martedì 4 agosto 2015

Gli immigrati nelle case e gli italiani per strada

- Mar, 04/08/2015 - 18:52

A Como gli immigrati vengono accolti in strutture nuove di pacca destinate a senzatetto e famiglie italiane in difficoltà

Giampaolo, senzatetto sui sessanta di origini francesi, non si vedeva in stazione a Como da un po'. Tutti lo cercavano ma lui da qualche giorno non tornava a dormire.

 

"Adesso lavora con gli immigrati" dice qualcuno. Infatti lo troviamo nella sede della Caritas di Como, zainetto in spalla, occhi azzurri, lucido di testa e con un accento francese inconfondibile. Uomo di mondo, "credulone" come si definisce lui, che nella vita ha avuto la fortuna di studiare e lavorare. Papà finanziere e mamma impiegata in Posta a Como. Ha sempre dato lezioni di francese e ora che serve qualcuno per dialogare e assecondare i bisogni dei profughi, la sua presenza è diventa fondamentale.

Lo pagano 500 euro al mese, che si tiene stretto, anche se nella vita dice "non sono mai stato un buon risparmiatore". Lui fa le notti, ascolta le storie degli immigrati, le torture, le violenze subite, i mesi di prigionia e le traversate nel deserto. "La loro vita e' un po' trastullata come la mia, mi ritrovo molto" - confessa. Ma Giampaolo per loro cucina anche pesce, pasta riso e molti legumi. E quando dice di essere un senzatetto loro lo guardano con sospetto "quando dico che ho vissuto sui treni e dormito in stazione non mi credono, uno di loro dorme nel letto che era mio durante l'emergenza freddo".

Ma Giampaolo è un senzatetto speciale, perché per gli altri che come lui vivono la strada, la situazione, con l'arrivo degli immigrati, si è complicata. Qualche suo compagno di stazione se la prende con gli assistenti sociali, perché tutti vogliono far valere i propri diritti, anche se sono in mezzo a una strada per scelta o per necessità. Infatti, le strutture che sono state messe a disposizione da Comuni, Provincia e Prefettura, originariamente erano destinate a ospitare famiglie in difficoltà, padri separati, senza fissa dimora e italiani disagiati. Quella che ha destato più polemiche è l'ex-caserma di proprietà della Provincia di Como in via Borgovico, dove attualmente vivono un trentina di profughi provenienti da Costa D'avorio, Togo, Camerun e Nigeria. La consigliera regionale Daniela Maroni denuncia la situazione: 

"Va bene accogliere queste persone ma ricordiamoci che non sono tutti profughi, molti sono clandestini. Occorre sistemare i cittadini comaschi in difficoltà nelle strutture pensate per loro. Non si sta parlando di emergenza bensì di quotidianità perché gli arrivi in città continuano". Meno preoccupato sembra il sindaco della città, Mario Lucini, area Pd, che minimizza il problema sostenendo che la situazione e' sotto controllo, così come la gestione degli immigrati da parte delle cooperative. "Quello che preoccupa - sottolinea - sono i tempi di questa emergenza che continua e non si sa quando finirà". Ma se nelle strutture per i comaschi in difficoltà ci sono gli immigrati, dove vanno a finire le persone in emergenza abitativa? "Stiamo ristrutturando una struttura a Tavernola e poi ci sono i servizi sociali che valutano le varie situazioni". 

Eppure il numero di famiglie prossime alla sfratto in città sale a 2.500, come ci conferma il deputato leghista Nicola Molteni. Non si danno pace neppure gli abitanti di Lenno, in provincia di Como, dove gli immigrati sono accolti dal 2014 nell'Abbazia di Acquafredda, che ne ospita una sessantina. Non solo. Rimane in stand-by l'ipotesi di sistemare i prossimi arrivi nell'aula adiacente all'aula bunker del carcere del Bassone, ipotesi sospesa dal Prefetto che però potrebbe essere rivalutata nel caso di estrema emergenza. E non tutti quelli che arrivano intendono lasciare l'Italia. Come ci conferma Giampaolo, che capta i bisogni e le richieste degli immigrati, quelli provenienti da Nigeria, Camerun, Ghana, hanno intenzione di rimanere nel nostro bel paese, e rimarranno nelle strutture che già occupano in attesa di avere i documenti: "sempre più persone però - spiega il nostro mediatore- scappano dai loro paesi per problemi economici e non di guerra".

