sabato 20 settembre 2014

Pagaci l’erba che tagli», così le piante invadono la casa di Parmenide

Corriere della sera

di Marco Nese

L’allevatore puliva gratis per il foraggio, quando gli hanno chiesto di pagare l’erba ha smesso di farlo e l’area archeologica è rimasta abbandonata a se stessa

L’area di Velia (Salerno) ha 35 mila visitatori l’anno. La Soprintendenza: serve un appalto

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VELIA (Salerno) - L’allevatore di cavalli arrivava coi suoi mezzi meccanici. Rasava l’erba attorno alle necropoli. Ripuliva gli spiazzi fra i ruderi e attorno ai resti della scuola del filosofo Parmenide. Con quell’erba ci nutriva i suoi quadrupedi. Fino al giorno in cui ricevette una lettera. «Se lei vuole la nostra erba, la deve pagare». Firmato: Soprintendenza di Salerno. Allibito, l’allevatore rispose che lui pensava di fare un piacere all’area archeologica di Velia, l’antica Elea, sulla costa del Cilento. «Se però devo pagare, l’erba tagliatevela voi».
Il gelso potrebbe crollare, ma senza autorizzazione non si può
Da allora la vegetazione cresce rigogliosa. Avvolge antiche colonne, invade i resti del tempio di Esculapio, minaccia di soffocare il teatro greco. La città della scuola eleatica appare ricoperta da un manto di erba e rovi. «Mancano i soldi - lamenta Tommasa Granese, direttrice dell’area archeologica -. Sarebbe necessario uno sfalcio regolare, anche per evitare il rischio di incendi, ma non ce lo possiamo permettere. Quest’anno poi l’estate piovosa ha favorito la vegetazione». Se l’allevatore di cavalli se n’è andato offeso, il volontario che potava i giganteschi ulivi è morto.

E adesso le piante non offrono un bello spettacolo, con tutti quei rami secchi meritevoli di cura. Un carrubo secolare si è prima spaccato in due e poi è crollato. Stava aggrappato a un pendio dove adesso i rovi hanno preso possesso di un vialetto impedendo il passaggio. Un altro albero, un gelso colossale, costituisce al momento una minaccia per i visitatori. Potrebbe crollare. Alcuni custodi si sono offerti di intervenire. «Lei faccia finta di non vedere - hanno proposto alla direttrice -, in due o tre ore noi potiamo e sistemiamo tutto». Macché. La burocrazia ha le sue esigenze: per mettere in sicurezza il gelso bisogna addirittura fare una gara d’appalto, sperando che l’albero abbia nel frattempo il buonsenso di non cadere.

Le erbacce invadono l’area di Parmenide 
I reperti? Seppelliti in un deposito
Si calcola che gli scavi hanno consentito di esplorare finora solo il 20 per cento della zona. Già abbastanza per riportare alla luce anfore, statue, suppellettili e preziosi oggetti di epoca greca e romana. Tesori con cui si potrebbe riempire un museo. Ma siccome il museo è un sogno che non si è mai realizzato, tutto quel bendidio è sparito di nuovo sottoterra, stivato in un deposito con impianto di aereazione. Gli scavi continuano. Se ne occupano archeologi austriaci. «Un tempo - racconta un custode - qualcuno di noi controllava i lavori di scavo. Ora siamo pochi e nessuno va più a seguire le ricerche svolte dagli austriaci. Non sappiamo cosa hanno trovato. Si sono costruito un loro deposito, nessuno di noi ha idea di quali reperti custodiscono là dentro».

Con gli scarsi finanziamenti che riceve, la Soprintendenza deve mantenere attivi vari siti archeologici, in particolare Paestum. Così la città di Parmenide finisce con l’essere un po’ trascurata. Appena 17 custodi devono tenere d’occhio un’area di oltre 100 ettari visitata ogni anno da 35 mila appassionati. Ogni minima spesa dev’essere approvata dalla Soprintendenza. Servirebbe, per esempio, un lucchetto: quello che teneva bloccato un cancello si è rotto. Di regola, bisognerebbe compilare moduli e aspettare mesi il permesso di acquistarne uno nuovo. Un custode ha risolto portandosene uno da casa, quando gli serve se lo riprende. Con pochi custodi non sempre si riesce a tenere aperti tutti i siti. Allora capita di trovare chiuso il locale in cui è custodito uno dei reperti più importanti, l’erma di Parmenide, l’unico documento che mostra qual era l’aspetto del grande pensatore.

