martedì 24 marzo 2015

Salvini contro Chaouki: "Mandiamolo in Siria con Greta e Vanessa"

Sergio Rame - Mar, 24/03/2015 - 18:38

"Salvini strumentalizza i migranti morti". "Siano i clandestini a pagare lo stipendio di Chaouki"


Da Facebook a Twitter. Un alterco scatenato nei giorni scorsi si trascina sui social network. "Mi piacerebbe che lo stipendio dell'onorevole Chaouki, più educato che saggio, lo pagassero i clandestini, non gli italiani", tuona Matteo Salvini dal profilo Facebook.
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Poi, in un altro post, rincara la dose: "Chaouki del Pd e Librandi di Scelta civica. Li mandiamo in vacanza in Siria con Greta e Vanessa?". A far infuriare l'eurodeputato lumbard sono stati i continui attacchi dei due parlamentari che lo avevano accusato di "dire solo buffonate" in materia di immigrazione e di "strumentalizzare i migranti morti" per portare avanti le sue tesi.

Il battibecco tra Salvini e Chaouki ha subito chiamato in causa il Partito democratico. Che ha tacciato il leader del Carroccio di "razzismo e xenofobia". "Queste vergognose provocazioni fanno solo male alla nostra democrazia - ha commentato la piddì Laura Garavini - il leader della Lega smetta questa penosa propaganda e trovi, se ne è capace, argomenti seri sui problemi del Paese". Durissimo anche il capogruppo dem alla Camera, Roberto Speranza, che ha parlato di "frasi vergognose".

Cara di Mineo, garantiti posti di lavoro ai parenti coi soldi per i clandestini

Sergio Rame - Mar, 24/03/2015 - 17:29

Dalla sagra del carciofo all'assunzione del politico trombato: scoppia lo scandalo parentopoli in Sicilia

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Non soltanto le gare d’appalto, ma anche le assunzioni nel Cara di Mineo e nei Sistemi di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). L'inchiesta aperta dalla procura di Caltagirone mira a far luce sul presunto scandalo "parentopoli" che ha travolto i centri di accoglienza per gli immigrati e che rischia di coinvolgere ben nove Comuni del Catanese. Una torta che vale circa 97 milioni di euro.
Al centro delle indagini un migliaio di posti di lavoro al Cara di Mineo e negli Spar che, come ricostruito dal quotidiano La Sicilia, fanno emergere una rete di presunti collegamenti familiari o di comunanza politica o sindacale.

Tra gli assunti ci sarebbero parenti di amministratori, consiglieri comunali o candidati non eletti o rimasti disoccupati. Comuni che userebbero anche contributi ricevuti dal Consorzio Terra d’accoglienza iniziative collaterali come feste locali, spettacoli, mercatini, sagre e illuminazioni. L'inchiesta è senza indagati, aperta allo stato "contro ignoti". Il fascicolo è avviato da tempo dagli uffici diretti dal procuratore Giuseppe Verzera, ma è ancora nella fase conoscitiva. Al suo interno sono confluiti esposti e denunce, ma anche documenti fatti acquisire dalla procura che ha delegato le indagini alla polizia di Stato.

Il Cara di Mineo è la centro di altre due inchieste aperte dalla Procura di Caltagirone e da quella Distrettuale di Catania anche sull’assegnazione degli appalti per la sua gestione. In uno di questi, antecedente all’ultimo di 97 milioni di euro, sarebbe indagato, per turbativa d’asta e abuso d’ufficio, anche il sottosegretario all’Agricoltura e leader del Ncd in Sicilia, Giuseppe Castiglione.

Don Mario e quell'omelia pro-islam

Sonia Bedeschi - Mar, 24/03/2015 - 13:47

Dito puntato contro Don Mario Costalunga, il prete che durante l'omelia ha difeso l'apertura della moschea rifacendosi alla Costituzione

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Lo hanno bollato come il sacerdote a favore della moschea, e quindi pro-islam. Tutta colpa di quella omelia pronunciata durante la Messa della domenica. Ora Don Mario Costalunga ha tutti contro: cittadini e politici. Tutto succede a Brognoligo, un paesino del Veronese. Lui tira fuori le sue ragioni "Io sono un sacerdote che predica, è la mia missione, e se stiamo zitti e non nascono critiche di questo genere, significa che abbiamo narcotizzato anche il Vangelo".
Ha le idee chiare, non si lascia intimidire e continua a seguire la sua vocazione. Tutto è nato perché durante la predica della domenica Don Mario aveva difeso l'apertura del centro islamico di Monforte, richiamandosi al Vangelo e all'articolo 19 della Costituzione che tutela il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa. Apriti cielo. Un'omelia dal tono provocatorio che rivolge una critica velata ai parrocchiani che avevano firmato una petizione del Carroccio contro un centro islamico (firme raccolte: 822).

