martedì 27 gennaio 2015

Il patto del Nazarakis

La Stampa

massimo gramellini


Il compagno Tsipras ha festeggiato la vittoria cantando «Bella ciao», ma poi ha formato il governo con Anel, un partito di destra che guarda storto gli immigrati e gli omosessuali. Nichi Vendola a Palazzo Chigi sotto braccio a Ignazio La Russa. Inconcepibile in Italia, dove al massimo ci si accorda più o meno di nascosto con i moderati dell’altro schieramento, come accaduto a Renzi e Berlusconi nel patto del Nazareno. Concepibile, e infatti concepito, in Grecia. Dove, da quando è scoppiata la guerra contro l’appetito, la contrapposizione tra destra e sinistra ha ceduto il passo a un’altra, più urgente, tra stomaco pieno e stomaco vuoto.

Di stupefacente, per noi, c’è anche la velocità con cui i greci hanno formato il governo. Fin dal giorno successivo alla chiusura delle urne, senza i formalismi al rallentatore che in Italia trasformano la costruzione di una maggioranza in un rito quasi esoterico. Non avendo ottenuto quella assoluta, il vincitore delle elezioni elleniche avrebbe potuto chiedere i voti mancanti a To Potami, il Fiume, un partito progressista certamente più in sintonia con la sinistra radicale sui diritti civili, ma per nulla disposto a rompere l’assedio dei creditori internazionali capeggiati dalle banche tedesche.

Invece Tsipras ha preferito allearsi con una forza quasi xenofoba da cui tutto lo divide, tranne la volontà di ribellarsi a questa Europa. Il nemico del mio nemico è mio amico. La stessa logica dei comitati di liberazione che, durante la seconda guerra mondiale, indusse monarchici e comunisti a combattere fianco a fianco «l’invasor» evocato da «Bella ciao».

L’alleanza rosso-nera di Atene è il frutto proibito e forse avvelenato della politica, o meglio della non-politica, europea. Lo Stato Sociale è stata la più straordinaria creatura dell’era postbellica. La sua completa distruzione, avvenuta per ora soltanto in Grecia, riduce il ceto medio alla miseria e crea condizioni sociali pre-rivoluzionarie, lasciando a fronteggiarsi sul terreno una élite di privilegiati e un popolo di disperati.

Mettere la maggioranza dei cittadini nelle condizioni di avere qualcosa da perdere fu la straordinaria intuizione della politica occidentale del secolo scorso, il vaccino contro ogni populismo estremista. Date a qualcuno una casa e una rata da pagare, e ne avrete fatto un potenziale conservatore. L’Italia, persino quella scalcagnata degli ultimi anni, resta un Paese di piccoli proprietari e accaniti risparmiatori che sulla bandiera, oltre al «Tengo famiglia» di Leo Longanesi, potrebbe scrivere «Tengo un mutuo». L’italiano medio detesta l’euro, ma se lo fa piacere perché teme che la sua scomparsa determinerebbe un’impennata dei tassi di interesse. Così finisce per farsi piacere anche uno come Renzi, che alza la voce in Europa, ma si guarda bene dal litigare davvero. 

Invece il problema dei greci non è il mutuo. Sono le medicine per gli anziani e per i bambini, che l’alleanza rosso-nera vuole tornare a distribuire gratuitamente in barba ai tagli di bilancio imposti dalla troika. Lo scontro, di cui il nuovo governo di Atene rappresenta l’avvisaglia, non è tra chi vuole l’Europa e chi ne farebbe volentieri a meno. Semmai tra chi si accontenta di questa Europa economica e chi si ostina a pretenderne una politica, memore delle parole terribili ma altamente profetiche del sociologo Zygmunt Bauman: «In un mondo senza regole dettate dalla politica, sopravvivono soltanto in due. La criminalità e la finanza». 

Microsoft, il Ceo Satya Nadella: «Vi racconto il lungo cammino per arrivare a Windows 10»

La Stampa
francesco semprini

Il capo dell’azienda di Redmond parla in esclusiva a La Stampa: «Sviluppare una nuova versione del nostro software è una responsabilità enorme verso milioni di persone»

1
Sono appena stati levati i veli a Windows 10, l’ultima generazione del sistema operativo che da oltre un ventennio, in tutto il Pianeta, accompagna la stragrande maggioranza degli utenti di personal computer. E di diritto è anche il giorno della consacrazione di Satya Nadella, da poco meno di un anno alla guida di Microsoft, non solo un manager e un guru di hi-tech - ribadisce la stampa specializzata chiamata a raccolta al settore 92 del Campus del colosso informatico - ma anche un «vero visionario». La conferma sono gli HoloLens, il primo pc olografico, «l’occhialone» a mascherina della realtà amplificata, che integra la dimensione digitale alla vita reale.

