venerdì 5 giugno 2015

Per il Pd a rubare sono sempre gli altri

Rispettare i rom non vuol dire tollerare tutto


Omicidio De Mauro, la Cassazione conferma l'assoluzione di Totò Riina


Le strane leggi di questo Paese

Pierluigi Bonola

 

Io questi giudici non li capisco proprio (e lo stesso vale per le strane e contraddittorie leggi che vengono applicate) e mi permetto di essere del tutto contrario alla scarcerazione del giovane rom di 19 anni per il quale non è stata ritenuta valida l’accusa di concorso in omicidio volontario. I fatti, purtroppo, sono più che noti: il rom era stato arrestato insieme al fratello e alla compagna di quest’ultimo dopo l’incidente di mercoledì della scorsa settimana in via Battistini, a Roma, in cui è morta la 44enne filippina Corazon Abordo e altre otto persone sono rimaste ferite.

C’è da chiedersi per quale ragione il suddetto non ha cercato o non è riuscito a impedire la tragedia. Ce lo spieghi apertamente. E se adesso taglia la corda? Sicuramente le forze dell’ordine ringrazieranno dopo aver dedicato vari giorni alla ricerca di queste persone. L’esempio che si dà non è sicuramente positivo. Aspettiamoci altre tragedie, tanto… E mi fermo qui.

Graffiti intoccabili al Leonka: "Questa è proprietà privata"

Diritto romano

La Stampa


Immaginate cosa starà pensando il capo della Mobile di Roma a proposito dei fratelli rom che hanno falciato nove passanti uccidendone una. Cinque giorni per trovarli e appena due per liberarli, ecco cosa starà pensando. Già scarcerato Samuel, il maggiorenne, perché le testimonianze autorevolissime degli altri familiari concordano nell’addossare tutte le responsabilità sul minorenne, destinato a pene più lievi. Davvero strano l’equipaggio di quell’auto, a cui il giudice attribuisce tanta credibilità. Un diciassettenne senza patente al volante di una vettura senza assicurazione che al posto di blocco si fa prendere dal panico e schiaccia il pedale dell’acceleratore credendo si tratti del freno: e non per un attimo, ma per un chilometro intero.

La moglie, minorenne come lui, che si prodiga per addestrarlo a un uso corretto della pedaliera. Un padre malato di cuore, forse, che vive in una roulotte infestata dai topi eppure possiede un ingorgo di macchine. Infine Samuel, questo bravo ragazzo che si guarda bene dal soccorrere gli investiti e rimane alla macchia cinque giorni, ma solo per non lasciare il fratellino in balia dei propri fantasmi. E’ una favola ingegnosa, alla quale sembrano credere soltanto quelli che lo hanno rimesso in libertà.

Chi ha applicato la legge col paraocchi è consapevole che a Roma c’è un quartiere blindato, dove i fascisti di Casa Pound soffiano sull’animo risentito degli abitanti? I fomentatori di odio ringrazieranno per il pacco dono di una liberazione immediata che si fa beffe del senso comune e delle forme elementari di prudenza. Se esiste un sistema legale per fomentare il razzismo, questa decisione lo ha brevettato.

Cacciati dalla Disney e costretti a insegnare il lavoro ai sostituti

La Stampa


Beffa per 250 lavoratori sostituiti da stranieri pagati meno. Prima di andarsene devono formare i nuovi dipendenti



Oltre il danno anche la beffa. È quanto sostengono 250 dipendenti di Disney, cittadini americani vittime dell’ultima ondata di mancati rinnovi del contratto di lavoro da parte del colosso dell’intrattenimento. Oltre a perdere la loro posizione lavorativa, i dipendenti si sono trovati nella scomoda posizione di dover preparare i sostituti alle mansioni da loro svolte fino al giorno prima. Sostituti che nella stragrande maggioranza dei casi sono stranieri con visto H-1B, ovvero il permesso di lavoro concesso dall’azienda a professionisti meritevoli di particolari doti professionali.

Il trucco del visto H-1B  
«Non potevo crederci, oltre a dover accettare il fatto di vedere seduto alla mia scrivania un’altra persona ho dovuto anche spiegargli come lavorare», spiega uno degli ex dipendenti Disney al «New York Times». «È davvero umiliante dover preparare una persona che si è appena seduta sulla poltrona dove tu per tanto tempo hai lavorato, ti senti vessato», racconta un’altra delle vittime dell’avvicendamento della Disney.

Il visto H1-B è oggetto uno degli argomenti più dibattuti in tema di immigrazione negli Stati Uniti, perché ritenuto da alcuni strumento discriminatorio nei confronti dei lavoratori americani. Il principio per cui viene concesso un visto di categoria H1-B è che il cittadino straniero ha delle caratteristiche professionali e delle specialità lavorative che in quel determinato momento e in un certo contesto risultano insostituibili. Secondo alcune organizzazioni del lavoro americane è spesso un modo per sostituire figure professionali americane con lavoratori stranieri meno onerosi, in termini di retribuzione e contributi.

Avvicendamenti sostanziali di lavoratori americani con stranieri in possesso di visto H1-B sono si sono visti in altre grandi aziende della Corporate America, come Southern California Edison, Fossil, Northeast Utilities, ed ora Disney. In quest’ultimo caso tuttavia si è riscontrata l’anomalia paradossale che dipendenti di lungo corso, con lustri di attività in azienda e un’età superiore ai 50 anni, si sono trovati costretti a dover fare il «training» ai loro sostituti stranieri e alle prime armi.

Bonus e incentivi
La società da parte sua spiega che «la scelta difficile e sofferta di dover eliminare alcune posizioni è figlia di una transizione aziendale che ha coinvolto diverse persone. Per quanto riguarda l’attività di training Disney ha offerto uno «stay bonus» pari al 10% di tutti i contributi maturati nel corso della carriera per insegnare ai sostituti come lavorare. Inoltre agli ex dipendenti a cui non è stato rinnovato il contratto, è stata proposta - questo dice Disney - una possibilità alternativa all’interno del gruppo, o in qualche azienda controllata o è stato messo a disposizione a titolo gratuito un «head hunter», ovvero un cacciatore di lavoro. Ammortizzatori che tuttavia non sono stati accettati di buon grado da tutti, visto che un certo numero di ostracizzati ha preferito rinunciare a incentivi e scivoli rifiutandosi di formare i sostituti.