domenica 18 gennaio 2015

Italia : Repubblica delle Banane


Sfondo



La Repubblica delle Banane è lo Stato Utopico e Perfetterrimo, basato sui principi di "Democrazia, Libertà, Fagioli e Lenticchie".

Governo

Il governo della Repubblica delle Banane è retto da un triumvirato, composto da 3 banane che hanno poteri esecutivi e legislativi. Abitano a Palazzo Banano e girano sempre con una banana nelle orecchie, come simbolo di riconoscimento. Dopo la secessione la più grande opera da loro fatta è la legge sulla privacy. Le case devono essere costruite in vetro. Il circolo delle Pettegole Bananiese costruisce una statua in loro onore.
Formazione attuale
  • Ministro delle stampelle: Banannelli. Nel 20 dopo Gnaha riforma il sistema ospedaliero autorizzando le operazioni di Dottor Casa. Da allora non ci sono morti per malattia. Per dissanguamento da bisturi si. Per risparmiare sui costi di manutenzione ha trasferito, nel 675 D.G le sale ospedaliere nelle macellerie abbandonate.
  • Ministro della cultura: Banale. Dal 451 A.G. sono iniziate le manifestazioni da lui promosse, tipo l'ispezione su un megaschermo delle zone erofaghe delle varie specie animali che abitano la Repubblica delle Banane. O ancora, sempre su un megaschermo, la ripresa in diretta delle operazioni del celebre dottor Casa, che insegna molte cose sul primo soccorso, perché dopo il primo è sicuro che muori, anche per un taglietto al dito.
  • Ministro delle rotondità: Banna. Appena entrata in carica nel 34 D.G. emana una legge che vieta di andare in giro con le mutande, che la rende adorata e idolatrata dai teenagers. Inoltre impedisce le nascite senza prima aver firmato un contratto, sottofirmato dal diretto interessato, cioè il feto. Le nascite, secondo i dati di stato, erano dello 0%. Così poco dopo, nel 40 D.G. riforma questa legge, che però prevede che il rapporto con cui è concepito il bimbo deve essere per forza ripreso da una telecamera e pubblicato su internet. I teenagers le costruiscono una statua.
  • Ministro dell'industria: Bananella. Entrata in carica solo nel 209 D.G., riesce a far diventare l'economia della repubblica una delle più ricche al mondo. Impedisce immediatamente di respirare a chi non produca minimo 56 tonnellate di banane l'anno. Compresi i neonati. Nel 329 D.G. raddoppia il minimo di tonnellate e nel 330 D.G.l'economia delle banane è alle stelle: la Rebubblica delle banane è tra le più ricche al mondo.
  • Ministro dell'istruzione: Bananaccì. Appena incaricato nel 246 D.G. fa adottare la bibbia di Gnaha come libro di testo unico. Inoltre autorizza i falò dei libri di moccia, il che lo rende molto odiato dai teenagers. Ma nel 250 D.G. sostituisce in massa i libri di Moccia cambiandoli con libri di kamasutra ed educazione sessuale. Gli fanno una statua accanto a Banna.

Religione

Il complesso del BTC, il Banana Trade Center, simbolo della potente economia di questo Stato
Il culto ufficiale della RdB è lo Gnahaesimo, il cui sacerdote attuale è Sua Banalità Banerico, Gnaha in terra, e da lui impersonificato. Accanto al progetto di Banna, rende obbligate le donne a concedersi agli uomini, senza protestare. Questo lo inimica (come Gabriel) alle autorità donne, da lui continuamente "castigate". Nel 346 D.G. deve dunque per forza modificare la legge. Al prezzo di un Banano, le donne si devono concedere. Ma adesso il comitato puttane di Banania si oppone di nuovo. Nel 350 D.G è costretto a concedere la pensione anche alle "signorine". Conquista varie terre tra cui la prospera e ricca Disneyland. In seguito decide di emanare una legge che obbliga i maschi a mangiare a ogni pasto 563 pillole di viagra. Questa legge, che gli procura una statua accanto a Banna, fa sì che ci siano trombate a ogni minuto del giorno.

Discepolo di Gnaha è il Giallissimo Bananiel. Egli è, come Banerico, uno dei capi militari. Conquista le varie -Land. Nel 47 A.G. concede a ogni famiglia un papero come schiavo. I paperi erano gli abitanti di Paperopoli, da lui conquistata. Inoltre permette l'uccisione gratuita di ogni rossana che si voglia uccidere. In poche parole: PERSINO i paperi, da sempre ultimi nella piramide dei poteri, hanno il diritto di uccidere rossane (specie di Platinette) quando vogliono. Questo suo accanimento contro le rossane è dovuto al fatto che il gemello cattivo è morto avvelenato avendone mangiata una per sbaglio. Nonostante tutto permette alle rossane di riporodursi, per avere il piacere di uccidere le piccole bestiole. È tuttora adorato dalle teenagers per l'invenzione del profilattico con le alette, per un maggior godimento e dai teenagers perché una sua legge impedisce di compiere il quindicesimo compleanno vergine. Il tutto gli merita una statua accanto a Banna.

Europa

La Repubblica delle Banane ha avuto largo seguito politico soprattutto nel vecchio continente, che nella bandiera ufficiale rende omaggio a questa istituzione con 15 banane.



Greta e Vanessa sono in Italia: "Provate dalla lunga prigionia"

Sergio Rame - Ven, 16/01/2015 - 08:33

Le due volontarie rapite in Siria lo scorso 31 luglio sono arrivate a Ciampino a bordo di un Falcon dell'Aeronautica militare. Polemica sul riscatto da 12 milioni di dollari pagato ai ribelli. Oggi in procura, poi torneranno a casa

"Supplichiamo il nostro governo di riportarci a casa". La richiesta di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo nel video diffuso il 31 dicembre dai jihadisti è stata esaudita.



Questa notte sono atterrate all'aeroporto di Ciampino. Ma in Italia, accanto alla gioia delle famiglie e al sollievo del governo, scoppia la polemica sui 12 milioni di dollari di riscatto versati nelle casse dei sequestratori. "Sarebbe uno schifo!", tuona il leader della Lega Nord Matteo Salvini.

Greta e Vanessa sono scese dal Falcon dell’ Aeronautica militare alle 4,20, dopo un volo di tre ore dalla Turchia. Ad accoglierle sulla pista, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Entrambe le ragazze indossavano giubbotti scuri con il cappuccio tirato sul capo, pantaloni neri e scarpe da ginnastica bianche e rosse. Apparivano molto provate e non hanno salutato la folla di giornalisti e cameraman che le attendeva. Sono state subite portate all'ospedale militare del Celio per un controllo medico, e subito dopo in procura per essere sentite dagli inquirenti che hanno aperto un inchiesta sul rapimento. Che la loro vicenda fosse arrivata a un punto di svolta lo si era capito con la diffusione del video a Capodanno in cui apparivano coperte ciascuna da un chador nero che lasciava vedere solo le facce.

"Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale, siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise", aveva detto in inglese Greta, mentre Vanessa teneva in mano un cartello con una data: 17 dicembre 2014. I servizi d’Intelligence italiani avevano ritenuto autentico il video, anche se qualche dubbio riguardava la data, in mancanza di elementi temporali esterni, come la presenza di un quotidiano. Il pm di Roma Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta, aveva confermato che la trattativa era entrata in "una fase delicata" in cui erano ancora più necessario mantenere "riservatezza e prudenza".

Un margine di mistero rimane sugli autori del rapimento. Subito dopo la diffusione del video un sedicente appartenente ad Al Nusra aveva detto a media tedeschi che questo gruppo aveva nelle sue mani i due ostaggi, come sembrerebbe confermare l’annuncio dato oggi dal canale di al Jazera.

Ma secondo fonti informate le due ragazze sarebbero sempre rimaste nella regione dove sono state rapite, nella campagna di Abizmu, appunto, una zona fuori dal controllo sia delle truppe del regime che dei miliziani qaedisti nella quale sono presenti almeno sei gruppi armati e altre formazioni minori. Non è escluso però che le due giovani siano state cedute ad Al Nusra da chi le ha sequestrate. Cioè, secondo quanto affermato nei mesi scorsi dalla stampa libanese ben informata e vicina al regime di Damasco, da un gruppo con cui sarebbero state in contatto e che le avrebbe attirate ad Abizmu nell’ambito di un piano preordinato per rapirle e chiedere un riscatto.



Così gli 007 italiani hanno liberato Greta e Vanessa

Angelo Scarano - Gio, 15/01/2015 - 21:38

Le ragazze sempre "monitorate" dall'intelligence italiana. La contropartita per il rilascio: è giallo sul riscatto da 12 milioni di euro

La giornata più lunga e difficile è stata domenica scorsa: è stato in quel momento che la trattativa per il rilascio di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, intessuta per mesi dagli 007 e dalla diplomazia, è arrivata a un passo dalla conclusione. Ma è stato anche il momento in cui si è temuto potesse saltare. Ed ora che le due ragazze sono salve, si può finalmente tirare un sospiro di sollievo.

"Le due cooperanti - raccontano fonti che in questi mesi hanno seguito il dossier - hanno vissuto mesi davvero difficili, costrette a subire soprusi e sempre sorvegliate da uomini armati, soggetti affiliati ai qaedisti di Jahbat Al Nusra, il movimento che 'politicamente' ha gestito il sequestro". Le ragazze sarebbero, infatti, state sequestrate da un altro gruppo che però, avendo la necessità di nascondigli ben protetti e soprattutto di uomini ben armati e in grado di gestire un sequestro di quella portata, si sarebbero subito appoggiati a quelli di Al Nusra.