Le parole hanno scatenato l'ira dei cattolici tradizionalisti che lo hanno definito sciocco e ignorante. "Le sue parole - dicono - dimostrano una certa arroganza e superbia da parte di chi, invece di insegnare correttamente la dottrina cattolica, si preoccupa di dare lezioni di diritto costituzionale". E c'è chi con le parole e i suggerimenti si è spinto oltre "Invitiamo Don Mario, se ha il coraggio, a proporsi come volontario per andare in Libia o in Iraq ad aiutare i cristinai là!".

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Eppure il sacerdote non si scompone: "Non pensavo di scatenare un polverone del genere, addirittura di scandalizzare con le mie parole - spiega - Mi regaleranno una copia della Costituzione? È un piacere perché va ricordato che quella Carta è stata il frutto del lavoro di uomini che hanno pagato prezzi altissimi per la libertà e che hanno saputo mettere al centro della discussione il bene comune, pur partendo da ideologiemolto diverse tra loro. Mi servirebbero 17 copie da regalare domenica ai ragazzi che faranno la Cresima". Ma don Mario ha la pelle dura, dopo 35 anni passati a fare il missionario tra le favelas del Brasile. Una vita dura fatta di Vangelo, pazienza e carità, ma lui nonostante le telefonate che si dividono tra insulti e parole solidali continua a pensarla nello stesso modo.

"Qui la porta è aperta per tutti, come sempre, e se vogliono portarmi la Costituzione va benissimo". Ci tiene però a concludere lasciando a tutti una riflessione: "Il termine culto è derivato dal termine cultura, a sua volta derivato dal verbo coltivare, parola avvolgente, che abbraccia tutti i nostri sentimenti più profondi". Ma a questa riflessione si aggiunge una domanda spontanea, ovvero: " Si può ancora pensare di ragionare o sedersi a tavola con persone che hanno culture, ideologie e credo diversi?".

Immigrati, leghista di colore Iwobi: ‘Disperati? Italiani di più, costretti ad andare all’estero’

Il Fatto Quotidiano
di Lorenzo Tosa


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“Immigrati disperati? In che senso? Non ci sono italiani disperati? Se io sono razzista per tutelare gli italiani, chi tutela i clandestini è razzista al contrario”. Così Toni Iwobi, leghista dal dal 1993 di origine nigeriana, ex assessore ai Servizi sociale di Spirano (in provincia di Bergamo) ed attuale responsabile federale Sicurezza e Immigrazione per il Carroccio. “Abbiamo il 43% di disoccupazione giovanile“, ha spiegato Iwobi a Genova, dove ha incontrato un gruppo di militanti aggiungendo: “Perfino il primo ministro inglese si sta lamentando che ci sono troppi giovani italiani a Londra.

Quindi li stanno spingendo fuori dai coglioni”. E sulla sua appartenenza alla Lega rivendica: “Dove sta scritto che uno di colore deve appartenere alla sinistra? Ho scelto di appartenere a questo partito da oltre vent’anni e ne sono orgoglioso”. “Io sono italiano – dice invece il candidato della Lega Nord alla presidenza della Regione Liguria, Edoardo Rixi – ma se trovassi un connazionale che stupra le bambine a New York non lo difenderei in quanto italiano”

Riparazioni di guerra per la Grecia Per gli storici tedeschi «è questione aperta, non ha senso ignorarla»

Corriere della sera

Forze politiche (soprattutto Spd) e studiosi concordano: «Bisogna riconoscere la terribile ingiustizia commessa». Circa 250 mila morti durante l’occupazione nazista

