domenica 1 febbraio 2015

Il cacciatore di bufale web passa per agente della Cia

Stefano Lorenzetto - Dom, 01/02/2015 - 09:14

Oppure per extraterrestre, capo del Nuovo Ordine Mondiale. O è un ologramma? Paolo Attivissimo riceve minacce di morte, ma anche pizze e birre. "La gente vuol credere alle fiabe"


C'è chi è convinto che sia un rettiliano, cioè un extraterrestre che ha assunto sembianze umane. C'è chi pensa che non esista: le foto in cui è ritratto sorridente altro non sarebbero che «ologrammi proiettati tramite impianti bioplastici». C'è chi ipotizza che sia il Capo del Nuovo Ordine Mondiale: quale, non si sa. C'è chi, con scarsa immaginazione, lo classifica come agente della Cia. Fin qui sul Web. E poi c'è chi al «brutto bastardo figlio di una puttana schifosa» spedisce lettere minatorie per posta ordinaria: «Piantala di collaborare con i tuoi padroni Massoni illuminati, piantala di dire bugie, luride menzogne, sennò ti uccido, ti uccido come un maiale, con il mio coltello ti squarcio lo stomaco e ti faccio uscire le budella».



Date le premesse, ci si chiede quale arcano impulso autolesionistico abbia indotto il divulgatore informatico Paolo Attivissimo, cacciatore e studioso di bufale, a mettere online il suo indirizzo privato di Barbengo, 8 chilometri da Lugano. Risposta semplice: siccome svolge la benemerita missione in modo gratuito, ha pensato di applicare la legge dello shareware, il software distribuito liberamente, il cui autore viene remunerato con donazioni volontarie dagli utenti soddisfatti. E ha inventato il pizzaware: «Le mie ricerche ti sono state utili? Allora offrimi una margherita e una birra». Così Fabrizio, che abita vicino a Genova, gli ha portato fino a casa la focaccia di Recco. Alessandro, italiano emigrato in Germania, è partito da Regensburg per recapitargli due casse di bionda bavarese. Paolo gli ha spedito da Modena una boccetta di aceto balsamico del 1967.

Lo studioso della disinformazione mediatica, cui l'enciclopedia Treccani ha affidato la stesura della voce sulle bufale per Il Libro dell'Anno 2014, ritiene che il pizzaware («non basta a pagarmi neppure la bolletta del telefono, 150 franchi al mese») sia l'antidoto perfetto contro i complottisti. «Io li chiamo fantastiosi, perché vivono di fantasie e sono pieni di astio». Gente di bocca buona abituata a bersi davvero di tutto, a cominciare dalla Coca-Cola che secondo loro verrebbe usata per lavare il sangue negli incidenti ferroviari, smacchiare il water, sciogliere un osso in due giorni, rimuovere la ruggine e molto altro ancora. «È noto il potere detergente dell'anidride carbonica. La bibita americana ne è ricca. Ma non si capisce perché, anziché usare semplicemente acqua minerale, si dovrebbe impiastricciare una qualsiasi macchia aggiungendoci lo zucchero e il caramello della Coca. Non ha alcun senso».

Il Disinformatico - lo hanno ribattezzato così - ha cominciato la sua carriera con due libri, Winword per tutti e Internet per tutti. Ne sono seguiti altri 16, sempre d'informatica. In precedenza, avvalendosi delle clausole scritte in corpo 6 che nessuno legge, era riuscito a farsi rimborsare dalla Acer il costo del sistema operativo Windows 98 che aveva trovato preinstallato sul computer portatile appena acquistato: «A me bastava Linux». Nel 2004 s'è trasformato in blogger. Il suo Attivissimo.blogspot.com, concepito come discarica di deliri digitali, è seguito ogni giorno dai 20.000 ai 50.000 internauti e ha oltre 150.000 follower (vulgo, seguaci) su Twitter.

Technorati, motore di ricerca dedicato ai blog, lo ha classificato nel 2006 fra i dieci blogger di lingua italiana più influenti. Attivissimo ha creato con Elena Albertini anche il Servizio antibufala (Antibufala.info), che, totalizzati 9 milioni di visitatori, s'è trasformato da pochi giorni nella Bufalopedia, catalogo completo delle indagini da lui svolte sulle più assurde panzane fatte circolare su Internet. Da nove anni, ogni venerdì mattina alle 11, parla in diretta di questi argomenti alla Rsi, la radio della Svizzera italiana.

Attivissimo è nato nel 1963 a York, in Gran Bretagna, dove il padre Gaetano, pugliese che aveva fatto l'interprete per gli Alleati a Taranto durante la seconda guerra mondiale, era emigrato in cerca di fortuna, sposandovi Pauline. Ha frequentato la scuola dell'obbligo a Bereguardo e le superiori a Pavia. Nel 1992, dopo il matrimonio con Elena Faro, che lo ha affiancato come editor nel suo lavoro di traduttore tecnico, la decisione di lasciare il nostro Paese: «Per disperazione».

Non vi offriva sbocchi?
«Esatto. Abbiamo vissuto sette anni in Lussemburgo e sette nel Regno Unito. Dal 2004 abitiamo in Svizzera, con le nostre due gemelle, Lisa e Linda. L'altro figlio, Simone, risiede a Pavia».

Quanti computer possiede?
«Quattro portatili, 3 fissi e una ventina dismessi. Più 3 tablet e 6 smartphone».

Quante ore al giorno ci passa davanti?
«Possiamo dire 24? Facciamo 20, toh».