E proprio questo rappresenterebbe l’unico elemento "positivo" di questi mesi in quanto, sottolineano le fonti, Vanessa e Greta non sarebbero mai finite nelle mani dell’Isis né nei territori da loro controllati. Una circostanza che sarebbe confermata da presunti simpatizzanti dello Stato islamico che in rete, subito dopo la notizia della liberazione, avrebbero accusato quelli di al Nusra di "aver venduto le due donne" occidentali. L’altro elemento che ha consentito alle autorità italiane di mantenere sempre un cauto ottimismo sulla sorte di Vanessa e Greta sta nel fatto che fin da poche settimane dopo il loro sequestro ad agosto nel nord della Siria, i nostri uomini avrebbero trovato il "canale" giusto con cui parlare.

"L’interlocutore - dice una fonte qualificata - è stato sempre lo stesso fin dall’inizio della vicenda". E questo ha permesso ai nostri 007 di "monitorare" costantemente le cooperanti per tutta la durata della trattativa e di avere diverse prove che fossero in vita. "Abbiamo sempre avuto la certezza - aggiunge la fonte - che la trattativa fosse sui binari giusti". Ma nel pantano siriano non era certo facile portarla a compimento: perché non ci si può fidare realmente di nessuno e perché era alto il rischio che i messaggi per i sequestratori venissero distorti da chi aveva altri interessi.

Domenica dunque è stata la giornata cruciale. Il giorno prima, infatti, sarebbe arrivato in Italia un nuovo video, dopo quello pubblicato in rete il 31 dicembre: il "segnale positivo" che le autorità italiane aspettavano, l’ultima prova che le due ragazze erano in vita e che si poteva procedere alla serie di iniziative concordate per il rilascio. Se però il video fosse stato pubblicato in rete o fossero uscite notizie in merito, il rischio che la trattativa saltasse era molto alto. Sono state ore di tensione, in Italia e in Siria.

Con calma e molta pazienza i nostri 007 e la diplomazia hanno atteso che la situazione si stemperasse, mantenendo sempre i contatti con gli intermediari, per arrivare finalmente alla conclusione della vicenda. Secondo la tv di Dubai al Aan, per la liberazione delle due italiane sarebbe stato pagato un riscatto di 12 milioni di dollari. Nessuna fonte conferma ufficialmente che ci sia stato uno scambio di questo tipo, anche se più d’uno ammette che una contropartita - non solo in denaro, ma anche in termini di scambio di «favori» - c’è stata. Quale che sia, gli ultimi tre giorni sono stati quelli decisivi: quando domenica è arrivato il via libera, Vanessa e Greta sono passate di mano in mano fino ad arrivare, oggi pomeriggio, alla frontiera siriana e consegnate a chi le doveva portare in salvo.



Greta e Vanessa ringraziavano gli islamisti vicini ad Al-Nusra

Giovanni Masini - Ven, 02/01/2015 - 10:37

In una foto di qualche mese fa, le due ragazze reggevano un cartello in cui si ringraziava Liwa Shuhada: una formazione vicina ad Al-Nusra, il gruppo che ne rivendica il sequestro

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sarebbero nelle mani di Jubhat Al-Nusra, una delle maggiori sigle tra le decine e decine di formazioni militari e paramilitari che affollano il complicato scenario della guerra siriana.

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Al Nusra, in Siria, rappresenta la seconda maggior forza islamista dopo Isis, con circa 15.000 uomini all'attivo e una vasta esperienza di sequestri, per lo più a scopo estorsivo (a differenza di Isis, che con i rapimenti mira più a ottenere visibilità che non finanziamenti).

Sull'autenticità del video in cui le due ragazze si rivolgono al governo italiano implorando di essere liberate rimane ancora qualche dubbio, soprattutto in merito alla data di realizzazione del filmato. Tuttavia che dietro al rapimento ci sia Al-Nusra è un'ipotesi che trova sempre più conferme. Lo hanno rivendicato gli stessi miliziani, lo ha confermato lo stesso portavoce dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman.

C'è però un dettaglio da chiarire, legato ad una foto circolata negli scorsi mesi, in cui le due ragazze erano ritratte mentre reggevano un cartello in cui, in arabo, si ringraziavano "gli eroi di Liwa Shuhada". Liwa Shuhada, secondo diversi esperti di terrorismo internazionale, sarebbe un gruppo legato alla stessa Al-Nusra. Il Giornale aveva raccontato questa storia. Ora che Greta e Vanessa parrebbero cadute proprio nelle mani di Al-Nusra, va ribadito che non è chiaro quale fosse il loro livello di conoscenza dell'arabo al momento in cui la foto è stata scattata, né, soprattutto, quali fossero i loro rapporti con Liwa Shuhada.

Ma, se anche quel cartello fosse stato messo loro in mano nel corso di una manifestazione, ci sono molte domande che rimangono senza risposta: Greta e Vanessa erano in contatto con Liwa Shuhada? Quali erano, quali sono stati i rapporti tra questa formazione e Al-Nusra?

A questi interrogativi tentano di rispondere i servizi, al lavoro nella speranza che Greta e Vanessa possano tornare a casa al più presto. Da Roma, gli inquirenti chiedono "riservatezza e prudenza", perché la situazione è molto "complicata e articolata": uno dei pochi punti fermi in questa brutta storia.



Siria, quei ringraziamenti ai jihadisti da parte delle due ragazze rapite

Giovanni Masini - Sab, 09/08/2014 - 18:24

Su Facebook le foto del sit in per la Siria: Greta e Vanessa espongono un cartello che inneggia a un gruppo ribelle islamista

Si aggiunge un altro tassello a complicare la già intricata vicenda del rapimento di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due ragazze lombarde sequestrate nei giorni scorsi in Siria in circostanze ancora tutte da chiarire.

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Rilanciata  dalla rivista di geopolitica SpondaSud News, circola in queste ore sulla rete una foto che ritrae le due giovani a una manifestazione con un cartello che inneggia al gruppo ribelle islamista - e favorevole alla Jihad - Liwa Shuhada. Sempre secondo SpondaSud, Liwa Shuhada sarebbe considerata dagli esperti di terrorismo internazionale "una sigla vicina al fronte al Nusra, braccio di Al Qaeda in Siria".

Questo gruppo, spiega il giornalista esperto di Medio Oriente e collaboratore dell'Ispi Antonio Picasso, "è un gruppo jihadista transnazionale che comprende siriani, turchi e iracheni, ma anche guerriglieri ceceni. Sono poco più di criminali comuni, che credono che basti gridare Allah è grande per definirsi jihadisti".

Nel cartellone della foto, esposto nel corso di una manifestazione contro Assad che risale probabilmente ai mesi scorsi, si può leggere: "Agli eroi di Liwa Shuhada grazie per l'ospitalità e se Dio vuole vediamo la città di Idlib libera quando torniamo". Non è chiaro se le due ragazze fossero pienamente consapevoli del messaggio che portavano in mano, nè quale sia il loro livello di conoscenza dell'arabo o quale fosse al momento in cui la foto è stata scattata.

Abbiamo provato a contattare Roberto Andervill, membro dell'associazione di assistenza sanitaria Horryaty con cui Vanessa e Greta avevano iniziato ad interessarsi alle questione siriana, ma non c'è stato modo di reperirlo. Sarebbe importante capire quali fossero i rapporti, se mai ce ne sono stati, di Vanessa e Greta con Liwa Shuhada, per provare a comprendere le trame che stanno dietro al rapimento. Trame qunto mai intricate, i cui fili si perdono nella matassa inestricabile del conflitto siriano.

Si specifica che il riferimento all’articolo della Jamestown Foundation, relativo al gruppo “Liwa Shuhada Badr” è stato linkato per un errore dovuto ad un’omonimia e non fa riferimento al gruppo ribelle Liwa Shuhada citato invece nel cartello a cui l’articolo fa riferimento - i cui collegamenti con formazioni islamiste, tra cui anche Al Nusra, sono invece ritenuti comunque molto probabili da diversi osservatori.





Ora li paghiamo pure per farci mettere il velo

Magdi Cristiano Allam - Ven, 02/01/2015 - 10:36

Il governo deve riportarle a casa. Ma ci costerà milioni e così finanzieremo i terroristi. Vietiamo alle Ong di andare in quei posti

Tranne improbabili e comunque non auspicabili colpi di scena, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo rientreranno presto in Italia.

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Le due ragazze erano simpatizzanti degli stessi gruppi islamici che le avrebbero sequestrate. In un cartello in arabo con cui si sono fatte immortalare nel corso di una manifestazione svoltasi in Italia si legge: «Agli eroi della Brigata dei Martiri - Grazie dell'ospitalità - Se Allah vorrà presto Idlab sarà liberata - E noi ci torneremo». La «Brigata dei Martiri», in arabo Liwa Shuadha, è un gruppo di terroristi islamici il cui capo, Jamal Maarouf, ha ammesso di collaborare con Al Qaida.

Comunque sia, nel caso degli ostaggi italiani detenuti dai terroristi islamici i riscatti si misurano in milioni di euro, per la precisione dai 5 milioni in su per i sequestri in Siria e Irak, «solo» un milione o poco più per i sequestri finora verificatisi in Libia. Si stima che dal 2004 l'Italia abbia pagato complessivamente 61 milioni di euro per liberare Simona Pari e Simonetta Torretta, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio, Giuliana Sgrena, Clementina Cantoni, Daniele Mastrogiacomo, Rossella Urru, Maria Sandra Mariani, Sergio Cicala e Philomene Kabouree, Federico Motka, Domenico Quirico.

