sabato 8 novembre 2014

Cene eleganti

La Stampa
massimo gramellini

I pasti dei ricchi a scopo benefico custodiscono strani misteri. In America per mangiare un piatto di lasagne con Bruce Springsteen bisogna versare 300mila dollari: 240mila euro. In Italia per mangiare un risotto con Matteo Renzi ne bastano mille. O la lasagna a stelle strisce vale duecentoquaranta volte più del risotto, ancorché in salsa Pd e dunque un po’ sciapo, oppure Renzi al mercato delle rockstar è quotato duecentoquaranta volte meno di Springsteen: impossibile. L’unica spiegazione sensata è che il menu delle cene italiche sia meno caro perché più povero di grassi, essendo il Paese notoriamente alla frutta.

Ho scorso la lista degli invitati alla cena milanese di Renzi, ma mi sono fermato a Paparesta, l’arbitro che Moggi chiuse a chiave in uno sgabuzzino. Paparesta che finanzia Renzi è il classico cortocircuito comico della realtà, per quanto non privo di una certa coerenza: entrambi chiudono gli occhi davanti al rigore quando gli fa comodo. I dinosauri rossi del Pd sono sconvolti dallo sciame di Porsche e pellicce che è accorso a omaggiare il risotto di un leader teoricamente di sinistra.

Cuperlo della corrente Brontosauri ha lasciato intendere che preferirebbe finanziare il partito dei lavoratori con cene operaie da 20 euro, ma è anche vero che per raggiungere la stessa cifra raccolta l’altra sera da Renzi bisognerebbe organizzarle in uno stadio: soprattutto riuscire a riempirlo. Capisco che il colpo d’occhio dei ricchi che fanno la festa al presunto partito dei poveri getti nello sconforto qualche nostalgico. Ma gliela facevano anche prima. Solo di nascosto. 

Maxi retata contro la dark net Chiusi Silk Road 2.0 e 400 siti illegali

Corriere della sera

L'operazione negli Usa e in Europa ha portato a 17 arresti tra cui anche Blake Benthall, figura chiave della costola di Silk Road. Sequestrati Bitcoin per 1 milione di dollari

 
L'avviso dell'Fbi L'avviso dell'Fbi

Maxi retata contro la dark net, il web nascosto. Nell’operazione coordinata tra le autorità di 16 Paesi europei e quelle degli Stati Uniti sono stati chiusi Silk Road 2.0 e altri 400 siti illegali, tutti operanti sulla rete Tor, una sezione di Internet irraggiungibile attraverso i tradizionali motori di ricerca, ed effettuati 17 arresti.

La rete Tor viene usata ogni giorno anche per i traffici illegali, dalla vendita di droga e armi allo scambio di immagini pedopornografiche, alla presenza di siti riconducibili a gruppi estremisti. Tra gli arrestati, riporta la Bbc, figura anche Blake Benthall, ritenuto la figure chiave dietro Silk Road 2.0, sito noto per la vendita di sostanze illegali. Il precedente sito Silk Road era stato chiuso lo scorso ottobre e il suo presunto proprietario arrestato.

Nell’operazione è anche stato sequestrato un quantitativo di Bitcoin, la monte elettronica utilizzata su Internet, per un valore pari a 1 milione di dollari. «Oggi abbiamo dimostrato che insieme siamo in grado di rimuovere in maniera efficiente infrastrutture criminali vitali che sono di sostegno alla criminalità organizzata», ha affermato il capo del centro per la criminalità elettronica dell’Europol, Troels Oerting. «Non ci limitiamo a rimuovere questi servizi dall’Internet visibile; questa volta abbiamo colpito anche quei servizi che utilizzano il lato oscuro della rete, dove per lungo tempo i criminali si sono sentiti al sicuro», ha aggiunto.

7 novembre 2014 | 17:03

WhatsApp e la seconda spunta Se la nostra indignazione è fasulla

Corriere della sera

6 NOVEMBRE 2014 | di Marta Serafini | @martaserafini 


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A scorrere i commenti su Twitter sull’introduzione della seconda spunta di WhatsApp (che indica quando il messaggio è stato letto dal destinatario), viene da sorridere. “Sarà la fine di migliaia di storie d’amore”, “Odio Zuckerberg”, “Sai la gioia degli stalker?”, è il tenore dei post. Addirittura è partita una petizione su Change.org per rendere facoltativa l’opzione. Ed è vero, la mossa di Menlo Park, come ormai avviene da tempo, cambierà la nostre abitudini di vita. Staremo più attenti, mentiremo meno. Oppure ci faremo pizzicare di più. Ma non solo. Quella v colorata farà diventare gli ansiosi ancora più di quanto non lo siano già e non farà certo il bene di chi ha qualche problemuccio e stalkerizza gli altri via web. Tanto più se si pensa che sarà possibile sapere l’ora esatta in cui il nostro messaggio è stato letto.

