sabato 21 marzo 2015

Governo, inattivo un sito su quattro

La Stampa
federico guerrini

I dati dell’Agenzia per l’Italia Digitale: poco aggiornati, irraggiungibili o fuori servizio 64 siti su 241

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Siti varati magari in pompa magna, per annunciare qualche nuova iniziativa, e poi abbandonati a sé stessi, oppure diventati addirittura irraggiungibili. Sono i siti web lanciati dalla pubblica amministrazione dal 2002 a oggi, un quarto dei quali, secondo dati dell’Agenzia per l’Italia Digitale (elaborati dal Sole 24 Ore ), sono nella migliore delle ipotesi non attivi. Che ne è stato, ad esempio, di programmazioneconomica.gov.it, programmagoverno.gov.it, riformeistituzionali.gov.it, riforme.gov.it, attuazioneriforme.gov.it, attuazioneprogramma.gov.it, tutti varati qualche anno fa dal governo Berlusconi? 

Dormono tutti sulla collina telematica, in un immaginario cimitero fatto di pixel, quasi una metafora delle tante promesse lanciate in campagna elettorale e poi lasciate cadere, da questo o quell’altro schieramento. In tutto, i siti analizzati sono 241. Di questi, 154 fanno capo ai ministeri, mentre 87 sono siti tematici che si raggiungono a partire dalle homepage dei portali istituzionali. E sul totale complessivo, 64 presentano problemi di accesso o raggiungibilità. 

In alcuni casi il sito c’è, ma risulta non funzionante, o in fase di aggiornamento, come accade ad esempio per pubblicoaccesso.gov.it. In questi casi, cosa possono fare i cittadini? Come segnalare il problema a chi di dovere? La pubblica amministrazione aveva pensato a un portale apposito, accessibile.gov.it, che però – indovinato – risulta oggi inaccessibile. 

Le funzioni di segnalazione guasti sono state prese in carico dal sito stesso dell’Agid; per poter inviare un messaggio bisogna però compilare un modulo e seguire una procedura alquanto complicata: cosa, questa, che tende a scoraggiare l’utenza, tanto che le segnalazioni pervenuto lo scorso anno sono solo poche decine. 

Urgerebbe perciò un’iniziativa dall’alto, che faccia pulizia dei tanti rami secchi la cui presenza online, se non onerosa dal punto di vista economico, rappresenta comunque un danno in termini di immagine. Non c’è niente di peggio di siti non aggiornati, o “irraggiungibili” per dare l’impressione di scarsa cura, quando non semplice sciatteria. Non il massimo, per un’amministrazione che dovrebbe trasmettere invece un senso di efficienza. 

La situazione dei siti pubblici migliora se invece di guardare l’accessibilità si valuta il loro grado di trasparenza, ovvero quanto siano rispettosi dei dettami della riforma Brunetta che ha obbligato gli enti amministrativi a pubblicare sul Web svariati tipi di notizie (dall’organigramma, ai dati di bilancio), nell’ottica di fornire al cittadino un’informazione quanto più possibile completa. 
Qui sono pochi quelli che sgarrano, e i 70 e passa requisiti di legge (come poi dettagliati dalla Legge n.33 del 2013) sono quasi sempre rispettati.

Fa eccezione, in senso negativo, in questo caso, il sito della Farnesina, dove mancano diverse cose: dalle assenze del personale all’elenco degli incarichi top. Ma niente paura: c’è chi vigila, l’Anac (Autorità Nazionale Anti Corruzione) che può affibbiare multe, anche pesanti (fino a diecimila euro) a chi sgarra.