttamente o tramite un’agenzia di viaggi, che svolge il ruolo dell’intermediario nella vendita).

E’ posto a carico dell’organizzatore l’onere di rivalersi nei confronti dei terzi prestatori dei servizi in corso di viaggio di cui si è avvalso, responsabili dell’inadempimento che ha cagionato danni al consumatore turista. Nel caso in cui l’inadempimento o l’inesatta esecuzione della prestazione oggetto del contratto “non sono di scarsa importanza” il turista può anche chiedere un “risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta” (così l’art. 47 Cod. Tur.).

In buona sostanza, solo se l’inadempimento non è di scarsa importanza l’organizzatore del viaggio risponde del c.d. emotional distress subito dal viaggiatore in conseguenza dell’inadempimento stesso; un disagio tale che la vacanza, in luogo di essere momento di rigenerazione psicofisica, si rivela fonte di stress e stanchezza. Il danno da vacanza rovinata correlato ad un inadempimento contrattuale presuppone dunque, per essere riconosciuto, che il danneggiato fornisca la prova del nesso causale tra il fatto e l’evento lesivo.

2) Entro quanto tempo dal rientro dal viaggio è possibile presentare il reclamo e richiedere il risarcimento dei danni?

Il reclamo deve essere presentato dal turista tempestivamente, anche in corso di viaggio, affinché l’organizzatore o il suo rappresentante sul posto oppure l’accompagnatore del gruppo possano porvi rimedio (art. 49 Cod. Tur.). Il reclamo può inoltre essere presentato, a mezzo raccomandata o altro mezzo idoneo a fornire la prova dell’avvenuto ricevimento, nel termine di 10 giorni dal rientro dal viaggio. Tale termine, secondo l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione che sul punto si è espressa in senso favorevole al consumatore (cfr. Cass. 297/2011), non rappresenta un termine di decadenza dal diritto ad essere risarciti. Di conseguenza, la contestazione può essere successiva a condizione che avvenga entro il termine prescrizionale di un anno dal rientro dal viaggio (per danni diversi a quelli alla persona) e di tre anni per danni alla persona. Se però l’inadempimento attiene il servizio di trasporto, il termine di prescrizione è di 18 o 12 mesi a seconda se si tratta, rispettivamente, di danni alla persona o alle cose (trovando applicazione in tal caso la regola generale di cui all’art. 2951 c.c.).

3) Le coperture assicurative dei tour operators: quali danni coprono e come operano la polizza infortuni e la polizza di responsabilità civile?

Un aspetto interessante che merita attenzione, spesso ignorato dai consumatori, è la questione dell’operatività delle coperture assicurative che l’organizzatore di viaggi stipula con le Compagnie: la polizza infortuni e la polizza di responsabilità civile. La polizza infortuni è un contratto a favore di un terzo, vale a dire un contratto stipulato nella specie tra tour operator e Compagnia di assicurazione (contraenti) i quali stabiliscono limiti di copertura ed ambiti di operatività della polizza, ma il beneficiario “diretto” è il turista che lamenta di avere subito un sinistro in corso di viaggio.

Il turista in tal caso, messo al corrente dal Tour operator circa la Compagnia di Ass.ni ed il numero di polizza (che di regola sono indicati nel contratto di viaggio, brochure, nell’opuscolo informativo), ha facoltà di attivarsi direttamente nei confronti della Compagnia di assicurazione per essere indennizzato dell’infortunio subito, come detto, nei limiti delle condizioni di polizza concordate dai contraenti.

Di norma, la polizza infortuni copre ogni evento lesivo occorso al turista durante il viaggio produttivo di un danno di natura fisica. In genere, la polizza in questione viene attivata in caso di eventi accidentali e prescinde dall’indagine circa l’attribuzione di responsabilità nella causazione dell’evento. La polizza di responsabilità civile opera in maniera totalmente diversa e non ha nulla a che vedere con la più nota R.C. Auto obbligatoria. In primo luogo, non può essere attivata dal turista che ritiene l’organizzatore responsabile dell’inadempimento che ha dato luogo al danno; il consumatore in tal caso non ha la legittimazione ad agire nei confronti della Compagnia di Assicurazione.

