lunedì 29 dicembre 2014

Cina, Gmail bloccata da tre giorni

Corriere della sera

Pechino avrebbe bloccato l’accesso da tre giorni al servizio di posta elettronica di Mountain View

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La Cina ha bloccato da tre giorni l’accesso a Gmail, il servizio di posta elettronica di Google. Lo riferiscono vari media e una conferma emerge da una pagina del motore di ricerca che riporta in tempo reale il traffico diretto ai suoi prodotti e servizi.
Attached image from server in Beijing, moments before http://t.co/Zm99MQ0z5r was blocked in China. pic.twitter.com/HnGkYIFz7P
— Dyn Research (@DynResearch) 29 Dicembre 2014
Firewall
In Cina la maggior parte dei servizi di Google sono già bloccati da tempo per contrasti in corso da quattro anni fra il colosso internet americano e le autorità cinesi circa le libertà in rete. Il blocco è iniziato il 26 e il Dyn Research, un accreditato osservatore di internet, precisa che il servizio è stato bloccato dallo snodo di Hong Kong. Nel 2010 Google aveva cominciato a smistare il suo traffico proprio dalla regione speciale cinese di Hong Kong dopo attacchi di hacker e aveva cercato di aggirare, senza successo, i blocchi della censura.

29 dicembre 2014 | 13:49

Via sms o via email i saldi arrivano prima

La Stampa

L’avvio stabilito il 3 gennaio è anticipato da sconti e promozioni che proliferano sul web

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In tempi di crisi il saldo arriva prima e lo fa via sms o via email. In modo ufficiale o ufficioso, gli sconti post-natalizi sono già partiti questo fine settimane in gran parte dei negozi e, a guardar bene, anche in qualche catena commerciale, finora obbligata a rispettare formalmente la data decisa dai governi regionali. Nonostante l’anticipo deciso quest’anno dalle amministrazioni in tutta Italia a prima della Befana, aspettare l’avvio stabilito il 3 gennaio significa infatti per i commercianti perdere un momento prezioso, in cui si respira ancora aria di festa e i turisti sono ancora in giro per le città d’arte ben disposti a spendere.

Ormai da qualche anno, la crisi economica ha falcidiato i consumi natalizi e lo shopping ha subito anche gli effetti della competizione sempre più acerrima di internet. I siti che costantemente nel corso dell’anno offrono sconti e promozioni proliferano sul web, promettendo prezzi più bassi per prodotti che arrivano direttamente alla porta di casa. Anche gli italiani, popolo solitamente restio all’acquisto senza vedere e toccare, si sta dunque progressivamente convertendo alla comodità di un clic.

Con i saldi il mondo del commercio tradizionale spera quindi in un recupero. Ma per i negozi non c’è un istante da perdere. Ecco allora sms e mail a valanga, spediti a tutti i clienti più o meno fissi, per invitarli a vendite «particolari» o dedicate. In pratica a sconti di fine stagione camuffati, anticipati a subito dopo il 25. All’estero funziona così già da anni: senza alcun bisogno di stratagemmi, il 26 dicembre - giorno per noi ancora rigorosamente festivo - Harrod’s viene letteralmente preso d’assalto a Londra nel «boxing day», ormai associato proprio all’inizio dei saldi.

Michael Schumacher, nell'anno del coma ha guadagnato 10 milioni

Libero

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Un anno di silenzio. Domani sarà l’anniversario più brutto della carriera di Michael Schumacher: non quello di una vittoria, della conquista di un titolo mondiale, bensì di quel maledetto incidente sugli sci. Era il 29 dicembre dello scorso anno, mentre tutti aspettavano la fine dell’anno il campione era in vacanza sulla neve a Meribel. Una scivolata, il giallo del fuoripista e tanta tanta sfortuna: il tedesco d’acciaio che nemmeno il muro di Silverstone era riuscito a tenere troppo lontano dalle piste, sviene battendo violentemente la testa su un sasso.

A un anno di distanza da quell’incredibile frangente a metà tra sfiga e destino beffardo, quello di domani per il campione tedesco sarà comunque un grande traguardo: due operazioni disperate, sei mesi di coma, la riabilitazione a Losanna e poi il ritorno a casa il 10 settembre scorso. Piccoli passi avanti, ma più difficili di un giro veloce. In mezzo tanta attesa, la paura dei tifosi e le speculazioni di chi ha provato a guadagnarci arrivando fino a sottrarre la cartella clinica del paziente famoso. La corsa che lo aspetta è ancora lunga: «La terapia durerà almeno tre anni», ha garantito il luminare Jean-François Payen che lo ha assistito fin dai primi momenti.

