giovedì 9 ottobre 2014

Emigrati 100mila italiani: il doppio degli stranieri arrivati

Libero

UN'ITALIA DI EMIGRANTI
Non è più un Paese per italiani. Fuga all'estero: chi se ne va e dove


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C’è un filo neanche tanto sottile che unisce tutti i dati emersi dall’ultimo rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes della Cei. Perché se nell’arco di 12 mesi (2012-2013) un Paese vede aumentare di 15 mila unità (da 78.941 a 94.126) i cittadini che si trasferiscono all’estero un dubbio ti sorge. Se poi si vede che i nuovi emigranti sono per la maggior parte uomini (56,3%) e non sposati (60%), allora quel dubbio si rafforza. E quando infine ti rendi conto che la classe di età più rappresentata è quella dei 18-34 anni (36,2%) seguita a ruota da quella dei 35-49 anni (con il 26,8%) allora tutte le incertezze vengono meno e lasciano spazio a una notizia: nello scorso anno una quantità abbastanza rilevante di cittadini (soprattutto giovani) del Belpaese si è rimboccata le maniche e ha deciso di varcare i confini per cercare un lavoro all’estero.

E del resto basta guardare i Paesi verso i quali si dirigono i nostri per capirne le intenzioni. Innanzitutto il Regno Unito dove si sono trasferiti 12.933 italiani in più rispetto al 2012, con un incremento del 71,5% rispetto all’anno precedente. Quindi la Germania con 11.731 nuove presenze, +11,5%, la Svizzera (10.300, +15,7%) e la Francia (8.402, +19%) che a dir il vero non se la passa tanto meglio di noi. È un bene? Da un lato sì.

Perché significa che i tanto vituperati “bamboccioni” e gli eterni “mammoni” si sono svegliati e hanno iniziato ad accettare la sfida del mercato globalizzato. Da un altro assolutamente no. Perché un Paese che perde le sue forze (spesso) migliori è perduto. Ma del resto che l’appeal dell’Italia non sia proprio ai suoi massimi storici lo testimonia un altro dato che emerge dal rapporto della Fondazione Migrantes: quello della differenza tra emigrati e immigrati sempre nel 2013.

A fronte dei 94 mila trasferimenti oltreconfine, infatti, i lavoratori stranieri immigrati in Italia sono stati circa 43 mila. Meno della metà. E così anche se consideriamo i clandestini (nel 2013 sono sbarcati in Italia oltre 42.900 migranti) il confronto non regge. Insomma, la nuova tendenza, destinata a continuare nei prossimi anni, è quella di un Paese con un saldo entrate-uscite di gran lunga in negativo. E la causa principale va ricercata nella fortissima disoccupazione (soprattutto giovanile) e nella recessione che a dispetto delle previsioni è proseguita anche nel 2014.

Nel dossier si evidenzia anche che i minori che varcano i nostri confini sono il 18,8% e di questi il 12,1% ha meno di 10 anni, che i numeri sono in controtendenza in Uruguay (meno 31,9%) e in Austria (meno 4,4%) e che l’Argentina, con 725 mila nostri connazionali iscritti all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero), è in testa alla classifica dei paesi dell’emigrazione italiana, seguita da Germania (665 mila), Svizzera (570 mila), Francia (378 mila), Brasile (332 mila), Regno Unito (223 mila), Canada (136 mila) e Australia.

Macrodati che dicono poco, però, se non vengono riportati a livello locale. Scorporando i numeri per territorio, per esempio, si scopre che sono le Regioni più ricche (e quindi del Nord) a far registrare le maggiori «fuoriuscite». Domina la Lombardia, con 16.418 emigranti, seguita dal Veneto a quota 8.743 e dal Lazio a 8.211. Mentre in diverse province, Macerata e Trieste, con il 51,1%, e Fermo e Pordenone con il 50,7 e 50,5%, prevalgono emigrati al femminile, con il Friuli Venezia Giulia che è l’unica regione d’Italia da cui sono partite più donne che uomini: 81.600 contro su 162.203 (il 50,3%).