Camera: la commissione cancella i tetti agli stipendi dei commessi

Corriere della sera

Rimangono i tetti per i funzionari di alto livello. A rischio i risparmi

`Salta´ il tetto agli stipendi dei commessi di Montecitorio. La commissione giurisdizionale per la tutela dei dipendenti di Montecitorio ha bocciato la parte di delibera del 2014 sui tetti agli stipendi dei dipendenti della Camera relativa ai limiti introdotti agli i stipendi dei dipendenti di `livello più basso´, come i commessi, i documentaristi, e gli addetti al bar.
Risparmi a rischio
Se l’appello contro la sentenza della commissione - composta da deputati, quasi tutti del Pd - non ribalterà la decisione assunta, l’effetto sarà che mentre i funzionari di alto livello a fine carriera avranno uno stipendio lordo annuo pari a 240 mila euro, come prevede appunto la delibera del 2014, un documentarista a fine carriera avrà uno stipendio praticamente simile, pari cioè a 237 mila euro. Il che vuol dire che mentre per i consiglieri parlamentari - i funzionari di alto livello - non ci sarà più possibilità di aumentare il proprio stipendio con gli anni, ciò sarà ancora possibile per i dipendenti semplici, come ad esempio i commessi. L’altro effetto che potrebbe produrre la sentenza andrebbe a incidere direttamente sui risparmi calcolati nel bilancio della Camera: prima della sentenza i risparmi previsti erano pari a 60 milioni di euro in 4 anni. Gli effetti della sentenza produrrebbero una diminuzione a quota 13 milioni di euro.

4 agosto 2015 (modifica il 4 agosto 2015 | 19:46)

Vi racconto cosa fa un hacker"

Compra in India il farmaco contro l'epatite C: «Costa 700 euro, in Italia 74mila euro»

Il Mattino



NEW DELHI - Marco, 40enne trentino, ha l'epatite C. In Italia il farmaco per curare la malattia costa 74mila euro, una cifra troppo alta per l'uomo. Così Marco decide di andare a comprare la medicina in India, dove costa 700 euro. Una cifra più abbordabile e che può cambiargli la vita. Come riporta il quotidiano La Repubblica, quello del 40enne trentino sarebbe il primo caso italiano di turismo sanitario. Forma di turismo denunciata dal tribunale nazionale del malato: "Mentre le istituzioni decidono se e come curare più persone, i malati italiani di epatite C vanno in India, oppure a Hong Kong a procurarsi i farmaci a prezzi abbordabili".

Il farmaco è costituito dalla molecola sofosbuvir, sviluppata dalla casa farmaceutica americana Gilead e assicura una guarigione nel 90-95% dei casi.Come riporta Repubblica, il problema della medicina è che il prezzo al pubblico è di 74mila euro. Abbastanza per far sbancare il sistema sanitario nazionale, che lo scorso anno ha ammesso il farmaco nelle strutture pubbliche al prezzo "agevolato" di 37mila euro. Ma solo per i casi più gravi.

Marco invece è all'inizio della malattia. E si è ritrovato ultimo in lista d'attesa. Per questa ragione ha deciso di volare in India.

