domenica 3 maggio 2015

La forza tranquilla di una città

Corriere della sera

di Beppe Severgnini


Sapete tutti cos’è successo il 1° maggio a Milano. Volete una prova della stupidità dei devastatori? Hanno decretato il successo istantaneo di Expo 2015, oggetto del loro volubile odio (G8, Tav, euro, scuola, alimentazione: poco importa, basta far casino). La curiosità per la manifestazione c’era già; l’amore sarebbe arrivato, tempo un mese. È stato anticipato.

Sono bastate ventiquattro ore, e diverse strade devastate, per decidere che Expo 2015 sarà un grande successo. I milanesi, e con loro tutti gli italiani perbene, hanno deciso in fretta: non si può darla vinta a certa gente. Ci sarà tempo per ragionare sul (dis)ordine pubblico. Per spiegare come sia possibile che una città come Milano, nel giorno in cui si fa bella davanti al mondo, possa diventare ostaggio di pochi violenti: sempre i soliti, tra l’altro. Per capire che quanto è successo, se non fosse tragico, sarebbe ridicolo. Per ora, accontentiamoci di capire come la città ha risposto: con prontezza, generosità e fantasia.

Potete leggere sul Corriere quello che è stato fatto e quello che si sta preparando per oggi. Pulizia stradale che diventa pulizia mentale. Lo slogan «Nessuno tocchi Milano» è la reazione di una città che non è reazionaria, e non vuole diventarlo. Ma la pazienza ha un limite. Chi ci governa deve metterselo in testa: nessuna comunità può accettare che una piccola minoranza fanatica, e alcuni ospiti forsennati, si divertano a giocare alla guerra nel giorno della festa.

Non è inevitabile. Solo gli inetti sostengono che la devastazione sistematica di strade e piazze «è il prezzo della democrazia». Non è vero. Gli assolutori, i giustificatori, i cercatori instancabili di attenuanti la smettano: non ci sono scuse. Si può discutere di Expo: lo abbiamo fatto e lo faremo. Se alla democrazia teniamo, però, dobbiamo fermare i violenti. È vero, venerdì la polizia ha evitato il peggio (e il morto). Ma quando l’autorità si arrende, arrivano gli autoritari. Queste cose le sapeva benissimo, ieri, la gente che si muoveva tra il sole, gli odori, i colori, i giochi e il kitsch (perché no?) di Expo.

Due giorni trascorsi sul posto non lasciano dubbi: la gente arriva ed è felice. L’architettura è spettacolare, le prospettive emozionanti, il cibo (dove c’è) è buono, l’umore eccellente. Chi ha frequentato le migliori Olimpiadi (Torino 2006, Pechino 2008, Londra 2012) e i grandi Mondiali di calcio (Germania 2006) ritrova lo stesso umore gioioso. Expo 2015 — sono bastati due giorni per capirlo — sarà una festa mobile. Un posto dove ragionare e divertirsi; e alcuni — vedrete — riusciranno a fare le due cose insieme. Il confronto tra gli spettri nerovestiti e i bambini in bianco che, la mattina del 1° maggio, cantavano «Siam pronti alla vita / l’Italia chiamò!» è impietoso: e a perdere non sono i bambini.

I rischi di Expo 2015 erano — in parte sono ancora — la retorica, l’euforia, la superficialità. La tentazione di trasformare un’occasione mondiale nella solita fiera delle vanità italiane. Non accadrà. Il merito è di tutti quelli che hanno risposto all’affronto, senza incertezze. E hanno detto, semplicemente: giù le mani da Milano. È paradossale: poche centinaia di idioti neri hanno favorito l’incontro colorato di milioni di persone. Il mondo, una volta ancora, dovrà ammetterlo: nessuno è bravo come noi italiani a trasformare una crisi in una festa.

