domenica 2 novembre 2014

Se sei cristiano nessuno ti salverà

Fausto Biloslavo - Dom, 02/11/2014 - 13:31

Perché accogliamo solo i profughi, in gran parte musulmani, in fuga dalla Siria?

I profughi di guerra vanno salvati e accolti, ma perché lo facciamo solo con quelli, in gran parte musulmani, in fuga dalla Siria? Ed in mezzo al mare tiriamo un salvagente a tutti, pure a chi non avrebbe alcun diritto di sbarcare da noi, ma in nome del politically correct non possiamo chiamare più clandestini.



I cristiani perseguitati dallo Stato islamico e bloccati in Irak sono forse figli di un dio minore? Poveretti, non hanno un barcone a portata di mano per farsi salvare dalla nostra possente flotta che continuerà a presidiare il Mediterraneo. Ed il mare è troppo lontano da loro per poter tentare la fuga. In realtà sono già un po' dimenticati nel nord dell'Irak, dove l'Onu è in ritardo nel costruire dei campi degni di questo nome in vista dell'inverno. Sotto le tende rischiano non solo l'oblio, ma di congelare quando a fine novembre il Kurdistan comincerà ad imbiancarsi con la prima neve.

La Francia, che non perde mai occasione per sventolare la sua grandeur , aveva annunciato pomposamente di essere pronta ad accoglierli. A fine settembre di cristiani ne aveva accolti appena 201. Altri diecimila, però, hanno fatto richiesta di visto al consolato di Erbil, capitale curda.
L'Italia continua a preferire il metodo Mare Nostrum, ora Triton, che ci ha portato in casa centomila migranti, con dispendio di uomini e mezzi. Nessuno si è mai sognato di proporre un piccolo «Sos cristiani» con un mini ponte aereo che imbarchi almeno qualche centinaio fra i più malandati e bisognosi nel nord dell'Irak e li porti in Italia per essere curati e assistiti.

Se non li salviamo in mezzo al mare, preferibilmente con pedigree islamico, non siamo contenti. Se i siriani o gli afghani scappano gli apriamo le porte, ma se nella piana di Ninive si rischia la tabula rasa della millenaria presenza cristiana in Medio Oriente alle parole seguono pochi fatti, nonostante Papa Francesco sproni la comunità internazionale a non dimenticare i cristiani d'Irak. Lodevole spedire in missione qualche centinaio di nostri addestratori ed un paio di aerei cisterna in Kurdistan, ma servirà ad attirarci qualche rappresaglia e non a riportare nelle loro case i cristiani. Ci vorrebbe ben altro per spazzar via il Califfato da Mosul.

E così continuiamo a strapparci inutilmente i capelli ad ogni decapitazione jihadista, mentre i nostri fratelli, cacciati e vessati dalle bandiere nere, passeranno il Natale al gelo chiedendosi che fine ha fatto l'Occidente.

Il questore: «Napoli non è una giungla, pensarlo è un'offesa ai napoletani»

Il Mattino



Il questore di Napoli, Guido Marino, si è detto soddisfatto per l'immediata individuazione e fermo dei due presunti responsabili del ferimento di un uomo di 35 anni nel corso di una rapina avvenuta nel quartiere Chiaia, ma ha ribadito che la città di Napoli non può essere «paragonata ad una giungla».

«E non lo dico perchè potrebbe essere come un attacco alla polizia - ha detto - ma molto peggio perchè è un'offesa ai napoletani, una mancanza di rispetto alla città e sinceramente non riesco a capirlo». Il questore ha detto che i fatti succedono ma «vengono fronteggiati nel migliore dei modi, sia in via preventiva che repressiva».

«Mi chiedo quando qualcuno si porrà il problema che di queste cose ne rispondano anche i genitori». Lo ha detto il questore di Napoli, Guido Marino, prendendo spunto dalla notizia del fermo dei due minorenni indiziati di aver ferito, l'altra sera, nel quartiere napoletano di Chiaia, un uomo di 35 anni che si era opposto ad una rapina.

«Se continuiamo a dire che i minorenni vanno semplicemente aiutati sulla base di un disagio sociale che giustifica tutto e il contrario di tutto commettiamo un errore», ha detto ancora il questore. Dinanzi a fatti gravi commessi dai minorenni ha detto che «un genitore non può cavarsela dicendo che non sa cosa fare».

Il questore ha poi ricordato, riferendosi all'ultimo episodio, uno dei due minorenni fermati per il fatto della scorsa notte «è stato arrestato tre volte negli ultimi due anni per aver commesso una rapina ed è ancora minorenne».

sabato 1 novembre 2014 - 20:40   Ultimo agg.: 20:46

Senegalese sventa scippo, la folla lo minaccia di morte

Giovanni Corato - Dom, 02/11/2014 - 15:57

L'episodio in corso Garibaldi a Napoli: i carabinieri hanno arrestato uno dei rapinatori, in fuga l'altro

Ha difeso una turista francese di 29 anni dai rapinatori in corso Garibaldi, a Napoli.