Perché una notizia fasulla si chiama bufala?
«Bella domanda. L'ho chiesto anche a Francesco Sabatini, compilatore del dizionario Sabatini Coletti, un giorno che ci siamo trovati insieme a Ravenna per una celebrazione dantesca, ma non lo sapeva neppure lui. Se per caso lo scopre, me lo dica lei».

Provvedo: «Menare o tirare altrui pel naso come un bufalo, vale aggirarlo, burlarlo, condurlo con finzione a far ciò che uno vuole». Dal vocabolario 1863-1923 degli Accademici della Crusca, di cui Sabatini è presidente onorario. Non dovrebbe essere lei l'esperto che scopre tutto?
«Questa ricerca era a bassa priorità».

Svelare le bufale del Web servendosi del Web non è un controsenso?
«Interpello anche esperti dei vari rami e consulto la letteratura scientifica. È vero, uso Internet per smentire Internet. Ma la Rete è come il telefono: un mezzo anodino. Dentro ci sono verità e bugie».

Perché la gente si fa infinocchiare?
«Le bufale sono una versione moderna delle fiabe. Rispondono a bisogni molto umani: offrono una narrazione accattivante, hanno un fondamento di credenza reale, contengono una morale. Rappresentano una gratificazione sociale: chi le racconta, cattura l'attenzione e passa per uno che la sa lunga. Inoltre la gente pretende che ogni cosa si adatti ai propri preconcetti. Purtroppo il mondo è assai complicato. Ma il grande pubblico non vuole studiare, ha bisogno di dare spiegazioni semplici a problemi complessi. Le scie chimiche degli aerei? Non sono forme di condensazione prodotte dal ghiaccio atmosferico, come dimostra la meteorologia: molto più facile attribuirle alla Cia».

La Cia c'entra sempre, vedi gli attentati dell'11 settembre 2001.
«Le speculazioni numerologiche fatte su quella data sono alla base del complottismo. Ne cito una sola. Il volo 77, che si schiantò contro una delle Torri gemelle, portava 65 passeggeri: 6+5=11. Falso. Il volo 77 non colpì il World trade center, bensì il Pentagono, e aveva 58 passeggeri, dirottatori compresi, non 65. Anche tenendo conto dei 6 membri d'equipaggio, il totale delle persone a bordo è 64, non 65».

Come mai nel 2014 le bufale hanno avuto un'impennata?
«Editori e giornalisti hanno scoperto il business della bufala. Che importanza ha se una notizia è vera o falsa? Basta che gli internauti ci clicchino sopra per leggerla. Tot clic uguale tot incasso pubblicitario. È un cortocircuito mediatico fra Internet e media tradizionali: il giornalista scova sul Web una storia avvincente e di forte impatto emotivo, si fida acriticamente della fonte e, anziché verificarla, la pubblica. I siti del Daily Mail, di Usa Today, dell' Huffington Post, del Daily Mirror, del Washington Times hanno riportato la notizia secondo cui 11 aerei commerciali sarebbero scomparsi da Tripoli in vista della preparazione di “un nuovo 11 settembre”. Balla sesquipedale. Trattasi di una diceria inventata da alcuni blogger nordafricani».

Il 2015 non promette bene: Voyager il 2 gennaio ha rivelato che la sonda spaziale Rosetta avrebbe fotografato sulla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko i resti di una base aliena.
«Il programma di Rai 2 ha attribuito a una fonte autorevole, il Washington Post, la rivelazione della notizia, affermando che un hacker l'avrebbe rubata alla Nasa e poi diffusa in Rete. Come prova, ha mostrato un'immagine: peccato che provenisse non dal Washington Post bensì da un rozzo fotomontaggio apparso su una pagina di Facebook chiamata Breakingnews99 e falsamente attribuita al Post. Quanto alla presunta base extraterrestre, era la pianta del Sanssouci, il castello fatto costruire a Potsdam da Federico II di Prussia».

Ma allora ha ragione Maurizio Crozza a chiamarlo Kazzenger .
«Il conduttore Roberto Giacobbo dà spazio a fesserie smontate da decenni, spacciandole per oro colato. E gli italiani abboccano, convinti che il servizio pubblico racconti sempre la verità».

Fesserie è plurale. Altri esempi?
«Le mitiche pietre di Ica, che secondo Voyager “non dovrebbero esistere” perché raffigurano “scene di caccia con uomini e dinosauri insieme”. In due documentari, trasmessi nel 1977 e nel 1996, la Bbc ha dimostrato che le presunte incisioni preistoriche sono state eseguite con un moderno trapano da dentista».

E la Rai non fa una piega.
«Lei pensi solo che Rai Storia, reputato un canale serio, ha presentato una “foto storica memorabile” che ritraeva medici di colore intenti a soccorrere in Alabama un attivista del Ku Klux Klan. Il razzista incappucciato e sanguinante salvato da coloro che egli odia. Ebbene, l'immagine emblematica era stata creata in studio per promuovere, in stile Oliviero Toscani, la rivista australiana Large».

Altre bufale dure a morire?
«C'è chi è convinto che lo tsunami del 2011 in Giappone sia stato provocato dalle emissioni elettromagnetiche della stazione di ricerca Harpp, costruita nel 1993 in Alaska dall'aeronautica militare degli Stati Uniti per ricerche scientifiche sull'atmosfera e sulla ionosfera. Nonostante non funzioni più da tempo, per i complottisti continua a trasmettere. Solo che aveva una potenza inferiore a quella di Radio Montecarlo».

