domenica 3 agosto 2014

Il governo russo a Apple e Sap: “Vogliamo controllare il codice sorgente dei vostri prodotti”

La Stampa

federico guerrini

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Il ministro delle Comunicazioni russo Nikolai Nikiforov ha rivelato di aver chiesto la collaborazione di Apple, e della tedesca Sap, per accertarsi che i loro prodotti non contengano “backdoor”, porte segrete di accesso per operazioni di spionaggio. Richiesta motivata dal fatto che, dopo le rivelazioni di Snowden, e le ultime dichiarazioni americane sulla necessità di rafforzare la sorveglianza sulla Russia, “si pone - argomenta Nikiforov - una seria questione di fiducia nel software e nell’hardware straniero”. In concreto, il governo russo vorrebbe le multinazionali mettessero a sua disposizione il “codice sorgente”, l’impalcatura, protetta da copyright su cui poggiano i loro prodotti, in modo da poterlo ispezionare. 

Si tratta solo di un “suggerimento”, che le aziende potrebbero ignorare, ma un diniego potrebbe essere male interpretato “Ovviamente – ha dichiarato infatti Nikiforov - le società che rendono noto il codice non hanno niente da nascondere, ma quelli che non intendono collaborare con la Russia su quest’aspetto potrebbero contenere funzioni non dichiarate nei loro programmi”. 

Non è una pretesa da poco: sarebbe un po’ come chiedere alla Coca Cola la formula della celebre bevanda, o a Google di svelare i dettagli del suo algoritmo di ricerca. Segreti industriali che le aziende si guardano bene di solito dal convidere, fatta eccezione per quelle che condividono la filosofia open source del mondo Linux. Esiste però un precedente, citato anche da Nikiforov: è quello di Microsoft che, fin dal 2003, ha rivelato il codice sorgente di Windows ad Atlas, un ente che collabora con il ministero delle Comunicazioni russo. 

La Russia, che già nello scorso marzo aveva proibito ai membri del gabinetto governativo di adoperare gli iPad (preferendo i tablet Samsung, definiti “più sicuri”), non è la sola ad aver manifestato preoccupazioni di questo genere. In Germania si vagheggia, per i documenti più scottanti, il ritorno alle macchine da scrivere . In Cina, il governo ha deciso di non effettuare l’aggiornamento da Windows Xp a Windows 8, ufficialmente per ragioni tecniche, ma forse anche per garantirsi maggiore riservatezza. Brasile ed India hanno avviato azioni per garantire la sicurezza dei propri dati. 

D’altra parte, mentre la Russia adduce motivi di privacy per sbirciare nel codice di Sap ed Apple, offre al contempo 114.000 dollari a chi riesca a trovare delle falle in Tor, il network usato da attivisti e blogger per usare la Rete – siti proibiti compresi - proteggendo il proprio anonimato. E alcuni osservatori inquadrano la richiesta di Nikiforov nel quadro dello scontro diplomatico che vede opposti, sulla questione ucraina, Stati Uniti ed Europa da una parte e Russia dall’altra. Se non proprio una ritorsione per le sanzioni appena approvate dall’Occidente insomma, di certo non un segnale di disgelo. 

Cavallo fugge e va al cimitero sulla tomba del padrone

La Stampa

«Il cavallo cercava la lapide di mio padre,al quale era molto affezionato»


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GIULIANOVA Una pagina del suo «Cuore» a questa storia Edmondo De Amicis l'avrebbe sicuramente dedicata. E' la storia di un cavallo di dieci anni, che da due giorni era fuggito dalla stalla con un'idea ben precisa in testa. Ieri mattina gli operai della Giulianova Patrimonio, società che cura il cimitero, non hanno creduto ai loro occhi quando hanno visto aggirarsi tra le tombe un cavallo. Ripresisi dallo stupore, con molta calma si sono avvicinati all'animale e lo hanno afferrato per le redini e sistemato in un'area per non farlo scappare o continuare ad aggirarsi tra le lapidi spaventando le persone.

