domenica 16 novembre 2014

Ristoranti in guerra con Tripadvisor: «Recensioni fasulle per denigrare»

Il Mattino
di Claudia Borsoi

Una decina di associati Ascom chiede la rimozione dal portale: "Giudizi negativi e non veritieri"

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VITTORIO VENETO - Ristoratori contro Tripadvisor, il portale web nel quale gli utenti-viaggiatori possono pubblicare recensioni che riguardano alberghi, trattorie, bar e attrazioni turistiche. Le valutazioni spaziano dalle stelle dell'"eccellente" al basso del "pessimo", e di conseguenza aiutano i visitatori che si affidano ai commenti della rete nella scelta del locale. Ma alcuni ristoratori vittoriesi ritengono «lesive» e «non veritiere» molte recensioni. «In questi giorni - spiega Antonella Secchi, direttrice di Ascom Vittorio Veneto - sono una decina i ristoratori del vittoriese che hanno deciso di non voler più figurare nel portale Tripadvisor dopo che alcuni commenti denigratori e inveritieri sono stati pubblicati».

Gli autori delle recensioni, evidenzia Ascom, potrebbero essere anche solo persone virtuali che vogliono danneggiare l'attività altrui. «Basta poco e si crea così un danno», sottolinea Secchi. Una recensione «pessima» può dunque fare la differenza, a maggior ragione «se non fondata». Per la rimozione dal portale le regole parlano chiaro: «L'azienda - spiega la direttrice Secchi - può essere cancellata solo se non è più iscritta alla Camera di Commercio. Ciò nonostante ho deciso di scrivere a Tripadvisor chiedendo per questi miei associati, una decina di ristoratori, di non figurare più nel portale. Ora attendiamo una risposta, e qualora non venga dato seguito alla richiesta - chiude - siamo anche pronti ad avviare un'azione legale contro il portale».

domenica 16 novembre 2014 - 10:37   Ultimo agg.: 13:34

Verbale per un piatto d’agnolotti”

La Stampa
isotta carosso

Ristoratore albese ha offerto la pasta a un amico ambulante, è intervenuta la Finanza che spiega: “Nessun accanimento, solo norme da rispettare”


Lo chef Bruno Cingolani mostra il verbale (foto Bruno Murialdo)

«Un piatto di agnolotti portato in piazza ad un amico ambulante, impegnato con il mercato della Fiera del Tartufo». Un gesto di amicizia che allo chef Bruno Cingolani è costato un verbale della Guardia di Finanza.

«Sono allibito e deluso» dice il cuoco da anni alla guida del Dulcis Vitis, il ristorante di via Rattazzi, nel cuore del centro storico di Alba. La collaboratrice dello chef domenica all’ora di pranzo è stata fermata in via San Giovanni da due militari con il piatto «incriminato» da portare all’ambulante, 
Uno dei militari ha accompagnato la ragazza e gli agnolotti a destinazione in piazza Pertinace, l’altro si è recato nel ristorante per redigere il verbale. «In sua presenza - racconta - ho fatto una ricevuta per auto-consumo, come facciamo per ogni caffè che beviamo e ogni piatto che mangiamo nel locale».

Dal Comando provinciale della Finanza replicano: «Non c’è nessun accanimento, solo delle norme da rispettare. Il ristoratore avrebbe dovuto esibire uno scontrino a zero euro o una fattura di auto-consumo».
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Il “Vangelo della moglie di Gesù” è autentico

La Stampa
paolo mastrolilli

Il suo significato però resta incerto, e non prova che Cristo avesse una sposa


REUTERS


Il cosiddetto «Vangelo della moglie di Gesù» sarebbe autentico, nel senso che non si tratta di un falso creato in tempi recenti. Il suo significato però resta incerto, e non prova che Cristo avesse effettivamente una sposa. È il risultato degli studi scientifici condotti dalla Columbia University, Harvard University e Massachusetts Institute of Technology, sul frammento di papiro grande 4 centimetri per 8. Il reperto era stato scoperto dalla storica dell’Harvard Divinity School Karen King, che lo aveva annunciato nel 2012 durante una conferenza stampa a Roma.


