sabato 31 gennaio 2015

Mattarella il nuovo Presidente della Repubblica: “Il primo pensiero alle difficoltà degli italiani”

La Stampa

L’ex Dc eletto al quarto scrutinio, applausi in Aula. Ncd, lasciano Sacconi e Saltamartini. Dopo l’annuncio ufficiale della Boldrini un discorso breve. Martedì alle 10 il giuramento

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Sergio Mattarella, siciliano, ex Dc, classe 1941, è il nuovo Presidente della Repubblica. È stato eletto al quarto scrutinio con 665 voti: in 127 invece hanno Imposimato, 46 Feltri, 17 Rodotà. Tredici le schede nulle, 105 le schede bianche, trentaquattro in meno rispetto ai 139 elettori di Forza Italia presenti in Aula. Al raggiungimento del quorum - 505 voti - è scoppiato un lungo applauso. Per quattro minuti tutti i parlamentari si sono alzati in piedi, tranne quelli di Lega e M5S. Poco dopo la presidente della Camera Boldrini si è recata dal neo eletto per comunicare l’esito del voto il quale si è limitato a dire: «Il mio pensiero va alle difficoltà e alle speranze degli italiani». Il giuramento del nuovo capo dello Stato si terrà martedì alle ore 10. 

LE REAZIONI DEI POLITICI

Renzi ha assistito allo spoglio insieme all’ex capo dello Stato Napolitano, e nelle fasi finali ha inviato un sms ai grandi elettori: «Grazie per la serietà. Siamo orgogliosi del Pd e di ciascuno di voi». Subito dopo l’elezione è arrivato anche un tweet: «Buon lavoro, Presidente Mattarella! Viva l’Italia». Alfano soddisfatto: «L’ho votato con orgoglio siciliano». Duro il commento del leader leghista Salvini: «Non è il nostro presidente. Oggi è una pessima giornata per l’Italia, il centrodestra è morto». Grillo su Facebook scrive: «Mattarella Presidente, 50 sfumature di grigio». Ma sul suo blog un post firmato da Aldo Giannuli definisce l’ex Dc «migliore» rispetto ad altri candidati.

PASSA LA LINEA-RENZI
Dopo giorni di trattative, dietrofront e aperture, vince dunque la linea dettata dal premier. Il Pd per blindare la votazione ed evitare i franchi tiratori, decide di scrivere sulle scheda il nome del giudice costituzionale in modo diverso (Mattarella S., Sergio Mattarella, On. Mattarella, Prof. Mattarella…), a seconda delle correnti interne. La svolta sul Quirinale viene costruita, ora dopo ora, attraverso una girandola di incontri. La giornata di ieri, partita male, si sblocca dopo un lavorio degli ex democristiani e grazie anche ai suggerimenti di buon senso di Giorgio Napolitano.

Il presidente emerito suggerisce al premier di non procedere a strappi e di dimostrare disponibilità nei confronti di Alfano e di tutte le forze che compongono l’arco parlamentare. Affinché tutti possano convergere su una candidatura come quella di Mattarella. Detto, fatto. Alla fine il ministro dell’Interno opta per il voto all’ex democristiano. La decisione viene formalizzata stamattina nell’assemblea dei grandi elettori dell’Area popolare. Ma Ncd è diviso, la tensione è alla stelle. Maurizio Sacconi si dimette da capogruppo di Ap e la deputata Ncd Barbara Saltamartini lascia l’incarico di portavoce del partito.

TENSIONE DENTRO FORZA ITALIA
Anche in Forza Italia le acque non sono tranquille. Ieri Alfano, Casini e Gianni Letta hanno tentato in extremis di convincere Berlusconi a fare marcia indietro e a convergere su Mattarella, ma non hanno avuto successo. L’ex Cavaliere, irremovibile, ha chiesto ai suoi di votare scheda bianca evitando però lo strappo dell’uscita dall’Aula. Alcuni, però, non hanno seguito le sue direttive. Un gruppetto di “franchi sostenitori” vota Mattarella. Tra le file azzurre crescono i malumori: fittiani e verdiniani sono infuriati.