Sul posto sono arrivati i vigili urbani: constatato che l'animale aveva il microchip si sono recati all'ufficio veterinario della Asl per cercare di risalire al proprietario. All'improvviso è comparso al cimitero un giovane, che chiedeva se per caso qualcuno avesse notato un cavallo: da due giorni lo cercavano inutilmente, ma poi ha pensato al cimitero. Perchè, ha detto il giovane, «il cavallo cercava la tomba di mio padre, il suo primo padrone al quale era molto affezionato, tanto che nel giorno dei funerali avevamo dovuto portarlo con noi qui al cimitero quasi vicino alla tomba dove è stato sepolto». Quando il cavallo ha visto il giovane padrone, poco lontano dalla tomba tanto desiderata, senza scomodare Pascoli lo ha accolto con un «alto nitrito», si è fatto prendere per le briglie e docilmente ripcondurre nella stalla.

Storie del genere hanno avuto per protagonisti dei cani, ma mai di un cavallo. Fino a ieri.

Domenica 03 Agosto 2014 - 10:08

Apple, dal 4 agosto sostituirà gli schermi degli iPhone rotti direttamente negli store

Il Mattino

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ROMA - Novità in vista per la Apple e i suoi store. Dal 4 agosto inizierà il programma di sostituzione display di iPhone 5S nei suoi negozi al dettaglio. Se si vorrà mandare in assistenza un iPhone o sarà necessaria la sostituzione per rottura del vetro, questo potrà avvenire direttamente in negozio. Per ora gli store interessati sono negli Stati Uniti e in Canada. La parte più nteressante è il prezzo. In questo modo non verrà cambiato l'intero dispositivo ma si sostituirà solo lo smartphone con una cifra di circa 100 euro.

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iPhone, ecco le frasi divertenti di Siri (dal web)


Avellino. Vittima di una truffa online gioca d'astuzia e scopre l'imbroglione

Il Mattino


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Lauro. Aveva acquistato un oggetto su un sito internet di aste ma dopo qualche giorno aveva constatato che la merce non gli era stata spedita. Fiutando la truffa, un trentenne di Lauro ha escogitato una sorta di prova del nove. Ha ricontattato il venditore con un'altra identità, facendo finta di voler comprare l'oggetto. Stessa procedura, stavolta senza rimetterci un centesimo, e una volta compreso il trucco è passato al contrattacco. Prove alla mano, il trentenne ha presentato denuncia ai carabinieri di Lauro che hanno fatto una interessante scoperta: il truffatore, un quarantenne pugliese, interpretava l'arte del raggiro come una vera e propria professione.

Tutte di entità ridotte, le truffe consumate che, nella maggior parte dei casi, non vengono nemmeno denunciate dalle vittime. L'autore delle malefatte, di professione operaio, ha rimediato una denuncia per truffa con un'indagine aperta per capire quante persone abbia raggirato nel corso del tempo, circostanza che potrebbe aggravare la sua posizione. Che ci fosse sotto un imbroglio è stato il primo pensiero del trentenne di Lauro dopo che, passati alcuni giorni, il pacco anelato non appariva all'orizzonte . Il giovane, da tempo, era alla ricerca di un particolare pezzo meccanico e ci era riuscito tramite internet, con una spesa anche abbastanza impegnativa: cinquecento euro.

Passati altri giorni, il sospetto diventa ahimè realtà. È rimasto fregato da un imbroglione - il suo pensiero. Rischio messo in conto da chi compie gli acquisti on line ma che lascia sempre di stucco, essendo in pratica niente di più che un furto di danaro. Il trentenne però non si arrende. Non vuole farla passare liscia al truffatore. Vuole incastrarlo e portarlo in tribunale. Nota che l'inserzione è ancora valida e ricontatta il venditore, fingendosi un'altra persona però. Il prodotto è disponibile e il prezzo è pattuito. Conferma finale che è stato vittima di una falsa vendita. La truffa è servita, un'altra volta, e chissà quante persone sono cadute nelle rete dell'operaio pugliese.

