martedì 7 ottobre 2014

Arriva l'app che rende i browser sicuri, l'idea da Google e Mozilla

Il Mattino

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ROMA - Un'app che tutela la privacy dei propri utentoi rendendo i browser più sicuri. Si tratta di un'iniziativa portata avanti da un team di ricercatori, tra cui quelli di Google e Mozilla in cui si impedisce ad eventuali codici 'maliziosi' nelle pagine web di sottrarre informazioni personali per indirizzarle a terzi.

La novità è stata presentata al meeting Usenix di Broomfield, in Colorado, mentre l'applicazione sarà scaricabile a partire dal 15 ottobre dal sito cowl.ws. ''Il nuovo sistema si basa su una proprietà chiamata 'confinamento' che è nota fin dagli anni '70 ma che è difficile da mettere in pratica in programmi come i browser - spiega Brad Karp dell'University College di Londra, uno degli sviluppatori - Cowl 'confina' i programmi eventualmente contenuti in una pagina web, permettendo loro di ricevere le informazioni dell'utilizzatore ma impedendo loro di condividerla con terzi non autorizzati''.

L'applicazione, hanno spiegato i ricercatori, può essere usata senza compromettere la velocità del browser. Il team ha mostrato nell'esposizione durante il convegno come Cowl può essere usato per preparare ad esempio un editor di documenti, un password manager e un sito che include database di terze parti tutte inattaccabili dal punto di vista della privacy dell'utilizzatore.

lunedì 6 ottobre 2014 - 12:47   Ultimo agg.: 13:18

L'iPhone 6 strappa barba e capelli durante le telefonate»: l'ira sul web

Il Mattito

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LONDRA - L'iPhone 6 è appena uscito sul mercato ma intorno a lui si sono generate già innumerevoli critiche. Soltanto pochi giorni fa abbiamo parlato della notizia che il nuovo smartphone della Apple si piega e, addirittura, si spezza in tasca.

Ma ora, come se non bastasse, nuove critiche piombano sull'iPhone 6 e sull'iPhone 6 Plus: secondo alcune testimonianze raccolte sul web e, in particolar modo sui social network, i due dispositivi Apple strapperebbero barba e capelli degli utenti, intenti a telefonare. Tutto per un problema della struttura dello smartphone: capelli e barba rimarrebbero incastrati nello spazio tra lo schermo di vetro e la parte posteriore in alluminio. Su Twitter, addirittura, gli utenti hanno creato appositamente gli hashtag #hairgate e #beardgate per esprimere le loro lamentele a riguardo.

lunedì 6 ottobre 2014 - 17:32   Ultimo agg.: 19:13

Napoli, una storia lunga 25 secoli di cui 21 senza la pizza

Corriere del Mezzogiorno

Come facevano i Romani, i Cicerone, i Seneca, i Re aragonesi e angioini a campare a Napoli senza pizza?

Pizza e moneta romana
NAPOLI - Circa tre anni fa, il Corriere del Mezzogiorno col già Direttore Marco De Marco, la RAI e il grandissimo Prof. Giuseppe Galasso, intrapresero una meravigliosa iniziativa, non culminata come promesso in un meraviglioso Dvd finale, sulla “Storia di Napoli: una biografia lunga 25 secoli”. Un bellissimo percorso in dieci lezioni, fatte dai maggiori storici europei, che descrissero in un percorso entusiasmante e soprattutto pieno di rispetto ed amore, la Storia della mia Napoli a partire dalla sua nascita nel 326 aC. sino ai giorni nostri.

