giovedì 23 luglio 2015

Giulietto Chiesa dopo l'arresto: "Mogherini non ha mosso un dito"

- Gio, 23/07/2015 - 17:50

L'europarlamentare: "Mi hanno accusato di voler ricomporre l'Unione Sovietica e di essere sostenitore del genocidio del popolo estone"

Uno sfratto costa fino a 10mila euro!

Il Giornale




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Nessuno mette in dubbio la spinosità e l’impatto sociale del problema casa, ma in Italia quando si parla di sfratti, è un po’ come se il totem della proprietà privata valesse un po’ di meno. Tanto da far apparire la nostra Penisola una culla (quasi) perfetta per gli sfrattati e un incubo per chi invece ha investito sul mattone o ha ereditato delle proprietà e ha l’idea di ricavarne un pur modesto reddito. Almeno per averne a sufficienza da sfamare l’Agenzia delle entrate tra Imu, Tasi e Tari.  Il punto è il seguente:proprietari di case alle prese con un inquilino moroso rischiano una perdita fino a 10mila euro e di dover attendere almeno un anno  prima di riuscire a tornare in possesso del proprio immobile

A fare i calcoli è l’osservatorio di Affitto Assicurato, società specializzata nel rilascio di contratti a tutela delle obbligazioni derivanti da contratti di locazione, considerando un affitto medio di 500 euro al mese, le spese condominiali e quelle legali.  Dopo sette anni di crisi il mattone in Italia è pieno di crepe: i dati ministeriali relativi al 2014 hanno registrato, su base nazionale 77.278 sfratti, di cui il 90% per morosità, circa il 5% in più rispetto all’anno precedente.

«Ci sono due fattori da considerare dal punto di vista dei proprietari di immobili quando parliamo di morosità –nota Claudio De Angelis, amministratore delegato di Gestioni Sicure,  che rilascia il contratto “Affitto Assicurato”: il danno pecuniario e i tempi della procedura. Se i tempi sono stabiliti dalla Legge e non esistono quindi margini di manovra per accorciare l’iter, sulle conseguenze economiche, invece, il proprietario si può tutelare con le tante soluzioni anti-morosità presenti sul mercato.

La soluzione proposta da Affitto Assicurato permette al proprietario di recuperare il mancato pagamento dei canoni di locazione sino a un massimo di 12 mensilità, il pagamento delle spese legali sino a un massimo di 2mila euro e il pagamento dei danni arrecati all’immobile e le mancate spese condominali sino a un massimo di tre mensilità. È un prodotto che abbiamo studiato e perfezionato in questi anni a seguito dalle esigenze espresse dai proprietari e alla luce delle difficoltà nei pagamenti che impattano su qualsiasi settore, quindi anche sul mercato della casa».

Nel dettaglio, il danno economico medio per il proprietario in una cifra di 5mila euro, data dalla mancata corresponsione dei canoni di locazione (media calcolata su 10 mesi, dall’inizio della morosità alla data di convalida di sfratto comprendendo il termine di grazia di 3 mesi), in 1.200 euro le spese legali e in 1.000 euro per i danni. A queste si aggiungono le spese condominiali, spesso rilevanti. Per quanto riguarda i tempi, nella migliore delle ipotesi, lo sfratto comporta circa un anno di tempo perché il proprietario rientri in possesso dell’immobile considerando la fase di convalida dello sfratto, la fase esecutiva, che, con l’opposizione dell’inquilino a lasciare la casa, potrà “collezionare” diversi accessi da parte dell’ufficiale giudiziario; una fase che può prolungarsi per nove mesi.

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Una situazione di questo tipo blocca il mercato: si stima che in Italia vi siano 3 milioni  di case sfitte. A fare male è anche il morso del fisco sul locatore (Irpef e tassazione locale sugli immobili) e il (lungo) iter necessario per ottenere uno sfratto. Non per nulla Confedilizia, la lobby dei proprietari,  segnala la gravissima situazione nella quale si trovano gli immobili locati da quando sono in vigore l’Imu e la Tasi.  Basta dare un’occhiata alle tabelle allegate, rispetto al 2011 – ultimo anno di applicazione dell’Ici – un’abitazione affittata con contratto “libero” (4 anni + 4) paga oggi il 157 per cento in più di imposte patrimoniali (Imu e Tasi).