Così il ragazzo si reca in caserma a Lauro e spiega il fatto al maresciallo dei carabinieri Francesco Savarese. Partono i controlli e si scopre che il truffatore pugliese riceve dei cospicui bonifici, giustificati solo dalla sua attività di vendita fittizia.


Il Leonka di Pisapia? Evade le tasse

Chiara Campo - Dom, 03/08/2014 - 08:54

Il sindaco elogia il centro sociale: "Musica, cibo e bibite a prezzi contenuti". Peccato che non faccia scontrini


«Il sentimento dell'ira non mi appartiene» ha confessato proprio ieri il sindaco. I milanesi invece possono arrabbiarsi molto.

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La categoria dei commercianti, moltissimo. Nel tentativo di giustificare l'«operazione Leoncavallo» - la permuta di due immobili comunali con l'ex cartiera occupata dal centro sociale in via Watteau -, in un'intervista al Corriere della Sera ieri Giuliano Pisapia ha cantato le lodi del Leonka. Tra i molti pregi ha sottolineato l'offerta di musica low cost. «É uno dei pochi posti - dice - dove ci sono concerti a prezzi che si possono permettere i più giovani, i precari, chi non ha un lavoro». Ci aggiungiamo il «Baretto», che offre «mescita di bevande a prezzi contenuti» come conferma sul sito la «Leoncavallo spa», l'«Hemp Bar» dove non si servono cocktail ma «birre selezionate da microbirrifici italiani». E poi c'è la «Cucina Pop», definita dagli stessi ex autonomi (oggi è più corretto definirli imprenditori dello spettacolo e della ristorazione) «un generatore di ricchezza».

In cucina «collaborano prevalentemente cuochi giovani di origine straniera, che mediante questa attività possono acquisire competenze professionali di base utili all'inserimento nel mondo del lavoro». Dopo un primo periodo di osservazione (non è precisato quanto dura il lavoro in nero) «la struttura ha attivato un rimborso spese e la regolarizzazione». Bene. Per la vendita di alcolici e bibite non vengono emessi scontrini, da vent'anni non vengono pagati i diritti alla Siae né la tassa di occupazione del suolo pubblico, e ovviamente non esistono licenze per la somministrazione e manipolazione di cibi e bevande.

Per entrare si paga un biglietto di 8 euro, è un ingresso a sottoscrizione, «significa che i soldi servono a finanziare le attività». Margini di evasione fiscale? Incontrollabili (e incontrollati). Il Bilancio sociale 2012 pubblicato dal Leonka descriveva un giro di entrate da 1,1 milioni di euro - 543mila dalla somministrazione, 654mila euro dalle famose sottoscrizioni, 1.641 dal 5 per mille all'associazione «Mamme del Leoncavallo» - ma gli incassi potrebbero essere nettamente superiori, non ci sono mai stati controlli fiscali. Agli atti, pubblicati dalla Spa, il rendiconto 2 anni fa si chiuse invece con una mini perdita per colpa di un furto da 40mila euro, il resto delle entrate investito su progetti culturali, manutenzione, spese di comunicazione.

Eppure, il sindaco porta ad esempio il Leonka, esentasse e abusivo, perché ha offerto in questi anni concerti a basso costo. E fa infuriare Roberto Cominardi, presidente del Silb (il sindacato italiano locali da ballo che aderisce a Confcommercio) e titolare della discoteca Old Fashion: «Portare ad esempio il Leoncavallo è la barzelletta di Milano, intanto basta descriverlo come il locale per i poveri in contrapposizione con le discoteche “per ricchi”, tutti sanno che è sempre stato il covo di figli di famiglie bene che non sapendo come riempire le giornate passavano il tempo a organizzare proteste.
Ma potremmo tenere tutti i prezzi più bassi se potessimo “evadere” le tasse, non pagare la Siae, la Cosap, non regolarizzare i dipendenti. Invece il 50% del biglietto d'ingresso se ne va con le tasse e se non osserviamo i regolamenti arrivano pattuglioni di vigili, i controlli della Guardia di finanza.

Ben vengano spazi per i giovani a prezzi contenuti, ma se il Leonka è nato come centro sociale oggi è una società per azioni che produce redditi ingenti e fa concorrenza sleale ai commercianti onesti».