Morale della favola? «Il 51% dei giovani italiani sono pronti ad emigrare per motivi di lavoro - evidenzia un’analisi di Coldiretti/Ixé sul rapporto della Fondazione Migrantes - Il 19% lo farebbe perché considera il Paese fermo (“Non si prendono mai decisioni”), il 18% per il peso eccessivo delle tasse e il 17% per la mancanza di lavoro a pari merito con la mancanza di meritocrazia». Problemi endemici per i quali non si vedono soluzioni all’orizzonte.

di Tobia De Stefano

Vaticano, sconti ai cardinali per l'acquisto di sigarette

Franco Grilli - Gio, 09/10/2014 - 09:27

Cinquecento pacchetti al mese, di cui 200 a prezzo ridotto. Tra i benefit, alimentari e benzina


"La prego di accogliere le mie più vive felicitazioni per la Sua nomina a Prefetto per l'Economia.
 

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Nel contempo mi pregio di informare Vostra Eminenza che a favore degli Eminentissimi Cardinali sono previste le seguenti facilitazioni". Una lettera inviata dal segretario generale del Governatorato al cardinale George Pell, incaricato da papa Francesco di mettere mano ai conti del Vaticano, per ridurne spese e costi, e pubblicata da Repubblica, svela le agevolazioni di cui godono i porporati.

Un aiuto per i prodotti alimentari, scontati del 15% "presso lo Spaccio dell'Annona e presso il Magazzino Comunità", ma anche sconti sui capi d'abbigliamento, l'assegnazione di 400 litri di benzina al mese e fino a 500 pacchetti di sigarette, di cui 200 con prezzo ribassato del 20%.
Le alte cariche del Vaticano, così pare, spesso portano le sigarette come piccolo dono a chi non se lo può permettere. E ovviamente non tutti fumano. C'è chi spiega al quotidiano di Ezio Mauro di non avere mai chiesto né un pacchetto di "bionde", né tantomeno benzina. Ma qualcuno che ha il vizio c'è, anche se sui nomi resta il riserbo più assoluto.

Adobe spia gli utenti di Digital Editions . La società: “E’ tutto legale”

La Stampa
federico guerrini

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Leggere, con l’eccezione della lettura a voce alta, è un atto molto intimo, personale. Ne dà conferma, fra l’altro, il fastidio che proviamo quando qualcuno dà una sbirciata al giornale che stiamo leggendo. Non sorprende perciò che abbia destato un certo scalpore la notizia che la casa produttrice Adobe monitori, attraverso il proprio software di lettura di ebook Digital Reader, quello che i propri utenti leggono, in che misura, e con quali modalità di consultazione. 

Ne ha fatto cenno per primo il blogger Nate Hoffelder del sito The Digital Reader, spiegando come grazie alla segnalazione di un amico hacker, si fosse accorto che Digital Editions inviava ai server dell’azienda ingenti quantità di dati: in particolare, quali ebook fossero stati aperti per la consultazione, quali e quante pagine lette, e in quale ordine. Informazione inviate fra l’altro via Internet in chiaro, quindi potenzialmente leggibili da chiunque. 

Lungi dall’essere soltanto una questione di idiosincrasie personali, tale spionaggio delle abitudini di lettura ha fatto scandalo negli Usa per una ragione molto pratica: Digital Editions – la cui utilità principale è quella di permettere la consultazione, su un normale Pc, degli ebook protetti da diritto d’autore tramite un sistema chiamato Digital Rights Management (DRM) – è uno dei software principali utilizzati dalle biblioteche americane per gestire il prestito di libri elettronici. 

Uno dei meccanismi inclusi nel software, consente infatti di capire se è stata oltrepassata la data di scadenza del prestito e regolarsi di conseguenza. Al contempo però, diversi Stati hanno emanato leggi molto rigide in materia di privacy, per evitare che, come ormai mille altre cose, anche le abitudini bibliofile dei cittadini possano essere spiate. 

Da qui le perplessità di Deborah Caldwell-Stone, vice-direttrice dell’American Library Association’s Office for Intellectual Freedom (ALA). “Stiamo investigando la faccenda, e siamo molto preoccupati – ha affermato in un’intervista al sito specializzato Ars Technica – vogliamo che queste informazioni siano criptate e rimangano private”. 