20 settembre 2014 | 13:08

La maxi indennità di funzione Così si aggira il tetto agli stipendi

Corriere della sera
di SERGIO RIZZO

Il primo tentativo di riordino e le resistenze di un sistema abituato ad aumenti a pioggia: all’ultimo esame per l’avanzamento il 99% è passato


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Qualche settimana fa, all’ultimo esame della commissione interna sullo «stato di avanzamento della professionalità» necessario alla Camera dei deputati per ottenere l’aumento di stipendio, si sono presentati in cento. E sono passati in novantanove. Novantanove fuoriserie e una sola utilitaria scassata che in certi passaggi della prova, una tesina scritta, aveva perso colpi sull’italiano. Si può allora dar torto alla signora Anna Danzi, dipendente di Montecitorio aderente a uno degli 11 (undici) sindacati della Camera, capace di paragonare se stessa nientemeno che a una Porsche? «Il nostro lavoro richiede una elevata professionalità. Come una Porsche, ha un costo», ha argomentato con Tommaso Ciriaco di Repubblica.

Che una Porsche beva molto più di una Panda lo sappiamo. Il problema è se il consumo sia giustificato o meno. Purtroppo per la signora Anna Danzi sembrerebbe proprio di no: le Porsche della House of Commons, per dirne una, consumano un quarto. Ogni dipendente dell’equivalente britannico della Camera dei deputati (con 650 eletti contro i nostri 630), guadagna in media 40 mila euro l’anno contro circa 150 mila a Montecitorio.

Da questo semplice paragone si capisce l’enormità della coraggiosa missione nella quale si sono imbarcati Laura Boldrini e Pietro Grasso: ridurre retribuzioni andate letteralmente in orbita negli ultimi quindici anni grazie a progressioni insensate, scatti di anzianità assurdi, adeguamenti automatici fuori dalla realtà. Lo dicono chiaro e tondo i dati ufficiali. Alla Camera dei deputati ci sono 81 funzionari che hanno una retribuzione lorda fra i 270 e i 370 mila euro annui. Altri 83 viaggiano fra i 170 e i 270 mila.

Un consigliere parlamentare al massimo della carriera porta a casa uno stipendio lordo, comprensivo degli oneri previdenziali, di 421.220 euro l’anno. Più l’indennità di funzione, che varia dai 378 euro netti al mese per un capo ufficio ai 662 del segretario generale. Le tabelle ci dicono che a Ugo Zampetti, da tre lustri al vertice supremo dell’amministrazione, spetta una retribuzione complessiva di 478.149 euro, al lordo degli oneri previdenziali ma al netto dell’indennità di funzione che avvicina ulteriormente la sua busta paga al mezzo milione annuo. Idem per la sua collega del Senato, Elisabetta Serafin.

Per capirci, più del doppio rispetto al tetto dei 240 mila euro: l’indennità del presidente della Repubblica che il governo Renzi ha assunto come parametro massimo per gli stipendi dei dirigenti pubblici. Un limite al quale si dovrebbero adeguare anche Montecitorio e Palazzo Madama. Sulla carta. Perché l’idea che la riforma ora in discussione (e alla quale le 25 sigle sindacali interne per poco più di 2 mila dipendenti sono corporativamente e ferocemente contrarie) possa far scendere tutte le retribuzioni più elevate sotto quel tetto è per il momento pura fantasia. Chiariamo, per non essere fraintesi: che si stia tentando finalmente di ridimensionare paghe pubbliche letteralmente impazzite è da considerare meritorio.

Almeno quanto lo è stata la rescissione (fortemente sostenuta anche dai grillini) dei favolosi contratti per i palazzi Marini che ospitano gli uffici personali dei deputati, stipulati con l’immobiliarista Sergio Scarpellini alla fine degli anni Novanta e costati finora ai contribuenti centinaia di milioni. Considerando peraltro che nessuno, prima di Boldrini e Grasso, aveva osato affrontare quel capitolo. E di questo va dato loro atto. Sui risultati concreti della riforma, però, restano tanti punti di domanda.
Intanto i tagli entreranno a regime non prima del 2018.

Fra quattro anni. La differenza fra la retribuzione attuale al netto degli oneri previdenziali e il tetto rispettivo stabilito per ogni categoria sarà abbattuto progressivamente, del 25 per cento l’anno. Per fare un esempio, un consigliere parlamentare con 30 anni di servizio che guadagna al netto degli oneri pensionistici 318.654 euro, nel 2015 si vedrà alleggerire di 19.663 euro lo stipendio, che passerà in questo modo a 298.991 euro. La retribuzione di un documentarista che ha 30 anni di anzianità, pari a 212.077 euro al netto dei medesimi oneri previdenziali, sarà ridotta il prossimo anno di 11.602 euro, somma corrispondente a un quarto della differenza fra quella somma e il tetto fissato per la sua categoria: 165.669 euro. Salvo poi recuperare, come ora vedremo, parte del taglio.