Tra le visite degli amici, in primis Jean Todt, e la quotidiana terapia all’aperto per fargli sperimentare profumi, colori e sensazioni che ne aiutino il recupero, Schumi dovrà lottare ancora. Il castello di Gland che era il simbolo della grandiosità del pilota più pagato della storia è diventato una sorta di ospedale costato 12 milioni di euro solo di attrezzature. Vi lavorano a turno 15 specialisti tra neurologi, terapisti ed infermieri, contrattualizzati con uno stretto vincolo di segretezza e coordinati da Richard Frackowiak, professore londinese di origini polacche.

Schumi, però, continua a correre per i suoi tifosi. Sul web perlomeno, dove il suo nome è stato il più cercato nella categoria «sportivi» nel motore di ricerca Google per conoscere l’evoluzione della sua condizione e ogni minimo segnale di recupero. Più interesse hanno riscosso solo il processo Pistorius, i disastri aerei della Malaysia Airlins, la Sla (effetto Ice-bucket challenge) e, ovviamente, il virus Ebola. L’ex pilota di Benetton, Ferrari e Mercedes è ancora un brand nonostante tutto su cui gli sponsor continuano a scommettere. Non tutti certo: a dire addio a inizio dicembre sono stati i marchi Navyboot e Jet Set del gruppo Gaydoul che non hanno rinnovato gli accordi da circa 5 milioni di euro.

A fermare le voci di nuovi addii ci ha pensato l’agente Sabine Kehm, sottolineando come gli altri contratti saranno confermati nonostante le condizioni di Schumi: «La nostra idea è sempre stata quella di una collaborazione su una base amichevole, personale e di associazione. Ora, come prima, quasi tutte le collaborazioni rimarranno», le parole della portavoce, «bisogna sempre pensare in quale fase della carriera ci si trova. Quando si è piuttosto giovani si va alla ricerca un’immagine più pubblica e, quindi, una maggiore presenza nel campo della pubblicità. Michael non ha bisogno di questo».

Il tedesco sembra aver bisogno soprattutto di amici. Come Audemars Piguet, marchio dell’alta orologeria che ha dedicato a Michael un’edizione limitata. O l’Hassia Gruppe, proprietaria del marchio di acque minerali Rosbacher che ha smentito le indiscrezioni sulla fine dell’accordo. E ancora le porte Hormann, ultimo sponsor a firmare con Michael un anno prima dell’incidente. In tutto una batteria che garantisce all’ex pilota a 2 anni dal ritiro ancora una decina di milioni all’anno. Fino alla finanziaria Dvag, quel marchio dal logo lunghissimo che i tifosi della Rossa ricorderanno campeggiare sempre sul berretto del campionissimo sin dal 1996: «Per noi è ovvio rimanere insieme anche nei momenti difficili», parola di Robert Peil, «chiudere il contratto sarebbe un segnale funesto come azienda».

di Domenico Secondi

Poliziotto consola due cani, foto commuove il web

La Stampa
fulvio cerutti (agb)

L’immagine dell’ufficiale seduto sull’erba mentre accarezza due quattrozampe trovati lungo la strada diventa virale. L’autrice dello scatto: «E’ andato ben oltre i suoi doveri»

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Un gesto normale per chi ama i cani diventa speciale per il web. Protagonista del tutto è un poliziotto di Kansas City immortalato in uno scatto fotografico mentre è seduto con due cani su una collinetta erbosa fuori rampa su una superstrada. L’ufficiale, che non ha voluto essere identificato, è diventato un vero e proprio eroe sui social media quando Debbie Davis ne ha pubblicato la foto su Facebook.

L’uomo è rimasto lì, seduto sull’erba fredda, intento ad accarezzare due randagi, in attesa che arrivasse il servizio per la tutela degli animali. Davis, che ha assistito alla scena, ha detto che il poliziotto è andato ben oltre i suoi doveri: «In pochi avrebbero fatto altrettanto. Fa molto freddo e la maggior parte delle persone non si sarebbe voltata due volte vendendo due cani correre a bordo strada».