Dopo un giorno di silenzio, Adobe ha sostanzialmente ammesso il monitoraggio (che pare sia stato introdotto soltanto nell’ultima versione di Digital Editions, la 4), affermando però trattarsi di una prassi legale , poiché esplicitamente comunicata agli utenti al momento dell’accettazione del contratto di licenza. In realtà, nel corso dell’installazione di Digital Editions, non pare essere fatta menzione di questa caratteristica; vi si accenna invece su sito di Adobe. 

Un altro punto molto controverso, è se il software si limiti a tenere traccia dei file aperti nel programma, oppure scansioni di sua volontà tutta la libreria digitale dell’utente, che si tratti di libri, acquistati o meno e indipendentemente dal fatto che siano protetti da DRM o meno. Hoffelder sostiene sia vera la seconda ipotesi, che pare essere confermata anche da Ars Technica . Adobe nega recisamente. La società americana ha invece affermato di stare lavorando alla cifratura dei dati inviati al server, risolvendo così almeno uno dei problemi individuati dal blogger. 

Al bar in orario di lavoro, netturbino licenziato e poi riassunto

Ivan Francese - Gio, 09/10/2014 - 11:33

Un addetto alla nettezza urbana di Cervignano del Friuli era stato denunciato e processato addirittura dalla Corte dei Conti

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In paese lo vedevano tutti, mentre si tratteneva al bar durante l'orario di lavoro. Oppure ritornava nella propria abitazione dopo aver regolarmente timbrato il cartellino, all'ingresso del luogo di lavoro. Così, circa quattro anni fa, un netturbino dipendente del Comune di Cervignano del Friuli, nel Goriziano, è rimasto coinvolto in una serie di provvedimenti giudiziari che lo portarono ad essere licenziato.

L'operatore, un uomo sulla cinquantina residente, sposato e residente nella Bassa Friulana, era stato denunciato a piede libero nel 2010 dai carabinieri della locale stazione e poi processato, finendo anche nel mirino di un'inchiesta promossa dalla Corte dei Conti.

Ora però, dopo essere rimasto senza due anni senza lavoro, l'addetto alla nettezza urbana è stato riassunto.

Napoli, 14enne violentato, intestino lacerato. E' gravissimo.

Il Mattino
di Giuliana Covella

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Un caso, l'ennesimo, inaudito e inconcepibile di presunta violenza su un minore che adesso è gravissimo, ricoverato all'ospedale San Paolo di Napoli. Vittima un ragazzino di 14 anni e mezzo (solo tra un mese ne compirà 15) sul quale si è accanito il branco. Non avrebbe mai immaginato che in un tardo pomeriggio di un giorno qualunque, a Pianura, sarebbe rimasto vittima della più brutale delle aggressioni.

Erano da poco passate le 19 martedì sera. Ai medici e agli infermieri Salvatore ha raccontato che all'interno di un autolavaggio in cui si trovava (non si sa ancora per quale motivo) è stato oggetto di un'aggressione da parte di un gruppo di giovani. Tutto sarebbe cominciato come una bravata. Ma d'un tratto il 14enne è stato immobilizzato, denudato e ha subito un tentativo di violenza.

Agghiacciante la dinamica dei fatti, secondo la testimonianza della vittima. A partire dallo strumento utilizzato per la violenza (perché di violenza si tratterebbe): un compressore, di quelli che si usano negli autolavaggi per gonfiare pneumatici. Sarebbe stato l'apparecchio a provocare profonde lacerazioni e perforazioni intestinali al ragazzino, come si legge nel referto medico.

giovedì 9 ottobre 2014 - 08:31   Ultimo agg.: 13:20



Ragazzo violentato e ferito a Napoli. I parenti del fermato: «E' un bravo ragazzo. Stava solo scherzando»

Il Mattino
di Nico Falco




Parlano con rabbia ed enfasi i parenti del 24enne indagato per la violenza sul ragazzino. Dicono che si è trattato di uno scherzo finito male, un gioco finito in tragedia. Lo sostengono con forza i parenti del ragazzo attestato, accusato di aver causato lesioni all'intestino di un 14enne con un compressore da autolavaggio.

