giovedì 26 marzo 2015

Leonardo e il mistero del coltello

Davide Brullo


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La mano incriminata. Il Cenacolo in Santa Maria delle Grazie a Milano è il vanto e la vergogna di Leonardo da Vinci. Ragione di vanto, perché è una delle rappresentazioni più celebri dell’Ultima Cena; di vergogna perché Leonardo, spiritato sperimentatore, sbagliò il tiro. Utilizzò una soluzione pittorica (l’affresco non era adeguato al suo genio particolare) che si sgretolò quasi subito, tanto che anche agli occhi del Vasari il dipinto appariva già atrocemente corrotto.

dettagli dell'Ultima Cena dalla copia del Giampietrino
dettagli dell’Ultima Cena dalla copia del Giampietrino

A questo punto s’installa “il mistero della mano fantasma”: dietro la figura di Giuda, infatti, sbuca una mano che brandisce il coltello. Impossibile adattarla a Giovanni, l’apostolo alla destra di Gesù, la si è accollata, per convenienza di “restauro”, a Pietro.

Ma è possibile che sia Pietro, la pietra su cui si fonda la Chiesa, a brandire un coltello durante l’episodio eucaristico?
«Una soluzione demenziale e irragionevole», ci dice, bombarolo, Alberto Cottignoli, artista ravennate, esperto in conservazione di opere artistiche, che più di una volta ha svelato gli arcani della storia dell’arte (due anni fa denunciò gli Uffizi per il cattivo restauro dell’Annunciazione di Leonardo), «sa perché? perché io, a differenza della maggior parte degli storici dell’arte, sono un buon disegnatore». Perciò il Cottignoli capisce quasi subito «che quella mano è applicabile a Pietro soltanto tramite una torsione innaturale del polso, davvero assurda».

Al contrario, «si applica con naturalezza a Giuda Iscariota, l’apostolo traditore». Cottignoli, ovviamente, non si accontenta della sua intuizione: ha chiesto la collaborazione della dottoressa Gamberini (docente di Disegno anatomico all’Università di Bologna), «che ha compiuto uno studio, dicendomi che ho assolutamente ragione». Il prof. di informatica Claus Larsen, invece, «ha prodotto il disegno di come andrebbe attaccata la mano a Giuda».
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La ricostruzione verosimile di come doveva essere il dipinto

Esito: il Cenacolo giunge a una lettura più compiuta. Il dramma, purtroppo, riguarda il restauro, che ha alterato l’autenticità scenica del capolavoro: restauratori incauti, infatti, «hanno provveduto, terrorizzati, a ridipingere ex novo un finto braccio diretto verso la mano solitaria», purché s’incardinasse al corpo Pietro; oppure fu opera dello stesso Leonardo che nascondendo il suo vero intento iconografico ai contemporanei (con una sorta di maldestro rappezzo poi diventato stabile per ora dei successivi restauratori), avrebbe permesso ai posteri di scoprire, una volta pulito l’affresco, la primigenia e ardita interpretazione, l’impianto umanistico che aveva dato al suo Cenacolo.
«Cosa vuole che le dica? Che nessuno dirà nulla. Altrimenti gli storici dell’arte di tutto il mondo dovrebbero modificare i propri studi sul Cenacolo, dandosi dei cretini».

In sottofondo, infatti, c’è pure una cattiva interpretazione esegetica dell’opera. «Perché i discepoli sono tutti arrabbiati mentre Cristo, mostrando il pane e il vino, istituisce l’Eucarestia? Si dice che il Cristo è ritratto mentre dice che qualcuno lo tradirà, ma non è così, questo contraddice l’iconografia».
Cottignoli è certo che «Leonardo riempie quel quadro religioso della sua visione umanistica: i discepoli sono radunati in quattro trinità umane, in contrapposizione al Cristo, solo e rattristato. Sono increduli, non capiscono più il mistero eucaristico». Una soluzione affascinante, che corrisponde al clima culturale del Rinascimento estremo.