Le onde sono come la Cia: ubique.
«Secondo i dietrologi, il Wi-Fi causa la morte invisibile: cancro, malformazioni, aborti spontanei, alterazioni della crescita ossea. Come fonte, citano il professor John Goldsmith, accreditandolo quale consulente dell'Organizzazione mondiale della sanità, e un documento della medesima intitolato International symposium research agreement No. 05-609-04. Ma Goldsmith non è affatto consulente dell'Oms: i suoi scritti riguardano radar per uso militare e trasmettitori tv, che nulla hanno a che vedere con il Wi-Fi in termini di potenza. Inoltre quel documento dell'Oms non esiste. Ed è la stessa Oms, al contrario, a dichiarare che il Wi-Fi non comporta rischi significativi neanche a lungo termine».

Perché il lavoro che fa lei non lo facciamo noi giornalisti?
«Perché è faticoso e comporta spreco di tempo, quindi ha costi elevati che gli editori, con la stampa in crisi, non possono sopportare. Capisco il loro punto di vista, anche se non lo condivido. Poi però non devono lamentarsi se perdono lettori. Io penso che quelli del suo giornale sarebbero ben lieti di sapere come fanno i pirati informatici a fregargli la password di accesso al conto corrente bancario».

Come fanno?
«La vittima designata riceve una mail che contiene un link. Cliccandoci sopra, si apre una pagina web gestita dall'aggressore ma identica a quella di autenticazione di un servizio usato dall'utente, per esempio Gmail. Chi ci casca e compila il form, regala le proprie credenziali ai malfattori. Siccome di solito abbiamo la brutta abitudine di usare la stessa password per tutti i siti, in quel preciso istante è come se fornissimo agli hacker un passe-partout per scassinarci l'intera nostra vita. Ogni giorno vengono rubate in questo modo 600.000 password soltanto su Facebook. In Rete circola un file con 4.929.090 account di Google violati».

Perché s'è cancellato da Facebook?
«Ero stufo. Troppo rumore di fondo. Non ho tempo per chiacchiere vacue».

Capisco.
«E poi ha snaturato la sua filosofia d'origine. Non è più solo uno strumento per conoscere nuove persone, ma un luogo dove le aziende si fanno un'idea di quello che piace ai consumatori. Vado a parlare nelle scuole e chiedo ai ragazzi: di che vive Facebook? Nessuno sa rispondere. Restano basiti quando gli spiego che Mark Zuckerberg analizza ciascuna le foto postate sul social network, per cui se ti fai ritrarre con una lattina di Red bull in mano, Facebook venderà alla ditta produttrice il tuo profilo completo. Oltre 1 miliardo di cittadini sono stati trasformati da Zuckerberg in merce per soddisfare inserzionisti e società di marketing. E non parliamo delle famiglie che si sfasciano».

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

Ragù Barilla ritirato dal mercato: «Potrebbe causare gravi rischi per la salute»

Il Mattino

Il Ragù Contadino Barilla con Vino Rosso nella confezione da 400 grammi è stato ritirato dai supermercati a marchio Coop. Il prodotto, infatti, nella sua confezione non riporta nella composizione la presenza di sedano e di latte, i due alimenti potrebbero scatenare, di conseguenza, reazioni allergiche nei soggetti sensibili.
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La catena Coop ha così annunciato ai suoi clienti: «Barilla precauzionalmente ha già attivato le procedure di ritiro del prodotto dalla vendita. Invitiamo i consumatori allergici a sedano o latte che lo avessero acquistato a non utilizzare il prodotto e a contattare il Numero Verde Barilla 800862323 per qualunque informazione si rendesse necessaria».

Il lotto di Ragù Barilla in questione ritirato dal mercato è il codice leggibile sul tappo-capsula666136704, con scadenza 18 giugno 2016.

domenica 1 febbraio 2015 - 10:04   Ultimo agg.: 10:49

Apple contro gli hacker, arriva il brevetto per rendere inattaccabili iPhone e iPad

Il Messaggero


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Apple vuol fermare gli hacker. Il colosso di Cupertino, tirato in ballo qualche mese fa per la fuga sul web di foto osè di alcune attrici come Jennifer Lawrence, sta studiando un sistema che impedisca i cyber-attacchi al processore che governa le funzioni vitali dei suoi dispositivi.

Nel frattempo si scopre che il BlackPhone, telefono "anti-intrusione" presentato con grande enfasi in pieno Datagate, non è poi così sicuro: ha un "bug" nell'applicazione di messaggistica istantanea che consente di leggere i dati. Apple ha presentato all'ufficio brevetti americano a fine 2013 - ma non si sa ancora quando verrà applicato - un meccanismo che impedisce agli hacker di accedere al cuore dei suoi dispositivi, il processore, arrivando così alla connessione alla rete cellulare e alla gestione dei dati cifrati. Il sistema in particolare blocca gli attacchi che sfruttano meccanismi in grado di saturare i "core" di un processore, in pratica il suo nucleo, impedendo quindi di mandare in tilt le funzioni vitali di controllo di un iPhone.

È solo uno dei tentativi di Apple di rafforzare la sicurezza. Qualche mese fa, Cupertino ha migliorato iCloud con il sistema di doppia autenticazione, una mossa necessaria dopo il furto di foto hot ai danni di celebrità di Hollywood (su cui ha aperto un'indagine interna e ha indagato anche l'Fbi) e ancora più importante alla luce del lancio dell'Apple Pay, con cui la compagnia ha chiesto la fiducia degli utenti per trasformare il telefonino in un portafoglio.

