domenica 28 giugno 2015

Regole , divieti e punizioni così si vive nel Califfato

La Stampa
 maurizio molinari

Lapidazione per gli adulteri, “costi standard” per le prestazioni mediche fino alle norme sulla pesca e il lavoro: tutto per rafforzare il potere




Cavi elettrici riparati, affitti calmierati, marciapiedi verniciati, norme per proteggere la pesca, partorire negli ospedali ma anche sul bando di prodotti Apple, le punizioni feroci, la vendita di protesi, e il diktat ai cristiani: ad un anno dalla proclamazione il Califfato si distingue non solo per l’efferato terrore imposto ai circa 12 milioni di sudditi ma anche per l’impegno logistico ed amministrativo teso a migliorare le strutture pubbliche, cercando di cementare il consenso per il potere assoluto. Regolando in maniera capillare ogni aspetto della vita quotidiana. Ecco alcuni esempi, frutto di testimonianze e documenti raccolti dal ricercatore britannico Aymenn Jawad Al-Tamimi, che descrivono come il Califfo gestisce il proprio territorio.

Il costo per partorire negli ospedali
L’amministrazione medica del Wilayat (Provincia) al-Kheir, l’ex siriana Deir az-Zor, ha stabilito i costi da sostenere per far nascere i bambini in ospedale: 80 dollari per il parto cesareo e 55 per quello naturale con la possibilità di tenere, in entrambi i casi, i bebè ricoverati nelle 12 ore seguenti alla nascita.

Pesca senza fare uso di esplosivi  
L’intento nel Wilayat dell’Eufrate è «garantire l’abbondanza di pesci» e dunque vengono vietati lungo i fiumi «l’uso della corrente elettrica, di materiali esplosivi e di tossine chimiche» perché «uccidono troppi pesci e rischiano di avvelenare ciò che altri mangeranno». È inoltre vietato «pescare durante la riproduzione dei pesci» perché «distruggere le uova significa nuocere alla futura abbondanza di pesce».

Marciapiedi verniciati e fognature
Nel Nord della Siria il Califfato assicura ai residenti del Wilayat di Raqqa il ripristino dell’elettricità, la realizzazione di impianti fognari «nel sottosuolo» e la verniciatura dei marciapiedi «per migliorare la vita dei residenti».

Limiti ai profitti dei farmacisti  
Tutte le farmacie del Califfato devono far avere alle amministrazioni locali i titoli di studio dei farmacisti e non possono imporre alla clientela «aumenti di prezzo superiori al 20 per cento dell’etichetta».

Le scuole dell’obbligo a Raqqa  
Nella maggiore città del Califfato in Siria le scuole dell’obbligo durano 9 anni, divise in 5 di elementari e 4 di superiori. Dopo avviene la «selezione per college e atenei». Gli insegnanti devono aver seguito «un corso preparatorio di 10 mesi» che include «60 giorni di lezioni sulla Sharia» e la firma di un documento finale di «pentimento» per quanto fatto in passato contravvenendo alle norme dell’Islam.

Memorizzazione del Corano  
Il comitato per l’«Insegnamento del Nobile Corano» prevede che ogni insegnante frequenti un corso a due livelli, memorizzando prima «5 parti» e poi «3 parti» dimostrando una «corretta recitazione del testo». Per frequentare bisogna avere fra 18 e 40 anni, senza assentarsi «se non quando la Sharia prevede».

Offerte di lavoro «qualificato»
Nella provincia di Raqqa gli uffici di collocamento offrono lavoro a chi è «qualificato» in «Scienze della Sharia», contabilità, computer, amministrazione d’affari, educazione scientifica ed umanistica, preparazione di insegnanti. Inoltre, il «Centro Hisbah» della polizia islamica cerca veterinari, guardie, ispettori sanitari, macellai, boia «per tagliare le gole» e «addetti alle pulizie».

Limiti al movimento delle donne  
Le donne sotto i 50 anni non possono uscire dai confini di Raqqa senza permessi e documenti di transito emessi dalla polizia islamica, gli è «proibito» recarsi «nelle terre degli infedeli eccetto assolute urgenze mediche». Le donne anziane non sono obbligate ad indossare l’hijab. Le donne possono salire e scendere dagli autobus solo nei garage delle apposite fermate.