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Sulle prime l’hanno presa a metà tra provocazione e boutade. Poi, vista la determinazione del premier greco Alexis Tsipras, hanno cominciato a prendere sul serio la sua richiesta del pagamento dei danni di guerra. Ora in Germania, sensibilissima su questi temi, il dibattito si sta surriscaldando. Molti parlamentari e storici tedeschi concordano nel dire che la questione non è chiusa dal punto di vista giuridico, come sostenuto dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. E come sta sostenendo tranchant in queste ore Merkel.
Offrire «una riparazione morale» ad Atene
Alcuni parlamentari hanno inoltre raccomandato a Berlino di offrire «una riparazione morale» ad Atene. Un autorevole storico come Eberhard Rondholz - autore di studi sulle «sviste» investigative tedesche su eccidi come quello di Cefalonia - definisce l’opinione del governo «falsa». E afferma che «la questione non è chiusa, tutt’altro. E’ ancora molto aperta». L’opinione di Rondholz coincide con quella di altri esperti più sbilanciati a favore della Germania, come lo storico Hans Guenter Hockerts. Simili voci si sollevano anche dal campo politico. Gesine Schwan, due volte candidata alla presidenza del Paese per l’Spd, ha affermato che occorre rispondere alle richieste di assumersi responsabilità storica.
«Riconoscere la terribile ingiustizia fatta alla Grecia»
«Bisogna riconoscere la terribile ingiustizia fatta alla Grecia», ha detto Schwan in un’intervista a Der Spiegel, concordando con la posizione espressa dai partiti dell’opposizione Die Linke e Verdi. Il vice presidente dell’Spd, Ralf Stegner, ha ammesso che ci sono molti aspetti che non possono essere risolti dal punto di vista del diritto internazionale nei confronti di un Paese che fu particolarmente colpito dall’occupazione nazista e che ha ricevuto ai sensi degli accordi globali siglati nel dopoguerra l’equivalente di 58 milioni di euro. Briciole, dicono in Germania, confronto a distruzioni e orrore e morte perpetrati.
250 mila morti sotto l’occupazione nazista
I nazisti massacrarono la popolazione civile greca (fonti greche parlano di 250 mila morti tra caduti, deportati e morti di fame e stenti) distrussero le infrastrutture del Paese e imposero nel 1943 un prestito forzoso di 476 milioni di marchi del Reich per «le spese dell’occupazione». Secondo Rondholz, le due parti dovrebbero distinguere queste categorie di ingiustizie e atrocità, di cui quella del prestito è la più percorribile dal punto di vista giuridico. Per Rondholz il valore attuale di quel debito è stimato a 11 miliardi di euro «senza gli interessi», mentre per Hockerts è pari a circa la metà di questa somma. «Il governo tedesco afferma che la questione sia conclusa dal punto di vista giuridico e politico, ma sa che non è vero», ha osservato Eberhard Rondholz, giornalista e autore di diversi libri sull’argomento.

«Ci sono - ha notato - molti punti che non sono stati chiusi o che sono stati chiusi male. Non ha senso ignorarlo».

Bagnasco mette al bando i gender: "Crea transumani senza identità"

Raffaello Binelli - Lun, 23/03/2015 - 17:10

I vescovi prestano la loro voce alla preoccupazione di moltissimi genitori: "Reagire è doveroso e possibile"


"Non possiamo non dar voce alla preoccupazione di moltissimi genitori e non solo per la dilagante colonizzazione da parte della cosiddetta 'teoria del gender', sbaglio della mente umana, come ha detto Papa Francesco a Napoli".

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Lo afferma con forza il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Nel chiedere "un risveglio della coscienza individuale e collettiva", Bagnasco sottolinea che "il gender si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione - avverte il cardinale Bagnasco - ma, in realtà, pone la scure alla radice stessa dell’umano, per edificare un transumano in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità".
Il presidente della Cei punta il dito contro chi intende "costruire delle persone fluide, che pretendano che ogni loro desiderio si trasformi in bisogno e quindi diventi diritto: individui fluidi per una società fluida e debole. Una manipolazione da laboratorio - denuncia Bagnasco - dove inventori e manipolatori fanno parte di quella governance mondiale che va oltre i governi eletti e che spesso rimanda ad organizzazioni non governative che, come tali, non esprimono nessuna volontà popolare". "Vogliamo questo per i nostri bambini, ragazzi, giovani? Genitori che ascoltate - prosegue il cardinale - volete questo per i vostri figli? Che a scuola, fin dall’infanzia, ascoltino e imparino queste cose, così come avviene in altri Paesi d’Europa?". Bagnasco sottolinea che "reagire è doveroso e possibile; basta essere vigili, senza lasciarsi intimidire da nessuno, perché il diritto di educare i figli nessuna autorità scolastica, legge o istituzione politica può pretendere di usurparlo. È necessario un risveglio della coscienza individuale e collettiva, della ragione dal sonno indotto a cui è stata via via costretta".
Per i vescovi italiani l’Europa deve fare un serio esame di coscienza sul fenomeno di occidentali che si arruolano negli squadroni della morte. "Non si può liquidare la questione - afferma il presidente della Cei - sul piano sociologico incolpando la mancanza di lavoro nei vari Paesi: ciò può essere una concausa. Il problema - afferma il porporato aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente - è innanzitutto di ordine culturale: non si può svuotare una cultura dei propri valori spirituali, morali, antropologici senza che si espongano i cittadini a suggestioni turpi".
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Un pensiero Bagnasco lo rivolge anche all’emergenza immigrazione: "La Chiesa, attraverso le Caritas e i centri Migrantes, le parrocchie e le associazioni specifiche, risponde con ogni mezzo, anche grazie all’otto per mille, e mira a un processo di vera integrazione nel rispetto delle comunità di accoglienza e dei cittadini".

