venerdì 13 marzo 2015

Marocchino sgozza un ragazzo per strada: era già stato espulso dall'Italia

Sergio Rame - Ven, 13/03/2015 - 16:28


Sgozzato per caso, o meglio: per sbaglio. Il 27enne David Raggi è stato ammazzato con un colpo di bottiglia rotta al collo mentre stava passando in una delle piazze del centro di Terni.

Omicidio per il quale la polizia ha subito arrestato Amine Aassoul, un 29enne marocchino, rintracciato a torso nudo e in stato confusionale non lontano dalla piazza dove è avvenuto l’omicidio. Tra le ipotesi la vaglio degli investigatori anche quella che l'immigrato possa avere colpito a caso tra i passanti. Tutto si è consumato nel giro di pochi attimi. In piazza dell’Olmo, nel cuore di Terni e dove si affacciano molti locali notturni.

Il giovane stava passeggiando quando dal nulla è sbucato il marocchino. "Che mi guardi? Che cosa vuoi?", ha detto lo straniero al giovane ternano, informatore farmaceutico e in passato impegnato con il 118. Poi lo ha colpito con il collo della bottiglia rotta. È subito intervenuta un’ambulanza del 118, ma i soccorsi prestati sul posto sono stati vani. Immediatamente sono scattate anche le indagini sull’aggressione. Poco lontano dal locale, nella zona dei giardini pubblici della passeggiata, la polizia ha bloccato il marocchino. È stato trovato molto alterato e a dorso nudo. Non ha documenti.

Gli agenti hanno sentito diversi testimoni. In particolare giovani che si trovavano nei locali o in strada in quel momento. Sul posto è intervenuta anche la polizia scientifica per i rilievi. Elementi che messi insieme sono serviti agli investigatori a ricostruire quanto successo e perché. Il marocchino ha dato in escandescenze in un bar per una birra, poi all’uscita si è trovato casualmente davanti David Raggi e lo ha colpito mortalmente al collo con una bottiglia rotta. "È un bruttissimo episodio - ha detto il questore Carmine Belfiore - un episodio estremamente brutto, ma nella disgrazia sembra che abbiamo fermato il presunto aggressore".

Amine Aassoul era arrivato a Terni nel 2007 dove aveva raggiunto la madre sposata con un uomo del posto. Dopo alcuni furti compiuti tra Porto Recanati, Fermo e Civitanova Marche gli era stato revocato il permesso di soggiorno e rimpatriato. Assoul era tornato in Italia nel maggio dell’anno scorso, sbarcando a Lampedusa. La sua richiesta di asilo politico era stata respinta a ottobre e la squadra volante di Terni gli aveva notificato la decisione. Il marocchino aveva però fatto ricorso nei trenta giorni previsti ed era in attesa di una decisione in merito. Nel frattempo ha ammazzato un innocente.  

"Un altro morto sulla coscienza degli amici di Mare Nostrum - ha commentato Matteo Salvini - per l’assassino, niente galera in Italia, troppo comodo. Espulsione immediata a calci in culo nel suo Marocco, dove potrà davvero marcire in una galera adatta a un verme come lui".



Espulso e tornato sul barcone: ecco chi è l'assassino di Terni

Sergio Rame - Ven, 13/03/2015 - 15:53

Rimpatriato, era tornato a bordo di un barcone. Aveva presentato la richiesta di soggiorno, ma era stata rigettata. Alfano: "Ancora in Italia perché aveva fatto ricorso"

"Adesso deve pagare fino in fondo per questo ignobile omicidio e deve pagare, nel momento stesso in cui entra in carcere, non uscendo più da lì".



Ai microfoni di Radio24 il ministro dell’Interno Angelino Alfano fa la voce grossa mentre Terni e l'Italia intera piangono il 27enne David Raggi brutalmente sgozzato dal 29enne marocchino Amine Aassoul. "È questo - ha detto il titolare del Viminale - l’obiettivo di uno Stato che deve, nei limiti dello Stato di dirito, fare paura a chi fa cose ignobili e vergognose come quelle accadute questa notte". Peccato che l'assassino si trovi ancora in Italia nonostante il foglio di rimpatrio e una lunga serie di precedenti penali per furto aggravato, lesioni personali, calunnia, stupefacenti, danneggiamento, rissa, evasione e resistenza a pubblico ufficiale.