GUARDA IL VIDEO
Pur non sminuendo la gravità del fatto, i parenti del giovane ci tengono a precisare che non si è trattato di un abuso sessuale. "Hanno fatto, - dicono, - una enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non è un tentato omicidio né altro, sono tutti bravi ragazzi che si prendevano in giro tra loro. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco".

giovedì 9 ottobre 2014 - 12:25   Ultimo agg.: 13:24



Violenza sul 14enne a Napoli. Un fermato: tentato omicidio
Il Mattino
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È accusato di tentativo di omicidio il giovane di 24 anni, V.I., che ha seviziato con una pistola d'aria compressa in un autolavaggio, nel quartiere di Pianura a Napoli, un ragazzo di 14 anni ora ricoverato in pericolo di vita nell'ospedale San Paolo.

Gli altri due giovani che si trovavano con lui, A.D., e V.E., anche loro di 24 anni, dopo aver preso in giro con il loro amico il quattordicenne perchè grasso, non avrebbero partecipato alla violenza. Sono stati denunciati a piede libero per concorso in tentativo di omicidio.

I tre lo hanno preso in giro per il suo fisico. Poi, uno di loro lo ha bloccato, gli ha abbassato i pantaloni e soffiando con un tubo d'aria compressa gli ha provocato lacerazioni nell'intestino. La vittima è un quattordicenne ora gravissimo in ospedale a Napoli.

Il ragazzo di 14 anni è ora ricoverato in condizioni gravissime e versa in pericolo di vita per aver perso molto sangue. I carabinieri della stazione di Bagnoli, a Napoli, sono stati allertati dopo che ieri pomeriggio hanno avuto notizia di un ragazzino ricoverato all'ospedale San Paolo e sottoposto a un delicato intervento chirurgico per perforazioni multiple al colon.

I carabinieri hanno iniziato le indagini sul fatto ascoltando i familiari. La violenza è avvenuta in un autolavaggio nel quartiere di Pianura. Secondo quanto emerso dalle poche parole che è riuscito a pronunciare il ragazzo e dalle indagini svolte dai carabinieri, tre persone che si trovavano nell'autolavaggio hanno iniziato a prenderlo in giro perchè era grasso.

Poi, uno di loro - V.I., di 24 anni - ha abbassato i pantaloni del ragazzo, preso un tubo d'aria compressa e soffiato in maniera così forte da provocare lacerazioni gravissime all'intestino. Gli altri due giovani, A.D. e V.E., anche loro di 24 anni, hanno partecipato allo sfottò ma, secondo la ricostruzione dei carabinieri non avrebbero partecipato alla violenza.

giovedì 9 ottobre 2014 - 10:18   Ultimo agg.: 10:49

Napoleone perse per un errore banale: la sconfitta di Waterloo causata da una mappa sbagliata

Il Messaggero

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C'è una ragione perchè Napoleone Bonaparte si sentì disorientato sul campo di battaglia di Waterloo: stava usando una mappa errata. Lo sostiene al Daily Telegraph il documentarista francese Franck Ferrand, secondo cui ci sarebbe anche questa spiegazione alle base della sconfitta finale dell'imperatore, destinata a portarlo all'esilio sull'isola di Sant'Elena.

Questa tesi ridimensiona l'eroismo dei britannici sul campo di battaglia e soprattutto i meriti del loro comandante, il Duca di Wellington. Come in altri casi nella storia, invece, sarebbe stata una pura casualità a incidere sugli eventi. In particolare la mappa di cui disponeva Napoleone, e sulla quale aveva elaborato i suoi piani, mostrava il punto strategico della fattoria di Mont-Saint-Jean a un chilometro di distanza dalla posizione reale.

«Un chilometro corrispondeva alla gittata dei suoi cannoni e questo fa capire quanta differenza facesse quell'errore», afferma Ferrand. Altri dettagli contenuti nella carta, come una curva che in effetti non c'era, contribuirono a generare altra confusione. La mappa, usata da un ufficiale di Napoleone e identica a quella dell'imperatore, è stata trovata dallo storico belga Bernard Coppens nel museo militare di Bruxelles.

