giovedì 14 agosto 2014

Ritrovata la «Carica dei Bersaglieri» di Cammarano, trafugata dai nazisti

Corriere del Mezzogiorno

Il dipinto del pittore napoletano fu portato via dalla Caserma «Catena» di Verona durante le tragiche giornate che seguirono l’8 settembre 1943

 




NAPOLI - I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia hanno recuperato e sequestrato un’opera (olio su tela) facente parte della più vasta composizione del dipinto intitolato «Carica dei Bersaglieri» (cm. 300 x 200), realizzato dal pittore risorgimentale Michele Cammarano (Napoli 1835 - 1920), trafugato dalle truppe naziste dalla Caserma «Catena» di Verona durante le tragiche giornate che seguirono l’8 settembre 1943. Il dipinto è stato consegnato oggi all’8 Reggimento Bersaglieri di Caserta, di stanza presso la caserma Ferrari Orsi, ma che nel 1943 era stanziato presso la caserma veronese.

I militari hanno rintracciato il dipinto, una sezione ritagliata dall’opera originaria, presso una casa d’aste di Napoli, grazie alle informazioni contenute nella Banca Dati dei Beni Culturali Illecitamente Sottratti, il più grande database del mondo gestito dal reparto speciale dell’Arma dei Carabinieri, che ha reso possibile i riscontri ed il riconoscimento del dipinto.

L’opera da ricercare era anche inserita nel famoso catalogo «dell’opera da ritrovare - repertorio del patrimonio artistico italiano disperso all’epoca della Seconda Guerra Mondiale», pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali nel 1995. La realizzazione di questo catalogo fu opera del famoso Rodolfo Siviero, già Ministro plenipotenziario della Repubblica Italiana, detective dell’arte che riuscì, nei difficili anni del dopoguerra, a recuperare molte importanti opere d’arte trafugate durante la Seconda Guerra Mondiale.

13 agosto 2014

Pubblica su Fb le foto del viaggio di nozze Il marito s’infuria e la denuncia

Corriere del Mezzogiorno

«Scatti diffusi senza il mio consenso». E il giudice, con decisione inedita, gli dà ragione: vanno subito rimossi


rati
NAPOLI - Lei pubblica sul suo profilo Facebook le foto del suo viaggio di nozze che la ritraggono accanto al marito. «Le ha pubblicate senza il mio consenso», afferma lui in un ricorso al giudice che gli dà ragione e ordina la rimozione delle immagini, facendo riferimento nel suo provvedimento a una legge del 1941, e prospettando anche una eventuale condanna della donna al risarcimento dei danni. La decisione è stata adottata a Napoli dal giudice monocratico del Tribunale civile Raffaele Sdino che ha accolto il ricorso di urgenza ex articolo 700 dell’uomo.

LA MOGLIE: «FB È COME UN ALBUM» - Soddisfazione è stata espressa del legale del marito, l’avvocato Ciro Renino e dai legali dello studio che si sono occupati della controversia giudiziaria: «Si tratta di una decisione inedita, destinata a costituire un punto di riferimento per gli utenti Facebook». Le foto pubblicate erano state scattate durante il viaggio di nozze avvenuto una decina di anni fa e «rimandavano a momenti di serenità: un abbraccio, un bacio appena accennato, scene insomma di ordinaria serenità coniugale». La moglie, nella sua memoria difensiva, aveva sostenuto che «l’uso dei social network è oggi talmente evoluto da poter considerare la bacheca di Facebook non diversamente da un album fotografico privato».

«VIOLATO DIRITTO ALLA RISERVATEZZA» - Il giudice nella sua ordinanza sostiene che la signora ha «sicuramente violato il diritto di riservatezza del marito» e fa riferimento all’articolo 10 del codice civile e alla legge 633 del 1941 («il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o essere messo in commercio senza il consenso di questa», «non occorre il consenso quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, di scopi scientifici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico»).

Il magistrato sottolinea che «contrariamente a quanto assume la difesa della ricorrente (la moglie, ndr), una interpretazione evolutiva delle norme, che tenga conto dell’evoluzione tecnologica e del mutato costume sociale, non può giungere affatto a ritenere lecita la pubblicazione di una immagine di una persona senza il suo consenso». «Infatti, anche a prescindere dai casi in cui la fotografia è lesiva dell’onore della persona, l’estrema diffusività della pubblicazione su internet di una fotografia aggrava notevolmente rispetto a qualsiasi altro mezzo il diritto di immagine, che costituisce di riflesso un diritto della persona, anche perchè le eventuali regole di privacy (il fatto che le immagini erano visibili solo per gli ‘amicì di FB, come aveva evidenziato la donna, ndr) possono non essere applicate correttamente dall’utente o aggirate da navigatori esperti».

(fonte Ansa)
13 agosto 2014

Il ritocco alla vagina va sempre più di moda

La Stampa

Secondo un’indagine sono sempre più le donne che si rivolgono al chirurgo plastico per ritoccare le parti intime, agendo sulle piccole labbra rimodellandole o sulla larghezza della vagina, riducendola, con motivazioni puramente estetiche, piuttosto che di salute

rati
In Europa è di nuovo boom di interventi estetici come labioplastica e vaginoplastica, che sono rispettivamente l’intervento sulle piccole labbra per rimodellarle, correggere asimmetrie o ridurre  eventuali eccessi di pelle; e l’intervento sulla vagina atto a restringerla quando questa si ritenga essere troppo larga a seguito del parto, o per semplicemente ritrovare una sorta di verginità. Il denominatore comune di tutti questi interventi, non è come potrebbe apparire la salute ma più spesso una questione puramente estetica.