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In caso di abitazione locata con contratto “concordato”, e cioè a canone agevolato, l’aumento è pari addirittura al 291 per cento. Imposte patrimoniali che si aggiungono, come non avviene negli altri settori, ai tributi sul reddito da locazione.

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Se poi il proprietario non riesce neppure ad affittare la casa in questione, la situazione diviene addirittura surreale: quella casa, priva di qualsiasi redditività e fonte unicamente di spese, è soggetta a ben 5 tributi (Irpef, Addizionale regionale Irpef, Addizionale comunale Irpef, Imu e Tasi).

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Per quanto concerne gli immobili non abitativi, la situazione è altrettanto grave. Le imposte, statali e locali (ben 7), raggiungono un livello tale da erodere fino all’80% del canone di locazione. Percentuale che arriva a sfiorare il 100% se alle tasse si aggiungono le spese (di manutenzione, assicurative ecc.) alle quali il proprietario-locatore deve comunque far fronte (senza considerare il rischio morosità).

«Se si vuole tentare di scongiurare conseguenze sociali ed economiche drammatiche – ha dichiarato il Presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – e se si vuole iniziare a restituire a coloro i quali in questi anni hanno dato più di chiunque altro, è necessario abolire la tassazione patrimoniale almeno sulle case date in affitto come abitazioni principali –  le “prime case” degli inquilini, insomma – e contestualmente ridurre fortemente l’imposizione su tutti gli altri immobili locati. Si tratterebbe, del resto, di uniformare l’imposizione fiscale sui proprietari-locatori a quella di tutti gli altri contribuenti e operatori economici, che vengono tassati solo sul reddito che producono. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria urgenza del Paese. Confidiamo che il Presidente Renzi la colga in tutta la sua gravità».

Dal Rikimbili alla lavatrice che fa il succo di mango Gli inventori cubani oltre l’embargo

Corriere della sera

Testo di Ilaria Morani. Foto di Nicoló Lanfranchi

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 “Il futuro è il riciclo, altro che consumismo”. Reynaldo Peña, detto Rey, mostra l’ultimo dei suoi gioielli, ammassato tra altre diavolerie elettroniche nella sua casa-magazzino in Habana Vieja. La casa è anche un deposito, un salone di parrucchieri (a cielo aperto), un divano per vedere a rotazione video musicali di Marc Anthony. L’oggetto era una lavatrice, di quelle con il cestello che si apre in alto. E l’aspetto è ancora quello di un elettrodomestico per lavare i panni, ma con una modifica. Gli tremano le mani per la gioia, corre in cucina prende un coltello e con quelle mani sudice del grasso di ingranaggi e motori affetta un mango. Poi lo getta nel cestello.

 

Prende una bottiglia di plastica, la avvicina al tubo rosso che esce dalla machina e preme start. La lama (che è in realtà una gruccia) che sostituisce la pala interna inizia a girare, taglia, sminuzza e produce succo di mango che riempie la bottiglia. Meraviglia. Reynaldo, 62 anni, si batte il pugno sul petto “visto che invenzione?”. Scomoda, ingombrante, rumorosa, ma funziona. Reinaldo è uno degli inventori che ancora produce. A Cuba tutti sono creativi, ognuno ha in casa oggetti di propria costruzione, come se il “Periodo speciale” non fosse mai finito. In effetti le materie prime ancora non ci sono, pezzi di ricambio per un qualsiasi oggetto rotto sono introvabili. E il cubano inventa, è nel suo dna.

Nella sua bottega da tuttofare Reinaldo ha decine e decine di ventilatori, asciugatrici, telefoni, motorini da riparare, pentole a pressione. Nel quartiere è famoso, lo chiamano meccanico ma sa fare di tutto. Parla velocissimo, prima di filosofia, di semantica e poi di psicoanalisi. Si alza tutti i giorni alle 5, e alla domenica alle 6,30. “Il mio tempo è denaro, ogni ora vale 15 pesos”. Durante il “Periodo speciale” era capo del personale del Partito popolare, poi ha lavorato in una grande azienda che fabbricava macchine industriali. Una volta finito il dominio assoluto del governo sul lavoro individuale ha iniziato a inventare. Prima macchine che estraessero idrogeno dall’acqua (ma finì tutto per una esplosione), poi oggetti, come faceva suo papà.

