venerdì 10 ottobre 2014

Colosso Usa da 7 miliardi di dollari minaccia causa alla start up italiana Stonex

Giovanni Corato - Ven, 10/10/2014 - 16:53

La Trimble Navigation accusa Stonex di plagio sul design del ricevitore GNSS R10. Il ceo italiano: "Modalità di attacco poco chiare"


.it
Sembra un po' la storia di Davide e Golia: il colosso Usa Trimble Navigation, leader nella produzione di sistemi Gps, contro la start up italiana Stonex. Il contenzioso riguarda un ricevitore GNSS, presentato all'Intergeo 2014 di Berlino (il più grande evento al mondo sulla comunicazione per la geo-informazione e la gestione del territorio) dall'azienda brianzola attiva nel settore dell’alta tecnologia sui sistemi di posizionamento Gps e ancora in fase di start up.

Trimble Navigation ha infatti minacciato una causa per la violazione dei diritti di proprietà intellettuale relativamente al Trimble R10, presentato due anni fa dall’azienda americana durante la stessa manifestazione, e di cui il nuovo Stonex S10 rappresenterebbe una riproduzione identica nel design.

L’azienda italiana, che si è messa a completa disposizione della autorità tedesche, non si è lasciata intimorire ed è pronta a presentare tutte le perizie tecniche necessarie. La posizione di Stonex è apparsa subito chiara: già dalla prima analisi non vi sarebbe alcuna evidenza del presunto plagio.

"Abbiamo sottoposto le accuse di Trimble Navigation al nostro ufficio legale”, commenta il ceo di Stonex Davide Erba, "Dalla nostra perizia è risultato che il gps Stonex S10 si contraddistingue chiaramente in molti punti dal Trimble R10. Inoltre, nel campo dei ricevitori GNSS, la progettazione dei prodotti segue e replica caratteristiche di base comuni, necessarie per motivi tecnici, come ad esempio la presenza di un'interfaccia utente che per essere adatta deve necessariamente essere concepita fisicamente con modalità che non lasciano spazio ad una grande evoluzione nel design.
Per questo motivo, le caratteristiche peculiari del design registrato da Trimble non sono del tutto definite, pertanto non possono essere specificati i tratti che conferiscono con certezza il marchio di fabbrica inequivocabile’dell’azienda americana".

Da parte della start up italiana emerge lo stupore per la discesa in campo legale di un colosso così importante contro una giovane società: "Non è  comprensibile la modalità con cui un gruppo di 7 miliardi di dollari stia cercando di attaccare Stonex", continua Erba, "Pur essendo il prodotto stato annunciato già da diversi giorni, mi sono visto recapitare nella mia email personale, e non alle email dei nostri uffici, una minaccia di causa legale al momento stesso del mio ingresso in fiera a Berlino, chiedendo alla mia azienda di ritirare immediatamente il prodotto di punta”.

A detta di molti distributori quello della Trimble Navigation sarebbe solo un espediente volto ad arginare l’offerta commerciale in Europa, attività in forte sviluppo per la società italiana che ultimamente ha visto lievitare la propria posizione di mercato. Del resto è singolare attribuire ad una società italiana avanzata come Stonex, il fatto di aver copiato un design americano: in tutto il mondo è risaputo che proprio in Italia c’è la massima capacità e facilità nell’ideare forme di design uniche.

Stupidario di Sabina Guzzanti

di Domenico Marcella

Tutte le gaffes di una satirica disperata. Ora difende Riina e Bagarella (ma il suo La Trattativa è un flop). Prima derise il cancro di Oriana Fallaci, attaccò la Carfagna e la Gelmini. La crisi da superiorità morale della sorella minore, anche come bravura, di Corrado.
 
.it
I vicini di casa la incontrano sulle scale con espressione apparentemente ringhiante, a prescindere dal saluto o dall’indifferenza.

Dicono che al ristorantino macrobiotico – sotto il condominio affollato da artisti alternativi nel quale vive – capita di incontrarla sola e con lo sguardo perso in qualche nuova ispirazione che preme per assumere le sembianze di un tweet.

sabinaguzzantiTwitter

Sabina Guzzanti è stata negli anni Novanta la donna-manifesto di una satira pungente e politicamente scorretta: dall’ammiccante sensualità di Moana Pozzi al goffo divismo di Valeria Marini, dai manifesti parlanti con quintali di cerone arcoriano in faccia alla spocchia melodrammatica delle Botteghe Oscure. Bucava lo schermo, appassionava i televisionari; era – dopo il fratello – il punto di forza di quasi tutti i contenitori dandiniani. L’irriverente astro nascente della comicità impegnata, nemica del malaffare politico, lontana dalle cinepanettonate vanziniane e dai suoi protagonisti, ha ostentato da subito la sua superiorità morale.


Così – protagonista anche di un Sanremo, al quale ha partecipato mischiata a un’orda un po’ radical-chic di personaggi iconici – ha continuato a far sul serio. Libri, apparizioni su palcoscenici teatrali, film dalla tiepida acclamazione, e televisione: la sua croce e la sua delizia che le ha riservato anche un’affrettata sospensione decisa dai vertici di Viale Mazzini (nel bel mezzo del cammin della messa in onda della primissima puntata di un suo programma), e una fuga verso l’accogliente La7 contraddistinta da uno share dalle scarne percentuali.

L’imperativo categorico della sua missione in terra sembra essere l’impegno civile: scalda l’ugola, si rimbocca le maniche e scende nella piazza principale del suo quartiere per difendere un cinema dalle grinfie mefistofeliche di chi ambiva a trasformarlo in sala da gioco d’azzardo. Litiga a tal proposito con Capezzone che la definisce «occupante abusiva, violenta e prepotente», divenendo signora protettrice degli stabili oKKupati. Sabina – instancabile samurai in una serie di lotte verbali senza esclusione di colpi – liberalizza all’indomani del ferimento in piazza Duomo, un pensierino dolce per il suo bersaglio preferito: «Mi ha fatto moltissima pena vedere Berlusconi insanguinato. Ho provato anche stima per la fierezza e ho visto anche un politico, credo per la prima volta».

Sabina sembrava distante dall’irriverente Sabina che imbastì il coretto da caserma contro l’allora ministro Carfagna, per il quale è stata condannata a pagare 40mila euro di danno morale. Sabina sembrava distante anche dall’insolente Sabina che denigrò Oriana Fallaci. La replica della scrittrice fiorentina fu puntuale e spietata: «Un’imitatrice senza intelligenza e senza civiltà; un’oca crudele che mi impersona con l’elmetto in testa e deride la mia malattia». Sabina Guzzanti si dichiara buddista da oltre vent’anni, ma rimbecca e discute, con tutti.

l43-corrado-guzzanti-111205190233_big
Corrado Guzzanti

Negli ultimi giorni, apparentemente satura di satira, replicando stizzita con veri o presunti abbandoni di studi televisivi mattutini, ha dimostrato di non gradire i catenacci della stampa che preannunciavano mancato decollo della sua pellicola La Trattativa. Basta un tweet che in molti considerano bieca provocazione, nel quale esprime solidarietà ai boss mafiosi Riina e Bagarella, a farla diventare protagonista di titoloni cubitali, trafiletti appassionati, dichiarazioni politiche, arroventate e gongolanti discussioni sui social. Sabina, replicando e rincarando la dose, non perde occasione per invitar le masse a chiudersi in una sala cinematografica, davanti alla sua pellicola, per comprendere il senso dei suoi 140 caratteri. Una strategica mossa promozionale sferrata al fine di risollevare la pellicola dall’indifferenza nella quale ristagna? Sono in molti a pensarlo. Il genio della famiglia Guzzanti, però, resta Corrado.

