martedì 30 dicembre 2014

Ora anche le impronte digitali si possono hackerare: basta una foto

Corriere della sera

di Marta Serafini | @martaserafini







Il nuovo futuro degli hacker? Rubare e ricreare le impronte digitali. La notizia arriva dalla Germania, dove Jan Krissler, aka Starbug, uno degli hacker più famosi al mondo, al 31esimo Chaos Computer Club che si è tenuto ad Amburgo, ha annunciato di aver riprodotto un’impronta attraverso delle fotografie.

Prima “vittima”, il ministro della Difesa tedesco
Non si tratta di impronte qualsiasi, ma di quelle del ministro della difesa tedesco Ursula von der Leyen. Krissler è riuscito nell’impresa usando diverse immagini realizzate da diverse angolazioni durante un incontro pubblico. Il tutto è stato rielaborato grazie a un software chiamato Veri Finger. Le fotografie sono state scattate a tre metri dal ministro con una fotocamera digitale comune. Per arrivare al risultato sono necessari una serie di passaggi tecnici tra cui la stampa in 3d delle impronte ricreate invertendo i colori delle immagini. Inutile dire che l’hackeraggio apre le frontiere a nuove falle. Soprattutto per i device come i nuovi iPhone e tablet che usano le impronte digitali al posto delle password e degli Id per proteggere il contenuto da furti e accessi indesiderati. Ma non solo. Facile con questo sistema diventerebbe anche violare tutti i sistemi di controllo biometrico che si basano sul riconoscimento delle impronte. E se si considera che usiamo già le impronte digitali per pagare attraverso il telefono appare chiaro che per svuotare un conto non è più necessario mettersi un passamontagna in testa.

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Capitano Ultimo

La Stampa

massimo gramellini

Scrivo queste righe per tacitare la parte di me stesso che considera il comandante del traghetto in fiamme Argilio Giacomazzi un eroe. Nel leggere le parole che egli ha pronunciato al culmine della tragedia («Non sto molto bene, ma sarò l’ultimo a mettere i piedi fuori di qui») ci siamo commossi un po’ tutti. E la commozione ha ceduto il passo all’ammirazione quando, facendo seguire i gesti alle parole, il comandante ha abbandonato la nave soltanto dopo avere coordinato i soccorsi. Eppure non ha fatto nulla di straordinario. Come nulla di straordinario fanno i funzionari pubblici che rifiutano una mazzetta e in genere le tantissime persone che compiono ogni giorno il proprio dovere senza lasciarsi peggiorare dall’abitudine e dalla paura. 

L’avere trasformato la normalità in comportamento eroico è il frutto di una società dello spettacolo che si nutre di cattivi esempi, e se talvolta ne sbandiera di buoni non è per slancio etico ma per la necessità di variare la trama. Depurata dall’enfasi retorica, la condotta coerente di Giacomazzi nell’emergenza è un inno al lavoro ben fatto. Chi ha una responsabilità non scappa. Non si tratta di una scelta epica, ma di una prassi umana che l’esistenza di tanti capitan Tremarella, non soltanto a bordo della Concordia, ha ammantato di una vena simbolica sproporzionata alle circostanze. Gli eroi sono coloro che fanno qualcosa che non sarebbero tenuti a fare. Mentre il comandante che comanda fa esattamente ciò per cui è stato scelto. Non è dunque un eroe, ma qualcuno di più socialmente utile perché più facilmente imitabile. Un uomo.