3 maggio 2015 | 08:43

Phishing, il 2 per cento dei messaggi su Gmail è pericoloso. Ecco come difendersi

Corriere della sera
di Marta Serafini | @martaserafini





Mettereste la vostra password della casella di posta su questa pagina?. Questa che sembra “una normalissima pagina di accesso a un account è in realtà una pagina di “phishing”: un sito creato da persone che spingono gli utenti a inserire le loro password per rubargliele”, avverte Google.
Truffe come queste sono sempre più diffuse e vanno in porto nel 45% dei casi. Questo tipo di operazioni vengono fatte sui servizi di posta più diffusi, tra cui Gmail Da Mountain View spiegano: “Circa il 2% dei messaggi in arrivo su Gmail sono creati appositamente per ottenere le vostre password e ogni giorno milioni e milioni di email di phishing vengono inviate attraverso diversi sistemi online”. Per difendersi Big G settimana scorsa ha lanciato Password Alert, un’estensione di Chrome, open source e gratuita. Una volta installata, Password Alert mostra un avviso ogni volta che viene inserita la password in un sito diverso dalle pagine  dell’account di Google.

Il black bloc in carrozzina torna a Roma (con il treno Frecciarossa)

Corriere della sera
di Alessandra Coppola

Lello Valitutti, «testimone» del caso Pinelli: «Le manifestazioni mi tengono in vita». E spiega la scelta dell’Alta velocità: «Unici treni con la carrozza per disabili»

1 L’anarchico Valitutti è rientrato alla base, a Roma, «dai miei ragazzi Stella e Belzebù»: due schnauzer femmina e maschio, «vivo da solo con loro». Le ruote pneumatiche della carrozzina motorizzata sono sopravvissute ai cocci della devastazione milanese, racconta, la testa gliel’ha salvata questa volta un casco integrale che deve essere stato, all’origine, bianco: «L’ho trovato per terra, alla stazione Aurelia. I compagni mi dicevano che ero un cretino ad andare in manifestazione senza, che potevo farmi male…”» Non è servito a camuffarsi, perché Pasquale «Lello» Valitutti, a Milano in particolare, è conosciuto da quarant’anni. Addirittura dai tempi della strage di piazza Fontana. Era in questura il 15 dicembre 1969 quando Giuseppe Pinelli precipitò dalla finestra. Molto prima che si scoprissero le responsabilità dell’estrema destra, nelle ore successive all’esplosione si seguiva la pista anarchica. E Lello si trovava in corridoio mentre il compagno Pinelli veniva interrogato.

Milano, corteo anti Expo, il black bloc  in sedia a rotelle 
Milano, corteo anti Expo, il black bloc  in sedia a rotelle 
Milano, corteo anti Expo, il black bloc  in sedia a rotelle
Gli scontri del nuovo millennio
Come è ritornato in scena negli scontri del nuovo millennio? Tra casseurs, No Expo e incappucciati? «Se si spegne completamente ogni scintilla – dice – poi è difficilissimo riaccenderla. Questi ragazzi la tengono viva, rischiando molto. Io ho rispetto per loro», e nonostante le difficoltà li sostiene anche fisicamente. «Il black-bloc in carrozzina» l’hanno soprannominato e abbondantemente fotografato. Con lo spray rosso all’assalto di una camionetta della Guardia di Finanza nei disordini di ottobre 2013 a Roma, in mezzo alle vetrine sfasciate di Milano il primo maggio. «Ma ne ho fatte tante di manifestazioni». Con la sedia a rotelle sul Frecciarossa, continua, raggiunge i giovani compagni anche in trasferta.
La scelta dell’Alta velocità
Ma come? Prende un treno ad alta velocità per andare ai cortei No Tav? «Non ho scelta: sono gli unici ad avere una carrozza per disabili». I ragazzi, spiega, si muovono in macchina o in pullman. «Sono molto carini con me ma non voglio dare fastidio, non voglio essere un peso, vado solo quando sono in grado di organizzarmi». E così preferisce declinare gli inviti degli amici: «Ho mille persone che mi ospitano, se sto meglio in salute mi butto un po’ a riposare in una casa occupata. Ma la carrozzina è ingombrante, non entra in ascensore, difficile che un appartamento sia attrezzato: a Milano vado sempre in un albergo vicino alla stazione».
«Attacco ai simboli della ricchezza»
Tutto a spese sue, 67 anni, pensionato. Un passato rocambolesco da ricercato (“esiliato”, dice lui) per l’appartenenza ad “Azione Rivoluzionaria”, vent’anni tra il Nicaragua e il Brasile. Il rientro in Italia dopo la prescrizione nel 1998, i gravi problemi di salute che l’hanno semiparalizzato, le nuove battaglie. Che differenza vede tra le lotte di allora e di oggi? «E’ molto peggio degli anni Settanta – risponde – adesso siamo alla formazione del nazismo». Rispetto al passato ci sono meno varchi di intervento, spiega, «ma bisogna trovare la chiave per fare il possibile.