Le donne mostrino solo un occhio  
La fatwa numero 40 del Califfato prevede che «mogli, figlie e donne dei credenti devono indossare all’esterno abiti che non le facciano riconoscere o violentare». Per questo «le donne devono coprire i loro volti sin da sopra la testa, mostrando solo l’occhio sinistro».

I reclami dei cittadini per i risarcimenti
Il Wilayat della provincia di Aleppo prevede che «chi ha subito torti e danni, personali o nelle proprietà, da soldati o dirigenti dello Stato Islamico» può sottomettere dei «reclami» per ottenere «risarcimenti». Di conseguenza a «soldati e dirigenti» viene chiesto di «fare attenzione ad evitare oppressione e aggressione nei confronti dei cittadini» perché «vi saranno conseguenze anche nella vita futura».

L’ultimatum ai cristiani di Mosul  
Emesso a Mosul dal Wilayat di Ninawa, offre ai «fedeli del Nazareno» tre scelte: «Convertirsi all’Islam, accettare il patto di sottomissione pagando la tassa annuale “jizya” o “se rifiutano andranno incontro alla spada».

Il divieto ai prodotti Apple  
Si tratta di una disposizione del Califfo «a tutte le province, le sotto province ed i comitati locali» perché «nell’interesse pubblico di proteggere le anime dei credenti» e «combattere i crociati» viene decretato il «bando di ogni dispositivo elettronico con il gps» a cominciare da «telefoni, tablet e computer di Apple» capaci di «creare gravi rischi a tutti».

A morte gli omosessuali
Per chi viola le norme della Shiaria le punizioni sono le più feroci. La blasfemia è punita con la morte e se l’insulto è nei confronti del Profeta «neanche il pentimento può salvare». L’adulterio è punito con la lapidazione, l’omosessualità con la morte «sia dell’attivo sia del passivo», il furto con l’amputazione della mano, bere il vino con 80 frustate, uccidere e rubare con la morte per crocifissione e «diffondere paura» con l’«espulsione dal territorio».

Niente autostop sui camion
Nella provincia di Ninawa, in Iraq, camion e furgoncini hanno il divieto di dare passaggi a soldati o esponenti del Califfato. È una misura tesa ad evitare che diventino obiettivi dei droni.

Affitti calmierati  
Nel Wilayat dell’Anbar in Iraq, il Califfato stabilisce un tetto massimo di 84 dollari al mese per gli affitti di case, circa un terzo del valore precedente perché «tocca ad Allah occuparsi delle cose materiali» mentre i mujaheddin devono combattere.

Marchi contraffatti  
Vendere prodotti con etichette falsificate è «proibito dal legislatore Maometto» perché si tratta di «un inganno»: «chi vende deve spiegare con cura di dettagli produzione e provenienza».

Colpo Grosso distraeva i libici dalla preghiera”









Comicità milanese. Con Gerry Calà, Franco Oppini, Nini Salerno avete anticipato Elio e Le Storie Tese. Un verso come “l’aerobica è giappo-italiana” è abbastanza esplicativo…
Be’ certo, Elio e le storie tese ci hanno copiato, e ne vado fiero. Il nostro cabaret aveva anche riferimenti colti. Per noi era motivo d’orgoglio forte non appoggiarci alle comicità dialettali. Non far ridere alla napoletana, alla romana o alla toscana. Al derby c’eravamo noi, poi Cochi e Renato, poi Villaggio, poi Jannacci. Cinque anni di gavetta, dopo la tv fu facile.

Dal Derby passava tutta Milano, dal boss Francis Turatello in poi…
Una volta arrivarono Enrico Maria Salerno e Veronica Lario, lavoravano insieme al Manzoni, a guardare lo spettacolo di Enzo Robutti. Lui dice in bolognese: “un bel spumon”. La Lario chiede a Salerno: “cos’è lo spumone”. E Salerno: “pompino!”

E la Milano di oggi? Quella dei Fuori salone e dell’Expo?
In giro vedo più nervosismo. Ci sentiamo tutti un po’ meno sicuri: furti di ogni tipo, aggressioni. Ma io amo Milano. Ci trovi di tutto: dalla musica classica in poi. Perfino Casanova, nelle sue Memorie scrive: “Milano è una città dove le persone sono gentili e ci si dà una mano, Roma invece….”