Con grande previdenza, ho provveduto a registrare quelle lezioni, e oggi fanno parte del mio archivio culturale e personale piu’ amato e da me studiato, consentendomi spesso di fare belle figure nelle mie relazioni in pubblico. Ebbene, fin dalla prima lezione, una cosa mi frullava nel cervello: la parte migliore e piu’ amata e considerata della nostra Storia è certamente quella romana, poi quella ducale, che il prof. Galasso, citando Benedetto Croce, ricordava come il periodo napoletano di molti secoli di maggiore dignità nella sua autonomia, autosufficienza e dignità civile. Poi venne la trasformazione in Regno dove tutte le principali etnie e dinastie europee facevano a gara e guerra per impossessarsi di un Regno che non si voleva saccheggiare, ma che si voleva conquistare per viverci.

Ebbene, seguendo con amore e passione tutti quei secoli di Storia, cosi meravigliosi e pieni di motivi di soddisfazione di essere napoletano, una domanda sempre mi tarlava il cervello: ma come facevano i Romani, i Cicerone, i Seneca, gli imperatori Claudio, Nerone, tutti amanti della costa partenopea , e i Re aragonesi, angioini, i duchi medioevali, a campare a Napoli senza pizza? Ebbene si, tutta quella meravigliosa civiltà che ha attraversato 25 secoli della mia città, ha vissuto per almeno 21 secoli senza potere neanche immaginare quanto ci sarebbe stato permesso dopo la scoperta delle Americhe nel 1492 e la successiva importazione nei secoli successivi anche in Campania, di quel frutto americano, chiamato “tomatl” dagli aztechi, da cui “tomato”

In Inglese, e poi “pomme d’or” dai Francesi. Questi ultimi, ignorando anche essi il matrimonio perfetto con la pasta di questo frutto, ne facevano dono alle Dame auspicandone le proprieta’ afrodisiache che si pensava fossero le prime doti di quel frutto esotico americano. Poi, a partire circa dal 1600, a qualcuno, genio sconosciuto e certamente popolare delle nostre parti, venne in testa di cospargere la focaccia (dura, saporita ma poco digeribile che da sempre costituiva la principale fonte di nutrimento del popolo napoletano, comunque e da sempre autosufficiente in termini agroalimentari) con il succo rosso e profumato di quel pomme d’or importato dalle Americhe.

Nasce cosi il cibo perfetto, la perfetta sintesi sia nutrizionale che di gusto degli amidi complessi della focaccia e del grano, delle proteine nobili del pesce o del latte nella mozzarella, unite, fuse e rese gustose e digeribili da quel succo rosso e concentrato ricco non sol di gusto e di antiossidanti, ma soprattutto di enzimi proteolitici in grado di rendere meno pesante e più assimilabile sia l’amido complesso che le proteine nobili: nasce la pizza!E come ogni grande e vera invenzione geniale, vero progresso nella gastronomia mondiale, nella nutrizionistica umana, è sin dal primo momento cibo semplice e universale, in grado di diffondersi come principio gastronomico in tutto il mondo, ma restando sempre unica e inimitabilenella sua Patria di Origine: Napoli!

Non è certo questione di fumo nel forno a legna, ma l’acqua del Serino che dissetava Napoli, il pomodoro San Marzano coltivato sul fuoco e nella ricchezza dei minerali della piana del Sarno, le proteine e il grasso fusi nella meraviglia unica della mozzarella di bufala campana, che ha reso, rende e rendera’ nei secoli unica e inimitabile la pizza Napoletana doc! Unica e vera ricchezza da me vissuta ogni giorno dai primi anni della mia vita che non mi ha fatto rimpiangere di vivere in questo secolo cosi buio e triste della mia storia lunga 25 secoli: il secolo della “munnezza” tossica e di Terra dei Fuochi.

Eppure, grazie a Dio, ancora oggi, spesso unica ricompensa delle mie migliaia di conferenze gratis per spiegare a tutti il dramma vero di Terra dei Fuochi, cioè il lavoro in nero e lo smaltimento illegale dei rifiuti speciali e non degli urbani, io posso mangiare ogni giorno ( e so scegliere bene dove, e ne ho amplissima scelta a Napoli e provincia) il cibo degli Dei, il cibo perfetto che ha fuso nella perfezione del gusto e della digeribilità le Americhe e l’Europa, punto di riferimento certo e inimitabile del mondo occidentale per tutto l’antichissimo e civile mondo orientale: la pizza napoletana!

