venerdì 28 novembre 2014

L’ultimo taxi giallo di Milano Viaggio sulla macchina del tempo

Corriere della sera

di Alice Dutto

La Fiat Tipo è il simbolo di un passato che continua ad affascinare. Le soste da Eataly al film di Buzzanca

Nella lotta contro l’incedere del tempo, lui resiste. Arriva ogni giorno puntuale, alle quattro del pomeriggio, e si mette in fila alla fermata di piazza Napoli, in paziente attesa dietro i suoi colleghi. Poi rimane in turno fino alle due di notte: sempre così, da 38 anni. In tutto questo tempo Ferdinando Porcu, sardo d’origine, ha cambiato solo due vetture. La prima era una Ford Granada, la seconda – quella con cui ancora percorre le strade di Milano – è una Fiat Tipo ed è l’ultimo taxi giallo ancora in servizio in città. Per trovarlo c’è voluto più di un anno. Schivo di natura, preferisce lavorare in autonomia, slegato dai radiotaxi. Qualche appostamento a Lanza, dove alcuni dicevano di averlo visto, poi una foto, scattata da un amico di fronte a Eataly. Infine, dopo tanto tempo, l’appuntamento. Perché le interviste, quelle no, non le vuole fare, ma una corsa – si sa – non si nega a nessuno.

L’ultimo taxi giallo di Milano 
L’ultimo taxi giallo di Milano 
L’ultimo taxi giallo di Milano 
L’ultimo taxi giallo di Milano
Il profumo di vaniglia
Nell’abitacolo, l’odore forte è di Arbre Magique alla vaniglia. I sedili di pelle nera sono impeccabili, lucidi e puliti. Nel portaoggetti, vicino al freno a mano, ci sono le monete per il cambio. Attaccato al poggiatesta del sedile, un adesivo riporta un motto in croato. Ogni cosa è al suo posto, in perfetto stato: sembra quasi di essere saliti su una macchina del tempo. Al prossimo incrocio forse incontreremo Jerry Calà o Renato Pozzetto, ancora quarantenni. Per mantenerla così è lui stesso a occuparsi della manutenzione: «Sono capace di farlo», dice asciutto. Intanto, il tassametro ha già cominciato a scandire i minuti. A ogni metro percorso, l’atmosfera si fa più rilassata, mentre gli sguardi dei curiosi si appiccicano ai vetri: un taxi giallo non passa certo inosservato. «Una volta mi avevano contattato perché una coppia di sposi voleva il mio tassì al loro matrimonio. Ma ho dovuto dire di no» racconta, «perché non ero in servizio».
Lando Buzzanca
Un problema che non si è posto quando l’attore Lando Buzzanca lo ha voluto per girare le scene di un suo film: «Hanno smontato il sedile per mettere la telecamera in posizione, ma lì non c’è stato alcun problema: per me potevano fare tutto, tanto il tassametro andava» ironizza. Ma guidare un taxi non è sempre una passeggiata e, spesso, può essere rischioso: «Come quella volta in cui ho dovuto accompagnare a Piacenza una donna incinta perché voleva vedere dov’era il suo amante: non mi ha mai pagato. E quando ho dovuto rincorrere due ragazze per avere i soldi della corsa, perché mi stavano lasciando del denaro falso» ricorda, «Viaggiare di notte è pericoloso, ma io so come difendermi». Comunque, non durerà ancora molto. La stanchezza gli si legge negli occhi, e nel tono di voce. «Milano non è più quella di una volta» ammette commosso, una volta arrivati al termine della corsa. «Quando smetterò di girare, e smetterò tra poco, andrò al mare. Tornerò da dove vengo, per riposare». Appena scesi, si rimette in fila, come sempre, in attesa di una nuova corsa.

28 novembre 2014 | 16:20