Per avere un riferimento dell'entità della cifra da corrispondere ai terroristi islamici che detengono le due ragazze italiane, teniamo presente che l'ultimo ostaggio italo-svizzero, Federico Motka, sequestrato anche lui in Siria il 12 marzo 2013, è stato rilasciato il 26 maggio scorso dietro il pagamento di un riscatto di 6 milioni di euro.

Nel video postato su YouTube Greta e Vanessa sono sostanzialmente tranquille, recitano un copione impartito loro, i loro sguardi s'incrociano con quelli dei carcerieri dietro la telecamera per assicurarsi di essere state diligenti. È un video diretto a noi cittadini italiani per prepararci psicologicamente ad abbracciare le due ragazze in cambio del pagamento di un lauto riscatto. Sostanzialmente diverso era il video del 2005 che ci mostrò Giuliana Sgrena disperata e in lacrime supplicando le autorità di intervenire per il suo rilascio.

Ebbene quel drammatico messaggio era diretto al governo, forse inizialmente restio a sborsare la cifra richiesta tra i 6 e gli 8 milioni di euro. Saremo tutti contenti di riavere vive Greta e Vanessa. Però è ora di porre fine a queste tragiche farse il cui conto salatissimo paghiamo noi italiani.

Il governo vieti alle nostre associazioni civili di operare nelle zone dove imperversano il terrorismo islamico o i conflitti armati. È ora di dire basta alle sedicenti associazioni «senza scopo di lucro» che lucrano con il denaro degli italiani, soldi pubblici e privati, per sostenere la causa dei nemici della nostra civiltà. E poi ci tocca pure pagare ingenti riscatti quando vengono sequestrati o si fanno sequestrare. Basta!

Facebook.com/MagdiCristianoAllam



"Pagato riscatto da 12 milioni" Quante armi compreranno?

Riccardo Pelliccetti - Ven, 16/01/2015 - 08:02

Giallo sui soldi, un tweet dei rapitori fa scoppiare la polemica Dal 2004 a oggi abbiamo versato già 61 milioni ai terroristi

Non possiamo che gioire per la liberazione di Vanessa Marzullo e di Greta Ramelli, le quali, dopo essere state quasi sei mesi nelle mani dei tagliagole jihadisti, potranno oggi finalmente riabbracciare le loro famiglie.

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Fatta questa doverosa premessa, non possiamo esimerci dall'esprimere un senso di vergogna e di disapprovazione per le modalità con cui il governo ha risolto la questione. È vero che siamo da anni abituati a pagare riscatti a talebani, pirati e terroristi per riportare a casa chi si avventura in zone altamente pericolose, ma averlo fatto consapevoli di foraggiare l'industria dei sequestri è perlomeno riprovevole.

«Dodici milioni di dollari» proclamano i rapitori del Fronte Al Nusra, cioè circa dieci milioni di euro per riempire le casse del gruppo qaedista siriano, che fa dei sequestri una delle sue principali fonti di finanziamento per procurarsi armi e reclutare combattenti. C'è poco da scherzare o da sorridere. Secondo una stima fatta dal New York Times , Al Qaeda e i gruppi affiliati avrebbero incassato negli ultimi cinque anni almeno 125 milioni di dollari, versato in gran parte dai governi europei. I riscatti pagati dalla sola Italia dal 2004 a oggi a vari gruppi combattenti, ammontano a 61 milioni di euro.

Un'industria fiorente, con un fatturato considerevole, alimentato proprio dai quei Paesi disposti e abituati a sborsare denaro per soddisfare le richieste dei terroristi. Quali clienti migliori per i piccoli eredi di Osama bin Laden. E l'Italia è un obiettivo «privilegiato». E pensare che Amedy Coulibaly, il terrorista islamico protagonista della strage nel supermercato ebraico di Parigi, aveva chiesto un mutuo di poco più di 30mila euro per finanziare la sua azione e quella dei fratelli Kouachi nella redazione di Charlie Hebdo. Fate una semplice calcolo di quanti Coulibaly si potrebbero mettere in pista con i dieci milioni di euro pagati dal nostro governo…

Inevitabili quindi, le proteste e le polemiche scaturite subito dopo l'annuncio del pagamento di un riscatto per liberare Vanessa e Greta. Lega, Fdi e Forza Italia hanno subito chiesto chiarimenti in Parlamento. «La liberazione delle due ragazze mi riempie di gioia - ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini -. Ma l'eventuale pagamento di un riscatto, che permetterebbe ai terroristi di uccidere ancora, sarebbe una vergogna per l'Italia». La Lega presenterà un'interrogazione al ministro degli Esteri proprio «per appurare se sia stato pagato un solo euro per le due signorine».

«Un fatto assai grave - gli ha fatto eco il deputato leghista Molteni -. Il primo pensiero va alle famiglie. Va detto però che noi non abbiamo mai condiviso né giustificato le motivazioni della loro missione pseudomondialista». Chiede chiarezza anche Mariastella Gelmini, vicecapogruppo alla Camera di Forza Italia. «Quando si riconquista la libertà e la vita, ogni persona ragionevole non può che esultare - ha affermato - Adesso, con altrettanta ragionevolezza, il governo e il ministro degli Esteri devono riferire sulle modalità di questa liberazione».



Mia sorella? È una grande». Le lacrime e i brindisi dei familiari

Corriere della sera

di Luigi Corvi e Fabio Paravisi

Le telefonate del premier e della Farnesina. «È come nascere di nuovo». Un discorso va fatto: in Siria la situazione era brutta, bisogna evitare di mettersi in pericolo

Alle sette della sera la villetta di Gavirate, a due passi dal lago di Varese, è circondata dal buio, le tapparelle abbassate. La discrezione e il silenzio che la famiglia di Greta Ramelli hanno mantenuto in questi cinque mesi di angoscia resiste ancora, mentre a Brembate, il paese bergamasco dove vive Vanessa Marzullo, la gioia è già esplosa e i festeggiamenti iniziati.

Poi, finalmente sorridente, dalla villetta esce il fratello di Greta, Matteo. «Ringrazio il governo e il popolo italiano - dice davanti alle telecamere -. L’équipe della Farnesina è la migliore del mondo. Mia sorella è una grande e quando tornerà l’abbraccerò». E subito scappa via per tornare accanto ai genitori che per primi, alle quattro e mezzo del pomeriggio, hanno avuto l’attesa notizia della liberazione con una telefonata del presidente del consiglio Matteo Renzi.

Per la piccola comunità di Gavirate (novemila abitanti) parla il sindaco, Silvana Alberio, che è stata sempre vicino alla famiglia. «Siamo tutti sollevati» dice e spiega che dopo gli attentati di Parigi i genitori hanno vissuto giorni di terrore temendo che la situazione precipitasse. Roberto Andervill, il terzo componente di Horryarty (il gruppo costituito con Vanessa e Greta per portare aiuti umanitari in Siria) è invece ancora incredulo. «Non vedo l’ora di abbracciarle» dice e, alla domanda se continuerà il suo lavoro di cooperante con le due ragazze, risponde: «Prima facciamole tornare a casa, il nostro è sempre stato un gruppo dove si è deciso tutti insieme. Questo nonostante le accuse di chi ha sostenuto che le avevo mandate io in Siria».

A Verdello, paese bergamasco dove il papà di Vanessa gestisce un ristorante, è invece un fotografo a portare le notizia. E Salvatore Marzullo si precipita subito nel vicino pub a cercare conferme dalla televisione. Ma nemmeno di fronte all’applauso della Camera e al tweet di Palazzo Chigi vuole credere alla liberazione. Ci vuole un’ora prima che la telefonata della Farnesina riesca a farsi strada tra le decine di chiamate dei parenti dalla Calabria.

«È una gioia immensa - dice - e ho aspettato tanto questa notizia. Sono state ore interminabili. Adesso mi sento davvero rinascere». Quando gli propongono un brindisi chiede una minerale, e il barista deve insistere per versargli una birra: «Io sembro uno controllato ma l’apparenza inganna: sono stato tanto angosciato, e per fortuna gli uomini della Farnesina, che hanno fatto anche più del loro dovere, mi davano speranza. Ho parlato e incontrato spesso anche i genitori di Greta, ci facevamo forza a vicenda. Il giorno peggiore? Tutti».
 
Appena è sicuro della liberazione di Vanessa va dalla ex moglie Patrizia Virga, che da mezz’ora piange senza riuscire a fermarsi. «Continuerò a piangere finché lei non torna - dice la donna -. Appena rivedo Vanessa la abbraccio, la abbraccio, la abbraccio e la bacio». Stamattina i Marzullo andranno a Roma a riabbracciare la figlia: «Quando sentirò il battito del cuore capirò cosa dirle. Ma un discorso andrà fatto. In Siria la situazione era brutta. Bisogna evitare di mettersi in questi pericoli». Continuano le telefonate delle tv, qualcuno propone un collegamento alle 6.40, lui rifiuta: «Per tante notti non ho dormito, stanotte starò sveglio per la felicità».

Anche per i genitori di Greta sarà una notte insonne. Alle otto e mezza escono in auto dalla villetta di Gavirate per andare a Roma ad accogliere la figlia. Si allontanano subito senza fermarsi mentre alcuni abitanti del paese passando in macchina davanti alla casa suonano il clacson in segno di gioia per la liberazione.

