mercoledì 14 gennaio 2015

Re Giorgio se ne va. Finalmente

Andrea Indini - Mer, 14/01/2015 - 11:15

Napolitano si dimette: lascia un'Italia indobolita dal golpe ordito con l'Europa per cacciare il Cav e impoverita da una crisi economica che le sue scelte hanno contribuito a ingigantire. Ora si apre la corsa per il nuovo capo dello Stato. E Renzi sogna una figura manovrabile


Se ne va. Finalemente. È la fine di un imbroglio lungo nove anni. Il golpe bianco, la nomina di tre presidenti del Consiglio mai eletti dagli italiani, i continui strappi ai danni del parlamento.
 
1
È una liberazione. Con l'ufficilità delle tre lettere consegnate oggi la Repubblica italiana archivia nove anni di battaglie per nulla super partes che hanno visto nel blitz 2011 per cacciare Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi e mettervi Mario Monti il punto più basso di una presidente della Repubblica che non ha mai nascosto la propria partigianeria per la sinistra.

"Certo che sono contento di tornare a casa!". C’è un che di liberatorio in questa ammissione che Napolitano ha consegnato ieri a una bimba che davanti al Quirinale gli ha chiesto se non gli dispiacesse un po' lasciare un così bel palazzo. Il presidente della Repubblica uscente non ha mai nascosto il peso dell’età e le difficoltà crescenti a portare avanti i "gravosi" compiti richiesti dalla guida del Quirinale. Nelle ultime ore ha ammesso che al palazzo dei papi "sì, si sta bene, è tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, si esce poco".

"Quasi una prigione", ha aggiunto forse pensando alla sua amatissima casa al rione Monti dove rientra finalmente oggi dopo quasi nove anni passati al Colle. E a Monti (pochi passi dal Quirinale) sarà festa per il rientro del vicino illustre. Ma la sua prigione è la diventata la prigione di tutti gli italiani. Perché, lasssù al Colle, è stato blindato pure il diritto di scegliere un premier. Da anni, ormai, gli italiani non possono decidere da chi farsi governare. Dopo aver piazzato Monti, che anziché risolvere la crisi economica l'ha fatta esplodere rendendola endemica, Napolitano ha fatto il bello e il cattivo tempo affidando il timone dell'Italia a Enrico Letta e a Matteo Renzi.

Ore 10.43, la firma delle dimissioni. Il segretario generale Donato Marra, che per nove anni è stato l'ombra del capo dello Stato, ha fatto la spola tra il Senato, la Camera e Palazzo Chigi per consegnare le attesissime e graditissim (almeno per gli italiani) lettere. Si libera così il Quirinale. E si apre, al tempo stesso, la partita per il dopo Napolitano.  

"Gli italiani siano sereni per il futuro - ha ripetuto il capo dello Stato - e soprattutto molto consapevoli della necessità, pur nella libertà di discussione politica e di dialettica parlamentare, della necessità di un Paese che sappia ritrovare, di fronte alle questioni decisive e nei momenti più critici, la sua fondamentale unità". Un addio per nulla formale, solo una breve cerimonia nel cortile del Quirinale. Poi via, con la moglie Clio, a Monti, vicolo dei Serpenti, nel cuore di Roma antica. Gli italiani ne prendono atto, nella speranza che il prossimo non sia partigiano quanto il precedente.



Tutti i benefit da ex presidente di cui godrà Re Giorgio

Sergio Rame - Mer, 14/01/2015 - 13:28

Dalla scorta all'ufficio da 100 metri quadri, dal guardarobiere ai 15mila euro al mese

Ora che non è più presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano potrà contare su una lunga serie di benefit.

Benefit che per legge sono garantiti a tutti gli ex capi di Stato italiani e mai soppressi nonostante le promesse di spending review.