Inoltre, l'azienda guidata da Tim Cook, ha preso anche una forte posizione in termini di protezione dei dati degli utenti, argomento sensibile alla luce del Datagate: a settembre ha annunciato che non sbloccherà più iPhone e iPad criptati - quindi bypassando le password degli utenti - su richiesta delle forze dell'ordine o dei servizi di intelligence. Una mossa che in qualche modo risponde alle critiche degli utenti nei confronti dei big della tecnologia messi a nudo dalle rivelazioni di Edward Snowden.

Utenti che nel frattempo si sono buttati su una serie di servizi (come le app Secret e Whisper) o dispositivi che garantiscono l'anonimato. Come il Blackphone, il primo cellulare anti-intrusione: in commercio da luglio 2014, il primo lotto è andato sold-out in poche ore. Ma oggi si scopre che il dispositivo non è così sicuro. Secondo il blog specializzato ArsTechnica, infatti, ci sarebbe un 'bug' nell'applicazione di messaggistica che permetterebbe ad hacker e affini - quindi anche all'intelligence - di decifrare i messaggi, accedere ai contatti e controllare funzioni vitali del telefono. Dopo la segnalazione, gli ingegneri di BlackPhone avrebbero risolto il bug, ma resta il dubbio che nulla di questi tempi è davvero sicuro.

Sabato 31 Gennaio 2015, 15:27 - Ultimo aggiornamento: 15:28

Vaticano, nell'anno giudiziario nominato un curatore per il caso Orlandi

Il Messaggero

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Parla anche di Emanuela Orlandi la relazione di apertura dell'86esimo Anno giudiziario del promotore di giustizia del Vaticano, Gian Piero Milano. Non si nomina il caso apertamente, ma il pg parla di un «un procedimento in materia di volontaria giurisdizione, con il quale è stata chiesta al Tribunale la nomina di un curatore dello scomparso, relativamente ad una cittadina vaticana: un caso delicato - si legge nella relazione - dai tratti in larga parte irrisolti, che ha suscitato negli anni l'attenzione dei mass media e dell'opinione pubblica per le sconcertanti modalità con cui è avvenuto, e le toccanti ripercussioni determinate nella comunità di affetti e legami della vittima».

Un segnale positivo «di interessamento» secondo il fratello Pietro Orlandi. «Io dubito che papa Francesco sia rimasto indifferente al caso - spiega - E poi si parla di caso irrisolto, quindi di un mistero. I misteri si risolvono». Il resto della relazione parla della messa in moto in Vaticano di un meccanismo virtuoso sostiene e l'attività investigativa, quella giudiziaria e in genere la collaborazione tra i vari organismi dello Stato del Papa.

I casi. Tra le operazioni della Gendarmeria segnalate dal promotore di giustizia ci sono il «monitoraggio del traffico di droga da Stati esteri verso la SCV» e «attività di analisi forense e info-investigativa soprattutto di carattere informatico, per due delicati casi, di differente gravità, di detenzione di materiale pedopornografico». Il più «importante» dei due casi «riguarda - ha confermato padre Federico Lombardi - mons. Wesolowski», l'ex nunzio denunciato anche dalle autorità dominicane. L'indagine di cui parla il pg è quella penale, indipendente da quella canonica avviata dalla Congregazione per la dottrina della fede.

Le intercettazioni. Cresce inoltre il ruolo delle «intercettazioni» nel sistema investigativo-giudiziario vaticano: per Milano sono «strumento di indagine imprescindibile». E il promotore riferisce anche di «Diverse attività riguardanti l'oscuramento di siti web contenenti aspetti diffamatori dello Stato e/o della Santa Sede, e alla chiusura di account di posta elettronica per attività correlate al reato di truffa ovvero furto di identità virtuale». Il Tribunale vaticano ha ricevuto nell'anno appena trascorso 10 richieste di rogatoria da autorità giudiziarie straniere, di cui 8 provenienti dall'Italia.

Per quanto riguarda inoltre una richiesta di informazioni inoltrata invece dal Vaticano all'Italia, circa «un ecclesiastico imputato in Italia per una serie di reati (truffa, riciclaggio, corruzione) e indagato anche da questo Ufficio», i «materiali trasmessi» dall'Italia «non solo sono risultati lacunosi, mancando di elementi essenziali, ma hanno anche evidenziato modalità di acquisizione di alcune prove, che si possono definire improprie e non in linea con i vigenti protocolli internazionali». Padre Federico Lombardi ha confermato che il pg si riferisce a richieste del Vaticano all'Italia riguardanti mons. Nunzio Scarano, il cosiddetto «monsignor Cinquecento» indagato anche in Italia.

Sabato 31 Gennaio 2015, 20:47 - Ultimo aggiornamento: 20:54

Clima di paura in Aula. Renzi fa segnare le schede per poter controllare tutti

Roberto Scafuri - Dom, 01/02/2015 - 08:10

Da "Mattarella S." a "On. Mattarella", ogni voto è riconducibile a un gruppo. Un sistema imposto dal premier contro i franchi tiratori

Il dolce stil novo è quello sguardo furtivo che sbircia rapace sull' iPhone del vicino di banco, il collega di partito che misura i secondi d'entrata e uscita dal «catafalco» di votazione, la stretta di mano che dice e non dice.



