sabato 24 gennaio 2015

Cangrande della Scala avvelenato da una tisana: mistero svelato 700 anni dopo la morte

Il Messaggero


Cangrande della Scala morì inaspettatamente il 22 luglio 1329. Subito dopo aver conquistato Treviso. Veniva, così, inaspettatamente interrotta, la serie dei suoi successi politici e militari: aveva “piegato” anche Vicenza, Belluno, Feltre e Padova. La morte scatenò una serie di ipotesi tra gli Scaligeri e venne ricordata anche la profezia di mago Merlino secondo la quale l'eroe non dovesse sopravvivere alle sue imprese. Amico e protettore di Dante Alighieri fu èguidò lafazione ghibellina, Sulle cause della morte è prevalso, fino ad oggi, la tesi di una morte per cause naturali:









le fonti antiche hanno ipotizzato un malessere dovuto ad acqua fredda di una fonte dopo una lunga cavalcata sotto il sole forte dell'estate. Come sintomo è stata utilizzata l'espressione latina “fluxus ventris”, dissenteria. Per gli storici è stata una malattia intestinale a portar via Cangrande. Più fonti hanno ipotizzato l'avvelenamento dal momento che l'uomo era in buona salute. Oggi abbiamo la certezza che il condottiero venne assassinato. Come prova lo studio sui resti della salma compiuto dall'équipe di paleontologia dell'università di Pisa 700 anni dopo la morte.

«Le analisi hanno rilevato che Cangrande fu intossicato dalla somministrazione orale di un infuso o di un decotto a base di camomilla e gelso in cui era contenuta la digitale - spiega il professor Gino Fornaciari dell'univrsità di Pisa - Questa era conosciuta nel medioevo solo come pianta velenosa, in quanto le sue proprietà terapeutiche furono scoperte solo nel XVIII secolo, e risulta difficile stabilire se l'avvelenamento di Cangrande fu causato dall'indigestione accidentale di foglie di digitale o se l'avvelenamento fu intenzionale. Certo è che il suo medico fu accusato di avvelenamento e fu giustiziato».

Nel 2004 la tomba di Cangrande fu aperta per verificare lo stato di conservazione del corpo avvolto nei teli: venne sottoposto a radiografia digitale e a Tac, ad esame autoptico, ad analisi di ogni tipo. Sia tossicologiche che palinologiche. E' stata proprio la Tac (lo stesso strumentario utilizzato per i pazienti) dell'ospedale di Verona a dimostrare che nell'esofago era «presente un composto denso, riferibile per fenomeni putrefattivi post-mortali, a materiale alimentare rigurgitato prima del decesso». La presenza della digitale è stata confermata dall'esame tossicologico.

Cangramde della Scala, dunque, stava diventando esageratamente scomodo. Si temeva la sua ulteriore “espansione”. Poco prima della morte del condottiero un poeta guelfo, quindi non certo amico dello scaligero, scrisse: «Egli sarà re d'Italia entro un anno». E fu così che in quel caldo giorno di luglio trovò morte nelle stanze del vescovado di Treviso.

Addio ai Palazzi Marini: la mensa resta e costerà 1 milione per un mese

Corriere della sera
di Sergio Rizzo

Il calcolo Il questore Dambruoso (Sc): 73 euro a pasto. Replica della Camera: no, sono 17,50 euro

1
Settantatré euro. Per quanto sia davvero difficile immaginare che un singolo pasto in una mensa di un ufficio pubblico, per quanto di livello extra, possa costare ai contribuenti una cifra simile, sarebbe questo uno dei sorprendenti effetti collaterali della rescissione dei contratti per i palazzi Marini da parte della Camera. Parliamo di quei quattro stabili che una quindicina d’anni fa l’amministrazione di Montecitorio aveva preso in affitto dall’immobiliarista nonché allevatore di cavalli Sergio Scarpellini per dare una scrivania a ogni deputato. A un costo medio annuo di 547 euro al metro quadrato, più il prezzo dei servizi. Per un totale sborsato, in tre lustri, di gran lunga superiore al mezzo miliardo: cifra che sarebbe stata più che sufficiente per acquistare tutti quegli immobili.

Finché un bel giorno, grazie soprattutto alle denunce pubbliche sull’enormità di quella spesa e al pressing determinante del Movimento 5 Stelle, che l’anno scorso è riuscito non senza resistenze a far passare una legge per consentire allo Stato di interrompere gli affitti passivi prima della scadenza pur in assenza di clausole precise, la Camera ha deciso di rescindere i contratti risparmiando una montagna di quattrini. E il 21 gennaio scorso sono state restituite le chiavi. Ma con un piccola coda: uno strascico da un milioncino di euro. Nel più grande dei palazzi Marini c’è anche la mensa per i dipendenti.

Il servizio è curato da 45 dei 426 lavoratori della società Milano 90 di Scarpellini che potrebbero perdere il posto in seguito alla rescissione dei contratti. Per questo da mesi stanno andando avanti le trattative con i sindacati e per cercare di tamponare la situazione è scesa in campo anche la Regione Lazio che sta esaminando la possibilità di metter in campo le procedure di mobilità. Nel frattempo gli uffici dei deputati sono stati trasferiti in un altro stabile della Camera, a vicolo Valdina. E in attesa di perfezionare l’operazione del trasloco con un nuovo appalto per i servizi, si è deciso di far funzionare ancora la mensa fino alla fine del mese di febbraio.

