mercoledì 7 gennaio 2015

Boston, trovata capsula del tempo: ecco cosa c'era al suo interno

Rachele Nenzi - Mer, 07/01/2015 - 18:50

Era stata seppellita nel 1795 nella State House della città. Per aprirla ci sono volute circa quattro ore



Era nascosta in un blocco di pietra della State House (uno degli edifici più antichi di Boston).Si tratta di una capsula del tempo tornata alla luce lo scorso 12 dicembre durante alcuni lavori di ristrutturazione e aperta oggi davanti alle telecamere della tv.

La capsula risale al 1795 ed era stata nascosta dall'artista rivoluzionarioPaul Revere e dall'allora governatore del Massachussetts Samuel Adams. Era già stata trovata e analizzata nel 1885, ma poi era stata di nuovo seppellita fino al ritrovamento del mese scorso. Per aprirla senza danneggiarla i conservatori del Museum of Fine Arts di Boston ci hanno messo quasi quattro ore.

All'interno c'erano cinque pagine di giornale piegate, un sigillo del Massachussetts Commonwealth, la prima pagina del Massachusetts Colony Records, 23 monete (alcune delle quali risalenti al 1652) e una medaglia con l'effige di George Washington. Nella parte inferiore della capsula: una piastra d’argento con una scritta, probabilmente incisa da Revere, per ricordare la costruzione della nuova State House di Boston.

VIDEO

Strage di Parigi, Boldrini: "Non confondere assassini e musulmani"

Rachele Nenzi - Mer, 07/01/2015 - 15:13

Il tempismo inopportuno della maestrina 

 



"Non confondere assassini e musulmani". Il primo pensiero del presidente della Camera, Laura Boldrini, in merito all'attacco terroristico alla sede del giornale satirico parigino Charlie Hedbo è questo. "È importante che, pur di fronte a una strage di queste proporzioni, teniamo sempre ferma la distinzione tra i terroristi assassini che sporcano il nome dell’Islam e la grandissima maggioranza di musulmani che professa in modo pacifico la propria religione, in Francia come in Italia come in tutta Europa".

La Boldrini poi aggiunge: "Ai terroristi che vogliono imbarbarire anche la società europea, e che vanno individuati e colpiti con la massima durezza, non bisogna fare il regalo di confondere ciò che è profondamente diverso". Il presidente della Camera poi annuncia: "Ho inviato un messaggio al presidente dell’Assemblea Nazionale francese, Claude Bartolone, per esprimergli lo sgomento e la solidarietà miei e dell’intera Camera dei deputati per l’atroce attentato terroristico compiuto stamattina a Parigi ai danni della redazione del settimanale Charlie Hebdo, nel quale sono stati uccisi, secondo i dati fin qui disponibili, almeno dodici tra giornalisti, vignettisti ed agenti di polizi, di fronte ad un attacco che segna un ulteriore, gravissimo salto di qualità da parte del terrorismo di matrice islamica, è indispensabile che tutti gli Stati europei sappiano far sentire la fermezza con cui difenderanno le libertà fondamentali delle nostre società, in primo luogo quella di informare e di esprimersi, per le quali la civiltà europea è un modello di riferimento in tutto il mondo".

Mille euro di scarpe in contanti: rom arrestate per riciclaggio

Ivan Francese - Mer, 07/01/2015 - 10:20

Due ragazzine nomadi arrestate a Roma dopo un giro di shopping per scarpe da 500 euro al paio: non sapevano giustificare la provenienza del denaro



Due ragazze rom entrano in un negozio di accessori di lusso in via Condotti, a Roma. Scelgono due paia di scarpe da 500 euro ciascuna, che pagano in contanti, estraendo dalle tasche dei vistosi rotoli di banconote.

Quindi escono tranquillamente in strada con le borse degli acquisti sotto il braccio, proseguendo il loro giro di shopping per le vie più famose del centro della capitale. Fermate però dalla polizia per un controllo, in un primo momento hanno dichiarato che si trattava di merce contraffatta acquistatata da un venditore ambulante, salvo poi mostrare la ricevuta del negozio, che aveva rilasciato loro un regolare scontrino fiscale.

Accompagnate in commissariato per ulteriori accertamenti, le due donne sono state trovate in possesso di un'ingente quantità di denaro contante, di cui non hanno saputo però indicare la provenienza. Gli agenti le hanno così dovute denunciare per riciclaggio. Le giovani nomadi, entrambe minorenni, erano già note alle forze dell'ordine per altri furti commessi in precedenza; ora sono state affidate ad una casa famiglia.

