mercoledì 22 ottobre 2014

Facebook, se l’azienda pretende la password al colloquio di lavoro

Corriere della sera
di Luca Barbieri

Una pratica che sta prendendo piede: lo fa quasi il 2% di chi seleziona il personale. Un candidato su tre accetta e i reclutatori ammettono di scartare persone «a causa di foto pubblicate sui social». All'estero va anche peggio



«Il colloquio è andato bene. Ora però mi dia la sua password di Facebook che diamo una sbirciatina al suo profilo privato». La frase - che lascerebbe di stucco chiunque di noi in qualsiasi contesto - se la sentono fare l’1,1% per cento dei ragazzi italiani che sono alla ricerca di un posto di lavoro e riescono a ottenere un colloquio. Identica, l’1,2 per cento, la quota di selezionatori del personale che ammettono candidamente che sì, la password di Facebook la chiedono. Curiosità innocente? Mica tanto visto che uno su quattro tra i recruiter ammette di aver scartato candidati «a causa di informazioni o foto pubblicate sui social». Un ricatto e un abuso che può costare l’assunzione.
La ricerca
Ivana Pais, sociologa dell’economia - Università CattolicaIvana Pais, sociologa dell’economia - Università Cattolica

Il dato emerge dalla ricerca «Il lavoro ai tempi del #SocialRecruiting» di Adecco, realizzata in collaborazione con l’università Cattolica di Milano, che in Italia ha coinvolto 7597 candidati e 269 recruiter, le persone che nelle aziende sono delegate all’assunzione del personale. Tra coloro che si sono visti richiedere la password uno su tre ha deciso di rivelarla. E ha fatto male, diciamolo subito: perché la privacy è un diritto. «La pratica di richiedere la password di un profilo altrui - avverte infatti la professoressa Ivana Pais della Cattolica, coordinatrice della ricerca presentata a Vicenza al festival «La salute delle relazioni» di Fondazione Zoé - è assolutamente illegale, oltre che deontologicamente scorretta. Ma deve far riflettere i ragazzi sull’enorme influenza che possono avere sul proprio futuro lavorativo i contenuti pubblicati sui social network».

Scheletri negli armadi al colloquio
Una bevuta tra amici a 18 anni o la privatissima festa di addio al celibato insomma possono riemergere come uno scheletro nell’armadio nel momento del fatidico colloquio. Nel resto del mondo, occorre dirlo, va pure peggio. La ricerca Adecco, che a livello internazionale ha coinvolto 1500 recruiter e 17 mila candidati, rivela infatti che all’estero la percentuale di candidati che si sono sentiti chiedere l’accesso a foto e post provati sale all’1,8% e al 6,3% quella dei recruiter che hanno richiesto la password di Facebook. Quindi, se state cercando lavoro all’estero la probabilità che vi venga richiesta la password del vostro profilo personale sale ancora.
Cosa guardano i recruiter
Ma cosa vanno poi a sbirciare su Facebook i professionisti che devono assumere? I reclutatori tendono a dare importanza innanzitutto a «commenti o dichiarazioni espressi sui social sul proprio posto di lavoro (o l’Università)», in secondo luogo a «scatti e foto in situazioni controverse, ad esempio in evidente stato di ebbrezza», e in terzo luogo a «commenti politici o sull’uso di stupefacenti». Solo una piccola percentuale invece, appena il 4 per cento, giudica negativamente scatti in atteggiamenti informali. Via libera a foto in costume da bagno quindi.

«Ma la cosa migliore è gestire al meglio le impostazioni della privacy» spiega Anna Gionfriddo, managing director business line industrial di Adecco. «Se consentiamo solo agli amici, quelli veri, di poter vedere tutto quello che pubblichiamo sul nostro profilo - scatti informali compresi - il problema dovrebbe essere risolto» chiosa la professoressa Pais. Sempre che qualcuno poi non pretenda di avere la password.

luca.barbieri@rcs.it

Sette modi con cui Facebook ci rovina la vita

Corriere della sera
di Simona Marchetti

Le situazioni più critiche durante le quali i social ci fanno prendere cattive abitudini