Dopo le recenti parole de Papa Francesco a Napoli, non poteva mancare un accenno alla corruzione. In Italia "malcostume e malaffare sembrano diventati un regime talmente ramificato da essere intoccabile". Il presidente della Cei fa sua l’espressione forte pronunciata sabato dal pontefice: "La corruzione 'spuzza'. "Esempi ne emergono ogni giorno: come corpi in stato di corruzione, ammorbano l’aria che si respira, avvelenano la speranza e indeboliscono le forze morali". "Ciò è insopportabile!", tuona il cardinale di Genova.

"Un coacervo dove chi è più forte fa lezione e detta legge". Così appare l’Europa a Bagnasco, quanto alla sua capacità di rispondere "alla tragedia di uomini, donne, bambini, che attraversano il mare per raggiungere le nostre coste con la speranza di una vita migliore; fuggono dai loro Paesi per le ragioni che conosciamo: guerre, carestia, miseria, violenza. Cosa trovano?, si chiede il presidente della Cei. "Molto - rileva - ma certamente ancora insufficiente al fine di una vera integrazione e di una vita nuova. Le forze in campo non sono poche, ma la situazione richiede visione, energie e risorse, che attestino che l’Europa esiste come casa comune e non come un insieme di interessi individuali ancorché nazionali".

La prolusione del cardinale rende omaggio al nuovo Capo dello Stato, Sergio Mattarella: "Tutto il popolo - assicura il porporato - guarda alla sua persona con fiducia. I vescovi, fedeli alla loro missione di pastori e nel rispetto delle istituzioni democratiche, danno voce alla gente con l’unico intendimento di contribuire alla costruzione del bene comune, a partire dai più deboli e bisognosi", spiega il cardinale di Genova che infine promette a nome dell’intera conferenza episcopale: "Mentre gli esprimiamo la nostra lealtà di cittadini, gli rivolgiamo altresì l’assicurazione della nostra preghiera per il suo altissimo compito di riferimento unitario e di supremo garante della democrazia e delle tradizioni del Paese".

Il nuovo business di Twitter: in vendita miliardi di cinguettii degli utenti

La Stampa
rancesco zaffarano

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Noi cinguettiamo, Twitter ci ascolta; ma ora comincerà anche a vendere i nostri tweet. Non che non lo faccia già: attualmente la vendita dei dati per Twitter vale 70 milioni su un bilancio di quasi un miliardo e mezzo. Ma sono poche cose se si pensa che Facebooke Google hanno fatto dei dati un modello di business. Ed è per questo che, a 9 anni dalla sua nascita, il social network di microblogging ha deciso di crescere.

Nel farlo, però, non vuole rischiare di essere messo alla gogna come i suoi cugini social più grandi. 
Per questo l’idea è di vendere non tanto informazioni relative agli utenti quanto a ciò che essi twittano, limitandosi quindi a trattare solo informazioni diffuse pubblicamente e volontariamente. Secondo il vicepresidente Chris Moody, infatti, quando usiamo Twitter è «come se prendessimo un microfono per far sapere al mondo sappia che cosa accade nella nostra vita». Ma per essere sicuro che si senta forte e chiaro, Twitter ha acquistato lo scorso aprile Gnip, un’azienda che si occupa di analisi dei dati e che dovrebbe essere uno dei punti chiave della nuova strategia.

Questo permetterà alle aziende, ad esempio, di inviare pubblicità mirata via email o di individuare gli utenti sui quali può avere maggior presa un annuncio pubblicitario. Ma non è solo il mercato pubblicitario a guardare con interesse alla manovra di Twitter. I dati fanno gola a molti, dalle realtà governative ai produttori televisivi, passando per le forze dell’ordine e i ricercatori (come chi studia la comunicazione politica). Il che vuol dire che Twitter potrebbe aver trovato la sua miniera d’oro e per di più senza indossare i panni dell’ennesimo grande fratello.