E’ onere del tour operator comunicare alla Compagnia la richiesta risarcitoria avanzata nei suoi confronti, per essere tenuto indenne in base alle previsioni contrattuali della polizza dalle conseguenze derivanti dall’inadempimento lamentato dal cliente. Solo l’organizzatore contraente è quindi legittimato ad agire nei confronti della Compagnia. La copertura assicurativa opera in caso di accertamento giudiziale della responsabilità del tour operator, da cui discende anche l’obbligo per la Compagnia di manlevare il tour operator assicurato. Accordi transattivi in corso di causa non escludono la possibilità che vi partecipi la Compagnia, facendosi carico del sinistro, a prescindere dall’accertamento giudiziale della responsabilità del contraente/tour operator.

Molto raramente la Compagnia interviene in manleva prima dell’introduzione della causa o in sede di procedimento di mediazione. Il consumatore può naturalmente chiedere copia delle polizze sottoscritte dall’organizzatore per conoscere le condizioni ed i limiti di copertura. Occorre tenere conto che il tour operator stipula una sola polizza cumulativa infortuni ed una polizza di responsabilità civile che riguardano tutti i partecipanti ed i viaggi dallo stesso organizzati. Ciò incide sui massimali delle polizze che naturalmente tengono conto del numero di partecipanti, della tipologia e numero di viaggi che il tour operator mediamente organizza annualmente (elementi questi che incidono anche sul corrispettivo della copertura assicurativa).

4) Come si ottiene il risarcimento dei danni?

Laddove il turista, ritenendo l’inadempimento dell’organizzatore non di lieve entità, intenda avanzare una richiesta risarcitoria anche per danno da vacanza rovinata deve promuovere un giudizio civile nei confronti dell’organizzatore, se quest’ultimo contesta la propria responsabilità. L’organizzatore, se lo ritiene, può coinvolgere nello stesso giudizio la Compagnia per essere da questa manlevato dell’eventuale onere risarcitorio, che venisse giudizialmente accertato, in virtù della copertura assicurativa da responsabilità civile.In buona sostanza si attiva, nella stessa causa (talvolta in via autonoma), un contenzioso “contestuale e parallelo” al tempo stesso che riguarda la Compagnia ed il proprio assicurato, che nella specie è il tour operator. Ciò a prescindere dall’eventuale risarcimento riconosciuto al consumatore turista in base alla polizza infortuni, di cui comunque si tiene conto se già riconosciuto e liquidato in via stragiudiziale.

Diversamente, il turista può agire per tutti i danni che ritiene di avere subito in conseguenza dell’inadempimento dell’organizzatore del viaggio, avviando una causa sia nei confronti del tour operator, sia nei confronti della Compagnia limitatamente alla copertura da polizza infortuni. In tal caso, se l’organizzatore contesta l’inadempimento lamentato dal cliente, è suo onere attivarsi per resistere in giudizio nei confronti del consumatore turista, svolgendo domanda autonoma di manleva nei confronti della Compagnia (in tal caso già coinvolta nel giudizio) in virtù della polizza di responsabilità civile per ogni danno, di natura patrimoniale e non patrimoniale, dunque anche per essere manlevato in caso di condanna al risarcimento del danno da vacanza rovinata.