Tolte le mine da ponti e gallerie. Guerra finita anche in Svizzera

Il Giorno
di Marco Palumbo


Rimosse le difese passive del secondo conflitto mondiale e della Guerra Fredda. Ora la Svizzera vuole dotarsi di "sistemi mobili"

Questa casamatta sul Colle del Gran San Bernardo doveva proteggere l’Italia da un’invasione svizzera
Questa casamatta sul Colle del Gran San Bernardo doveva proteggere l’Italia da un’invasione svizzera

 Berna, 7 gennaio 2015

Nel paese della Croce Rossa l’orologio della pace è suonato con qualche decennio di ritardo. Proprio in questi giorni è infatti caduto l’ultimo mito a tinte rossocrociate che resisteva addirittura dai tempi della Guerra Fredda

,Alpini portano un pezzo d’artiglieria in quota sul Piccolo San Bernardo

ma affondava le proprie radici agli albori della Seconda Guerra Mondiale. L’esercito svizzero, a fine 2014, ha infatti deciso di rinunciare a tutte le difese passive di cui erano stati debitamente dotati numerosi tra ponti, gallerie, strade e persino piste d’atterraggio. In pratica sono stati bonificati da mine ed esplosivi tutta una serie di «obiettivi sensibili» che erano stati blindati nel timore di una possibile invasione della Confederazione.

Venticinque anni dopo la caduta del Muro di Berlino anche a Berna si sono resi conto che il Patto di Varsavia non rappresentava più un pericolo. Le cariche esplosive, decisamente non più al passo coi tempi e retaggio di un passato ormai lontano, erano state posizionate dai genieri dell’esercito della Confederazione. In caso d’invasione gli svizzeri erano pronti a distruggere le principali vie di comunicazione, isolando i passi e le vallate.

La notizia di questa storica decisione ha avuto grande risalto soprattutto in Francia anche perché confermata dall’esercito. A onor del vero, le operazioni di smantellamento erano cominciate già anni fa. Il pauroso incendio nel tunnel del Gottardo (adeguatamente equipaggiato negli anni ‘70 di cariche esplosive sempre con finalità di difesa passiva), nel 2001, aveva riaperto il dibattito sull’opportunità di togliere al più presto di mezzo questo vetusto dispositivo di difesa. Ci sono voluti ancora degli anni, ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto.

L’esercito svizzero, interpellato da quotidiani francofoni, ha parlato di «nuove forme di difesa» e della necessità di disporre ora di «sistemi mobili» e non di «cariche esplosive fisse». Quanto alle tempistiche, considerato che le prime operazioni di smantellamento risalivano addirittura ai primi ‘90, l’esercito ha spiegato che «visti i pochi specialisti a disposizione non era possibile fare di più». La notizia di questo «repulisti» sulle temute e spesso chiacchierate difese passive rossocrociate è rimbalzata anche al di qua del confine, dove in molti hanno tirato il più classico dei sospiri di sollievo.

Il ritorno del walkman per nostalgici Anni Ottanta

La Stampa
vittorio sabadin

La Sony lancia il NW ZX2: permette di sentire musica ad alta ”risoluzione”


Nel film “Il tempo delle mele” del 1980 lui e lei ascoltano teneri e beati la stessa musica con le cuffie nel mezzo di una rumorosa festa

1 bis
Ritorna in vendita il Walkman e, a sentirlo dire, tutte le persone che si sono fidanzate negli Anni 80 sentiranno un soffio al cuore. Ovviamente, il nuovo modello NW ZX2 che Sony ha presentato a Las Vegas ha ben poco a che vedere con il suo famoso antenato: non usa le cassette e non ci vuole dunque più una biro Bic esagonale per riavvolgere il nastro, ma potrebbe essere altrettanto rivoluzionario. Consentirà infatti finalmente di ascoltare in alta fedeltà la musica, ora orrendamente compressa nei file MP3 che ignorano molte frequenze e ne distorcono altre. 

I ragazzi cresciuti con le cuffie dell’iPod nelle orecchie sanno poco del Walkman, che ormai si trova nei musei delle scienze di fianco al Discman e ai registratori a bobine, nella sezione «Oggetti incredibili che usavano i vostri nonni». Lo aveva fatto progettare Mr Sony, Akio Morita, a fine Anni 70: amava la lirica e voleva ascoltarla nei lunghi viaggi aerei sul Pacifico. Soprattutto voleva che i suoi figli, che preferivano il rock, lo sentissero senza trapanargli il cervello.