16 gennaio 2015 | 07:48



Greta e Vanessa, malate e maltrattate nelle mani dei sequestratori

Libero
16 gennaio 2015


Sono stati mesi molto duri quelli trascorsi da prigioniere. Greta Ramelli e Vanessa Marzullo ora sono finalmente libere, ma ciò che hanno dovuto subire durante il sequestro le ha molto provate sia psicologicamente che fisicamente. A rivelarlo sono gli 007 che hanno trovato fin dall'inizio della vicenda un canale di mediazione e dunque un interlocutore che ha permesso ai nostri servizi di "monitorare" costantemente le cooperanti per tutta la durata della trattativa. Hanno vissuto momenti molto difficili, rivela al Messaggero chi ha seguito in questi mesi la sorte di Greta e Vanessa. Una delle due è stata poco bene in salute, ma le sono stati forniti i medicinali e gli antibiotici per curarsi.

Hanno subito soprusi, sorvegliate di continuo da uomini armati. L'intelligence spiega che le due ragazze erano nelle mani di banditi comuni e che Jahbat Al Nusra, il movimento vicino ad al Quaeda in Siria al quale era stato attribuito erroneamente il sequestro, avrebbe solo fornito soprattutto copertura politica, proprio perché quella parte di territorio a Nord della Siria è totalmente nelle loro mani. A sequestrarle, in realtà, sarebbero stati membri del Jaish al-Mujahideen, sigla che racchiude una decina di gruppi islamisti (alleati del Free Syrian Army, l' esercito siriano libero), una forza armata che combatte contro il governo di Bashar al-Assad. Poi sarebbero state "vendute" più volte, senza mai finire, fortunatamente, nelle mani dell' Isis, né in territori controllati da loro.

La gioia a Gavirate - Tutto quello che hanno passato resterà indelebile nella loro mente e nel loro cuore, ma oggi è il momento della gioia. All'alba Greta e Vanessa sono arrivate a Ciampino accolte dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che alle 13 riferirà sulla vicenda alla Camera. Poi sono state condotte all’ospedale militare del Celio per gli opportuni controlli medici. Più tardi saranno ascoltate in procura a Roma. Solo al termine della deposizione potranno tornare finalmente nelle loro città che ieri, dopo mesi di tensione e angoscia, alla notizia della loro liberazione sono esplose di gioia. "E' un momento di grande felicità - ha detto il fratello della ragazza, Matteo Ramelli -, speriamo che Greta possa tornare presto a casa. La Farnesina ha fatto un lavoro fantastico, e anche i nostri concittadini sono stati meravigliosi".

Alcuni automobilisti, passando davanti alla casa di Greta a Gavirate, un paese affacciato sul lago di Varese, hanno suonato il clacson, in segno di giubilo per la liberazione. E ieri sera il parroco del paese, don Piero Visconti, ha voluto "ringraziare il Signore" durante in momento di preghiera nell'oratorio di Gavirate. "Se tutti i giovani sapessero rischiare come ha fatto Greta - spiega - il mondo sarebbe un posto migliore. Spero che il suo esempio possa sostenere anche le tante altre persone che vogliono vivere donando amore agli altri". Il sindaco del paese, Silvana Alberio, ha incontrato i genitori, per esprimere la vicinanza di tutta la comunità. "Siamo felicissimi - racconta la madre di Greta - non vediamo l'ora di riabbracciarla".

Lacrime e ringraziamenti - Altrettanta gioia è stata espressa dai familiari di Vanessa. "E' una grande gioia - dice emozionato Salvatore Marzullo, il papà che lavora in un ristorante di Verdello, il paese dove da qualche tempo vive appunto con la figlia. Appresa la notizia è scoppiato in lacrime. Dopo "un'angoscia unica", è arrivata "una gioia immensa che aspettavamo da mesi e che non si può descrivere", ha aggiunto. Momenti di sfiducia? "No - ha risposto - c'era preoccupazione e tristezza, ma abbiamo avuto sempre fiducia nel risultato. La Farnesina ci rassicurava sempre, devo ringraziare loro che sono riusciti a farci restare sempre ottimisti". "Quando la vedrò - ha concluso - le darò un grande abbraccio. Portiamola a casa e poi ci saranno tante cose da dirle".



Gentiloni alla Camera: "Italia contraria al pagamento di riscatti. Il nostro governo ha fatto come gli altri"

libero
16 gennaio 2015


"Noi siamo contrari al pagamento di riscatti". Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in una Camera semi-deserta, riferisce sulla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due giovani cooperanti italiane rapite in Siria sei mesi fa e liberate da poche ore dopo una lunga e difficile trattativa. Mentre le due ragazze sono già tornate in Italia, accolte all'aeroporto di Ciampino dallo stesso Gentiloni, è già scoppiata la polemica sul presunto riscatto pagato dalle autorità italiane ai jihadisti che avevano rapito le nostre connazionali.

Fonti vicine ai ribelli siriani riferiscono una cifra molto alta: 12 milioni di dollari. Gentiloni smentisce in via ufficiale, ma senza smentire veramente: "Voglio ribadire che in tema di rapimenti l'Italia si attiene a regole e comportamenti condivisi sul piano internazionale e che abbiamo operato in continuità con linea seguita nel tempo dai governi che si sono succeduti. Non è la linea di questo governo, è la linea dell'Italia". Tutto chiaro? No, o forse sì. Semplicemente, nel passato, in casi analoghi spesso l'Italia ha pagato la liberazione di propri ostaggi. Conferme ufficiali, com'è ovvio, non ne sono mai arrivate.

"Un grande Paese salva i suoi cittadini" - Nell'ultimo anno in Siria, ha spiegato Gentiloni, sono stati liberati con Greta e Vanessa altre tre ostaggi italiani. Nello stesso periodo, ha sottolineato, in Siria sono stati liberati altri otto ostaggi provenienti da Francia, Spagna, Danimarca e Stati Uniti: "Noi siamo contrari al pagamento di riscatti e partecipiamo, come i paesi citati, a contrasto multilaterale del fenomeno del sequestro di persone a scopo di riscatto. E nei confronti degli italiani presi in ostaggio la nostra priorità è indirizzata alla tutela della loro vita e integrità fisica". Perché, parola del ministro, "un grande paese si impegna a proteggere e salvare la vita ai propri cittadini sequestrati".

"Basta illazioni" - Gentiloni, fumoso nella sua spiegazione, non ha dunque smentito a chiare lettere l'accaduto ma ha comunque colto l'occasione per bacchettare la stampa: "Ho letto
indiscrezioni prive di reali fondamento. E mi sorprende che a queste illazioni e fonti sia stato dato credito senza alcuna verifica". E a chi ha rimproverato a Greta e Vanessa la temerarietà della scelta di andare in una zona rischiosa come la Siria risponde così: "Considero inaccettabile che qualcuno abbia detto che se la siano cercata. L'Italia ha bisogno di questi cooperanti e di questi volontari". Greta e Vanessa, ha precisato Gentiloni, "non hanno mai informato le autorità italiane della loro intenzione di raggiungere la Siria, né del loro ingresso nel Paese".

Quindi la ricostruzione: "Sono state rapite nella notte tra il 31 luglio e il primo agosto 2014 in un piccolo villaggio nei pressi di Aleppo nell'abitazione di un loro conoscente del luogo, da un nutrito gruppo di uomini armati che ha fatto irruzione nell'abitazione". Ma l'emergenza e le trattative non sono finite: "Un pensiero speciale alle famiglie di Padre Dall'Oglio e Lo Porto. Ancora due vicende che hanno bisogno dell'Italia cui stiamo lavorando con massimo impegno e discrezione".



Greta e Vanessa liberate in Siria, il retroscena sulla trattativa: i banditi, Al Nusra, il riscatto milionario

Libero
16 gennaio 2015

per liberare e riportare in Italia Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le giovani cooperanti lombarde rapite in Siria lo scorso 31 luglio e atterrate nella notte tra giovedì e venerdì a Ciampino, accolte dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Nonostante la smentita dell'intelligence italiana, tutte le ricostruzioni non escludono l'ipotesi di un riscatto di 12 milioni di dollari pagato dalle nostre autorità ai rapitori, anzi. Da parte sua Al Nusra sostiene che nessun riscatto è stato pagato per la liberazione.

"Banditi, non islamisti" - Innanzitutto, però, occorre fare chiarezza su chi siano i "rapitori". "Banditi verniciati da islamisti": così li avrebbero etichettati i servizi italiani che hanno lavorato al caso di Greta e Vanessa. Di sicuro, non erano né dello Stato islamico né della fazione jihadista rivale, Al Nusra. A dare supporto logistico a questa banda più o meno improvvisata sarebbero stati i ribelli anti-Assad del Syrian Free Party, l'esercito libero siriano. Attraverso mediatori vicini ai ribelli "buoni" siriani Farnesina e intelligence hanno cercato per mesi un canale per risolvere positivamente la vicenda.

A dicembre, però, improvvisamente si complica tutto. Tra 23 e 31, riporta Repubblica, a inizio mese secondo il Corriere della Sera, vengono meno i contatti. Poi, la sera di Capodanno, spunta in rete il video delle due italiane vestite di nero dal covo dei rapitori. Sarebbe stato un segnale al governo italiano: per liberare Greta e Vanessa servono soldi, più di quanti ipotizzati. La posta, insomma, si è alzata e il perché si scopre presto: sarebbero cambiati i mediatori.