Perché mentre il compenso di 240 mila euro del capo dello Stato è lordo, qui invece quel tetto s’intende al netto degli oneri previdenziali e soprattutto dell’indennità di funzione. Voce che per compensare la riduzione dei compensi mantenendo una distanza economica fra le varie categorie di dipendenti verrà alzata fino a un massimo del 25 per cento dello stipendio. Uscita dalla porta, una fetta importante della vecchia busta paga rientrerà perciò dalla finestra. In soldoni: se oggi l’indennità di funzione per il segretario generale si aggira intorno agli 8 mila euro netti l’anno, domani potrà salire a 60 mila euro lordi.

Con il risultato che la sua retribuzione complessiva, una volta a regime, passerà dai circa 500 mila euro attuali ad almeno 350 mila: 240 mila di stipendio, 60 mila di indennità più circa 50 mila di oneri previdenziali. Il tutto in mancanza di un sistema di valutazione autenticamente meritocratico, dal quale un’istituzione pubblica fondamentale e prestigiosa come il Parlamento non dovrebbe prescindere. Dicono tutto i risultati di quell’esame sullo «stato di avanzamento della professionalità» con il 99 per cento di promossi. Per non parlare della sopravvivenza di certi istituti anacronistici. Cosa ne sarà del folle adeguamento automatico delle retribuzioni che vale, tenetevi forte, quasi quattro milioni e mezzo l’anno? Meritoriamente è stato bloccato sia per il 2014 che per il 2015, con il risultato che nel 2016 si spenderanno 8,9 milioni in meno del previsto.

Ma in seguito potrebbe riprendere a correre come prima? E si metterà un giorno mano alla questione delle ferie? Il regolamento della Camera consente oggi di convertire gli straordinari in giornate di vacanza. In tre giorni lavori 7 ore e mezza più del dovuto? Ti puoi prendere un giorno. E non consumi le ferie, che in questo modo si accumulano per costituire un’altra sostanziosa buonuscita nel momento della pensione. Al 31 dicembre 2012 le giornate di ferie non godute erano 114.882.
In media 74 a dipendente, per un costo ipotetico a carico dell’amministrazione valutabile in almeno una settantina di milioni. In 37 hanno da parte un gruzzolo fra 300 e 400 giorni. In 35, oltre 400 giorni. In 14, almeno 500: due anni di stipendio. Tondi tondi.

20 settembre 2014 | 09:24

Vendola stanga i pugliesi e mette la tassa sul cancro

Gian Maria De Francesco - Sab, 20/09/2014 - 08:31

Le proteste dei malati: non possiamo pagare ancora per un servizio già scadente. L'assessore in imbarazzo: "Chemioterapia esente". FI: "Non è vero"

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Una tassa sul cancro, una sul diabete e persino sull'ernia inguinale. È quella che di fatto ha applicato la Regione Puglia ai suoi cittadini con una delibera della giunta dello scorso giugno ma i cui effetti si stanno dispiegando in queste settimane. Più che mettere la mano alla penna per vergare qualcuno dei suoi proverbiali haiku , il governatore Nichi Vendola ha messo mano al portafoglio. Quello dei contribuenti, però. La questione è complessa e merita una spiegazione approfondita.

Si tratta di un provvedimento che recepisce un vecchio accordo tra ministero della Salute e Regioni per diminuire il tasso di ospedalizzazione (e quindi le spese legate ai ricoveri) erogando alcune prestazioni in regime di day hospital. In particolare, vengono rilevati 108 ambiti diagnostici per i quali al paziente è prescritto di ricevere la prestazione in ospedale per qualche ora e poi tornare a casa. Il problema è che questo lungo elenco - nel quale rientrano le chemioterapie non associate a leucemie (quindi la maggior parte dei casi di neoplasie) - prevede in Puglia un ticket di 37 euro che si aggiunge a quello nazionale di 10 euro per un totale di 47 euro. Per i malati di cancro al danno si aggiungerebbe la beffa.

La sanità pugliese, infatti, è in fondo alla classifica italiana dei livelli di assistenza in compagnia delle disastrate Campania e Calabria. Le liste di attesa sono lunghissime e la qualità del servizio non sempre è eccelsa. Solo nel 2012 e nel 2013 la Regione è riuscita a conseguire il pareggio di bilancio nel capitolo «sanità», ma solo grazie ai trasferimenti statali e all'inasprimento dell'imposizione sui cittadini, cioè con le addizionali Irpef, Irap e, soprattutto, con l'imposizione di odiosi ticket come quello di 1 euro applicato a ogni ricetta. Ecco perché l'imposizione di un balzello ai malati di tumore ha scatenato proteste e polemiche da Bari a Lecce, da Foggia a Taranto. Senza tener conto che le prestazioni in ambito oncologico sono esenti da ticket in tutto il Paese (o quasi, le sorprese sono sempre dietro l'angolo).

