martedì 9 settembre 2014

Video su Facebook, sfida aperta a YouTube

La Stampa

Il social network spinge sui filmati e testa due novità

a.it
Facebook punta sui video testando due novità che richiamano YouTube. Il social network ha annunciato sul suo blog che introdurrà i contatori di visualizzazione dei filmati. Sul fronte mobile quando un utente finirà di guardare un filmato riceverà consigli su video correlati da vedere. Fb, che conta oltre un miliardo di filmati visti al giorno, ha precisato che le l’auto-play, la riproduzione automatica dei video che è al centro di polemiche per il consumo di traffico dati, è personalizzabile.
I contatori, che inizieranno a essere introdotti questa settimana, consentiranno agli utenti di sapere quante visualizzazioni ha ottenuto un video condiviso pubblicamente da persone o pagine, in modo da «aiutare la gente a scoprire filmati nuovi e popolari». Sono già in fase di test sulla versione mobile del social network, invece, i video consigliati. Al pari di quanto accade su YouTube, all’utente che ha terminato di vedere un filmato vengono mostrati altri video correlati.

Nel post, Facebook è anche intervenuto sull’auto-play, cioè sulla riproduzione dei video che inizia automaticamente, senza che l’utente la avvii con un clic. Nei giorni scorsi il sito MoneySavingExperts aveva messo in allarme sul consumo di internet generato dall’autoplay sugli smartphone, collegato all’esaurimento delle soglie di traffico dati mensili e a bollette telefoniche esorbitanti. Pur senza riferimenti diretti alle polemiche, il social ha precisato che le impostazioni dell’auto-play «sono facilmente personalizzabili». In pratica si può impostare la funzione in modo da non incidere sulla bolletta, ad esempio abilitandola solo quando si è connessi via wi-fi. 

(Ansa)

Adriano Celentano vaneggia: "Ecco le priorità dell'Italia: senatori eletti, niente navi a Venezia e meno pubblicità"

Libero

a.it
I giornali sono in crisi, la carta costa, ma Adriano Celentano fa sempre notizia. Almeno, questo dev'essere il pensiero di Travaglio & Co.: il Fatto Quotidiano di oggi infatti dedica due intere pagine agli sfoghi e ai vaneggiamenti del Molleggiato, che si mette alla prova scrivendo un articolo-monstre che somiglia molto alle sbrodolate domenicali di Eugenio Scalfari su Repubblica (e non a caso, Scalfari viene citato da Celentano come esempio).

Relazioni pericolose - Il cantante militante comincia la sua requisitoria svelando un gustoso retroscena: l'idea dell'articolo è nata da un sms che ha ricevuto: "Te la senti di scrivere un tuo pensiero sui gravi pericoli che corre la Costituzione?". Il mittente del messaggio è nientepopodimeno che lui, Marco Travaglio. Celentano accetta, auto-elogiandosi ("Il mio popolo è un popolo di ignoranti", e Travaglio risponde: anche se ignoranti, "l'importante è che ti seguano"). Il messaggio del Molleggiato si articola su tre punti cardine, ovvero su quelle che sarebbero le vere riforme imprescindibili e improrogabili, le priorità dell'Italia: "L'elezione diretta dei senatori", un "decreto che proibisca alle navi mostro di distruggere Venezia", ma soprattutto una "legge per arginare gli spot selvaggi in televisione"; in effetti, viene da chiedersi che cosa starà mai aspettando Matteo Renzi a varare (o almeno ad "annunciare") queste manovre urgentissime.

Poeta ermetico - Il primo punto - i nuovi senatori che non sono direttamente eletti dal popolo - potrebbe essere un argomento interessante, ma viene risolto semplicemente con il più becero populismo e con soluzioni retoriche degne dell'abile paroliere musicale, scritte addirittura in maiuscolo (forse il maestro ha schiacciato per sbaglio il caps-lock): "MACERIE dell'ipnotica cultura Dc", "DISASTRO ITALIANO", "leggendaria SOVRANITA' del popolo", e il meraviglioso ossimoro "DITTATURA democratica". Immancabile - essendo nelle pagine del Fatto - l'elogio a Grillo, senza il quale "avremmo rischiato altri 50 anni di macerie".

Arrivano i mostri - Il secondo punto parla di Venezia e di grandi navi. Celentano ci informa che "il nuovo attacco alla città sarà scavare il Contorta, un canale apposito per il passaggio dei MOSTRI". Evidentemente Celentano non lo sa, ma il Contorta esiste già da un pezzo: è un canale che sostanzialmente circumnaviga la Laguna e permetterebbe alle navi di non utilizzare il canale della Giudecca, che è a ridosso di Venezia, ma di sfruttare il canale dei petroli (quello utilizzato dalle petroliere e dalle navi-cargo). Il Contorta andrebbe solo sistemato in alcuni punti e riadattato al passaggio di navi con un pescaggio considerevole. Con questa soluzione si eviterebbe il passaggio per Venezia delle grandi navi, ma senza vietare l'arrivo delle stesse (le si fa arrivare con un altro percorso). Inutile ricordare quanto siano importanti per una città come Venezia i milioni di turisti che arrivano anche con le crociere.