Mentre i fedelissimi di Fitto sono inferociti contro il leader per aver messo Forza Italia al servizio del premier, una trentina di «grandi elettori» che si richiamano a Verdini chiedono un grande repulisti, ma per ragioni opposte ai primi. I Cinque Stelle anche stavolta si confermano fuori dai giochi. Non sono riusciti nei primi tre scrutini a incidere neppure un pochino nella scelta del Capo dello Stato. Ieri, prima hanno scartato l’idea di convergere con parte del Pd su Romano Prodi, e poi hanno fatto naufragare anche quella di votare Mattarella al quarto “turno”. 



La partita del Colle: chi ha vinto e chi ha perso

La Stampa
amedeo la mattina

Renzi trionfatore assoluto, Alfano schiacciato. Per Berlusconi sconfitta clamorosa

Dopo una battaglia ci sono sempre i vincitori e i perdenti. In quella per il Quirinale sulla candidatura di Sergio Mattarella c’è sicuramente un vincitore sopra ogni altro, poi coloro che hanno perso ma cercano di dissimulare la sconfitta e infine chi ha perso a mani basse.

Renzi
Il premier è sicuramente il trionfatore. L’ex sindaco di Firenze non aveva mai giocato una partita politica e istituzionale di tale livello eppure ha dimostrato grandi capacità tattiche e strategiche. Ha incassato i voti di Forza Italia sulla legge elettorale, ha lasciato che Alfano e Berlusconi facessero il loro gioco attorno alle candidature di Amato e Casini ma alla fine ha serrato i ranghi del Pd, facendo scacco matto con Mattarella.

Bersani
L’ex segretario del Pd, che nel 2013 era rimasto stritolato dai 101 che affossarono lui e Prodi, risorge dalle ceneri. Anche lui può essere inserito nella lista dei vincitori tra i primi posti. La sinistra Dem. si era opposta al Jobs Act e all’Italicum, lottando a testa bassa contro il patto del Nazareno. Bersani si era messo sulla scia della candidatura di Amato, sponsorizzata anche da Berlusconi, spiazzando Renzi. Ma tra i candidati preferiti c’era anche Mattarella, fin dal 2013: così Renzi ha sparigliato riportando l’unita nel partito.

Berlusconi
Sicuramente è il perdente massimo. La sua è una sconfitta eclatante. Aveva creduto nel patto del Nazareno, era convinto di essere il king maker della politica italiana insieme al premier, si è fidato di Matteo, rimanendo con un pugno di mosche in mano. In più si trova Forza Italia spaccata ancora più di prima, con Fitto sulle barricate con le fauci aperte e i fedelissimi che non credono più alle sue capacità politiche. Verdini, l’ambasciatore, poi ne esce disintegrato.

Alfano
Anche il ministro dell’Interno è rimasto schiacciato da Renzi. Gli ha contestato il metodo di una scelta non condivisa, era rimasto impigliato a Berlusconi su una posizione imbarazzante (scheda bianca) per il responsabile del Viminale, Ncd è esploso, ma alla fine Alfano è riuscito a rientrare grazie a un assist di Renzi. Ora il siciliano Alfano può dire che Mattarella è il primo presidente della Repubblica dela sua Regione.

Casini
Sconfitto due volte. Era il candidato di Berlusconi e Alfano, ma Renzi non lo ha mai preso in considerazione. Aveva suggerito di votare scheda bianca per Mattarella, ma anche lui ha dovuto cambiare idea. Sconfitto anche rispetto alla storia dei cattolici ex Dc: Casini andò a destra, Mattarella nel Ppi.