Questo quanto emerso da un recente sondaggio di cui dà notizia il Daily Star, e in cui si scopre che negli ultimi tre anni vi è stato un aumento del 45% di richieste per questo genere di interventi.Inversamente proporzionale al boom di richieste è l’età delle donne che si sottopongono agli interventi, che è scesa dai 35 ai 28 anni di media. Se un tempo era quasi un tabù parlare di certi argomenti, sia tra amici che in famiglia, pare che grazie a spettacoli TV come “Embarrassing Bodies” del britannico Channel 4, le persone sono più propense a discuterne e a non essere imbarazzate nel mostrare interesse per rimettere, per così dire, a posto la propria intimità.

Il trend pare inarrestabile con quasi 100 nuovi interventi ogni settimana nel solo Regno Unito. E in Italia? Be’, nel nostro Paese pare che le richieste non siano ancora così alte, tuttavia qualcosa si sta muovendo e, secondo gli esperti, presto anche le donne italiane potrebbero imitare le colleghe britt.

Sussiste la situazione di abbandono se manca l’assistenza morale e materiale dei genitori

La Stampa

Il diritto del minore a vivere nel proprio ambiente di origine esiste sino a quando non intervenga una situazione di abbandono, ovverosia quando venga a mancare l’assistenza morale e materiale dei genitori. Nel caso in cui si concretizzi la situazione di abbandono genitoriale il Tribunale dei Minorenni è legittimato a dichiarare l’adottabilità del minore. Lo afferma la Cassazione nella sentenza 12189/14.

ratiLa Corte di Appello di Torino ha rigettato la domanda presentata dai genitori della minore, dichiarandone l’adottabilità con sentenza di primo grado del Tribunale per i Minorenni di Torino. La madre ha presentato, poi, ricorso avanti alla Suprema Corte, lamentando l’insussistenza della stato di abbandono e il mancato esame dei possibili supporti alla genitorialità.

La Corte di Cassazione, ripercorrendo le motivazioni del giudice a quo, ha riconosciuto la sussistenza dello stato di abbandono della minore, avendo la stessa subito abusi sessuali da parte del padre e del fratello ed essendoci stato un atteggiamento ambivalente della madre, che, dopo aver denunciato il fatto, ha successivamente cercato di minimizzare e ridimensionare l’accaduto.

Inoltre, sulla base della perizia posta in essere dalla dott.ssa incaricata di valutare le capacità genitoriali e di fornire adeguato supporto alla madre, è emerso il totale rifiuto a qualsiasi supporto offerto alla madre stessa. In aggiunta, la consulenza tecnica d’ufficio ha riconosciuto alla madre una notevole povertà cognitiva, una psicosi NAS in ritardo mentale moderato e un funzionamento psicotico serio e complesso. E un grave danno alla minore.

Il giudice di secondo grado ha anche riconosciuto un grave danno alla minore, la quale presenta un disturbo della condotta depressivo e post-traumatico di grado medio, oltre a una forte sofferenza. La Corte di Cassazione ha così rigettato il ricorso e ha confermato l’adottabilità della minore, riconoscendo la situazione di abbandono del minore e valutando inadeguata e inidonea la madre per l’accudimento della figlia.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Telefonini che si ricaricano con il sudore Arrivano le batterie tatuate

Il Mattino

 

rati

ROMA - Più si suda, più le batterie del telefono si ricaricano. Sudare in palestra potrebbe servire anche a ricaricare il telefonino: nuove biobatterie tatuate (in modo temporaneo) sul corpo sono in grado sia di monitorare i parametri vitali per produrre energia dall'acido lattico. Il dispositivo ideato da ricercatori dell'Università della California a San Diego e presentato in occasione del Convegno della Società Americana di Chimica (Acs), è in grado per ora di alimentare luci Led ma in futuro potrebbe ricaricare batterie.


Il dispositivo è nato mettendo a punto un sensore da applicare sul corpo umano come un tatuaggio temporaneo per monitorare alcuni degli indicatori atletici durante gli esercizi fisici. Il sensore contiene un enzima che è in grado di 'strapparè elettroni dall'acido lattico prodotto dal corpo durante lo sforzo generando così una debole corrente. Testandolo su un gruppo di atleti i ricercatori sono riusciti a fare un passo in più, ossia usare queste cariche elettriche per alimentare delle piccole batterie.


Il massimo quantitativo di energia prodotta da una persona è di 10 microWatt per centimetro quadrato di pelle, «non è un valore alto - ha spiegato Joseph Wang, responsabile dello studio - ma stiamo lavorando a migliorare il rendimento ed eventualmente poter dare energia a piccoli dispositivi elettronici». Oltre ad essere 'tatuatò questo tipo di dispositivi potrebbero essere inseriti all'interno di tessuti e tra alcuni anni, ha aggiutno Wang, potremmo forse ricaricare i cellulari semplicemente con il nostro 'sudorè.