Marted? 4 Agosto 2015, 15:43 - Ultimo aggiornamento: 15:44

Luoghi di culto: tre aree su tre agli islamici. Ma sarà battaglia legale

Corriere della sera
di Alessandra Coppola Gianni Santucci 

Graduatorie provvisorie per la costruzione in tre spazi pubblici. I lotti solo a sigle islamiche, ma non è consentito. Escluso il centro di viale Jenner: torneremo in strada

 Un minareto a Milano, ecco come sarà la nuova moschea

 È la via «ambrosiana» alla moschea, un Albo delle religioni e un bando per la costruzione di luoghi di culto su tre aree pubbliche. Ma non è ancora chiaro se possa funzionare come modello per il resto d’Italia. «Un’innovazione assoluta», sottolinea l’assessore Pierfrancesco Majorino. Ma irta di incognite. Due moschee al massimo, era stabilito all’avvio della gara (non più di due spazi per ogni confessione). Ma all’apertura delle buste con le offerte economiche, ieri mattina, in cima alle graduatorie provvisorie per l’assegnazione dei tre lotti ci sono tre associazioni islamiche. Una di queste, con un punteggio inferiore alle altre, dovrà cedere il passo ai secondi classificati evangelici.

È il primo nodo. Ma ce n’è subito un secondo: la sigla bangladese che ha avuto la meglio nella gara per la ristrutturazione di antichi bagni pubblici fascisti ha un contenzioso aperto con il Comune (per un sottoscala adibito abusivamente a luogo di preghiera, è la contestazione). Saranno esclusi dalla graduatoria a vantaggio della Casa della Cultura di via Padova? 

 Terzo lotto, terzo problema. Se questo percorso amministrativo era stato creato faticosamente, negli anni, per «chiudere gli scantinati», come ha ribadito più volte l’amministrazione; se uno degli obiettivi apertamente dichiarati in quest’opera di «emersione» era l’Istituto di viale Jenner; ecco, l’area dell’ex Palasharp dove attualmente in un tendone pregano i fedeli di quel centro è andata a un altro gruppo, che fa riferimento al Caim, il Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano.
Dunque, «viale Jenner torna come dieci anni fa», riflette il presidente dell’Istituto, Abdel Hamid Shaari, con le immagini di centinaia di musulmani inginocchiati sui marciapiedi perché gli spazi adibiti a moschea ufficiosa sono troppo stretti. «Adesso si torna indietro - continua -, considerando che in questi anni ci sono state 52 preghiere del venerdì all’anno, e i 30 giorni del Ramadan...». Il rischio è che si ricominci a pregare in strada. 

Majorino sottolinea il buono che c’è nel progetto vincitore, firmato dall’archistar Italo Rota: «Uno spazio comune di preghiera tra uomini e donne». Ma non ignora che il Caim sconta in consiglio comunale molte «antipatie», accuse di scarsa trasparenza. E il risultato del bando dovrà passare in aula per il cambio di destinazione d’uso delle aree. In più, la prefettura sarà investita di un’istruttoria finale perché in stagione di terrorismo islamico, è ancora la linea del Comune, non bisogna tralasciare nessun tipo di controllo. 

A partire dalle verifiche sulla provenienza dei finanziamenti. È un fatto che il Caim (che raggruppa più associazioni a Milano, compresi i bangladesi e fino all’anno scorso anche l’Istituto di viale Jenner) mostri una capacità di organizzazione e di raccolta fondi superiore agli altri. «Rispettiamo tutte le norme italiane sulla tracciabilità e la trasparenza», ripete il portavoce, Davide Piccardo, perché dagli ex soci o dalla comunità ebraica o dall’opposizione di centrodestra in Comune è un fuoco costante di sospetti. 

Del progetto firmato da Italo Rota si sa che è ispirato alle moschee delle origini, che sarà poco simile alle immagini consuete di cupole e minareti, che sarà al contrario molto verde e arioso, costruito a partire dal confronto con l’associazione milanese di donne musulmane. Si sa anche, però, che non costerà meno di dieci milioni, che tengono conto anche dell’abbattimento della vecchia tensostruttura e del ripristino dell’adiacente giardino. Sulla provenienza dei soldi, quasi la metà verrebbero da enti pubblici e fondazioni private anche dall’estero. Dal Qatar, dal Kuwait e dalla Turchia, in particolare. Per il resto sarebbero raccolti tra organizzazioni sul territorio, qualche privato più pesante. Dal punto di vista del bando, qualunque sia la valutazione politica, sono carte in regola.
4 agosto 2015 | 08:46

R-egalité

La Stampa


A distanza di secoli dalla gloriosa Rivoluzione il rapporto dei francesi con i re non sembra molto migliorato. Appena il monarca saudita Salman è sbarcato in Costa Azzurra con i propri cari (mille persone del seguito) e ha chiesto di transennare una spiaggia pubblica che aveva avuto l’ardire di trovarsi nei pressi della sua villetta grande come il Molise, i cittadini e i politici locali sono insorti, raccogliendo in pochi giorni centocinquantamila firme che ieri lo hanno indotto a sloggiare.