Senza il “bruciacchiato” sotto, senza cornicione abbrustolito, per me non sarebbe degna di essere mangiata, e quindi, non sarebbe degna di farmi consolare, in questa storia lunga 25 secoli, di tanta meravigliosa civiltà oggi cosi umiliata, di essere ancora e con orgoglio napoletano. Ma come potevano gli imperatori romani godersi Napoli e la Campania senza Pizza?

07 ottobre 2014

Un premio a Mare nostrum". Oltre la tragedia pure la beffa

Gian Micalessin - Mar, 07/10/2014 - 08:28

Mentre i migranti muoiono e l'economia del Sud è in ginocchio la melassa retorica va in onda anche in tv con la comandante Catia


di Tremila donne, uomini e bambini in fondo al mare. Centocinquantamila disperati in un'Italia che non può, né sa, come accoglierli.
 
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Il tutto al costo complessivo, secondo le stime del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, di poco meno di un miliardo di euro. Il bilancio di Mare Nostrum, anche se trasformato in opportunità politica o in «docu-fiction televisiva»,difficilmente perde i suoi connotati di tragedia umana, sociale ed economica. Rischia però di diventare rappresentazione stantia e insopportabile. Soprattutto se qualcuno cerca di lucrarci aggiungendoci la melassa della retorica condita con l'interesse personale.
Il ministro per gli affari regionali Maria Carmela Lanzetta ci sta provando. La sua proposta di candidare al Nobel per la Pace l'operazione Mare Nostrum assieme alle regioni Sicilia, Puglia e Calabria - unite in sinergica disgrazia con il Comune di Lampedusa - ha il sapore del peggior opportunismo politico.

Da un ex sindaco come Maria Lanzetta si pretenderebbe la capacità di cogliere i sentimenti dei cittadini. E di capirne il disorientamento di fronte ad un'operazione che ha scaricato su di loro costo e peso di una missione sbagliata nei presupposti e devastante nelle conseguenze. Un'operazione di soccorso diventata calamita per i disgraziati convinti che le nostre navi rappresentassero un ponte sicuro tra gli inferni africani e le illusioni del Paradiso Europa. Ma quel ponte spesso non era lungo abbastanza. E l'illusione diventava salto negli abissi.

Assegnare un Nobel per la Pace ad una missione indirettamente responsabile dell'annegamento di tremila persone che, senza la fata Morgana di Mare Nostrum, sarebbero rimaste altrove appare macabro e grottesco. Ma ancor più di cattivo gusto è l'idea di garantirsi quarti d'ora di notorietà immaginando di sanare con la lucciola di un Nobel i danni al turismo e all'economia subiti da regioni e comuni vittime dell'invasione migratoria. Sul versante dell'indigesta retorica spicca invece il tentativo di trasformare in mielosa telenovela l'impegno professionale del comandante Catia Pellegrino e degli 80 fra marinai e ufficiali della nave Libra impegnati nelle operazioni di soccorso di Mare Nostrum.

«La scelta di Katia, 80 miglia a sud di Lampedusa» propinataci da Corriere della Sera e Rai Fiction è una via di mezzo tra una telenovela e un filmato da Istituto luce montato con specifiche del Minculpop. L'uso di musiche hollywodiane alternate ed un editing spregiudicato ed accattivante punta a privilegiare i sentimenti sulla ragione. Trasformando Catia e i suoi marinai in protagonisti di un prodotto che non è né da grande quotidiano, né da servizio pubblico. Un prodotto in cui la spettacolarizzazione della tragedia e le emozioni da libro Cuore servono a coprire errori e scelte sbagliate di chi ha deciso e mantenuto in vita quell'operazione. E a non farci capire perché prima di lanciare quell'immane e costosa missione non si sia raggiunto un accordo con Bruxelles per la suddivisione dei costi e degli immigrati.