Questi ragazzi – sostiene – gridano a voce alta: non siamo complici. Se non ci fossero loro, che si prendono la responsabilità e rischiano per degli ideali, scomparirebbe il dissenso. Non è stato un attacco alla città – continua -, ma ai simboli della ricchezza». L’unica via è la violenza? Non è pensabile una maniera pacifica di protestare? «Se non ascoltano i loro stessi membri di partito, come potremmo sperare che ascoltino un’azione pacifica? La manifestazione del primo maggio è stata veramente importante di fronte a una farsa come Expo – è la sua linea -, che si presenta come un’Esposizione per risolvere i problemi alimentari del mondo, organizzata da coloro i quali hanno creato quei problemi. Mi fa schifo».

2 maggio 2015 | 20:15


Contributi
 
Lettore_8267529 3 maggio 2015 | 11:28
Questo signore si fa scudo della sua carrozzina per fare il gradasso!


Lettore_10331677 3 maggio 2015 | 11:25
visto che il sig.Valitutti ha i soldi per muoversi per le varie manifestazioni, ci metta del suo per rimborsare le riparazioni alla macchina del disabile sfasciata dai suoi amici black bloc


freddy28 3 maggio 2015 | 11:25
Sarebbe bene chiarire che quel Cesare Battisti è il pluricondannato latitante che grazie alla gramigna della diffusa sinistra universale se la spassa tra Francia e Brasile. E non è quindi l'omonimio eroe trentino.
Alpino67 3 maggio 2015 | 11:23
Finchè, continuerà a primeggiare il buonismo ad oltranza, in questo paese non ci si salterà fuori !! Ma pensa un pò,..... questo succhiasangue a tradimento, che prende la pensione dallo stato,...perciò pagata da noi tutti, che si permette di andare a fare dei danni ai suoi concittadini, che si serve delle comodità, che lui stesso contesta !!! Beh,....non mi verrete a dire, che non si merita di essere come minimo bastonato !!!


cenzino 3 maggio 2015 | 11:17
gentile kat, il nostro eroe non puo' dire di combattere il sistema e poi farsi mantenere dal sistema ed usare i mezzi di trasporto (piu' moderni ) del sistema ed avere sempre acceso il simbolo del sistema ( lo smartphone o un computer costruito in asia da operai sotto pagati). se non lo capisce vuol dire che lei ha troppa ideologia.
silvio2 3 maggio 2015 | 11:10
Mi dispiace x la sua disabilita' ma avallare quello che hanno fatto non mi va. Vorrei vedere se incendiassero casa sua cosa direbbe.


hotwired 3 maggio 2015 | 11:09
Arrestatelo!
mareaargentata 3 maggio 2015 | 11:08
Non credo che la pensione del signore sia così alta da permettergli di mantenere due cani, fare trasferte, dormire in alberghi etc. Qualche domandina su come riesca a fare tutto ciò io me la porrei.
Lettore_1552697 3 maggio 2015 | 11:00
Magari in due anni può anche averla cambiata la carrozzina, visto che la foto senza casco è del 2013
elemaxx 3 maggio 2015 | 10:57
Caro Lello, vada negli ospedali a far compagnia a chi ha poche ore di vita, si renda utile in questi giorni, a ripulire dove chi come lei ha sporcato, dia lezioni a chi non ci arriva, visto che è portatore di verbo, ma lezioni di sostegno....vedrà come le cose davvero utili posso tenerla in vita. Sà? mi stranisce molto una persona che come lei deve aver sofferto tanto : di solito la sofferenza cambia in meglio, rende umani e attenti al dolore anche altrui. Ma mi pare che non sia il suo caso.