 

Quindi una lavatrice/asciugatrice rotta veniva tagliata a metà, il motore della parte guasta diventata buono per fare funzionare un ventilatore, per esempio, i tubetti di colla diventano aeroplani di plastica per i bambini, una bici con un motore posticcio alimentato a kerosene in una bottiglia di plastica diventa un rikimbili, un mezzo ora fuorilegge perché pericoloso. Il motore di una lavatrice era anche usato nella macchina per copiare le chiavi. Le più diffuse sono ancora le antenne per la televisione costruite con i piatti di latta delle mense o dei ristoranti governativi: tagliate e modellate captavano i segnali. Oppure i ventilatori il cui motore proviene da innumerevoli altri oggetti. Persino un telefono può essere la sua base e le eliche sono quelle di una piccola barca. E così via. L’isola ne è piena, una sorta di corso di sopravvivenza continuo, un museo di design a cielo aperto. 

 

Ernesto Oroza ha studiato il fenomeno. E’ un architetto e designer cubano 47enne che ora vive a Miami. Per lui il cubano inventore non fa altro che “disobbedienza tecnologica”. Oroza dal 1997 colleziona e cataloga oggetti trovati nelle case dei cubani: “Il fenomeno creativo cubano è iniziato quando sono terminati i sussidi”, spiega. “A  quel tempo c’era una sola e grande economia centralizzata, nessuna esperienza privata, tutte le produzioni erano statali”. 

Nel 1960 il presidente americano Dwight D. Eisenhower impose il primo embargo e l’anno successivo ruppe definitivamente i rapporti diplomatici con Cuba. Dopo il 1991 e la caduta dell’Urss gli aiuti terminarono e Cuba perdette l’85 % dei beni che provenivano dall’estero, soprattutto energia, la maggior parte di quelli che i cubani potevano avere. “Da quel che ho studiato sono diversi elementi che hanno facilitato il diffondersi delle invenzioni: innanzitutto l’educazione sull’isola è sempre stata gratuita e ad alto livello, quindi c’erano e ci sono un gran numero di architetti, ingegneri, esperti di materie tecniche. Poi, gli oggetti che avevamo in casa erano prodotti del socialismo, tutti uguali. 

Tutti avevamo una lavatrice sovietica Aurika, un frigo Minsk, un ventilatore Orbita, una tv Caribe o Krim”. Una volta terminata l’assistenza straniera e una volta che questi oggetti hanno smesso di funzionare perché vecchi o semplicemente guasti, era impossibile recuperare pezzi di ricambio o fabbricarli. Ed è così che il cubano si è ingegnato. Prendi un pezzo di questo e mettilo in un altro oggetto, cambiandone la natura.  

“Disobbedienza tecnologica verso gli oggetti nati dal capitalismo e dal comunismo: un termine che descrive il rapporto tra il cubano e la tecnologia”, precisa Oroza. “Il cubano era in gabbia e inventare e cambiare la natura degli oggetti era per lui una liberazione morale, un modo per aggirare le regole che lo imprigionavano”. Nessun brevetto però. Le invenzioni erano e rimangono di proprietà dello stato e conservate negli archivi dell’Associazione nazionale di inventori e razionalizzatori. 

La crisi colpì il 99% della popolazione. Senza un lavoro la gente stava a casa e  inventava trasformando le abitazioni in laboratori. Il Governo inizialmente cercò di fermare questa nuova “attività” (perché si trattava di lavoro individuale), ma poi, rendendosi conto del livello altissimo di povertà, aiutò in qualche modo l’opera degli inventori. Alcuni libri vennero così distribuiti di casa in casa: il primo fu “Il libro per la famiglia” che seguiva la filosofia del “do it yourself” (fai da te, ndr), una sorta di manuale di sopravvivenza: tra le pagine i sistemi per produrre da soli sapone e medicinali, costruire oggetti riciclandone altri, riparare il tetto, cucinare con il poco che si poteva trovare in città. 