Ecco perché ieri l'assessore pugliese alla Sanità, Donato Pentassuglia, ha cominciato a metter mano alla retromarcia. «Tutti i pazienti oncologici hanno l'esenzione ticket e quindi non ci saranno esborsi aggiuntivi», ha dichiarato il responsabile della materia. «È falso», commenta Rocco Palese, deputato di Forza Italia ed ex assessore alla Sanità nella giunta Fitto. «Per i pazienti oncologici l'esenzione sarà solo in base alle fasce di reddito, dunque solo gli indigenti non pagheranno», aggiunge. La tabella con i 37 euro aggiuntivi del ticket sulla ricetta specialistica, però, è ancora lì, nel Bollettino della Regione.

«Quest'anno i pugliesi hanno subito un aggravio di tasse di 260 milioni di euro senza contare che quell'euro sulle ricette per 47 milioni che se ne scrivono ogni anno significano 47 milioni di euro sottratti ai cittadini», ricorda Palese. E, soprattutto, la Regione è già fuori con l'accusa sulla spesa farmaceutica che nei primi sei mesi del 2014 ha sforato i tetti previsti di 41 milioni di euro. Forse si poteva risparmiare su quella voce. Ma è meglio chiudere con le poesie del governatore. «Ho fatto deficit perché abbiamo tolto le trappole per topi dalle corsie!», disse qualche anno fa. I pazienti oncologici e diabetici ne terranno debitamente conto.

11+1 eventi per comprendere come cambiano social media e mezzi di informazione

La Stampa

valentina vellucci

Mai come quest’anno settembre e ottobre saranno ricchi di appuntamenti per appassionati e professionisti del settore. Ecco la nostra piccola guida all’autunno caldo del mondo digitale, con le iniziative i motivi per partecipare


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Si preannuncia un autunno ricco di grandi eventi per gli appassionati e i professionisti del settore digitale.
Da Milano a Roma, passando per Torino, Pisa e Palermo, quest’anno l’offerta qualitativa per essere sempre aggiornati su social network, informazione e cultura digitale è esponenzialmente cresciuta. Abbiamo selezionato per voi 11+1 eventi gratuiti tutti italiani sul mondo digitale da non perdere.

Non resta che mettere in carica lo smartphone… e partire!

1)  Dig.it 2014 - #digit14 19-20 Settembre, Prato

Un’intensa due giorni dedicata al rapporto fra giornalismo e media digitali. Prato accoglierà più di 40 workshop tematici sulle nuove frontiere dell’informazione.
Content curation, tool per la gestione delle attività redazionali e strategie editoriali su Facebook sono solo alcuni dei topic cardine della manifestazione.
Perché andarci? La formazione in ambito digitale al giorno d’oggi è fondamentale. Nel campo dell’informazione sta diventando una condicio sine qua non.
Sito ufficiale


2)  Social media week 22-26 Settembre, Roma

Iniziate a fare stretching per il livetwitting sin da ora: quella di Roma si preannuncia una social media week davvero intensa. Durante la Settimana Mondiale della Rete sarà possibile approfondire da un punto di vista internazionale i temi caldi riguardanti comunicazione e nuove tecnologie.
Perché andarci?
La Social Media Week non è solo un’occasione formativa sulle trasformazioni delle rete. E’ un’occasione unica per “toccare con mano” il rapporto fra rete, comunicazione e realtà imprenditoriali.
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3) SearchRevolution
24 Settembre, Palermo
26 Settembre, Catania
10 Ottobre, Rimini

Cosa succede quando cerchiamo su Google un hotel per andare in vacanza?
Nei pochi centesimi di secondi che Mr. G impiega per rispondere alla nostra domanda, entrano in gioco complesse logiche algoritmiche: il focus di “SearchRevolution” sono proprio questi meccanismi.
Perché andarci? Google può essere una risorsa fondamentale per il business turistico: conoscerlo aiuta a usarlo e non a esserne usati.

4)  Palazzo Digitale Festival, #PDF2014
26-28 Settembre, Palazzolo sull’Oglio (Brescia)

Come sta cambiando il mondo del lavoro grazie alle nuove tecnologie? Il connubio fra occupazione e mondo digitale è il cuore della manifestazione Palazzo Digitale Festival.
Perché andarci?
Il mercato del lavoro sta cambiando: essere preparati a questo cambiamento può darci il vantaggio competitivo necessario per scegliere il nostro futuro e non subirlo.
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5) IDCamp2014 - #IDCAMP14 27-28 Settembre, Todi

Tecnologia, social media e applicazioni sono diventate il nostro pane quotidiano, nella vita privata e nel mondo del lavoro. L’IDCamp2014 propone molteplici focus a tema illustrati dai migliori professionisti del settore.
Perché andarci?
La tecnologia va vissuta, non temuta: conoscerla ci può aiutare a interpretarla come risorsa e non come limite.
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6)  OLE.01 – Festival Internazionale della Letteratura elettronica
1-31 Ottobre, Napoli