False residenze e paradisi fiscali: i trucchi usati dagli evasori

Sergio Rame - Dom, 03/08/2014 - 09:35

C'è un rapporto della Guardia di Finanza che mette a nudo tutti i trucchi e le scorciatoie usate dagli evasori per frodare il Fisco.

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Dalle residenze all'estero ai paradisi fiscali, dalle compravendite immobiliari al treaty shopping: il dossier parla di almeno 1.900 evasori totali e di diverse migliaia di italiani che hanno versato all'Agenzia delle Entrate solo una parte delle tasse dovute.

Il progetto "Planete", riportato oggi dal Corriere della Sera, esamina i principali sistemi di evasione: "l'esterovestizione della residenza fiscale di persone fisiche oppure delle società, la stabile organizzazione occulta di tipo personale e materiale, il cosiddetto treaty shopping con l'abuso delle gevolazioni previste dalle direttive comunitarie, gli acquisti effettuati presso operatori situati in Paesi o territori a fiscalità priviulegiata, la delocalizzazione dei redditi in Paesi a fiscalità privilegiata attraverso società collegate o controllate e l'ultilizzo dei trust".

I paradisi fiscali dove "fuggire" sono più o meno quelli denunciati con regolarità dalle Fiamme Gialle. In cima alla classifica si sono l'Olanda e il Lussemburgo. Chi, invece, effettua il treaty shopping preferisce le Bermuda o le Isole Vergini. È qui che la Finanza ha trovato il maggior numero di "azionisti di riferimento e quindi destinatari ultimi dei flussi di passive income". Tra i paradisi fiscali usati dagli italiani ci sono, poi, il Costa Rica e il Delaware.

"Numerosi cittadini italiani si sono cancellati dall'anagrafe della popolazione residente in Italia per emigrare in Paesi a fiscalità privilegiata - si legge nel report delle Fiamme Gialle - in realtà avevano mantenuto la titolarità della partita Iva, la rappresentanza legale di società aventi sede in Italia, la presenza del nucleo familiare e la disponibilità di immobili e utenze". Ed è stato proprio questo a farli beccare. Proprio come sono state pizzicate quelle società che, sebbene non fossero residenti in Italia, "controllavano oppure erano controllate da società italiane" o quelle che "erano amministrate da un cda composto in prevalenza da consiglieri residenti in Italia".

Tra gli evasori incastrati dal Fisco c'è poi chi "ha fittiziamente localizzato la residenza fiscale di alcune società all'estero e poi rimpatriate in Italia", chi ha trasferito beni e servizi tra imprese dello stesso gruppo ma residenti in Stati diversi e chi ha trasferito "gli interessi corrisposti, in regime di esenzione, a una consociata comunitaria ma con un beneficiario che in realtà era localizzato in un paradiso fiscale".

E, infine, c'è tutto il capitolo dedicato al settore delle compravendite immobiliari, delle connesse intermediazioni e delle ristruttuazioni. Anche in questo caso il rapporto della Guardia di Finanza stila un identikit approfondito di chi aggira il Fisco. Si parte dagli intermediatori che non denunciano il compenso per la trattativa e si arriva a chi denuncia cifre molto più basse di quelle realmente pagate per l'acquisto dell'immobile. Ma c'è anche chi, al contrario, denuncia costi superiori per incassare maggiori sgravi fiscali.

Quando la crisi arriva anche dentro il canile

Paola Fucilieri - Dom, 03/08/2014 - 07:00


Tutto cambia. Persino il modo di abbandonare i cani. E l'estate non c'entra nulla, purtroppo: se così fosse si tratterebbe di un periodo dell'anno limitato e ci sono già tante brave persone, professionisti o semplicemente gente comune che gestiscono associazioni, parchi e canili, provando a far fronte a questo fenomeno. È la crisi economica la vera causa di questa mutazione sociale: spesso il padrone dell'adorato quattrozampe non è più in grado di mantenerlo, anche quando l'animale ha tanto di pedigree, tatuaggio e microchip. E non solo se lo sfrattano di casa, evento in cui interviene l'ufficio protezione animali del Comune, occupandosi del ritiro dell'animale domestico anche quando il proprietario finisce in carcere, oppure è malato o addirittura muore. Succede molto prima.