Amine Aassoul era arrivato a Terni nel 2007 dove aveva raggiunto la madre sposata con un uomo del posto. Dopo alcuni furti compiuti tra Porto Recanati, Fermo e Civitanova Marche gli era stato revocato il permesso di soggiorno e rimpatriato. Assoul era tornato in Italia nel maggio dell’anno scorso, sbarcando a Lampedusa. La sua richiesta di asilo politico era stata respinta a ottobre e la squadra volante di Terni gli aveva notificato la decisione. Il marocchino aveva però fatto ricorso nei trenta giorni previsti ed era in attesa di una decisione in merito. "Ha fatto una richiesta d’asilo che è stata respinta e ha poi presentato ricorso - ha confermato Alfano - in attesa del pronunciamento non può esserci un provvedimento di espulsione".

Apple, Steve Jobs malato rifiutò il fegato di Tim Cook

Il Messaggero

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Tra Tim Cook e Steve Jobs correva un rapporto di odio e amore. Dopo la scomparsa drammatica del fondatore della Apple è stato rivelato un particolare molto delicato della sua malattia. Tim Cook voleva donare parte del suo fegato a Steve Jobs, per farlo sopravvivere, ma il co-fondatore di Apple rifiutò. E' scritto da due reporter statunitensi, Brent Schlender e Rick Tetzeli, ed è basato sulle interviste alle persone più vicine a Jobs a partire dalla moglie, Laurene Powell.

Dopo che a Jobs fu diagnosticata la malattia, nel 2009 aveva bisogno di un trapianto. Tim Cook scoprì che aveva in comune con lui non solo un raro gruppo sanguigno ma che era anche compatibile per la donazione, e voleva donare una parte di fegato. Essendo un organo che si rigenera, con il trapianto si poteva così sperare in una cura del tumore. Dopo essersi sottoposto a tutte le analisi cliniche ed essere sicuro della compatibilità e di non correre nessun rischio, Tim Cook propose l'intervento ma Steve Jobs rifiutò e anche in malo modo. «Scattò sul letto e mi disse "No!

Non ti permetterò mai di farlo"», racconta Cook nel libro e aggiunge: «Steve mi ha urlato contro in 13 anni di conoscenza solo quattro o cinque volte e questa è stata una di quelle». Nel libro che uscirà il 24 marzo ed è il secondo grande approfondimento sulla vita di Jobs dopo la biografia scritta da Walter Isaacson, si parla anche di Apple Tv e del fatto che Steve Jobs volesse comprare Yahoo!. Oltre a Tim Cook e Laurene Powell, i due autori hanno intervistato anche il designer di Apple, Jon Ivy.Uno dei giornalisti che ha lavorato al libro, Rick Tetzeli, lavora alla testata Fast Company che ha pubblicato stralci del volume

Caso Moro, Commissione ascolterà 17 audiocassette trovate in via Gradoli

Corriere della sera

Grassi (Pd): «Non risulta da nessun atto giudiziario che il contenuto di queste cassette sia mai stato ascoltato e verbalizzato»

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La loro esistenza era nota, ma il Parlamento e, forse, anche la magistratura, non hanno avuto mai modo di ascoltarle. Diciassette cassette audio-registrate ritrovate tra i reperti del covo brigatista di via Gradoli sono state acquisite dalla Commissione d’inchiesta sul caso Moro. Non risulta da nessun atto giudiziario che il contenuto di queste cassette sia mai stato ascoltato e verbalizzato. Ne dà notizia Gero Grassi (Pd), componente della Commissione d’inchiesta.

Grassi: «Abbiamo 17 audiocassette inedite, ne manca una»
«Da quel che si conosce dagli atti - spiega Grassi - erano 18 le cassette registrate ritrovate nel covo e mai ascoltate: ad oggi ne manca dunque una. Per il momento le cassette sono dunque nella cassaforte della Commissione, presto ne conosceremo il contenuto e ne valuteremo la sua rilevanza per le nostre indagini». Secondo quanto si apprende saranno gli uomini del Ris, il Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri ad analizzare i nastri.