Lettore_2602110 3 maggio 2015 | 10:56
nessuno si accanisce sulla sua pensione che riceve dallo stato italiano ma piuttosto sul suo comportamento. Combatte il sistema che gli permette di vivere ...... é come tagliare il ramo dove resti appeso . Ci vorrebbe un po' di coerenza nelle sue idée


kalox72 3 maggio 2015 | 10:51
Ho votato "soddisfatto" per sbaglio, ma poi mi sono reso conto che potrebbe essere anche corretto: 1) se ne è tornato da dove è venuto 2) fa capire a noi tutti onesti e coerenti quanta ipocrisia ci sia in questi facinorosi e nullafacenti
Lettore_9062251 3 maggio 2015 | 10:43
Ma nessuno si accorge che il disabile senza casco non è lo stesso ? Guardate bene la trave del telaio e le ruote della carrozzina. Mi infastidiscono i giornalisti che mettono insieme di tutto per fare un pezzo.


Storno 3 maggio 2015 | 10:28
Ma certo non ci sono alternative, ne potrei elencare una decina, ma ne dico solamente una: perchè non ci va a piedi?


Lettore_10840336 3 maggio 2015 | 10:22
Ma perché non è stato arrestato, visto che si conoscono nome e cognome? Solo per buonismo perché è un invalido?
3
Luca1983 3 maggio 2015 | 10:19
I Frecciarossa hanno la livrea Expo. Mi aspetto per coerenza che questo galantuomo sfasci almeno un paio di finestrini


Lettore_3218431 3 maggio 2015 | 10:18
come hobby giocare a tresette in un centro anziani no è?


Insubrico 3 maggio 2015 | 10:12
Perchè dare spazio e visibilità mediatica ai "pensieri" di questo delinquente recidivo ? Essere disabili non è un qualcosa che deresponsabilizza nè tanto meno rende autorevoli gli idioti.


muglione 3 maggio 2015 | 10:11
Questo ha capito come gira il mondo. E ci sale sopra ad ogni fermata!!


Lettore_348210 3 maggio 2015 | 10:09
Mi dispiace dirlo, ma trovo Valitutti semplicemente patetico nei suoi ragionamenti, indipendentemente dalla ovvia solidarietà che provo per la sua situazione fisica, che, come fa lui, non deve però interferire con le sue e le nostre opinioni. Ma ha visto le macchine bruciate ? Una Ford Fiesta o una Opel sono macchine da ricchi ????!!! Forse dovrebbe leggersi un po' dei diari in Bolivia di Che Guevara per parlare poi di cosa sia la "rivoluzione" vera, o le sue aberrazioni come con i Khmer rossi


lettrice qualunque 3 maggio 2015 | 10:08
Lungi da me difendere un black block, ma se ci fossero treni alternativi alle frecce per andare da Milano a Roma, io eviterei di prenderle visto che costano un occhio della testa, ma purtroppo non c'è scelta.
Kat.Chat 3 maggio 2015 | 10:07
Accanirsi sulla pensione di accompagnamento è becero quanto le devastazioni fatte alla città: chi sbaglia, come lui, paga i danni e basta! Chi invidia la pensione di questo signore, provi a vivere da disabile, soprattutto in una città come Roma! Accanitevi contro i falsi invalidi! Quelli sì che ci rubano i soldi Uno non se lo augura ma, soprattutto in vecchiaia, tutti potremmo diventare invalidi per patologie varie,quello che invidiate oggi,checredete un privilegio, domani potrebbe servirvi..


Lettore_2749609 3 maggio 2015 | 10:07
Si, tutto a spese sue, come Cesare Battisti e tutti gli altri terroristi, vite rocambolesche, fra Sud America ed Europa, chi li sovvenziona?? scoprirlo forse farebbe capire tante ma tante cose.


Molly Brown 2 maggio 2015 | 21:57
il solito radical chic ma non erano no tav no tutto?


Roberto de la Grive 2 maggio 2015 | 21:56
Un eversivo di cui si sa tutto, vita, morte e miracoli, persino che treno prende per andare a dare il suo limitato contributo alla devastazione! Che pagliacciata!