In realtà si è poi scoperto dopo che i due cani non erano randagi, ma scappati dalla casa dei coniugi Austin e Ashley Mozingo. «Penso sia una storia impressionante - racconta il signor Austin -. E’ bello sapere che ci sono ancora agenti di polizia là fuori che ancora amano aiutare la comunità, in particolare aiutare i cani»

twitter@fulviocerutti

Wangiri, l'ultima truffa col cellulare

Libero

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Una chiamata persa può svuotarci il credito sulla scheda del nostro cellulare. Quando ricevete una chiamta da un numero che non conoscete e vitate di richiamare perchè potrebbero scattare tariffe premium che vi costerebbero circa 1 euro e 50 centesimi al minuto. Bastano pochi minuti al telefono e la scheda si svuota. Potrebbe essere una ping call , la nuova truffa telefonica che si limita appunto a uno squillo. Basta richiamare per spendere decine di euro per pochi secondi. E l’Italia sarebbe la patria del boom di queste nuove truffe telefoniche.

La truffa - La telefonata può arrivare a qualunque ora, anche nel cuore della notte. È un numero come un altro, ma sconosciuto alla vittima. Comincia spesso con +373. Di solito dura appena un breve squillo. Se si fa in tempo a rispondere, si sente la linea cadere. Più spesso la telefonata rimane senza risposta, dentro la memoria del cellulare. Se si richiama il telefonino viene infatti “agganciato” a una tariffa ad alto costo: 1.50 euro ogni 10 secondi. L’utente è incappato in una ping call. Internet abbonda di segnalazioni al riguardo. Centinaia di forum e siti avvertono del pericolo. Su unknownphone. com, come racconta Repubblica, per esempio, si legge: "Un euro e 50 a questi maledetti per sentire un film porno in russo. Ho trovato una telefonata non risposta e ho richiamato". Le associazioni dei consumatori parlano di una “epidemia di truffe”.

Tariffe premium - Le compagnie telefoniche le conoscono tutte per nome: "L’ultima frode è denominata Wangiri — spiegano da Vodafone — in tal caso i truffatori utilizzano un computer in grado di contattare simultaneamente una grande quantità di numeri telefonici in modo casuale. I cellulari di coloro che ricevono questa telefonata, visualizzano sul display una “chiamata persa”. La truffa scatta quando l’utente, in buona fede, ricontatta il numero, che normalmente viene tariffato come numero premium o contiene delle pubblicità". Insomma se volete difendervi dalla truffa leggete qui i consigli da seguire per evitare di passare le feste col cellulare a secco.


Truffa col cellulare: ecco come difendersi

Libero
28 dicembre 2014


Una chiamata persa può svuotarci il credito sulla scheda del nostro cellulare. Quando ricevete una chiamta da un numero che non conoscete e vitate di richiamare perchè potrebbero scattare tariffe premium che vi costerebbero circa 1 euro e 50 centesimi al minuto. Bastano pochi minuti al telefono e la scheda si svuota. Potrebbe essere una ping call , la nuova truffa telefonica che si limita appunto a uno squillo. Basta richiamare per spendere decine di euro per pochi secondi. E l’Italia sarebbe la patria del boom di queste nuove truffe telefoniche. La telefonata può arrivare a qualunque ora, anche nel cuore della notte.

È un numero come un altro, ma sconosciuto alla vittima. Comincia spesso con +373. Di solito dura appena un breve squillo. Se si fa in tempo a rispondere, si sente la linea cadere. Più spesso la telefonata rimane senza risposta, dentro la memoria del cellulare. Se si richiama il telefonino viene infatti “agganciato” a una tariffa ad alto costo: 1.50 euro ogni 10 secondi.

I consigli da seguire - Come ci si può difendere, allora? "Questo genere di frodi — rispondono da Vodafone — viene gestito da tutti gli operatori telefonici in linea con la policy della GSM Association Fraud and Security Group ». In sostanza, a seguito della segnalazione del cliente truffato, scatta una procedura standard: «Viene verificato se altri clienti sono stati tratti in inganno allo stesso modo, poi si contatta l’operatore dal quale è partita la chiamata e si richiede di bloccare il numero. Infine viene chiesto al cliente di presentare denuncia e si procede quindi col riaccredito della cifra contestata".