La mano di Al Nusra - I rapitori si sarebbero infatti avvicinati ad Al Nusra, i "rivali" dell'Is che qualcuno, in maniera molto ottimistica, definisce "meno feroci" dei tagliagole del Califfato. L'unica differenza in realtà è che se questi ultimi i prigionieri li sgozzano in diretta video, i primi preferiscono venderli per fare soldi, molti soldi. Che servono ad acquistare armi, addestrare milizie (anche kamikaze), corrompere governi ed eserciti. Insomma, alimentare l'industria del terrore.

Al Nusra fa pubblicare quel video, la notte del 31 dicembre, contro la volontà dei servizi italiani. Seguono giorni frenetici, fino agli attentati di Parigi che emotivamente potrebbero portare il governo di Roma a pagare ancora di più per non avere sulla coscienza la morte atroce di due ragazze. I jihadisti lo sanno, e alzano la posta. L'Italia chiede un'altra prova che le rapite siano vive e gli uomini di Al Nusra girano un secondo video, questa volta riservato e non pubblicato sul web. E' il segnale: Greta e Vanessa stanno bene e si possono liberare. A che prezzo, forse non lo si scoprirà.

Nessun riscatto - Un account Twitter riconducibile ai miliziani siriani del Fronte al-Nusra smentisce oggi che il gruppo, legato ad al-Qaeda, abbia ricevuto denaro dall’Italia. "Il motivo del loro arresto è che molti agenti dei servizi segreti occidentali entrano (in Siria, ndr) come operatori umanitari. Le due ragazze sono state prese e sono state interrogate. E poi sono state rilasciate", ha twittato Abu Khattab al-Shami, che si definisce un jihadista nella file di "al-Nusra di al-Qaeda del Jihad nella terra di al-Sha



Renzi fugge da Greta e Vanessa: pioggia di insulti sul web

Libero
16 gennaio 2015


Dopo la liberazione di Greta e Vanessa è l'ora delle polemiche. Sotto accusa è finito il governo che avrebbe pagato un riscatto da 12 milioni di euro ai jihadisti di Al Nusra. L'ipotesi del pagamento di un riscatto era stata lanciata da fonti siriane. La trattativa sul riscatto è stata poi smentita dal governo, dal ministro degli Esteri Gentiloni. Ma i dubbi restano. E in pochi credono ad una liberazione "gratis" delle due ragazze.

Un altro indizio che porta in questa direzione è l'assenza del premier Matteo Renzi durante le fasi dell'accoglienza delle due ragazze nel loro rientro in Italia. Renzi ha preferito un basso profilo evitando di passare alla "cassa" mediatica. Forse ha qualcosa da nascondere? O qualcosa di cui vergognarsi? Intanto la notizia della liberazione di Greta e Vanessa e il probabile pagamento di un riscatto non è stata accolta bene da buona parte dell'opinione pubblica che sul web sfoga la propria rabbia.

Le lettere - Il sito Dagospia.com ha raccolto alcune lettere di diversi lettori che hanno protestato e insultato le due ragazze. Va detto che gli insulti in ogni caso vanno condannati, soprattutto in casi come questi. "Greta e Vanessa: potremmo sapere, una volta per tutte, quanto guadagnano al mese? Un piccolo reato di finanaziamento "esterno" al terrorismo non si potrebbe introdurre?", scrive uno dei lettori a Dagospia. E ancora: "In nome della vita, salvate ragazze rapite (sicuro?). Greta e vanessa atterrano a roma gentiloni le accoglie, Scontati incontri con Boldrini, eventuali candidature, trasmissioni in RAI (tre), ecc..

Pagato riscatto (anche se legge italiana vieta pagamenti riscatti). Stato italiano finanziatore azioni terroristiche di morte (e la vita?, vabbé, sottigliezze). Signor DIO, esisti? E allora fatti sentire, da bravo. APPALESATI, e che cazzo!!!", scrive Sandro Michetti. "Caro Dago, per liberare Vanessa e Greta "grande lavoro di squadra"; col cazzo, grande lavoro di portafoglio! Ma perché non hanno usato quei 12 mln per riportare a casa i marò?", scrive invece Ran. Infine qualcuno avanza anche qualche dubbio: "Evviva, altre due vispeterese liberate ( coi nostri soldi !). Cara Magistratura La prego di indagare, oltre a chi abbiamo finanziato, anche se per caso non si siano divise il malloppo tra loro ed eventuali complici".



Greta e Vanessa, malate e maltrattate nelle mani dei sequestratori

Libero
16 gennaio 2015


Sono stati mesi molto duri quelli trascorsi da prigioniere. Greta Ramelli e Vanessa Marzullo ora sono finalmente libere, ma ciò che hanno dovuto subire durante il sequestro le ha molto provate sia psicologicamente che fisicamente. A rivelarlo sono gli 007 che hanno trovato fin dall'inizio della vicenda un canale di mediazione e dunque un interlocutore che ha permesso ai nostri servizi di "monitorare" costantemente le cooperanti per tutta la durata della trattativa. Hanno vissuto momenti molto difficili, rivela al Messaggero chi ha seguito in questi mesi la sorte di Greta e Vanessa. Una delle due è stata poco bene in salute, ma le sono stati forniti i medicinali e gli antibiotici per curarsi. Hanno subito soprusi, sorvegliate di continuo da uomini armati.

L'intelligence spiega che le due ragazze erano nelle mani di banditi comuni e che Jahbat Al Nusra, il movimento vicino ad al Quaeda in Siria al quale era stato attribuito erroneamente il sequestro, avrebbe solo fornito soprattutto copertura politica, proprio perché quella parte di territorio a Nord della Siria è totalmente nelle loro mani. A sequestrarle, in realtà, sarebbero stati membri del Jaish al-Mujahideen, sigla che racchiude una decina di gruppi islamisti (alleati del Free Syrian Army, l' esercito siriano libero), una forza armata che combatte contro il governo di Bashar al-Assad. Poi sarebbero state "vendute" più volte, senza mai finire, fortunatamente, nelle mani dell' Isis, né in territori controllati da loro.

La gioia a Gavirate - Tutto quello che hanno passato resterà indelebile nella loro mente e nel loro cuore, ma oggi è il momento della gioia. All'alba Greta e Vanessa sono arrivate a Ciampino accolte dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che alle 13 riferirà sulla vicenda alla Camera. Poi sono state condotte all’ospedale militare del Celio per gli opportuni controlli medici. Più tardi saranno ascoltate in procura a Roma. Solo al termine della deposizione potranno tornare finalmente nelle loro città che ieri, dopo mesi di tensione e angoscia, alla notizia della loro liberazione sono esplose di gioia. "E' un momento di grande felicità - ha detto il fratello della ragazza, Matteo Ramelli -, speriamo che Greta possa tornare presto a casa. La Farnesina ha fatto un lavoro fantastico, e anche i nostri concittadini sono stati meravigliosi".

Alcuni automobilisti, passando davanti alla casa di Greta a Gavirate, un paese affacciato sul lago di Varese, hanno suonato il clacson, in segno di giubilo per la liberazione. E ieri sera il parroco del paese, don Piero Visconti, ha voluto "ringraziare il Signore" durante in momento di preghiera nell'oratorio di Gavirate. "Se tutti i giovani sapessero rischiare come ha fatto Greta - spiega - il mondo sarebbe un posto migliore. Spero che il suo esempio possa sostenere anche le tante altre persone che vogliono vivere donando amore agli altri". Il sindaco del paese, Silvana Alberio, ha incontrato i genitori, per esprimere la vicinanza di tutta la comunità. "Siamo felicissimi - racconta la madre di Greta - non vediamo l'ora di riabbracciarla".

Lacrime e ringraziamenti - Altrettanta gioia è stata espressa dai familiari di Vanessa. "E' una grande gioia - dice emozionato Salvatore Marzullo, il papà che lavora in un ristorante di Verdello, il paese dove da qualche tempo vive appunto con la figlia. Appresa la notizia è scoppiato in lacrime. Dopo "un'angoscia unica", è arrivata "una gioia immensa che aspettavamo da mesi e che non si può descrivere", ha aggiunto. Momenti di sfiducia? "No - ha risposto - c'era preoccupazione e tristezza, ma abbiamo avuto sempre fiducia nel risultato. La Farnesina ci rassicurava sempre, devo ringraziare loro che sono riusciti a farci restare sempre ottimisti". "Quando la vedrò - ha concluso - le darò un grande abbraccio. Portiamola a casa e poi ci saranno tante cose da dirle".


“Siamo state bendate per cinque mesi, ma nessuno ci ha mai toccato”
La Stampa
guido ruotolo

Le ragazze al pm: ci hanno fatto patire la fame, dovevamo stare in silenzio


Siamo sempre state convinte che i nostri carcerieri non fossero dell’Isis, qualche volta abbiamo dubitato che potessero essere di Al Qaeda. Ci chiedete se sapevamo della trattativa? Se sono stati pagati soldi per il riscatto? La prima e unica volta che abbiamo capito che si stava trattando è quando ci hanno fatto fare il video». Quanta sofferenza in quelle parole. Distrutte nell’animo, fisicamente provate, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli avrebbero un disperato bisogno di dimenticare questi cinque mesi e passa in mano ai sequestratori. Un trauma che rischia di lasciare tracce profonde e indelebili. 

Sono atterrate alle 4 ieri mattina a Ciampino, dopo tre ore di volo. Gli uomini della nostra intelligence erano andati a prenderle ai confini con la Siria, in Turchia. Missione per nulla facile. Anzi molto a rischio. E per fortuna le due ragazze non hanno avuto la percezione del pericolo, della fase molto delicata del rilascio. Verso mezzogiorno negli uffici del Ros dei Carabinieri del colonnello Macilenti, sulla Salaria, Vanessa e Greta hanno reso le prime dichiarazioni ai pm Scavo, Colaiocco e Capaldo alla Procura di Roma.