In tale ipotesi, non si esclude che l’organizzatore, in quanto contraente della polizza infortuni, possa contestare alla Compagnia un inadempimento per non avere quest’ultima provveduto a risarcire il terzo beneficiario, consumatore turista. Le cause che riguardano i contratti di viaggio non rientrano tra quelle per le quali è prevista la mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità della domanda giudiziale (D.L. 69/2013, convertito in legge n. 98/2013). Pertanto il giudizio civile è proponibile senza il preventivo avvio del procedimento di mediazione. Non è però escluso che una delle parti possa tentare il ricorso alla mediazione per la composizione stragiudiziale della controversia insorta. La competenza a decidere le controversie giudiziarie spetta al Giudice di Pace, se la pretesa risarcitoria non supera € 5.000,00; spetta invece al Tribunale se il valore della causa è superiore (artt. 7 e 9 c.p.c.). Dal punto di vista della competenza territoriale, il Foro di competenza è quello di residenza del consumatore.

5) Come si determina il risarcimento spettante al consumatore?

L’organizzatore, come già ricordato, è chiamato a rispondere dei danni alla persona e/o dei danni diversi da quelli alla persona, derivanti dal mancato o inesatto adempimento agli obblighi assunti in base al contratto di viaggio, anche quando si avvale di altri prestatori di servizi. Per la quantificazione del danno si considerano i seguenti elementi:

- per un inadempimento di scarsa importanza (disservizio) si tiene conto del valore della prestazione mancata in tutto o in parte, valutando il corrispettivo pagato dal consumatore per usufruire dei servizi compresi nel contratto di viaggio nonché l’eventuale servizio sostitutivo prestato dall’organizzatore in luogo di quello mancato in tutto o in parte; per i danni patrimoniali lamentati, che si prova essere stati la conseguenza dell’inadempimento, il turista ha diritto al rimborso integrale di tutte le spese sostenute di cui riesce a fornire il relativo riscontro (es. acquisti fatti per perdita del bagaglio necessari per la prosecuzione del viaggio; spese di vitto e alloggio non preventivate; biglietti aerei e/o di altri mezzi di trasporto per spostamenti in loco, perimenti non preventivati per servizi che avrebbe dovuto prestare l’organizzatore o il terzo di cui questo si è avvalso e rientranti nel contratto di viaggio, ecc.);

- quanto ai soli danni fisici, questi possono essere risarciti sulla base della polizza infortuni anche in via stragiudiziale ed a prescindere dal coinvolgimento del tour operator; per la liquidazione si tiene conto della tabella unica per la determinazione del risarcimento del danno biologico (tabella unica nazionale). Tale via si persegue, in genere, nelle ipotesi di infortunio accidentale di lieve entità (c.d. microlesioni) non correlato ad un’ipotesi di inadempimento del tour operator;

- per la determinazione del danno da vacanza rovinata, danno non patrimoniale di non agevole quantificazione, si tiene conto, in linea generale, del pregiudizio “correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta”. Per es. se l’inadempimento ha impedito la partenza e/o si è verificato all’inizio del viaggio compromettendone lo svolgimento, il giudice può valutare equo commisurare il danno da vacanza rovinata tenuto conto del corrispettivo pagato per acquistare il pacchetto turistico, ovvero del possibile valore del servizio che è mancato. Si tiene conto altresì del motivo del viaggio perché talvolta si svolge in una particolare occasione senz’altro irripetibile (es. viaggio di nozze; evento naturale raro cui si voleva assistere e che ha determinato la scelta per un dato viaggio).

Nel caso in cui, però, l’inadempimento ha prodotto un danno alla persona, non può prescindersi dalle sofferenze psicofisiche subite dal consumatore turista. In tal caso, si fa ricorso alle tabella unica per la determinazione del risarcimento del danno biologico (tabella unica nazionale) che, all’esito di una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (sez. 3^ civile n. 531/2014 che riprende il principio affermato dalle SS.UU. nella sentenza n. 26972/2008), ricomprende ogni danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica (danno biologico).