Il contenuto in copto aveva subito generato discussioni, perché conteneva questo passaggio: «Gesù disse loro: mia moglie...». Da qui era nato il suo nome controverso, rimarcato dalla parte in cui il testo aggiungeva: «Lei potrà essere mio discepolo». Questa infatti era stata interpretata come un’apertura al sacerdozio delle donne.L’«Osservatore Romano» aveva giudicato il frammento un falso, e su questa posizione si era schierato anche Leo Depuydt, professore di Egittologia alla Brown University. Ora  però le tre università hanno condotto studi scientifici che confermerebbero l’autenticità, o quanto meno il fatto che l’inchiostro e il papiro usati risalgono effettivamente agli anni in cui aveva vissuto Cristo, o subito dopo.

Questi risultati, però, non hanno chiuso la polemica. Depuydt resta convinto che il frammento sia un falso, perché contiene errori grammaticali e similitudini col «Vangelo di Tommaso» che «non possono essere una coincidenza». Quanto ai materiali, «uno studente di copto sarebbe in grado di imitarli dopo un semestre di lezioni». La King invece si sente riscattata dai risultati degli esami, ma ribadisce che l’autenticità del frammento non prova l’autenticità del suo contenuto. La frase sulla «moglie di Gesù» non conferma che Gesù avesse una moglie, anche perché poteva riferirsi alla Chiesa, considerata la «sposa di Cristo».

Nessuno poi sa con esattezza chi scrisse quelle parole, e riportando quale dialogo. Secondo la King, però, l’autenticità del frammento dimostra che i primi cristiani discutevano attivamente fra di loro le questioni del celibato, il sesso, il matrimonio e la definizione dei discepoli.

Arduino arriva al Moma di New York

La Stampa
marco consoli

La piccola scheda elettronica esposta come esempio di design contemporaneo Made in Italy



C’è Picasso, Jackson Pollock e Arduino. La piccola scheda elettronica Made in Italy entra ufficialmente al MoMA di New York , dove sarà esposta a partire dal 2015, a fianco ai maestri della pittura, come “esempio di quei piccoli capolavori in grado di avere un enorme impatto sul design contemporaneo”, come scrive la curatrice del Dipartimento di Architettura e Design del museo di New York Paola Antonelli. 

Creato ad Ivrea da un team composto da Massimo Banzi, David Cuartielles, Tom Igoe, Gianluca Martino e David Mellis, questo microcomputer ha fatto breccia non soltanto nel cuore degli smanettoni, ma anche di artisti, designer, scienziati e persino nel settore industriale, grazie alla sua versatilità che permette di collegarvi ogni genere di congegno elettronico (sensori, led, attuatori, e così via) per realizzare oggetti interattivi, che vanno da orologi parlanti a robot, congegni per la domotica, creazioni degne di una galleria d’arte, e così via. 

Il successo è dovuto anche al fatto che l’hardware e il software sono aperti e consentono a chiunque di intervenire e modificarli a proprio piacimento. La celebrazione del MoMA, che non a caso a fianco ad Arduino acquisisce Ototo, Makey Makey, Colour Chaser e DIY Gamer Kit, tutti progetti pensati per abbandonare la fruizione passiva e passare dalla parte di creatori e inventori, celebra l’era del “bricolage elettronico” ispirato dalla tecnologia, che comprende tra l’altro anche il boom delle stampanti 3D e dei gadget a costruzione modulare. 

Idee nate in laboratori di ricerca o inizialmente dedicate a un ristretto gruppo di cervelloni e che sono arrivate alle masse grazie anche al successo della Maker Faire, fiera dedicata al fai da te nata in California nel 2006 e allargatasi a macchia d’olio con analoghi eventi in tutto il mondo.