Meno di ventiquattro ore prima erano ancora in mano ai carcerieri. «Era notte fonda, quel 31 luglio, quando un gruppo di uomini armati - Vanessa e Greta ricordano a fatica l’inizio di questa brutta avventura - fece irruzione nella casa che ci ospitava, ad Abizmu, e ci prese trasferendoci con due auto in una prigione». 

Avevano organizzato il loro viaggio umanitario in Siria facendo «amicizia» sul web, su Facebook. Come se bastasse l’amicizia per essere al sicuro. Quanta leggerezza e imprudenza. Devono essersene convinte anche loro, anche le due ragazze che in attesa dei loro cari all’aeroporto di Ciampino quasi temessero di doversi difendere dai rimbrotti.  Solo tre giorni in Siria.

Neppure il tempo di capire che nei fatti si erano consegnate ai loro carnefici, avendo trovato ospitalità nella casa del capo del Consiglio Rivoluzionario del villaggio vicino ad Aleppo, Abizmu appunto, che aveva deciso di consegnarle ai carcerieri. Vanessa e Greta non sono state in grado di ricostruire una mappa delle case-prigioni che le hanno ospitate in questi mesi. «Forse siamo state in cinque, sei case. Noi eravamo incappucciate ed evitavamo di guardare i nostri sequestratori in faccia, incappucciati anche loro. Ci spostavano in macchina. Quanto duravano i trasferimenti? Non siamo in grado di dirlo, di fare delle ipotesi».

Il buio, il silenzio. La perdita della cognizione del tempo e dell’orientamento. Fosse solo questo. Cinque, sei prigioni. E anche donne tra gli aguzzini. Vanessa parla un po’ l’arabo. Uno dei carcerieri, farfugliava qualche parola in inglese. Sempre bendate. Sempre impaurite e fragili. Vent’anni e ventuno. Provate, è come se fossero diventate improvvisamente adulte, donne provate dalla vita.
«Non ci hanno toccate... solo una volta ci hanno afferrato per un braccio... Dovevamo stare in silenzio... Abbiamo sofferto la fame... Ci davano poco da mangiare». Non sono state in grado di aiutare carabinieri e pm a ricostruire il contesto del sequestro: «Siamo state vendute da un gruppo a un altro? Non sappiamo nulla... È stato pagato un riscatto? Non lo sappiamo. Usavano violenza? Non ci hanno mai minacciato direttamente di morte».

Il terrorismo che sa usare i media e la disinformazione interessata hanno in questi mesi alimentato i dubbi sulla paternità dei sequestratori. Semplici criminali? Militanti di Al Nusra, l’Al Qaeda siriana? l’esercito libero siriano? Ai magistrati le due ragazze dicono di aver avuto la sensazione che a un certo punto i carcerieri fossero simpatizzanti di Al Nusra.

In tutti questi mesi non hanno mai saputo nulla della condizione dell’altro italiano sequestrato in Siria, padre Dall’Oglio, scomparso alla fine del luglio del 2013. La loro brutta avventura, per fortuna, ormai è alle spalle. Hanno un gran bisogno di dormire e dimenticare.



Greta e Vanessa tradite da chi volevano aiutare


Libero
17 gennaio 2015

1Greta e Vanessa sarebbero state rapite proprio da chi volevano aiutare. Le due ragazze infatti, riporta il Fatto, erano partite per la Siria non per aiutare i civili, le vittime della guerra, ma per sostenere i combattenti islamici anti-Assad con kit di salvataggio. E' il retroscena sul sequestro delle due volontarie che si legge in alcune informative del Ros dove vengono riportate alcune intercettazioni di aprile tra Greta Ramelli - che stava organizzando il suo viaggio in Medioriente - e un siriano di Aleppo di 47 anni, Mohammed Yaser Tayeb, pizzaiolo di Anzolo in Emilia, che gli investigatori considerano un militante islamista legato ad altri siriani impegnati in "attività di supporto a gruppi di combattenti operativi in Siria a fianco di milizie contraddistinte da ideologie jihadiste".

In sostanza il progetto delle due cooperanti era "rivolto a offrire supporto al Free Syrian Army ora supportato dall'occidente in funzione anti Isis ma anch'esso composto da frange di combattenti islamisti alcuni dei quali vicini ad Al Qaeda", a sostenere "un lavoro in favore della rivoluzione", e non a dare un aiuto neutrale. Si legge nell'informativa una telefonata tra Greta e Mohammed Yasser Tayeb così sintetizzata: "Greta precisa  che un primo corso si terrà in Siria con un operatore che illustrerà ai frequentatori (circa 150 persone tra civili e militari) i componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo. la donna dice che ha concordato con il leader della zona di Astargi di consegnare loro i kit e cje a loro volta li distribuiranno ai gruppi di combattenti composti da 14 persone in modo che almeno uno degli appartenenti a questi gruppi fosse dotato del kit e avesse partecipato al corso". 

Tayeb secondo gli investigatori si attivò concretamente per aiutarle e le mise in contatto con un altro siriano residente a Budrio, Nabil Almreden, nato a Damasco, medico chirurgo in pensione. Tayeb gli chiede di inviare in siria una lettera di raccomandazione per Vanessa, "verosimilmente - annota il ros - un accredito presso una non meglio istituzione all'interno del territorio siriano".



Rapite in Siria, il papà di Vanessa: «Mia figlia ha fatto una scelta sbagliata»

Il Messaggero



«Mia figlia ha fatto una scelta sbagliata: molte volte il coraggio non serve, basta usare la testa». Queste le parole di Salvatore Marzullo, padre di Vanessa, che oggi ha potuto riabbracciare sua figlia.

Riaverla «è una grande gioia», ha commentato Marzullo, che lavora in un ristorante di Verdello, il paese dove da qualche tempo vive appunto con la figlia. Ma quella di Vanessa, secondo lui, è stata una «scelta sbagliata. Io ho cercato di dissuaderla, ma era un suo desiderio, una sua convinzione al cento per cento. E purtroppo, essendo maggiorenne, io le ho dato tutti i consigli del mondo, ma ha preso la sua strada è purtroppo si è rivelata sbagliata».

Venerdì 16 Gennaio 2015, 12:44 - Ultimo aggiornamento: 12:49



Quelle due bimbe spaventate meritano rispetto
Il Giorno
17 gennaio 2015

1
Da mamma sono contenta che queste due ragazze siano sane e salve. Ma da italiana dico che è ora di finirla di fare gli eroi con i soldi di noi italiani. Aurora, il giorno.it
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Mi vergogno di vivere in un Paese che butta fango su due ragazze che sono andate a fare volontariato che hanno rischiato di farsi ammazzare per essere andate ad aiutare i bambini. Altre alla loro età passano le serate a bere o a divertirsi. Kerry, ilgiorno.it


LASCIAMO in secondo piano le polemiche politiche che sono scoppiate un secondo dopo l’annuncio della loro liberazione: l’immagine che nel cuore della notte le televisioni ci hanno rimandato di Vanessa e Greta che ritoccavano il suolo italiano è l’immagine di due «bimbe» spaurite e spaventate, provate da una detenzione dura, consumata in condizioni drammatiche, tra minacce e violenze brutali. La prigionia è stata per loro, due giovani volontarie un po’ sprovvedute, un duro banco di prova. Adesso non sarà veloce né semplice metabolizzare quest’esperienza: 5 mesi da incubo, 168 lunghi giorni lontano da casa non si dimenticano facilmente.

Non sanno ancora, Vanessa e Greta, che qui in Italia in molti chiedevano di lasciarle lì. Non sanno ancora che sono più quelli che le chiamano le s. di Aleppo che quelli che hanno sottolineato il loro coraggio. Avranno tempo per digerire anche questo. Con lo sguardo quasi perso nel vuoto e un sorriso appena abbozzato.

laura.fasano@ilgiorno.net






Greta e Vanessa, la furia cinica (e maschilista): «Se la sono cercata»

Corriere della sera

di Silvia Avallone

La scrittrice Silvia Avallone: sono stanca di non capire, ho un gran desiderio di ascoltare la loro voce. Ci si sofferma molto sugli errori, si sorvola sull’altruismo

Sfido chiunque a rispondere a una domanda come questa: quanto vale la vita di una persona? O come questa: quando è giusto salvarla e quando no? Chiedo se sia possibile usare parole come «dipende» senza tremare o provare vergogna.

Io sono qui, a casa mia, di fronte a un computer. Non ho affrontato un viaggio pericoloso per raggiungere uno dei cuori più dilaniati e bui della Storia, non ho varcato il confine in Siria per dare conforto a chi fugge da razzie e stupri, non ho messo a repentaglio la mia vita per portare medicinali a bambini che non vanno a scuola e giocano sotto una tempesta di granate. Io non ho visto da vicino i volti spaventati di chi oggi è scampato a una rappresaglia, domani si vedrà, e non ho vissuto sulla mia pelle una condizione di prigionia. Io non so, ma voglio sapere.