Facebook testa Phone, l’app che sa tutto di chi ti chiama

La Stampa
antonino caffo

Circola sul web una schermata che mostra una nuova funzione collegata al social network con cui ricevere informazioni sulle telefonate in ingresso. Per ora sarebbe attiva solo su Android

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Un volta esistevano anche nel mondo della tecnologia i colpi di scena: Steve Jobs saliva sul palco e presentava il primo iPad, Ballmer la rivoluzione di Microsoft con Windows Phone e Google si accingeva a smuovere le acque con Android su HTC Dream. Da un paio di anni non è più cosi: il web non diffonde solo indiscrezioni e immagini rubate ma spesso con le sue previsioni azzecca in pieno le mosse dei big del settore lasciando agli eventi dedicati solo il compito di confermare quanto anticipato.
L’ultima notizia coinvolge Facebook e il progetto Phone.

Secondo quanto riportato da Android Police che ha ricevuto una schermata da parte di un utente statunitense, il team di Zuckerberg starebbe testando un’app per smartphone e tablet Android con cui ricevere informazioni aggiuntive sulle telefonate in entrata (al pari di software come Truecaller) e bloccare in automatico quelle che provengono da numeri considerati come spam o con scopi meramente pubblicitari. A discapito del nome, Phone non permetterà alle persone di telefonare gratuitamente gli amici del social network, un’opzione peraltro in arrivo su WhatsApp acquisita proprio da Facebook nel febbraio del 2014, ma solo di replicare la grafica di Android che compare quando si riceve una telefonata, mostrando però informazioni aggiuntive sui contatti e sul numero che sta chiamando anche se non presente in rubrica.

Così chi utilizzerà Phone potrà sapere chi c’è dall’altra parte della cornetta se il numero è tra quelli registrati a Facebook, una possibilità che aumenta di molto l’importanza del sito ma che pone ulteriori interrogativi sulla privacy degli iscritti. Ad oggi esiste già un’integrazione tra gli account Google e Facebook su Android con cui si può tenere aggiornata in automatico la lista dei contatti ma con Phone cadrebbe ogni barriera legata alla necessità dell’essere amici per sapere qualcosa su un utente. Basterà infatti una sola telefonata per mostrare a uno sconosciuto l’immagine del profilo e le informazioni immesse sul portale; un’estensione che non piacerà a tutti.

Con questa mossa Facebook si insidia silenziosamente all’interno del sistema operativo di Big G, diventando molto di più di un’app con cui leggere la vita degli altri. La missione era già cominciata con Messenger che a poco a poco ha guadagnato una larga fetta di estimatori, tanto da mandare in profonda crisi gli sms, oramai ultimo avamposto della telefonia mobile che fu.

Come ogni rivelazione che si rispetti anche quella su Facebook Phone attende una conferma ufficiale: dovrebbe arrivare tra il 25 e il 26 marzo quando si terrà a San Francisco l’evento F8, conferenza annuale con cui Zuckerberg e soci mostreranno agli sviluppatori le nuove possibilità comunicative della piattaforma. Si dice che per questa edizione siano già pronte 20 diverse integrazioni, alcune prodotte in casa e altre da soggetti esterni, che permetteranno all’azienda di continuare il percorso evolutivo da semplice piazza virtuale a servizio globale e multifunzione. Ma noi lo sapevamo già.

Spintone in classe tra alunni La maestra assolta dopo 29 anni

Corriere della sera

La sentenza della Corte dei conti: l’insegnante non ha avuto responsabilità e non deve risarcire per i danni subiti alla bocca da uno dei bambini

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Sono trascorsi 29 anni da quando accaddero i fatti: uno spintone dato da un alunna a un suio compagno provocandogli la frattura degli incisivi superiori. Oggi, nel 2015, i due sono adulti, la loro maestra ha 81 anni. Ma soltanto ora la Corte dei conti ha definito che la donna non aveva alcuna responsabilità. In una causa di risarcimento, l’insegnante della scuola elementare di via Brocchi, a Lambrate, era stata infatti citata a giudizio nello scorso ottobre dalla Procura regionale per quanto avvenuto il 21 gennaio 1986: alla fine delle lezioni una bambina aveva fatto cadere un suo compagno di classe, causandogli, appunto, un danno permanente ai denti, tanto che il bambino ha subito negli anni più interventi.

