mercoledì 17 dicembre 2014

Nato con le zampe deformate, Derby è stato salvato dalle protesi 3-D

La Stampa
fulvio cerutti (agb)

I suoi primi proprietari volevano sottoporlo all’eutanasia, ma la sua vita è cambiata

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Quando Derby è nato nel 2013, la natura lo aveva fatto con le zampe anteriori deformate. Un “difetto di fabbrica” avranno pensato i suoi proprietari, qualcosa da risolvere portando il cucciolo in un canile per farlo sopprimere.

Ma per Derby non era ancora venuto il momento. Non doveva subire un’ingiustizia di questo tipo. E per sua fortuna “Peace and Paws Dogs Rescue, un canile no-profit dove i quattrozampe non vengono soppressi, ha deciso di prendersi cura di lui.

All’inizio al cane è stato applicato un semplice carrello, due ruote che gli permettevano di muoversi in libertà. Ma la vera svolta è arrivata da una tecnologia più avanzata. Tara Anderson, insieme ai colleghi della 3D Systems, ha iniziato a progettare e testare delle protesi speciali per Derby. Sulla base dei risultati di una Tac alle zampe, sono state create delle protesi stampabili in 3D.
Dopo qualche tentativo, alla fine la Anderson ha trovato sia la forma che i materiali giusti. Ora Derby indossa quotidianamente le sue protesi, che ogni giorno gli permettono di percorrere dai quattro ai sei chilometri al giorno.

[Clicca qui per guardare il video della corsa di Derby]
Tara Anderson ora spera che quel tipo di tecnologia possa essere utilizzata per aiutare altri cani che hanno avuto incidenti o sono nati con deformità. Ma per ora quel che conta è la nuova vita di Derby: «La prima volta che ha indossato le protesi, ha iniziato a corre felice come non mai. Ero assolutamente stupito» ha detto Sherry Portanova, la signora che lo ha adottato.

twitter@fulviocerutti

In un giorno di pioggia arrivò Nebbia

La Stampa

Dopo un anno, per cercare di cacciare un’anatra, si tuffò nelle acque di un naviglio. Sembrava spacciato, poi la mano amica della sua proprietaria lo trasse in salvo

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Chi, inavvertitamente, accetta di adottare un cucciolo di cane, offerto da una collega (poverino, sono ben sei i nuovi arrivati …), non sa a quali conseguenze va incontro. “I cagnolini sono simpatici, ne abbiamo già avuti tre (di cui due non educati da noi …), meglio le femmine, Diana era arrivata che aveva già sei mesi e si era sempre difesa … Mah! Alla fine è meglio il maschio …”

Ed è arrivato, prematuramente come regalo di Natale, all’inizio delle vacanze, piccolo, di appena un mese, bianco spruzzato di nero, con macchie nere leggermente asimmetriche disseminate qua e là, non come cane di razza lezioso e prezioso ma un bastardino traballante e palpitante per testimoniare il nostro amore disinteressato per gli animali.

Da quel momento si è installato prepotentemente nella nostra vita, invadendo le nostre giornate, inseguendo e spaventando lo zoo di famiglia, quattro gatti più o meno domestici, ben decisi a godersi il caldo della casa in quell’inverno che è stato il più lungo e piovoso della storia , secondo i telegiornali e secondo i miei ricordi.

“Come si chiama?” chiedono le amiche pronte ad attribuire al nuovo arrivato tutti i complimenti del caso. “Nebbia” è la risposta che le lascia quasi allibite. “Perché? E’ così triste, siamo in Val Padana”. In compenso il cagnolino ha imparato subito il suo nome forse perché si adatta bene al suo colore non ben definito, alle macchie dai contorni indecisi, alla camminata traballante e spericolata.

Quasi un anno dopo Nebbia venne ripescato dalle acque
Un anno dopo Nebbia ci ha fatto prendere un gran spavento. Ormai cucciolo forte e baldanzoso, avanzava vivacemente lungo la sponda erbosa di un naviglio dalle acque gonfie e torbide per la gran quantità di pioggia caduta. Il cielo era grigio, coperto di nuvole. Ma Nebbia si godeva comunque la passeggiata mattutina, così carica di tracce e ricca di sorprese. Trascinava con forza il guinzaglio, quella cosa che si permetteva di trattenerlo quando lui avrebbe voluto spiccare una salto e correre liberamente. Lo mordeva e ringhiava per cercare di strapparlo, poi riprendeva ad avanzare solo lui sa alla ricerca di cosa.

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All’improvviso ecco un’anatra spuntare lungo la riva ed entrare in acqua. Una tentazione troppo forte per Nebbia che con un balzo ardito riuscì a liberarsi dal guinzaglio e a tuffarsi giù verso l’acqua … Il cane sembrava scomparso. Dopo un po’, guardando bene, riuscii a vederlo, mentre annaspava lungo l’argine erboso e per poi fermarsi aggrappato all’erba più folta. “Stai fermo Nebby, non muoverti che torno a salvarti” gli dico dopo aver tentato di raggiungerlo, senza riuscirci, perché la sponda era troppo alta e scivolosa.
Ed ecco la corsa affannosa verso casa, la partenza in automobile con mia sorella, la guida insicura lungo l’argine con l’incertezza di ritrovare il punto dove Nebbia era caduto... il ciglio erboso era tutto uguale e sembrava che l’animale fosse scomparso.

A un certo punto la buona notizia: protendendosi sopra l’erba, in un punto che sembrava quello giusto, sono riuscita finalmente a trovarlo: in fondo, dove cominciava l’acqua, Nebbia era là, tremante e terrorizzato, ma fermo e ben aggrappato alla vegetazione. Senza pensarci troppo scesi lungo la sponda, rimanendo aggrappata ad un bastone trattenuto da mia sorella. Nebbia, rinvigorito dalla mia presenza e dal suono amico della mia voce che pronuncia il suo nome, riuscì a salire un po’. La mia mano protesa e la sua zampa finalmente si incontrarono, quel poco che bastava per sollevarlo. Finalmente entrambi eravamo sull’erba del sentiero, abbracciati l’uno all’altro. Finalmente Nebbia era in salvo.

MARY