10/10/2014

Kyenge su twitter: "Vado in Germania 28 mesi"

Libero

.it
L'annuncio arriva via twitter. "Andrò in #Germania per 28 mesi", scrive l'ex ministro dell'Integrazione Cécile Kyenge. Non aggiunge altro. Non una parola in più sui motivi di quest'emigrazione a tempo determinato. Ma il suo scarno tweet è sufficiente a scatenare la reazione del web. The joker scrive: "Va e non tornare", e Giuseppe Martorana si spinge oltre: "Speriamo che la facciano ministro di quella nazione" , e chi lapidario come Garmin 1939 scrive. "Stai lì per sempre".

La decisione - Come scrivevamo sopra, non si conoscono i motivi di questa trasferta tedesca di oltre due anni. Politicamente la sua decisione potrebbe essere letta come una reazione alla crescita continua della Lega nei sondaggi (l'ex ministro aveva detto che servirebbe una legge per metterla al bando). Ma sono solo speculazioni perché il vero motivo è per ora sconosciuto . .  Certo è che l'Italia aveva accolto molto bene la Kyenge, primo ministro di colore di un nostro governo. Adesso lei annuncia che andrà nel Paese della Merkel. Attenta - achtung - Angela...



Papà Kyenge fa la contro-macumba a Calderoli: "Lui e Cecile ora sono fratelli"

Libero
02 settembre 2014

Probabilmente una condanna per istigazione all'odio razziale non gliela toglierà nessuno. Ma, almeno, Roberto Calderoli potrà guardare con più fiducia a un roseo futuro. Papà Kyenge, che in Katanga è capovillaggio, ha infatti eseguito la contro-macumba che l'esponente leghista aveva sollecitato nei giorni scorsi. Per l'esponente leghista ed ex ministro, scherzi a parte, quella che si va concludendo è stata una estate a dir poco difficile. "Non sono mai stato superstizioso ma dopo la macumba che mi ha fatto il papà della Kyenge (dopo che Calderoli aveva dato alla figlia dell'orango") mi è capitato di tutto e di più" aveva detto, ricordando i guai degli ultimi mesi: "Sei volte in sala operatoria, due in rianimazione, una in terapia intensiva, è morta mia mamma e nell'ultimo incidente mi sono rotto due vertebre e due dita".

Pochi giorni fa l'ultimo episodio inquietante: il rinvenimento di un serpente di due metri trovato in cucina, poi prontamente ucciso. Da qui la richiesta a papà Kyenge e la contro-macumba che dovrebbe mettere fine alla storia al confine tra politica e magia nera che ha caratterizzato questa estate. Come documentato dal settimanale "Oggi", Clement Kikoko Kyenge ha effettuato la cerimonia auspicata dall'esponente leghista per invocare quegli stessi spiriti che lo minacciano affinchè lo proteggano. Una vicenda tra la farsa e il paranormale che aveva provocato l'irritazione della stessa Kyenge. ''Ora Calderoli e Cecile sono fratelli spirituali'' ha detto papà Kyenge. "Se Calderoli vuole venire qui accoglieremo anche lui a braccia aperte, come un fratello. L'importante è parlarsi. Attraverso il dialogo i problemi si svuotano".



La Kyenge in partenza per Berlino? No, è soltanto un gioco anti-cancro

Angelo Scarano - Ven, 10/10/2014 - 19:33

L'ex ministro scrive su twitter di un suo prossimo soggiorno all'estero, ma si tratta di un messaggio per la prevenzione


.it "Andrò in #Germania per 28 mesi". Ha scritto su twitter l'ex ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge. A sette mesi dall'addio della poltrona al governo, è pronto per un lungo soggiorno all'estero? Non esattamente. Il messaggio sul social network, per quanto criptico, è in realtà soltanto un'adesione dell'ex ministro a uno dei numerosi giochi, piuttosto diffusi, pensati per promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi legati al tumore al seno.  

Il trucco è semplice: si prende la propria data di nascita, si tiene il giorno e si abbina al mese una città o uno Stato predeterminati. L'unione dei due dati dà poi l'ipotetica meta di un viaggio e la sua durata.


.it Nel caso della Kyenge, la data da prendere in considerazione, appunto quella del suo compleanno, è il 28 agosto. E ad agosto, nel gioco pro-prevenzione, corrisponde la Germania, così come aprile sarebbe la Repubblica Dominicana o settembre la città di New York. Ecco dunque perché un viaggio - fittizio, a questo punto è chiaro - verso Berlino e perché una permanenza così lunga.

Nessun soggiorno sotto il tetto della Merkel dunque, anche sui social c'è chi si è fatto trarre in inganno e ne ha approfittato per un commento inacidito. Il tenore dei commenti? "Va e non tornare".

Google pronta a lanciare un telefono con lo schermo grande come l’iPhone 6 Plus

La Stampa

Shamu, uno smartphone con lo schermo da 5,9 pollici

.it
Anche il colosso Google è pronto a lanciare un cellulare con lo schermo più grande, inseguendo il successo dell’i-Phone 6 Plus di Apple. Stando a quanto anticipa il Wall Street Journal, il colosso di Mountain View potrebbe presentare questo mese il suo Shamu, uno smartphone con lo schermo da 5,9 pollici, contro i 5,5 pollici del nuovo nato di Apple. Lo smartphone dovrebbe essere venduto sotto il brand di Nexus. 

Shamu, il nome si rifà all’orca killer che ha vissuto per anni al SeaWorld di San Diego, avrà un display ad alta risoluzione e dovrebbe essere prodotto da Motorola Mobility, il gruppo di Google venduto per 2,91 miliardi al produttore di pc cinese Lenovo. Sul lancio di Shamu il portavoce di Google ha al momento declinato ogni commento. 

Il lancio dello smartphone gigante sarà seguito anche da una nuova versione del sistema operativo mobile Android. Il mercato dei phablet secondo diversi analisti vivrà una impennata nei prossimi mesi. Mentre all’inizio della loro storia la maggior parte dei consumatori li snobbava sostenendo che fossero prodotti per clienti anziani, adesso stanno diventando tra gli oggetti più desiderati: mini computer in grado di navigare in Internet, guardare video in modo piu’ semplice rispetto ai normali smartphone. 

Nel 2011 il mercato dei phablet era pari all’1% di quello degli smartphone. Quest’anno occupa il 24% facendo riferimento ai dati di Strategy Analytics. Cosa che ha portato Apple ha produrre iPhone 6 Plus. E adesso a spingere Google a dare una risposta nel tentativo di fermare l’avanzata di Cupertino. A suo favore ci potrebbe essere il prezzo che secondo le fonti sarà molto più contenuto dei 749 dollari dell’entry level di iPhone 6 Plus. Una carta in più per conquistare utenti nei mercati emergenti e in Asia. 