«Io lo chiamo abbandono mascherato - spiega Edgar Mayer di “Diamoci la Zampa” e “Gaia, animali e ambiente”, due note associazioni milanesi -. In fondo a Milano i cani abbandonati in strada hanno sempre costituito una percentuale piuttosto irrilevante (come ci ha confermato anche la veterinaria Sonia Magistrelli del canile sanitario in via Aquila 82, ndr ) e la multa per chi viene colto sul fatto, 15mila euro, certo scoraggia il padrone stanco di quello che una volta era il suo migliore amico. Chi non riesce più a sostenere le spese per accudire un animale, comprargli da mangiare, curarlo quando è malato si rivolge alle associazioni. A volte s'inventa storie più o meno plausibili: racconta che ha cambiato casa e non c'è più posto, che i figli sono diventati allergici, la nonna ha paura. Ultimamente, però, ci sono state coppie che si sono raccontate, hanno avuto il coraggio di aprirsi: “Non abbiamo i soldi per fare la Tac o la risonanza al cane”».

«Non parlo di casi estremi come chi è stato sfrattato o deve dormire in macchina, ma, ad esempio, di chi è stato costretto, per la crisi, a chiudere un'attività che gestiva da anni o ha perso il lavoro in fabbrica - prosegue Mayer -. Si rivolgono direttamente a noi. Alle associazioni chiedono aiuto, sia per curare il cane sia per il suo sostentamento. E da una parte devo dire che è positivo: fino a 10 anni fa in Italia c'erano 150mila abbandoni, anche se sotto la Madonnina, ripeto, erano meno di 5mila. Ora il calo degli abbandoni di quel tipo è nettissimo: appena un migliaio di cani transita nel canile municipale di Milano e molti di loro si sono semplicemente persi. L'intervento delle associazioni, intanto, è aumentato del 50 per cento rispetto al passato».

E se la crisi è solo una scusa? «Lo capiamo subito - conclude Mayer -. Chi ama i cani rinuncia ad altro, non a un animale che è parte della famiglia».Dopo che ci è stato offerto di occuparci di un alano arlecchino di 11 mesi diventato troppo costoso per la famiglia che lo possiede e che in questo momento non può proprio permettersi di mantenerlo, ci siamo rivolti per un parere su questo fenomeno anche a Sara D'Angelo, presidente di «Vita da cani onlus» un'associazione a tutela dei diritti degli animali che gestisce un parco canile ad Arese e un altro a Magnago. «Aiutiamo chi si rivolge a noi con una concreta difficoltà ad affrontare spese veterinarie, di medicinali, esami importanti o interventi chirurgici troppo onerosi ma anche l'acquisto del cibo. Certo, come onlus auspichiamo l'arrivo di una vera e propria mutua per gli animali».

Immigrazione, ecco le nuove regole: permessi lunghi e asilo più veloce

Il Messaggero

di Silvia Barocci

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L’allungamento da uno a due anni della durata dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato non stagionale; il raddoppio (da 10 a 20) delle Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato grazie a stanziamenti per un totale di 100milioni di euro; la possibilità per la Marina militare di affondare in acque internazionali le ”carrette” del mare - ovviamente dopo aver messo in salvo le persone a bordo - così da impedire che, lasciate alla deriva, le imbarcazioni tornino nelle mani dei trafficanti. Eccole le nuove norme sull’immigrazione che il ministro dell’Interno Alfano porterà la prossima settimana in consiglio dei ministri, contenute nello stesso decreto legge contro la violenza negli stadi.

LE DOMANDE All’enorme sforzo sul fronte dell’accoglienza (entro la fine dell’estate i migranti arrivati dal mare toccheranno quota 100mila), il Viminale ha deciso di dare risposte intervenendo anche sulla macchina amministrativa. Sia per alleggerire la mole di lavoro delle questure nel rilascio e nel rinnovo dei permessi di soggiorno dei lavoratori stranieri, sia per aumentare l’attività del Sistema di protezione per i richiedenti asilo (Sprar) e delle Commissioni territoriali competenti, messi a dura prova da un eccezionale numero di domande (+28% nei primi mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2013).