Red Bull «non mette le ali» Ma paga 13 milioni di dollari

Corriere della sera
di Elmar Burchia

Dieci dollari di rimborso per coloro che negli ultimi 12 anni hanno comprato una lattina negli Usa


Un cittadino americano ha preso alla lettera il famoso claim usato da Red Bull per pubblicizzare le proprie bevande energetiche e ha fatto causa al colosso di Salisburgo, accusandolo di aver prodotto annunci pubblicitari «ingannevoli».
«Induce in errore i consumatori»
«Red Bull ti mette le ali». Slogan azzeccato, ma che negli Usa ora costerà molto caro al produttore di bevande austriaco. Per evitare una class action, secondo la quale la società di Didi Mateschitz ha pubblicizzato in maniera ingannevole le sue bevande energetiche, Red Bull ha accettato di pagare 13 milioni di dollari (circa 10 milioni di euro). Chi ha comprato una lattina di Red Bull negli Usa dal 2002 - e forse si è meravigliato che non gli sono spuntate le ali - potrà richiedere un risarcimento. Secondo quanto riferito dal portale americano Consumerist, e da quello specializzato BevNet, sono diverse le persone che hanno fatto causa a Red Bull perché «induce in errore i consumatori con lo slogan che implicitamente promette un aumento delle prestazioni».

In realtà, questa l’argomentazione di chi ha presentato la querela nel 2013, una Red Bull ha circa lo stesso effetto di una dose media di caffeina. Una lattina della bevanda energetica (0,25 l) contiene infatti 80 milligrammi di caffeina, molto meno di una tazza di caffè da 0,2 litri (tra 115 e 175 milligrammi). Benjamin Careathers, al centro della class action, sostiene di aver bevuto Red Bull dal 2002, senza però riscontrare effetti significativi. «Negli spot tutti gli atleti testimonial dell’azienda dicono di aver migliorato le proprie prestazioni grazie a Red Bull. Loro sono i modelli di una generazione e avallano questa bugia».
Indennizzo di 10 dollari
In una mail a BevNet, il colosso austriaco nega le accusa. Sottolinea di aver deciso di risolvere la controversia, ma di essere sempre stata corretta e precisa nelle iniziative pubblicitarie e nell’etichettatura dei prodotti. Stando a quanto riferito dal blog Law360, Red Bull avrebbe nel frattempo rinunciato all’opinabile slogan sul mercato americano, non così in Europa. Inoltre, l’azienda ha accettato di sostenere anche i costi del processo, circa 4,75 milioni di dollari.
Ma quali sono le conseguenze dell’accordo? Chiunque (negli Usa) abbia acquistato almeno una Red Bull tra gennaio 2002 e il 3 ottobre 2014 (e può dimostrarlo) ha tempo fino a marzo 2015 per richiedere un indennizzo.

Le opzioni: un rimborso di 10 dollari in contanti oppure prodotti Red Bull per un valore di 15 dollari (con spese di spedizione a carico dell’azienda). Appena tutte le richieste saranno pervenute, sarà un tribunale a decidere in merito al pagamento, che però non potrà in ogni caso superare i 13 milioni di dollari. Cosa significa? Se si fanno avanti 13 milioni di persone, ognuno avrà diritto a non più di un dollaro.

8 ottobre 2014 | 19:10

Ricatti hard in webcam: ecco come difendersi

Giovanni Neve - Mer, 08/10/2014 - 18:40

Aumentano sempre di più i casi di truffe tramite Skype o Facebook. Ecco come evitarle...

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Con il continuo e intenso uso di Facebook e Skype, sempre più utenti maschili cadono nella trappola delle truffe. Una bella ragazza contatta una facile preda, dopo qualche scambio di parole inizia a fare pose ammiccanti e poi parte l'invito a spogliarsi. Nel momento stesso in cui l'uomo sta al gioco e mostra la faccia ormai il dado è tratto, la ragazza inizia a registrare il video. Subito ecco scattare il ricatto: "O mi paghi o lo renderò pubblico ai tuoi contatti o alla tua ragazza". Ma come difendersi da queste truffe?

Il portale Wake up News pubblica delle linee guida su come difendersi da questi raggiri. Le dinamiche sull'approccio dei truffatori sono molteplici. Prima di tutto avvengono prevalentemente su Chatroulette, il sistema di video chat che permette di chattare a caso con persone di tutto il mondo. Nel momento in cui il truffatore, da Chatroulette, riesce a convincere la vittima a dare il contatto Facebook o Skype, per una conversazione più stabile, è già a metà del lavoro. Quando il malintenzionato è tra gli amici del ragazzo sul social network più popolare del mondo, avrà accesso a una moltitudine di dati: amici, foto e familiari.