Un progetto che risale a un lustro fa, ma ha visto l’«imprinting» decisivo nell’ultimo anno, non a caso proprio in coincidenza della nuova reggenza di Nadella. È da poco finita la presentazione, e il Ceo scende dal palco per qualche stretta di mano, in un clima di grande informalità come conferma il suo look, maglioncino girocollo e jeans. Abbiamo l’opportunità di scambiare qualche battuta con lui, i primi e unici italiani sino ad ora a farlo, così come siamo stati i primi e unici italiani a vivere l’esperienza di HoloLens, con un indimenticabile viaggio su Marte e non solo. 

«Italiani? benvenuti, fa piacere che abbiate partecipato a questa grande giornata, un giorno storico per Windows e per i nostri clienti e i nostri partner, un giorno storico per Microsoft». L’uscita in Europa quando sarà? «Tranquilli, uscirà in contemporanea agli Stati Uniti in Europa, e nel resto del mondo» - ci rassicura il Ceo, il quale poi sottolinea quanto la cultura e l’importanza del Vecchio continente siano al centro dei suoi pensieri. E lo fa alla sua maniera. «L’Europa è tutto, vi faccio un esempio: Minecraft è uno dei giochi migliori che siano mai stati fatti, è stato creato in Europa, ed è il mio gioco preferito» rivela Nadella, aggiungendo, «sono sicuro che apprezzerete moltissimo quanto vi abbiamo mostrato oggi». 

Il Ceo si sofferma in particolare sui nuovi apparecchi Microsoft tra cui Surface, la nuova lavagna interattiva, «un modo rivoluzionario di fare le conferenze, direi un nuovo “concept” della tavola rotonda, con il quale partecipare a un meeting, collaborare in simultanea, assentarsi, conservare gli appunti e le minute, diverranno tutte operazioni semplificate perché questa creatura permette un utilizzo più continuo dei flussi di dati». 

E HoloLens come lo definirebbe? «Un momento magico, - dice il Ceo - una nuova esperienza e una nuova opportunità, una integrazione tra virtuale e reale, il tutto a portata di mano». L’entusiasmo del «capitano» di Microsoft è forte come le vibrazioni che trasmette dallo stage: «La prima volta che ho avuto l’opportunità di provare HoloLens e sperimentare in prima persona quello che poteva fare, ad esempio muoversi sul “rover” e scendere su Marte, ho capito che questo tipo di esperienza avrebbe fatto di Windows 10 e di un pc più di quanto la gente potesse avere sino adesso, e oltre ogni attesa, il tutto in un mix di utilità pratica e intrattenimento». 

Il Ceo racconta la genesi del nuovo sistema operativo. «Ho visitato una scuola nel Bronx ed ho visto come gli studenti utilizzavano i pc a disposizione dell’istituto, ho trascorso del tempo in ospedale, mentre mio figlio si sottoponeva a una terapia post-operatoria, e ho osservato come i dottori e il personale utilizzavano il pc e i tablet. - ricorda Nadella - Questa estate in India sono rimasto colpito da come una bambina di undici anni utilizzava il suo Lumia 535, come un computer, giocava a Candy Crush Saga e insegnava ai genitori come impostare foto e dati».

«Questi sono stati i momenti di grande ispirazione, e questi ragazzi sono la passione che ha trainato la nostra ispirazione», prosegue il Ceo indicando il suo team di esperti scienziati, ingegneri e visionari, coloro che hanno permesso di fare di Windows 10 «the most loved release of Windows», la migliore creature della serie Windows. Quindi una precisazione di carattere strategico: «Nulla è cambiato nel nostro modello di business, pensiamo a persone che utilizzano Internet su base giornaliera, vogliamo aiutare i nostri utenti a portare Windows nelle loro case». 

Nadella fa infine una puntualizzazione sui giudizi: «Spesso si fanno misurazioni di successo nel breve termine, ma occorre capire nel lungo termine quale sia stato il miglioramento apportato, specie perché si tratta di ambizioni e aspirazioni con ricadute per tutto il mondo». «Quello che ho imparato nella mia personale esperienza, guardando la scuola del Bronx, l’ospedale o la bambina con lo smartphone, qui come da voi in Europa e nel resto del mondo, - ci dice Nadella congedandosi - è che dobbiamo sempre ricordare la responsabilità che abbiamo quando sviluppiamo una nuova versione di Windows. Una responsabilità enorme, verso milioni di persone».