“Memoria del Futuro” è il tema di OLE.01, il primo festival italiano interamente dedicato alle nuove “forme della letteratura elettronica”. Installazioni audio-visive, poesie in 3D, e-theatre e soundsculpture vi attendono in quello che potrebbe rivelarsi uno dei digital art festival più interessanti di questo autunno.
Perché andarci?
Se gli androidi sognano pecore elettriche, OLE.01 ci farà vedere pecore elettriche che sognano androidi al ritmo di flashpoetry e VJ’s performance. Prepariamoci a essere stupiti.
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7)  Pane, web e salame 3 Ottobre, Brescia

I social network non sono solo per i big player: “Pane, web e salame” porta sul palco realtà italiane piccole e medio grandi che hanno saputo gestire al meglio il proprio business grazie ai social media.
Perché andarci? Non si finisce mai di imparare: ascoltare chi ha avuto successo prima di noi può renderci dei social media addicted con una marcia in più rispetto a chi pensa che “ per Facebook bastano due post”.
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8)  #InstameetItalia4 3-5 Ottobre, Trieste

Un evento da non perdere per gli Instagram addicted e non solo! Se non avete mai partecipato a un Instameet, questa è l’occasione giusta per guardare una città italiana da una prospettiva completamente diversa e collezionare momenti indimenticabili.
Perché andarci?
I social network sono numeri, dati, strategia, emozioni… e avventurose cacce al tesoro: all’Instameet ne avrete la prova!
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9)  Inbound Marketing Boot Camp 4 Ottobre, Bologna

Blogging, SEO/SEM, social media marketing, content marketing, landing page & email marketing: ovvero tutti i segreti dell’inbound marketing in un unico workshop. Sarà una giornata intensa: armatevi di una buona app per appunti per non perdere nemmeno uno speech.
Perchè andarci? L’inbound marketing è il modello digitale che ti insegna ad attrarre clienti attraverso contenuti di qualità verso un pubblico estremamente selezionato. Ovvero un modello digitale fondamentale per lavorare sul web.
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10)   Mao & Aperitivo #Socialgnock 4 Ottobre, Torino

Torino si tinge di un rosa molto frizzante grazie alIe Socialgnock, una community nata su Facebook unita dalla passione per social e tecnologia.
Alle 16.30 ci si ritrova al Mao alla scoperta “digitale” dei cinque continenti. Alle 19.00 scatta l’ora dell’aperitivo: fra uno spritz e un calice di vino si parla di tech e viaggi.
Perché andarci?
Approcciarsi al mondo del web con la passione delle #socialgnock può dare tanti spunti per trasformare la propria passione in un lavoro.
Sito ufficiale

 
11)  Internet Festival 9-12 Ottobre, Pisa

L’innovazione della rete arriva a Pisa ed è pronta a raccontare il “rinascimento” digitale in cui viviamo. Sostenibilità, design, arte e il “lato oscuro” del web vi aspettano sotto la torre pendente.
Perché andarci?
L’internet Festival è una vera e propria avventura digitale che si snoda fra le nuove economie della rete, mostrandoci in maniera diretta l’impatto che stanno avendo sulla nostra quotidianità.
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12)   Twitter Award 2014 -#TA14 

Quello dei #TA14 si preannuncia un red carpet dai cinguettii sfolgoranti: durante gli Oscar italiani di Twitter le star più popolari dei 140 caratteri si incontreranno dal vivo per raccontare le proprie esperienze in rete.
Perché andarci?
Twitter è un social network meraviglioso. Dare un volto e una voce reali ai cinguettii che ogni giorno ci affascinano è un’occasione da non perdere.

11 Ottobre, Bologna

Shttp://www.tawards.it/ito ufficiale

IOS 8, ecco alcune funzioni e trucchi che pochi conoscono

La Stampa

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Ecco alcune funzioni davvero utili che possiamo utilizzare con l'aggiormento iOS 8 dei dispositivi mobile Apple.

-Scoprire quali sono le app che consumano di più È possibile scoprire quali sono le applicazioni che richiedono maggiore energia e che dunque consumano di più.

- Scanner di carte di credito Disponibile uno scanner per le carte di credito che si attiva quando su un sito web è richiesto il numero della nostra carta.

- Bianco e nero
Per risparmiare energia, si può passare alla versione in bianco e nero. Questa funzione è pensata anche a quanti hanno problemi di vista.

- Siti in modalità desktop
Su Safari arriva la funzione "Desktop Mode" che ci consentirà di accedere alla versione per pc della pagine web.

- Nascondere le foto e recuperarle nel cestino
È possibile nascondere le foto indesiderate tenedo premuto su una di queste. Si può, inoltre, conservare in un cestino (per 30 giorni) le foto cancellate. Ogni foto cancellata mostra la data di "scadenza".

- Pagine web chiuse per errore
Tenendo premuto il tasto “+” mentre si è nel browser si apre la vista dei tab chiusi di recente.