Qui però viene il bello. Perché per tenere aperta la mensa e assicurare l’agibilità dei locali la società di Scarpellini ha richiesto il pagamento dell’affitto per tutto l’immobile, che resterà comunque completamente inutilizzato. O meglio, ci saranno i 45 addetti alla mensa più altri 45 lavoratori di solito impiegati nei servizi al piano. I quali però, com’è facilmente intuibile, non avranno proprio nulla da fare. «Uno spreco assolutamente insensato di denaro pubblico», per il questore di Scelta civica Stefano Dambruoso che ha votato contro la decisione presa dall’ufficio di presidenza della Camera.

Non prima di aver messo per iscritto il proprio dissenso in una lettera girata a tutti i suoi componenti. Nella quale ha anche fatto i conti. Sommando all’onere del servizio mensa il canone per il palazzo vuoto, «l’operazione avrebbe un costo complessivo di 991.291,14 euro». Siccome poi «la media giornaliera dei pasti presso la mensa di palazzo Marini 3 mi viene riferito essere di 399, è facile calcolare che il costo di un singolo pasto, attesa la durata contrattuale di 34 giorni, sarebbe di 73 euro, considerando anche l’apertura il sabato e la domenica». Immediata la replica della Camera: «quei conti sono sbagliati, ogni pasto costa 17,50 euro». E la saga continua...

24 gennaio 2015 | 08:08

I papiri di Ercolano non hanno più segreti: grazie ai raggi X si potrà leggerli senza aprirli

Il Messaggero




Sopravvissuti alla disastrosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C., i papiri di Ercolano non hanno più segreti: adesso è possibile srotolarli e leggerli in modo virtuale, grazie a una tecnica ai raggi X applicata per la prima volta a questo tipo di documenti.













I papiri di Ercolano (Newfotosud-Renato Esposito)

Descritto su Nature Communications, il risultato si deve al gruppo coordinato dal fisico Vito Mocella dell'Istituto per la Microelettronica e Microsistemi (Imm) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Napoli. Il gruppo comprende anche ricercatori del Centro nazionale delle ricerche scientifiche francese (Cnrs), dell'università tedesca Ludwig Maximilian e della struttura europea per la luce di sincrotrone, Esrf (European Synchrotron Radiation Facility), di Grenoble.

I rotoli fanno parte dell'unica biblioteca sopravvissuta dal mondo classico, scoperta nella cosiddetta Villa dei Papiri di Ercolano, e il metodo, sottolinea Mocella, potrebbe essere utilizzato per leggere i circa 450 papiri della stessa collezione non ancora aperti e conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli senza metterne a rischio l'integrità. Scoperta 260 anni fa, la "Villa dei Papiri" è una grande villa nella antica città romana di Ercolano, appartenuta a Lucio Calpurnio Pisone, console e suocero di Giulio Cesare, e sede di un'importante scuola epicurea sotto la guida di Filodemo di Gadara. Durante l'eruzione, il gas vulcanico caldo (a 320 gradi) ha carbonizzato i rotoli rendendoli fragili e i tentativi di leggerli fatti finora, con l'apertura meccanica, hanno inevitabilmente rovinato o distrutto i papiri.

A rendere ancor più complicato tale obiettivo, spiega Mocella, è l'inchiostro utilizzato, costituito prevalentemente da nerofumo la cui densità è praticamente identica a quella del foglio di papiro carbonizzato dall'eruzione, rendendo impossibile l'utilizzo di tecniche a raggi-X classiche.Il problema è stato superato grazie a una tecnica non invasiva, la tomografia a raggi X a contrasto di fase, utilizzata presso l'Esrf. Il metodo è estremamente efficace per distinguere tra materiali che hanno limitato contrasto tra loro, come i papiri carbonizzati e l'inchiostro nero.

«Essendo napoletano - rileva - conosco la problematica dei papiri: ogni tentativo fatto finora di leggerli ne ha comportato il deterioramento e la distruzione». I test sono stati condotti nel dicembre 2013 ed è ancora fortissima l'emozione di aver scoperto la prima lettera senza dover srotolare e distruggere il papiro. «L'abbiamo vista subito, al termine del primo esperimento: è stata una grande emozione - racconta entusiasta - vederla emergere dalla fibra naturale del papiro e poter leggere queste preziose testimonianze del passato».

Gli esperimenti sono stati condotti su due papiri (uno integro e l'altro costituito solo da frammenti) conservati a Parigi presso l'Institut de France. È stato così possibile individuare la differenza fra "inchiostro" e papiro poiché l'inchiostro non penetra del tutto nelle fibre vegetali del papiro formando un leggero spessore sulla superficie del foglio. I bordi delle lettere, spiega Mocella, deviano la luce e diventano leggibili nelle immagini ottenute. In questo modo sono state individuate alcune parole e tutte le lettere dell'alfabeto greco che hanno consentito di avanzare delle ipotesi sia sul periodo dello scritto (I secolo avanti Cristo) che sull'autore: si tratterebbe di uno scritto dello stesso Filodemo, destinato alla scuola da lui fondata.

La ricerca ha permesso di scoprire anche la "ricetta" precisa dell'inchiostro usato nei papiri: acqua, gomma arabica e nero fumo. Individuare le percentuali esatte, sottolinea Mocella, sarà cruciale per migliorare la tecnica e calibrare l'energia del fascio di luce da usare. A tal fine, annuncia, saranno condotti altri test in primavera e saranno sviluppati nuovi algoritmi per l'analisi dei dati.

Martedì 20 Gennaio 2015, 21:09:00
Ultimo aggiornamento: 13:36