Quanti sono gli utenti attivi di Google Plus?

La Stampa

Lanciato nel 2011 per combattere Facebook, secondo Mountain View il social network avrebbe oltre un miliardo di iscritti. Ma per Business Insider solo qualche milione di persone lo userebbe davvero

1
Google Plus, il social network lanciato nel 2011, ha un successo che insidia i numeri del più famoso Facebook o è da mettere tra i flop della tecnologia, come il FirePhone di Amazon e Ping di Apple? Il dubbio viene confrontando le cifre degli utenti attivi, oltre un miliardo per la casa di Mountain View, pochi milioni secondo un’analisi ripresa dal sito Business Insider, basata su un campione di profili.

La ricerca è stata fatta prendendo alcune migliaia di profili da una lista pubblicata da Google, e analizzando l’attività pubblica. «Questo metodo non ci dice nulla dell’attività privata sul social, dai messaggi ai commenti agli amici - spiega l’esperto - ma dà una buona indicazione di quella pubblicamente visibile».

Le cifre del blogger Edward Morbius, rimbalzate poi sul web, partono dalla considerazione che ci sono attualmente 2,2 miliardi di utenti registrati al social, che ha avuto un boom di iscrizioni recentemente, quando è stato legato anche a tutte le altre attività di Google a partire da YouTube. Di questi però, osserva il blogger, solo il 9% ha un qualsiasi contenuto postato, che in buona parte dei casi è un commento a un video di YouTube o il cambiamento della foto del profilo. Degli utenti attivi solo il 3% ha postato qualche materiale diverso da commenti su YouTube nel mese di gennaio 2015. «Questo implica - conclude Morbius - che appena lo 0,2-0,3% degli utenti posta effettivamente contenuti, cioè tra quattro e sei milioni di persone».

La questione dei numeri di Google Plus è sempre stata avvolta da un po’ di mistero, tanto che, ricorda Business Insider, quando lo scorso ottobre è stata posta al capo del social Dave Besbris la risposta è stata “non voglio parlare di numeri”. Lo scorso ottobre la casa californiana ha annunciato i 540 milioni di utenti attivi mensili, che sarebbero diventati un miliardo con l’anno nuovo secondo alcuni siti. Internet Live Stats, il portale che raccoglie tutte le statistiche del web ne conta invece circa 850 milioni. 

Di certo il social, lanciato da Google per competere con Facebook, che veleggia stabilmente oltre gli 1,3 miliardi, ha avuto una partenza in sordina, che solo ora che è diventato necessario iscriversi per accedere alla maggior parte dei servizi potrebbe dare i risultati sperati.

Il comunismo non muore mai Ma l'unico sogno sono le tasse

Paolo Guzzanti - Mar, 27/01/2015 - 08:14

La vittoria di Tsipras rianima i nostalgici del Pci. Sono stati sconfitti dalla Storia però restano ancora ossessionati dal risentimento verso il vecchio nemico: i ricchi


Ormai è cresciuta una generazione che soltanto a sentir parlare di «comunismo» si irrita: «È roba dei nostri nonni, per favore parliamo d'altro».

1
Volentieri. Il fatto è che il comunismo e i comunisti, che ci piaccia o no seguitano a far parte del panorama e dell'ecosistema politico. Che possiamo farci? Prendiamo per esempio il vincente e venerato Tsipras. Ha detto di essere comunista, di sentirsi comunista, peccato - ha aggiunto - che il marchio con la falce e il martello sia già occupato da un altro partito ellenico altrimenti lo avrebbe copia-e-incollato con grande entusiasmo sul suo. Ieri mattina ho partecipato alla trasmissione Agorà sui RaiTre in cui si commentavano appunto le elezioni greche.

In studio c'era il brillante ed esuberante Paolo Ferrero, leader di Rifondazione comunista il quale si contendeva il privilegio della vicinanza ideologica con Tsipras azzuffandosi con tutta la sinistra del Pd e dintorni. Lo spettacolo era sotto i nostri occhi: tutta la sinistra-sinistra, quella che deriva storicamente o per nostalgia dal vecchio Partito comunista, ieri era impegnatissima a misurare in centimetri e millimetri la vicinanza con Tsipras il quale, intanto, si metteva d'accordo con un partitino di destra per avere la maggioranza nel Parlamento di Atene.