Nozze gay, anche Milano inizia le trascrizioni. L’Anci chiede un incontro con Renzi e Alfano

La Stampa

Continua il dibattito dopo il richiamo del ministro. Pisapia: «Atto che rispetto la legge». Fassino: «Materia troppo delicata per essere lasciata al caso per caso»

.it
Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, rompe gli indugi sulle trascrizioni dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero, al centro di una polemica tra sindaci e ministro dell’interno, Angelino Alfano. Oggi, infatti, Pisapia ha firmato le prime sette trascrizioni milanesi. «Oggi pomeriggio ho firmato personalmente, in qualità di ufficiale di Stato Civile, la trascrizione di sette matrimoni tra persone dello stesso sesso che si sono celebrati all’estero - annuncia il sindaco sulla sua pagina Facebook -. Si tratta di un atto nel pieno rispetto della legge che prevede questo obbligo quando si tratta di matrimoni celebrati legittimamente secondo le norme dei Paese in cui si sono svolti».

Per Pisapia, «è un ulteriore passo avanti di Milano come `Città dei Diritti´ dopo il registro delle unioni civili, l’estensione alle coppie di fatto delle misure per il sostegno al reddito, il testamento biologico, lo sportello per la consulenza per la fecondazione eterologa e tante altre iniziative sui diritti sociali e civili che abbiamo promosso in questi anni». Quindi conclude: «Spero che quanto stanno facendo in questi giorni molti sindaci serva anche a sollecitare il Parlamento a varare una legge nazionale che possa superare ogni forma di discriminazione».

Intanto il sindaco di Torino Piero Fassino veste i panni di mediatore e chiede un incontro «urgente» al premier Renzi e ad Alfano dopo le polemiche seguite all’altolà alle nozze gay del ministro dell’Interno Angelino Alfano, con tanto di annunci di “disobbedienza” da parte di quei sindaci che hanno già provveduto alla trascrizione dei matrimoni contratti all’estero. «La materia - ha detto Fassino - è troppo delicata per essere lasciata al caso per caso». «Non si può accettare di affidare tale materia a ordinanze prefettizie su competenze che la legge riconosce in capo agli enti locali», ha sottolineato il presidente dell’Associazione dei Comuni italiani. 

Dopo le polemiche seguite all’annuncio di una circolare ministeriale ai prefetti per la cancellazione delle nozze gay, il ministro Alfano aveva parlato di «violenza inaudita» nei suoi confronti, «pur avendo solo esercitato la legge». Anche il Partito democratico era all’attacco di Alfano, con il sottosegretario Ivan Scalfarotto che parla di «uscita improvvida» e dice che la delega alle Pari opportunità ce l’ha Renzi e «prima di affrontare i temi a gamba tesa si dovrebbe ascoltare il presidente del Consiglio». 

Gibilterra deporta trenta macachi in Scozia: sono troppo pestiferi e causano danni

La Stampa

Le scimmie appartengono all’unica colonia allo stato brado in Europa

.it
Gibilterra si avvia a deportare le scimmie più moleste. Il piccolo possedimento britannico in terra iberica, nel sud della Spagna, ha così deciso di regalare a uno zoo scozzese i 30 macachi più molesti che popolano il promontorio e la rocca, una comunità di oltre 200 animali (l’unica colonia di scimmie allo stato brado in Europa) che sta causando sempre più problemi agli abitanti della città, fra furti di cibo e di oggetti, assalti ai turisti, rovesciamenti di bidoni della spazzatura e persino morsi agli ignari viaggiatori, spesso britannici, che ogni anno visitano in massa il possedimento. 

Ora così il governatorato locale ha fatto una selezione, decidendo di spedire le scimmie più «criminali» (che sono già state intrappolate e dotate di un collare Gps) su un cargo che partirà martedì 14 ottobre dall’aeroporto di Gibilterra diretto verso la Scozia. Il destino finale dei macachi sarà il Blair Drummond Safari Park vicino a Stirling, non lontano da Edimburgo e Glasgow, dove gli operatori hanno già fatto sapere di aver preparato un’accoglienza «coi fiocchi»: un grande recinto con pietre e alberi, ruote di automobile e altri «giochi» per le scimmie più dispettose di Gibilterra.

I macachi del promontorio britannico, le uniche scimmie semi-selvagge d’Europa, sono della specie Macaca sylvanus, il nome popolare è «scimmia catarrina». La comunità è antichissima, chiaramente introdotta dai britannici nei secoli passati, con la credenza che il Regno Unito manterrebbe Gibilterra fino a quando le scimmie saranno presenti. Nel 1942, Winston Churchill, quando il mondo aveva ben altri problemi fra guerra e nazismo, Hitler e bombardamenti (la Battaglia d’Inghilterra era già avvenuta fra l’estate e l’autunno del 1940), ordinò il ripopolamento della comunità dei primati con esemplari provenienti da Marocco e Algeria. 

twitter@fulviocerutti

Quando il “popolo degli elefanti” voleva la pietra sacra dell’Islam

La Stampa
maurizio molinari

Un gruppo di archeologi sauditi conferma quella che sembrava una leggenda: il tentativo del “Popolo degli Elefanti” di catturare La Mecca e impossessarsi della Kaaba per stroncare sul nascere la genesi della fede musulmana.

.it
Il Corano ne parla in un breve capitolo ed ora un gruppo di archeologi sauditi ha appurato che si tratta di una storia realmente avvenuta. Si tratta del tentativo del “Popolo degli Elefanti” di catturare La Mecca e impossessarsi della Kaaba, la pietra sacra dell’Islam, per stroncare sul nascere la genesi della fede musulmana. Secondo il testo del Corano a guidare l’armata “degli elefanti” fu Abraha al-Ashram, allora governatore dello Yemen, e venne fermato solo da Allah, che gli mandò contro stormi di uccelli che gli gettarono contro un diluvio di piccole pietre infuocate. 

Per Ibn Kathir, saggio dell’Islam vissuto nel XIV secolo, “Abraha Al-Ashram fu costretto a fuggire mentre la sua carne era flagellata dai piccoli sassi roventi piovuti dal cielo” e sarebbe poi morto sulla strada del ritorno in Yemen. A dimostrare che qualcosa si simile avvenne veramente è ora un team di ricercatori guidato da Mohammed Al-Amry, capo del Dipartimento di Geologia dell’Università “King Saud”, riuscito a rintracciare il percorso che fece “l’esercito di elefanti” nelle regioni di Tathlith e Baha.

“L’esercito proveniente dallo Yemen superò le montagne Arabiche e alcuni degli uomini che lo componevano lasciarono delle iscrizioni nella lingua Humairiya sulle rocce incontrate nel cammino” afferma Al-Amry, confermando che il ritrovamento di questo “prove storiche” consente anche di appurare che “portarono degli elefanti con loro”. 

Ma il geologo saudita evita di addentrarsi nel significato teologico di quell’operazione militare di Abraha. Per alcune fonti islamiche infatti Abraha era un cristiano che voleva costruire a Sanaa una chiesa simile alla Kaaba de La Mecca al fine di convincere gli arabi a recarsi in pellegrinaggio in Yemen, per avvantaggiarsene a fini economici, e sarebbe stato finanziato dal sovrano dell’Etiopia intenzionato anch’egli a stroncare sul nascere l’Islam.

