venerdì 5 settembre 2014

Vendere l'iPhone vecchio in attesa del nuovo modello: ecco come fare

Corriere della sera

In attesa dell'arrivo del melafonino numero 6, tutti i consigli per sbarazzarsi di quelli sorpassati. Dai siti ai privati: dove conviene farlo e quanto potete ottenere



L'iPhone 6 è quasi al traguardo, il 9 settembre la Apple lo svelerà al mondo e per chi lo vuole subito è meglio prepararsi. Dare via il vecchio telefono per acquistare il nuovo gioiellino della Mela è semplice, gli iPhone hanno un mercato dell'usato molto sviluppato, ma il problema è scegliere l'acquirente giusto, ovvero colui che può farci guadagnare di più. Va detto che le offerte non mancano a partire proprio dalla Apple che grazie al suo “programma di riuso e riciclo” consente di avere 224 euro per l'iPhone 5 da 16BG, 248 per quello da 32GB e 260 per il top di gamma da 64GB. Va detto che le quotazioni variano a seconda delle condizioni del telefono e i prezzi citati di seguito si riferiscono sempre alla massima quotazione possibile. Nel caso della Mela, avere scatola e accessori (auricolari e caricabatterie) può valere anche 50 euro in più, e le condizioni del telefono sono fondamentali: quel graffietto in più sul display può costarci una fortuna.
Siti
Il sito più preciso in tal senso è Buydifferent.it che ci guida passo passo alla valutazione del nostro dispositivo. I prezzi sono più alti di quelli offerti dalla Mela, qui si va dai 300 ai 330 euro del 5 ai 415-455 del 5S passando per i 260-310 del 5C, a seconda della memoria interna. Come dicevamo però, non avere la scatola ci fa perdere 10 euro così come dei segni lievi di usura, graffi e ammaccature pesano per 40 euro mentre se il terminale è danneggiato si scende di 80 euro tondi tondi. Volendo al posto del denaro si possono avere in cambio dei buoni acquisto e ricevere qualcosa in più. In questo caso ci viene in aiuto Comprocellulari.it le cui quotazioni salgono dai 30 ai 65 euro se accettiamo del denaro virtuale da spendere presso tre catene di elettronica in Italia. Qui l'iPhone 5 oscilla tra i 264,52 e i 247,90 euro, il 5C tra 187,20 e 281,50, il 5S da 361,80 a 414,06, circa la metà del prezzo da nuovo. Chi ha un iPhone 5 può rivolgersi a Zonzoo.it che, stando sempre alla massima valutazione possibile, offre le quotazioni migliori: qui infatti si va dai 350 euro del 16GB ai 390 del 64GB.
iPhone 6, è ufficiale: sarà presentato il 9 settembre 
iPhone 6, è ufficiale: sarà presentato il 9 settembre iPhone 6, è ufficiale: sarà presentato il 9 settembre
 
iPhone 6, è ufficiale: sarà presentato il 9 settembre
 
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Le offerte degli operatori
Altro capitolo riguarda gli operatori. In questo caso non si riceve del denaro ma sconti sull'acquisto di ricariche, telefoni, tablet e accessori. Per ora solo Wind e Vodafone hanno programmi di riacquisto in corso ed è probabile che Tim e Tre si muovano solo dopo l'uscita del 6. Venendo alle quotazioni, per il 5S le cifre offerte sono identiche, 246 euro per 16GB e 32GB e 13 euro in più per il 64GB. A differenza di Vodafone, Wind ritira anche gli iPhone 5 e 5C. Nel primo caso le quotazioni vanno al contrario con il 16GB che vale di più di tutti, 170 euro, seguito dal 32GB (158,4 euro) e dal 64GB (154). Il 5C invece ha il classico andamento crescente con l'8GB a 158,4 e i 16GB e 32GB a 162,9 euro.
I privati
In questa giungla fatta di prezzi, offerte e postille non mancano i negozi indipendenti e i privati che mettono tanto pepe in più a un mercato già in piena ebollizione. Qui i prezzi sono variegati come non mai ed è necessaria una buona dose di fortuna per trovare l'acquirente che soddisfi i nostri parametri. Interessante notare che la zona geografica non conta. Nella nostra ricerca ci siamo mossi da Bolzano a Ragusa toccando grandi città e piccoli comuni e i risultati sono molto simili. Merito certamente della Rete che consente un capillare scambio di informazioni, merci e denaro ma anche della diffusione globale dell'iPhone. Nel caso del 5, si va da un minimo di 280 euro per il 16GB ai 400 del 64GB, il 5C dai 150 ai 300 mentre il 5S se la cava meglio, con una variazione tra 250 e 400 euro. Come si vede, i prezzi sono tendenzialmente più bassi rispetto a quelli offerti dai siti ma dobbiamo contare che i privati sono di bocca buona.