Lettore_8415516 2 maggio 2015 | 21:52
spero che gli vengano addebitati i danni... e se è senza proprietà devono essere decurtati dalle varie indennità, sovvenzioni e accompagnamento... toglietegli i soldi.. e poi vedrete che diventerà una persona per bene.....


sim1cino 2 maggio 2015 | 21:50
eh si l'alta velocità va contestata solo quando la usano gli altri


GoldenGoose 2 maggio 2015 | 21:49
lasciatelo perdere, ormai è un poveraccio...


finalmente 2 maggio 2015 | 21:48
c'è da chiedersi come passi le giornate quando non è al centro della guerriglia... uno così non ha fantasia, il piacere di visitare un museo, il gusto di creare qualcosa che non abbia un fine distruttivo.... vive per il caos, non ha sogni, non ha nulla, ma non per questo merita comprensione o pena.... altrove sarebbe già da tempo in carcere.


DxAnt 2 maggio 2015 | 21:40
attaccategli batterie al plutonio

Milano No Expo, il manuale di guerra del black bloc: «Non esiste azione senza violenza»

Corriere della sera
di Cesare Giuzzi

Scritto nelle carceri greche e diffuso tra gli anticapitalisti milanesi

1


«Per noi non esiste azione anarchica carente di violenza. Il nostro grido si fa più forte quando parte da un viso coperto da un cappuccio, da una mano armata di molotov, da un cuore che batte al ritmo dell’attacco». Eccole le regole del «blocco nero», l’organizzazione teorica e pratica dell’ala dura degli scontri del Primo maggio. Sei-settecento «soldati» tra milanesi, napoletani, veneti, torinesi e una più ridotta quota di stranieri: tedeschi, greci, spagnoli e francesi. Non si riconoscono nell’abusata definizione di black bloc e neppure in quella di casseur . Loro sono anarchici anticapitalisti. Si richiamano alla lezione del greco Theofilos Mavrapoulos e della Cospirazione delle cellule di fuoco, un manuale sulla «Nuova guerriglia urbana anarchica» che i greci hanno scritto dal carcere.


La teoria del nuovo scontro di piazza che gli italiani del circuito anticapitalista hanno tradotto e pubblicato attraverso la casa editrice anarchica «Sole nero», realtà che ha contatti con il circuito milanese dell’ex Corvaccio e della Rosa Nera al Corvetto e della ex Bottiglieria occupata. Un network di piccole realtà del nuovo anarchismo con forti legami alla rete europea: dalla Federazione anarchica informale al Fronte rivoluzionario internazionale. Ma soprattutto teorici (ed esecutori) della guerra urbana, sostenitori della violenza per la violenza. «Non alimentiamo illusioni tipiche degli anarchici sociali che hanno il sogno di “risvegliare tutta una massa di persone” semplicemente perché la crisi li ha colpiti e ha svuotato i loro portafogli. Vogliamo superare il ruolo della massa che protesta e diventare coscientemente ribelli».

Ma come si muove il blocco nero in corteo? «In una situazione di esplosione sociale crediamo che una minoranza organizzata di guerriglieri sia in grado di intensificare il proprio intervento violento in due modi. Può scegliere di assentarsi dal corteo e riunire le proprie forze per realizzare attacchi nelle zone periferiche, oppure affondare le mani nel cuore della sommossa». Per i «nuovi guerriglieri anarchici» la guerra delle classi è «obsoleta», la lotta è contro il potere.

E allora anche «la psicologia e l’autoconvinzione insieme a una infrastruttura tecnica giocano un ruolo enorme in una battaglia contro la polizia in ambiente urbano: chi mostra segnali di paura spesso ha già perso». «Se durante una manifestazione si sta svolgendo una battaglia con i poliziotti anti sommossa e allo stesso tempo un gruppo di 15-20 compagni decisi colpisce un commissariato meno vigilato e gli dà fuoco, queste due situazioni si incrociano in un punto preciso: nell’attacco contro il potere».

Ma la tecnica della nuova guerriglia urbana «richiede progettazione»: «È molto importante che l’intervento sia organizzato e pianificato in anticipo, per guadagnare più tempo per lo scontro e maggiore libertà di movimento nel territorio nemico». I più giovani hanno bisogno di allenamento «pratico»: «Durante i momenti di combattimento con la polizia possono imparare gli attacchi a sorpresa, il lancio di molotov, la strategia del “colpisci e scappa”, le fughe rapide, come affrontare gas lacrimogeni, la distruzione di obiettivi come le banche e vivere quell’emozione unica di essere uno al lato degli altri con una solidarietà che vince la paura. Siamo tutti partiti dagli stessi percorsi e nel mezzo dei gas lacrimogeni, degli incendi, degli scontri con gli sbirri sentiamo il bisogno di rendere il conflitto la parte fissa della nostra esistenza senza aspettare la manifestazione successiva».