Gli orrori della chirurgia estetica raccontati dalla modella Jodie Marsh

Libero

.it
Jodie Marsh, modella, bodybuilder e conduttrice tv britannica, è una vera e propria celebrità nel suo paese. Il suo fisico perfetto è dovuto a un durissimo allenamento in palestra, ma anche alla chirurgia estetica che le ha donato un seno prosperoso e molto sexy. Sostenitrice dei ritocchi chirurgici, nel suo programma televisivo mette, però, in guardia sui possibili rischi.

Il programma - Tante le storie, soprattutto di transgender, che Jodie racconterà nel suo programma che inizierà il 14 ottobre sul canale TLC; come la vicenda di Walt, uomo che ha deciso di cambiare sesso ma ora se ne è pentito e dice di voler indietro il proprio pene. Oppure come Rahjee, diventata donna dopo un'operazione, ma pentita di aver esagerato nel voler raggiungere la massima bellezza possibile. Dopo il cambio di sesso, infatti, Rahjee si è voluta regalare anche un seno esageratamente grande ed una serie di operazioni al viso. Purtroppo, i chirurghi si sono spinti oltre i limiti accettabili, iniettandole del cemento e deturpandola. "Con il mio show non voglio solo allertare sui pericoli della chirurgia estetica, ma voglio anche che si conoscano le storie di chi si è pentito. Non è giusto giudicare queste persone senza sapere il dolore interiore che provano", ha spiegato la modella hot.









Poste italiane, truffati 45 mila clienti dai cyber-criminali

Libero

.it
Migliaia di clienti di Poste italiane, negli ultimi mesi, sono stati vittime di cyber truffatori attraverso il phishing. In sostanza i criminali mandavano ai correntisti delle mail che risultavano provenire dalle Poste con il link ad un sito web fasullo dove dovevano inserire login e password. In questo modo riuscivano a impadronirsi dei dati bancari.
Lo ha comunicato la società di sicurezza informatica Kaspersky, secondo cui tra luglio e settembre il numero dei rilevamenti ha superato i 45mila.

Per tentare di accedere ai conti online delle vittime, i malintenzionati hanno fatto ricorso a trucchi tradizionali. Ad esempio, spiega Kaspersky in un post, sono stati recapitati messaggi di posta mascherati sotto forma di notifiche ufficiali riguardanti l'avvenuto blocco o la disattivazione temporanea dell'account dell'utente, account riattivabile tramite l'inserimento di utenza e password.
Per proteggersi da questi attacchi, gli esperti raccomandano di non cliccare sui link sospetti presenti nei messaggi di posta ricevuti e di non inserire i propri dati sulle pagine web verso le quali conducono tali link.



Falsa mail del fisco: così i truffatori sfruttano il caos tasse

Libero
13 settembre 2014



.it


complicano più la vita dei soli contribuenti, ma di chiunque abbia un pc e utilizzi la posta elettronica. Nelle caselle mail di tanti italiani, infatti, continua ad arrivare un messaggio con oggetto «le linee guida» e all’interno il logo dell’Agenzia delle Entrate, che contiene in allegato un virus in grado di rubare tutti i dati sensibili degli utenti. Ovviamente, questa è solo l’ultima delle tante truffe che girano sul web, tant’è che l’ente guidato da Rossella Orlandi si è da subito adoperato per evitare che gli internauti cadano nella trappola del cosiddetto "phishing".

Questa vicenda, che per certi versi può anche far sorridere, è però sintomatica di un qualcosa di più profondo. E cioè del clima di terrore in cui vivono gli italiani per quello che ormai è diventato un vero e proprio inferno fiscale. In quest’ottica diventa importante chiedersi come mai dei furfanti del web abbiano scelto proprio l’Agenzia delle Entrate come protagonista e vittima della propria azione.
E mettendosi nei panni degli autori della truffa non è poi così difficile ipotizzare una risposta. Serviva loro un’idea innovativa e che allo stesso tempo andasse a toccare nel vivo quante più persone possibile. Un’istituzione magari, un’autorità in grado di incutere timore. Occorreva però anche un tema di cui le persone non ci capiscono più nulla in modo da poterle «guidare». Possiamo figurarcelo il momento in cui uno dei malviventi si è alzato dicendo «eureka, usiamo il tema delle tasse e fingiamoci l’Agenzia delle Entrate».

Han fatto bingo, non c’è che dire. Niente e nessuno racchiudeva in sé tutte le caratteristiche di cui sopra più del fisco. Inoltre, spacciarsi per esattori garantisce altri due importanti vantaggi. Il primo è che in questo Paese la questione fiscale è sempre un argomento attuale, quindi riciclabile. E l’altro è che gli italiani hanno ormai talmente tanta paura del fisco e delle sue sanzioni che potrebbero decidere di aprire comunque la mail. Della serie «non sia mai che sia vera, alla peggio c’è l’antivirus». Quel che è certo che la Polizia di Stato, alla lista delle varie truffe telematiche presente sul suo sito, dovrà aggiungere la voce «falsa mail da parte dell’Agenzia delle Entrate».



Truffato tre volte da donne conosciute online, si innamora ancora: "Lei è quella giusta"

Libero
04 settembre 2014

.it
Lui è un ragazzo di Sidney molto sensibile, che soffre di solitudine. Si chiama Ben Ivey, ed è stato truffato tre volte da tre diverse ragazze conosciute online, spendendo per loro oltre 20 mila euro. "La colpa di quanto mi accade è nella mia solitudine, per non perdere chi mi è a fianco dono tutto" - racconta Ben - "Ogni volta che è finita una storia sono stato molto male, ho sempre creduto nelle mie relazioni". La prima truffa è avvenuta con una ragazza con una ragazza conosciuta nel 2011. Tutte le volte che è stato truffato ha raccontato alla donna delle sue esperienze precedenti. Tutte le volte le ragazze che incontravano dicevano di essere diverse ma alla fine hanno sempre ferito il tenero Ben. I genitori hanno così deciso di limitare le sue spese e monitorare i conti bancari per cercare di tutelare il figlio. Ben però non riesce a comandare il suo cuore: ha conosciuto in rete un'altra ragazza ed è sicuro che sia lei il suo vero amore. Come se non avesse mai imparato dalle precedenti esperienze conclude: "Lei è quella giusta".

I giudici: «Il pm cercava notizie sui parlamentari, non le prove»

Corriere del Mezzogiorno

De Magistris disse in aula: «Non lessi gli atti che depositai al Riesame»


.it
NAPOLI - L’ex pm Luigi de Magistris ha condotto l’inchiesta Why Not «non alla ricerca della prova, ma per raccogliere elementi informativi sui parlamentari». Una schedatura finalizzata a «tracciare contatti, relazioni e movimentazioni degli onorevoli» e avvenuta con ««una violazione consapevole della legge», perché la «logica era quella di procedere senza rispettare le garanzie per le cariche parlamentari, affatto sconosciute, e di giustificare ex post le violazioni che fossero emerse per poi sanarle con una ratifica successiva rinviabile ad oltranza».

È l’accusa, durissima, firmata dal tribunale di Roma, che ieri ha depositato le motivazioni della sentenza con cui il 24 settembre ha condannato Luigi de Magistris e il suo ex consulente Gioacchino Genchi a un anno e tre mesi (pena sospesa), provvedimento che ha fatto scattare l’applicazione della legge Severino e dunque la sospensione del sindaco.