Occhio allo spoglio, l'altro teso all'indietro: mancano una decina di minuti all'una e tra i banchi di Montecitorio l'ansia divora il tempo. Si snocciola il variopinto rosario di On. S. Mattarella e Sergio On. Mattarella . Le possibili declinazioni arrivano a undici, l'indoeuropeo ne aveva otto, ma qui siamo nel campo del sanscrito vedico e relative forme dialettali. Dal settore di sinistra scatta il primo applauso quando l'eligendo presidente è a quota 461, e viene sopito dagli «sss» di quelli centrali.

Attesa spasmodica che cresce fino ai 489, quando è un gruppetto nell'emiciclo a tradire la tensione. Qualcuno ci casca di nuovo, ma l'errore di calcolo è evidente. Le 12.58 diventano il count-down di Capodanno, «5-4-3-2...». Scatta finalmente l'applauso dei 505 voti (alla fine saranno 665). Battimani liberatorio, insistito, anzi cadenzato, duro a morire, perché ha per tutti il sapore della sopravvivenza e dell'uscita dall'incubo, quello di due anni fa e quello più recente. «Eravamo marcati a uomo, peggio del Padova di Rocco. Che dico, come il nostro Bruscolotti dei tempi d'oro», scherzerà il socialista napoletano Marco Di Lello.

Moriremo democristiani, ormai non v'è più dubbio. Il cosiddetto «capolavoro di Matteo» si avvera sotto i nostri occhi. Un lavoro certosino, scientifico, terroristico se non fosse che alla fine dona la stessa serenità della sindrome di Stoccolma. «Tutto è bene quel che finisce bene», per condensarla nelle parole di Angelino Alfano. Che è lì, attorniato dai suoi, in prima fila: applaude spasmodico con le mani bene in alto e nel frattempo guarda oltre, verso l'aldilà (tutt'altro che spirituale: il suo futuro). Il capogruppo piddino Speranza è una trottola umana che applaude mentre rotea e stringe mani. Si sbraccia anche la Polverini; Formigoni esulta a braccia alzate come per un gol. Napolitano sarà tra i primi a cominciare e l'ultimo a finire.

Ogni voto è di sicura griffe : semplice e senza ghirigori per quelli di casa (Pd, Psi, Sc e misti di maggioranza). Firme barocche per gli altri: i Nazareni di Verdini portano una trentina di ospiti, Ncd è quasi a ranghi completi, il codice coniato per Sel piace a due in più e c'è persino il fregio singolo: Mattarella On. Sergio (l'insperato pentito Roquito Buttiglione?). L'arzigogolo On. Prof. Sergio Mattarella spetta a un paio di grillini in presumibile fuga. L'organizzazione funziona come orologio svizzero, ma è made in Florence . «Operazione più da commercianti che da politici», lamenterà il grillino Fico in cerca di scusanti perché non ha visto palla.

Dal terrore di non farcela alla certezza di «segnalarsi», e segnalandosi entrare nel canale giusto. La filodiffusione del dolce stil novo è contagiosa, anche se richiede di guardarsi sempre alle spalle. «C'era tanta preoccupazione, e di gufi ne ho avvistati anche oggi. Il premier è un fuoriclasse... È vero, ci ha reso tutti un po' più guardinghi», sottolinea il vicecapo del gruppo Autonomie, Vittorio Fravezzi, trentino che pure deve convivere con sudtirolesi che «amano molto gli italiani leali».

«Renzi è uno che t'abbraccia, ti bacia, ti circonda, ma nel frattempo t'ha già preso il portafogli», spiega amaro il fittiano Capezzone. «Se questo era il suo esame di laurea, l'ha passato a pieni voti», proclama l'antesignano dei turlupinati, Lapo Pistelli, che dette luce al genio fiorentino. Ora ha imparato, ride e sta al gioco, la politica è questa. Fa mo a fidasse , insegna la sua storia ancora in attesa di ricompensa. Appunto, si fa come se.



Forza Italia, 36 disubbidienti lasciano le impronte digitali

Francesco Cramer - Dom, 01/02/2015 - 08:31

Alcuni grandi elettori azzurri avrebbero votato "On. Sergio Mattarella" anziché scheda bianca. Fitto: basta nazarenate. Brunetta attacca il premier: "In balia di un dittatorello di provincia"

«On. Sergio Mattarella»: i «franchi soccorritori» azzurri lasciano persino la firma sulla scheda che manda in orbita il candidato di Renzi. Alla fine saranno 36 le impronte digitali forziste - certe - su Mattarella. Il che fa presupporre che chi non ha rispettato la direttiva di votare «bianca» siano stati molti di più. Quanti? Difficile fare il conto preciso ma i grandi elettori forzisti erano 142. Le schede bianche solo 105. Non solo: non tutte le bianche sono attribuibili a Fi posto che una manciata di «bianche» sono arrivate dagli alfaniani contrari al rinculo su Mattarella e qualche «bianca» sarà partita pure dalla sinistra. Ancora: nei voti dispersi, riconducibili a Fi, ci sono anche i 2 ad Antonio Martino, uno a Denis Verdini e magari qualche scheda indicibile andata tra le «nulle». Insomma, si può legittimamente pensare che i «mattarelliani» azzurri abbiano sfondato quota 40, se non di più.

