domenica 21 dicembre 2014

La vera violenza sugli animali Maltrattarli non è più reato

Oscar Grazioli - Dom, 21/12/2014 - 09:59

Mobilitazione contro l'ultimo decreto legislativo che estingue la pena con un obolo. Indignazione in rete, il 24 gennaio giorno di protesta contro il colpo di spugna

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Forse chi ci governa e magari anche qualcuno che sta all'opposizione non ha ben capito che la gente è stanca, incazzata, disperata, non solo per le mille gabelle (evviva la semplificazione!) che piovono ogni mese come grandine durante un temporale estivo, ma perché non ne può più di avere perso la propria incolumità fisica anche tra le mura di casa.
La criminalità dilaga a ogni livello, come apprendiamo dai media che ogni giorno ci portano notizie di corrotti, collusi, omicidi, stupratori, tagliagole, usurai, mafiosi e mafiosetti, tutti garantiti una volta dalla prescrizione, l'altra dall'indulto e dall'amnistia, sempre dal buonismo e dalle garanzie che hanno i farabutti e mancano invece alle vittime.

Non vorranno mica mandare in galera il ragazzotto che scippa la borsa dell'anziana signora, appena ha ritirato la «minima» alla posta, vero? Per il governo sono condotte di «particolare tenuità» e viaggia veloce lo schema di decreto legislativo che su di esse incide, dando attuazione alla legge delega 67/2014 sulla messa a prova e le misure alternative al carcere. Questa prevede l'archiviazione per tutti i reati sanzionati con una pena detentiva non superiore a un massimo di 5 anni. In alternativa si può versare un obolo.

In queste «condotte di tenuità» sono compresi, ad esempio il furto semplice. Quindi se i ladri vi hanno fatto visita, rubandovi gli affetti più cari, oltre ai soldi, non invocate la galera o qualcosa che riguarda la loro salute. Non andranno in galera e, di solito, si tratta di gente che gode di una fibra invidiabile. Non gli si attacca neanche il raffreddore. Se poi trovate in casa gli «ospiti» e vi arrivano due sganassoni, prima di tutto ringraziate perché vi è andata bene, poi aspettate che li prendano e vi risarciscano, perché violenza privata, danneggiamento e truffa saranno tutte «condotte tenui» che non prevedono quindi la visione del sole a scacchi.

Nel calderone delle «tenuità» rischiano di finirci i reati per il maltrattamento degli animali e, proprio in queste ore, il web sta ribollendo per la rabbia degli animalisti, ma anche delle semplici persone di buon senso. Verranno depenalizzati l'abbandono di animali, la loro uccisione, il loro maltrattamento e persino i combattimenti cui sono costretti nei circuiti gestiti dalle organizzazioni criminali e mafiose. Se lo schema del Consiglio dei Ministri, dovesse diventare legge, anche per questi reati non si dovrebbe più affrontare un procedimento penale con la possibilità di finire in carcere. Basterà un semplice risarcimento ai proprietari delle vittime, sempre che non intervenga l'onnipresente prescrizione a cancellare ogni fantasma di reato.

Su «Change.org», su «Balzoo», su «Firmiamo» si trovano considerazioni di fuoco, rispetto a questo scenario e facsimili di lettere da inviare a Renzi, perché receda da questo intento. Contemporaneamente le associazioni che si occupano di benessere e diritti degli animali invitano al «mail bombing» (bombardamento di e mail) su governo e parlamento, mentre è già stata decisa una giornata di mobilitazione generale, il 24 gennaio, per evitare di cancellare, con un colpo di spugna, dieci anni di norme penali sui maltrattamenti agli animali.

La tutela degli animali oggi, anche se perfettibile, è una pietra miliare che dà una pennellata di civiltà a un paese allo sbando, terremotato realmente e figurativamente a ogni suo livello. Il governo di Renzi eviti questa ignominia nei confronti di chi non ha voce e non vota.



Niente depenalizzazione per i reati legati ai maltrattamenti sugli animali”
La Stampa

Dopo giorni di tensione, arriva la rassicurazione del ministero di Giustizia

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I crimini contro gli animali non saranno depenalizzati. È il ministero di Giustizia a rassicurare gli amanti degli animali dopo giorni di preoccupazioni e proteste. Tutto era nato con il decreto legislativo riguardante la «non punibilità per particolare tenuità del fatto». Lo schema alla base di tutto mira alla depenalizzazione giudiziaria per le condotte sanzionate con pena pecuniaria o con pena detentiva non superiore ai cinque anni. Uno schema che rischiava di includere i reati contro gli animali, tutti con pene inferiori ai cinque anni di carcere: il maltrattamento (art. 544 ter c.p.) è punito con una reclusione di tre mesi a un anno e sanzioni pecuniarie da 3 mila a 14 mila euro, mentre l’uccisione (art. 544 bis) con la reclusione da 3 a 18 mesi. 

Sono stati giorni di mobilitazioni e mail bombing intensi da parte delle associazioni animaliste preoccupate di veder vanificato il lavoro di anni di lotte per il riconoscimento dei diritti animali. 
Dagli uffici del ministro Orlando assicurano: questi reati non saranno compresi tra quelli per i quali è prevista la non punibilità, nel caso in cui si manifestino crudeltà nei confronti degli animali. Il decreto legislativo che prevede la non punibilità per i reati più lievi, varato dal Consiglio dei ministri il 1 dicembre scorso, «ha come presupposto la possibilità che la vittima si opponga all’archiviazione stessa del reato proposta dal pubblico ministero. È evidente che questo meccanismo non può riguardare i reati di maltrattamenti di animali». La specificità di questi reati, pertanto, «sarà tenuta in considerazione nel testo finale del provvedimento all’esito dei pareri espressi dalla Camera e dal Senato a cui è stato trasmesso lo schema di decreto approvato dal Cdm». 

Un chiarimento arrivato anche grazie a una lettera della senatrice del Pd Amati: «Nella lettera segnalavamo al Ministro che, in caso di vittime animali, il meccanismo avrebbe creato le condizioni per un sistematico sbilanciamento del giudizio in favore dell’indagato, dato che lo schema di decreto prevede che il Pm senta indagato e parte lesa prima di proporre l’archiviazione - e conclude - E’ del tutto evidente, infatti, che gli animali non avrebbero potuto in alcun modo contestare la ritenuta tenuità del fatto». Sotto il profilo tecnico-normativo, la lettera fa leva sulla legittimazione delle associazioni animaliste ad esercitare i diritti della parte lesa in tutte le fasi del processo, sulla base dell’articolo 7 della legge 189/2004, ulteriormente rafforzata dalla sentenza n. 34095 del 12 maggio 2006 (Cass. Pen. Sez. III).

Lo schema di decreto prevede che, prima di avviare l’archiviazione, il Pm senta indagato e parte lesa. Nella lettera si segnala al Ministro che, qualora il Pm ritenesse di avviare il procedimento di archiviazione previsto dallo schema di decreto, a meno che un’associazione animalista non si sia già costituita parte civile nel procedimento, si verrebbe a creare una situazione di sistematico sbilanciamento del giudizio in favore dell’indagato. Purtroppo, infatti, nonostante la costante e fondamentale vigilanza delle associazioni animaliste, può succedere che non vengano tempestivamente informate delle denunce, rimanendo escluse da alcuni procedimenti . Si rischia quindi, come segnalano da giorni cittadini e associazioni, uno svuotamento della legge 189/2004, che non è certo nelle intenzioni né fra gli obiettivi della legge delega cui si vuole dare attuazione.