I MAGISTRATI - «L’esame dei risultati acquisiti all’esito del dibattimento — scrivono i magistrati nelle 97 pagine della motivazione (che è stata firmata da tutti i componenti del collegio della seconda sezione penale, il presidente Rosanna Ianniello e i giudici Maria Concetta Iannitti e Chiara Bocola) — depone per la responsabilità degli imputati ogni oltre ragionevole dubbio». Emblematico è il caso dell’utenza telefonica di Giancarlo Pittelli. Genchi, in una relazione inviata al pm il 12 marzo 2007 e depositata al Riesame, scrive che «Pittelli dal 2001 siede pure in Parlamento».

Quattro mesi dopo (il 9 luglio) Luigi de Magistris dispone però l’acquisizione dei suoi tabulati senza chiedere l’autorizzazione alla Camera. E, a questo proposito, i giudici definiscono «inattendibile la buona fede del pm», che avrebbe addotto «una leggerezza nell’esame della relazione» dalla quale emergeva che l’utenza era in uso a Pittelli: «La chiarezza espositiva e la completezza argomentativa della relazione non sarebbe sfuggita finanche ad un pm di prima nomina.

«NON LESSI GLI ATTI CHE DEPOSITAI AL RIESAME» - E, per superare la fragilità dell’argomento speso, de Magistris ha dovuto sostenere di non aver letto compiutamente l’elaborato consegnato al Riesame». Il riferimento è alla deposizione resa dall’ex magistrato il 9 maggio 2014: «Non la lessi nemmeno in quel momento, ci avrò dato uno sguardo e l’ho depositata al Riesame».«Abusi» analoghi si sarebbero verificati anche nel caso di Romano Prodi, Domenico Minniti, Francesco Rutelli, Sandro Gozi, Antonio Gentile e Clemente Mastella, «la cui utenza fu artatamente indicata come in corso di acquisizione sebbene al pm fosse nota la riferibilità a Mastella».

Insomma, pm e consulente sapevano a chi appartenevano i numeri di telefono per i quali chiedevano i tabulati. E, stando ai giudici, «selezionavano talune utenze d’interesse anziché altre: prova ne è che non chiedevano i tabulati per numeri dismessi dai parlamentari o riferiti a parenti». Sono 167 le utenze finite nel mirino dell’inchiesta sulle oltre 2.000 che erano nelle rubriche dei cellulari di Antonio Saladino, il principale indagato. Una «selezione dolosa e giammai casuale (l’indirizzo degli intestatari era Piazza Montecitorio, Ministero della Difesa, Ministero della Giustizia) operata da un pm che ha deliberatamente violato le guarentigie costituzionali» per un «disegno criminoso».Immediata la replica dell’ex magistrato:

«Questo non è un errore giudiziario, è molto di più. È un teorema, una sentenza ingiusta e assurda. Sono persuaso che altri giudici, che sanno leggere in modo corretto le carte, possano riformarla e porre riparo a un danno così ingiusto fatto a me come magistrato e come sindaco. Vorrei capire perché si è arrivati a una condanna, ho tutto il diritto-dovere di saperlo e avere un appello tempestivo. Sfido qualsiasi giudice e avvocato a dire che in quelle carte vi sia uno solo degli elementi costitutivi del reato di abuso d’ufficio non patrimoniale. È una pagina incredibile».

Critiche alle motivazioni della sentenza vengono espresse anche dai difensori del sindaco: «Non si comprende come si possa sostenere che Luigi de Magistris volesse arrecare danno ai parlamentari visto che acquisì involontariamente i loro numeri di telefono», dicono gli avvocati Stefano Montone e Massimo Ciardullo annunciando il ricorso in appello. E ai giudici di secondo grado ricorrerà anche la difesa di Gioacchino Genchi. Quello che in aula, il 6 dicembre 2013, ai giudici spiegò così la ripartizione dei ruoli nell’inchiesta Why Not: «Io ero il navigatore, il pm era il pilota». Una sentenza, ora, dice che sono finiti fuori strada.

09 ottobre 2014

Figli in cambio di wi-fi? C’è chi dice sì (ma per errore)

La Stampa
federico guerrini

Una “clausola Erode” che costringe a cedere il proprio primogenito per connettersi all’hotspot gratuito: l’esperimento per sensibilizzare gli utenti sull’uso delle reti sicure

.it
Cedereste a un’azienda il vostro primogenito in cambio dell’accesso gratuito a una rete wi-fi? Ovviamente, no. Tuttavia è proprio questo il patto che sei utenti , vittime inconsapevoli di un esperimento della società di sicurezza informatica F-Secure, hanno accettato di sottoscrivere senza accorgersene. I tecnici finlandesi (F-Secure ha sede a Helsinki), con l’aiuto degli hacker etici del gruppo tedesco SySS , hanno installato un hotspot ad accesso libero prima nella zona di Canary Wharf e poi vicino a Westminster. 

Nell’arco di una mezz’ora, 250 persone si erano collegate al wi-fi gratuito, la maggior parte probabilmente in maniera automatica, a causa delle regolazioni dello smartphone, impostato per connettersi alla prima rete libera individuata. Ma nascosta nei termini di utilizzo del servizio, quelli che la maggior parte delle persone di solito accettano senza leggere, c’era un’insolito vincolo, battezzato dai ricercatori col nome di “clausola Erode”. 

«Usando il servizio – recitava il codicillo – acconsenti a cedere il primo nato a F-Secure, come e quando la società lo richieda. Nel caso che non venga partorito alcun figlio, verrà preso al suo posto il tuo animale domestico preferito. I termini di questo accordo sono vincolanti per l’eternità». Per fortuna si trattava solo di un esperimento, patrocinato dall’Europol (l’agenzia europea per la lotta al crimine), per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi legati all’utilizzo di connessioni non protette. Il codicillo incriminato è stato rimosso dopo i primi sei accessi, ma l’esperimento è andato avanti, portando ad altri interessanti risultati.

Clausola Erode a parte, che ci sia necessità di maggiore informazione sul tema è confermato anche da altri aspetti della ricerca : essendo la maggior parte dei dati inviati da chi era collegato alla rete in chiaro, ad esempio, il team di F-Secure poteva accedere senza difficoltà ai testi delle email, alla cronologia di navigazione e degli hot spot a cui si era collegato un telefonino in precedenza, e perfino ai nomi utente e password. Tutti dati che possono fare gola a dei malintenzionati, che non dovrebbero far altro che puntare sulla voglia di risparmiare per far scattare la trappola. 

Occorre quindi usare particolare cautela, e diffidare delle opportunità apparentemente ghiotte, ma di cui si ignora origine e reali finalità. Una parziale soluzione al problema dell’insicurezza del wi-fi (specie nelle prime versioni di questo protocollo di comunicazione), è quello di adoperare per le proprie connessioni senza fili a Internet una rete Vpn, in modo da cifrare i dati ed evitare brutte sorprese. Per quanto riguarda i sei utenti che hanno inavvertitamente accettato la clausola Erode, F-Secure, bontà sua, non ha intenzione di far valere i propri diritti (che comunque sarebbero difficili da sostenere in tribunale). È probabile, però, che d’ora in poi i genitori facciano un po’ più di attenzione. 