Quando Morita voleva una cosa, si faceva bene e in poco tempo. Il 1° luglio 1979 era in vendita il primo Walkman, un piccolo lettore di musicassette con uscite audio per le cuffie e i tasti «play», «rewind» e «forward». Era premendo gli ultimi due che il nastro di solito s’ingarbugliava e allora occorreva l’altra grande invenzione del secolo, la biro Bic, per riavvolgerlo: grazie a una coincidenza miracolosa, aveva la stessa sezione dei gancetti della bobina. 

Il Walkman non rivoluzionò solo il modo di ascoltare la musica, ma permise per la prima volta di farlo in movimento. Finalmente ci si poteva ignorare l’un l’altro andando in treno o sull’autobus, e poiché gli Anni 80 furono anche quelli dell’invenzione del jogging, in tv non si vedevano che telefilm americani nei quali la gente correva con le cuffie nei parchi, mentre Jane Fonda faceva l’aerobica con il Walkman legato alla vita. 

Il film Il tempo delle mele del 1980, in cui lui e lei ascoltano teneri e beati la stessa musica con le cuffie nel mezzo di una rumorosa festa, diede il via a un successo senza precedenti: quasi 400 milioni di Walkman venduti nel mondo (intanto era arrivata la versione con cd invece ch econ cassetta), prima che l’iPod cominciasse nel 2001 a erodere quote di mercato e che la scelta della Sony di non puntare sull’algoritmo MP3 la costringesse a rincorrere i concorrenti. 

Ora, con un’operazione che pare basata proprio sulla nostalgia, il Walkman è tornato. Il primo modello costava negli Usa 150 dollari (equivalenti a 500 attuali). Per il NW ZX2 ci vorranno 1199 dollari e ancora di più, si dice 1200 euro. Un prezzo così elevato si giustifica con il fatto che l’unico modo per fare breccia in un mercato musicale saturo di iPod e di smart phone era ottenere una qualità che i formati compressi non hanno. Per chi ama ascoltare la musica in alta fedeltà la situazione stava diventando insopportabile: anche il livello delle registrazioni dei brani si stava adattando ai modesti limiti della riproduzione possibile sui dispositivi più usati.

Lo ZX2 sembra avere le tecnologie che servono per ridurre le distorsioni e per riprodurre le informazioni in alta frequenza che si perdono nei file compressi, a cominciare dai collegamenti delle cuffie placcati in oro, fino alle saldature ad alta purezza senza uso di piombo. Anche in modalità wireless, la qualità di riproduzione dovrebbe essere tre volte superiore a quella di un CD. Non sembra un oggetto per ragazzi; piuttosto per chi era giovane negli Anni 80 e non ha mai voluto tradire il Walkman con un algoritmo, aspettando che tornasse. 

Guantanamo si svuota: Obama in silenzio porta via i prigionieri

Il Meassaggero
di Flavio Pompetti


NEW YORK - Dopo anni di polemiche gridate, i prigionieri di Guantanamo stanno lasciando in silenzio la base cubana controllata dagli americani. Sei sono stati accolti dal presidente uscente dell'Uruguay José Mujica all'inizio di dicembre, altri quattro sono partiti dopo Natale alla volta del Kazakistan. Le famigerate gabbie della prigione ospitano al momento 127 persone, per lo più cittadini yemeniti. Tra loro 59 sono stati sollevati da ogni incriminazione da 10 e più anni e da allora attendono l'ultimo provvedimento di riabilitazione che li autorizzi a riconquistare la libertà.

LA PROMESSA
Il tentativo di chiudere la base è stato uno dei punti più spinosi della presidenza di Obama. Il candidato democratico aveva fatto della promessa uno dei capisaldi della campagna elettorale per le elezioni del 2008 e pochi giorni dopo il primo insediamento aveva ordinato al suo ministro per la Difesa di procedere. Chuck Hagel, anche lui scettico sul provvedimento, ha però incontrato enormi resistenze nell'attuare l'ordine e la procedura fu sospesa nel 2009. Tra i ranghi dell'intelligence molti temevano che i sospetti terroristi potessero tornare attivi una volta rilasciati. Obama ha rilanciato gli sforzi nel 2013, quando ha nominato Cliff Sloan inviato speciale con il solo compito di portare a termine la missione. Insieme alla nomina di Sloan, il presidente ha messo in piedi un complesso sistema di controllo per ognuno dei provvedimenti di rilascio.