E chi ci dice, poi, che qualche «soccorritore» l'abbia fatto senza lasciare impronte votando semplicemente «Mattarella»?. Al di là del sudoku difficilmente risolvibile il dato politico è netto: Forza Italia, nel segreto dell'urna, si sbrindellatra «Nazareni», «fittiani», «antirenziani». Toti minimizza: «Qualche voto è andato Mattarella. Non mi sembra una cosa disdicevole, lui è una persona stimata con un ottimo curriculum». Il problema è che già nei giorni scorsi il partito era una pentola a pressione ma questa volta il tappo salta se addirittura una tradizionalmente tendente all'afono come la senatrice e vicinissima al Cavaliere Mariarosaria Rossi in Transatlantico parla a ruota libera. Vestita di rossonero, come il suo umore, la Rossi non si trattiene: «Voi della stampa vi siete preoccupati così tanto del cerchio magico e non tenevate conto dei disastri che stava facendo il duo tragico...».

Chiaro riferimento a Denis Verdini e Gianni Letta, i principali tessitori del patto del Nazareno, stracciato così in malo modo dal premier. Verdini è da tempo sul banco degli imputati: messo lì dai fittiani ma non solo da loro. E ora pare che Denis, che più volte ha minacciato di abbandonare qualsiasi trattativa per conto di Berlusconi, questa volta sia orientato a gettare la spugna per davvero: pare non abbia più voglia di scontrarsi con Brunetta con il quale giorni fa era quasi arrivato alle mani. Già, Brunetta: forse uno dei più acerrimi nemici del patto del Nazareno. Brunetta che attacca: «Renzi ha superato il segno. Dopo aver voluto umiliare la buona fede di Berlusconi tradendo la sua fiducia, ora pretende di fare il capo di Forza Italia. Povero Paese in balia delle voglie di un dittatorello di provincia».

Tutti con Brunetta ora? Niente affatto. I tanti voti azzurri andati a Mattarella sono un messaggio a Berlusconi: «Dobbiamo continuare a trattare con il premier per rimanere in partita, altrimenti saremo marginali». Chi ora ride è Raffaele Fitto che da mesi metteva in guardia il Cavaliere: «Attento che Renzi ci frega». Dice: «Avevo ragione io. E sono convinto che anche chi la pensava diversamente possa oggi onestamente riconoscerlo. Ora basta “nazarenate”». Lui giura che tra i suoi - una quarantina - nessuno ha votato Mattarella: «Non abbiamo bisogno di fare operazioni sottobanco». Tutti con Fitto, ora? Niente affatto. Anche chi era scettico dell'operazione Nazareno continua a sparacchiare sull'eurodeputato: «Ci ha diviso, non si fa così...». Gli azzurri sono neri.

Miele Ambrosoli ritirato dal mercato: ecco il lotto considerato pericoloso

Il Mattino

ROMA - Un lotto di vasetti del famoso Miele Ambrosoli è stato ritirato dal mercato su disposizione del ministero della Salute in collaborazione con l'azienda produttrice.
"è da dicembre scorso che a Napoli è stato ritirato dal mercato ma nella gran parte dei casi era già stato consumato dalla cittadinanza perchè messo in commercio tra giugno e luglio 2014. Allarme nelle famiglie. Questo sistema non funziona".

1Il ministero della Salute concordemente con l'azienda produttrice ha disposto il ritiro di questa partita di Miele Ambrosoli ritenuta nociva per la salute pubblica. L'allerta sanitaria riguarda un lotto di vasetti da 250 grammi, il numero M0509, messo in commercio tra giugno e luglio 2014 e recante sulla confezione la data di scadenza 5/2017.

"In realtà è da dicembre scorso che si sta ritirando dal mercato italiano - raccontano Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli della radiazza che avevano lanciato l'allarme per primi - un intero lotto del Miele Ambrosoli per allerta sanitaria. Per chi ha acquistato i vasetti da 250 grammi c'era il ritiro e la restituzione del prodotto perchè l'Asl del Veneto durante un controllo aveva rilevato degli antibiotici vietati e nocivi alla salute nel miele in questione.

A Napoli diversi centri commerciali e supermercati avevano affisso cartelli che avevano generato allarme tra le famiglie anche perchè i vasetti in questione erano stati venduti nel periodo di giugno e luglio 2014 e quindi nella gran parte dei casi già consumati. La Asl di Napoli aveva ispezionando tutti i centri vendita del territorio cittadino per assicurarsi che il prodotto fosse ritirato e restituito per nuovi controlli. Ancora oggi si è in attesa dei risultati delle analisi che qualora risultassero positive positive dimostrerebbero che i consumatori di questo miele avrebbero ingerito un prodotto con sostanze che potrebbero essere state nocive per la salute.

Un fatto gravissimo e che ci auguriamo sia scongiurato e sul quale chiediamo il massimo dei controlli e degli approfondimenti da parte delle autorità sanitarie locali e nazionali. Resta da domandarsi come sia possibile che il sistema sia così lento nell'intervenire e che ancora oggi a distanza di mesi non si abbiano notizie chiare sull'argomento".

sabato 31 gennaio 2015 - 20:39   Ultimo agg.: domenica 1 febbraio 2015 01:29

Troppo sport: il licenziamento è legittimo

La Stampa

L’obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato comprende gli obblighi di correttezza e buona fede applicabili anche ai comportamenti extralavorativi. In tema di licenziamento per violazione dell’obbligo di fedeltà, il lavoratore deve astenersi da qualsiasi condotta che, per la natura e per le possibili conseguenze, contrasta con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa. Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza 144/15.