  1. la scorta sarà fissa sotto casa e lo seguirà nei suoi spostamenti
  2. per Napolitano lavorerà uno staff che potrebbe arrivare a contare fino a quindici persone. Solo la segreteria da neo senatore a vita sarà, infatti, formata da almeno dieci persone
  3. A Sant'Ivo alla Sapienza, proprio di fronte a Palazzo Madama, Napolitano avrà un ufficio di oltre 100 metriquadri. Si tratta dello stesso ufficio che ospitò Oscar Luigi Scalfaro. "Qui - spiega l'Huffington Post, potrebbero lavorare un capo ufficio, due addetti ai lavori esecutivi, due a quelli ausiliari, tre funzionari generici, e un consigliere diplomatico". I funzionari saranno pagati (ovviamente) dal Senato
  4. ai funzionari del Senato andranno ad aggiungersi a quelli messi a disposizione del Quirinale. Secondo voci vicine all'ex presidente della Repubblica, a seguire Napolitano saranno un segretario personale, un "addetto alla persona" e un guardarobiere. Più, ovviamente, l'autista personale che lo seguirà in ogni spostamento
  5. il benefit dell'auto e dell'autista non spetterà solo a Napolitano, ma anche al figlio primogenito Giulio
Napolitano ha rinunciato all'indennità di fine mandato. Quindi niente vitalizio che solitamente si portano a casa gli ex parlamentari. Si limiterà a incassare i circa 15mila euro al mese destinati ai senatori a vita. "A questo - racconta l'Huffington Post - si aggiungeranno linee telefoniche protette che gli consentiranno di avere un filo diretto sia con il Quirinale sia con il Viminale, canali televisivi in bassa frequenza, collegamenti con agenzie e banche dati riservate".

Le acrobazie degli intellettuali per schierarsi con i terroristi

Paolo Bracalini - Mer, 14/01/2015 - 08:51

Vattimo, Fo, Freccero, Toscani, Chiesa & C. sostengono che è stato l'Occidente a deludere gli islamici che ci massacrano. Il solito giochino della sinistra chic

E figurati se non era colpa nostra. L'islam ha i suoi kamikaze, noi i nostri, gli intellettuali dal pensiero debole, o debolissimo, maestri dei distinguo, anche loro imbottiti di tritolo per far saltare in aria la nostra misera certezza, che le stragi fossero colpa dei terroristi esaltati dal fanatismo religioso.
 1Macché, è colpa nostra. Ce lo spiega Gianni Vattimo, già ordinario di filosofia all'Università di Torino ed eurodeputato post-comunista. Ha riflettuto sulla strage di Parigi, e si è chiesto: «I musulmani che sparano o si arruolano all'Isis, perché lo fanno». Breve meditazione, ed ecco l'illuminazione di Vattimo: «È che la nostra società non è abbastanza attraente - dice a Intelligonews.it - il mondo occidentale ha deluso le aspettative dei musulmani che lo hanno scelto, e i terroristi hanno come retroterra queste masse deluse dalla promessa di libertà che l'Occidente rappresentava ma che poi non ha mantenuto».

Ecco, li abbiamo delusi, e loro ci sparano addosso coi kalashnikov, che altro dovrebbero fare. Tutta colpa nostra pure per Carlo Freccero, intellettuale creativo, anche nelle analisi politiche. A La7 ha spiegato, da conoscitore della Francia («Ho vissuto dieci anni a Parigi, abbiamo fatto molti reportage su France 2 e France 3 sulle banlieue »), che è «l'esclusione, creata dalla società liberista» la spiegazione del terrorismo islamico. «Sono degli esclusi, ci sono città intere dove persone non hanno un lavoro», e quindi prima o poi fanno un attentato. L'Islam non c'entra, è colpa del liberismo, colpa nostra.

Un cavallo di battaglia per lo scrittore Massimo Fini, che chiama «guerriglieri», non terroristi, quelli dell'Isis, e dà la colpa di tutto all'Occidente: «La pretesa di omologazione universale (la donna musulmana deve assimilarsi a quella occidentale, eccetera) evoca un radicalismo islamico che reagisce con un ideologismo altrettanto totalitario. Anche un musulmano moderato a furia di sentirsi incalzato dall'Occidente diventa un estremista». Appunto, colpa nostra. Colpa anche dei cattolici, dei cristiani, che secondo il fotografo Oliviero Toscani, improvvisatosi storico delle civiltà, «hanno fatto molti più morti dei musulmani, milioni di morti in più.