Una volta registrato il video piccante, sarà a loro che minaccerà di diffonderlo in caso di mancato pagamento. In caso il truffatore iniziasse il ricatto la prima cosa da fare è stare calmi e non pagare la somma. Di solito basta bloccare il ricattatore sui social network per fermare la minaccia. Nel caso la ragazza avesse inviato il link del video per farvelo vedere, bisogna subito segnalarlo ai gestori del sito per "contenuti di nudità" in modo che venga rimosso.

Come riconoscere la truffa? Prima di tutto conviene sempre andarci cauti. Il suggerimento è quello di creare account dedicato solo all'"intrattenimento hard" evitando di diffondere informazioni della vita reale. È importante anche no accettare file video e audio, perché potrebbero contenere programmi autoinstallanti per copiare i file del vostro computer. Ma soprattutto le ragazze che, quasi sempre, sono delle truffatrici sono molto avvenenti e sorridenti con una visuale della webcam perfetta, e fin dall'inizio della conversazione si mostra con inquadrature provocanti.

Voleva conoscere telefonate di parlamentari» Condanna di de Magistris, ecco le motivazioni

Corriere del Mezzogiorno

L’ex pm e Genchi «hanno agito senza rispettare le garanzie per cariche parlamentari, affatto sconosciute»

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NAPOLI - «Una violazione comune e consapevole delle disposizioni di legge». È quanto scrive il tribunale di Roma nelle motivazioni alla sentenza di condanna di Luigi De Magistris e del consulente tecnico Gioacchino Genchi ad un anno e tre mesi di reclusione per abuso d’ufficio sull’acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari.

La condanna era stata emessa il 24 settembre scorso e faceva riferimento all’epoca il cui il sindaco di Napoli, attualmente sospeso, era pubblico ministero a Catanzaro e titolare dell’inchiesta denominata «Why not». I tabulati dei parlamentari, secondo l’accusa acquisiti irregolarmente, erano quelli di Romano Prodi, Francesco Rutelli, Domenico Minniti, Antonio Gentile, Giancarlo Pittelli e Clemente Mastella.

«La prova della collusione tra il pm de Magistris ed il consulente tecnico Genchi - scrive il collegio presieduto da Rosanna Ianniello nelle 90 pagine di motivazioni - viene desunta non da sospetti o illazioni, ma da un contesto univoco». Per il tribunale De Magistris e Genchi hanno «perseguito pervicacemente l’obiettivo immediato e finale di realizzare la conoscibilità dei dati di traffico dei parlamentari non chiedendo l’autorizzazione alla camera di appartenenza pur di acquisire con urgenza i tabulati». «La logica era quella di procedere senza rispettare le garanzie per cariche parlamentari, affatto sconosciute, e di giustificare ‘ex post’ le violazioni che fossero emerse» per poi sanarle «con una ratifica successiva rinviabile ad oltranza».

«L’obiettivo degli imputati - scrive ancora il Tribunale -non era quello investigativo, ma disattendendo le norme, era quello di conoscere il traffico dei parlamentari tramite l’acquisizione di tabulati: attività illecita perché dolosamente inosservante della legge Boato».
«Non si comprende come si possa sostenere che il mio assistito volesse arrecare danno ai parlamentari in questione, posto solo che acquisì involontariamente i loro numeri di telefono». Questo il commento dell’avvocato Massimo Ciardullo, difensore di Luigi De Magistris insieme con il collega Stefano Montone, alle motivazioni della sentenza. »Siamo fiduciosi per il giudizio di appello: la sentenza sara’ ribaltata in quanto il reato non sussiste ne’ dal punto di vista soggettivo, ne’ da quello oggettivo», conclude.

08 ottobre 2014





Napoli, De Magistris: "Molti magistrati sono corrotti e collusi" (27/09/2014)
 

De Magistris: "non vado via", Pietro Grasso: "dimissioni" (26/09/2014)
 

De Magistris: «Io dimettermi? Piuttosto debbono dimettersi i giudici» (26/09/2014)

Iovene (Report): «Pizza, a Napoli non si cercano soluzioni, meglio gridare al complotto»

Corriere del Mezzogiorno

«Qualche giornale parla di dati falsati, ma noi abbiamo dato tutti i risultati delle analisi»


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«Come mai tra i tanti contestatori, parlo dei colleghi giornalisti, nessuno ha messo in evidenza che c’è una soluzione al problema che abbiamo sollevato?» scrive Bernardo Iovene, giornalista di Report, per replicare al vespaio sollevatosi dopo il suo articolato servizio sulla pizza e sui modi di prepararla non sempre salubri (anzi).