Quello che accade in Siria ci riguarda. I profughi che tentano di sottrarsi a quella guerra in cui è impossibile non dico vivere, ma anche appena sopravvivere, desiderano arrivare qui. Gli aspiranti terroristi che vogliono imparare il terrore e addestrarsi con i kalashnikov, partono da qui. Per qui intendo l’Europa, l’Italia, la Francia in cui una settimana fa hanno perso la vita diciassette persone. Qui e laggiù sono collegati, intimamente connessi. Greta e Vanessa dovevano esserne consapevoli, e questa consapevolezza doveva tradursi nell’impossibilità di chiudere gli occhi, di rimanere immobili e trincerate dentro l’indifferenza.

Ho sentito e letto di tutto, sul loro conto, gridato da persone che, come me, stanno sedute a una scrivania, affacciate a una finestra con vista sul tempo di pace. E per quanto questa pace sia difficile e piena di crepe, mi domando da dove abbiano origine tanti giudizi e tanta rabbia: «Ah, se fosse stata mia figlia!», «E intanto io pago!», «Se la sono andata a cercare!», «Il volontariato lo si può fare anche in Italia!».

Ho intercettato a volte un più o meno larvato maschilismo, altre un crudo cinismo, e mi sono ritrovata a pensare al paradosso: ci si indigna tanto con chi ha il coraggio di un atto di solidarietà, quasi più che con chi parte con le peggiori intenzioni. Ci si sofferma molto sulle leggerezze e sugli errori, e si sorvola sull’altruismo e sulla sofferenza di due giovani donne che dopo cinque mesi e mezzo di sequestro sono tornate in Italia.

Io sono qui, e non posso vantarmi di non rischiare niente. Vorrei rischiare almeno di capire, di conoscere e di raccontare: la storia di queste due ventenni che da Brembate e Gavirate, dalla depressa provincia italiana all’epoca della grande crisi e delle feroci disillusioni, hanno deciso di fare qualcosa anziché niente per chi muore nelle guerre che ci circondano. E si sono interessate a una trincea profonda di sangue e violenza dall’altra parte del Mediterraneo, hanno raccolto notizie, iniziative.

Hanno voluto dare il proprio contributo dentro una Storia che, come ha raccontato Elsa Morante, è anche una peste irrazionale e sanguinaria che si nutre di vita innocente. Ci hanno provato. Ci hanno dimostrato che, volendo, si può anteporre l’ambizione di un’idea all’ambizione di un interesse. E, certamente, possono essere state commesse imprudenze. Ma in nome di qualcosa che si chiama solidarietà. Alleviare un dolore, migliorare anche solo per un istante, di poco, la vita di un altro. E no, non ci riesco proprio a pensare che questa sia una colpa.

Io vorrei dire a Greta e Vanessa, adesso, semplicemente questo: che sono qui, e sono stanca di non sapere. Che ho un gran desiderio di ascoltare la loro voce, la testimonianza diretta che ci hanno portato. E che sono pronta a racimolare tutte le parole-coraggio contro le parole-pancia e le parole-slogan per delineare la storia di quel che hanno vissuto, per la realtà in cui hanno affondato le mani: loro due, figlie giovanissime del nostro tempo e della nostra Italia che i giovani troppo spesso li fa scappare o li demoralizza o li disillude. Vorrei saperlo da loro, cosa le ha spinte ad agire, e quanto è feroce la realtà che collega il qui e il laggiù, di modo che nessuno di noi possa più giudicare e non sapere.

17 gennaio 2015 | 08:28



Vanessa è arrivata a casa. Il papà: non ha nulla di cui scusarsi

Corriere della sera

di Maddalena Berbenni

Dopo cinque mesi e mezzo di sequestro e l’arrivo a Ciampino con Greta, finalmente un po’ di riposo a casa. I genitori: ha bisogno di tranquillità

1
La kefiah attorcigliata al collo, capelli sciolti e lo sguardo timido davanti alle telecamere e ai microfoni che la circondano. Vanessa Marzullo è a casa. «Ringrazio tutti, ringrazio tutte le persone che hanno lavorato per il nostro rilascio e chi ha pregato per noi», le poche parole che sussurra accanto alla madre. È arrivata nell’abitazione del papà Salvatore, a Verdello, in auto, alle 14.44. Il padre Salvatore al volante, il fratello Mario seduto davanti e lei dietro con mamma Patrizia. Sulla cancellata erano appesi striscioni: «Bentornata», e tanti palloncini. La ragazza, 21 anni, 5 mesi di prigionia in Siria alle spalle, si è subito chiusa in casa. Si è affacciata un istante solo per salutare i giornalisti e le persone che la aspettavano fuori.

«Non ci ha chiesto scusa, perché non ha nulla di cui scusarsi», ha detto il padre, Salvatore, subito dopo il suo arrivo. «L’ho trovata bene e non ha subito violenze — ha aggiunto —. Si è dunque trattato di una brutta storia fortunatamente a lieto fine. Ora ha bisogno di qualche giorno di tranquillità. Anche a noi non ha ancora raccontato i dettagli. Ringrazio di cuore tutti quelli che ci sono stati vicini in questi mesi e in questi ultimi giorni, dal governo ai nostri vicini».






Che sia l’ultima volta

Livio Caputo

Vorrei aggiungere alcune osservazioni al blog del collega Del Vigo, che pour compiacendosi -come tutti –  della liberazione di Greta e Vanessa, conclude giustamente che non possiamo diventare il bancomat dei terroristi. Sono d’accordo con lui. Ma, siccome è molto probabile che, vista la inclinazione di certi nostri giovani ad andarsi a cacciare nei guai per ragioni più o meno ideali (sembra appurato che le due ragazze non siano andate in Siria solo per ragioni carutatevoli, ma anche in omaggio alle loro opinioni politiche), tra non molto ci troveremo alle prese con altre vicende simili, non basta stigmatizzare, è necessario prendere  dei provvedimenti.

1) Il governo deve stabilire, con apposita legge, che nessuno che si sia recato volontariamente in zone di guerra e sia caduto nelle mani dei terroristi verrà più riscattato con soldi pubblici, che siano due o dodici milioni e poi rispettare questo impegno anche di fronte a pressioni contrarie della opinione pubblica. La cosa migliore sarebbe di vietare addirittura queste spedizioni, ma poiché la cosa non è tecnicamente possibile, avvertiamo almeno chi vuole lanciarsi in avventure spericolate che lo fa a suo rischio e pericolo. Sarebbe, a mio avviso, un deterrente sufficiente per buona parte degli aspiranti “volontari”, che credono che basti fondare una ONG per diventare protagonisti della storia. Si debbono, naturalmente, fare delle eccezioni per coloro che partono con un incarico ufficiale, cioè comandati dallo Stato stesso on da riconosciuti organismi internazionali.

2) Sarebbe quanto mai opportuno che gli Stati occidentali, di fronte a una minaccia che riguarda tutti, uniformassero i criteri da seguire in caso di rapimenti da parte di organizzazioni terroristiche. Oggi si va dall’estremo dell’Italia, che si adopera per riscattare tutti, a quello dell’America, che vieta ( o almeno finge di vietare) perfino alle famiglie di trattare. Non possiamo permetterci di essre il ventre molle dell’Europa. Ci vuole un deterrente perché casi come quello di Greta e Vanessa, certo animate da buone intenzioni, ma del tutto sprovvedute, si moltiplichino; e l’unico modo è di fare sapere ai terroristi che il bancomat non funziona più.

Insomma, facciamo pure un brindisi per il ritorno delle due ragazze, e un augurio che mettano la testa a posto, ma cerchiamo di fare in modo che sia l’ultima volta.

Per ora non voglio tornare in Siria, ma bisogna continuare ad aiutarli"

Nico Di Giuseppe - Sab, 17/01/2015 - 21:26

Greta Ramelli: "Per ora non voglio tornare in Siria perché la situazione laggiù è insostenibile, ma bisogna continuare comunque ad aiutarli". Il padre di Vanessa: "Non dovete scusarvi". Ma Salvini: "Goditi tua figlia e taci"


"Per ora non voglio tornare in Siria perché la situazione laggiù è insostenibile, ma bisogna continuare comunque ad aiutarli".



Queste le parole che Greta Ramelli ha rilasciato fuori dalla sua casa nella quale è arrivata da pochissimo ai giornalisti.
Greta che è in buone condizioni ha detto di essere "felice" di essere a casa e ha ringraziato la Farnesina. Intanto la polemica sul riscatto continua a tenere banco. "Penso che su questo abbia già chiarito tutto Gentiloni. A noi non interessa", ha detto, ai microfoni di RaiNews24, il fratello di Greta Ramelli dopo il ritorno a Gavirate della ragazza rapita in Siria nel luglio scorso con l'amica Vanessa Marzullo.
Quest'ultima, al suo arrivo in Italia, si è limitata a giustificarsi: "Eravamo andate lì per aiutare i bambini...". A distanza di qualche ora, però, i toni sono cambiati. "Vanessa non ci ha chiesto scusa - ha messo in chiaro il padre Salvatore - non c'è nulla per cui chiedere scusa". Parole che hanno scatenato la reazione del leader della Lega Nord, Matteo Salvini: "Il padre di Vanessa, una delle due ragazze rapite e per fortuna tornate, dice che la figlia non deve scusarsi di nulla. Goditi tua figlia e taci, per rispetto degli italiani che hanno pagato, e dei lavoratori italiani che rischieranno altri rapimenti nel mondo".


Commenti



TheSchef
Sab, 17/01/2015 - 19:52
ma ancora parla questa imbecille?!

    Adolph
    Sab, 17/01/2015 - 19:55
    Un grazie al padre di Vanessa da buon terrone ha fatto un favore alla lega .