Questa melassa indigeribile, dove una puntata dedicata al salvataggio di bambini, donne e uomini in balia dei flutti si alterna al compleanno tutto palloncini e candeline di capitan Catia, qualche verità indesiderata però la regala. E quella dell'infermiere che veste mascherina, camice e guanti prima di esaminare gli immigrati provenienti da una Nigeria dove ci spiega infuriano «malattie endemiche». Dicasi Ebola. Alla faccia di chi per mesi raccontava di rischi inesistenti. O quella dell'ufficiale che sorridendo ripete «Ce la faremo a svuotare un continente... serve solo un po' di tempo ma lo svuotiamo».

Piccole scomode verità che neanche la retorica sdolcinata e stucchevole di musica, montaggio e frasi ritagliate ad effetto riescono a seppellire.

Mi accusano di essere nazista perché difendo i marò"

Giovanni Masini - Mar, 07/10/2014 - 08:33

Il titolare di un bar di Milano multato per uno striscione a favore di Latorre e Girone: "Sono stato ingiustamente accusato dal Comune di ospitare un covo di nazifascisti"


Accusato di nazifascismo solo per aver chiesto pubblicamente la liberazione dei marò Latorre e Girone: questa la calunnia che ha colpito Giacinto Carriero, titolare del bar "Cipe", nel quartiere milanese di Affori.



A giugno Carriero aveva esposto uno striscione, nella via dove si affaccia il "Cipe", con un messaggio molto chiaro indirizzato alle istituzioni: "Non siete in grado di garantire la sicurezza nel nostro Paese, figuriamoci se riuscirete a riportare i nostri marò a casa".

Per tre mesi nessuno ha avuto nulla da ridire, sino a che, l'8 settembre, al bar di Carriero si presenta la Polizia municipale con una multa di 412 euro per affissione abusiva e un esposto anonimo al Consiglio di zona in cui si sosteneva che il "Cipe" fosse frequentato da estremisti della destra extraparlamentare e arredato con cimeli di ispirazione nazifascista. Accusa, per quanto abbiamo potuto verificare, del tutto infondata: il bar è arredato semplicemente con vessilli tricolori e bandiere nerazzurre, testimoni della "fede" interista del proprietario.

"I vigili hanno controllato e hanno trovato solo dei tricolori, che purtroppo per tanta gente sono simboli del fascismo - ci spiega Carriero - Io mi sono presentato in Consiglio di zona chiedendo se dessi fastidio per le mie idee politiche. Ma mi sono rifiutato di pagare la multa e di togliere lo striscione". Che infatti è rimasto in bella mostra sino a fine settembre, due giorni dopo la festa del quartiere a cui ha preso parte anche il sindaco Pisapia: come aveva sempre promesso lo stesso titolare del "Cipe".

La vicenda, però, non si conclude qui: mentre Carriero promette di rispondere alle accuse per vie legali, il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha risposto in Parlamento a un'interrogazione di Ignazio Larussa, escludendo che il "Cipe" fosse frequentato da estremisti della destra extraparlamentare e negando che qualsiasi tipo di accertamento in questo senso fosse stato promosso dalla Questura milanese. La domanda, allora, sorge spontanea: perché tanta solerzia da parte del Comune? C'è forse dietro una divergenza di idee politiche?

Da allora il Comune di Milano non si è più fatto sentire, racconta Carriero, e dal Consiglio di zona hanno affermato di non essere al corrente di nulla, sostenendo che la cosa fosse partita dall'assessore alla sicurezza del Comune Granelli. Dal "Cipe", però, non hanno intenzione di chiuderla qui: Carriero annuncia di aver già contattato un legale per l'annullamento della multa e valutare se ci sono gli estremi per eventuali altre azioni.