Ho il sospetto che poche decine di chilometri più a Est le cose sarebbero andate diversamente. L’idea che un miliardario si fosse impadronito di uno spazio pubblico non avrebbe indignato nessuno. In Italia «pubblico» non significa «di tutti», ma «del primo che ci mette sopra le mani». Lungi dal cacciare il prepotente, avremmo solo cercato il modo di approfittarne. Ristoranti improvvisati da diecimila euro a coperto sarebbero sorti nei pressi della villa per sfamare le truppe vacanziere saudite.

E il popolo estromesso dalla spiaggia sarebbe stato ben felice di andare in visita ai luoghi proibiti su appositi pedalò muniti di macchine spara-selfie. Sarebbero sorti baracchini abusivi per vendere le magliette del re, i burqa delle favorite e il famoso panino Salman, un kebab scongelato ripieno di carne scaduta. Il re, commosso, si sarebbe affacciato da un balcone della villa per lanciare petali di rosa e azioni della compagnia petrolifera di famiglia, e i giornali avrebbero sciolto inni alla sua simpatia democratica. Del resto ciascun Paese ha le sue tradizioni: noi il balcone e i francesi la ghigliottina. 

L’Italia NON è un Paese islamico

Nino Spirlì


In questa terra – santa – c’è nato Francesco d’Assisi, e anche Caterina da Siena, Benedetto da Norcia, Chiara d’Assisi, Rita da Cascia, Tommaso d’Aquino, Pio da Pietrelcina, Giovanni XXIII, … … … fino ad arrivare alla “Radio dell’Aldilà” Natuzza Evolo…
Pietro e Paolo scelsero l’Italia e Roma per continuare l’Opera del maestro.
E Roma scelse CRISTO per Fede.

Mi turba e mi sconvolge questa folle corsa verso l’affratellamento forzato con chi mio fratello non vuole essere. Con chi, quotidianamente, minuto dopo minuto, manifesta un odio irreversibile verso tutta la mia Storia e la mia Cultura. Con chi piscia sulle maestose opere d’Arte dell’Occidente progredito e libero. Con chi mi invade cercando di cacciarmi fuori dalla mia terra. Con chi non mi concede in casa sua  la stessa libertà che pretende in casa mia. Con chi pretende di farmi tornare indietro di mille anni, quando i mori sbarcavano col sangue agli occhi sulle mie spiagge per violentare e ammazzare.

africanifuga

Mi fa pensare questa invasione contraddittoria fatta da maschi giovani e forti che “scappano dalle guerre” lasciando in mano al “nemico” donne, vecchi e bambini. Ai miei tempi, la gioventù temeraria combatteva proprio per difendere casa e famiglia.
Infine, mi rompe i maroni la finta bontà di certo marciume sociale e morale che, pur di passare per santo o giusto, sta consegnando martiri a cotanti carnefici.
Assassini, stupratori e drogati ce n’è ovunque, ma è innegabile che i peggiori crimini, oggi, non parlino italiano.
Dobbiamo consegnare le gole alla lama ogni volta che usciamo di casa, sperando che non sia il nostro turno, o possiamo contare su leggi restrittive e che garantiscano la sicurezza e la tranquillità?

migranti

Fermare gli sbarchi e rimandare i clandestini nei loro Paesi non è peccato: è sacrosanto!

Il peccato, mortale, è consegnare un Paese libero alla tirannia. Soprattutto a quella fanatica e macellaia.

Fra me e me. Perché Cristo non sia crocifisso due volte.