Tutta colpa dello spot - Il messaggio di Celentano è un climax ascendente, infatti raggiunge il massimo del suo delirio con il terzo ed ultimo punto: "cambiamo verso alla pubblicità". Eccolo il più grande problema italiano, che ci tiene incatenati a questa crisi maledetta: "Nemici come la Rai - che evidentemente è nemico solo quando non gli paga lo stipendio - e altrettanto dicasi di Mediaset, bombardano di spot pubblicitari la mente dell'uomo con una frequenza devastante". Boh.

Fischia il vento - L'articolo, che riesce perfino a far percepire al (volenteroso) lettore anche le famose "pause artistiche" del Molleggiato, si avvia faticosamente verso la conclusione. Celentano si rivolge direttamente a Renzi dicendogli che se non ascolta il "VENTO" (di nuovo il caps-lock incastrato), ovvero la "voce impetuosa" del "popolo ignorante", "le legislature dureranno sempre meno. E anche se l'aggettivo sovrano applicato al popolo è una tragica burla, piuttosto che niente è meglio vederlo scritto a caratteri cubitali nella Costituzione". Son soddisfazioni. Ma attenzione alle botte di vento.

Quei rioni off-limits in cui lo Stato ha rinunciato a farsi obbedire

Corriere del Mezzogiorno

Non solo Scampia: la mappa dei quartieri-ghetto, abbandonati da tutti, descritti da Lanzetta già negli anni 90




Dieci anni prima che Saviano pubblicasse Gomorra qualcuno a Napoli aveva già indagato a fondo le periferie e si era accorto che stavano esplodendo. Ne aveva auscultato il battito irregolare, come di un cuore sempre più a malandato, soprattutto si era reso conto che nei rioni della cinta extraurbana crescevano e si moltiplicavano generazioni che vivevano al di fuori di ogni regola civile.

Era il 1994 quando, con Un Messico napoletano, Peppe Lanzetta attore e drammaturgo, aveva trasformato in denuncia artistica le piaghe purulente dei tanti, troppi Bronx metropolitani. Non solo il libro, ma anche le comparsate su Rai3 a Samarcanda, la prima trasmissione «arrabbiata» di Michele Santoro. I monologhi televisivi di Lanzetta arrivavano come micidiali cazzotti allo stomaco degli spettatori. Le sue storie, metabolizzate attraverso esistenze disperate di un sottoproletariato che aveva perso ogni riferimento, apparivano quasi irreali tanto erano drammatiche.Oggi quei toni apocalittici di allora sembrano persino troppo morbidi.

Nei mondi di periferia (che Peppe conosce benissimo, essendo nato a Scampìa proprio di fronte alle Vele) sopravvivono migliaia di involontari protagonisti dei suoi racconti maledetti: Anoressica Jane, Quentin Malinconia, Michirurche o Bobby Solopaca. Nomi parodiati da sogno americano, ma l’Eldorado, Las Vegas, New Orleans sono luoghi così lontani e confusi nella loro geografia che, per un ragazzo del Rione Traiano o del Lotto Zero, basta anche un giro sul lungomare di Napoli per annusare la città altra, quella negata e distante, quella in cui la bellezza non si deve conquistare necessariamente a morsi.

Già la bellezza, tutto sommato il primo valore negato al popolo dei socialmente pericolosi» che brulica nei rioni-ghetto. E valle a spiegare le orribili scelte degli architetti che realizzarono i vari casermoni popolari negli anni post terremoto. Se si escludono le Vele di Scampia — antecedente e abortita emulazione lecorbousierana — i palazzoni grigi della 167 di Secondigliano si potrebbero confondere con i loro omologhi del Rione Villa di San Giovanni a Teduccio, lì dove qualche giorno fa due clan si sono affrontati a colpi di kalashnikov per spartirsi le piazze di spaccio.

O le cosiddette Case Nuove del quartiere Mercato, alle spalle dell’ospedale Loreto mare, potrebbero gareggiare in bruttezza con quelle della Masseria Cardone. Però almeno le prime possono vantare di aver dato i natali a un artista del calibro di Mario Merola, le seconde invece restano celebri per lo striscione dell’omonimo gruppo ultrà che fino agli anni ‘90 spadroneggiava allo stadio San Paolo. Ma soprattutto per essere state culla della famigerata Alleanza di Secondigliano che all’epoca era la più potente saldatura tra i clan Licciardi e Mallardo per spartirsi il fiorente mercato dell’eroina.