Le considerazioni di Cottignoli, un Diogene con il pennello, si possono leggere diffusamente qui:albertocottignoli.over-blog.it. Quanto a lui, avvisa a caratteri cubitali, «astenersi deboli di fede».

Che cos’è la scatola nera

Corriere della sera


  di MARCO LETIZIA

 

A bordo sono almeno due: di colore arancione sono in grado di resistere agli urti, al fuoco e all’acqua. Contengono i dati di volo e le voci della cabina di pilotaggio 




E’ la chiave di tutte le risposte. Uno dei pochi modi che hanno gli inquirenti per capire con certezza le cause degli incidenti aerei e non solo. Non ultimo il disastro in cui è stato coinvolto l’Airbus della Germanwings. Si tratta della scatola nera, il dispositivo che contiene tutti i dati di un volo.


La scatola nera del volo Germanwings 
La scatola nera del volo Germanwings 
La scatola nera del volo Germanwings
Il colore
Diciamo subito che la scatola nera non è nera, negli aerei (dove in genere sono almeno due, ce ne può essere anche una terza infatti che raccoglie i dati delle prime due) è dipinta di un deciso colore arancione , cosa che la rende decisamente più riconoscibile tra i rottami di un’incidente. Il termine scatola nera deriva, secondo alcuni dal colore nero che, in origine, avevano i prototipi realizzati dal loro inventore, il chimico Australiano David Warren (1925-2010) il cui padre morì nel 1934 in un incidente aereo. Tuttavia, secondo altri, l’utilizzo del termine scatola nera per indicare i dispositivi di registrazione, non è altro che la trasposizione della terminologia filosofica e scientifica (basti pensare all’utilizzo che del termine ne fa il comportamentismo ) secondo cui essa indica un sistema (per esempio il cervello umano) che contiene dei dati inaccessibili ad un’osservazione esterna.

Anche sul termine scatola, se per scatola pensiamo spontaneamente ad un oggetto di forma rettangolare, ci sarebbe da obiettare. Quelle degli aerei sono composte generalmente da una base di metallo a cui sono assicurati un parallelepipedo, che contiene i sistemi di alimentazione del sistema, e un cilindro, all’interno del quale sono contenuti i componenti per la registrazione delle informazioni a bordo. Sono rivestite da un metallo (acciaio o titanio in genere) in grado di resistere ad impatti di 3400 G e a temperature di almeno 1000 gradi celsius.
Due scatole
Negli aerei, come detto, ci sono almeno due scatole nere. All’interno della prima è contenuto il flight data recorder, il cosiddetto registratore di volo, che registra i parametri di volo relativi alle ultime 25 ore di funzionamento. Tra i parametri generalmente registrati vi sono velocità, quota, prua, posizione dell’aereo, accelerazioni, posizione dei comandi ecc... All’interno della seconda è contenuto il cockpit voice recorder, che registra i suoni presenti in cabina di pilotaggio. Viene registrato un periodo di tempo che può variare dall’ultima mezz’ora alle due ore precedenti l’eventuale incidente.

Ogni scatola nera è progettata per resistere anche all’acqua, a profondità fino a 6000 metri. Nel caso finisca in acqua è poi dotata di un dispositivo che emette segnali a ultrasuoni. Il segnale viene inviato ogni secondo e può essere rilevato utilizzando uno speciale microfono sottomarino, in grado di rilevare i segnali emessi che hanno tutti una specifica frequenza (37,5 kHz). Il trasmettitore è alimentato da una batteria che mediamente dura un mese dal momento in cui si attiva il sistema, al contatto con l’acqua.
Rinvenimento
Nel caso dell’Airbus della Germanwings è stata trovata al momento una sola scatola nera, quella contenente i dati del cockpit voice recorder. Della seconda scatola nera, quella contenente i dati di volo, è stata trovata la «custodia» esterna. Trovare intatta la memoria interna sembra per questa ragione molto difficile.