Abbiamo incontrato chi era interessato solo ai pezzi e offriva cifre interessanti anche per dispositivi praticamente morti, chi comprava dispositivi rotti per poi rivenderli che valutava al massimo anche telefoni con il display distrutto e in un paio di casi hanno anche tentato di truffarci. Fa parte del gioco. A parte l'ultima categoria, gli acquirenti onesti ci hanno offerto fino a 200 euro per un 5C da 32 GB con il display rotto, quasi il triplo della somma che si trova online, 300 per un 5S da 32GB con il medesimo problema e perfino 250 euro per un 5S da 64GB bloccato e inutilizzabile. Possiamo concludere che alla fine basta stare attenti e consultando la nostra tabella il tuo prossimo gioiellino costerà molto meno.

5 settembre 2014 | 15:28

Marijuana di Stato: il sì del governo Sarà prodotta dall’Esercito

Corriere della sera

Il via libera entro settembre. Secondo «La Stampa» a produrla sarà l’Istituto farmaceutico militare di Firenze

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Marijuana di Stato, a scopo terapeutico, prodotta dall’Esercito. Accadrà in Italia, secondo quanto riporta «La Stampa». Il via libera è stato dato dai ministri della Difesa e della Salute Roberta Pinotti e Beatrice Lorenzin, dopo varie polemiche e rallentamenti ma la notizia verrà ufficializzata entro settembre.
L’istituto farmaceutico militare di Firenze
Secondo quanto riporta il quotidiano torinese, a produrre i farmaci derivati dalla cannabis sarà l’Esercito. In particolare l’Istituto farmaceutico militare che ha sede a Firenze. Lo stabilimento, nato con l’obiettivo di produrre farmaci per il mondo militare, ha infatti esteso la sua attività anche al settore civile.
Le leggi e l’uso
Attualmente la cannabis terapeutica viene importata dall’estero. La cannabis cura i sintomi di numerose e gravi malattie neurologiche. Viene usata principalmente nella terapia del dolore. Da anni se ne conoscono le proprietà mediche. Soprattutto all’estero, dove i pazienti che ne traggono beneficio sono decine di migliaia. In Italia ci sono invece ritardi. Eppure la prima legge che ne autorizza l’uso terapeutico risale al 1990. L’ultima al 2007. Negli ultimi anni quattro regioni, Puglia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana, hanno disciplinato il settore con delibere che garantiscono la copertura finanziaria per l’approvvigionamento dei farmaci. Tuttavia, anche in queste regioni, è molto complicato farsi prescrivere da un medico e quindi riuscire ad ottenere da una farmacia ospedaliera il farmaco a baso di cannabinoidi.

5 settembre 2014 | 08:26

Ifa 2014: Asus, Acer, Lenovo, Huawei e Toshiba. Le novità da Berlino

La Stampa

antonino caffo

Tra smartwatch, tablet e portatili tutti i big hanno giocato le loro carte per la nuova stagione. Scopriamole insieme

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Ifa 2014 è qualcosa in più di un appuntamento che si ripete. Polo economico e politico d’Europa, Berlino punta a diventare anche un punto di riferimento per il settore hi-tech, ospitando la più importante fiera europea di tecnologia. Nei giorni che precedono l'apertura ufficiale di oggi, le principali aziende hanno mostrato alla stampa i nuovi prodotti. Quelli che prima andavano per la maggiore, come portatili, televisori, macchine fotografiche e sistemi audio, hanno lasciato spazio ai vari smartphone, tablet e indossabili, come il Gear VR, visore di realtà virtuale che Samsung ha svelato (a sorpresa) proprio in Germania. Ma anche i classici elettrodomestici acquistano forme e funzioni diverse: lavatrici connesse, smart TV e speaker Wi-Fi sono all’ordine del giorno. La tecnologia ha una parola d'ordine: far evolvere il suo rapporto con l’uomo.