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Lo scenario potrà sembrare un tantino estremo, ma aggiornare il proprio status su Facebook da postazioni quantomeno insolite (ad esempio, il bagno) o mentre si è in tutt’altre faccende affaccendati (pensando al sopracitato bagno, scegliete voi un’attività a piacere) sta diventando una consuetudine talmente frequente, che molti non fanno più nemmeno caso a dove sono o a cosa in realtà stanno facendo quando premono “invio” per informare amici e parenti delle ultime novità. E quando l’universo social prende il sopravvento fino a questo punto, non resta che staccare la connessione per riprendere possesso della vita vera. Ma prima di arrivare ad una soluzione così drastica, ecco sette segnali rivelatori sul modo in cui Facebook sta rovinando la nostra esistenza: conoscerli – è la teoria del “Daily Express” - può già essere un primo passo per capire quanto grave sia la “dipendenza”.
1 – Facebook rovina i vostri programmi tv preferiti
Avete registrato la puntata finale della vostra serie del cuore per potervela guardare in santa pace, ma fate l’errore di fare login sulla vostra pagina Facebook prima di sedervi sul divano ed ecco che nell’elenco delle notizie compare anche lo status di quell’amico che non vedete mai, ma che in due righe riassume tutto quello che non avete ancora visto. E che ovviamente a quel punto vi passa la voglia di vedere.
2 – Facebook vi fa lavorare male
Scena tipo: è lunedì mattina e il vostro capo vi ha appena assegnato un compito da svolgere che richiederà secoli prima di essere portato a termine. La logica consiglierebbe d’iniziare subito, ma che male volete che faccia una visitina al vostro profilo? Detto fatto e le successive tre ore volano via fra commenti e “like” agli status altrui, mentre il vostro foglio Excell resta penosamente vuoto. Non stupitevi perciò se vi arrivasse una lettera di richiamo.
3 - Facebook fa di voi dei pessimi amici
La vostra migliore amica si è appena fidanzata (o magari sposata o ancora ha scoperto di essere incinta) e voi per tutta risposta cosa fate? Anziché scriverle – a mano! – un biglietto carino di felicitazioni o mandarle dei fiori per celebrare la lieta novella, postate un commento sulla sua bacheca. E poco importa che mettiate “mi piace” alle cinque foto che ha appena pubblicato: non si fa e basta. D’accordo che conta il pensiero, ma a volte serve pure un gesto, non social ma vero. Almeno per una volta.
4- Facebook disturba il sonno
Avete avuto una giornata piena e anche se sono appena le nove di sera, decidete di fiondarvi a letto in compagnia di una bella tazza di latte caldo. Ma ecco che, proprio mentre state per addormentarvi, vi viene in mente che non avete dato un’ultima occhiata alla vostra cerchia di amici social: vuoi mai che sia successo qualcosa di clamoroso a qualcuno di loro? Ovviamente non è così, ma nel frattempo si è fatta l’una e le vostre buone intenzioni riposanti sono andate a farsi benedire. Però in compenso ora sapete tutto sull’ultima conquista della vostra amica.
5 –Facebook vi crea ansia
Avete appena postato online la foto di un sabato sera divertente trascorso con la vostra amica del cuore: d’accordo, siete entrambe un po’ alticce e si vede da come ballate, ma il look è di quelli giusti per cuccare e non potete non fare colpo. E invece vi ritrovate con appena due “mi piace”, uno dei quali di vostra mamma, e vi prende l’ansia da prestazione social: mani e fronte sudate e la consapevolezza che non vi riprenderete mai dalla vergogna se non otterrete almeno 20 like.
6 –Facebook è diventato il vostro “sfogatoio”
Nel senso che ha sostituito il cuscino dell’era pre-Zuckerberg sul quale sfogavate la vostra frustrazione (o riversavate tutte le vostre lacrime) dopo un litigio: non a caso, ora sulla vostra bacheca tendete a postare di tutto e di più (e spesso anche a sproposito), solo per attirare quell’attenzione che pensate di meritare (e di non ricevere in dosi sufficienti).
7 –Facebook vi procura una colossale FOMO (“Fear of missing out”)
In pratica, è la paura “di essere tagliati fuori”, una forma di ansia sociale da nuovo millennio che vi spinge a fare costanti paragoni con le vite social degli altri, trovandole infinitamente più interessanti della vostra e dandovi così la sensazione di perdervi sempre il meglio delle cose.