- Batteria scarica e ultima posizione Gps
Quando il nostro dispositivo sta per spegnersi perché la batteria è scarica, iPhone può inviare in automatico l'ultima posizione con l'app Trova il mio iPhone.

L'Italia delle multe: non si salva neppure chi ripulisce la città

Nino Materi - Sab, 20/09/2014 - 09:34

La burocrazia ci perseguita con carte bollate e leggi assurde. E persino chi vuol fare beneficenza rischia di essere sanzionato


Brutta bestia il virus della burocrazia: agente patogeno che si annida nella vita di tutti i giorni, infettandola col germe della stupidità e il batterio dell'arroganza.
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Due sere fa, su Rai2 , nella trasmissione di Nicola Porro (che di Virus se ne intende) è andata in onda un mix di tutto ciò condensato nel racconto di una giovane ambientalista che, dopo aver meritoriamente ripulito una spiaggia vicino Cagliari dai rifiuti abbandonati da villeggianti cafonal , li stava gettando negli appositi cassettoni della differenziata del capoluogo sardo. Sul più bello, però, ecco arrivare una pattuglia di vigili urbani: l'auto della polizia municipale si avvicina alla ragazza e che fa? La elogia per il suo comportamento civico?

No, le appioppa una multa di 167 euro perché - recita il verbale - la «suddetta veniva sorpresa a gettare immondizia in contenitori posti in un comune diverso da quello di residenza della verbalizzata». Capito? Uno la rumenta può gettarla solo nella città in cui abita. Per cui se io che risiedo a Potenza ma vado in villeggiatura a Piscinas volessi ripulire dalla sporcizia la spiaggia sarda, dovrei - secondo le norme cagliaritane - caricare i sacchi di rifiuti in macchina, prendere il traghetto, farmi 800 km di autostrada e liberarmene non prima di essere arrivato nel capoluogo lucano.

Ovviamente stiamo esasperando (ma neanche tanto) la normativa in vigore, solo per far capire come spesso il virus dei codicilli legulei sia più letate dell'Ebola. Per averne la riprova basterebbe compulsare il manuale (compendioso quanto una Treccani) di regole e regolette che disciplinano (ma sarebbe meglio dire incasinano) l'apertura di un'attività commercial-imprenditoriale - foss'anche la più semplice - come sa bene lo sfigatissimo popolo delle Partite Iva. Ma il muro di gomma della carta bollata ci «rimbalza» anche quando andiamo negli uffici pubblici per richiedere un certificato o addirittura per donare una somma di denaro in beneficenza: è la burocrazia bellezza, e tu non puoi fermarla.

Buttarla sul ridere è una tentazione troppo forte. Ma così facendo si rischia di prendere sottogamba uno dei mali (virus, appunto) peggiori che avvelenano il nostro Paese: la sindrome da documentite; una Repubblica fondata sulle scartoffie che riesce a multare i cittadini per le infrazioni più incredibili. Qualche esempio? In Molise una donna è stata multata mentre andava a pagare il ticket per il parcheggio, mentre a Montecatini il possessore di un'auto si è visto ricevere una multa da 50 euro per aver lasciato l'auto in sosta con il finestrino abbassato. La violazione di legge?

È nel fatto che «spetta al conducente adottare tutte le cautele per non far cadere in tentazione i malintenzionati», e quindi lasciare il finestrino aperto configura una sorta di «favoreggiamento al furto». Il proprietario di un cane è stato invece costretto a pagare 60 euro lire per atti osceni in luoghi pubblico e violazione dell'articolo 83 del regolamento di polizia veterinaria. «Avendo lasciato il suo cane libero senza museruola e senza guinzaglio questi si accoppiava con una cagnetta dando uno spettacolo indecoroso e di intralcio alla circolazione».

Brutta sorpresa anche per un cittadino agrigentino che, stanco dell'incuria dell'amministrazione comunale, ha imbracciato il tosa erbe e ha «bonificato» la villa comunale. Ma per questo si è beccato una diffida per «mancata autorizzazione a pulire zone pubbliche». E che dire del disabile punito perché con la sua carrozzella elettrica transitava tra la gente in una piazza di Iglesias? Un altro automobilista risulta invece multato perché, fermato a un posto di blocco dalle forze dell'ordine, ha «impiegato troppo tempo a trovare il libretto di circolazione».

Ma raramente (molto raramente) anche le «autorità preposte» si rivelano sensibili. Come dimostra l'episodio avvenuto in provincia di Varese, dove un uomo viaggiava a una velocità di 70 km/h su una strada con limite a 50 km/h. Dopo aver ricevuto la sanzione, l'automobilista ha fatto ricorso, presentando una cartella clinica in cui dimostrava di soffrire di incontinenza in seguito ad una grave operazione alla prostata. Il giudice ha accolto la richiesta, annullando la multa per «stato di necessità». Come dire: quando scappa, è lecito scappare.