Il tuo partner ti tradisce? Bastano 70 euro per scoprirlo: il software per controllarle il cellulare

Libero
28 dicembre 2014

Bastano 70 euro al mese per sapere se il tuo partner ti tradisce. La caccia all'amante infedele, oggi, non passa più per le agenzie investigative, ma semplicemente da un software di sorveglianza in grado di monitorare il cellulare o il computer della moglie, della fidanzata, del compagno o di chi volete voi. Un caso, l'acquisto di questo tipo di dispositivi, che ha raggiunto proporzioni impressionanti in Gran Bretagna. Si tratta di programmi-spia con cui ascoltare le conversazioni delle vittime, leggere i loro messaggi e registrare ogni loro spostamento. Uno di questi software si può anche acquistare online, e come racconta Il Fatto Quotidiano si auto-pubblicizza così: "Pensate che vostra moglie o la vostra fidanzata abbia un altro? Potete scoprirlo in un attimo con il nostro congegno-spia efficiente, facile da usare ed economico".

Stalking e lavoro - Il fenomeno però assume anche una sfumatura ben più terribile, quella dello stalking. La Digital Trust, organizzazione che aiuta le donne perseguitate da molestatori, ha spiegato che circa il 50% delle vittime era sottoposta a sorveglianza elettronica attivata dallo stalker. Inoltre, Women's Aid ha sottolineato come con questo tipo di tecnologie erano controllate il 41% delle donne vittime di violenze domestiche. Già, perché questi dispostivi offrono anche la possibilità di prendere il controllo del telefonino o della e-mail dello spiato, che vengono poi sfruttati per spedire messaggi infamanti o foto compromettenti agli amici, al datore di lavoro o magari anche all'amante. Infine, una postille proprio relativa agli ambienti di lavoro: la tecnologia-spia viene spesso impiegata dalle aziende per controllare i dipendenti sospettati di scarso impegno.



La chiamata che ti svuota le tasche

Libero

E' la truffa dell'estate: e decine di euro prendono il volo

02 agosto 2014




Come ogni estate da almeno un ventennio a questa parte con l’arrivo del caldo (si fa per dire) parte l’allarme telefonini. Basta rispondere a una chiamata, o comporre un numero ricevuto magari attraverso un Sms, per vedersi addebitare decine di euro in un solo colpo. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di cui ha riferito ieri Il Secolo XIX: le telefonate arrivano non da un numero a pagamento di quelli classici, che iniziano col prefisso 899 e sono soggetti a una tariffazione a minutaggio: più stai collegato e più paghi.

Nulla di tutto questo. Si tratta, almeno nel caso descritto dal Secolo, di un numero che nel gergo della telefonia si definisce «geografico», identifica cioé un abbonato fisico, residente in una ben definita zona d’Italia. Lo 0824052, questo il numero finito sotto la lente del quotidiano genovese, corrisponde infatti a un’utenza di Benevento. Ma risulta non operativo. Da quanto tempo è impossibile dirlo, perché si tratta di informazioni sensibili che i gestori telefonici forniscono soltanto all’autorità giudiziaria.

Ci soccorre però Internet: una semplice ricerca fatta digitando appunto lo 0824052 su Google o Yahoo, rimanda a un buon numero di pagine e di siti, alcuni dei quali funzionano da contenitori di segnalazioni per truffe telefoniche e simili. Questo numero, assieme a decine di altri che rimandano un po’ a tutte le zone d’Italia, Da Roma a Mantova, da Torino a Messina, è inserito nella lista nera degli «spammer» telefonici. Pronti a inondarti di offerte e consigli rigorosamente non richiesti. Oppure - e questo dev’essere il caso di cui parla Il Secolo - a dirottare la chiamata verso numeri a tariffazione elevata.

Già, perché i numeri geografici, con prefisso, possono comportare al massimo l’addebito previsto dalla tariffazione applicata dal gestore del chiamante. In realtà, come mi hanno confermato gli esperti di alcuni carrier, non si può escludere che la telefonata fatta da un ignaro abbonato venga dirottata poi su numeri internazionali. In questo caso serve però la complicità di gestori stranieri molto disinvolti. L’operazione è complessa, richiede tecnologie avanzate, ma non impossibile.

Come deterrente valido in tutti i casi può essere utile iscriversi al «Registro delle opposizioni» (www.registrodelleopposizioni.it), un elenco gestito dal Ministero delle Sviluppo Economico: la sola adesione certifica che l’abbonato nega alle aziende di accedere al proprio numero o di farne oggetto di cessione a terzi con obiettivi di telemarketing. Iscrivendosi al registro si annullano anche tutti gli assensi al trattamento dei propri dati concessi più o meno consapevolmente in precedenza.