      Ritratto di Baliano
      Baliano
      Sab, 17/01/2015 - 19:56
      E' quel risolino malcelato che non ci convince... cari babbi di cotante figlie, non gliel'avete detto col satellitare di stare attente a non tornare troppo ingrassate e rilassate? Ca' nisciun'è fesso.

        little hawks
        Sab, 17/01/2015 - 19:57
        Visto che non c'è da chiedere scusa è giusto chiedere i danni all'erario causati dalla loro condotta.

          Ritratto di laky
          laky
          Sab, 17/01/2015 - 20:00
          Cosa si aspetta a far pagare il riscatto alle famiglie delle due sciagurate! Il genitore ancora non si scusa, perché dovremmo pagare tutti noi la loro folle leggerezza?!

            Ritratto di Euterpe
            Euterpe
            Sab, 17/01/2015 - 20:02
            Ancora aiuti? 12 milioni non sono sufficienti? Provvedessero a farsi rapire di nuovo.

              alfredido2
              Sab, 17/01/2015 - 20:04
              Per ora non torna ; appena finiti I soldi del riscatto tornerà,per farsi rapire di nuovo e quindi per agevolare un nuovo riscatto. Solo dei polli come I nostri politici possono prestarsi a un giochetto così . Le vedete come sono serene,maliziose e paffutelle dopo un "incubo di 5 mesi" ? sembrano tornate da una vacanza .Comunque hanno ottenuto lo scopo prefisso " aiutare la rivoluzione" .

                eolo121
                Sab, 17/01/2015 - 20:04
                potevano restare dai loro amici arabi.. una vergogna se è vero tutti quei soldi per il riscatto..

                  NON RASSEGNATO
                  Sab, 17/01/2015 - 20:05
                  Test per infermità mentale?

                    Raffi70
                    Sab, 17/01/2015 - 20:05
                    per ora non vuoi tornare in siria perche sei ingrassata e qui devi riprendere la forma migliore chiedo a tutti di andare a vedere le foto dell arrivo in siria e quelle attuali specialmente la mora mi sembra piu in carne di viso io dopo 5 mesi di prigionia avrei fatto una dieta esagerata poi posso sempre sbagliarmi

                      Ritratto di bracco
                      bracco
                      Sab, 17/01/2015 - 20:07
                      La foto che pubblicate la dice tutta, un trio di ipocrisia......anzi manca ancora qualcuno, i genitori delle due irresponsabili.

                        NON RASSEGNATO
                        Sab, 17/01/2015 - 20:07
                        Lo credo bene che non siano interessati al riscatto, non hanno pagato loro

                          lento
                          Sab, 17/01/2015 - 20:08
                          Questo non'e' stato un sequestro di persone. I veri sequestri erano quelli che facevano i Sardi,i Calabresi-Questi di adesso sono organizzati in Italia con complici in questi paesi in guerra. Il riscatto viene diviso in parti uguali tra organizzazione "Umanitaria" politici mafiosi e finti "ostaggi".Attualmente e' il crimine piu' redditizio,e meno rischioso....Tutto questo sono diversi anni che accade ma le autorita' Italiane fanno finta di niente----

                            Cobra71
                            Sab, 17/01/2015 - 20:08
                            Ma ci sono tanti italiani da aiutare sul territorio nazionale, ma ovviamente il BUONISMO IPOCRITA COMUNISTA non ha confini... Tornate in Siria e speriamo che stavolta vi diano il benservito definitivo!

                              lamwolf
                              Sab, 17/01/2015 - 20:09
                              I rapitori sono terroristi senza scrupoli, assassini e tagliatori di teste. Gentiloni la vada a raccontare agli stolti che non è stato pagato alcun riscatto. I genitori delle due ragazze come detto da Salvini si godano le figlie salvate con i soldi degli italiani. Milioni di euro che potevano servire per i veri cooperanti tanti giovani in Italia che servono situazioni difficili e di degrado, ospizi, ospedali infantili con gravissime malattie, case famiglie, ricoveri e povera gente che non ha più sostentamento. Tacciano queste famiglie e le due ragazze così non offendete chi veramente si sacrifica per le giuste cause e non come loro avventate e irresponsabili a carico di noi tutti. Così questo governo sta mettendo a repentaglio da vita di chiunque fuori dai confini.

                                lamwolf
                                Sab, 17/01/2015 - 20:09
                                I rapitori sono terroristi senza scrupoli, assassini e tagliatori di teste. Gentiloni la vada a raccontare agli stolti che non è stato pagato alcun riscatto. I genitori delle due ragazze come detto da Salvini si godano le figlie salvate con i soldi degli italiani. Milioni di euro che potevano servire per i veri cooperanti tanti giovani in Italia che servono situazioni difficili e di degrado, ospizi, ospedali infantili con gravissime malattie, case famiglie, ricoveri e povera gente che non ha più sostentamento. Tacciano queste famiglie e le due ragazze così non offendete chi veramente si sacrifica per le giuste cause e non come loro avventate e irresponsabili a carico di noi tutti. Così questo governo sta mettendo a repentaglio da vita di chiunque fuori dai confini.

                                  Stefano Matera
                                  Sab, 17/01/2015 - 20:13
                                  E basta di sprecare risorse due imbecilli che giocano a fare le comunistroze, la prossima volta rimanessero li

                                    Ritratto di gianniverde
                                    gianniverde
                                    Sab, 17/01/2015 - 20:15
                                    A volte la vita non insegna nulla a chi non la vuole capire,nemmeno fiutando l'aria colla terza narice.Pazienza è stata una spesa inutile.

                                      Ritratto di unpaesemigliore
                                      unpaesemigliore
                                      Sab, 17/01/2015 - 20:16
                                      Avete notato quanto siano ingrassate ... confrontate le foto prima e dopo il sequesto ... ad occhio direi che hanno messo almeno 10 chili a testa ... non serve aggiungere altro.

                                        bezzecca
                                        Sab, 17/01/2015 - 20:17
                                        " per ora non voglio tornare in Siria " .. magari domani si e dobbiamo pagare altri riscatti ' ? Toglietegli il passaporto .

                                          moshe
                                          Sab, 17/01/2015 - 20:19
                                          Visto che il il papà di vanessa ha il coraggio di dire che non devono scusarsi con l'Italia, cominci a lavorare lui e tutta la sua famiglia per renderci i soldi che ci sono costate!!! Abbiamo proprio a che fare con degli idioti!!!

                                            Felice48
                                            Sab, 17/01/2015 - 20:22
                                            Vabbè salvare delle vite ma queste, pure il padre, ci hanno preso per i fondelli. Chi mi dice che non erano d'accordo per spillare quattrini?

                                              Ritratto di stock47
                                              stock47
                                              Sab, 17/01/2015 - 20:26
                                              Roba da matti! Con le teste dure di sinistra non c'è verso di fargli capire la realtà, nemmeno quando ci si trovano impelagati in mezzo. Salvini ha detto cose più che condivisibili, anzi, ha usato toni troppo buonisti con irriconoscenti del genere. Non parliamo delle due ragazze, appena arrivate hanno incominciato a straparlare, il che fa pensare male sul loro sequestro e connivenza con i sequestratori. Una persona normale, che è stata sotto rischi del genere, dovrebbe baciare il suolo italiano, ringraziare dal primo all'ultimo degli italiani e condannare senza se e senza ma tutti costoro, a partire dalla loro stessa nazione. D'ora in poi se qualcosa di simile dovesse accadere di nuovo per me e per il resto dell'Italia ci possono pure lasciare le penne, ce ne sbattiamo del loro destino.

                                                Ritratto di gbbyron2007
                                                gbbyron2007
                                                Sab, 17/01/2015 - 20:27
                                                La cooperante cooperava al piacere del pizzaiolo islamico di Bologna. Le 'foreign fightera' donne sono ferme al '68 (forse grazie alle loro madri): fanno l'amore non la guerra. E io pago!!!!

                                                  Ritratto di Giano
                                                  Giano
                                                  Sab, 17/01/2015 - 20:30
                                                  "Bisogna continuare ad aiutarli"? Ma allora non hanno imparato la lezione; sono peggio di quanto pensassi. E noi paghiamo pure per riportarle a casa. E non dico altro perché tutto quello che penso di loro, di chi le sostiene, di chi le giustifica, dei voli di Stato, del riscatto, etc...etc... sarebbe da censurare.

                                                    moshe
                                                    Sab, 17/01/2015 - 20:31
                                                    Mi chiedo se debbano avere patito molto, da quanto sono belle cicciotte non direi, vuoi vedere che .....

                                                      timoty martin
                                                      Sab, 17/01/2015 - 20:31
                                                      A spese di chi? Oche ma anche deficenti

                                                        roseg
                                                        Sab, 17/01/2015 - 20:32
                                                        PER ORA ........hahahahahahahaha bamba !!!

                                                          Maura S.
                                                          Sab, 17/01/2015 - 20:39
                                                          =non deve scusarsi= dopo aver pagato 12 milioni di euri, soldi degli italiani incluso quelli dei pensionati che non arrivano a fine mese? Che ragionata del caxxo! Nessuno le ha inviate in quella zona, e' stata una loro scelta. dovevate lasciarle dov'erano, con i loro amici e ....... Natuaralmente non sono state abusate....... e di questo ne siamo certi!

                                                            Ritratto di kinowa
                                                            kinowa
                                                            Sab, 17/01/2015 - 20:42
                                                            Ora mi raccomando cominciamo ad invitare queste due cretine nei salotti televisivi, super pagate e poi facciamole scrivere un libro cosi si arricchiranno anche coi proventi delle ven