PAMPUGLIA - «Come mai nessuno si scandalizza che c’è chi per rendere la pizza morbida usa la “pampuglia”? Come mai nessuno si pone il problema che l’oliera va pulita altrimenti qualsiasi olio diventa rancido? Come mai nessuno indica che con una pala forata si eviterebbe di portare la farina nel forno che si carbonizza? Su qualche giornale si è parlato di dati falsati, noi abbiamo dato i risultati sia della crosta che quelli fatti sull’intera pizza “frullata”. Siamo pronti al confronto. A Napoli si preferisce sempre gridare al complotto piuttosto che trovare soluzioni».  

Guarda il video e l’intera replica di Iovine su Reportime.

CUOMO (Pd) : APPROSSIMAZIONI- «Sono rimasto davvero amareggiato dai servizi trasmessi da Report circa la ‘Pizza napoletana’. Ancora una volta, con un’approssimazione indegna di un servizio pubblico, si è tentato di aggredire l’economia e la tradizione enogastronomica della Campania e di Napoli in particolare», dice il senatore del Pd, Vincenzo Cuomo, membro della Commissione Vigilanza RAI. «Sono intervenuto oggi in Commissione di Vigilanza Rai all’apertura dei lavori - prosegue Cuomo - nella consapevolezza che la terza città d’Italia ed un importante Regione quale la Campania meritino un’attenzione meno faziosa di quanto lo siano stati alcuni servizi giornalistici di approfondimento mandati in onda domenica sera durante la puntata di ‘Report».

«Ho chiesto - continua Cuomo - che la Commissione di Vigilanza Rai affronti, quanto prima, questo delicato tema, tenuto anche conto che le indagini dei laboratori dell’Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno hanno inequivocabilmente attestato quanto siano state artificiose ed errate le notizie offerte dal servizio pubblico televisivo. Ma purtroppo i danni che determinate notizie, totalmente prive di fondamento, possono arrecare all’economia del territorio, a tanti lavoratori e alla cultura gastronomica napoletana e campana sono enormi. Rimango per questo sconcertato da come una trasmissione del cosiddetto servizio pubblico possa affrontare temi cosi’ delicati in maniera del tutto superficiale, diffondendo falsità inaccettabili».

08 ottobre 2014

La domotica per tutti, con l’open source di Arduino si può

La Stampa
barbara d’amico

La startup italiana Authometion ha presentato un sistema di illuminazione intelligente flessibile ed economico: “abbattiamo i costi grazie ai software liberi”

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«La domotica è il nuovo terreno di conquista delle tecnologie open source». Potrebbe essere riassunta così la filosofia che ha spinto la start-up italiana Authometion a lanciarsi nel settore dei dispositivi intelligenti per la casa, producendo una lampadina led che può essere attivata, cambiare colore e grado di illuminazione tramite un’app.
Fin qui il prodotto si confonde tra migliaia di elementi d’arredo ed elettrodomestici smart, adattabili al gusto e alle esigenze di chi ama l’idea di una casa integrata con il proprio tablet o pc. Ma la lampadina in questione funziona grazie a una scheda Arduino, il sistema di programmazione hardware e software aperto, cioè libero da brevetti, che chiunque può utilizzare gratuitamente e adattare alle proprie esigenze. 

Secondo Pietro Moscetta, uno dei tre fondatori di Authometion – che ha presentato la lampadina IoTuino ala Maker Faire di Roma - la scelta di realizzare il controller del sistema di illuminazione con Arduino ha permesso di abbattere i costi di realizzazione del prototipo. Senza contare il fatto che l’adattabilità della scheda open source offrirebbe un prodotto a un prezzo più contenuto – entro i 23 euro – rispetto a un sistema di illuminazione controllato da programmi coperti da brevetto o licenza. 