Vendola
Può essere segnalato tra i quasi vincitori. Non voleva al Quirinale il candidato del patto del Nazareno e si è inserito nel ricompattamento a sinistra del Pd. Ma stride una personalità di sinistra costretta ad esultare per l’elezione di un democristiano.

Salvini-Meloni
Nè vincitori né sconfitti. Avevano contestato le manovre di Berlusconi, avevano messo in pista un candidato di disturbo e di bandiera (Vittorio Feltri) e sono rimasti a guardare lo spettacolo, potendo dire ora a Berlusconi «te lo avevamo detto di non fidarti di Renzi».

Grillo
Sconfitto su tutta la linea. Ha fatto fare le quirinarie on line vinte dall’ex magistrato Imposimato, non è stato capace di mettere una zeppa nell’ingranaggio di Renzi, lanciando Prodi, ha pensato di inserirsi all’ultimo minuto sul nome di Mattarella per mettere in difficoltà il Pd, ma il suo gioco è rimasto ancora una volta a zero punti. 



Salvini: Mattarella non è il mio presidente, oggi il centrodestra è morto

Libero




"Sergio Mattarella non è il mio presidente". Matteo Salvini, lo ha scritto su Twitter subito dopo l'elezione di Mattarella a presidente della Repubblica. "È vero, Renzi ha vinto la partita del Quirinale, ma penso anche che questa sarà la sua sconfitta, perché ha vinto con un minestrone e la sinistra gli presenterà presto il conto".

Il leader della Lega è categorico anche rispetto al centrodestra: "Non commento le spaccature interne a Forza Italia. Oggi il centrodestra è morto. Bisogna ricostruirlo al più presto". Il 28 febbraio, annuncia Salvini, "manifestiamo a Roma contro la sinistra che occupa ogni poltrona e per costruire un centro destra che oggi non esisite". E ancora: "Noi dobbiamo ricostruire un’alternativa Renzi. Un’alternativa che in Italia è maggioranza ma in Parlamento non esiste".



Quirinale, Sergio Mattarella eletto presidente della Repubblica
Libero


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Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica. Il giudice della Corte Costituzionale sale al Colle dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. L'elezione di Mattarella  arriva dopo una lunga trattativa tra i partiti e dopo tensioni nella maggioranza. Alla quarta votazione Mattarella va al Quirinale con i voti del Pd, degli alfaniani, di Scelta Civica, ma anche degli ex grillini. Il quorum per l'elezione al quarto scrutinio è fissato a quota 505. Una soglia superata dopo la convergenza dei voti dem e quelli di Ncd. Mattarella ha raccolto 665 voti. 127 sono andati ad Imposimato (candidato grillino), Feltri 45 voti, schede bianche 105.

Il presidente Mattarella, giunto a Roma da Palermo viene di fatto eletto da un Parlamento incostituzionale nato dal Porcellum. La candidatura è stata fortemente voluta da Matteo Renzi che sin dal primo scrutinio ha imposto agli altri partiti il nome del giudice costituzionale. La figura di Mattarella finora è rimasta nell'ombra nel panorama politico italiano. Di lui si ricordano gli incarichi da ministro e le pochissime apparizioni in video. L'unica intervista su youtube risale a circa 10 anni fa.

Chi è Sergio Mattarella - 74 anni, palermitano, è un ex dirigente della Democrazia Cristiana e del Partito Democratico: è stato cinque volte ministro ed è giudice della Corte Costituzionale per nomina parlamentare dal 2011. È figlio di Bernardo Mattarella, politico democristiano che tra gli anni '50 e '70 è stato più volte ministro ed è fratello minore di Piersanti, altro politico democristiano ucciso il 6 gennaio del 1980 dalla mafia mentre era presidente della Sicilia.

La carriera - Tre anni dopo Sergio Mattarella, avvocato e docente di diritto parlamentare all'università di Palermo, viene eletto deputato con la Dc. Negli anni Ottanta è ministro dei Rapporti con il Parlamento nei governi De Mita e Goria. Poi ministro dell'Istruzione con Giulio Andreotti, carica dalla quale si dimette nel 1990 in segno di protesta contro l'approvazione della legge Mammì che, di fatto, favorì l'ascesa economica di Silvio Berlusconi.