Resta aperta la questione: il comunismo è morto, oppure è vivo e lotta contro di noi?
Domanda - ci sembra - non campata per aria perché se è vero che l'Urss non c'è più, in compenso al mondo ci sono un paio di miliardi di comunisti asiatici dalla Cina consumistico-maoista, al Vietnam, alla Corea di Kim Jong-Un, passando per i regimi filocomunisti di altre aree del mondo come quello venezuelano e quello dei fratelli Castro che non hanno alcuna intenzione di cedere il passo alla democrazia.

Uno dei trucchi di scena più riusciti dei comunisti di ieri e anche di oggi consiste nel ridicolizzare gli anticomunisti: nel far sembrare cioè il comunismo un'onorevole parte del passato e di far passare l'anticomunismo come qualcosa di forsennato, primitivo e miserabile. Eppure, ecco lì la realtà: il giovane Tsipras mentre promette lutti e rovine all'Europa della Merkel - e mentre si allea con la destra - dichiara la sua vicinanza al nome e alla storia comunista. Dall'altra sponda continentale i comunisti di tutta Europa lo guardano con occhi umidi di commozione e nostalgia. Uno potrebbe dire: sì, va bene, ma oggi che cosa significa essere comunista? Che senso ha?

Ognuno può trovare la risposta a questa domanda secondo la sua esperienza. Secondo noi il comunismo in Europa è oggi soltanto un sentimento, anzi un risentimento, anzi una sindrome emotiva priva di qualsiasi obiettivo che non sia quello di far pagare con tasse sempre più alte la mancata produzione della ricchezza. Si tratta in genere di profondi rancori ingolfate e senza sbocco. Se le cose stanno così, ci sbilanciamo in una previsione: l'effetto Tsipras è l'enzima che accelererà il distacco dei nostri più-o-meno-comunisti dal partito di Matteo Renzi.

E pensiamo che lo stesso Matteo Renzi faccia il tifo per lo smottamento e che quel che resta ancora del comunismo nel Partito democratico se ne vada. Quel che è certo è che le giornate ateniesi hanno dimostrato quanto sia forte il richiamo della foresta in quell'area della sinistra che vive di nostalgie inconfessate.

Di padre, madre, fratello e sorella ignoti

Marcello Veneziani - Sab, 24/01/2015 - 14:45

Al Senato è stata depositata una bomba a orologeria per far saltare in aria la famiglia

Al Senato è stata depositata una bomba a orologeria per far saltare in aria la famiglia. Ma lorsignori si trastullano con l'Italicum. Si tratta del ddl della senatrice Valeria Fedeli (Pd) che vuol finanziare con 200 milioni di euro un programma di rieducazione all'ideologia gender. Il fine è adottare a scuola misure e contenuti per «eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondate sull'impropria “identità costretta” in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza».

L'impropria «identità costretta» sarebbe poi la famiglia coi ruoli «già definiti» di padre, madre, figlio, figlia. Non si chiede di riconoscere pari dignità ai transessuali, ma addirittura si chiedono milioni per eliminare dalle teste dei ragazzi l'idea della famiglia con i suoi ruoli definiti e sostituirla col gender. A questa proposta, nata nel partito di maggioranza che fa il paio con la legge Scalfarotto sull'omofobia, chi reagisce? Il movimento Pro-vita che cerca firme per una petizione, Giovanardi, e pochi altri...

Se lo dici rischi di vederti censurato, come è capitato all'avvocato Simone Pillon che aveva denunciato l'osceno materiale didattico in un liceo di Perugia che con l'alibi di fare prevenzione pubblicizzava pratiche per l'eccitazione omosex come l'uso di lubrificanti anali, sex toys e dental dam. Risultato della denuncia: è stato indagato lo stesso Pillon e oscurato il sito del forum famiglia in cui è apparsa la sua denuncia ironica. E qui parliamo di super-canguri...

Auto d'epoca, è il caos tra rincari e nuove regole

Sergio Rame - Mar, 27/01/2015 - 09:00

La legge di Stabilità ha cancellato l’esenzione dal pagamento del bollo prevista per i mezzi ultraventennali

1
A pochi giorni dalla scadenza del pagamento del bollo è letteralmente il caos. L'applicazione delle nuove norme sulle auto e moto storiche approvate nella legge di Stabilità, che ha cancellato l’esenzione dal pagamento del bollo prevista per i mezzi ultraventennali mantenendola solo per quelli dai 30 anni in su, non fa che complicare una situazione già di per sé ingarbugliata.