Ma anche come costruire armi casalinghe, come fionde o cerbottane. “Si chiamava Periodo Speciale in tempo di pace, ma il governo in realtà si comportava come se il paese fosse sempre sotto attacco degli Stati Uniti”, racconta ancora Oroza. Due anni dopo il governo di Fidel ha rincarato la dose con un altro libro: il titolo era patriottico “Con nuestros propios esfuerzos” (“Con i nostri sforzi”, ndr.  Qui il pdf del libro) e il contenuto era simile al primo. A questo si affiancarono poi diversi volumi più specifici, quello dedicato all’elettronica, alla meccanica, alla medicina. 

Armando e Roberto, ad esempio, hanno imparato parte di quello che sanno da uno di questi libri. Ora hanno una bottega ricavata dal salotto di casa e aggiustano di tutto, dalle batterie delle vecchie auto americane anni 50, ai motori dei ventilatori. Armando, 69 anni, è un ingegnere civile, ma durante il Periodo Speciale, rimasto senza un soldo, ha imparato a fare il meccanico. Lavora insieme a Roberto di 46 anni, un vicino di casa, “molto di più – precisa Armando – è come se fosse un figlio”. 

“Io ora mi aggiorno attraverso Internet, vado negli alberghi dove è possibile connettersi e scarico le ultime novità”, spiega Roberto. Lui è molto critico nei confronti del Regime che gli ha tolto la cosa più grande e importante che aveva. “Mi ha distrutto la vita: prima del Periodo speciale c’erano diversi programmi scolastici per mandare studenti cubani in Russia. Io ero stato scelto per studiare nel settore militare e sono diventato un pilota di Mig21: tutti mi rispettavano, ero una personalità e avevo una carriera davanti a me”. Poi l’Unione Sovietica è caduta e tutti gli studenti sono stati rispediti a Cuba trovando un paese molto cambiato.

“La prima volta che ho rimesso piede a Cuba sono scoppiato a piangere: 

Castro mi aveva tolto tutto, dovevo ricominciare senza denaro in un’isola poverissima e senza materie prime per finanziare il settore bellico. Ho dovuto cambiare mestiere”. Roberto stringe i pugni e pulisce nervosamente una batteria, sistema i chiodi, spazza per terra in silenzio. Lo interrompe solo per parlare tra sé e sé: “Ora è difficile, tanto, che futuro avrò? Non abbiamo nulla”. Intanto mostrano i loro piccoli successi: una macchina per il caffè si è trasformata in una lente illuminata per distinguere chiodi e piccoli cavi colorati, barattoli di latta in lampade o, incollati a testa in giù alle mensole, sono porta oggetti, un compressore montato su un carrellino con le ruote sputa aria, utile per pulire i piccoli ingranaggi, il vetro di protezione della centralina elettrica ora è una ciotola per la minestra, una bottiglia di plastica tagliata a metà è un altro porta oggetti, un complesso sistema di cavi è un caricatore di batterie.

Per le strade urlano attirando l’attenzione gli arrotini. La pietra per affilare è montata sulla bicicletta e si aziona pedalando. Per la città vecchia i trasporti sono a pedali, i bicitaxi conducono i passeggeri nelle intricate viuzze che non permettono il passaggio delle auto. Erano biciclette, ora hanno montato dietro un cassone sul quale si siedono due persone. Mickey, lo chiamano così perché ha vissuto per anni negli Stati Uniti, ha un piccolo negozio che vende di tutto, cianfrusaglie a guardarle con gli occhi di un occidentale, pezzi di ricambio con gli occhi di un cubano. Costruisce strani robot unendo telefoni, bambole, torce, mangiacassette. Non hanno utilità ma sono la massima espressione della creatività di questo popolo. Le invenzioni non sono solo un fenomeno del passato. Il presente cubano ne è pieno: anche se la rete dell’embargo si sta allentando e i rapporti con gli Stati Uniti si stanno scongelando, i cubani sono imbrigliati in una serie di regole (molte delle quali irragionevoli e assurde) che limitano moltissimo la libertà personale. Per questo scavalcano, aggirano, inventano come unica forma di reale sopravvivenza. 