I PERMESSI DI LAVORO
Nella bozza di decreto, la durata massima dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato salirà da uno a due anni. Inoltre, verrà allungata da due a tre anni la durata dei rinnovi dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale e per lavoro autonomo. Analogo innalzamento avranno, di conseguenza, i permessi per ricongiungimento familiare. Cambiano anche le norme sui permessi di soggiorno brevi, inferiori ai tre mesi, per affari, turismo e studio: gli stranieri potranno circolare in Italia sulla base del solo visto di ingresso.

L’ASILO
Velocizzare l’esame della mole di domande per il riconoscimento dello status di rifugiato è un obbligo, tenuto conto delle procedure d’infrazione aperte in sede Ue a carico dell’Italia. Le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale saranno insediate presso le prefetture e passeranno da 10 a 20, con la possibilità di attivare fino a trenta sezioni in caso di necessità. Uno dei componenti delle Commissioni, inoltre, sarà designato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Saranno poi ampliate le strutture Sprar con un’integrazione di fondi di circa 50,8 milioni di euro per il 2014, ai quali vanno aggiunti altri 62,7 milioni cui il ministero dell’Interno potrà attingere per l’emergenza sbarchi.

GLI AFFONDAMENTI
Infine, una norma su cui rischiano di aprirsi divergenze, e non da poco, con gli ambientalisti. Nella bozza del decreto è previsto che in operazioni come ad esempio Mare Nostrum, o comunque di carattere umanitario o di contrasto all’immigrazione clandestina, il comandante di unità navali della Marina militare possa procedere, in acque internazionali, all’affondamento delle carrette del mare. Ovviamente dopo aver messo in salvo i disperati a bordo e dopo aver accertato l’assenza di sostanze gravemente inquinanti o di elementi di prova da assicurare all’autorità giudiziaria. Una soluzione, questa, per impedire ad altri trafficanti di uomini di recuperare le imbarcazioni per nuovi viaggi.


Domenica 03 Agosto 2014 - 10:46
Ultimo aggiornamento: 12:38

Due gemelle inglesi fuggono in Siria «Combatteremo con l'Isis per dominio dell'Islam»

Il Messaggero

di Luca Lippera

Salma e Zhara studiavano per entrare a Medicina:«Volevamo essere medici, ora ci addestraimo a uccidere»


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Addio Gran Bretagna, meglio il Califfo e il fondamentalismo della Sharia. Due gemelle inglesi i sedici anni, figlie di immigrati musulmani, se ne sono andate armi e bagagli da Manchester e ora sono da qualche parte in Siria - nessuno sa esattamente dove - con l’intenzione di combattere per l’affermazione mondiale del fondamentalismo islamico. «Voglio ancora diventare un medico - ha scritto una delle ragazze sul suo profilo Twitter - ma lo sarò per l’Isis non per questi pagani (cioè i britannici, ndr)». L’Isis, altrimenti detto Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, è l’entità che si è autoproclamata alcuni mesi fa dopo essersi sanguinosamente imposta nelle regioni sfuggite al controllo militare di Baghdad e di Damasco.