Gli incarichi - È considerato uno dei veri fondatori dell’Ulivo di Romano Prodi e, prima ancora, del Partito Popolare. Ha diretto anche "Il Popolo" tra il 1992 e il 1994 e nel 1993 ha legato il suo nome alla riforma della legge elettorale in senso maggioritario, nota con l’appellativo "Mattarellum" (sostituita nel 2013 dalla legge Calderoli, nota come “Porcellum”). Nel 1996, con la vittoria elettorale dell'Ulivo guidato da Romano Prodi è capogruppo dei popolari alla Camera e diventa vicepresidente del Consiglio quando, dopo la caduta di Prodi, l'incarico venne assunto da Massimo D'Alema.

Nei secondi governi D'Alema e Amato, Sergio Mattarella è ministro della Difesa. Nel 2001 è nuovamente eletto deputato nelle liste della Margherita e riconfermato a Montecitorio nel 2006 per la lista dell'Ulivo carica che ha ricoperto fino al 2008. Dall’aprile 2008 esce dalla scena politica attiva, concludendo il suo mandato parlamentare. Il 5 ottobre 2011 viene eletto giudice della Corte costituzionale dal Parlamento riunito in seduta comune. "E' una persona di assoluta lealtà, correttezza, coerenza democratica e alta sensibilità costituzionale", ha detto di lui l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ora dopo Re Giorgio toccherà fare da arbitro nella politica italiana. E la partita da domani sarà infuocata.

Rottweiler piange fratellino morto, il video virale commuove il web

Il Messaggero



Il suo fratellino è morto nella notte. E Brutus, un grosso rottweiler che quando passeggia per strada fa paura, piange, piange senza smettere. Un dolore lancinante, che non si placa nemmeno con le coccole del padrone. Brutus ha gli occhi lucidi e la testa appoggiata su quella del fratellino Hunk, che se n'è andato silenziosamente nella notte.

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Esattamente come un essere umano piange una persona cara, Brutus è inconsolabile per la morte del fratello e compagno di giochi. Il video, postato su Youtube dal padrone Brett Bennett, è diventato virale e, insieme a quello di Brutus, si sono spezzati migliaia di cuori. I due gemellini di Rottweiler erano già delle star del web: adottati in un canile avevano già una loro una pagina Facebook e un canale Youtube con più di 23 milioni di followers. Che adesso piangono il fratellino morto insieme al cucciolone Bruce.

Venerdì 30 Gennaio 2015, 18:01 - Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 12:25

Zimbabwe, presidente su emancipazione: donne non pari a uomini, dobbiamo metterle incinte

Il Messaggero

Zimbabwe, presidente su emancipazione: donne non pari a uomini, dobbiamo metterle incinte

di Giulia Aubry

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Di sicuro il tempismo non è la migliore qualità di Robert Mugabe. E non solo perché il presidente dello Zimbabwe ha ormai 90 anni (91 il prossimo 21 febbraio, per essere precisi) e la sua storica dittatura sembra, decisamente, non avere più un ampio orizzonte.

Nelle ultime ore, infatti, Mugabe è stato eletto presidente dell’Unione Africana nell’anno che l’organizzazione ha deciso di dedicare all’Empowerment e allo Sviluppo delle donne nel continente. E come si è presentato il neo-presidente? Con una dichiarazione che può essere riassunta con un “non è possibile che le donne possano essere pari all’uomo”. La motivazione? “Perché noi uomini dobbiamo metterle incinte”.