13 marzo 2015 | 13:27

Pi Day, solo tra 100 anni un giorno come questo

Corriere della sera
di Paolo Virtuani

Soltanto nel 2115 sarà possibile mettere nuovamente in fila le prime dieci cifre che compongono il numero simbolo della matematica

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L’appuntamento è alle ore 9,26 e 53 secondi di sabato 14 marzo, ognuno con il fuso orario suo (come per Capodanno). Tutti pronti a far saltare i tappi e a tagliare fette di torta (le torte solo in America - poi vedremo perché) e a festeggiare allo scoccare del secondo esatto. Cosa si festeggia? Ma la cosa più irrazionale di sempre, il numero irrazionale per definizione: la costante π (per gli amici: Pi greco).
Tra cento anni
Sabato 14 è il Giorno del Pi greco (c’è anche un sito dedicato). Ma quello del 2015 sarà il Pi Day del secolo: infatti per l’unica volta in cento anni è possibile mettere in fila le prime 10 (dieci!) cifre che compongono il π. Ossia: 3 (marzo), 14 (giorno), 15 (anno), 9 (ore), 26 (minuti), 53 (secondi). I più fanatici possono aspettare anche il millesimo 589 ma sarebbe una cosa che neanche il buon Archimede di Siracusa (che ne scrisse nel suo trattato Sulla misura del cerchio) avrebbe apprezzato.

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Dal 1988 nel mondo
Il Pi Day è una ricorrenza nata nel 1988 a San Francisco da un’iniziativa del fisico Larry Shaw che voleva trovare una data per porre al centro dell’attenzione la matematica, una scienza che non trova spesso motivi per festeggiare. Il 14 marzo, inoltre, è anche l’anniversario della nascita di Albert Einstein. Poco a poco la cosa ha preso piede, tanto che oggi sono migliaia le iniziative in tutto il mondo organizzate per il Pi Day. Negli Stati Uniti, dove la festa è più sentita, si organizzano corse su una distanza di 3,14 miglia (5.503 metri), i fast-food offrono menù speciali a 3,14 dollari, e via dicendo.
In Italia
Manifestazioni e iniziative sono previste sabato 14 marzo anche in Italia. Tra le tante si segnala a Udine una gara mnemonica dalle ore 9 per chi riesce a ricordare il maggior numero di cifre del π dopo la virgola e nel pomeriggio staffetta a coppie miste sulla distanza di 3,14 km. Il dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa realizza un tappeto erboso grande 11 metri a forma di Pi greco. Iniziative specifiche anche al liceo scientifico Siciliani di Catanzaro e al liceo Jacopone da Todi in Umbria. A Rovigo il centro storico diventa un laboratorio diffuso e alle ore 21 intervento del genetista Edoardo Boncinelli al Conservatorio su «I numeri della natura».
La torta americana
Ps: Negli Usa Pi viene pronunciato pai, allo stesso modo di pie, che invece significa torta. Ecco perché negli Stati Uniti il 14 marzo si trovano torte decorate con il π e la festa stessa è legata in modo indissolubile al concetto di torta (che tra l’altro è anche rotonda e quindi richiama il π che è il rapporto tra circonferenza e diametro). Tutto torna.

Isolato dopo cento anni il Dna di Gabriele d’Annunzio

Corriere della sera

È stato prelevato da un fazzoletto che nel 1916 il poeta aveva macchiato con liquido seminale per donarlo a una sua amante come ricordo di una notte d’amore

  La lettera inedita di d’Annunzio (Fotogramma) La lettera inedita di d’Annunzio (Fotogramma)


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Gabriele d’Annunzio torna a far parlare di sé: i Ris di Cagliari sono riusciti a ricostruire il suo Dna partendo dalle tracce biologiche risalenti al secolo scorso trovate su alcuni oggetti appartenuti al poeta. «Nessuno - dice il presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri - vuole clonare d’Annunzio, ma nessuno può sapere quali saranno le evoluzioni della scienza e della società: è bene che quel dna sia stato rilevato». Il Dna è stato prelevato da un fazzoletto che nel 1916 il Vate aveva macchiato con liquido seminale per donarlo a una sua amante - la contessa Olga Levi Brunner - come ricordo di una notte d’amore.

Dopo 100 anni quelle tracce si sono conservate in modo da permettere agli investigatori del Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche) di isolare il Dna del poeta. Il fazzoletto è stato fornito dal museo del Vittoriale. Le indagini sulle tracce hanno portato ad analisi approfondite e al confronto con il Dna di un pronipote del poeta, Federico d’Annunzio, a cui è stato prelevato tramite tampone salivare. Il pronipote ha parlato di «grande valore scientifico» del risultato ma anche della «soddisfazione per un cognome a cui sono abituato e anche affezionato».