Asus
L’azienda taiwanese ha aperto la sua kermesse teutonica col botto. È ricomparso dopo qualche l’Eeebok, uno dei primi netbook usciti sul mercato, che oggi acquista un rinnovato interesse grazie ad uno schermo da 11,6 pollici HD e uno stile molto più vicino ai tablet moderni che ad un portatile low-cost. L’Eeebok X205 ha un processore Intel Atom quad-core, una videocamera VGA, 2 GB di RAM, porte USB e micro HDMI, oltre ad uno slot per inserire schede di memoria. A chi deciderà di acquistarlo Asus regalerà anche 500 GB per un anno sul servizio cloud proprietario. Il prezzo è interessante: 199 euro.

Nel mezzo abbiamo visto anche la nuova gamma di ultrabook Zenbook, di cui Asus ha presentato il modello UX305. Inutile dire che le caratteristiche sono di fascia alta. Basti considerare lo spessore ridotto, 12,3 mm, seppur si tratti di un 13,3 pollici QHD+, un processore Intel Core M e 256 GB di spazio di archiviazione a disposizione dell’utente. Disponibilità e prezzi da confermare. L’attenzione principale si concentrava sicuramente sullo ZenWatch, il primo smartwatch di Asus, realizzato in collaborazione con Google. Ha uno schermo quadrato ma con forme arrotondate, che donano all’orologio un aspetto meno goffo e pesante di quanto ci si aspettava.

Tutto gira attorno all’interfaccia ZenUI, presente anche sui modelli di ZenPhone, che permette di interagire con gli smartphone Asus per condividere informazioni e dati sulle app in modalità wireless.  Nella presentazione a Berlino ha trovato posto anche il nuovo MeMo Pad 7, una versione aggiornata del precedente tablet da 7 pollici. Non è da sottovalutare una novità dedicata al mercato tedesco: il ProSieben Entertainment Pad, praticamente uguale al MeMo Pad 7 ma completo di un serie di pacchetti per usufruire di contenuti multimediali (tra cui film e musica), grazie ad una serie di accordi con provider tedeschi.

Acer
L’azienda di Taiwan ha presentato la serie Aspire R13 e Aspire R14, notebook convertibili che possono trasformarsi in tablet o portatili in pochi secondi. La tastiera viene nascosta sul retro dei due prodotti con modalità differenti: una rotazione di 180 gradi per l’R13 e una di 360 gradi per l’R14. Entrambi i modelli possono essere utilizzati con la stilo Acer Active Pen, con cui prendere appunti e interagire con lo schermo. La Serie R13 è di certo la gamma top dei convertibili di Acer. Non a caso il prezzo parte da 899 euro, cifre per cui ci si porta a casa un dispositivo di assoluto valore con processori Intel Core i5 o i7, Dolby Digital Plus Home Theatre e display da 13,3 pollici, quasi indistruttibile grazie ai Gorilla Glass 3.

Servono invece dai 599 euro in su per portarsi a casa un nuovo convertibile della Serie R14 con display da 14 pollici, processori Intel Core i3, i5 o i7e scheda video Nvidia GeForce 820M dedicata, per usufruire meglio di giochi e contenuti multimediali. Acer ha inoltre presentato gli Aspire Switch, notebook 2-in-1 da 10 e 11 pollici, in vendita a prezzi concorrenziali: 399 euro per lo Switch 11 e 299 per lo Switch 10.

Non poteva mancare anche l’ultimo nato nella famiglia dei tablet. Ecco allora l’Acer Iconia Tab 8 W, con Windows 8.1 e Office preinstallato. Lo schermo, da 8 pollici, ha una risoluzione da 1280 X 800 pixel HD e tecnologia IPS, che permette di mantenere alta la qualità delle immagini anche in condizioni di luce non perfetta. L’arrivo sul mercato è previsto ad ottobre al prezzo di 149 euro.