La signora Capra denuncia Peppa Pig: “Danneggiata dall’omonimia”

La Stampa

Chiesto un risarcimento di 100mila euro da devolvere in beneficenza

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Non solo fan per Peppa Pig. Supportata da una associazione di consumatori, una signora italiana è decisa a portare in tribunale la società produttrice dell’arcinoto cartone animato britannico, chiedendo alla Astley un indennizzo di 100 mila euro da devolvere in beneficienza. Il motivo? Parte tutto da un problema di omonimia. La signora, spiegano dalla Fondazione Nazionale Consumatori, 40 anni, impiegata in una nota società privata, si chiama Gabriella Capra, esattamente il nome scelto dalla produzione anglosassone per un nuovo personaggio del cartone più amato dai bambini. 

«In una delle puntate - scrivono dall’associazione - la famiglia dei Pig va in vacanza in Italia dove conosce la famiglia dei Capra, in particolare la signora Gabriella Capra, nipote del signor Capra rustico cuoco di paese». È stato così, sostengono dalla Fondazione Nazionale Consumatori, che «da quando è uscita questa puntata del cartone» la vera signora Capra «viene derisa e fatta oggetto di scherno da amici e colleghi». Da qui la decisione di rivolgersi all’associazione dei consumatori e la causa civile per «tutelare il suo nome in sede civile». Il ricavato, assicurano «sarà interamente devoluto in favore si associazioni che si occupano di bambini abbandonati».

Erdogan prova a riscrivere la storia d’America: “Non fu Colombo a scoprirla, ma i musulmani”

La Stampa

Il presidente turco rispolvera una lettura poca accreditata dei diari del navigatore genovese. E spiega: «C’era già una moschea, i nostri marinai arrivarono lì nel 1178».

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L’America non è stata scoperta da Cristoforo colombo nel 1492 ma da «marinai musulmani» più di tre secoli prima, tanto che il navigatore genovese, veleggiando davanti a Cuba, poté addirittura scorgere una moschea in lontananza.

Appoggiandosi più sul proprio orgoglio islamico che non su teorie accreditate, lo ha sostenuto da una ribalta internazionale il presidente turco Recep Tayyip Erdogan facendo pure un annuncio: costruirà una moschea a Cuba, se le autorità dell’Avana glielo permetteranno.

«Marinai musulmani arrivarono in America nel 1178», ha sostenuto Erdogan parlando al primo “Summit dei leader musulmani dell’America latina” svoltosi a Istanbul. Almeno nel resoconto dato dal sito del quotidiano turco Hurriyet, l’ex premier e ora presidente non ha fornito citazioni storiche per affiancare attendibilmente i marinai islamici a quelli vichinghi, portoghesi e islandesi che popolano su internet la «retrodatazione della scoperta dell’America».

«Nei suoi diari, Cristoforo Colombo ha fatto riferimento alla presenza di una moschea sulla cima di una montagna a Cuba», ha detto però ancora Erdogan, sostenendo inoltre che «la religione islamica era diffusa» già prima dell’arrivo degli europei nel 1492. Il sito inglese dell’autorevole quotidiano turco ricorda che la teoria di una moschea a Cuba era stata diffusa nel 1996 da Youssef Mroueh dell’ «As-Sunnah Fundation of America».

Mroueh aveva interpretato come reale, e non solo metaforica come invece ampiamente ritenuto dagli studiosi, una notazione di Colombo circa la forma di un rilievo simile ad una moschea nei pressi di Gibara, sulla costa nord-orientale dell’isola caraibica. «Oggi una moschea starebbe bene sulla sommità di quella montagna», ha sostenuto il presidente turco, che da quasi tre lustri sta facendo leva sulla religione islamica per scardinare il sistema di potere turco basatosi per decenni sul laicismo dei militari.