Filippo Facci: Luigi De Magistris da pm perdeva anche con i morti

Libero
03 ottobre 2014


.it
L’altra sera, intervistato da Giovanni Floris su La7, l’ex sindaco Luigi De Magistris ha detto che prima di avviare le sue indagini più famigerate (Why not, Poseidone, Toghe lucane) lui era un magistrato più che stimato: dopodiché è diventato «il Riina dei magistrati». Il quotidiano Libero è orgoglioso di presentarvi una rapida e rigorosa ricognizione in tutti i procedimenti architettati da De Magistris prima di allora.

Leggere per credere.

1) Luigi De Magistris fu nominato magistrato di tribunale l’8 luglio 1996 e giunse a Catanzaro quell’anno stesso. Vi rimarrà quattro anni. Il primo procedimento di cui si ha notizia riguarda una contestazione per evasione fiscale a un impresario funebre che però muore prima del rinvio a giudizio. I parenti si oppongono all’archiviazione e all’udienza preliminare riescono ottenere il proscioglimento: «Il fatto non sussiste».

2) Di seguito De Magistris ipotizza illeciti finanziamenti della Regione Calabria per otto strutture alberghiere: 54 indagati tra i quali vari assessori. C’è anche Giuseppe Nisticò, presidente della Regione, e l’avvocato dello Stato Aldo Stigliano. Quest’ultimo viene prosciolto in udienza preliminare. Per il filone “hotel Sibari”, vengono prosciolti tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste». Nisticò e famiglia sono prosciolti anche loro. Il fratello del presidente regionale viene inquisito da De Magistris anche per falso ideologico e sottrazione di beni sequestrati: prosciolto dal gup. Filone “hotel Marina di Bruni e Marina di Marchese”, finanziati dall’Unione europea: 18 imputati (compreso un comandante di polizia, un assessore all’ambiente, il capo di gabinetto regionale) vengono assolti in primo grado e anche in Appello, nel 2008.

3) Inchiesta 1471/96 sulla cosiddetta «clinica degli orrori»: ne fanno le spese 21 incensurati di una clinica privata con accuse turpi: violenza contro un centinaio di malati mentali, omicidio, favoreggiamento di latitanti, falsi certificati per esonerare dei figli di mafiosi dal militare, sequestro di persona. Clamore mediatico, La vita in diretta (Raidue) si sofferma per settimane. Tutto era fondato sulle confidenze rese a De Magistris da un ex infermiere. Tra gli arrestati un primario già medico militare pluridecorato con diverse missioni all’estero alle spalle, medico legale nella stessa Procura che l’aveva arrestato, gravemente infartuato dopo la carcerazione. De Magistris, a un anno dal primo arresto, lo incarcerò una seconda volta e tentò di coinvolgere anche Giuseppe Chiaravalloti, avvocato generale presso la Corte d’Appello e futuro presidente della Regione: ma il procedimento che lo riguarda, dopo varie intercettazioni telefoniche, finirà in nulla.

L’udienza preliminare dell’’inchiesta “clinica degli orrori” sfocia in una sentenza di non luogo a procedere per tutti: De Magistris impugna la sentenza, ma nel gennaio 1999 la Corte d’Appello conferma i proscioglimenti. La vicenda si inerpicherà in un totale di 11 processi in 10 anni, e alla fine saranno assolti tutti gli imputati tranne uno: l’infermiere che aveva fatto da confidente di De Magistris. Il cardiopatico Bonura e il trapiantato di fegato Salvatore Moschella, invece, riceveranno 50mila e 180mila euro per ingiusta detenzione. La clinica, sputtanata, sarà ceduta. La Corte d’Appello liquiderà ingenti riparazioni anche per gli altri.

4) Prima inchiesta di De Magistris sulla massoneria. Il pm ipotizza che un gruppo di “muratori” si riunisca ogni venerdì per tramare contro la regione Calabria: vengono inquisiti in 31 per violazione della Legge Anselmi e truffa e associazione per delinquere eccetera. Poi gli inquisiti restano sei. In udienza preliminare verranno tutti prosciolti perché «il fatto non sussiste».

5) Inchiesta 174/97 contro cinque assessori comunali accusati di abuso d’ufficio, tra essi la madre di un giudice di Catanzaro, dove lavora De Magistris. Vengono tutti prosciolti alla fine del 1997 perché «il fatto non sussiste» e per «assoluta inconsistenza dell’accusa». De Magistris ricorre fuori tempo massimo. Tra le accuse c’era quella di aver fatto una ri-assunzione in Comune con una delibera irregolare: ma a stabilire che era regolare c’era già una sentenza del Tar del settembre 1995. Ma De Magistris aveva proceduto lo stesso.

6) Inchiesta 609/96 sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia di Catanzaro: diciassette indagati e «tentativo di abuso d’ufficio» e «tentativo di truffa aggravata» ipotizzati per tre personaggi che implicano la complicità dei vertici della magistratura catanzarese. Si ipotizza un ruolo della massoneria. Il sequestro del palazzo in costruzione viene subito revocato dal Tribunale della libertà. Viene coinvolto il procuratore Generale Giuseppe Chiaravalloti che sarà prosciolto in udienza preliminare e anche in Appello.

Per quanto riguarda l’inchiesta sul nuovo palazzo di giustizia, quattordici indagati vengono archiviati e tre (febbraio 1998) vengono prosciolti perché il fatto non sussiste. De Magistris fa appello: respinto. Allora De Magistris trasmette alla Procura di Messina (competente su Reggio Calabria) una nota dove si ipotizzava che Chiaravalloti avesse rivelato dei segreti d’ufficio: archiviata. Dalla sentenza si evince che le indagini su Chiaravalloti erano cominciate quando era ancora avvocato generale a Catanzaro, cioè nella stessa sede giudiziaria dove operava De Magistris: una procura aveva indagato su se stessa.

7) Breve inchiesta con l’accusa di falso contro alcuni farmacisti comunali che a dire di De Magistris non avevano obliterato alcune fustelle, ossia i talloncini dei prezzi presenti sulle scatole dei medicinali: verrà fuori che i farmacisti non avevano potuto obliterare le fustelle perché proprio De Magistris, per altro procedimento, aveva sequestrato l’apparecchietto per l’obliterazione. Archiviato tutto.

8) Inchiesta Artemide che porta all’arresto per corruzione dell’assessore regionale all’Ambiente. Tre mesi di carcere, ma il processo non ci sarà per intervenuta prescrizione.

9) De Magistris nel settembre 2003 chiude le indagini sul sindaco di Catanzaro (e altri) accusato di svariati reati come falso, abuso d’ufficio e concussione. Nel gennaio 2008 tutti gli imputati (compreso il sindaco e il comandante dei vigili) vengono assolti perché «il fatto non sussiste». Dalla sentenza si apprende che De Magistris ha condotto indagini «in modo poco distaccato e obiettivo... senza procedere ai necessari approfondimenti investigativi». De Magistris ricorre in Appello, ma la sentenza viene confermata.

10) Inchiesta su irregolarità negli esami di procuratore legale: risulta evidente che, su 2301 partecipanti, 2295 avevano copiato. De Magistris però non riesce a dimostrarlo e il procedimento finisce in nulla.