Lenovo
Se a Berlino c’è un’azienda che ha messo in mostra tutta la sua iperattività, questa è Lenovo. Il produttore cinese ha infatti presentato ben 15 nuovi prodotti hi-tech di consumo, tra cui computer, tablet e smartphone. Proprio il comparto telefoni è quello più interessante. Lenovo ha svelato i Vibe X2 e Vibe Z2, dispositivi che fanno del design e della potenza i loro punti di forza. Il Vibe X2 ha uno schermo da 5 pollici FHD, un processore MediaTek Octa Core (la prima in assoluto) e una fotocamera da 13 megapixel che, affiancata a quella frontale da 5 megapixel, permette di scattare foto e selfie con una qualità mai vista prima.

Il Vibe Z2 ha invece un più “modesto” Qualcomm Snapdragon 410 quad-core da 1.4 GHz, display da 5,5 pollici (quindi sensibilmente più grande dell’X2), una fotocamera Sony Exmor BSI da 13 MegaPixel con stabilizzatore ottico e una frontale da ben 8 megapixel, per catturare l’autoscatto perfetto. I prezzi? 399 dollari per il Vibe X2, 429 dollari per lo Z2.

All’interno di Ifa Lenovo ha presentato anche il Tab S8, il primo con sistema operativo Android e basato su un processore Intel Atom Z3745. l nuovo Tab S8 vede la presenza di un display da 8 pollici,  con risoluzione da 1920 x 1200 e densità di pixel di 283 ppi. Il tablet è completato con 2 GB di memoria RAM, 16 GB di spazio interno, connettività LTE opzionale (grazie al modem XMMTM 7160 sviluppato da Intel) e una fotocamera posteriore da 8 MegaPixel con f/2.2 e frontale da 1.6 MegaPixel.

Huawei                                                                                          
A Ifa 2014 Huawei ha ufficializzato due smartphone: l’Ascend Mate 7 e l’Ascend G7. Il primo è un “phablet” di fascia alta con uno schermo da 6 pollici, fotocamera da 13 megapixel e, udite udite, una batteria da ben 4100 mAh, il che vuol dire 648 ore di autonomia in stand by, 8 in visione di film e 9 di navigazione sul web. Sotto la fotocamera posteriore c’è un lettore di impronte digitali con cui sbloccare il telefono e altri tipi di pagamento per lo store e le app di Android. Sarà venduto a 499 euro mentre a 599 euro si potrà avere una versione “potenziata” con RAM e memoria interna maggiore. 

L’Ascend G7 è invece un più modesto smartphone. Lo schermo è da 5.5 pollici con risoluzione da 1280 X 720 pixel e batteria da 3000 mAh. Il telefono utilizza la nuova interfaccia “EMUI 3.0” che Huawei ha aggiornato per rendere più semplice e diretta l’interazione tra smartphone e utente. L’Acend G7 sarà disponibile in Italia già dal mese di settembre ad un prezzo consigliato di 299 euro.

Toshiba
L’azienda nipponica si presenta a Ifa 2014 con un’offerta davvero vasta. Si parte dalle nuove TV Serie U, in anteprima proprio a Berlino, per passare ai notebook convertibili Satellite Radius 11 e Satellite CL10-B. Sempre in esclusiva per la kermesse tedesca, abbiamo potuto ammirare la nuova versione del Chromebook disponibile negli Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia. Un peccato che non ne sia previsto un arrivo in Italia ma come ci ha spiegato Massimo Buraschi, Product Marketing Coodinator di Toshiba Italia, il motivo è che: “Nonostante si tratti di un prodotto innovativo ci sono ancora degli ostacoli da superare, come il prezzo (399 euro) e la poca conoscenza di Chrome OS, fattori che ne bloccano, almeno in parte, l’adozione”.

È stato presentato in fiera anche l’Encore Mini, un tablet da 7 pollici con Windows 8.1 e Microsoft Office 365 Personal incluso per un anno. Il tablet ha un processore Intel Atom, di certo non il più potente sul mercato, ma in grado di far durare la batteria fino a sette ore, utilizzando Wi-Fi e riproduzione video, una funzione che notoriamente succhia molta energia al sistema. L’Encore Mini sarà disponibile entro il 2014 al prezzo di  149 euro.