La Corte di Appello rigetta la domanda del lavoratore per l’annullamento del licenziamento intimatogli dalla società presso cui lavorava per aver svolto attività sportiva compromettente il recupero delle sue energie fisiche e della sua capacità lavorativa. L'uomo, in considerazione delle precarie condizioni di salute, era stato assegnato a mansioni ridotte e diverse dalle precedenti, con un inevitabile danno all’efficienza produttiva ed organizzativa dell’impresa.

La Corte di merito riteneva il comportamento del lavoratore ampiamente lesivo del dovere di fedeltà e lealtà, in quanto lo svolgimento di tale attività sportiva, completamente taciuto al datore di lavoro, risultava incompatibile con le sue condizioni di salute e, oltre a comportarne un potenziale aggravamento, si contrapponeva alle ragioni di tutela della salute che avevano giustificato un diverso collocamento del soggetto all’interno della struttura aziendale.

Da queste considerazioni discendeva la valutazione di legittimità del licenziamento, anche in riferimento al profilo della proporzionalità del provvedimento rispetto allo condotta del soggetto, la quale andava irrimediabilmente a ledere il rapporto fiduciario con la società. Il lavoratore ricorre in Cassazione per l’annullamento del licenziamento, lamentandone l’illegittimità. Secondo la Suprema Corte, il comportamento del lavoratore dimostra tutta la sua gravità nella lesione irrimediabile del rapporto fiduciario intercorrente con l’azienda, considerando che proprio in ragione delle sue condizione di salute il datore di lavoro lo aveva assegnato a mansioni ridotte e diverse dalle precedenti. Per questi motivi la Corte rigetta il ricorso, accettando invece quello del datore di lavoro che chiede la restituzione di tutte le somme percepite dal lavoratore.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Vince il concorso, ma è già in pensione

La Stampa

Se il bando di concorso impone di far decorrere dalla data di stipula del contratto gli effetti giuridici ed economici scaturenti dal superamento della prova, non ha fondamento la domanda della persona selezionata, ma collocata in pensione prima della stipula del contratto, a nulla rilevando il differimento nel tempo della decorrenza degli inquadramenti. Lo ha chiarito la Cassazione (sentenza 1323/15).
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Una ex dipendente del Ministero della Salute aveva superato la procedura di selezione interna per l’accesso ad una qualifica superiore. L’inquadramento e il trattamento retributivo superiori, però, non le erano stati riconosciuti in quanto, essendo stata differita nel tempo per due volte la decorrenza dell'inquadramento, la dipendente era stata posta in quiescenza prima della stipula del contratto.

La Cassazione ha ritenuto priva di fondamento la domanda della ex dipendente a vedersi corrisposte le differenze retributive poiché il bando di concorso, fonte primaria della procedura concorsuale, imponeva di far decorrere gli effetti giuridici ed economici scaturenti dal superamento della selezione dalla data di stipula del contratto. Alla data di stipula del contratto, invece, la dipendente era già stata collocata in pensione. A nulla rileva il fatto che la decorrenza di tali effetti sia stata differita nel tempo in quanto la stipulazione del contratto di lavoro rappresentava, in ogni caso, il presupposto per l’insorgenza dell’obbligo dell’amministrazione di adempiere a quanto previsto dal bando.

Fonte: http://lavoropiu.info/articoli/news/vince-il-concorso-ma-gi-pensione

Tra i reati sventati in Vaticano anche il traffico di stupefacenti

Corriere della sera
di Luigi Accattoli

Il pg all’Anno giudiziario: tentate tre spedizioni di droga verso la Santa Sede

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CITTÀ DEL VATICANO Traffico di droga, reati finanziari e tentativi di truffa ai danni dello Ior, traffico di valuta, traffico e detenzione di materiale pedopornografico, pirateria informatica, furto di posta elettronica, sottrazione di beni appartenenti allo Stato: si direbbe che succeda di tutto nel piccolissimo Stato della Città del Vaticano e la fonte sull’aumento dei reati piccoli e grandi è più che certa, trattandosi della relazione di apertura dell’anno giudiziario tenuta ieri mattina da Gian Piero Milano, promotore di giustizia presso il Tribunale Vaticano (un ruolo che nel nostro ordinamento corrisponde a quello di procuratore generale).
Tra i reati anche il traffico di droga
Il traffico di droga è forse il caso più singolare registrato nel 2014. Un traffico postale: tre spedizioni di plichi o pacchi contenenti stupefacenti, approdati in Vaticano con l’indicazione di destinatari inesistenti, che in gergo sono detti «indirizzi civetta». Quando vengono individuati, si tratta di tenere sotto controllo la «merce» per arrestare chi si presenta a ritirarla. Due dei tre pacchi sono stati semplicemente sequestrati dalla Gendarmeria vaticana, mentre per un terzo - proveniente dalla Germania, o transitato attraverso la Germania - era stata tesa una trappola sofisticata per l’arresto del reale destinatario, o del «postino». Abbiamo appreso che le polizie di più paesi erano sulle tracce di quella spedizione e tutto era pronto per cogliere il frutto della laboriosa indagine ma l’operazione non è andata in porto per un improvvido scoop di un giornale tedesco - la Bild - che ebbe una soffiata dalla polizia di quel paese con la conseguenza che mai nessuno si è presentato a ritirare la «merce».
Dalla sottrazione di beni alla pedofilia
Per reati contro il patrimonio della Santa Sede nel corso del 2014 è stato indagato tra gli altri un monsignore, Bronislaw Moraviec, economo della basilica pontificia di Santa Maria Maggiore, con l’accusa di «appropriazioni indebite, distrazioni e sottrazioni di beni». Due sono stati le indagini per possesso di materiale pedopornografico, la più importante delle quali riguarda l’arcivescovo ed ex nunzio Józef Wesołowski, denunciato anche dalle autorità della Repubblica Dominicana dov’era nunzio e attualmente in Vaticano in attesa di un processo per pedofilia che potrebbe portare ad una condanna di 7 anni di carcere. Wesołowski fu arrestato il 23 settembre scorso: dopo aver trascorso ventiquattr’ore nella cella situata nell’edificio che ospita la caserma della Gendarmeria, ha scontato i suoi quaranta giorni di arresto in una stanza della Penitenzieria Apostolica. Attualmente non è più ai domiciliari ma non può uscire dalla Città del Vaticano.
In cella anche una delle Femen
Tra le sei persone finite nel piccolo carcere vaticano lungo il 2014 c’è anche Marcello Di Finizio, che ripetutamente si è calato con una corda lungo i costoloni della cupola di San Pietro. L’ultima esibizione, la quinta, gli è costata l’arresto nei giorni dello scorso Natale. Dovrà tornare in Vaticano per comparire davanti al Tribunale il 7 febbraio. Infine la vicenda di Iana Aleksandrovna Azhdanova, l’attivista delle Femen arrestata il 24 dicembre in piazza San Pietro. Quando il 26 dicembre mattina è stata interrogata - ha riferito ieri Milano - «ha candidamente confessato che il suo gesto, come del resto tutti gli altri simili compiuti dalle sue compagne, era stato concordato pochi giorni prima attorno a un tavolo con i fotografi immancabilmente presenti alle loro esibizioni». È stata rimessa in libertà il giorno successivo .