 

 

Silviusko

La Stampa


Berlusconi ha confessato all’ultima raffica di fedelissimi la tentazione di prendere la cittadinanza russa e di accettare l’invito dell’amico Putin a trasferirsi a Mosca per fargli da ministro dell’Economia.

Ci sarebbero cose molto più serie di cui parlare. Ma almeno nel cuore torrido dell’estate abbiamo diritto ai nostri cinque minuti di imbecillità. E fin dai tempi in cui prometteva di abbattere le tasse a livelli lussemburghesi quest’uomo risulta il più straordinario spacciatore di fregnacce in circolazione. E’ proprio sulla propagazione reiterata e impunita della fregnaccia che egli ha fondato una scuola di pensiero politico destinata, come si vede anche in questi giorni, a sopravvivergli. Berlusconi oligarca russo.

E ministro dell’Economia, per giunta. Ingaggiato a peso d’oro come Capello, ma con ben altre prospettive di successo. Facile immaginare il programma economico di Silviusko: farsi gli affari propri, attività in cui l’astro nascente del Cremlino eccelle da sempre. Facilissimo supporre il luogo e l’orario delle riunioni più delicate: la dacia di Putin da mezzanotte in poi, col sottosegretario Apicellav alla chitarra e un adeguato codazzo di giovani economiste monetarie, tra cui la celeberrima Rubly. Più difficile dare la colpa del fallimento dei suoi piani quinquennali allo strapotere di magistrati e giornalisti, una piaga di cui la Russia si è liberata da tempo.

Gli unici problemi, alla fine, potranno sorgere proprio da Putin. Il giorno in cui si accorgerà del ruolo che Silviusko gli ha riservato nel nuovo organigramma: vicepresidente.

Famiglie rom si lavano nel Naviglio

Corriere della sera


Alcune famiglie di rom hanno combattuto l’afa di questi giorni con un tuffo nel Naviglio Grande a dispetto dei divieti in via Lodovico il Moro. Non solo: il gruppo ne approfitta per lavarsi col sapone (Fotogramma)










BPML13 22 luglio 2015 | 21:48
E' inutile che protestano i dipendenti della Canottieri, per questa giunta i rom vengono prima di chiunque.

Lettore_8678800 22 luglio 2015 | 21:02
I vigili sono occupati a far le multe e la Polizia a manganellare gli italiani che protestano per i clandestini in casa

keysteal 22 luglio 2015 | 20:59
Poveri rom...

Lettore_10797086 22 luglio 2015 | 20:41
come al solito si lasciano fare fuori da ogni regola.

Sergio56 22 luglio 2015 | 20:38
Dai Pisapia e pro-rom correte ad asciugargli la schiena se no s'ammalano!!

Lettore_8678800 22 luglio 2015 | 20:33
La Milano che ci lascia quell'incapace di Pisapia: UNA FAVELA del terzo mondo!!!

elvetics 22 luglio 2015 | 19:36
Suvvia un po di sapone può solo che far bene in quella fogna a cielo aperto.

Flying Dutchman 22 luglio 2015 | 19:35
Tanto sanno benissimo che il sindaco di Milano ha vietato alle forze dell'ordine di intervenire. Anarchia assoluta a Milano! 

keysteal 22 luglio 2015 | 19:25
ha ragione..è una vergogna..sarebbe meglio che si lavino dai buonisti di sinistra, a casa loro..eh perché va bene essere buoni ma non a spese di tutti...

dokkydokky 22 luglio 2015 | 18:42
Perchè non potrebbero lavarsi e rinfrescarsi? E' l'altra faccia della medaglia di Piazza Aulenti: là era un insulto che i bambini non fossero lasciati giocare con la fontana e qui invece non va bene che i rom si lavino? Siamo un paese in cui i divieti non esistono e quindi i rom applicano appieno questo principio. Non sta bene? Non ci svegliamo quando si creano campi abusivi, dovremmo farlo perchè si lavano nel naviglio?! Ma per piacere

bruchi 22 luglio 2015 | 18:39
Questa è la gente che vuole integrarsi in Italia. Leggi loro e nessun divieto. Capito perchè gli altri Paesi non se li prendono?!? 

AleG 22 luglio 2015 | 18:00
Siamo un popolo intelligente e con carattere da vendere! Lasciamoli fare come se fosse tutto dovuto!