Queste sono solo alcune delle aziende che hanno approfittato di Ifa 2014 per presentare i rispettivi prodotti di punta. Tra le piccole, ma più specializzate, ricordiamo  Jabra, che ha presentato Sport Pulse Wireless, i primi auricolari al mondo ad integrare un cardiofrequenzimetro e Kobo, che con l’Aura H20 ha realizzato un ebook reader impermeabile, antiriflesso e “a prova di polvere”.

Un genio anti-Siri: anche Google pronta alla battaglia dei comandi vocali

La Stampa

arturo dente

L’azienda di Mountain View ha reclutato decine di freelance di Paesi e idiomi diversi per migliorare i suoi sistemi di riconoscimento vocale. E potrebbe esserci a breve anche un servizio tutto nuovo: un’assistente vocale per sfidare Siri e Cortana, con il nome del genio di Aladino

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Un genio della lampada, per rimettersi in pari e sfidare Apple (e Microsoft) sul terreno dei comandi vocali. Dopo le continue indiscrezioni degli ultimi quasi due anni, potrebbe essere la volta buona. Anche Google è pronta a lanciare il suo anti-Siri. O meglio, si prepara a farlo. Ingaggiando decine di specialisti per migliorare il suo sistema di riconoscimento vocale. Non solo. C’è un progetto misterioso che si chiama “Genie”, dietro al quale potrebbe celarsi proprio il nuovo assistente vocale per Android.

Odesk e la “grande azienda di tecnologia”
Che Google abbia in serbo grandi novità sul piano dei comandi vocali è la vasta campagna lanciata da Mountain View sul sito oDesk, piattaforma dove s’incontrano committenti e freelance per lavori legati principalmente al mondo del web. Già a fine luglio su oDesk è spuntata una lunga serie di inserzioni tutte uguali tra loro: si reclutano freelance madrelingua dei quattro angoli del globo, “per un progetto di registrazioni audio”. Il committente è “una grande azienda di tecnologia” e la testimonianza di uno dei freelance ingaggiati per la versione italiana del progetto lo conferma: si tratta proprio di Google. Al lavoro per affinare i suoi sistemi di riconoscimento vocale.

Si chiamerà Genie?
Il compito assegnato alle decine di freelance ingaggiati era semplice: leggere e registrare sul cellulare circa 500 brevi testi, tramite un applicazione web Android. I testi erano tipiche chiavi di ricerca degli utenti italiani, da “fantacalcio” a “miley cyrus”. Alcune di queste frasi da registrare iniziavano con “Ok Google”, altre con “Ciao Galaxy”, e così via. Insomma, l’idea di attivare il comando vocale chiamando per nome il proprio cellulare o tablet. Tuttavia, qualche frase era diversa e iniziava con “Ciao Genie” o semplicemente “Genie”. Il nome inglese del genio della lampada di Aladino. Ma soprattutto una parola che non corrisponde a nessun dispositivo o servizio già noto. Che sia proprio questo “Genie” il nome dell’asso nella manica di Google per la battaglia a Siri?

Dall’inglese al coreano
Come sa bene chi usa Android, Google ha già dei comandi vocali integrati in Google Now e che vanno al di là della semplice ricerca. Se davvero “Genie” sarà il nome di un nuovo progetto, c’è da scommettere che sarà un passo oltre anche dal punto di vista delle funzioni, un genio tuttofare capace di dialogare e di dare un’esperienza più ricca. Oltre all’italiano, il progetto lanciato da Google su oDesk riguarda l’inglese d’Australia e quello british, lo spagnolo di Spagna e quello messicano, e poi portoghese, francese, tedesco, giapponese, coreano. Segno che l’obiettivo è rendere disponibile subito il nuovo servizio – qualunque forma prenda – in tutte le principali lingue.

Sfida anche a Cortana
Dl resto per Google non c’è da battere solo la concorrenza di Siri, arrivata tre anni fa. C’è anche il nuovo servizio di comandi vocali di Windows Phone, Cortana: l’assistente virtuale che ha debuttato qualche mese fa con Windows 8.1 e battezzata come un personaggio del videogioco Halo. Ancora in versione beta, sarà disponibile in tutti i Paesi solo tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. E forse anche per questo Google ha deciso di premere sull’acceleratore e mettere a punto un “genio” per migliorare i suoi comandi vocali.