Come ha riportato Repubblica.it, per questo incidente il ministero della Pubblica Istruzione, dieci anni dopo, aveva segnalato la vicenda ai giudici contabili, imputando alla maestra un danno erariale indiretto per «culpa in vigilando», perché «scendeva le scale dando le spalle alla scolaresca», come stabilito da una sentenza del tribunale. Verdetto, quest’ultimo, riformato nel 1999 e cassato in via definitiva nel 2003, quando i giudici avevano rinviato il fascicolo a un’altra sezione della Corte d’appello che, nel 2006, aveva infine condannato il ministero dell’Istruzione a risarcire i danni alla famiglia del bambino.
«Fisiologica riluttanza a osservare le regole»
In base alla sentenza, ai genitori sarebbero spettati 15 milioni di vecchie lire per le spese mediche, più altri 6,7 milioni per danno biologico. Nel 2007 il ministero dell’Istruzione aveva pagato il risarcimento conclusivo: 37.636,37 euro. Finché, nel febbraio 2015, la causa è stata finalmente trattata: i magistrati contabili hanno accolto la tesi della maestra, bocciando quindi la richiesta di risarcimento da parte del ministero. Per i giudici, quello spintone era davvero imprevedibile, considerata la «assoluta correttezza comportamentale della bambina» dimostrata dalle sue pagelle.

Secondo le toghe: «E’ un fatto socialmente notorio che uno spintone tra ragazzi è un evento molto difficilmente evitabile: trattasi di una fisiologica riluttanza ad osservare le regole nei minori, ben nota a chiunque abbia avuto un normale percorso scolastico». Risultato: «Anche il miglior maestro che avesse fissato direttive persino “minatorie” sulle modalità di uscita e che fosse stato con lo sguardo proteso verso gli alunni non avrebbe potuto evitare, quand’anche lo avesse previsto, lo specifico sinistro».

Carminati, mezzo secolo ad aggiustare Reflex a Chinatown

Corriere della sera
di Michele Focarete

Meglio conosciuto nel quartiere come El Luis, ripara e vende macchine fotografiche di ogni tipo e di ogni epoca

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Mezzo secolo con il suo negozio in piena Chinatown. A sistemare e recuperare pezzi di macchine fotografiche del tempo che fu. Le gloriose Rolleiflex, Zeis, Hasselblad, per fare qualche nome. Ma anche giapponesi superate dalla tecnologia esasperata che viaggia più veloce di un flash. Lui, Gianluigi Carminati, 74 anni, meglio conosciuto come El Luis, si sente ancora un ragazzo di bottega, nel suo laboratorio in via Lomazzo 35, non lontano dall’incrocio con Procaccini. Una «luce» sulla strada, da cui trasuda la storia della fotografia e, come gli piace dire «ogni macchina fa storia a sé, ha una sua messa in fase, in modo particolare quelle di una volta. Da Carminati ci vanno in tanti: neofiti, amatori, collezionisti, milanesi doc, quelli importati, ma anche i cinesi. Persino loro che sanno imitare tutto, non osano profanare quel lavoro di cesello. Minuzioso e denso di passione.

Carminati che mette a fuoco le macchine fotografiche vintage 
Carminati che mette a fuoco le macchine fotografiche vintage 
Carminati che mette a fuoco le macchine fotografiche vintage 
Carminati che mette a fuoco le macchine fotografiche vintage
«Una vera mania - ricorda Carminati - iniziata quando ero ragazzo e andavo a lavorare alla Zeis che allora si trovava in piazza Borromeo. Diventavo matto nel vedere quella tecnologia tedesca eccezionale al servizio del mondo. E si perché allora avere una Zeis o lenti Zeis, era da signori con il gusto della messa a fuoco, dello scatto, dello sviluppo e della stampa del proprio lavoro. Si perdevano ore, ma le foto belle erano davvero belle e si conservavano per rivederle. Per ricordare momenti che pensavi, a torto, dimenticati». E i cinesi? «Ce n’è uno in particolare, che viene da me almeno una volta al mese. Si guarda intorno, cerca macchine, soffietti o obiettivi d’epoca e li acquista. Poi li porta a casa sua, a Shangai, dove ha allestito una grande stanza come museo. L’ultima volta mi ha portato un articolo di un giornale cinese che parlava del suo museo, con una grande foto che ci ritraeva insieme».
Negli anni Sessanta, però, arrivano i giapponesi. Con la loro super tecnologia e, soprattutto, con i loro prezzi popolari. Concorrenti spietati che coniugano nel modo giusto prezzo-qualità. «E si, con le macchine giapponesi i miti tedeschi sono passati in secondo piano, ma non sono morti. Fare una foto con una Rolleiflex, tanto per fare un nome, vuol dire essere pignoli, esigenti. E, al giorno d’oggi ce ne sono ancora tanti». E gli viene in mente un cliente particolare, collezionista che, l’ultima volta aveva chiesto un soffietto di un certo tipo. «Poi mi disse che dovevo incartarlo bene, perché non voleva che sua moglie si accorgesse.