Se si tiene poi conto del fatto che il bollo è una imposta regionale e che sulle novità introdotte dal governo non tutte le Regioni sembrano d’accordo, ecco che il pasticcio è garantito.Nei giorni scorsi molte Regioni hanno manifestato la volontà di mantenere delle agevolazioni anche nei confronti dei mezzi storici dai 20 ai 29 anni di vita. Il pericolo che  viene evocato da più parti è che se non verrà mantenuta l’esenzione anche per questi veicoli i proprietari saranno spinti a rottamarli per evitare il rischio di pagare un bollo molto elevato.

Secondo quanto stato possibile ricostruire dall'Ansa, anche grazie al supporto dell’Aci, l’unica Regione che avrebbe già deliberato un nuovo regime per i veicoli ultraventennali sarebbe la Basilicata con l’applicazione di tariffe in base alla cilindrata: 50 euro fino a 1000 cc, 100 euro da 1001 a 2000cc e 200 euro oltre 2001cc. In Piemonte, invece, la Giunta ha deliberato lo slittamento del pagamento del bollo per i veicoli storici al 28 febbraio. La speranza è che prima di quella data arrivi un chiarimento sulla vicenda da parte del governo.

In Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sembra che l’esenzione sia stata mantenuta per le sole auto e moto di interesse storico dai 20 ai 29 anni iscritte nei registri Automoto Club Storico Italiano (ASI), Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Federazione Motociclistica Italiana (FMI), mentre prima erano agevolati tutti i ventennali. E in Toscana per i veicoli ultraventennali al posto della tassa automobilistica ordinaria si dovrebbe pagare una tassa di possesso forfettario di 63 euro per le auto e 26,25 euro per le moto. Al momento avrebbero invece deciso di allinearsi alle nuove norme inserite nella legge di Stabilità: Abruzzo, Campania, Calabria, Lazio, Liguria, Molise, Puglia, Umbria, Valle D’Aosta, la Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Marche, Sardegna.

"Il governo è dovuto intervenire di fronte alla confusione che stava compromettendo il futuro delle auto d’epoca", ha sottolineato il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani precisando che "l’Aci sta ora sollecitando misure correttive che tutelino le poche auto ultraventennali veramente storiche di fronte alle tante, troppe, auto vecchie". La lista chiusa dell’Aci di modelli ultraventennali universalmente riconosciuti storici è un primo strumento già a disposizione della Conferenza delle Regioni, di tutte le istituzioni e più in generale di tutti gli interlocutori degli automobilisti, a cominciare dalle assicurazioni che dispongono finalmente di un riferimento univoco per distinguere un’auto storica da un vecchio catorcio pericoloso ed inquinante. La lista può comunque essere aggiornata e modificata.

E’ legittimo licenziare il dipendente condannato con sentenza di patteggiamento

La Stampa


Una donna ricorre in Cassazione contro la sentenza con cui la Corte d’appello di Roma ha respinto l’impugnazione del licenziamento intimatogli dal Ministero dell’economia e delle finanze. Il datore di lavoro infatti, essendo venuto a conoscenza di una sentenza di patteggiamento emessa qualche anno prima nei confronti della lavoratrice, aveva proceduto a recedere dal rapporto di lavoro, avvalendosi di una specifica clausola prevista dal contratto collettivo.

La Corte (sentenza 1024/15) coglie l’occasione per ricordare che, con riferimento alla sentenza di applicazione della pena su richiesta, a questa è pacificamente riconoscibile efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità penale, essendo parificabile alla sentenza irrevocabile di condanna. Nel caso concreto dunque, considerando che il contratto collettivo rilevante concede al datore di lavoro la risoluzione del rapporto laddove il dipendente riporti una «sentenza di condanna», i giudici di merito hanno correttamente interpretato la volontà delle parti collettive e, ispirandosi al comune sentire, hanno parificato la sentenza di patteggiamento a quella di condanna.

L’argomentazione fa anche riferimento alla circostanza per cui, con la sentenza di patteggiamento, in effetti l’imputato non nega la propria responsabilità ma, anzi, esonera l’accusa dalla relativa prova. A ciò si aggiunga infine l’incontestata possibilità per il lavoratore di far valere, nelle competenti sedi civili, gli elementi probatori che possono opporsi alla rilevanza indiziaria della sentenza di patteggiamento, ai fini dell’accertamento della responsabilità disciplinare. Per questi motivi il ricorso viene rigettato

Fonte: www.dirittoegiustizia.it