Chi ha ucciso gli ebrei nella seconda guerra mondiale? I nazisti uccidevano in nome del Dio cristiano, la Shoah l'ha pensata un cattolico» scopre, con uno scoop storico mondiale, Toscani, secondo cui Hitler era, com'è noto, un buon cattolico e le Ss degli zelanti chierichetti. Poi, tra i kamikaze di casa nostra, ci sono i complottisti alla Giulietto Chiesa (è convinto che l'attentato sia opera dei servizi segreti occidentali), o Aldo Giannuli che, ospite del blog di Grillo, intravede «qualche manina non islamica dietro gli attentatori».

E poi c'è Dario Fo, preoccupato «dalla destra, dalla Le Pen, dai fascisti, anche in Italia, che adesso hanno gioco a scaricare addosso la responsabilità e l'odio contro i musulmani». Fan finta di non capire, quei fascisti, che la colpa è nostra.

Quanto hanno speso i terroristi di Parigi?

Raffaello Binelli - Mar, 13/01/2015 - 18:37

Molotov, granate, kalashnikov, fumogeni, pistole automatiche, caricatori. Un arsenale costato diverse migliaia di euro ai tre terroristi. Chi li ha finanziati?

Sui fatti di sangue di Parigi si sono scritte molte cose e molte altre se ne scriveranno ancora.


L'arsenale dei fratelli Kouachi (sito LeFigaro.fr)

Organizzazione e movente a parte, è interessante vedere quanto i tre terroristi abbiano speso per la loro barbara missione di morte. Partiamo dai fratelli Kouachi, quelli che hanno sterminato la redazione di Charlie Hebdo e ucciso un poliziotto. Secondo Le Figaro erano in possesso di 10 bombe molotov, un lampeggiante e un parasole della polizia, 2 kalashnikov Aks74 (da 2400 a 6mila euro), un lanciarazzi con munizioni (3mila-4mila euro), 2 passamontagna (60 euro), 10 granate fumogeni (200-400 euro), 2 pistole automatiche Glock (3mila-4mila euro), una granata (100 euro), una batteria (150-300 euro).

Amedy Coulibaly, il terrorista del negozio kosher, aveva una dotazione più ricca: un coltello Smith&Watson (30 euro), un gillet militare (150-300 euro), 2 pistole Tokarev 9 mm (1600-2mila euro), un revolver (800-1000 euro), 1 kalashnikov Aks74 (1200-3mila euro) con 4 caricatori (200 euro), un passamontagna (30 euro), 10 caricatori (500 euro), un mitragliatore Scorpion Vz61 (mille euro), 2 bombe lacrimogene (100 euro), un'arma a impulso elettrico (100 euro), 15 candellotti esplosivi industriali più un detonatore. In tutto l'arsenale a disposizione dei tre terroristi islamici può essere costato, al mercato nero, intorno ai 25mila euro, comunque non meno di 15mila (a seconda della qualità e dell'uso).

Dove avranno acquistato tutte queste armi, molte delle quali da guerra? In Francia se ne trovano nel mercato nero, la criminalità li usa per compiere rapine ai furgoni portavalori e le bande che gravitano intorno a Marsiglia uccidono a colpi di kalashnikov Ak.  Una cosa è certa: avendo avuto lavori saltuari e non molto pagati è probabile che qualcuno abbia finanziato (armato) i terroristi, o fornito loro tutta l'attrezzatura. Nel suo video-rivendicazione Coulibaly afferma di aver investito diverse migliaia di euro, ma è tutto da dimostrare: può essere che si sia inventato tutto per vanteria o per non coinvolgere altre persone.

Se questo è un bimbo

La Stampa
massimo gramellini

1
Cosa vedete in queste immagini? In apparenza un boia ceceno dell’Isis di non più di dieci anni che sentenzia alla nuca due prigionieri russi impugnando la pistola come nella foto della P38 che divenne il simbolo degli anni di piombo. E’ dai tempi dei soldatini imberbi di Pol Pot che i fanatici abusano dell’infanzia per purificare il mondo. Quelli dell’Isis fanno anche di peggio. Chiamano «cuccioli di leone» bambini imbottiti di armi o di tritolo, ignorando che un leone non pratica la crudeltà né la insegnerebbe mai ai suoi cuccioli, e usano la tecnologia per irradiarne le gesta in Occidente. 