La domotica è da tempo terreno di conquista per molte startup e aziende, a partire dalle blasonate Microsoft, Google, Samsung e Apple che proprio a giugno ha lanciato il suo Home Kit, un pacchetto chiavi in mano per gestire dispositivi casalinghi da remoto. Ma se il mercato dei sistemi per il controllo di frigoriferi, riscaldamenti e tv sembra essere già affollato, quello dei dispositivi open source integrabili con le mura di casa potrebbe avere ancora angoli inesplorati. 

Una delle possibili applicazioni, infatti, riguarda il campo dello Universal Design, il design per tutti, concepito per rendere vivibili e funzionali oggetti e ambienti anche per persone anziane o con disabilità. Collegando una lampadina come IoTuino al proprio indirizzo email, ad esempio, è possibile far lampeggiare il sistema di illuminazione quando arriva un messaggio importante, abbattendo i costi di un normale sistema di allerta.

Secondo Authometion, infatti, è ancora troppo costoso concepire interi edifici in cui i sistemi di allarme, le porte, i riscaldamenti e gli elettrodomestici siano in grado di dialogare tra loro e con il padrone di casa. Colpa di sistemi complessi – un controller integrato per tapparelle, luci e riscaldamento può costare tra i 4 i 5 mila euro – che funzionano al meglio se installati in fase di costruzione o ristrutturazione edilizia.

Per Moscetta, invece, il futuro della domotica sta nel rendere più semplice la trasformazione di una normale abitazione in una casa intelligente. Partendo dall’applicazione di tecnologie open source, wearable e scalabili, le stesse fornite da Arduino. Nel caso delle lampadine led, ad esempio, chi le utilizza può smontare il sistema di illuminazione e ricrearlo anche in una nuova abitazione in caso di trasloco, a costo zero. Un’intuizione, quella della domotica, su cui anche Microsoft e Intel stanno puntando molto.

Non a caso quest’ultima ha presentato, sempre alla Maker Faire, la seconda generazione di strumenti dedicati agli sviluppatori del mondo open source.

Ritrovato il porto da cui salpò Colombo

Il Messaggero
di Emanuela Fontana

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Da qui salparono le tre caravelle, sono convinti gli archeologi dell'Università di Huelva. La spedizione più importante della storia, alla scoperta del Nuovo Mondo, partì proprio dal porto spagnolo di Palos de la Frontera: un'antica sede di scambi commerciali via mare che ora si può ricostruire nel suo perimetro grazie a una serie di scoperte, annunciate dall'equipe guidata dal professor Juan Campos. Da questo esatto punto, sostiene Campos, salpò Colombo.
Gli scavi sono durati due mesi, con l'autorizzazione del Comune di Palos. I resti di una drogheria, di una taverna e di una serie di forni per la cottura degli alimenti sono gli indizi che lì si trovava il vecchio porto, da cui, il 12 ottobre del 1492, partì Cristoforo Colombo verso le Americhe.

L'annuncio è stato fatto ieri, a sei giorni dall'anniversario del 12 ottobre, presenti anche il sindaco di Palos de la Frontera, Carmelo Romero, e il rettore dell'Università di Huelva, Francisco Munoz. I lavori hanno portato alla luce sette forni, di cui due in ceramica, «in perfetto stato di conservazione», ha spiegato Campos, e altri costruiti in mattoni, di un periodo identificabile tra la seconda metà del XV e la prima metà del XVI secolo. E' stato anche individuato quello che sarebbe stato il luogo centrale del porto, dove ci sarebbero stati una drogheria, una taverna e un deposito di mattoni per le costruzioni. Proprio da qui, è certo Campos, sarebbe partito Colombo con le sue caravelle.

Quello di Palos era un porto naturale che rivestì una grande importanza come luogo di esportazione e importazione alla fine del XV secolo. Sarà ora necessario circa un anno di tempo per studiare e catalogare i resti trovati. Il professor Campos è pronto a creare «una fedele ricostruzione virtuale» del porto da cui Colombo raggiunse il nuovo continente. Il sindaco annuncia una serie di investimenti per concludere gli scavi e per rendere Palos de la Frontera un importante sito turistico: «Siamo di fronte a una notizia di speciale interesse storico e scientifico - ha commentato Romero - che trascende gli aspetti locali, per questo è necessario un impegno da parte di tutte le amministrazioni».

Martedì 7 Ottobre 2014, 17:04:00