Attenzione però a puntare il dito sempre contro Zuckerberg. Che la nostra privacy non gli stia a cuore non è certo un mistero. Così come è ormai evidente il suo obiettivo: conquistare tutte le comunicazioni mondiali. Mark sa bene infatti quanto quella seconda spunta sia un’opzione che in pubblico tutti criticano ma in privato tutti usano. Quando Facebook ha acquisito l’app di messaggistica di Koum e soci gli utenti erano 450 milioni. Oggi sono 600 milioni al mese. Una cifra spaventosa. Che non è mai scesa nemmeno quando il servizio è diventato a pagamento nel gennaio del 2013.

In quell’occasione abbiamo protestato, postato messaggi indignati su Facebook e Twitter. Ma abbiamo continuato ad usarla. Consapevoli che a fronte di quel pagamento non avremmo ottenuto più privacy, anzi. La riservatezza non è mai stata una delle linee guida della società che ha acquisito l’app, Facebook. Perché mai le cose dovrebbero cambiare? La verità è che esistono molte chat a pagamento (il prezzo è più alto dei 0.89 centesimi di WhatsApp) e che davvero garantiscono la privacy.

Le usano i manager, le usano i membri delle delegazioni diplomatiche, i politici. Quelli cioè che vogliono e pretendono che gli argomenti delle loro discussioni rimangano segreti. Il problema non è infatti tanto la notifica di ricezione del messaggio. Ma il contenuto stesso. Snowden e il Datagate ci hanno dimostrato già da tempo come ogni nostro contenuto postato in rete possa finire in pasto a chiunque. Quindi perché preoccuparci così tanto di quella spunta? Piuttosto dovremmo iniziare a pensare di usare altri strumenti. Magari saranno meno immediati, meno semplici e meno di moda di WhatsApp. Ma sicuramente più sicuri.

P.S. Nel frattempo, se proprio vogliamo continuare ad usare WhatsApp senza far finire il nostro matrimonio o le nostre amicizie, c’è un trucchetto. Le due spunte non diventano blu se visualizziamo le anteprime dei messaggi sulla schermata principale della home. Certo, si tratta di anteprime che non mostrano tutto il messaggio. Ma di sicuro permettono di farsi un’idea del contenuto senza svelare troppo al mittente sulle nostre abitudini di lettura. E, ancora, altro trucchetto è di leggere i messaggi in modalità aereo. Per il resto c’è solo la sincerità, quella autentica.

Giardiniere 33enne muore al lavoro «Ucciso da una pianta velenosa»

Corriere della sera

Nathan Greenaway, 33 anni, è caduto a terra all’improvviso. I medici non sono riusciti a capire cosa gli sia accaduto. Il padre ha scoperto che aveva maneggiato un aconitum

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Nathan Greenaway, 33 anni, è caduto a terra all’improvviso mentre stava lavorando come giardiniere nel parco del miliardario britannico Christopher Ogilvie Thompson. Portato all’ospedale è morto dopo cinque giorni di agonia. Nonostante le analisi sul suo corpo i medici non sono riuscita a capire cosa lo abbia ucciso. L’incidente è accaduto il 7 settembre scorso ma adesso emergono nuovi particolari e un’ipotesi su cosa potrebbe aver ucciso il 33enne: una pianta velenosa.
L’ipotesi
È stato il padre di Nathan, Richard Greenaway, a voler a tutti i costi capire cosa era accaduto al figlio. Dopo varie indagini e ricerche è emerso un collegamento con la pianta velenosa. Il 33enne, quando è collassato, stava curando un fiore del genere aconitum (il cui nome deriva dal greco e significa proprio «pianta velenosa») estremamente tossico, il cui contatto l’avrebbe ucciso. Al momento di tratta di un’ipotesi ma, secondo il medico legale a cui è stata inviata la relazione sull’aconitum come causa di morte di Nathan, ha dichiarato che «è molto più probabile che improbabile» che l’ipotesi sia corretta. Ora si attendono le analisi definitive.