Fonte: Il Diritto di tutti - Giuffrè - http://dirittoditutti.giuffre.it/psixsite/default.aspx

Tutto ha un prezzo, anche la privacy

La Stampa

carlo lavalle

Se i dati personali registrati dai telefonini fossero venduti quale valore avrebbero? La risposta sorprendente arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Trento

Se i dati personali registrati dai telefonini fossero venduti dai titolari quale valore avrebbero?
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Un gruppo di ricercatori, guidati da Jacopo Staiano dell’Università degli studi di Trento, ha cercato di rispondere alla domanda con un esperimento condotto creando un mercato per la compravendita di questo tipo di informazioni. Gli interessanti risultati di questo studio, che verranno illustrati nel mese di settembre durante la UbiComp 2014 , conferenza internazionale dedicata all’ubiquitous computing, sono ora consultabili online .

Il numero di cellulari è, in questi anni, cresciuto in maniera esponenziale. Le informazioni associabili ad uno specifico individuo che un dispositivo mobile è in grado di raccogliere sono sempre più dettagliate. Grazie ai vari programmi installati in uno smartphone è possibile registrare posizionamento, chiamate in entrata e in uscita, quantità di foto scattate insieme alle persone con cui si condividono e così via. Facebook, Twitter e altri social media, del resto, hanno ampliato il panorama informativo su preferenze, opinioni, relazioni interpersonali e abitudini di ognuno di noi.
Le aziende e gli operatori di marketing conoscono il valore di questi dati e ne ricavano un profitto. La produzione di dati è un fenomeno rilevante dell’economia digitale che comporta anche un utilizzo a fini produttivi e commerciali della grande massa di informazioni disponibile negli archivi elettronici.
Google Now, ad esempio, approfitta della capacità di rilevazione delle ricerche dell’utente per proporre pubblicità ad hoc. Fitbit, un dispositivo indossabile per il monitoraggio del sonno e dell’attività fisica, ha creato un modello di business vendendo i dati personali alle compagnie assicuratrici che li impiegano per analizzare meglio il rischio e adattare il costo delle polizze dei clienti.

Ma gli individui sono disposti ad accettare il commercio dei loro dati? E a che prezzo? I ricercatori, per scoprirlo, hanno messo alla prova 60 persone, di età compresa tra 28 e 44 anni, che sono state chiamate a partecipare ad un test durato circa due mesi. Ciascuno di loro, dotato appositamente di cellulare, è stato posto sotto osservazione quotidiana da un team di ricerca che ha monitorato i comportamenti e collezionato quattro categorie di personal data (telefonate, ubicazione, app, foto).
Ai partecipanti è stato chiesto, allo stesso tempo, di prender parte, una volta la settimana, a un sistema di aste per vendere i loro dati, grezzi o più elaborati. Per mantenere la correttezza degli scambi ed evitare falsificazioni, Staiano e colleghi hanno scelto un meccanismo in cui il vincitore riceve il corrispettivo del secondo prezzo più basso. Successivamente è stata aumentata la frequenza delle aste, da settimanali a cadenza giornaliera, il che ha ridotto il livello degli importi perché le perché le persone hanno pensato di poter essere pagate più spesso.

Alla fine, il valore medio per tutte le categorie di dati è stato calcolato in due euro, pochi spiccioli quindi. Inoltre, è emerso che il dato di posizione, cioè dove ci si trova in un determinato momento, è valutato come quello più prezioso che giustifica una maggiore protezione. D’altronde, chi si sposta più frequentemente sul territorio ha un diverso e superiore apprezzamento dei suoi dati personali.
Anche i dati processati sono considerati ad alto valore in quanto il loro contenuto informativo sulla vita personale è ritenuto più elevato. Un aspetto curioso è che in alcune giornate diverse da quelle ordinarie, come la festa dell’Immacolata Concezione o in condizioni di tempo particolari, la richiesta media di denaro è inspiegabilmente cresciuta.