La storia di Salma e Zhara, scappate da Manchester, la metropoli inglese con la più alta concentrazione di musulmani e di fondamentalisti, sta facendo discutere profondamente l’Inghilterra. Le ragazze stavano pianificando gli studi, con voti altissimi, per diventare medici. La domanda, più o meno diretta, più o meno imbarazzata, è chiara: come può un sistema sociale e scolastico teoricamente così equilibrato e aperto come quello britannico aver prodotto due studentesse che scelgono apertamente il fanatisimo della Jihad e tutto quello che comporta?
L’Isis, guidata da Abu Bakr al-Baghdadi, colui che si ritiene il Califfo, ha un progetto di dominio militare, politico e religioso, il che significa controllo assoluto dell’area tra l’Iraq e il mare, includendo Giordania, Israele, Palestina, Libano e Kuwait. Salma e Zhara erano (e restano) due bravissime studentesse con crediti altissimi nel sistema scolastico inglese. Ma l’incontro con due giovani che ora stanno combattendo per l’Isis ha cambiato la loro vita. Le due sorelle all’improvviso hanno lasciato la casa dei genitori nella periferia di Manchester, hanno preso un aereo per la Turchia e hanno attraversato in qualche modo il confine con la Siria.
Un anno fa uno dei fratelli, anche lui all’inizio di una brillante carriera universitaria, ha abbracciato il progetto del Califfato e si ritiene che ora faccia parte di una delle feroci brigate dello Stato Islamico del Levante. Gli amici delle due gemelle di Manchester sono rimasti sconvolti: «Sembravano ragazze come tante - hanno detto ai media locali - Mandavano in giro i selfie e facevano shopping insieme a noi. È incredibile pensare che ora probabilmente si stanno addestrando per combattere». La famiglia di Salma e Zhara viene descritta dai vicini della coppia in modo eloquente. «Il padre e la madre - dicono i conoscenti - erano piuttosto severi e non permettevano alle ragazze di mescolarsi agli altri bambini per la strada».
«Ci preparavamo a diventare medici - avrebbe twittato una delle due - ora ci addestriamo a uccidere». Il fondamentalismo è lì, nella porta accanto, e l’Inghilterra inizia ad averne paura.
Sabato 02 Agosto 2014 - 18:25
Ultimo aggiornamento: 22:50

Rai, ogni 4 redattori un capo: stretta sulle promozioni facili

Il Messaggero

di Claudio Marincola

144Nei corridoi di viale Mazzini c’è già chi racconta di come era facile un tempo farsi promuovere. Come se fosse passato un secolo da quando uno scatto di grado, un avanzamento, non si negava a nessuno (o quasi). Gratifiche per i meritevoli e prebende per i lottizzati. Ad ogni cambio di governo un nuovo spoil system con attese sempre crescenti. Solo così si spiega un organico di giornalisti composto per lo più da dirigenti: 347 tra direttori, vice direttori, capiredattori e inviati. Un capo in media per ogni quattro redattori. La Rai è una grande azienda, rispettata in Europa e non solo. Ha lo stesso numero di dipendenti dell’Atac (13 mila), la municipalizzata dei trasporti romani.

E proprio come l’Atac, saccheggiata dalle varie parentopoli, pullula di generali e scarseggia di soldati semplici (nel caso dell’Atac di autisti). Ma ora è scattato il contrordine: le promozioni arriveranno solo se indispensabili per sostituire i ruoli apicali, e comunque col contagocce. La regola varrà sia per i 1.656 giornalisti sia per gli altri dipendenti. Già da un anno, fa sapere l’azienda, la situazione è tornata sotto controllo. Stop alle promozioni a pioggia, per qualsiasi motivo e in qualsiasi periodo dell’anno. Tranne casi eccezionali, il dg Gubitosi ha preteso una stretta, una complessiva riorganizzazione. I direttori potranno richiederle per i loro sottoposti ma solo in due precisi periodi dell’anno (a dicembre e aprile) per casi limitatissimi e comprovate necessità.

L’ACCORDO
In passato nell’azienda proliferano i direttori. Mantenevano la qualifica all’infinito anche dopo aver ceduto il posto al successore. Ora, dopo un accordo siglato tra l’azienda e l’Usigrai, non si parla più di qualifica bensì di incarico, un incarico che viene a cessare nel momento in cui si dismettono le funzioni e cambia il contenuto professionale della mansione esercitata.
I tempi delle 11 testate e dei 140 direttori e vice direttori non sono ancora abbastanza lontani ma stanno per finire.