Le piante velenose di prati e giardini 
Le piante velenose di prati e giardini 
Le piante velenose di prati e giardini 
Le piante velenose di prati e giardini 
Le piante velenose di prati e giardini
L’avvelenamento
L’aconito è una pianta perenne, nativa dell’europa centro-occidentale ,che cresce nei terreni umidi dei prati di montagna, ed è famosa fin dal Medioevo per come veleno molto potente. Secondo gli esperti l’ingestione di 3 grammi di «droga fresca» può portare alla morte un uomo in poche ore. Gli alcaloidi dell’aconito colpiscono principalmente il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico. L’avvelenamento può avvenire sia tramite l’ingestione che tramite il contatto senza guanti. Il Telegraph ricorda che l’aconito ha altre volte causato la morte. L’attore canadese Andre Noble morì nel 2004, mentre era in campeggio, proprio dopo aver consumato accidentalmente la pianta . Mentre nel 2009 Lakhvir Kaur Singh uccise l’amante Lakhvinder Cheema con un piatto di curry in cui era stato mescolato dell’aconitum.

7 novembre 2014 | 12:21

Sacra Rota, il tribunale che il Papa vuole gratuito

La Stampa
giulia merlo

Servono due sentenze conformi per annullare il matrimonio e costa in media 7.500 euro. Lo hanno fatto Gassman, Casini e Valeria Marini

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“La Madre Chiesa ha tanta generosità per poter fare giustizia gratuitamente, come gratuitamente siamo stati giustificati da Gesù Cristo”, ha detto Papa Francesco nel discorso ai corsisti del tribunale ecclesiastico. Una dichiarazione esplosiva, che riporta alla luce gli scandali degli altissimi costi sostenuti dai fedeli per adire alla Sacra Rota, il più alto organo della giustizia ecclesiastica.

LA ROTA ROMANA -All’insaputa dei più, il Tribunale della Rota Romana - più conosciuto come la Sacra Rota - si riunisce e giudica da più di 500 anni nel palazzo della Cancelleria, a due passi dalla piazza della movida capitolina, Campo de’ Fiori. Fatto costruire nel 1513 dal Camerlengo di papa Sisto IV, tra le sue mura si decide tutta la giustizia vaticana: la Penitenzieria Apostolica, Segnatura Apostolica e la Rota Romana.

Le origini risalgono alla Cappella Domini Papae, ai cui membri il Papa affidò sin dal 1100 il compito di istruire cause e pronunciare sentenze. Il tribunale della Sacra Rota viene istituito formalmente nel 1331 con la bolla Ratio iuris, emanata da Giovanni XXII il 16 dicembre 1331. Organo di appello del diritto canonico, oggi giudica in seconda istanza le cause definite dai tribunali ordinari diocesani, in casi eccezionali funge anche da corte di terza istanza (simile alla Cassazione del diritto italiano), per le cause già trattate in appello sia dalla stessa Rota o da altro Tribunale ecclesiastico d’appello.

Soprattutto, però, è il tribunale ordinario del Pontefice e come tale giudica le cause che le sono espressamente riservate dal diritto canonico e quelle che le vengono affidate direttamente dal Papa. I giudici rotali sono di diretta nomina papale e costituiscono un collegio presieduto dal Decano, giudicano in turni di tre uditori e attualmente sono ventuno.

I COSTI - “Quando ero cardinale a Buenos Aires – ha detto il Papa - ho congedato dal tribunale una persona che diceva: “Diecimila dollari e ti faccio i due procedimenti, il civile e l’ecclesiastico”. I costi della giustizia ecclesiastica, infatti, aumentano esponenzialmente a causa delle parcelle degli avvocati rotali, abilitati ad stare innanzi la corte della Sacra Rota dopo un corso di studi di tre anni presso lo Studio Rotale. La spesa per iscrivere a ruolo la pratica, infatti, è di 525 euro per una sentenza di primo grado, 100 euro per un verdetto di secondo grado. Un avvocato abilitato, invece, chiede cifre che oscillano dagli abbordabili 2.500 euro ai 10.000. Per i meno abbienti, però, è previsto il gratuito patrocinio a spese del Vaticano.

Eppure, nonostante i costi variabili e il tempo di attesa di circa 4 anni per ottenere la nullità, il ricorso alla Sacra Rota per ottenere il “divorzio cattolico” viene scelto sempre più spesso dagli italiani, sia per ottenere la possibilità di risposarsi in chiesa che per aggirare le ancora più lunghe e spesso più onerose cause civili di separazione e divorzio. Quello più ingolfato è il tribunale ecclesiastico Campano, dove nel solo 2012 si sono accumulate 787 richieste di nullità matrimoniali: un aumento record quasi del 10% rispetto all’anno prima.