Teli mimetici per coprire le piscine così ingannano gli ispettori del fisco

Corriere della sera

di Elmar Burchia

Il trucco escogitato dai ricchi ellenici per dribblare Google Earth e i controlli dal cielo e pagare meno tasse. Ma gli 007 anti evasione hanno fatto controlli a terra

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I detective del fisco in Grecia hanno scoperto un nuovo trucco escogitato dai ricchi ellenici per pagare meno tasse: coprire le grandi e piccole piscine di ville e residenze con dei teli militari. In questo modo, le vasche sfuggono ai controlli dal cielo con foto satellitari utilizzati dagli ispettori del fisco greco per rilevare quelle non dichiarate.


Grecia, Google Earth scopre i furbetti che nascondono le piscine agli 007 del fisco
Grecia, Google Earth scopre i furbetti che nascondono le piscine agli 007 del fisco 

Grecia, Google Earth scopre i furbetti che nascondono le piscine agli 007 del fisco
Con Google Earth scovate decine di piscine nascoste
I segugi del fisco avevano scatenato la caccia alle piscine delle ville non dichiarate al Catasto usando Google Earth già a partire dal 2010. Un sistema facile e a costo zero. L’iniziativa anti-evasione aveva così scovato decine di piscine (nelle isole delle Cicladi o sui monti di Pendeli o Parnitha) comparse come d’incanto affianco a lussuose ville che fino al giorno prima erano dichiarate come edifici rurali abbandonati. In Grecia, il possesso di una piscina è considerata una «prova incontrovertibile di reddito».
Un mq di vasca porta 160 euro di tasse
Come riporta giovedì la stampa del Paese, per ogni metro quadrato di piscina privata all’aperto l’erario calcola circa 160 euro di reddito. Un esempio: una piscina di 50 metri quadrati vale da sola 8.000 euro che, tassati al 10 per cento, si traducono in 800 euro di tasse l’anno. Per le piscine coperte la tassazione raddoppia. I grossi teli militari sono stati scovati dagli ispettori del fisco durante dei controlli nei sobborghi più ricchi di Atene e in alcune delle note isole del jet set, come ad esempio Mykonos.
I teli dell’Esercito
«Abbiamo visto i teloni mimetici, come quelli usati dall’esercito per nascondere i carri armati», ha raccontato un funzionario del ministero delle Finanze. Grazie alle immagini satellitari, negli ultimi anni sono state rilevate oltre 500 piscine nei sobborghi della capitale, quasi 180 del tutto oscure al fisco in quanto non riportate nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi, spiega il sito economico Capital.gr.

19 settembre 2014 | 17:27

Le diversità da rispettare

Corriere della sera

di Angelo Panebianco

Non soltanto la Spagna, alle prese con l’indipendentismo catalano, ma anche altri Paesi, Italia inclusa, hanno a che fare con aspirazioni secessioniste

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Non sono solo i diretti interessati, il governo britannico e la regina, ad applaudire al risultato del referendum scozzese. Il senso di sollievo è palesemente diffuso in Europa. Non soltanto la Spagna, alle prese con l’indipendentismo catalano, ma anche altri Paesi, Italia inclusa, hanno a che fare, in modo più o meno serio, con aspirazioni secessioniste. Una vittoria del «sì» in Scozia avrebbe innescato effetti imitativi, avrebbe galvanizzato gli estimatori delle «piccole patrie» sparsi per il Vecchio Continente, fornendo propellente per la loro agitazione politica. La vicenda del referendum scozzese è stata istruttiva.

Ci ha impartito tre insegnamenti. In primo luogo, ci ha dimostrato che, nonostante venga affermato il contrario da molti, lo Stato così come si è formato in Europa nel corso dei secoli, il cosiddetto Stato nazionale (nel quale, cioè, esiste un riconoscibile gruppo etno-nazionale dominante) non è affatto morto, continua ad essere percepito dai più - anche da coloro che, come gli scozzesi, non appartengono al gruppo dominante - come un porto sicuro, l’organizzazione politica capace di offrire, rispetto ad altre, maggiore protezione e migliori garanzie per il futuro. Protezione e garanzie che la piccola patria, potenziale vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro (gli Stati nazionali rimasti tali) non è in grado di assicurare. Il secondo insegnamento è che, comunque, la storia pesa e soprattutto là dove resiste (tramite i racconti famigliari che attraversano le generazioni) la memoria del sangue versato nei secoli passati, l’identità locale, l’identità della piccola patria, mantiene comunque una sua notevole forza politica.