Chi ha partecipato ai test, infine, non viene influenzato nel suo agire sul mercato da fattori come sesso ed età mentre mostra una propensione a considerare se stesso come migliore custode dei propri dati rispetto a banche, società di telecomunicazioni, assicurazioni o governi. E’ proprio sotto questo aspetto che l’indagine promossa da Telefonica Research potrebbe avere importanti implicazioni per il futuro. L’idea di un mercato dei dati personali è stata avanzata in passato con tentativi isolati di assicurarsi un compenso tramite commercializzazione diretta ma con scarsi risultati. Qualche mese fa, per evidenziare la necessità di una maggiore tutela della privacy online e dell’autonomia di scelta dei singoli, uno studente olandese, Shawn Buckles, ha messo all’asta in un apposito sito tutti i suoi dati personali (email, cronologia del browser ecc.) ricavandone una somma decisamente più alta di quella stabilita dalla ricerca italiana: 350 euro, offerti dal blog The Next Web che ha sostenuto l’atto dimostrativo.

Aziende e intermediari, in ogni caso, continuano a vendere informazioni sostituendosi ai titolari che, però, maturando un diverso atteggiamento, potrebbero riprendersi il controllo. La nascita di un mercato di dati personali avrebbe questa funzione di aiutare l’individuo a riconquistare il potere di determinare cosa fare delle sue informazioni. Magari qualche gigante del web ne diventerà il pioniere.

Identikit del jihadista

di Barbara Schiavulli

barbara_schiavulli
Sono più di tremila i ragazzi musulmani europei andati a combattere in Siria. Hanno attraversato un processo di radicalizzazione silenziosa tanto che nemmeno i genitori si sono accorti della loro trasformazione. Negli anni '80 e soprattutto '90, esistevano i reclutatori, persone particolarmente abili a capire le fragilità dei giovani e ad attrarli con i loro discorsi nelle trame del radicalismo, oggi, secondo ricercatori e psichiatri che si occupano del fenomeno, invece, il processo è indipendente e individuale. I ragazzi si estremizzano da "soli" e poi vanno in cerca di li chi può aiutare a "entrare nel giro". La radicalizzazione avviene attraverso internet, dove i ragazzi trascorrono ore ad ascoltare i discorsi di predicatori focosi e combattenti capaci di ipnotizzarli attraverso lo schermo.

1Roshonara Choudhry, studentessa del King's College di Londra nel 2010 accoltellò un membro del parlamento inglese, Stephen Timms, per il suo sostegno alla guerra in Iraq. La ragazza non aveva legami con alcun gruppo organizzato, ma si radicalizzò da sola, passando intere giornate ossessivamente su internet ad ascoltare i discorsi del predicatore di al Qaeda nella Penisola Araba, Anwar al-Awlaki, ucciso due anni fa in Yemen da un drone americano. "Tuttavia, nella maggior parte delle situazioni, la radicalizzazione avviene in piccoli gruppi", ci spiega Lorenzo Vidino, ricercatore al Center for Security Studies e lettore all'università di Zurigo - I soggetti hanno il primo contatto con l'ideologia jihadista attraverso parenti, amici o conoscenti occasionali. Inizia così un percorso interiore di ricerca e scoperta individuale condizionato da come il soggetto si relaziona all'ambiente circostante e con altri soggetti".

2Di solito predicatori estremisti, veterani di vari conflitti e web master di siti jihadisti agiscono come fattori radicalizzanti, esponendo ulteriormente all'ideologia jihadista soggetti che già ne sono simpatizzanti. "La radicalizzazione jihadista in Europa è, in sostanza, un processo che avviene dal basso verso l'alto – continua Vidino dal basso verso l'alto che ha presentato uno studio sull'estremismo musulmano in Italia - Anche se esistono eccezioni (network europei legati agli Shaabab (Somalia)che apparentemente conducono quello che può definirsi un vero e proprio reclutamento), esistono poche indicazioni di un piano organizzato da parte di gruppi jihadisti per reclutare musulmani europei".