Erdogan ha annunciato che chiederà il permesso di costruire a spese della Turchia una moschea proprio su quel rilievo e ha precisato che ne parlerà subito al «fratello cubano» che ha rappresentato l’isola comunista al summit di Istanbul. Hurriyet non precisa che speranze abbia l’iniziativa in un paese laico, dove l’ateismo di Stato è stato abolito solo nel 1992 e i musulmani, secondo uno studio del 2009, sarebbero solo lo 0,1% della popolazione. 

Legge la mail a bordo dell’aereo e arriva il conto da 960 euro

Corriere della sera
di Elmar Burchia

Per controllare la posta elettronica e scaricare alcuni document un imprenditore canadese su un volo della Singapore Airlines pagherà un conto salato

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Inviare un paio di mail per diverse centinaia di dollari? Un prezzo altissimo, persino per una connessione ad alta quota. Per l’utilizzo del Wi-Fi sul volo da Londra a Singapore, l’imprenditore canadese Jeremy Gutsche dovrà sborsare l’equivalente di circa 960 euro. Prima di salire sull’aereo, aveva acquistato un pacchetto da 30 dollari (24 euro) per utilizzare Internet a bordo. Gutsche, che è amministratore delegato di Trend Hunter, una comunità online di moda e arte, ha raccontato la disavventura sul sito web del suo datore di lavoro. Il manager spiega di aver visitato solo 155 pagine web, «perlopiù per controllare la posta elettronica». Inoltre, la connessione a bordo era «terribilmente lenta»; per caricare una presentazione in PowerPoint (da 4 megabyte) ci avrebbe messo un’ora. Solamente la mail ai suoi colleghi di lavoro, nella quale spiegava che l’invio del documento avrebbe richiesto un po’ di tempo, gli è costata 8 euro. Gutsche spiega di aver dormito durante quasi tutto il volo, ma che mai si sarebbe immaginato di ricevere un conto così salato.
Il racconto dell’imprenditore
«Avrei potuto spendere quei soldi per altre cose, ad esempio un biglietto aereo per Singapore», scrive Gutsche sul sito di Trend Hunter. «Ma in fondo, è proprio quello che ho appena fatto. E alla fine il volo è risultato molto più costoso del previsto». Con un po’ d’ironia (ma sempre ancora stizzito) rimarca di essersi particolarmente rallegrato della connessione gratuita nella sua stanza d’hotel a Singapore. Singapore Airlines non ha ancora rilasciato dichiarazioni. Il portale della compagnia aerea, tra le più premiate al mondo, pubblicizza il Wi-Fi a bordo per i passeggeri, prevedendo un pagamento basato sul volume di traffico o a tempo: «Naviga, cinguetta o invia un messaggio di testo durante il tuo volo! Ora puoi portare il tuo mondo a bordo, semplicemente utilizzando il tuo smartphone, il tuo laptop o tablet, come quando sei a terra».

15 novembre 2014 | 14:41

Hemingwrite, per scrivere senza distrazioni

Corriere della sera
di Federico Cella



Scrivere senza distrazioni. All’inizio il Web era la manna per scrittori, giornalisti e grafomani vari grazie all’accesso immediato a qualunque tipo di informazione. Ora il nuovo sogno di chi cerca di mettere una parola dietro l’altra è di poterlo fare senza distrazioni continue: email, Facebook, Twitter e messaggi «push» vari. Il desiderio di fare un passo tecnologico indietro è alla base di Hemingwrite, quella che si potrebbe definire una macchina per scrivere hi-tech. Oppure un «Kindle per la scrittura». Così come gli ebook reader non fanno altro che proiettare il libro nel digitale, la macchina in arrivo nei prossimi mesi ha la sola funzione di scrivere su un display e-ink. Senza proporre altre distrazioni, ma senza dover rinunciare alle comodità della tecnologia. Come una memoria interna da un milione di pagine e la possibilità di salvare il proprio lavoro sul cloud.