IL “DIVORZIO CATTOLICO” - La maggioranza delle cause decise dalla Sacra Rota riguardano la dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio: comunemente conosciuto come una sorta di divorzio cattolico, permette di risposarsi in Chiesa anche di seconde nozze. La Chiesa Cattolica non riconosce motivi di annullamento del sacramento matrimoniale, il diritto canonico però stabilisce che, se viene dimostrata ex post la sussistenza di una causa di nullità già esistente prima del matrimonio, la validità del vincolo è viziata e dunque i coniugi sono sciolti dagli obblighi matrimoniali.

Per ottenere la pronuncia, il coniuge che voglia far valere la nullità deve rivolgersi al tribunale ecclesiastico di primo grado (uno dei 18 tribunali regionali competenti per le cause di nullità matrimoniale). Lo scioglimento però diventa esecutivo dopo la pronuncia di due sentenze conformi: se la prima istanza si conclude in modo favorevole alla nullità, è necessario appellarsi in secondo grado per ottenere la seconda sentenza affermativa. Nel caso, però, in cui la prima e la seconda pronuncia siano difformi, è necessario adire al terzo grado di giudizio per dirimere la questione.

La Sacra Rota può essere scelta dall’attore come tribunale di secondo grado, dopo una prima pronuncia del tribunale regionale, nonostante il grado superiore ordinario sarebbe il tribunale regionale . Nel caso in cui serva una terza pronuncia, invece, il ricorso al Tribunale Rotale è obbligatorio. Quanto alle ragioni della nullità, il diritto canonico riconosce un elenco tassativo di motivi: l’impotenza; l’incapacità di contrarre per cause di natura psichica, per difetto di “discrezione di giudizio” (incapacità di valutare gli effetti del matrimonio, nei suoi risvolti pratici) e per

“insufficiente uso di ragione” (per esempio se sono stati assunti farmaci, alcool o droghe al momento dell’atto); ignoranza (applicabile solo in caso di coniugi adolescenti); errore di persona o sulle qualità della persona; dolo (inganno voluto coscientemente, ai danni del coniuge per estorcere il consenso nuziale); simulazione; timore (in caso di violenze o di matrimonio contratto solo per liberarsi da un timore grave) e infine nel caso in cui il celebrante non abbia i requisiti formali.

RICEZIONE NEL DIRITTO ITALIANO - Perchè la dichiarazione di nullità del matrimonio religioso determini anche l’annullamento del matrimonio civile, è necessario che la sentenza ecclesiastica venga accolta dall’ordinamento italiano, attraverso la procedura di delibazione presso la corte d’Appello competente per territorio. Attenzione, però: il riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche non è automatico.

E’ necessario, infatti, che la causa di nullità rilevata dalla Sacra Rota sia prevista anche nell’ordinamento italiano. Per esempio, la mancata consumazione non rileva come causa generica di annullabilità del matrimonio ai fini del diritto italiano e, per essere fatta valere, deve essere verificata nel concreto dalla magistratura ordinaria. In questo caso, dunque, a ricezione della dispensa ecclesiastica non può essere recepita in via automatica dall’ordinamento italiano.

I MATRIMONI FAMOSI - Se il re d’Inghilterra Enrico VIII ha dovuto fondare la Chiesa anglicana per poter divorziare da Caterina d’Aragona, gli aristocratici venuti dopo di lui hanno potuto scegliere il rimedio meno drastico e adire alla giustizia ecclesiastica per ottenere la dichiarazione di nullità del loro matrimonio. La lista è lunga: la principessa Carolina di Monaco ha dovuto impiegare 12 anni per far decadere l’unione con Philippe Junot e potersi risposare, e come lei hanno fatto anche la principessa Irene d’Olanda, il duca Amedeo D’Aosta e Carla d’Orleans.

Non solo nobili, però, anche Vittorio Gassman e la prima moglie Nora Ricci chiesero e ottennero lo scioglimento dal vincolo perchè - dimostrarono - si trattava di un matrimonio simulato, cioè contratto per convenienza. In quegli anni, inoltre - era il 1967 - non era ancora stata approvata la legge sul divorzio. Dalla Sacra Rota è passata anche l’attrice Sandra Milo, che si sposò appena diciassettenne con il marchese Cesare Rodrighero: il matrimonio durò una settimana, ma per ottenere le due pronunce dei tribunali ecclesiastici la sposa aspettò vent’anni.