A una giornalista di VOA Zimbabwe, arrivata ad Addis Abeba in Etiopia per seguire i lavori del summit dell’Unione Africana, il leader africano avrebbe infatti così commentato la condizione femminile: “Quando le donne vengono al mondo non è facile per loro. Devono sposarsi, devono avere bambini, devono stare a casa e questo è un problema… Sto dicendo che le donne non possono essere pari agli uomini. Vede, noi uomini vogliamo i bambini. Così noi mettiamo incinta le donne. E non è possibile fare altro per loro…”.

Qualcuno potrebbe dire che non è la cosa più grave che Mugabe, più volte denunciato da Amnesty International per le violazioni dei diritti umani nello Zimbabwe, abbia fatto o detto. E in più c’è l’età che avanza. Ma di certo non aveva sbagliato i tempi in questo modo neppure quando, reputato “persona non grata” dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, si presenta agli eventi organizzati dalle Nazioni Unite e dal Vaticano, compresa la cerimonia di beatificazione di Papa Wojtyla.

Santa Maria Capua Vetere. Rapina di 2mila euro a una polacca, la donna doveva pagare il «riscatto» per essere libera: fermati due rumeni

Il Mattino

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Sono considerati i complici della banda di rumeni che lunedì scorso, nei pressi del supermercato «Briò», rapinarono di duemila euro e ferirono alla testa con un bastone una donna polacca di 36 anni. Oggi sono stati arrestati dalla polizia del commissariato di Santa Maria Capua Vetere.

Si tratta di Sorin Pista di 35 anni e di Anghel Marius di 40, sorpresei a Riardo, ma entrambi residenti nel campo profughi di Capua. Dietro alla rapina, stando alle indagini della polizia del commissariato di Santa Maria Capua Vetere, coordinate dal dirigente Luigi Del Gaudio, ci sarebbe una storia di schiavitù e di riscatto: i duemila euro, infatti, sarebbero stati rubati alla donna per non permetterle di pagare il riscatto al suo padrone ed essere finalmente libera. Gli agenti del commissariato, lunedì scorso, fermarono per rapina anche altri due complici e un quinto componente della banda che, per crearsi un alibi, aveva denunciato il furto della sua vettura ai carabinieri di Mondragone.



sabato 31 gennaio 2015 - 13:11   Ultimo agg.: 15:45

Cina, dichiarato morto torna in vita al funerale, i medici scioccati: «Mai visto nulla di simile»

Il Messaggero

Muore ma torna in vita il giorno del suo funerale.

1E' successo a Guo Liu, un uomo di 45 anni della provincia cinese orientale di Hubei: gran fumatore, è morto mentre si trovava fuori con gli amici. Liu arrivava a consumare anche due pacchetti di sigarette al giorno.

Gli amici hanno chiamato un'ambulanza e l'uomo è stato messo in terapia intensiva, dopo 3 mesi dichiarata la morte. Nel dolore i parenti hanno organizzato così il funerale, ma al momento di chiudere la bara i cari hanno notato scendere delle lacrime dagli occhi del "cadavere". Liù era tornato in vita, o meglio, era sempre stato vivo.

Il paziente è stato nuovamente portato in terapia intensiva e sarà tenuto sotto stretta osservazione fino a guarigione completa. «Non ho mai visto nulla di simile», ha detto un portavoce dell'ospedale, sconvolto. Ora bisognerà però valutare i danni cerebrali.

Venerdì 30 Gennaio 2015, 15:56 - Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 12:25

La Suprema Corte dà ragione al Giornale

Luca Fazzo - Ven, 30/01/2015 - 17:15

La Suprema Corte dà ragione al Giornale. Non è possibile il sequestro preventivo di una pagina internet di un giornale

La Cassazione dà ragione al Giornale, e la vittoria della nostra battaglia segna un precedente di cui si avvantaggerà l'intera categoria della cronaca on line.
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Le Sezioni unite hanno stabilito infatti che le norme poste dalla Costituzione a tutela della libertà di stampa si applicano anche alle versioni digitali dei giornali: un principio che potrebbe sembrare ovvio, visto che le edizioni on line non sono altro che la nuova incarnazione dei quotidiani, e che la Costituzione parla solo di per il semplice motivo che venne scritta quando Internet non esisteva.