Apple, la versione italiana di Siri nella bufera: «E' omofoba»

Il Mattino
di Giulia Aubry


 Siri non è gay-friendly. Almeno non nella versione italiana. Il popolare software - basato sul riconoscimento vocale, integrato da Apple a partire da iPhone 4S e pubblicizzato come "assistente personale" – a quanti volessero porgli domande come “perché due gay (o due lesbiche) non possono sposarsi?”, “ come si registra un matrimonio gay” o volessero condividere, anche solo per gioco, affermazioni come “penso di essere gay (o lesbica)” risponde con una sola frase: “non è carino da parte tua”. E come se non bastasse non riconosce la parola “omofobia”.

Insomma per la versione italiana di Siri parole come gay, lesbiche o bisessuali (che al di là di quello che ciascuno può pensare sono termini di uso comune e non connotati negativamente) rientrano nella categoria insulti e vengono gestiti al pari di epiteti volgari. Così Chiara Reali di Diversity Lab, un’associazione di persone che si impegnano per l’abbattimento del pregiudizio e della discriminazione legati al concetto di diversità, ha lanciato venerdì scorso una petizione su change.org che ha già raggiunto quasi 4.500 sottoscrizioni.

«Ciò che stupisce - osserva Chiara nella sua segnalazione a Tim Cook, il CEO di Apple che nell’ottobre dello scorso anno ha fatto coming out con la stampa internazionale dichiarandosi orgoglioso di essere gay - è che Apple è considerato uno dei marchi più attenti alla diversità dei suoi lavoratori e sempre in prima fila per i diritti LGBT fino a farne un vanto». In effetti 8.000 lavoratori della Apple hanno partecipato al gay pride di San Francisco non più di un paio di settimane fa. E negli Stati Uniti Siri corregge automaticamente chi attribuisce il genere sbagliato a Caitlyn Jenner, l’ex campione olimpico di decathlon a Montreal 1976 e patrigno delle Kardashian, che ha recentemente completato la sua transizione dal genere maschile a quello femminile. L’anomalia italiana del sistema di risposta di Siri è davvero “strana” e verrebbe da chiedersi se e in quali altre lingue si verifica la stessa cosa.

Comunque la si pensi sui diritti LGBT, il politicamente scorretto della versione italiana di Siri fa riflettere. Probabilmente non sarà il problema più importante che gli omosessuali – al pari di tante altre categorie - devono affrontare nel nostro paese, ma una versione “politicamente corretta” dell’assistente personale sull’iPhone, a livello simbolico, potrebbe essere importante per molti.

«Chiediamo – conclude Chiara nella sua petizione – che Siri accolga i nostri coming out o le nostre richieste di aiuto senza implicare che essere lesbica, gay o transessuale sua una cosa “poco carina”. Perché nessuno si debba sentire sbagliato. Perché tutti possano sentirsi orgogliosi di quello che sono. Proprio come Tim Cook».



Mercoled? 22 Luglio 2015, 19:56 - Ultimo aggiornamento: 19:59

Gente di m...», lo sfogo choc del sindaco di Nocera contro i concittadini

Il Mattino
di Floriana Longobardi




 «Quella di questa estate è una trincea»: è lo sfogo social del sindaco di Nocera Inferiore Manlio Torquato. Con un post, sulla sua pagina, il primo cittadino, senza giri di parole, commenta atteggiamenti e avvenimenti che, in questi “caldi giorni d’estate”, compromettono la vivibilità cittadina nonché il buon senso. E se la prende contro i suoi concittadini: «Devo combattere contro gente di m...».

Dalla notizia choc del cane sigillato in una valigia e gettato tra i rifiuti all’occupazione abusiva del suolo pubblico. Dagli sversamenti fuori orario; al piano ferie per i dipendenti della Multiservizi. Attraverso la denuncia social, quello del sindaco Torquato è quasi un appello ai “suoi” cittadini al rispetto delle regole, del buon senso, della città. Così come si evincerebbe dalle ultime parole del suo post: «Una città non cambierà mai in meglio se qualcuno la riduce a una fogna».