L’unica grande limitazione sta nel fatto che il numero, fisso o mobile che sia, può essere inserito nel Registro sotanto se compare nell’elenco telefonico. Le Pagine Bianche, in pratica. Nel caso in cui aziende, call center o privati chiamino un numero inserito nel database del ministero a scopi di vendita, chi riceve la telefonata può fare un esposto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l’Agicom, oppure all’autorità giudiziaria.

Dunque a posteriori rispetto alla violazione della privacy o alla truffa.Non c’è modo infatti, di agire preventivamente, né esistono centralini o portali internet attraverso i quali è possibile verificare l’attendibilità di un numero telefonico. Statisticamente, fra l’altro, le utenze telefoniche prese di mira da un malintenzionato sono soggette a ulteriori tentativi di truffa, visto che i medesimi pacchetti di numeri vengono venduti a più spammer.

di Attilio Barbieri

Vaticano, il Lapidario diventa museo: apre al pubblico il corridoio lungo 186 metri

Il Messaggero
di Fabio Isman

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I Musei vaticani ampliano il loro percorso, lungo sette chilometri; «presto, acquisiremo il Lapidario», spiega il direttore, Antonio Paolucci. Finora, vietato ai turisti, perché proprio sotto all’appartamento pontificio; ma papa Francesco ha deciso di vivere a Santa Marta, e quindi ogni ragione di sicurezza è ormai cancellata. E’ una galleria lunga 186 metri, con alle pareti, e sul pavimento, 3.559 iscrizioni, cippi e monumenti - cristiani e pagani - dal I secolo avanti Cristo, al VI dopo: ognuno è un frammento di storia della città; e tanti riservano gustose sorprese.










E’ al termine del museo Chiaramonti: nel corridoio chiamato «Iulianum», perché voluto da Giulio II Della Rovere, o «corridore bramantesco» perché edificato dall’architetto di Urbino. Al termine, un passaggio immette nell’Appartamento Borgia; ed una enorme vetrata, presidiata dalle Guardie Svizzere, alle Logge di Raffaello, area ora di pertinenza della Segreteria di Stato. Insomma, siamo nel «cuore» del complesso vaticano. Il Messaggero ha percorso in anteprima il nuovo museo, che, entro un paio di mesi, verrà aperto al pubblico. Finora, apparteneva alla Biblioteca vaticana, di cui costituiva l’atrio dell’antico ingresso; perché questa, in fin dei conti, è davvero una «biblioteca di pietra».

IL DIO MITRA Il Lapidario è diviso in 48 sezioni, o pareti: a destra, le pari. Come lo vediamo, è stato istituito dal 1805 al 1808 e ordinato da Gaetano Marini. Giorgio Filippi, che dirige il settore, con i suoi collaboratori Ivan Di Stefano Manzella e Rossana Barbera, ne racconta le storie più singolari. C’è perfino uno dei più grandi rilievi mitriaci, del II secolo, da Ostia: il dio Mitra, proto-concorrente del Cristianesimo e in voga specie nell’esercito, che uccide il toro rituale; proviene dal tempio delle Sette sfere di Ostia, scavato da Pio VII nel 1805, poi identificato da Rodolfo Lanciani nel 1886. E c’è un’ara senza pari trovata a Sant’Agnese, di due fabbricanti di coltelli, Lucio Cornelio Altimeto e il suo liberto Epafra: ritratti da un lato mentre battono il ferro e, dall’altro, nel loro negozio, pieno di oggetti ordinati, mentre un cliente acquista un loro prodotto. Ma soprattutto c’è uno spaccato della «storia minore» dell’Urbe d’allora.

L’ESTETISTA
Una lapide racconta di Quinto Volusio Anthus, un bimbo che giocava in grembo al padre; ma un carrettiere lo travolge e lo uccide con la ruota. Un’altra celebra Iulia Agele, di 80 anni: un’estetista, effigiata accanto al fornello usato per scaldare la resina con cui depilare, e accanto la cliente a gambe scoperte. C’è un cippo, con cui l’imperatore Claudio celebra la conquista della Britannia: amplia il «pomerium», il sacro limite di Roma, e allarga i confini. Ci sono vari casi di trasformazione di lapidi pagane: una del 230 circa, è di un soldato, Marco Quartinio Sabino d’origine belga, e allinea cinque divinità; però, le celtiche Mars Camulus e Arduinna sono sostituite da due tra gli dei romani. Riusata anche una lapide che ritrae i fari dei porti di Alessandria ed Ostia, con le due statue che ne rappresentano i geni: vi sono state aggiunte una croce, un’alfa e un’omega, e così è divenuta un sepolcro cristiano; già: il marmo era costoso.