Ma qui entriamo in gioco noi. Cosa vediamo in queste immagini? Se scorgessimo soltanto un piccolo assassino, una creatura perduta che ci provoca rabbia cupa e pensieri di vendetta, avremmo abboccato al loro amo. Perché i mozzateste dell’Isis vogliono comunicarci proprio questo: che non finiranno mai, che possiamo anche ucciderli tutti, tanto resteranno i loro figli, e i figli dei loro figli, armati dello stesso odio. Quello che i mozzateste neanche sospettano è che in queste immagini noi si possa vedere tutt’altro. Non un assassino, ma una vittima. Un bimbo sfregiato, un drone umano pilotato dagli adulti alle sue spalle. E se in noi la paura e la rabbia lasceranno il posto alla pietà, quei bastardi avranno perso la scommessa. 

Francesco Caruso, il no global fa il professore all'università

Libero

1
Polemica a Catanzaro per la decisione dell’Università Magna Grecia di affidare all’ex parlamentare di Rifondazione comunista ed ex esponente no global Francesco Caruso una cattedra in Sociologia dell’ambiente e del territorio.
A quanti polemizzano sulla decisione dell’Ateneo ha replicato proprio l’ex deputato il quale ha evidenziato che la scelta dell’Università si è basata sul suo curriculum. Il primo ad aver sollevato il caso è stato il presidente del consiglio comunale di Catanzaro, Ivan Cardamone (Forza Italia): come si può affidare la formazione di studenti ventenni, a chi si è reso protagonista di fatti controversi e le cui idee politiche sono quantomeno discutibili».

La lettera delle sorelle Sergio a Ciampi in difesa del burqa

Corriere della sera

Le due sorelle Maria Giulia e Marianna sergio aveva inviato una nota all’ex Presidente della Repubblica e senatore a vita contro la proposta di legge anti-niqab

 
Nel nome del Dio Unico - Alla cortese attenzione del Senatore a vita della Repubblica On. Carlo Azeglio Ciampi Palazzo Madama

Oggetto: Proposte di legge denominate “leggi anti-niqab ed anti-burqa”, ovvero Sbai-Contento e Mantini-Tassone.

Egregio Senatore, ci rivolgiamo a Lei, in vista del prossimo vaglio da parte del Senato della Repubblica delle proposte di legge in oggetto. Come donne e come musulmane, speriamo che Lei si faccia portavoce delle nostre istanze, poiché, nonostante siamo le destinatarie, o per meglio dire le vittime, delle proposte di legge anti-niqab, non abbiamo avuto mai la possibilità di essere ascoltate e ci vediamo costrette ad essere rappresentate da persone prive delle competenze necessarie e tutto fuorché rappresentative delle comunità islamiche italiane, non avendo alcun titolo, né teologico né giurisprudenziale, per poter parlare a nome dei musulmani.

Lei in passato già prese a cuore il caso di una nostra sorella che venne multata per via del suo velo, dunque speriamo che voglia darci la possibilità di far sentire la nostra voce. Abbiamo letto le proposte di legge in questione e, come potrà constatare Lei stesso leggendo i testi delle suddette, ne abbiamo dedotto quanto segue: La “Sbai-Contento” poggia su basi discriminatorie, infatti chiede chiaramente che siano vietati gli “indumenti delle donne musulmane”. Come può essere applicabile? È incompatibile con l’art. 3 della Costituzione Italiana. Anche alcune ebree ortodosse indossano un velo che copre il viso, eppure le sole ad essere colpite dal divieto saremmo noi.

È dunque di nuovo il tempo di leggi ad hoc per questa o quella comunità razziale o religiosa? Ogni secolo deve avere le sue? La Mantini-Tassone fa invece di peggio. Attraverso l’audizione di personaggi assolutamente ignoti alla maggioranza dei musulmani italiani, senza alcun titolo teologico o giurisprudenziale islamico, alcuni addirittura appartenenti o rappresentanti di associazioni laiche, affermano l’esatto contrario di ciò che l’Islam prescrive circa l’uso dell’abbigliamento femminile (hijab) e dell’uso del velo che copre il volto (niqab)! Quando io e le mie sorelle musulmane abbiamo letto il resoconto delle audizioni, siamo rimaste allibite…..