Tra i politici, il più famoso ad aver ottenuto la dichiarazione di nullità del matrimonio alla Sacra Rota è l’ex leader dell’Udc Pierferdinando Casini. Il politico cattolico, sposato dal 1982 al 1998 con Roberta Lubich, ex moglie di Francesco Segafredo, ha potuto così convolare a seconde nozze con Azzurra Caltagirone, senza scontentare l’elettorato del suo partito. L’ultima star in ordine di tempo ad aver chiesto l’annullamento del matrimonio concordatario è la cattolicissima Valeria Marini: a un anno dal suo matrimonio con Giovanni Cottone, anche la pratica della subrette sarda è arrivata sul tavolo dei giudici ecclesiastici.

Napoli, senzatetto occupano scuola di un ordine religioso: «Papa Francesco è con noi»

Il Mattino

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«Questa mattina cinquantacinque persone, famiglie, precari, disoccupati e ben quattordici minori in situazione di totale emergenza abitativa sono entrati nella ex scuola di via Belvedere a Napoli per procurarsi un tetto. Si tratta di una struttura chiusa e abbandonata da un anno e mezzo dopo che un altro gruppo di senza casa era stato sfrattato dall'ordine religioso che detiene la struttura. Con la motivazione di un riutilizzo urgente e progetti di ristrutturazione».

Lo rendono noto i promotori della campagna per il diritto all'abitare di Napoli. All'esterno della struttura sono state collocate effigi e citazioni di papa Francesco in riferimento alle sue posizioni sul diritto alla casa.

«Come era purtroppo prevedibile, invece, dopo tanto tempo assolutamente niente si è messo in moto e semplicemente si preferisce tenere uno stabile chiuso piuttosto che utilizzarlo per qualcosa di utile socialmente. Magari in attesa di costruirci una residenza per il turismo religioso. Un gran paradosso considerando che per quanto riguarda gli ordini religiosi quasi tutti questi stabili, compresa la ex scuola di via Belvedere, sono donazioni vincolate 'all'uso sociale e no profit'.

Un paradosso ancora maggiore ricordando le parole della Guida spirituale della chiesa cattolica, Papa Francesco, che già nell'ottobre del 2013, in visita al centro Astalli, dichiarava letteralmente: »Non usate i conventi per fare soldi ma apriteli a chi ha bisogno!«. Ebbene oggi famiglie, precari, disoccupati e bambini, autorganizzati nella campagna per l'abitare Magnammece O Pesone, hanno seguito le sue indicazioni riaprendo la struttura a chi ha bisogno di un tetto».

sabato 8 novembre 2014 - 10:51   Ultimo agg.: 11:06

Telecamere indossabili ai poliziotti, il business è nel cloud

La Stampa
dario marchetti

Dopo la tragedia di Ferguson, negli Stati Uniti, ma non solo, è partita la corsa per dotare gli agenti di telecamere personali. Un grande affare per le aziende di settore

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Accanto al distintivo, presto sul petto degli agenti di mezzo mondo potrebbe esserci una telecamera. Anzi già c’è, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’uccisione di un ragazzo di colore, avvenuta a Ferguson, Missouri per mano di un agente, ha scatenato cinque giorni di rivolte popolari e danneggiato gravemente l’immagine dei poliziotti americani. Per correre ai ripari, numerosi dipartimenti hanno iniziato a fare ricorso a sistemi di videosorveglianza a misura d’agente, piccole telecamere appuntate sul petto in grado di registrare costantemente l’attività dei tutori della legge e verificarne, fotogramma per fotogramma, la condotta.

Arriva quindi finalmente una risposta alla domanda di Giovenale, “Chi sorveglierà i sorveglianti?”, con le micro telecamere che sbarcano anche in Canada, a Vancouver, in Europa, in particolare nello Staffordshire, dove un intero corpo di 500 agenti sarà “digitalizzato” con un costo di 300mila sterline, e anche in Italia, dove però l’uso è ancora in fase sperimentale e dedicato solo a casi di “effettiva necessità”, per usare le parole del nostro Garante della Privacy .

Al di là delle ovvie problematiche legate alla privacy, presenti ogni volta che un dispositivo “indossabile” è in grado di registrare a insaputa degli altri, i primi timidi esperimenti, come testimonia un report del Dipartimento di Giustizia statunitense, sembrano aver ridotto drasticamente l’utilizzo della forza da parte degli agenti e le proteste dei cittadini. Come a dire che, quando si è sotto osservazione, poliziotti e persone riflettono con attenzione su tutto ciò che stanno per dire o fare.