Allora Io gli risposi che non glielo vendevo, anche se mi avrebbe dato un sacco di soldi». Poi i ricordi gli prendono la mano. Proprio come i fotogrammi in bianco e nero che tanto gli sono cari. E pensa a come è cambiata la città, le mode, il mondo. E di quando si è visto entrare nel negozio Walter Bonatti, il mitico alpinista «con le sue foto dai grandi spazi, inedite, coinvolgenti. Doveva fare un servizio per Epoca, se non ricordo male, e venne da me per un consiglio. Mi emozionai molto».

Il 28 marzo arriva l ’ora legale: i rischi per la salute

La Stampa
nicla panciera

Nella notte tra sabato e domenica, lancette avanti di un'ora. Cardiopatici, insonni e obesi ne soffriranno

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Un’ora sola. Che differenza farà mai? Ebbene, spostare in avanti le lancette degli orologi, come faremo il prossimo fine settimana sabato 28 marzo alle 2 notte, secondo il rituale convenzionale che prevede l’introduzione dell’ora legale per sfruttare al massimo la luce solare risparmiando sul consumo energetico (l’ora legale in inglese è detta Daylight Saving Time: “tempo per il risparmio della luce”), può avere delle conseguenze sulla salute di alcune categorie di persone più vulnerabili. Quanto agli altri, 3600 secondi sono davvero quasi insignificanti per le capacità di adattamento dell’organismo.
Orologio interno e orario «sociale»

I disturbi associati al cambio dell’ora dipendono dalla reazione del nostro corpo ad uno sfasamento tra l’orologio biologico interno, il cosiddetto ritmo circadiano, e l’orario sociale esterno. Una perdita della sincronizzazione tra i due tempi del tutto simile al jet lag dei viaggiatori che, dopo aver attraversato molti fusi orari, necessitano di tempo per abituarsi al nuovo ritmo. Il fenomeno interessa in particolare i lavoratori per turni, tanto che si cercano soluzioni per garantire loro un corretto riposo, come alcuni scienziati canadesi che hanno ideato una pillola a base di glucocorticoidi per far credere al corpo che è notte.

Il ritmo sonno-veglia
Il ritmo circadiano regola il ciclo sonno veglia e molti parametri vitali che hanno andamento periodico. È quindi fondamentale per le molte funzioni del nostro organismo, dal ritmo cellulare, al funzionamento degli organi vitali. L’orologio biologico scandisce la produzione di ormoni, la fame, la rigenerazione cellulare, la temperatura corporea. I ricercatori ne stanno indagando i meccanismi neurobiologici dal momento che una sua alterazione è associata ad obesità, depressione e disturbi affettivi stagionali (i DAS). È però fondamentale sapere dove intervenire: una recente scoperta, pubblicata su Nature Neuroscience , ha identificato nel nucleo soprachiasmatico (SCN), un’area dell'ipotalamo, l’interruttore cerebrale del jet lag.

I disturbi associati al cambio di orario
I principali disturbi associati al cambio dell'ora sono alterazioni del sonno, stanchezza e difficoltà di concentrazione, che possono dare origine a incidenti sul lavoro e sulle strade, ma in alcune persone si possono manifestare anche stress psicologico e cardiovascolare.

Potrebbe essere un lunedì nero sulle strade
Il generale deficit di attenzione sarebbe all’origine dell'aumentato numero di incidenti stradali nel lunedì successivo al fine settimana di introduzione dell’ora legale, secondo l’analisi dei dati di 21 anni di incidenti avvenuti negli Stati Uniti. Passato il picco iniziale del lunedì “nero”, l’alto rischio, secondo uno studio canadese, persiste per l’intera settimana successiva, con una crescita del 17%. Con la sicurezza sulle strade al minimo, neppure i pedoni se la passano bene e corrono un maggior rischio di esser investiti, secondo un report della Carnegie Mellon University.

L’elenco delle categorie più a rischio
Le persone che potrebbero maggiormente risentire del cambio dell’ora sono coloro che hanno già una salute cagionevole o sono più vulnerabili, come i pazienti cardiaci e chi ha disturbi del sonno e dell’umore.