LA PROCEDURA
La pratica deve essere esaminata e approvata dai ministeri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia e poi vidimata dall'ufficio della Homeland Security, dal capo di gabinetto e dal direttore dell'Intelligence Nazionale. Scrutini tanto scrupolosi e diffusi sono finalmente riusciti a rompere il muro di ostilità che impediva i rilasci. Se il ritmo attuale sarà confermato in futuro, il numero dei prigionieri rimasti nella base scenderà presto sotto la soglia di 80-60, oltre la quale diventerà antieconomico mantenerla aperta. A quel punto Obama sarà riuscito a ottenere il risultato di delegittimare Guantanamo anche senza doverla fisicamente chiudere.

Anche la recente decisione di riaprire i contatti diplomatici con Cuba aiuta il presidente nella sua missione. La prigione è ospitata in una base navale che il governo dell'Avana aveva concesso agli Usa nel 1903 come premio per l'aiuto ricevuto da Washington durante la guerra ispano-americana. L'utilizzo della Marina statunitense dopo la rivoluzione del '58 è stato sempre vissuto dai cubani come un abuso e la questione entrerà certamente nei negoziati tra le due ambasciate, appena queste saranno ristabilite. Sloan è arrivato alla fine del suo mandato il 31 dicembre e ieri ha pubblicato sul New York Times un ultimo appello per convincere gli irriducibili oppositori dei trasferimenti, tra i quali l'ex vice presidente Dick Cheney.

«Dall'adozione del nuovo sistema di convalida - ha scritto Sloan - il numero di recidivi dopo il rilascio è sceso a un poco significativo 6,8%. E anche nel caso estremo di una ripresa delle attività terroristiche, la capacità dei nostri servizi di rintracciare ed eliminare le cellule tornate attive è così alta, da non poter più giustificare la carcerazione di tanti altri prigionieri».

Baleniere senza più arpioni: il Giappone si arrende all’Onu

La Stampa
carlo grande

Parte la spedizione invernale, ma per la prima volta non ci saranno uccisioni

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«Caccia scientifica», la chiamano: tre baleniere giapponesi stanno per far rotta verso l’Antartide e non hanno arpioni a bordo; pare che fino al 28 marzo il loro intento sia compiere ricerche «non letali» sui grandi mammiferi marini per conto dell’Istituto nazionale di ricerche sui cetacei. Si limiteranno a «osservazioni e prelievi di campioni di pelle». La scusa della ricerca scientifica, però - dopo che la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha sancito nel marzo scorso che tali ricerche erano spesso un alibi per la caccia illegale - solleva molti dubbi: è già successo che gli esemplari catturati da simili navi, pagate dai contribuenti, siano finiti sulle tavole del Sol Levante. 

I dubbi degli ambientalisti
Secondo gli ambientalisti anche l’olio di balena, ottenuto dal grasso, viene in realtà usato largamente nell’industria cosmetica, per non parlare della carne: è così pregiata sulle tavole in Giappone da essere venduta a 4.000 yen, circa 30 euro l’etto. Dopo la sentenza Tokyo aveva detto che avrebbe annullato la spedizione invernale in Antartide, poi ha cambiato idea e ha deciso di attuarla nel 2015-2016. 

La querelle, naturalmente continuerà; grazie al cielo, si potrebbe dire parafrasando Greenpeace e Sea Shepherd, in molti continuano a opporsi e a muovere le acque intorno alle baleniere giapponesi, che nella stagione 2013-14 hanno ucciso 251 balenottere e 103 ne hanno macellate l’anno precedente. 
Una caccia assai meno «ricca» del solito, però, grazie alle proteste degli ambientalisti e in particolare di Sea Shepherd, che compie azioni di disturbo nei confronti delle navi e mette in rete filmati impressionanti come quello che riprende da un elicottero una baleniera nel Mare di Ross, nel santuario dei cetacei, nel quale si vedono tre carcasse di balenottera ancora allineate sul ponte, una con l’arpione conficcato su un fianco, un’altra già scuoiata.

Il santuario antartico
La caccia alle balene, su cui tutti i Paesi hanno raggiunto da anni una moratoria, è proibita nel santuario antartico, un’area di 31 milioni di miglia quadrate attorno alle coste dell’Antartide, in base alla International Whaling Convention (Convenzione internazionale sulla caccia alle balene, Iwc) del 1994, alla quale il Giappone aderisce. La convenzione consente però ai Paesi membri di praticare la caccia ai cetacei in piccole quantità per «ragioni scientifiche», proprio quelle addotte da Tokyo per giustificarsi. 

Mari sempre più inquinati
Con o senza arpioni a bordo, dunque, il timore è che il risultato sia lo stesso: i giganti del mare - che già affrontano degrado degli oceani, eliche delle imbarcazioni e inquinamento acustico di navi e sottomarini - finiranno sul mercato o nel piatto.