E non è solo per una questione di soldi ma anche di nuova organizzazione del lavoro. Con l’accorpamento delle testate previsto dal piano messo a punto dal direttore generale Gubitosi la cabina di regia delle notizie si concentrerà infatti in due grandi redazioni. L’obiettivo è realizzare nell’arco di 4 anni un modello di news completamente diverso che tenga conto dell’evoluzione tecnologica, digitale terrestre, banda larga, internet. Riprodurre lo schema dell’attuale ammiraglia Tg1 è impensabile, nonché anti-economico: 4 vicedirettori, 29 capiredattori, 12 vice capiredattori, 7 capiservizio e 12 redattori ordinari.

La nuova Rai si ispira alla Bbc, un modello in Europa, anche se, come la Rai, alle prese con un progressivo taglio delle risorse. Nel Regno Unito il servizio pubblico ha puntato sull’innovazione varando una drastica riduzione dell’organico. Risultato: un’unica testata e un’unica direzione giornalistica. In Francia il servizio pubblico ha eliminato gli spot nel prime time e ha previsto una riduzione dell’organico di 500 unità, conseguenza dell’accorpamento di France2 e France3. Da qui la preoccupazione dei sindacati per la ricaduta che la riorganizzazione dell’informazione potrebbe avere sui posti di lavoro. Tanto più che da noi la situazione è delicata per vari motivi, principalmente la diminuzione dei ricavi pubblicitari; l’erosione ormai strutturale del canone; l’eredità della lottizzazione che ha imprigionato l’azienda trasformandola in una costosa e obsoleta appendice dei partiti.

SUPERMINIMI
Il nuovo vertice ha passato al vaglio tutte le spese. E ha tagliato quelle considerate «incompatibili» con l’esigenza di risparmiare i 150 milioni previsti dalla Spending review. Sotto la lente di ingrandimento sono finite anche le cosiddette promozioni “ad personam”, un istituto molto in voga negli anni passati di cui potrebbe restare solo un vago ricordo. Sono previste dal contratto nazionale di lavoro giornalistico (articolo 11). Supermini individuali di merito concessi dall’azienda su richiesta dei direttori delle testate. «Era l’unico modo per premiera i più meritevoli, colleghi che lavoravano dalla mattina alla sera tardi - ricorda Augusto Minzolini ex direttore del Tg1 - ma stiamo parlando di poche decine di euro. Era importante il gesto, il riconoscimento per il lavoro che facevano. Per fare di una redazione “una squadra” serve anche questo».


Domenica 03 Agosto 2014 - 11:03
Ultimo aggiornamento: 11:05

Il manager è ricchissimo ma non paga il biglietto del treno per 5 anni: licenziato

Il Messaggero

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Per ben cinque anni è riuscito a prendere il treno senza pagare il biglietto e a farla franca, nonostante guadagni oltre un milione di sterline all'anno. Protagonista di questa singolare impresa è Jonathan Burrows, 44enne topmanager della finanza londinese.

Burrows, executive manager della finanziaria BlackRock, non ha pagato il biglietto del treno che lo portava da casa sua, nel Sussex, al centro di Londra, per cinque anni. Totale:43.000 sterline (circa 53.000 euro) di viaggi gratis. Mr Burrows era stato beccato lo scorso aprile da un controllore e per evitare che la notizia uscisse sulla stampa aveva pagato alla ferrovie la cifra dovuta, più 450 sterline di spese legali.

Naturalmente la storia, in un paese in cui i pendolari sono tanti, ha avuto molta più eco di quanto non sperasse il manager. Soprattutto è arrivata fino alla Financial Conduct Authority, l'autorità che vigila sul comportamento di chi lavora nella City, alla quale Burrows era iscritto, che ha avviato un'inchiesta interna. Vistosi alle strette, il manager ha avvertito i suoi superiori che erano all'oscuro di tutta la vicenda dei biglietti non pagati. Burrows è stato sospeso dall'incarico e ha rassegnato ledimissioni.

L'inchiesta è stata chiusa ma difficilmente troverà un altro lavoro nella finanza. Sposato, padre di un bimbo piccolo, il manager è proprietario di due case che valgono circa 4 milioni di sterline. E non ha mutui da pagare.


Sabato 02 Agosto 2014 - 17:42
Ultimo aggiornamento: Domenica 03 Agosto - 10:54