D’Annunzio, isolato il Dna 
D’Annunzio, isolato il Dna 
D’Annunzio, isolato il Dna 
D’Annunzio, isolato il Dna
 
Federico d’Annunzio, pronipote del poeta (Fotogramma)
Federico d’Annunzio, pronipote del poeta (Fotogramma)
 
Gli oggetti personali
Il lavoro del Ris - attraverso metodi comunemente impiegati nella genetica forense - è iniziato con l’analisi di tracce biologiche rinvenute sulla superficie di alcuni oggetti personali appartenuti a d’Annunzio: un fazzoletto bianco conservato nella cassetta di sicurezza dell’Archivio generale insieme alle lettere che la Contessa Olga Levi Brunner scriveva a Gabriele d’Annunzio, suo amante, e uno da spazzolino da denti in avorio e setole naturali conservato alla Prioria, la casa-museo del Poeta. I reperti sono stati sottoposti a esami più approfonditi, che hanno rivelato la presenza di tracce biologiche, in seguito prelevate dal Ris e confrontate con il dna estratto dal tampone salivare di Federico d’Annunzio.
Il Dna
Dai risultati delle indagini è emerso che solo i residui organici rinvenuti sul fazzoletto sono di origine maschile, probabilmente provenienti dal liquido seminale. Dalle medesime tracce è stato estratto un profilo genotipico di sesso maschile completo di 16 marcatori del Dna. Grazie alla trasmissione del cromosoma Y pressoché invariato attraverso le generazioni, il confronto tra i reperti biologici analizzati e il tampone salivare del pronipote di d’Annunzio ha confermato l’appartenenza al Poeta delle tracce rinvenute sul fazzoletto.
La lettera inedita
Per celebrare la scoperta del Dna del poeta grazie all’indagine condotta dai carabinieri del Racis, il presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, ha svelato una lettera inedita del poeta consegnata da un collezionista. È un testo del 15 luglio 1935 che contiene parole particolarmente sentite con cui d’Annunzio affida a un colonnello dei carabinieri il «giovine» Guerino Peverada. «Colonnello dei Regi carabinieri Adelchi Struffi da Gabriele d’Annunzio, colonnello dei lancieri di Novara - esordisce il documento -. Mio caro camerata, io non ho cessato di esser colonnello dopo la guerra, dopo l’impresa di Buccari. Volli da colonnello prendere e tenere Fiume d’Italia dove i carabinieri, fra ogni specie di sopraggiunti diedero l’esempio della disciplina, del coraggio, della lealtà, della devozione spontanea della causa bella».

12 marzo 2015 | 13:34

Fatta la legge

La Stampa
massimo gramellini

Franco Alfieri è il sindaco di Agropoli e desidera candidarsi alle elezioni regionali campane nelle liste del suo partito, il Pd. Ma una legge locale impedisce ai sindaci di farlo, decretando in caso contrario il commissariamento del Comune. Il sindaco non ha alcuna intenzione di cedere la poltrona a un funzionario statale su cui non eserciterebbe alcun controllo: vuole tenerla in caldo per il suo vice. Perciò lascia l’auto in sosta vietata. Il vigile gli fa la multa e lui si rifiuta di pagarla, impugnandola davanti all’amministrazione comunale, cioè a se stesso. Si realizza così la fattispecie prevista dal D.Lgs.18-8-2000 n.267, in base al quale l’amministratore che apre un contenzioso con il proprio ente decade dall’incarico e viene sostituito dal suo vice.

Può darsi che la legge proibizionista disinnescata dalla furbata del sindaco di Agropoli sia una schifezza. Ma è comunque una legge e come tale andrebbe rispettata almeno da chi è tenuto a dare il buon esempio. Mentre il sindaco non solo se ne è infischiato, della norma. Si è vantato in pubblico di avere trovato un sistema per fregarla. Altrove questa operazione alla Totò gli sarebbe costata l’isolamento politico e il disprezzo degli elettori. Invece qui gli è valsa il plauso di maggioranza e opposizione, e un balzo ulteriore nei sondaggi. Non saprei trovare aneddoto migliore per illustrare l’eterno e insolubile «caso italiano». A determinare il carattere di un Paese non sono le regole, ma il consenso sociale che le circonda. E da noi quel consenso non sta certo con chi fa la legge. Semmai con chi trova l’inganno.