11) Inchiesta su due villaggi turistici a Botricello (Catanzaro, 2003) ai danni di diciotto persone, 4 anni di sequestro, finanziamento europeo che va perduto. Nel maggio 2007 il gup proscioglie tutti i malcapitati e ne cita semmai la «condotta corretta e trasparente». Altri due sequestri (2004) riguardano i cantieri per le strutture di Davoli Marina e di Berenice: secondo il pm la concessione edilizia (n. 15 del 23/5/2003) è irregolare, ma il Tribunale della libertà revoca il sequestro per insussistenza dei presupposti e la cosa è definitiva perché De Magistris non ricorre. Rimangono i danni, ma sempre meno gravi di quelli per il sequestro di Marinagri, grande comprensorio che prevedeva un porto marino e imponenti strutture.

Il magistrato tenta di sequestrarlo una prima volta nel 2007, ma il Tribunale della libertà e la Cassazione rispondono picche. De Magistris ottiene ugualmente il sequestro ipotizzando violazioni del Piano Idrogeologico, anche se la competente l’Autorità di Bacino l’aveva ritenuto regolare. 1726 lavoratori devono fermarsi per più di un anno (senza contare i 293 acquirenti italiani ed esteri) ma De Magistris non concluderà l’inchiesta perché si candiderà alle Europee nel 2009. A Policoro, dove vivono centinaia di famiglie investite dal sequestro di Marinagri, si costituisce una “Associazione vittime di De Magistris”.

12) All’inizio del 2004 De Magistris prova a sequestrare un intero ospedale regionale, il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, ma il gip respinge la richiesta. Il pm chiede l’arresto di dieci persone per associazione per delinquere in relazione a un appalto di lavanderia: il gip concede le manette solo per tre. Il 24 febbraio De Magistris si dispone da solo il sequestro, facendolo controfirmare a un altro magistrato. Arrivano le telecamere di Ballarò (11 marzo) e al caso è dedicata quasi un’intera puntata. Poi il Tribunale della libertà revoca il sequestro ed evidenzia macroscopici errori di diritto: De Magistris non ricorre neppure. Il procedimento finirà a Roma per competenza, e nel luglio 2007, dopo aver giudicato inutilizzabili tutte le intercettazioni, è non luogo a procedere per tutti. Prosciolti. Altri due filoni sanitari finiranno con archiviazioni.

13) Inchiesta sul presidente della Regione Agazio Loiero, accusato di vari reati legati a forniture mediche all’ospedale di Catanzaro. Nel febbraio 2008 è accolta la richiesta di non luogo a procedere avanzata da un pm che ha sostituito De Magistris, che è in ferie. La sentenza non viene impugnata.

14) De Magistris manda ad arrestare cinquantasette persone con un’accusa da brivido: associazione per delinquere finalizzata all’introduzione di clandestini da avviare alla prostituzione e al traffico d’organi. Gli arresti, d’urgenza, non passano neanche dal giudice. Tra gli ammanettati una stimata professoressa catanzarese già protagonista di iniziative nel mondo del volontariato: l’accusa si tradurrà nell’aver assunto una badante clandestina per la madre morente, eventuale reato che, notò il gip, non prevedeva neppure il carcere. Manco a dirlo, le assoluzioni con formula piena furono la regola per «totale assenza di prove».

15) Nel 2004 De Magistris arresta sei persone (anche due ex deputati e un giornalista) e ne indaga trentaquattro tra prefetti, sottosegretari, assessori, consiglieri, magistrati e quant’altro. Accusa: associazione mafiosa, violenza, minaccia a corpo giudiziario. Finisce sequestrato anche un giornale che avrebbe ordito per delegittimare dei magistrati di Reggio Calabria. Il Tribunale del Riesame annulla molti arresti perché tra gli intercettati c’erano dei parlamentari. Il presidente dei gip archivia tutto e denuncia violazioni costituzionali nel comportamento di De Magistris, che intanto è stato trasferito a Napoli. Un altro filone vede l’assoluzione per tutti gli imputati. La Corte d’Appello di Catanzaro s’incaricò di versare i danni a tutti gli innocenti arrestati.

16) Inchiesta “Drug off” del 2006: 477 capi d’imputazione e 70 fermi per traffico di droga e traffico di auto rubate. Molti arrestati vengono subito liberati dal gip e dalla Cassazione. De Magistris in seguito viene trasferito a Napoli. In 18 scelgono il rito abbreviato: il gup decide per il non luogo a procedere. Un altro imputato muore. Tutti gli altri 51, otto anni dopo, sono assolti con formula piena.
In tutto questo, le inchieste Why not, Poseidone e Toghe lucane non erano ancora incominciate.

di Filippo Facci

I parenti del fermato: «Una bravata finita male, non si rendevano conto»

Corriere del Mezzogiorno

Difendono il 24enne accusato di tentato omicidio
La mamma della vittima: «No, sono vili: si gioca così?»
La giunta comunale: «E’ barbarie, massima severità»


.it
NAPOLI - «Mio figlio è un bravo ragazzo» continua a ripetere il padre del 14 enne fermato. Qualche altro parente parla addirittura di «diffamazione» del 24enne fermato per aver seviziato il ragazzo obeso. Parlano di una«bravata finita male», quella del compressore dell’autolavaggio che ha quasi ucciso il 14enne. «Hanno fatto una enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non è un tentato omicidio né altro, sono tutti bravi ragazzi che si prendevano in giro tra loro. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco».

«SONO VIGLIACCHI, NON È STATO GIOCO» - «Sono vigliacchi e senza cuore. Un gioco? Non penso che si giochi così. Se volevano farlo potevano usare un secchio d’acqua. Invece, per poco non l’hanno ucciso». Così, all’esterno del reparto di Rianimazione dell’ospedale San Paolo, a Napoli la mamma del giovane di 14 anni rimasto gravemente ferito dopo essere stato seviziato in un autolavaggio dove aveva portato il motorino. «Mio figlio non ha capito la gravità della situazione, gli ho detto che gli devono togliere l’aria dalla pancia e poi tornerà a casa».

COMUNE: BARBARIE, MASSIMA SEVERITÀ - La Giunta comunale di Napoli esprime «massima vicinanza al piccolo Vincenzo, vittima di una violenza efferata che provoca sconcerto e indignazione, ed alla sua famiglia. Attraverso l’assessorato al Welfare, l’amministrazione - si legge in una nota - sosterrà il quattordicenne ed i suoi familiari in questo momento difficile. Non possiamo che invocare da parte della giustizia la massima severità per i responsabili di questa violenza barbara».

SOCIETA’ PSICHIATRI: DELINQUENTI LUCIDI - «Sono delinquenti seriali lucidi che vanno puniti con una pena esemplare senza nessuna attenuante psichiatrica». Cosi il presidente della Società Psichiatri Italiani, Emilio Sacchetti, commenta l’episodio di violenza subito da un ragazzino di 14 anni a Napoli da parte di un gruppo di ragazzi ventiquattrenni. «Sono criminali - dice Sacchetti - qui siamo nel campo della crudeltà vera, non conosco malati di mente capaci di tale gesto. È un atto di aggressività selvaggia». «Queste persone non devono godere di nessuna attenuante, va fatta pulizia in questi casi ed applicata una pena esemplare senza trovare scusanti di natura medica».
Secondo il presidente degli psichiatri un gesto così efferato e disumano «potrebbe, forse, essere stato causato dall’uso di droghe: non mi sorprenderei se il gesto anormale ai danni del ragazzino ingenuo sia stato fatto a causa di un abuso pesante di sostanze stupefacenti. Resto dell’idea però - conclude Sacchetti- di applicare punizioni rigide per non lasciare impuniti dei serial killer lucidi che potrebbero ripetere su altri questi terribili gesti».