Gli obiettivi delle «cellule di fuoco» sono «la polizia, i ministeri, le banche e tutti coloro che detengono il Potere: i capi, i ricchi, i giornalisti, i giudici. Ne abbiamo abbastanza delle menzogne lanciate dai giornali che dietro la distruzione di una banca o di un hotel di lusso vedono la “distruzione di proprietà di persone semplici”. Mettiamo in chiaro che non abbiamo il benché minimo rispetto per la proprietà delle multinazionali e delle grandi imprese, che tutta la loro ricchezza è rubata a noi e per questo meritano di essere distrutte o espropriate». Esattamente quello che è successo venerdì alla Bpm di via Carducci o la Bnl di piazza Virgilio, bruciate e distrutte dai «neri».

Nelle 72 pagine si affronta anche il ruolo di coloro che nel corteo potrebbero agire come «polizia interna che ci spinge via, ci toglie i cappucci o forma catene umane contro di noi: non abbiamo il minimo scrupolo di attaccarli e passargli sopra come meritano trattandoli da aspiranti poliziotti». Non esistono regole, non esiste pentimento: «Per questi atti di guerra non sentiamo neanche per un momento la necessità di giustificarci o di chiedere scusa a qualcuno. La violenza che esercitiamo è sempre ben determinata e mirata. Non è una gara a chi tira più molotov»

3 maggio 2015 | 10:22

Expo, la black bloc con il Rolex: la foto che divide il web

Il Mattino



MILANO - La foto di una manifestante No Expo, immortalata mentre imbratta una banca con due bombolette spray“ durante gli scontri di venerdì a Milano, in queste ore sta facendo il giro del web scatenando polemiche.

La manifestante ha un cappuccio scuro e una sciarpa sul volto che la rendono irriconoscibile. Lo scatto - riporta Libero - sta facendo il giro della Rete. E' stato pubblicato da una antagonista sul suo profilo Facebook e ha subito scatenato il dibattito.“ L'orologio è vero, e quindi vale migliaia di euro, oppure è una patacca di poco valore che si trova sulle bancarelle? La ragazza che lo indossa è una figlia di papà o un'infiltrata?

sabato 2 maggio 2015 - 21:48   Ultimo agg.: 21:50

Wikileaks, online il nuovo sistema per inviare segreti

La Stampa
carola frediani

Dopo quasi 5 anni, il gruppo riapre la piattaforma per mandare documenti top secret. E promette il massimo della sicurezza.



Wikileaks è tornata. In verità, non se n’era mai andata, ma ieri la “macchina che uccide i segreti”, per citare il libro di Andy Greenberg, ha riavviato i motori dopo un tagliando significativo.
Il punto è che da ieri l’organizzazione fondata da Julian Assange ha di nuovo un sistema online per ricevere documenti riservati in modo anonimo. Forse non tutti sanno che il gruppo non permetteva più agli utenti di inviare via internet materiali dalla fine del 2010, quando delle faide intestine hanno portato l’organizzazione ad abbandonare la piattaforma per i leaks usata in precedenza, oltre che a perdere una serie di documenti, resi di fatto inaccessibili da alcuni fuoriusciti.

Un sistema sospeso dal 2010
All’epoca sembrava solo una pausa temporanea; inoltre Wikileaks in questi anni ha continuato a ricevere (e a pubblicare) nuovi documenti, probabilmente utilizzando sistemi privati. È vero però che il sito di whistleblowing che era stato protagonista di una serie di scoop mondiali, fautore di una trasparenza radicale nei confronti dei segreti dei governi, per quattro anni e mezzo è stato privo di una “cassetta di sicurezza” virtuale a cui mandare dei contenuti.

Le ragioni di questa pausa sono diverse, e sommano i timori per la sicurezza informatica dei sistemi di leaking alle difficoltà finanziarie e legali del gruppo e del suo leader Assange - che attualmente è ancora rifugiato nell’ambasciata ecuadoregna di Londra dopo essere stato accusato di crimini a sfondo sessuale in Svezia e con l’ombra di un’accusa di spionaggio da parte del governo americano che, dal Paese scandinavo, potrebbe chiederne l’estradizione.