La Cassazione, l'assenteismo tattico può comportare il licenziamento

Il Messaggero

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È legittimo il licenziamento del lavoratore assenteista anche se il numero di assenze non supera il periodo di «comporto», cioè la somma dei giorni di malattia consentiti. Lo ha stabilito la Cassazione respingendo il ricorso di un lavoratore che con le sue numerose assenze per malattia, a «macchia di leopardo» e agganciate ai giorni di riposo, aveva fornito «una prestazione lavorativa non sufficiente e proficuamente utilizzabile dall'azienda».

La Cassazione ha quindi confermato il licenziamento intimato all'uomo da un'azienda di materiale edile della provincia di Chieti. La corte d'appello de l'Aquila aveva, infatti, accertato, ascoltando come testimoni i colleghi, le assenze sistematiche, per «un numero esiguo di giorni», ma «reiterate», a «macchia di leopardo» e «costantemente agganciate» ai giorno di riposo. Per le modalità con cui si verificavano, concorda la sezione lavoro della Cassazione (sentenza n.18678), «davano luogo ad una prestazione lavorativa non sufficientemente e proficuamente utilizzabile» per l'azienda.

Nel ricorso il lavoratore contestava che le sue assenze non avessero superato il periodo di comporto, e che pertanto si trattasse di un licenziamento premeditato, senza giusta causa. Dal punto di vista giuridico la Corte ancora invece la decisione a precedenti pronunce su licenziamenti «per scarso rendimento». La Corte ribadisce sì che «il datore di lavoro non può recedere dal rapporto prima del superamento del limite di tollerabilità dell'assenza», tuttavia in questo caso le assenze per malattia assumono rilevo per la prestazione lavorativa «inadeguata sotto il profilo produttivo e pregiudizievole per l'organizzazione aziendale».

Infatti, spiega la Corte, le assenze «comunicate all'ultimo momento determinavano la difficoltà, proprio per i tempi particolarmente ristretti, di trovare un sostituto», considerando che le assenza si verificavano soprattutto in coincidenza «del fine settimane o del turno di notte».

Giovedì 4 Settembre 2014, 20:47 - Ultimo aggiornamento: 20:48

Mi hanno rubato il profilo, dopo Twitter i furti di identità arrivano su Instagram

La Stampa

ugo leo


I colpevoli di questa nuova frode informatica sono dei programmi automatici, chiamati in gergo spambot, che copiano automaticamente le informazioni presenti su account del social network generandone altrettanti, ma con nomi falsi.


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Le foto sono le stesse, i messaggi anche, ma non è il tuo account. Dopo Facebook e Twitter arrivano anche su Instagram gli account cloni. I colpevoli di questa nuova frode informatica sono dei programmi automatici, chiamati in gergo spambot, che copiano automaticamente tutte le informazioni presenti su account del social network fotografico generandone altrettanti, ma con nomi falsi. Il primo a lanciare l’allarme è stato Christian Mazza, video director del sito statunitense The Verge, che ha vissuto sulla propria pelle il disagio.

Da un giorno all’altro è apparso su Instagram un profilo del tutto simile al suo, compreso di foto e testi, ma con un nome utente differente. Mazza preoccupato per il furto d’identità su Instragram ha iniziato ad indagare. Poco dopo è arrivata la risposta. Satnam Narang, un ricercatore dell’azienda produttrice di anti-virus Symatech, gli ha spiegato cosa è successo. “Questi falsi account nascono per foraggiare il business illegale dei falsi follower sui social network, è capitato anche al mio account Twitter” dice Narang.

Infatti come per Twitter e Facebook, esiste un mercato nero di fan e follower anche per Instagram. Se si è in cerca di notorietà sui social network, in breve tempo e senza particolari sforzi, si possono acquistare in massa nuovi falsi fan. I prezzi vanno dai 3 dollari per 100 follower a 3 dollari per 1.000, dipende tutto dal venditore. A differenza di Twitter il mercato di account cloni di Instagram si basa principalmente sui “mi piace”. Gli acquirenti possono essere celebrità “minori”, fotografi professionisti che pensano di dare una scossa al proprio business aumentando la loro visibilità, consulenti nel campo dei social media che vogliono apparire o persone particolarmente egocentriche.