LE COLOMBE
Sono scolpite colombe con un ramoscello nel becco: derivano da quella che annuncia a Noé la fine del diluvio, e valgono come messaggi di salvezza; un’altra, becca da un grappolo d’uva, ma tiene tra le zampe un ramo d’ulivo; altre scritte sono in greco: la lingua ufficiale della Chiesa primitiva; Filargiro, «amante del denaro» o «avido», non lo era forse poi troppo: a proprie spese, edifica a Carsoli, in Abruzzo, una cappelletta ai Lari domestici del suo padrone.

Ci sono iscrizioni che erano alla base di statue, ormai sparite. E anche dei piccoli poemi: tre righe in esametri dall’Eneide di Virgilio per il sepolcro del pedagogo Antemio, e l’opera era già data alle stampe (di allora) nel IV secolo. Scavate a Montecitorio due iscrizioni della casa di Lucio Settimo Adrasto: un liberto, custode della colonna di Marco Aurelio («colonna di Marco e Faustina, di 100 piedi»); la prima è la richiesta a Settimio Severo di costruire qualcosa, e la seconda dimostra che ha ottenuto il permesso, e pagato le tasse; era il 193 d.C..

Sono sparite le lettere in bronzo della dedica del tempio voluta da Adriano per i genitori Traiano e Plotina, vicino a piazza di Pietra: ne è rimasto soltanto l’alveo in cui alloggiavano. Dei versi anche per Costanza, che «visse sei anni, tre doppi inverni» appena. Una lapide l’ha scritta Emilio Celere, «da solo, al lume della luna», e così via: «Qui giace Symphoros, siciliano, palermitano»; «Elia Vincenza, 16 anni e 2 mesi, visse con suo marito un anno meno un giorno»; l’insegna di un bagno pubblico; quella di alcune terme; due bimbi, otto e cinque anni, morti d’una malattia, a otto giorni di distanza. Nei palazzi e musei vaticani, le lapidi sono oltre 15 mila; a Roma, ci sono altre raccolte, in Campidoglio e al Museo nazionale; ma questa diverrà presto una nuova attrazione.

Sabato 27 Dicembre 2014, 16:56:00
Ultimo aggiornamento: 16:59

Nsa, gli analisti spiavano anche mogli e mariti

La Stampa

Lo scrive il New York Daily News citando una serie di documenti diffusi dalla stessa agenzia alla vigilia di Natale

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Proprio quando da qualche tempo la National Security Agency Usa (Nsa) sembrava uscita dai radar della stampa dopo la bufera del Datagate, una serie di documenti pubblicati dal New York Daily News rivelano ora che nell’arco dell’ultimo decennio diversi suoi analisti hanno utilizzato i potenti mezzi dell’agenzia per spiare illegalmente anche le proprie mogli, mariti, fidanzati o altre persone che non avevano nulla a che fare con la sicurezza nazionale americana, che non erano cioè né sospetti terroristi o leader di Paesi ostili.

Si tratta di documenti contenuti in un rapporto per la Commissione presidenziale di supervisione dell’intelligence sulle violazioni delle libertà individuali degli americani da parte dei suoi dipendenti. E anche se si tratta di carte che contengono una ampia serie di omissis, emerge così ad esempio che un funzionario della Nsa ha fatto rapporto ad un suo collega che secondo le accuse spiava la sua fidanzata straniera. E anche che «una analista ha esaminato i tabulati telefonici del marito senza che lui lo sapesse, per ottenere nomi e numeri di telefono da prendere di mira». Infine le è stato detto di smetterla, precisa la Nsa.

E ancora, un militare è stato degradato quando è stato scoperto che aveva preso di mira la moglie di un suo collega, mentre un altro analista è stato punito perché scoperto a controllare le telefonate del figlio di un suo amico. Il rapporto cita anche violazioni che riguardano comunicazioni relative a persone negli Stati Uniti che sono state «prese di mira» per errore dagli analisti dell’agenzia e fanno riferimento a casi che sembrano molto simili ad alcuni di quelli venuti alla luce in seguito alle rivelazioni della cosiddetta talpa del Datagate, Edward Snowden.