In Europa i profili dei jihadisti includono criminali che vivono ai margini della società così come laureati che lavorano in alcune delle più prestigiose istituzioni del continente, oppure teenager e cinquantenni, convertiti, senza alcuna conoscenza dell'islam, e musulmani con diplomi in teologia islamica, donne e uomini. "Molti dei network jihadisti autoctoni osservati in Europa negli ultimi dodici anni dimostrano scarsi legami con le grosse moschee, non avevano, perlomeno all'inizio delle loro attività, alcuna connessione con gruppi jihadisti strutturati, e internet riveste un ruolo cruciale in tutte le loro attività, dalla radicalizzazione alla fase operativa". Oggi vi sono migliaia di siti che disseminano la propaganda jihadista e permettono a simpatizzanti jihadisti di comunicare tra loro.

Alcuni di questi siti sono gestiti direttamente da gruppi jihadisti o da soggetti legati a essi, ma negli ultimi anni si è registrata una fenomenale crescita di siti gestiti da soggetti senza alcuna connessione con essi. Il boom dei social network ha aumentato in maniera esponenziale la capacità per soggetti che non appartengono ad alcuna struttura formale, di accedere e disseminare propaganda jihadista tramite piattaforme interattive quali Facebook, Twitter, YouTube, Paltalk e Instagram. Se negli anni Novanta la maggior parte dei siti jihadisti parlava arabo o altre lingue extraeuropee, negli ultimi dieci anni sono cresciuti i siti in inglese e, in misura minore, in francese, tedesco e olandese. Ma dall'essere interessati, dal pensarla in modo radicare a passare alla violenza il passo non è così scontato. "I percorsi che portano un aspirante jihadista alla militanza (unirsi a gruppi jihadisti all'estero) sono tre: viaggio solitario, viaggio facilitato e reclutamento".

3IL VIAGGIO SOLITARIO. Il primo avviene quando una persona, indipendentemente da come si sia radicalizzata, non si avvale dell'aiuto di nessuno per entrare in contatto con al Qaeda o gruppi affiliati fuori dall'Italia. L'aspirante jihadista in questo caso lascerebbe il paese senza aver ricevuto alcun tipo di facilitazione logistica da parte di complici e stabilirebbe il contatto con il gruppo jihdista a cui cerca di unirsi senza che nessuno lo presenti  o raccomandi. La maggior parte degli esperti di terrorismo considera il viaggio solitario un'eccezione. Nella maggior parte dei casi, aspiranti jihadisti europei riescono a unirsi a gruppi jihadisti al di fuori del continente perché qualcuno ha facilitato questo processo. Tali gruppi tendono a selezionare scrupolosamente i potenziali nuovi membri per paura di infiltrazioni e sono piuttosto restii ad aprirsi a soggetti di cui non possono verificare il background. 

"I facilitatori sono individui che possiedono i contatti giusti con uno o più gruppi jihadisti e possono perciò garantire per gli aspiranti jihadisti europei. Spesso sono militanti di lunga esperienza che hanno combattuto in vari conflitti e stabilito solidi contatti con network sparsi per il mondo. Uomini carismatici e spesso più anziani, non "reclutano" nel senso tradizionale del termine, ma mettono in contatto i candidati europei con i gruppi all'estero. Le modalità con cui i facilitatori entrano in contatto con individui e nuclei, che in seguito mettono in contatto con i gruppi jihadisti, sono svariati. L'incontro può avvenire in moschea, in palestra, in un internet caffè o in un ristorante. Anche i vincoli sociali e di famiglia sono molto importanti, perché rinforzano il rapporto di fiducia. I facilitatori, non vanno in giro a reclutare nuovi militanti.