Questi tipi di account si possono riconoscere facilmente dalla disparità tra follower e following: seguono molti profili, ma pochissime persone seguono loro. Secondo Christian Mazza, il giornalista di The Verge a cui è stato rubato il profilo Instagram, il trucco degli spambot funziona bene. Costruire una schiera di falsi utenti sui social network per poi venderla è molto difficile se si vuole farlo manualmente. Farlo con uno spambot è semplicissimo. Il programma copia automaticamente tutto ciò che è presente su un profilo esistente rendendolo più realistico e anche più vendibile sul mercato nero.

Ma anche gli spambot sbagliano. Oltre alle foto, i “bot” copiano anche i tag generati dalle persone. Se l’utente a cui è stato clonato il profilo inserisce nelle foto dei tag con i nomi dei propri amici di Instagram anche il profilo falso lo farà segnalando così la sua esistenza. Come eliminare i falsi account. Se il proprio profilo viene clonato, bisogna provarlo. Instagram, come spiega nella sua policy, tiene molto alla privacy dei propri clienti e ritiene il furto d’identità una pratica gravissima. Proprio per questi motivi se si vuole segnalare un account clone bisogna compilare un modulo online e inviare in allegato un foto identificata (ad es. passaporto, carta di identità, patente di guida).

Tagliatevi la barba" ordine dello zar

Enrico Silvestri - Gio, 04/09/2014 - 16:00

Il 5 settembre 1698, Pietro il Grande nel quadro di una generale occidentalizzazione della Russia, ordinò a tutti di tagliarsi la barba. In alternativa un tassa per la quale si riceveva una moneta di metallo, quale ricevuta regolare pagamento


Pietro I fu un sovrano di enorme energia, praticamente rivoltò la Russia come un calzino per allineare il Paese al resto dell'Occidente in tutti i settori della società, compresa la moda di mento e guance ben rasate.

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E per questo proibì la barba, ormai in disuso nel resto d'Europa. O meglio, impose una forte tassa a chi volesse mantenere l'«onor del mento». Un balzello istituito il 5 settembre 1698 confermato da ben tre altri regnanti e abolito solo nel 1772. In questi settanta e passa anni i «trasgressori» dovevano pagare una cifra variabile in base al reddito, ricevendo in cambio una placchetta di metallo, da esibire a ogni controllo, pena la rasatura immediata sul posto.
Figlio dello zar Alessio, Pietro nacque nel 1672 e a soli dieci anni salì al trono, anche se sotto tutela della corte, mentre solo nel 1696 prese formalmente il potere che mantenne fino alla morte nel 1725.

Per la sua instancabile opera riformatrice, ma anche per la sua imponente statura, era alto quasi due metri, si meritò sia l'appellativo di «Grande» sia l'effigie, ancora oggi, su numerosi francobolli e sulle banconote da 500 rubli. E in effetti intervenne in tutti i settori dell'enorme e, allora, arretratissimo Paese che subì un forte e rapido processo di occidentalizzazione. Non solo nella sostanza, attraverso nuove navi per la flotta, nuove armi per le forze armate, nuove fabbriche, nuova burocrazia, ma anche nella forma. Nel resto d'Europa le barbe, tanto diffuse nel Medioevo, erano ormai sparite e se i russi volevano «occidentalizzarsi» fino in fondo avrebbero dovuto radersi.

Pietro incontrò grosse difficoltà perché fin dai tempi di Rurik, che governò Novgorod dall'826, un un uomo veniva giudicato in base alla foltezza e alla pulizia della sua barba. Non c'era insulto peggiore che sputare sulla barba. Ma quando si trattava di imporre il proprio punto di vista, Pietro non andava tanto per il sottile, basti pensare alla ferocia con cui venivano domate le rivolte, compresa quella, vera o presunta, del figlio Alessio. Nel 1718 tutti i suoi complici finirono impalati e lo stesso zarevic frustato a morte. E con pari energia dunque fece entrare in vigore il 5 settembre 1698 una legge per scoraggiare l'uso della barba. Lo stesso Pietro rase i suoi nobili con un'ascia sul palco delle esecuzioni del boia. E l'uso del patibolo come «teatro» della cerimonia serviva a far capire quanto lo zar facesse sul serio.