Con la differenza che questa volta a diffondere i documenti è stata proprio la Nsa, seppur decisamente controvoglia, dopo che aveva ricevuto un ordine in tal senso da un tribunale a cui si è rivolta la American Civil Liberties Union (Aclu) in base al Freedom of information Act. La Nsa ha obbedito, anche se fuori tempo massimo. L’ordine stabiliva infatti la data limite del 22 dicembre, la diffusione è arrivata invece alla vigilia di Natale, quando la stampa e gli americani erano prevedibilmente più distratti. E non è stato un caso, come ipotizzano diversi quotidiani. 

Alì Agca trasferito nel Cie di Roma, verrà espulso: “È entrato in Italia da immigrato clandestino”

La Stampa

L’ex terrorista turco ha deposto fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II, a cui sparò nel 1981. Tornerà a Istanbul con volo di linea. Il fratello di Emanuela Orlandi: «La Procura lo ascolti»

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Come un immigrato irregolare qualsiasi. È stato trasferito al Centro di identificazione ed espulsione (di Ponte Galeria, a Roma, Alì Agca, che ieri ha portato fiori sulla tomba di Karol Wojtyla, il papa a cui sparò nel maggio del 1981. Domani l’ex terrorista turco sarà espulso dall’Italia per ingresso clandestino, probabilmente nel pomeriggio con un volo di linea per Istanbul. Agca ha trascorso la notte negli uffici della Questura di Roma - secondo quanto riferito - e in giornata è stato portato nel Cie in attesa dell’udienza davanti al giudice di pace, prevista per domani.

Verrà formalizzato il decreto di espulsione: i documenti dell’attentatore di Giovanni Paolo II - che ha detto di essere arrivato in auto dall’Austria - sono risultati irregolari. In particolare mancherebbe il visto di ingresso sul passaporto. Ad Agca sono state prese impronte digitali e fatte foto segnaletiche. A quanto ricostruito finora, sarebbe entrato in Italia in macchina assieme ad altre persone, delle quali al momento non si conoscerebbe l’identità, partendo dalla Turchia, attraversando la Serbia e passando dal confine con l’Austria. Verranno effettuati altri accertamenti per stabilire come sia riuscito ad aggirare i controlli e se sia stato aiutato da qualcuno.

Agca ha 56 anni e ha passato quasi 20 anni in carcere in Italia fino alla grazia nel 2000. Tornato in Turchia ha scontato altri 10 anni per l’omicidio di un giornalista turco nel 1979. Alcuni giorni fa aveva anticipato l’intenzione di portare dei fiori sul sepolcro di Giovanni Paolo II. Ieri si è presentato a San Pietro, dopo aver contattato alcuni giornalisti, e ha lasciato due mazzi di rose bianche sulla tomba del santo Wojtyla. Ha anche chiesto invano di incontrare papa Francesco.

«Sentivo la necessità di questo gesto», ha detto, prima di ripetere una delle sue teorie, di aver compiuto il terzo segreto di Fatima con il fallito attentato al papa. «Sono tornato nel luogo dove si è compiuto il miracolo», ha detto Agca a San Pietro. Quindi è stato portato negli uffici dell’Ispettorato vaticano e in seguito in questura, dove sono stati compiuti accertamenti sui suoi documenti. Accertato il suo ingresso clandestino in Italia, è stato colpito da decreto di espulsione. Domani l’attentatore del papa lascerà di nuovo l’Italia.

Intanto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, chiede che la procura di Roma senta Alì Agca nell’inchiesta sulla sparizione della ragazza, avvenuto nel 1983. «Mi auguro che la procura approfitti dell’occasione - dice Orlandi al Tg Lazio della Rai -. Agca ha fatto dichiarazioni precise su Emanuela e sempre le stesse. Una volta anni fa disse «È viva e la sua incolumità viene garantita», come faceva a dirlo? Mi ha sempre detto che ha voglia di essere ascoltato dalla procura». In altre occasioni l’ex terrorista ha affermato che Emanuela Orlandi sarebbe segregata in un convento. «C’è un indagato che si è autoaccusato del sequestro di Emanuela e ha fatto il nome di Agca - conclude Orlandi -. Quale occasione migliore per verificarlo?».