www.luigiaccattoli.it
1 febbraio 2015 | 09:37

Greta e Vanessa rapite in Siria poi liberate, il difficile ritorno alla normalità

Il Giorno

di Michele Mezzanzanica


"Ho trovato Greta molto segnata dall’esperienza del rapimento ma la conosco bene, so che si riprenderà e tornerà a impegnarsi per gli altri come ha sempre fatto"


Gavirate (Varese), 1 febbraio 2015 - L’affetto di amici e parenti antidoto agli insulti sui social network, la comunità reale che protegge dalle cattiverie di quella virtuale. E la decisa presa di posizione del parroco di Gavirate, don Piero Visconti. In un lungo scritto sull’Informatore parrocchiale il sacerdote sottolinea «il dovere di raccogliere il desiderio di aiutare le persone in sofferenza che fortunatamente tanti giovani ancora manifestano».

Sta lentamente cercando di tornare alla normalità Greta Ramelli, la cooperante ventenne di Gavirate rientrata a casa due settimane fa dopo cinque mesi e mezzo di prigionia in Siria, insieme all’amica bergamasca Vanessa Marzullo. Circondata dall’affetto di parenti e amici nella sua abitazione in provincia di Varese, dopo le prime dichiarazioni si è chiusa nel silenzio, come caldeggiato anche dalla Farnesina dopo l’infuriare delle polemiche relative soprattutto al presunto riscatto pagato per liberare lei e Vanessa.

I pensieri della ventenne gaviratese sono affidati a poche persone di fiducia: i familiari, a cominciare dal fratello Matteo che non l’ha abbandonata un attimo da quando è tornata, e le amiche più strette. Come Mariachiara, compaesana e coetanea, sua compagna di classe alle medie e da allora amica inseparabile. Quando Greta è arrivata a Roma dopo la liberazione, insieme alla famiglia sono scese subito nella capitale ad abbracciarla anche due amiche e una di loro era Mariachiara.

«Ho trovato Greta molto segnata dall’esperienza del rapimento - racconta la ragazza - ma la conosco bene, so che si riprenderà e tornerà a impegnarsi per gli altri come ha sempre fatto». Un impegno che l’ha portata a scottarsi, finendo nelle mani di un gruppo armato siriano anche a causa della sua inesperienza. «Sono state dette tante cose - prosegue Mariachiara - e Greta distingue tra le critiche costruttive e le offese. Le prime sono uno stimolo, sicuramente ne farà tesoro per accumulare un bagaglio d’esperienza; le altre sono state superate grazie ai tanti messaggi positivi che sono arrivati». Infatti, per ogni gruppo Facebook che ironizzava - nelle migliori delle ipotesi - sulla scelta sua e di Vanessa, per ogni dichiarazione che stigmatizzava il presunto pagamento di un riscatto, ci sono stati tantissimi attestati di stima.

«Da quando è tornata ha ricevuto molte lettere - confida l’amica - da tutta Italia ma anche dall’estero. Le hanno scritto persino dall’Australia, ragazzi e ragazze come lei, per farle coraggio e dirle quanto apprezzassero il suo impegno». E sul fronte istituzionale, per Greta e la famiglia Ramelli vale quanto detto, appunto, dalle istituzioni. «Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha detto che non è stato pagato alcun riscatto e i Ros hanno escluso coinvolgimenti nella rete terroristica», puntualizza Mariachiara che, in conclusione, tiene a sottolineare un aspetto della “biografia” dell’amica: «Al di là dell’impegno in Siria, così come di quello in Africa o in India, Greta ha sempre aiutato il prossimo anche qui: portava i pacchi coi viveri ai bisognosi, forniva assistenza ai senzatetto. Quanti di tutti coloro che l’hanno attaccata e la attaccano conoscono questo suo impegno?».