Il nuovo sistema per inviare documenti
Da ieri dunque il sito ha di nuovo il tasto Submit, “sottoponi”, che porta a una prima pagina introduttiva, dove si ricorda come Wikileaks sia specializzata nella pubblicazione di grossi archivi di documenti di interesse globale e strategico, di importanza politica o storica, censurati o in qualche modo soppressi.

Dopodiché si indica uno specifico indirizzo web: wlupld3ptjvsgwqw.onion. Si tratta di un servizio nascosto (hidden service) della rete Tor, cioè un sito raggiungibile solo dopo aver scaricato il Tor Browser, che garantisce un alto livello di privacy e anonimato a chi lo utilizza. Per quanto si possa discutere della sicurezza assoluta di Tor, a fronte anche dei sistemi di sorveglianza della National security agency (Nsa), secondo molti esperti - ed evidentemente anche secondo Wikileaks - si tratterebbe ancora del software migliore per muoversi in Rete in modo anonimo. E quindi per inviare documenti scottanti che potrebbero costare ritorsioni pesanti a chi li sottopone.

Come funziona e gli avvisi
Dalla home del sito su Tor è possibile caricare e inviare direttamente un file restando sconosciuti anche alla stessa Wikileaks. Ma, chi vuole, può compilare alcuni campi per aggiungere qualche informazione di chiarimento: è materiale inedito? Quali entità o soggetti sono coinvolti da questi materiali? A quando risalgono? Che cosa rischiano le fonti? C’è una data di embargo, prima della quale non vanno pubblicati (magari per permettere a chi ha sottoposto i materiali di organizzarsi anche per eventuali fughe)?


Distruggere le tracce

Dopo aver caricato i file il sistema mostra un avviso di avvenuta ricezione e rimanda di nuovo alla pagina iniziale dove si trovano alcune raccomandazioni di sicurezza. Tra queste: distruggere completamente l’hardware da cui si sono caricati i materiali. E non parlare del leak con altri. Quest’ultimo consiglio può sembrare banale, ma è stato proprio un simile madornale errore a portare Bradley Manning, il soldato - che oggi è soldatessa e si chiama Chelsea - all’origine del Caglebate e di altri precedenti leaks sulla guerra in Iraq e Afganistan a essere individuato.


La promessa di una maggior sicurezza

Il nuovo sistema di invio documenti di Wikileaks punta molto sulla sicurezza, anche se i dettagli emersi sono pochi. A vederlo dall’esterno assomiglia molto ad altre piattaforme che si sono sviluppate con un discreto successo negli ultimi anni, come quella di Globaleaks, realizzata per altro da un gruppo di italiani riuniti nel Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani Digitali. Oppure a Securedrop, un sistema programmato inizialmente dall’attivista americano Aaron Swartz, ripreso, modificato e rinominato dalla associazione Freedom of the Press Foundation, e oggi adottato da alcune testate internazionali come Forbes.

Tuttavia, ha scritto ieri Assange, il nuovo sito Tor di Wikileaks adotterebbe ulteriori misure di sicurezza, anche se non visibili all’utente. “Altre tecnologie per sottoporre leaks ispirate da noi come l’europea Globaleaks o l’americana SecureDrop, sebbene eccellenti da molti punti di vista, non sono adatte alla nostra tipologia di fonti, che hanno a che fare con la pubblicazione di ampi archivi su temi di sicurezza nazionale”. Secondo il fondatore del gruppo, la superficie di attacco complessiva della loro nuova piattaforma sarebbe molto più ristretta di altri sistemi.

Inoltre sarebbero stati presi alcuni accorgimenti specifici per minimizzare il rischio che una fonte sia individuata o sospettata per il solo fatto di aver guardato, senza le dovute protezioni, le spiegazioni online su come sottoporre un leak. La tecnica usata è quella di nascondere la fonte nella massa di utenti. In pratica ogni volta che un utente normale guarda una pagina qualsiasi di Wikileaks, il suo browser riceve anche i dettagli su come inviare documenti. In questo modo i pochi leaker, anche a un’analisi del traffico, si confondono nella quantità di persone che si collegano al sito magari solo per leggere dei documenti.