1)I pazienti cardiaci
Secondo il New England Jorunal of Medicine, l’effetto dello spostamento in avanti delle lancette si farebbe sentire nei sette giorni successivi con un aumento del 5% degli infarti del miocardio. Cifre confermate di recente anche dall’istituto Karolinska di Stoccolma, che parla di un aumento del 4% nella settimana successiva.Uno studio dell'università del Michigan, tirato in ballo dagli statunitensi impegnati nella battaglia in favore del mantenimento di un unico orario per 365 giorni all’anno, ha osservato una impennata (+ 24-25%) dei casi di infarto nel primo giorno lavorativo dopo il cambio dell'ora. 

Viceversa, quando in autunno l'orologio torna indietro di un'ora e si dorme di più, i casi di infarto registrati nel lunedì successivo sono risultati diminuiti del 21%. Le ragioni dell'aumento degli infarti non sono state provate scientificamente, ma appaiono legate alla perdita di sonno. Chi ha già un alto rischio cardiaco, chi fuma, chi ha colesterolo e pressione alti o una storia di attacchi di cuore in famiglia dovrebbe dunque prestare particolare attenzione, adottare delle strategie per mitigare il rischio e adattarsi all'ora legale 'lentamente', 15 minuti a notte sino a stabilizzarsi sull'ora perduta.

2)Gli obesi
Le persone in sovrappeso hanno più difficoltà a sincronizzare l’orologio biologico interno con quello esterno. E, se è vero che gli effetti sul metabolismo del cambio dell’ora potrebbero favorire un aumento di peso, c’è però una conseguenza positiva delle ore di luce guadagnate, come sottolineano numerosi studi europei e americani, ed è una maggior possibilità di svolgere attività fisica e, quindi, di dimagrire.

3)I depressi. 
Ad essere più vulnerabile alle conseguenze del cambio dell’ora è anche chi già soffre di depressione e disturbi dell’umore. Costoro possono sperimentare un iniziale acuirsi dei sintomi. Aumenta anche lo stress: uno studio australiano, pubblicato sulla rivista Chronobiology International, ad ogni spostamento di ora è associato un aumento del 5% del livello ematico di cortisolo, l’ormone dello stress.

4) Il Jet lag sociale.
Vi è poi una categoria di persone per i quali il cambio dell’ora peggiora la situazione: sono coloro che soffrono di jet leg sociale, ovvero usano dormire sistematicamente qualche ora in più nel fine settimana e ritornare alle levatacce nei giorni lavorativi. Secondo un recente studio inglese pubblicato sul Journal of Obesity, inoltre, a differenza del jet lag del viaggiatore che può causare problemi temporanei, l’abitudine al jet lag sociale sarebbe alla base di disturbi seri e persistenti, aumentando il rischio di obesità e depressione. Secondo i ricercatori, una differenza di due sole ore di sonno nei fine settimana può aumentare il rischio di avere un indice di massa corporea elevato e alzare i livelli dei biomarcatori di diabete e infiammazioni.

5) Gli insonni
Infine, chi già soffre di insonnia potrebbe vedere accentuato il fenomeno. E i bambini dalla perdita di un’ora di sonno possono diventare più irritabili. Il consiglio è sempre quello di abituarli gradualmente al nuovo orario, anticipando di 15 minuti al giorno l’ora della nanna, per evitare un cambiamento brusco e al fine di assicurare loro nei fine settimana gli stessi orari dei giorni lavorativi.

Abolire il cambio d’orario? Alcuni Stati americani lo hanno fatto
Negli Stati Uniti, paese vasto con cinque fusi orari, si è acceso il dibattito sull’opportunità di cancellare l’introduzione del cambio ogni sei mesi, ipotesi che vedrebbe d’accordo dodici stati. Mantenere un unico orario per l’intero anno, come già fanno Hawai e Arizona, avrebbe, nelle intenzioni dei proponenti, il vantaggio di evitare i danni che sembrano essere associati al cambio d’ora.  Le posizioni dei vari stati federali sono diverse, come illustra Washington Post.

Ma c’è un risparmio da 91 milioni di euro
In termini di consumi energetici, il cambio di orario consente notevoli risparmi. Secondo Terna, lo scorso anno l’ora legale ha fatto risparmiare agli italiani 91 milioni di euro. Infatti, durante il periodo di ora legale, iniziato il 30 marzo 2014, grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in più che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia ha risparmiato complessivamente 549,7 milioni di kilowattora, un valore pari al consumo medio annuo di elettricità di circa 205 mila famiglie.

L'ora legale rimarrà in vigore fino a domenica 25 ottobre 2015, quando alle 3.00 dovremmo spostare le lancette indietro di un'ora.