Eppure in tutta Italia le sentenze di tribunali e delle corti d'appello avevano finora escluso che le sue garanzie si potessero applicare anche alle pagine web: e questa linea restrittiva era stata fatta propria anche da alcune sentenze della stessa Cassazione. Così la pratica è finita sul tavolo delle Sezioni unite, e d'ora in avanti tutti i giudici italiani dovranno adeguarsi al principio che è stato sancito: non è possibile il sequestro preventivo di una pagina internet di un giornale. Diversa la situazione per i siti internet che non sono l'emanazione di una testa giornalistica registrata e per i blog. Qui, nell'anarchia della Rete, la Corte ha ritenuto che il sequestro di pagine e contenuti sia legittimo.

Ma per i giornali on line il divieto di sequestro diventa assoluto. Particolarmente significativo è che la vittoria del Giornale - difeso dal compianto avvocato Enzo Lo Giudice e dalla sua collega Valentina Ramella - sia arrivata in un processo in cui la controparte era un magistrato della stessa Cassazione. Antonio Bevere, il magistrato che aveva condannato a un anno di carcere il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, aveva poi querelato Sallusti e un cronista per un articolo da cui si era sentito diffamato.

Il processo nato dalla querela è ancora in fase di indagini preliminari, ma nel frattempo Bevere aveva chiesto e ottenuto che venisse oscurata la pagina del Giornale.it che riportava per intero l'articolo che non gli era piaciuto. Contro il sequestro della pagina, disposto dal tribunale di Monza e confermato dal tribunale del riesame, i difensori avevano presentato ricorso in Cassazione. Il ricorso era stato assegnato alla prima sezione, che aveva ritenuto fondate le argomentazioni dei legali, ma aveva ritenuto opportuno - di fronte alla rilevanza del problema e alle tante sentenze di segno contrario - trasmettere tutto alle Sezioni unite. E qui, dopo una lunga camera di consiglio, la vittoria del Giornale.

Giudice vieta al cane di abbaiare: multa di 2600 euro ad ogni "bau"

Ivan Francese - Ven, 30/01/2015 - 17:11

"Arresti domiciliari" per l'animale: dalle 20 alle 8 deve stare chiuso in casa. In tre anni i latrati avrebbero minato l'equilibrio mentale della vicina

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Capita, scrivendo, di imbattersi in notizie talmente assurde che se non fossero incredibili risulterebbero quasi più divertenti che improbabili. Appartiene a questa categoria la vicenda che arriva da un paesino vicino Pola, in Istria, dove un giudice ha obbligato una coppia a "zittire" il proprio cane durante le ore notturne per non disturbare i vicini con i propri latrati.

La corte municipale di Pola ha condannato il 47enne Anton Simunovic a una misura provvisoria: dalle otto di sera alle otto di mattina il cane Medo è stato costretto a un "coprifuoco" casalingo che ha messo fine alle scorribande notturne in giardino. Tutto nasce infatti dalla denuncia di una vicina che, dopo tre anni di latrati, si è rivolta ad un avvocato per porre fine alla causa di quello che era ormai diventato un vero e proprio esaurimento nervoso, con tanto di privazione del sonno.

Così sono scattati gli "arresti domiciliari", con tanto di multa di 20mila kune (circa 2600 euro) per ogni infrazione: per Medo, però, si è trattato di un vero e proprio dramma. Il padrone assicura che l'animale non si è mai mostrato aggressivo e che anzi ora "soffre molto, perché è abituato a stare all'aperto e odia essere rinchiuso tra quattro mura". Il rischio, quindi, è quello che si ammali, anche perché non può più fare i bisogni all'esterno per ben dodici ora. I Simunovic hanno presentato ricorso contro la decisione della Corte. Che però, per il momento, non ha ancora risposto.