C’è quasi sempre la parola Rionea marcare i confini di un territorio che all’esterno lascia non solo le forze dell’ordine, ma anche un’infinità di servizi pubblici a partire da bus e taxi che non ci arrivano. Provateci a farvi accompagnare da un tassista al calar della sera dalle parti del Parco Conocal di Ponticelli. L’inevitabile rifiuto si porta dietro la preoccupazione di imbattersi nei minorenni, spesso armati, che in sella alle moto sfidano i divieti di velocità gareggiando lungo via Argine.

E che dire del Rione Amicizia? Questa volta siamo in piena città, zona Doganella. Qui è nato ad esempio Edoardo Contini “’o romano”, boss per anni a capo di un impero finanziario le cui dimensioni hanno impressionato gli stessi investigatori. Quartieri invalicabili, autentici ghetti, spesso simbolicamente collocati. Come a Poggioreale Rione Luzzatti, praticamente di fronte al tribunale.

In passato era noto per due caratteristiche: si allagava dopo le prime piogge autunnali e vi si svolgevano lezioni pratiche di scuola guida. E ora? La notte del 6 gennaio scorso lì due poliziotti se la sono vista brutta per aver tentato di fermare tre giovani in sella a un motociclo. Un agente ha rimediato un proiettile al torace, l’altro al braccio di striscio. Sulla moto tre senza casco, proprio come al Rione Traiano.

08 settembre 2014





Napoli e il corteo che nega lo Stato: la scelta di chi intona la propria rovina

Corriere del Mezzogiorno

di Marco Imarisio

«La camorra ti protegge, lo Stato ti uccide». Al presidio di rione Traiano urlati cori inneggianti alla camorra.

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La camorra ti protegge, lo Stato ti uccide. Le persone oneste che ieri pomeriggio al presidio di rione Traiano hanno intonato questo e altri cori simili sono vittime e complici della loro rovina, delle loro vite spese in un ghetto dove la grande colpa dello Stato è invece la sua assenza. Dovrebbero volerne di più, di Stato, avrebbero ogni diritto a invocare segni tangibili di una presenza salvifica che li liberi dalla punizione di una periferia disperata e priva di qualunque servizio essenziale anche perché proprio la camorra ha deciso che la sua destinazione d’uso dovesse essere quella di mercato all’aperto di eroina.

Quando parte un colpo significa che qualcuno ha sparato. I prudenti giri di parole letti e ascoltati in questi giorni non rendono più leggero il peso di quel che è accaduto al rione Traiano, non diminuiscono le responsabilità, non cancellano l’assurdità di una morte come quella di Davide Bifolco. Ci saranno indagini, ci sarà un processo. Funziona così. Si chiama democrazia, si chiama Stato. Quella cosa che ci tiene tutti insieme, e una che funziona meglio non l’hanno ancora inventata. Dobbiamo crederci, non c’è altra scelta. Non puoi farne a meno, non hai il diritto di sputarci sopra. Altrimenti ti metti nelle mani di quelli che per i loro sporchi traffici hanno ogni interesse a cavalcare la rabbia e l’indignazione altrui, e così fai una scelta di campo. Non solo illegale. Anche rovinosa, autolesionista. Ci sono secoli di storia e decenni di macerie recenti a dimostrarlo.

Rione Traiano non c’entra nulla con Ferguson. L’unico razzismo è quello di chi si rassegna all’idea di una Napoli irredimibile, sempre uguale a se stessa e alla sua miseria. Le uniche vere eccezioni napoletane sono le sue città dentro la città, interi rioni impermeabili alla legalità dove lo Stato è sostituito da un anti-Stato che condanna i suoi sudditi a un degrado perpetuo. L’uccisione di Davide ha fatto riemergere una malattia della quale la manifestazione in suo nome è stata un sintomo evidente. I cori e le voci di ieri sono la conseguenza dell’innesco di una carica anti-Stato presente e percepibile da tempo in alcuni quartieri, di Napoli e di altre città del Sud. Le radici storiche e sociali di questa pulsione eversiva sono fin troppo chiare. Ma chi la abbraccia sceglie anche di perpetuare la propria condanna, di rinunciare a ogni legittima speranza in una vita migliore .