Il sovrano ammise alcune eccezioni, sacerdoti, monaci e contadini, mentre impose a tutti gli altri di andare dal barbiere o, in alternativa, pagare un'imposta progressiva, in base a reddito e posizione sociale. Furono pertanto stabiliti quelli che oggi potremo chiamare «scaglioni di reddito»: i cortigiani, le guardie dei nobili e i funzionari dovevano pagare 600 rubli all'anno, cento i commercianti, sessanta i cittadini, trenta i cocchieri e le altre classi di residenti a Mosca. I contadini, come detto, erano esentati, ma fin tanto che rimanevano nelle campagne: ogni volta che entravano in città dovevano versare un copeco.

Il pagamento veniva certificato con una «ricevuta» di metallo detta appunto «gettone della barba», da tenere rigorosamente in tasca per essere esibita a ogni controllo, pena l'immediata rasatura sul posto da parte delle guardie. Si trattava di una moneta di rame o d'argento con impressa su un lato un'aquila bicipite e sull'altro la parte inferiore di un volto con naso, bocca, baffi e barba. Sul gettone erano incise anche due frasi: «L'imposta sulla barba è stata pagata» e «La barba è un peso superfluo».

Già nel 1715, lo stesso Pietro decise di unificare l'imposta a un'unica tariffa di 50 rubli, confermata poi, dopo la morte dello zar, dalla moglie Caterina. Pietro II ne esentò i contadini, ma rese l'imposta assai più rigorosa per le altre classi sociali: non più la semplice rasatura immediata ma i lavori forzati per gli «evasori fiscali». Durò ancora sotto il regno della zarina Anna e solo nel 1772, dunque dopo un'ottantina d'anni, fu abolita da Caterina II. Quando finalmente i russi poterono riprendere a farsi crescere «gratis» il cosiddetto «onor del mento».

Eluana aveva il diritto di morire in Lombardia». Dal Consiglio di Stato accuse alla Regione

Il Messaggero

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La Regione Lombardia, ai tempi guidata da Roberto Formigoni doveva garantire la sospensione delle terapie a Eluana Englaro, rimasta in stato vegetativo per quasi 18 anni. Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine, ieri pomeriggio, alla vicenda di Eluana Englaro, costretta a essere trasportata in Friuli nel febbraio 2009, alla clinica La Quiete di Udine, per vedere attuata la sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento terapeutico e del sondino nasograstrico, e che la Lombardia si rifiutò di attuare.

Ne dà notizia il sito dell'Espresso. «È una sentenza molto importante sul piano del diritto», spiega l'avvocato Vittorio Angiolini, il costituzionalista che ha seguito la famiglia Englaro nella lunga battaglia giudiziaria per vedersi riconosciuto il no alle terapie che tenevano in vita Eluana contro la sua volontà. «I magistrati stabiliscono che la Regione era tenuta a fornire le cure alla paziente Englaro e che il diritto di avere una cura comprende, in se stesso, il diritto di interromperla.
Questo significa che Eluana avrebbe dovuto trovare questo tipo di assistenza, che poi trovò a Udine, anche in Lombardia, come anche il Tar aveva stabilito».

«La vicenda di Eluana - dice papà Beppino Englaro - porta avanti delle libertà fondamentali del cittadino di fronte alle istituzioni. E questa sentenza chiarisce ulteriormente il senso della decisione della Cassazione, che viene chiarita dentro l'organizzazione sanitaria. A dimostrazione del potere che ha il cittadino di portare avanti le proprie libertà fondamentali, allineate alla Costituzione, sostenuto da una magistratura che dimostra di non essere serva di alcun potere. Questa sentenza dimostra ancora una volta che c'è un prima e un dopo Eluana, e che sono i cittadini qualunque, come siamo tutti noi, ad avere la possibilità di cambiare veramente le cose dal basso, nelconcreto».


Giovedì 4 Settembre 2014, 21:20 - Ultimo aggiornamento: 21:21