Piuttosto è più corretto parlare di "scenari di opportunità". A meno che non optino per il viaggio solitario, gli aspiranti jihadisti europei sono in genere alla ricerca dell'aggancio giusto per recarsi all'estero per unirsi a un gruppo jihadista. Spesso lo cercano su internet, chiedendo e ricercando informazioni su chat room e forum. Ma la miglior ricerca è fatta di persona, in moschee, con una nota presenza radicale al loro interno, chiedendo a persone fidate o anche conoscenti occasionali dai noti trascorsi militanti. Il grado di coinvolgimento del facilitatore può variare. Alcuni possono limitarsi a dare consigli su come entrare nel paese o in quali posti recarsi per cercare di "agganciare" soggetti con legami con gruppi jihadisti.

Ma i facilitatori possono assumere un ruolo molto più attivo, in particolare se hanno fiducia dell'aspirante jihadista. In tal caso possono fornirgli un numero di telefono del contatto giusto nel paese di destinazione, oppure una vera e propria lettera di raccomandazione da esibire alla persona giusta, oppure ancora organizzare direttamente un meeting per il soggetto con un membro del gruppo. In certi casi i facilitatori forniscono anche visti, documenti, biglietti aerei e soldi, rendendo il loro intervento simile a un vero e proprio reclutamento.



LE QUATTRO PERSONALITA' Sono quattro le personalità di chi decide di votarsi al radicalismo, persone che vogliono capire chi sono, perché sono importanti, quale ruolo hanno nel mondo. Hanno un bisogno estremo di definire se stessi e al Qaeda lo sa meglio di chiunque altro. Chi decide, secondo gli esperti, di cominciare un processo di indottrinamento, ha un filo conduttore, che non è la classe, l'età o l'istruzione, ma la ricerca di qualcosa. L'abilità di Al Qaeda è di trasformare in violenza questo bisogno.

4Sono quattro le categorie in cui ricadono questi ragazzi: i bisognosi di vendetta, i bisognosi di uno Status, di una identità e di avventura. Quando un giovane uomo ha superato la fase di reclutamento e passa a quella di indottrinamento, il suo ambiente cambia drasticamente. Viene isolato e la sua opinione del mondo viene completamente alterata. Non saranno più idonei a una normale deradicalizzazione dovuta solo grazie ad una influenza positiva, perché non riusciranno neanche a percepire un messaggio diverso, né saranno in grado di avere senso critico, fondamentale in un contesto libero. Inoltre, non sono ribelli che si oppongono al loro governo unendosi a gruppi militanti o movimenti separatisti. Il desiderio di lasciare il proprio paese, li distingue e li rende particolarmente pericolosi.

Il "bisognoso di vendetta" (30 per cento dei combattenti) cerca un modo per sfogare la sua frustrazione. Lui si percepisce come una vittima della società, nella sua logica, forze esterne causano la sua infelicità e gli impediscono di avere successo. Spesso non sa perché è così arrabbiato e cerca un motivo per esserlo. La sua rabbia può essere innescata da piccole cose, come problemi a scuola o in amore, fino a che non ce la fa più. Lo psicanalista Heinz Kohut la descrive come "rabbia narcisistica che ha bisogno di vendetta, di far diventare giusto quello che è sbagliato". Molti radicali intervistati in vari studi e ricerche, dicevano di essere arrabbiati per gli attacchi dell'occidente verso i musulmani, ma andando a fondo, si scopriva che erano soprattutto arrabbiati con membri della loro famiglia, in particolare i padri, o erano coinvolti in dispute di quartiere, prima di interessarsi ad Al Qaeda.

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Secondo l'esperto di cultura musulmana Marvin Zonis, le società arabe danno più rilevanza all'onore e alla dignità individuale che alla libertà individuale, e quando i principi di onore e dignità confrontano il devastante fallimento di molti stati mediorientali nell'affermarsi nel mondo, il risultato è una profonda e onnipresente umiliazione, e la rabbia diventa palpabile. Il bisogno di vendetta fa sì che un combattente straniero debba elevare la sua rabbia a tal punto da credere di poter fare qualcosa per mettere il mondo al suo posto e la propaganda di Al Qaeda fornisce un obiettivo e una direzione.