22 ottobre 2014 | 13:54

Ecco l’orologio d’oro da 12 milioni di euro

Corriere della sera


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“The Henry Graves Supercomplication” è un orologio da tasca d’oro, fatto a mano, completato nel 1932, che Sotheby’s metterà all’asta l’11 novembre a Ginevra. Gli esperti stimano il suo valore in circa 12 milioni di euro. Il “Supercomplication” è stato costruito da Patek Philippe per il banchiere americano Henry Gravesed. È forse il più famoso orologio al mondo, definito il «Sacro Graal» degli orologi e - come dice il suo nome - il più complicato mai realizzato. Per costruirlo Philippe Patek impiegò otto anni (Reuters)

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Sul quadrante, oltre alla lettura dell’ora, sono presenti le «complicazioni» del calendario perpetuo, delle fasi lunari, del tempo siderale, della riserva di carica, delle indicazioni per l’ora del tramonto, dell’alba e del cielo notturno di New York (Reuters)


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Venduto per la prima volta all’asta nel 1999 raggiunse la cifra record di 11 milioni di dollari diventando l’orologio più costoso al mondo (Reuters)



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Apple, icluod sotto attacco in Cina: dati utenti a rischio

Il Messaggero

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l servizio iCloudd di Apple sotto attacco in Cina. Secondo quanto rivelano esperti della sicurezza - scrive il Wall Street Journal I - a rischio sarebbero dati e informazioni personali degli utenti, a cominciare da username e password. L'episodio, se confermato, è destinato ad alimentare le tensioni tra Washington e Pechino che da tempo si scambiano reciproche accuse di cyberspionaggio. Secondo l'osservatorio online GreatFire.org - sottolinea il Wsj - dietro l'attacco ci sarebbero proprio le autorità cinesi, che non hanno mai nascosto la loro ostilità verso i prodotti della casa di Cupertino visti come uno strumento attraverso cui gli americani possono a loro volta fare azione di spionaggio.

Anche perchè iPhone e iPad godono di un cerrto successo soprattutto all'interno dell'elite politica ed imprenditoriale cinese. Altri esperti, sempre citati dal giornale americano, sostengono invece come al momento non sia possibile determinare chi realmente sia dietro l'attacco al servizio di iCloud in Cina. Intanto una portavoce del ministero degli esteri di Pechino non ha nè confermato nè smentito il caso. Mentre la Apple in una nota afferma di essere a conoscenza di «attacchi organizzati a intermittenza» mirati a ottenere informazioni degli utenti cinesi di iCloud.com. Attacchi che però non hanno compromesso i server del servizio.

Mercoledì 22 Ottobre 2014, 00:48

Auto e moto d'epoca: dovranno avere 30 anni per pagare mini bollo e Rc agevolata

Il Messaggero

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Auto e moto si potranno definire “storiche” solo se hanno più di 30 anni di vita e non più 20 come è stato finora. Per tutte le altre si applicheranno le norme fiscali e assicurative generali. E' destinata a scatenare proteste la decisione del governo, contenuta nella legge di Stabilità 2015, di abrogare i commi 2 e 3 della legge 342/2000.

La norma che il governo vuole cancellare con la manovra stabilisce che auto e moto con almeno 20 anni di vita possono usufruire di un mini bollo da 25 euro in caso di circolazione su strada e di un'agevolazione sulle tariffe della Rc auto. Condizione necessaria per avere l'agevolazione sull'assicurazione era l'inscrizione dei veicoli nel registro veicoli storici dell'Automotoclub storico italiano (Asi) o della Federazione motociclistica italiana (Fmi). La scorsa settimana la commissione Finanze della Camera aveve dato invece il via libera per l'Aula alla proposta di legge che abolisce il pagamento del bollo auto per 3 anni sulle auto nuove e per 5 anni sui veicoli ecologici.

Fare pagare il bollo alle auto storiche «porterà all'erario non più di 7 milioni e mezzo di euro» mentre causerà «perdite a piccoli riparatori, carrozzieri, distributori di benzina, ricambisti, settori già particolarmente colpiti dalla diminuzione di lavoro». Sono i calcoli fatti dall'Asi che critica l'abolizione dell'esenzione prevista dalla Legge di stabilità. «Neanche 50mila veicoli di interesse storico-collezionistico pagherebbero le tasse ordinarie cui sarebbero tenuti per il provvedimento abrogativo» afferma in una nota l'associazione.

«Ciò determinerebbe un'entrata presumibile per lo Stato di circa 7,5 milioni; per contro si perderebbero 300-325mila veicoli d'interesse storico-collezionistico con una perdita stimata tra i 2,2 ed i 5,7 milioni per gli operatori del settore.