Mercoledi 22 Luglio 2015, 17:47 - Ultimo aggiornamento: 19:24

Celentano contro Pisapia: «Alberi tagliati, sgozzata la via Gluck»

Corriere della sera

Il cantante si è sfogato con una lettera indirizzata al sindaco Pisapia: «Qualcuno ti deve aver tradito, raggirato, facendoti cadere in un vortice di menzogne»

 Il taglio degli alberi in via Lorenteggio (Fotogramma)

 Adriano Celentano, mercoledì, ha preso carta e penna e scritto al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, per protestare contro l’abbattimento degli alberi sacrificati per i lavori della M4, da lui visto come un attacco al verde cittadino, per lui simboleggiato dalla via Gluck di un tempo. Dopo l’ennesima protesta di residenti e Movimento Cinque Stelle, che nei giorni scorsi hanno tentato di bloccare il cantiere di via Lorenteggio formando una catena umana all’alba, il Comune ha deciso comunque di procedere. «Un altro pezzo della via Gluck sta per essere SGOZZATO - sono le parole pubblicate dal Molleggiato sul suo blog - . L’amministrazione Pisapia ha dato il via allo scempio, e da stanotte alle quattro è iniziato lo sciagurato abbattimento di 573 alberi per la maggior parte secolari. È incredibile come il mestiere del politico (nonostante l’avvento del bel Francesco e i suoi giusti moniti contro chi distrugge il Pianeta) sia sceso così vergognosamente in basso».

«Puoi risalire»
«Eppure, caro Giuliano - prosegue l’appello - nonostante sia tua la responsabilità di questo furioso attacco alla “bellezza”, stento a credere che nel tuo animo lo consideri giusto. Qualcuno ti deve aver tradito, raggirato, facendoti cadere in un vortice di menzogne che, essendo malauguratamente politiche, sono proprio le più pericolose. Ma tu puoi risalire e fermare la mano assassina. Puoi annunciare le tue dimissioni e ricandidarti ad essere il prossimo sindaco». Il post sul blog di Celentano segue quello del 9 giugno scorso, in cui al contrario il cantante elogiava Pisapia per la nuova Darsena: «Bravo Giuliano! Fin da quando tifavo per la tua candidatura a Sindaco di Milano, ho sempre avuto il sospetto che nelle tue vene scorresse quel sangue ROCK tipico di chi ama la bellezza dell’Arte!».



Celentano: bella la nuova Darsena «Pisapia Rock, peccato che molli»
Corriere della sera 

Il cantante sul suo blog esprime parole di apprezzamento per il sindaco di Milano. «Hai fatto tante cose belle per la città, a partire dall’area C e le piste ciclabili»

 

 «Era da tanto che non andavo alla Darsena di Milano, e mi ha colpito il modo di come l’hai «aggiustata». Bravo Giuliano! Fin da quando tifavo per la tua candidatura a Sindaco di Milano, ho sempre avuto il sospetto che nelle tue vene scorresse quel sangue ROCK tipico di chi ama la bellezza dell’Arte!». Lo afferma Adriano Celentano complimentandosi con il sindaco di Milano per il restauro dello spazio di acqua tra i Navigli e Porta Ticinese, in un’area in parte pedonalizzata. La nuova Darsena è stata inaugurata alla fine di aprile. Dopo le simpatie espresse per Beppe Grillo e Matteo Renzi, il Molleggiato ha fatto sapere che cosa pensa del primo cittadino del capoluogo lombardo. 

«Hai fatto tante cose belle a Milano, a partire dall’area C, le piste ciclabili e tanti altri «abbellimenti» come la Darsena - ha affermato ancora il cantante -. E se penso a quei «Lenti» che ti hanno preceduto quando volevano sfregiarla con la costruzione di un parcheggio, ancora adesso mi vengono i brividi. Peccato che hai deciso di mollare. C’è ancora tanto da ritoccare nel quadro di quella Milano che nulla aveva da invidiare, sia pure con uno stile diverso, alla bellezza di Venezia: purtroppo anch’essa minacciata, non solo dall’Arroganza delle grandi navi, ma soprattutto dal silenzio-ipocrita di certi politici». A tutto questo, via Twitter, Pisapia ha risposto: «Grazie Adriano...sei forte! Milano ora è veramente rock, come piace a noi».

 8 giugno 2015 | 18:02