Di certo non si lamentano le aziende del settore sicurezza e sorveglianza come Bodycam, Vievu e WatchGuard, che con le forniture di telecamere e altri gadget hanno messo moltiplicato i fatturati a vista d’occhio. Il vero gigante di questo affare milionario però è la Taser, divenuta celebre per le sue armi ad elettricità, utilizzate in tutto il mondo come arma da difesa non letale. Nel dopo Ferguson, la produzione di bodycam dell’azienda è aumentata del 50% e corpi di polizia come quello di New Orleans hanno stanziato un milione e mezzo di dollari nei prossimi cinque anni per avere le microcamere prodotte in Arizona. 

Ma l’hardware non è che un grimaldello che Rick Smith, CEO della Taser, vuole utilizzare per mettere le mani sul vero bottino, quello legato ai servizi accessori. Di quel mezzo milione infatti, solo 300mila dollari sono relativi all’hardware, mentre buona parte dei soldi vengono spesi per il cloud storage di Evidence.com , una sorta di “Dropbox per agenti” con tanto di app per smartphone, che permette ai dipartimenti di organizzare, catalogare e salvare tutti le foto e i video prodotti durante il lavoro, con un costo mensile di circa 60 dollari a poliziotto.

Una strategia che ricorda molto da vicino quella adottata da Jeff Bezos con i suoi dispositivi targati Amazon, e che potrebbe permettere alla Taser di sorpassare i concorrenti che producono prodotti simili da molti più anni. Il testimone perfetto, quindi, si prepara a traslocare sulla nuvola.

Usa: gli rubano il cane, lo ritrova otto anni dopo

La Stampa

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Era ridotto molto male: aveva le pulci, gli mancava il pelo ed era sottopeso. Attraverso il chip sono riusciti a risalire al suo vero padrone. Gli avevano rubato il cane, di razza shihtzu, quando era appena un cucciolo, dalla sua casa in Georgia. Otto anni dopo è stato ritrovato a Denver; ora è stato riconsegnato al legittimo padrone.

Succede nella contea di Fulton, vicino ad Atlanta, in Georgia: Mike Nuanes ha ricevuto la telefonata dal volontario del rifugio per cani di Denver sostenendo di avere uno shihtzu che gli apparteneva. L’uomo ha già quattro cani e, facendo un rapido controllo, ha risposto che erano tutti a casa. Quando però gli è stato detto che il cane si chiamava Jordan, quello rubato 8 anni prima, non riusciva a crederci. 
«Ero comunque ottimista, sapevo che non poteva essere andato ad Atlanta da solo per cui ho sempre pensato che qualcuno si sia occupato di lui in tutti questi anni», ha raccontato l’uomo. Pare che il cane sia stato ritrovato per strada da un samaritano che lo ha subito portato al rifugio.

[Clicca qui per guardare il video del loro commovente incontro]

Era ridotto molto male: aveva le pulci, gli mancava il pelo ed era sottopeso. Attraverso il chip sono riusciti a risalire al suo vero padrone. Invece di farlo mettere su un aereo e farselo consegnare a casa, Nuanes è volato a Denver per riprenderselo e l’incontro con il cane, durante il quale si è emozionato, è stato filmato e subito postato su Twitter.

twitter@fulviocerutti

Quali sono gli smartphone più veloci? Ecco la classifica per upload e download

Il Mattino

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ROMA - Uno dei requisiti più importanti che deve avere uno smartphone è la velocità. Il software di gestione gioca infatti un ruolo fondamentale nell’ottimizzazione delle capacità di un dispositivo, così come la fluidità della schermata utente e la velocità di trasferimento dati.

L'Università di Aalto in Finlandia, a tal proposito, ha pubblicato uno studio in cui fa una classifica in cui tiene conto sia la velocità di download che di upload di 4,500 smartphone. Il Samsung Galaxy Note 3 con una velocità di 137.786Mbps è primo nella lista seguito OnePlus One e iPhone 6 con una velocità rispettiva di 137.419Mbps e 136.263Mbps.

La velocità di Upload cambia la classifica portando al primo posto il Galaxy S5 con 47.311Mbps e Galaxy S4 al secondo posto con 46.847Mbps,mentre al terzo posto va l'LG G3. Della top 3 mostrata nella classifica di download, solo Galaxy Note 3 resta all’interno della top 10.

venerdì 7 novembre 2014 - 13:31   Ultimo agg.: 15:06