Il bisognoso di uno Status, invece, cerca di essere riconosciuto. Appartiene soprattutto a chi fa parte di una diaspora, persone che si stabiliscono in occidente. Credono che il mondo non li capisca o li apprezzi nello stesso modo in cui loro stessi si percepiscono. La frustrazione nasce dalle aspettative non realizzate che in un altro posto sarebbero invece riconosciute dalla comunità. Questo vale soprattutto per i neo immigrati in cerca di lavoro, o per gli studenti internazionali che si devono assimilarsi in un mondo che non manifesta lo stesso rispetto che avevano nei loro paesi natali. Il 25 per cento dei combattenti fa parte di questa categoria, persone che cercano di migliorare la loro presenza nella comunità o di dimostrare che esistono. L'islamofobia, il razzismo, la mancanza di fiducia dei paesi ospitanti, non fa che creare isolamento e senso di impotenza. A questo punto al Qaeda offre la leggenda dei martiri, la gloria, il rispetto che cercano.

6"I bisognosi di un'identità" sono quelli che cercano posto al quale appartenere. Diversamente dai cercatori di uno Status che vogliono uscire dalla massa, questi vogliono assimilarsi in un'organizzazione definita. La forza e la stabilità di una personalità giace nella formazione di una identità soddisfacente e funzionale, e sentirsi parte di un gruppo è un bisogno fortissimo per un adolescente. Fa sì che ragazzi si uniscano a bande, a club di scacchi, a un gruppo musicale o ad al Qaeda. Queste persone hanno bisogno di una struttura, di regole e di una prospettiva che nasce dall'appartenere a un gruppo, perché appartenere li definisce nei loro ruoli, nelle loro amicizie, nella loro interazione con la società. Per loro al Qaeda, simbolo di affiliazione, è il miglior club esclusivo al quale unirsi e la maggior parte dei combattenti appartiene a questa categoria.

L'ideologia di al Qaeda richiede obbedienza totale, impone ai membri come devono pensare, sentire e comportarsi. Queste regole chiare e la coerente visione del mondo affascina chi cerca un'identità perché è un semplici pacchetto dove si combina identità e ideologia. Un giovane uomo alla ricerca di una guida e di una direzione, ne trova in abbondanza con al Qaeda. Il contesto comportamentale e i principi guida forniti dall'essere affiliati al gruppo spiegano anche la cultura del suicidio e la violenza che esiste all'interno di una cellula di al Qaeda. Violenza e morte diventano la norma. Chiunque rigetti la violenza viene mandato via dal gruppo e perde i benefici che arrivano dall'appartenervici.

Gli avventurieri, infine, sono la percentuale minore dei combattenti e si aggirano intorno al 5 per cento. Hanno una motivazione precisa rispetto ai loro compagni. Loro cercano l'eccitazione, vogliono provare che sono uomini sottoponendosi a sfide difficili e avventurose. Si annoiano a casa, di solito appartengono a una classe medio alta, non hanno interesse per gli affari di famiglia o in quello che percepiscono come una vita mondana che li aspetta. Sono attratti da videogiochi violenti, dalle storie dei veterani e sono impressionati dalla propaganda efficacie di Al Qaeda, che per loro rappresenta un marchio dell'orrore che promette violenza e gloria. Di solito queste persone abbandonano il movimento quando si rendono conto che la realtà è diversa dalla fantasia o quando non si ritrovano a fare quello che speravano. Spesso viene dato loro lavoro manuale fino a che non provano di essere affidabili. Essere messi a fare il cuoco o l'autista di sicuro non colma le fantasie di un avventuriero. D'altra parte al Qaeda è inizialmente sospettosa nei confronti dei nuovi affiliati per paura di qualche infiltrazione magari dei servizi segreti stranieri.