Scoperto lo scheletro di un neonato di 14mila anni fa

Il Messaggero
di Laura Larcan

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L’hanno scoperto per caso, durante i lavori per realizzare un gasdotto nella pianura di Venafro, in provincia di Isernia. Un neonato preistorico, uno scheletro intatto, delicatissimi e fragilissimo tanto da non essere rimosso dalla sua terra, lungo appena 45 centimetri, un “miracolo” della conservazione, per dirla con gli studiosi. La testimonianza infantile di età neolitica (così integra) più antica d’Italia.

È la sorpresa che più ha emozionato l’équipe di archeologi della Soprintendenza del Molise, che insieme al bimbo ha identificato il giacimento neolitico più vasto d’Italia, riaffiorato negli ultimi giorni durante gli scavi di archeologia preventiva per la posa delle tubature del metanodotto in località Tenuta di Nola di Venafro. «È raro che si possa identificare un’area così estesa risalente a quest’epoca, a fronte degli insediamenti più diffusi che si trovano soprattutto nel Tavoliere delle Puglie o della Pianura Padana», avverte Diletta Colombo responsabile dello scavo per la Soprintendenza del Molise.

Parliamo di XIII-XII millennio a.C. «Nel dettaglio sono stati identificati due insediamenti umani a distanza di circa 800 metri l’uno dall’altro», racconta la Colombo. Il primo insediamento ha una stratigrafia molto complessa. Qui addirittura sono state rinvenute ossa di età precedente, della fase paleolitica. Come spiegano gli archeologi, il giacimento paleolitico è sigillato da uno strato eruttivo e non interferisce con lo strato superiore neolitico, ma siccome l'area è stata frequentata anche in età romana, e i romani hanno scavato un pozzo profondo fino a sette metri, è probabile che nelle operazioni di scavo del pozzo siano scesi fino agli strati più antichi ributtando ossa negli strati superiori.

Ma il paleosuolo di fase neolitica è ben conservato. Appare nerissimo, conserva buchi per i pali, focolari riempiti di ceramiche combuste, residui di pasto, cacciagione. Dettaglio non casuale, visto che la fase neolitica segna l'inizio dell'allevamento. Piccoli recinti e un fossato delimitano l'insediamento. Qui sono state identificate tracce di frequentazione dell'età del bronzo, seguita dalla fase romana, quindi è arrivata un'alluvione che ha sigillato tutto, per poi testimoniare una nuova e più giovane frequentazione intorno al IV secolo d.C.

L'altro giacimento è pura preistoria: fondi di capanne, focolai, un silos, cioè un pozzo scavato nella terra considerato come una specie di cassaforte al cui interno sono conservate ceramiche, punte di selce, lame di ossidiana, ossia le preziosità del villaggio. In entrambi i casi spiccano le sepolture. Nel secondo villaggio c'è lo scheletro di un adulto. Nel primo villaggio spicca il bambino. Ed è proprio questa l’altra delle caratteristiche che più affascina gli archeologi: «Lo scheletro del bimbo si trova nell’area del suo villaggio, in questo senso è la testimonianza più antica d’Italia di un bimbo all’interno del suo insediamento - avverte la Colombo - è stato rinvenuto oggi così come lo hanno lasciato nell’epoca neolitica, non a caso siamo nella pianura di Venafro che ancora non è stata mai interessata da interventi moderni».

Tutte le ossa sono in connessione. Il teschio, le braccine, le costole, le gambine, dei piedi si conservano i talloni e le caviglie. Qualche mese fa sempre dal Molise era arrivata la notizia della scoperta della testimonianza di bambino più vecchio d’Italia: dal giacimento della Pineta di Isernia era stato rinvenuto un dentino da latte di un bimbo del paleolitico (600mila anni prima di Cristo). «Ma in quel caso non si trattava di un villaggio, quello era un sito dove andavano a cercare cibo - dice la Colombo -

Il paleolitico coincide con una fase in cui l’uomo ancora subisce la natura, e quello era un posto dove gli uomini recuperavano le carcasse degli animali per scuoiarli e nutrirsi, ma senza usare il fuoco. Quindi il dentino è stato perso da qualcuno che stava mangiando la carne cruda lì sul posto». Subito dopo la scoperta, è stata asportata la zolla di terra che avvolge i resti del bimbo preistorico per essere trasferita in laboratorio, dove effettuare in totale sicurezza il micro-scavo. Quindi saranno effettuati analisi al radiocarbonio e si valuterà se eseguire prelievi del Dna. Altra sorpresa, nello stesso giacimento, sono riaffiorate le ossa di un elefante.

Martedì 21 Ottobre 2014, 21:43 - Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 04:44