Napoli, i genitori del giovane arrestato: «Era uno scherzo» (09/10/2014)

  • Lite tra i familiari


  • 09 ottobre 2014




    Il tempo sprecato a non vergognarci
    di Olimpia Rescigno - Storie di Proffy

    Napolitans

    Non lo chiamate gioco finito male: è un’offesa all’intelligenza di chi ascolta. Quello che è successo a Pianura è violenza pura, grettezza e meschinità che arrivano al midollo. E va detto a chiare lettere: esiste una responsabilità del singolo che non diminuisce solo perché a commettere un crimine si è in tre. Non si fa la divisione con la responsabilità. Al massimo si fa la moltiplicazione.

    Ma poi cosa spinge i parenti a difendere sempre e comunque i propri ragazzi, anche davanti ad un fatto tanto grave? Cosa li porta a snocciolare irritanti attenuanti che dovrebbero essere rigettate anche se fossero reali? E soprattutto: che fine ha fatto la vergogna? Quella che dovremmo sentire noi tutti e che invece pare non sfiorare nemmeno i genitori di questi ragazzi?

    Siamo una società malata, che ha fallito miseramente il proprio compito educativo.
    Come docente, puoi dedicare ore e ore a spiegare che la libertà non è “faccio tutto quello che voglio”, che la democrazia non è “il mio diritto di fare quello che mi pare è sacrosanto”, che la responsabilità del singolo “è tale anche se l’azione è di gruppo”. Eppure al primo “non ti distrarre” o “non parlare col compagno mentre spiego”, negheranno l’evidenza con uno sfacciato e reiterato: “non stavo parlando solo io”, “mi ha chiamato lui”, “vedete sempre e solo me, parlano anche gli altri”.

    Non è come seviziare un ragazzino, d’accordo: ma è la medesima logica quella che porta la maggior parte dei giovani di oggi a non mettere mai in discussione se stessi e il proprio diritto (ovviamente si fa per dire) a fare quello che gli pare. Come se obbedire a delle regole (le regole della convivenza civile!) equivalesse a sottostare, piegarsi, essere umiliati. Meglio, molto meglio, piegare e umiliare gli altri!

    Da cittadina, prima ancora che da docente, mi chiedo: come diamine si fa a sradicare una sottocultura che arriva ai ragazzi direttamente dall’ambiente in cui nascono e crescono? Come si fa se i genitori sono sempre e comunque pronti a coprire, difendere, sminuire? Quando inizieremo a vergognarci seriamente?

    Ora gli spacciatori sorpresi in casa non vanno in cella

    Paola Fucilieri - Ven, 10/10/2014 - 08:59

    Chi viene beccato a vendere droga nella sua abitazione va automaticamente ai domiciliari. E tutto ricomincia

    Dal primo gennaio di quest'anno fino all'altro ieri hanno messo a segno 490 arresti, tra spacciatori e borseggiatori. Liberi da tutte le implicazioni della divisa, spesso a bordo di moto, apparentemente spregiudicati e spesso caratterizzati da un look che può andare dal grunge al trasandato puro fino all'alternativo molto estroverso, i 60 componenti delle cinque squadre di giovani poliziotti (tre delle quali si dedicano solo ed esclusivamente allo spaccio della droga in strada, tra Milano e l'hinterland) della sesta sezione «criminalità diffusa» della squadra mobile di Milano rappresentano nell'immaginario quello che in genere ci piace chiamare «sbirro».

    In realtà loro sono sicuramente quelli «sul pezzo» ogni giorno. E questo non significa che i loro colleghi lavorino di meno, no. Tuttavia questo ruolo on the road dalla 7 del mattino fino, quando capita, anche oltre le tre di notte, facendo dell'attività di repressione dei fenomeni criminali di strada il loro pane quotidiano, determina anche una sorta di «scuola» a tempo pieno su chi, come, dove e in che modo si spaccia e si rapina a Milano. E, va da sé, su come si combattono questi fenomeni di microcriminalità, quelli che più infastidiscono la gente nella vita quotidiana.

    Come lo strappo di una collanina, il colpo al supermercato o in farmacia in prossimità dell'orario di chiusura, lo scippo del Rolex. Reati per i quali intervengono spesso i «Falchi» della sesta sezione, 4 poliziotti in borghese in servizio la mattina in moto e altri 4 nel pomeriggio. «Impegnati in un'impresa difficilissima: cogliere il malvivente nella flagranza del reato, in modo che, in seguito, la pena sia più efficaci» spiega Luca Izzo, 31 anni, di origine casertana. Che ci racconta con orgoglio come i suoi ragazzi, in questi mesi, abbiano arrestato per furto aggravato oltre un centinaio di balordi perlopiù per borseggi di portafogli sui mezzi pubblici e nei negozi, ma anche per la truffa della «ruota bucata» e fatti simili.

    Gli stupefacenti, lo spaccio in strada e nelle campagne adiacenti la città (dove la droga si nasconde meglio e si fanno più affari) rappresenta però il vero, infinito problema. Tuttavia, visto il sovraffollamento delle carceri, ora ci si è messa anche la legge 117 del 2014. E chi viene sorpreso a spacciare in casa, non si fa un'ora di cella, ma viene messo automaticamente ai domiciliari. Solo per i reati ad elevata pericolosità sociale (fra cui lo stalking e i delitti di mafia e terrorismo) infatti il magistrato, che si limita ad applicare la normativa, dispone la custodia cautelare in carcere. Ed ecco che il pusher sconta la pena tra le mura di casa. Dove potrebbe, adottando gli opportuni accorgimenti, rimettersi a spacciare.

    Il dirigente della squadra mobile Alessandro Giuliano ci tiene a sottolineare che c'è spaccio e spaccio: «Quello ad alto livello, a Milano, è sempre gestito dagli albanesi. Che perlopiù vendono eroina e per strada non ci stanno mai». E per fortuna che ultimamente gli albanesi arrestati per spaccio sono in aumento. Per strada, a vendere l'ero (reciclatasi attraverso i vari modi, devastanti, in cui viene assunta: fumata e sniffata) ci stanno marocchini e italiani; tunisini, gambesi, senegalesi e centrafricani si muovono nella zona della movida e offrono cocaina (una dose da 0.5 grammi, la classica «pallina», costa 50 euro) e marijuana.

    In stazione Centrale si trovano ancora eroina e cocaina, spesso di pessima qualità. «Certo non si arricchiscono, sono mezzi disperati - spiega Izzo -. Chi fa più soldi con questo commercio e davvero vive dello spaccio, sono coloro che smerciano droga nei capannoni a ridosso delle zone periferiche di via Padova, la zona di Rogoredo e via Ripamonti e nell'hinterland, dove i controlli, sono meno pressanti».