Nessun teologo, nessun sapiente, nessun giurista musulmano crederebbe mai che quelle dichiarazioni possano essere uscite dalla bocca di qualcuno che si dichiara musulmano. Eppure proprio in base a quelle, un centinaio di donne dai 18 anni in su, rischiano di venire costrette a rinunciare alla propria vita fuori dalle mura domestiche, a non poter accompagnare i bimbi a scuola o ad andare a prendere un litro di latte o il pane al supermercato, non per la costrizione di qualche familiare (come alcuni vorrebbero far credere!) o per propria scelta ma a causa dello Stato che dovrebbe tutelare invece i loro diritti.

Di più: come al solito, siamo state descritte come donne “deboli, incapaci di decidere per noi stesse, schiave, sottomesse, poco acculturate se non completamente ignoranti”. Ci hanno definite “poche decine di donne sopra i 40 anni”, “immigrate”, “ abituate alle tradizioni tribali dei nostri paesi di nascita”. Invece, come potrà constatare nel leggere le firme in calce, noi siamo in maggioranza italiane, nate in Italia, spesso abbiamo dovuto “combattere” contro il volere delle nostre famiglie, che avrebbero voluto farci rinunciare al velo. Molte di noi non hanno ancora 30 anni e molte hanno almeno una laurea.

Di quali donne parlano dunque i politici che affermano che questa legge sia “necessaria”? Necessaria per chi? Si parla di “sicurezza”. Come si può aumentare la sicurezza arrestando delle madri semplicemente per la loro scelta religiosa? O vietando ad una ragazza di studiare? Altri stati democratici e sviluppati come la Svizzera, la Gran Bretagna, la Norvegia e perfino gli Stati Uniti hanno ritenuto una norma che proibisca di coprire - se lo si desideri - parte del proprio viso, oltre che anticostituzionale anche inutile, ingiusta e sproporzionata, il che dimostra che non c’è alcun legame tra il niqāb e la sicurezza, come sostengono anche valenti giuristi i quali distinguono giustamente l’identificabilità da parte delle forze dell’ordine dalla visibilità da parte di tutti.

Ribadiamo con convinzione che il niqāb non riveste alcuna delle connotazioni politiche o estreme che sono state ad esso associate in evidente malafede; si tratta semplicemente di una scelta sacra fatta da una credente solo per Dio, e in quanto tale chiediamo che venga tutelata dalla legge. Fiduciose, La ringraziamo per l’attenzione accordataci e Le porgiamo i nostri migliori saluti. - 16 settembre 2011
I firmatari
Un centinaio i firmatari della lettera, pubblicata sul blog pro-niqab.blogsport.it: tra di loro, singoli cittadini e associazioni, anche le sorelle Maria Giulia e Marianna Sergio.

13 gennaio 2015 | 20:26

La Kyenge vuole che il leghista le faccia da giardinere

Francesco Curridori - Mar, 13/01/2015 - 16:46

La Kyenge ai microfoni de La Zanzara chiede che il leghista condannato per diffamazione a causa di un fotomontaggio svolga i servizi sociali

“Rainieri potrebbe venire a fare i servizi sociali nel mio giardino, potrebbe curare le piante...".



È questa, secondo l’europarlamentare Pd ed ex ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, la giusta pena per il leghista Francesco Ranieri, attuale vicepresidente del consiglio regionale dell'Emilia Romagna, condannato a un anno e tre mesi di reclusione e a un maxi risarcimento da 150 mila euro per aver raffigurato con un fotomontaggio la Kyenge con il volto di un orango.

Lo ha dichiarato a Giuseppe Cruciani ai microfoni del programma di Radio 24, la Zanzara, dopo che già ieri aveva risposto al tweet di solidarietà che il segretario Matteo Salvini aveva fatto in difesa di Rainieri, scrivendo: “Caro @matteosalvini dire che i neri sono animali non è uno scherzone, alias satira, è reato ed è per questo che ne rispondete in tribunale”. Secondo la Kyenge, infatti, il gesto dell’esponente leghista non fu un atto di critica politica “di vera e propria propaganda volta a seminare odio e violenza perché la critica implica dialettica e argomentazione.

Dileggiare una persona esclusivamente per il colore della pelle non implica argomentazione, né retropensiero. È come dire: "Tutti voi, neri, non siete solo razza inferiore ma siete animali”.