Dai Gatti a Colpo Grosso. Ha sdoganato il nudo. Ha rimappato la geografia del desiderio in tv…
C’è un pre-Colpo grosso e un post-Colpo grosso. Con Quelli della notte di Arbore abbiamo rivoluzionato la Tv. Sia Beniamino Placido che Oreste Del Buono mi elogiarono, e anche Alberoni. Non tutti erano contrari. 

Alcuni sì, però…
Concita De Gregorio da direttrice dell’Unità scrisse che Colpo Grosso e Drive In avevano rovinato le generazioni a venire. Io ho frequentato la sinistra eccome, il mio amicone Diego Abatantuono è di sinistra, ho lavorato con l’aiuto regista di Dario Fo, insomma conosco quel mondo. Uno dei motti di allora non era “Vietato vietare?”.

Quella di oggi è una sinistra da oratorio?
Oratorio per oratorio, durante una partita della nazionale cantanti mi trovai a giocare con dei frati…

Lei, il maestro di cerimonie delle ragazze cin cin?
Come corrono i frati! Velocissimi. Tostissimi. Alla fine della partita mi si avvicina il priore (ormai Colpo grosso lo conduceva Maurizia Paradiso) e mi fa: “era meglio quando lo conducevi tu”.  “Allora mi assolve, padre?”. “Ma certo”…

E invece Reagan non la assolse…
Un giorno venne da me Mike Bongiorno e mi disse “hai fatto un casino eh”. La Cbs aveva fatto un servizio su Colpo Grosso, avevano coperto i capezzoli delle ragazze in post-produzione, con delle stelline. Reagan si era lamentato del programma. Gheddafi, addirittura, minacciò di lanciare dei missili su Lampedusa: Colpo grosso gli distraeva i libici dalla preghiera. Erano tutti lì attaccati alla tv.

Dallo spogliarello alle colonne sonore…
Ne sto facendo una anche adesso. Il film si chiama Infernet, con Remo Girone, Lino Banfi, Catia Ricciarelli, Ricky Tognazzi. 

C’è un suo pezzo in Jackie Brown di Tarantino….
Lo prese da un b movie italiano degli anni 70, La Belva col mitra. Con un Helmut Berger orfano di Visconti. Tarantino prese la scena con la colonna sonora. Quando lo chiamai per ringraziarlo mi disse: “grazie a te per la tua fottutissima musica, vorrei fare una altro fottutissimo film con una fottutissima musica fatta da te fottutamente apposta”. Sei parole e ottanta “fuck”. Comunque per quella colonna sonora mi arrivano diritti d’autore dalle isole Samoa e dall’Alaska, ancora…

Celebrità per celebrità, nei suoi locali sono passati molti personaggi famosissimi
Una notte Niki Lauda si scatenò come un pazzo sulla pista. La sua compagna di allora disse che non l’aveva mai visto così. Convinsi perfino Gino Paoli, che era a cena in Sardegna, a cantare. Lo incastrai facendo cantare Il cielo in una stanza a tutto il pubblico. Difficile sottrarsi. Sono un po’ un ipnotizzatore. 

Coi Gatti incontrò anche Woody Allen.
Si doveva lavorare assieme, per il festival di Spoleto nell’80. Andammo a New York. Lui gentilissimo e timidissimo, restava sveglio la notte per scrivere per noi. Poi mancarono i soldi. Una sera ci trovammo in un ristorante con lui, la Fallaci e Isabella Rossellini. Stava lì schiacciato in mezzo alle due. 

E ora i suoi locali. 
Non sono i miei, Gli Smaila’s sono dei franchising, mi permettono di avere un tot di serate assicurate. Anche con la crisi. 

Momenti suoi di crisi?
A inizio anni 90. Quando finì Colpo Grosso e finirono i programmi Finivest. Da 500 puntate all’anno a zero. 

Che si fa in questi casi?
Mi resi conto che avevo un repertorio vastissimo. Cambiai la Bmw con una macchina usata, e mi rimboccai le maniche per ripartire. Ho fatto così.

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