La Scozia, per effetto del referendum, è spaccata in due: quasi la metà degli scozzesi si è pronunciata a favore dell’indipendenza. Londra dovrà per forza tenerne conto concedendo più risorse e più poteri.
Il terzo insegnamento riguarda l’Europa. L’imbarazzo europeo di fronte al referendum scozzese era palese. E si capisce. L’Unione è una organizzazione di Stati nazionali, costruita a misura degli Stati nazionali. Se una parte di questi ultimi si disgrega l’Unione può soffrirne assai. Altro che «superamento» dello Stato quale meta finale, come hanno ripetuto per anni coloro che si erano autonominati custodi dell’europeismo. L’integrazione europea non implica né presumibilmente implicherà in futuro tale superamento. L’Europa è un club di Stati nazionali legati fra loro da forti interessi comuni.

Come in qualunque club che si rispetti, i soci grandi e forti contano di più di quelli piccoli e deboli. Se i suoi problemi interni non la frenassero, ad esempio, l’Italia sarebbe uno degli Stati dominanti dell’Unione, riconosciuto come tale da tutti gli altri Stati. Come ha dimostrato anche l’incontro tenutosi al Corriere due giorni fa fra gli ambasciatori dei ventotto Paesi dell’Unione, l’europeismo di ciascuno dei ventotto ha motivazioni diverse, che dipendono dalla storia e dalle esigenze geopolitiche di ogni singolo Paese.

Se si vuole ridare slancio all’integrazione e frenare l’antieuropeismo montante nell’opinione pubblica, è necessario prendere atto di queste diversità. Restituendo, quanto più è possibile, la perduta flessibilità alle istituzioni dell’Unione. In Europa c’è bisogno sia del vecchio che del nuovo. Servono tuttora i vecchi Stati. Ma serve anche una federazione (di Stati) messa in grado, meglio di quanto possa fare oggi l’Unione, di maneggiare certi problemi comuni. Sul fronte dell’economia come su quello della sicurezza.

20 settembre 2014 | 07:53

Filo di Scozia

La Stampa

Massimo Gramellini

C’è poco da dire: usata bene, nel contesto giusto, la democrazia funziona ancora meglio di qualsiasi altro sistema inventato dall’uomo. Si prenda la Scozia: alle elezioni il partito indipendentista chiede i voti su un programma che pone al primo posto un referendum per separarsi dal Regno Unito. Ebbene, cosa fa il partito indipendentista subito dopo la vittoria? Esattamente ciò che aveva detto: chiede a Londra il referendum. E Londra, che potrebbe negarglielo o ritardarlo con una di quelle tattiche dilatorie in cui i politici sono maestri, a sorpresa glielo concede: mettendo a repentaglio le coronarie della Corona e la carriera del premier Cameron. In campagna elettorale ci si divide con passione e a volte con durezza, ma senza insulti né incidenti.

Il primo ministro inglese promette: se il Sì perde, darò comunque più potere agli scozzesi. Il primo ministro scozzese ribatte: se il Sì perde, un minuto dopo mi dimetto. In cabina tutto fila liscio e sulla scheda il quesito è indicato con una frase breve, semplice e chiara: «Vorresti che la Scozia fosse una nazione indipendente?». Il Sì perde, seppure di poco: 55 a 45. E un minuto dopo il primo ministro scozzese si dimette, invece di accampare scuse o cantare vittoria esibendo una percentuale di consensi più alta di quella ottenuta alle precedenti consultazioni da Braveheart.

Perché le idee sono importanti, ma le persone che le applicano di più. Ci rifletta, il Renzi, quando a proposito di diritto del lavoro ciancia di modello danese. Per realizzare il modello danese ci vogliono i danesi.

La Famiglia Addams compie 50 anni: ma chi si nascondeva dietro il Cugino Itt?

Il Messaggero

PLAY FOTO 'La Famiglia Addams', Felix Anthony Silla (Cugino Itt) 

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Hanno divertito (o spaventato) intere generazioni, difficile dimenticare i costumi eccentrici o la sigletta iniziale con le dita che schioccano: 'La Famiglia Addams', la storica serie televisiva diventata un cult, compie 50 anni. E in occasione dell'anniversario in molti vorrebbero sapere che fine hanno fatto i personaggi più amati: Gomez, Morticia, Mercoledì, Pugsley, e zio Fester. E soprattutto vi siete mai chiesti chi si celava dietro il Cugino Itt?

Rappresentato come un cono di lunghi capelli castani che arrivano fino a terra, con indosso un paio di occhiali ed un cappello. Quando parla emette solo suoni acuti, inarticolati ed incomprensibili che gli Addams sembrano comprendere perfettamente. Cugino Itt è diventato un simbolo, ma anche un costume perfetto per Halloween. L'interprete era Felix Anthony Silla, noto attore e stuntman italiano. Per le sue doti acrobatiche, ha partecipato ad altri film di successo come Indiana Jones e Batman. Dal 1992 è scomparso dalle scene.

LA SERIE TV 'La Famiglia Addams' ha debuttato il 18 settembre del 1964 sulla rete televisiva Abc. Le vicende familiari erano ispirate all'omonima striscia a fumetti creata da Charles Addams e apparsa sul New Yorker negli anni Trenta.