Per questo un 36enne senegalese è stato aggredito da una folla di persone che l'ha minacciato di morte. Nella ressa qualcuno ha però chiamato i carabinieri.

Arrestato un 19enne con l’accusa di rapina aggravata in concorso, mentre il suo complice è fuggito a bordo di uno scooter. I due hanno minacciato la francese con un coltello e li hanno strappato di dosso la borsa. Il senegalese li ha rincorsi e ha bloccato il motorino da dietro, ma è stato assalito da un folto gruppo di persone che con minacce di morte gli ha intimato di lasciarli andare.

 "La folla mi diceva di lasciarlo andare, mi hanno anche minacciato ma io non ho ceduto", ha raccontato il senegalese. Solo l'intervento dei carabinieri ha permesso di calmare gli animi e recuperare il bottino ((500 euro in contanti, un tablet, uno smartphone e il passaporto). L'immigrato è in Italia da sei anni e ha regolare permesso di soggiorno. Vive a Napoli ma lavora in provincia, a Somma Vesuviana, in una fabbrica dove si riciclano abiti usati.

Arancioni di vergogna

Corriere del Mezzogiorno
di ANTONIO POLITO

Il dopo de Magistris che non c’è: la sentenza del Tar e l’occasione mancata per il nuovo corso della città


Il nostro giornale ha sperato, e auspicato, che la sospensione di de Magistris diventasse l’occasione per una rigenerazione della politica a Napoli. Ha sperato, e auspicato, che almeno la scorciatoia giudiziaria fosse sfruttata dalla sinistra e dalla destra democratica per metter fine a una delle esperienze amministrative peggiori della storia di questa città. Non è accaduto. La finestra di opportunità si è chiusa con la sentenza del Tar, e non un’alternativa, non un progetto, non una personalità, non un soprassalto di orgoglio si è prodotto da parte dell’opposizione. Un mese senza sindaco e nemmeno un’iniziativa politica da parte di chi vorrebbe sostituirlo. Che credibilità ha allora questa gente? Nessuna. Spiace dirlo, ma al loro confronto il sindaco di nuovo in carica è politicamente superiore. Di conseguenza andrà fino in fondo col suo mandato, e non è affatto detto che in questo deserto parta battuto alle prossime elezioni.

Noi non avevamo chiesto le dimissioni del sindaco per una sospensione che portava con sé l’ambiguità e la dubbia costituzionalità della legge Severino, su queste colonne da subito segnalata dal nostro Luigi Labruna. Però avevamo chiesto le dimissioni per la volgarità e la irresponsabilità istituzionale con cui il sindaco aveva accolto la sua condanna e la sua sospensione, gli insulti al magistrato suo ex collega, le baggianate sui poteri forti che tramavano contro di lui e sullo Stato infiltrato, quindi non attendibile quando un suo tribunale o un suo prefetto emette un provvedimento.
E poi soprattutto, quel distinguo pubblicamente fatto, e che è l’essenza di un populismo tecnicamente eversivo: «Io non sono un uomo di legge, sono un uomo di giustizia».

Con il quale si butta a mare la concezione liberale dello Stato di diritto, in cui la legge è sovraordinata a tutto (rule of law), e la si sostituisce con il principio giustizialista per cui più della legge conta la giustizia, e naturalmente una giustizia contro o oltre la legge è la giustizia fai da te, quella che ognuno ritiene essere la propria giustizia, e tutto il resto in galera, che era poi esattamente il modo in cui il pm de Magistris esercitava il suo potere abusandone, come da sentenza di primo grado che l’ha condannato. Uno sbandierato rifiuto della «giustizia formale» che però ha coperto un formalissimo ricorso al Tar in cui de Magistris ha usato gli stessi identici argomenti che usò Berlusconi contro la decadenza della Severino, solo che a Berlusconi fu negato il rinvio alla Consulta tra gli strepiti degli antiberlusconiani alla de Magistris, e a lui quel rinvio è stato concesso (secondo noi giustamente).

Al punto che la legge Severino che quelli alla de Magistris fortissimamente vollero contro Berlusconi, ora è dallo stesso (e da Vincenzo De Luca) contestata in nome del proprio interesse personale. Un uomo politico così non è a nostro avviso degno di portare la fascia tricolore. Napoli è arancione di vergogna. Prima ancora di dire che la città è a pezzi, che è pericolosa la sera per i nostri giovani come i recenti fatti di cronaca hanno mostrato, che è sofferente socialmente, che è caotica, che è sporca, che è governata dall’illegalità, dai parcheggiatori abusivi in su, che è tutta impacchettata e incerottata come un malato grave; prima ancora di dire che fallimento è la gestione de Magistris, va detto questo. E cioè che il leader politico di Napoli è un uomo in conflitto con le istituzioni democratiche e con la concezione liberale dello Stato.

E questo è il peggio che potesse capitare a questa città già così ai margini. E questa è la ragione per cui la responsabilità politica di chi lo ha graziato ancora una volta è immensa, e gli elettori se la ricorderanno quando verrà il momento e i codardi di oggi si faranno avanti col petto in fuori, come liberatori.

01 novembre 2014