7 settembre 2014 | 10:03

Gli alberghi più sporchi? a Napoli I più puliti? A Bari (e Bologna)

Corriere del Mezzogiorno

Il report di Hotel.info. Turismo straniero, la sola città di Bolzano supera Campania, Puglia e Sicilia

 

NAPOLI — Tutti i turisti stranieri che hanno scelto di trascorrere le vacanze in Campania (5,4%), Sicilia (4,4%), Puglia (1,3%), Calabria (1,1%) e Basilicata (0,1%) non arrivano ad eguagliare il dato dei turisti stranieri che hanno scelto come meta di soggiorno la città di Bolzano (12,7%). È il dato più sconfortante che viene fuori dall’analisi di un«estate tristemente negativa» a cura di Federalberghi. «Da giugno ad agosto il turismo alberghiero italiano ha prodotto un risultato pari a zero rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso», è il laconico commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alla lettura dei risultati dell’indagine congiunturale realizzata dal Centro Studi della Federazione su un numero rappresentativo di strutture alberghiere».

INDAGINE - L’indagine, che è stata svolta dall’1 al 5 di ogni mese intervistando con metodologia casuale internet mediamente 1.607 imprese, distribuite a campione sull’intero territorio nazionale, fa registrare sul fronte occupazionale addirittura un -1,3% frutto di un -2,9% di lavoratori a tempo indeterminato ed un -0,3% di lavoratori a tempo determinato. Per la prima volta nella storia delle statistiche turistiche moderne i due mesi clou dell’anno, luglio ed agosto, hanno rispettivamente chiuso in negativo con un -0,6% ed un -0,2% di presenze alberghiere.

«Certo, -aggiunge Bocca- nel trimestre estivo si sono succeduti fenomeni meteorologici avversi che hanno sicuramente remato contro le scelte turistiche degli italiani e degli stranieri, ma ormai la stagnazione dei mercati turistici nel Bel Paese è diventata quasi un fenomeno cronico che va curato con immediatezza e misure non convenzionali». Quali? «Riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro, aumento del massimale per i pagamenti in contanti, semplificazione delle procedure per il rilascio dei visti turistici e promozione del Bel Paese nel mondo e in Italia stessa.

GLI ALBERGHI PIU’ SPORCHI - E a proposito di promozione, ma in negativo, c’è anche Napoli, purtroppo, nella classifica degli hotel più sporchi del mondo compilata da Hotel.Info. Prima in assoluto, seguita da Roma, Palermo e Milano. Gli alberghi più puliti si trovano invece a Bologna, Genova e Bari. La palma d’oro dell’igiene spetta a Tokyo e Varsavia i cui alberghi sono così puliti che gli ospiti “possono mangiare il loro cibo a terra”. Anche se, ovviamente, si consiglia di non farlo!

08 settembre 2014

Meglio senzatetto che abbandonare il cane Olivia

La Stampa

FULVIO CERUTTI (AGB)

La quattrozampe è indispensabile per la vita di una 32enne affetta da una particolare malattia, ma i condomini a New York non la vogliono perché abbaia troppo



Elizabeth Woodard, 32 anni, con la sua Olivia.

Olivia è un Bearded Collie. Ma non un cane qualunque. Per Elizabeth Woodard è un angelo perché è capace di sentire i sintomi della sua malattia prima che ne manifesti gli effetti. La 32enne infatti soffre di “sindrome da attivazione mastocitaria”, una malattia che le provoca improvvisi e imprevedibili variazioni della pressione sanguinea, tachicardia e vertigini. Dunque Olivia è un cane speciale, ma non per tutti. Elizabeth vive in un appartamento nell’Upper East Side di New York e gli altri condomini non sopportano il suo abbaiare, a tal punto di averle chiesto di allontanare il cane o di andarsene.

La famiglia Woodard, di fronte al possibile sfratto, non ha dubbi: preferiscono rimanere senza un tetto piuttosto che abbandonare la loro cagnolina. «Se perdiamo Olivia, perdiamo Elizabeth - racconta la madre Harriet al NYDaily -. Devono stare insieme». La quattrozampe è indispensabile nella vita della donna e ne facilita la vita. «A volte capita che Elizabeth stia mangiando qualcosa che pensiamo non le faccia male e Olivia, che la conosce meglio di tutti, inizia ad abbaiare e poi salta sulla sedia per spingerle via il cibo» confessa la signora Harriet Woodard.
a.it

Secondo l’avvocato incaricato dall’amministratore del condominio, i Woodards si sarebbero rifiutati di affrontare il problema dell’abbaiare di Olivia, non rispondendo alle ripetute richieste di insonorizzazione acustica del loro appartamento o cercando di addestrarla a rimanere in silenzio. Olivia è arrivata tre anni fa come regalo e non è stata presa come un cane di servizio così come potrebbero essere quelli per i non vedenti o per i veterani di guerra. Ma è stato subito chiaro che non era un animale domestico qualunque. Anche per questo la famiglia è pronta a dare battaglia per difendere la loro posizione: i Woodards sono in quella casa da 25 anni e non vogliono spostarsi, ma, soprattutto, non vogliono separarsi dalla loro Olivia.

twitter@fulviocerutti