Contro ogni censura o autocensura

Ma Assange enuncia anche un’altra specificità di Wikileaks. La volontà di pubblicare sempre e comunque, qualora si ritenga di avere documenti rilevanti e di pubblico interesse. Questo ha portato spesso l’organizzazione a scontrarsi con gli stessi media con cui pure ha collaborato. Interessante che le dichiarazioni di Assange sul rilancio del sito di leaks inizino e finiscano con un riferimento a Edward Snowden, la fonte del Datagate. “Ad oggi, il 99 per cento dei documenti di Snowden sono stati completamente censurati dai media mainstream coinvolti”, dichiara tranchant Assange. La macchina che uccide i segreti sta chiaramente scaldando i motori.

L'appello di Forza Italia: "Ora smascheriamo i violenti"

Chiara Sarra - Sab, 02/05/2015 - 16:50

Da Forza Italia parte l'operazione "#SmascheraViolenti". La Sardone: "Aiutiamo le forze dell'ordine a trovarli"

Ora fuori i volti e i nomi dei violenti che hanno devastato Milano. È l'appello di Silvia Sardone, responsabile sicurezza di Forza Italia in Lombardia, che ha lanciato un'iniziativa sui social perché vengano pubblicate le facce dei black bloc.



L'operazione #SmascheraViolenti serve a "segnalare alle forze dell'ordine i delinquenti noExpo, protagonisti dei gravissimi fatti di Milano". "Ho già recuperato, grazie all'aiuto di tanti visitatori dei miei profili, numerose foto di violenti responsabili di scontri, incendi, vetrine infrante, con i volti più o meno identificabili", scrive la Sardone, "Le raccoglierò e le porterò alle forze dell'ordine per aiutare gli inquirenti a smascherare e rintracciare questi criminali per farli perseguirli penalmente.

Le scene della Milano devastata dai violenti No Expo sono indegne e vergognose, i danni delle loro scorribande sono sicuramente ingenti. Credo sia dovere della politica e dei cittadini cercare di aiutare le forze dell'ordine nel loro lavoro di individuazione dei protagonisti degli incidenti. Lo sdegno dei milanesi e di tutti coloro che hanno visto le immagini in tv è enorme e proprio per questo - conclude - sto ricevendo tantissimi contributi e sostegno a quest'iniziativa civica".

No Expo, violenze a Milano. Matteo Salvini: "Antagonisti pezzi di m., Alfano dimettiti"

Libero

1
"Milano devastata: Alfano incapace, dimettiti!". Lo scrive in un tweet diretto al ministro dell'Interno Angelino Alfano il leader della Lega Matteo Salvini, che rilancia l'hashtag #alfanodimettiti. Le violenze dei No Expo, secondo il leghista, non sono da attribuire a "manifestanti" ma a "pezzi di merda da chiudere in galera. Dimissioni di Alfano, ma anche di
quell'incapace di Renzi", ha detto Salvini. Che poi ha rincarato la dose contro il premier con un altro tweet: "Renzi non commenta le violenze di ieri? Ma vaffan....".

Ncd: "Salvini ignobile, ricordi il 2011?" - Pronta la reazione da Ncd. "Cosi come è avvenuto a Francoforte, adesso anche a Milano, dove sono affluiti migliaia di guerriglieri provenienti da vari Paesi europei, essi sono contrastati dalle forze dell’ordine a cui va la nostra piena solidarietà - commenta il deputato Fabrizio Cicchitto -. In una situazione cosi seria e cosi grave, Salvini nella sua infinita meschinità non trova altro modo che imbastirci una ignobile polemica di stampo elettorale". "Salvini ha la memoria corta o fa finta di non ricordare per strumentalizzare gli eventi di Milano di oggi - sottolinea la portavoce di Ncd Valentina Castaldini -. Nell'ottobre 2011 i black bloc si infiltrarono in quella che doveva essere la protesta pacifica del popolo degli indignados mettendo a ferro e fuoco Roma. In quel caso Salvini non chiese le dimissioni di Maroni, all'epoca ministro dell'Interno".