martedì 18 agosto 2015

Il Papa predica un mondo che non c'è

Piero Ostellino - Lun, 17/08/2015 - 16:53

Bergoglio se ne frega dei costi dell'accoglienza. La politica non può perché deve rispondere all'etica della responsabilità


Ciò che separa la predicazione pontificia della «dottrina dell'accoglienza» (degli immigrati) dalle istituzioni pubbliche italiane, apparentemente sorde a tale dottrina, si chiama etica della responsabilità.

È, cioè, il calcolo dei costi economici e sociali che le istituzioni fanno dell'adesione alla dottrina dell'accoglienza e, al tempo stesso, la constatazione dell'indifferenza del Papa per tali costi.Papa Francesco se ne frega dei costi perché proietta apparentemente la remunerazione morale dell'adesione alla dottrina in quella entità metafisica che chiamiamo Paradiso.

Le istituzioni pubbliche non posso fregarsene perché a fondamento della politica c'è, appunto, l'etica della responsabilità, il laico e realistico calcolo delle conseguenze delle proprie azioni. È, inoltre, perfettamente inutile che alcuni laici invitino la Chiesa a farsi carico dell'immigrazione accogliendola, ad esempio, nei giardini vaticani, perché, nella fattispecie, la Chiesa ragiona esattamente come le istituzioni pubbliche, cioè non prende neppure in considerazione la provocazione perché ne calcola i costi e non li vuole affrontare.

Il Papa dovrebbe sapere che non può chiedere alla politica di non tenere conto del fondamento morale sul quale essa si fonda e che si chiama etica della responsabilità, cioè il calcolo delle conseguenze di ogni propria azione, se non vuole passare, agli occhi di chi fa politica, come un cinico opportunista. La separazione fra la predicazione pontificia della dottrina dell'accoglienza (degli immigrati) e il realismo delle istituzioni pubbliche segnala la distanza che corre fra questo pontificato e la realtà effettuale. Il mondo è quello che è, ed è perfettamente inutile, per non dire concettualmente disonesto, che Papa Francesco ne immagini uno che non c'è e faccia carico alla politica di non tenerne conto.

L'accusa pontificia alle istituzioni pubbliche allontana la Chiesa dagli stessi credenti che vivono la loro fede come cittadini dello Stato moderno e interpretano le parole del Papa come una manifestazione di disonestà e di opportunismo intellettuali; è, in buona sostanza, un errore che il Papa commette ignorando il mondo come è, predicandone uno che non c'è e in nome del quale accusa poi la politica di non tenerne conto. Non è solo una questione di linguaggio. È una questione di sostanza che distingue la Chiesa dallo Stato, laico e contemporaneo. La politica non può abdicare all'etica della responsabilità senza rinnegare se stessa e la prova la offre la stessa Chiesa quando fa orecchie da mercante ai laici che la invitano a farsi carico dell'immigrazione ospitandola nelle proprie sedi, come, ad esempio, i giardini vaticani.

La Chiesa, di fronte alla provocazione, reagisce esattamente come fanno le istituzioni politiche - rivelando di essere essa stessa una istituzione politica. Ne calcola i costi e la ignora... C'è, dunque, una buona dose di ingenuità, da parte dei laici che invitano la Chiesa a fare ciò che essa predica. Ingenuità che rivela l'incapacità di capire che la Chiesa è essa stessa, secolarmente, un'istituzione politica; la quale fa i conti fra ciò che le conviene e ciò che le costa e si comporta di conseguenza. Ecco perché bisogna saper distinguere fra la predicazione di Cristo e i comportamenti terreni della Chiesa, che di quelli si fa forte solo nei confronti degli altri e non affatto di se stessa...

Qui, siamo, che piaccia o no ai credenti, su un terreno storico e politico sul quale anche la Chiesa opera nei propri interessi istituzionali. Ecco perché occorre distinguere fra il messaggio di Cristo - che è parola di pietà e di redenzione - e la predicazione della Chiesa, che non è molto distante dai comportamenti di ogni istituzione politica. Un antico proverbio popolare - che rivela una buona dose di verità - suggerisce di fare come il prete dice, non come il prete fa. Non dico lo si debba seguire alla lettera, ma tenerne realisticamente conto non sarebbe poi tanto sbagliato.

piero.ostellino@ilgiornale.it

Italiano senza casa morto in auto. L'urlo sul web: "Governo e Vescovi aiutano solo gli immigrati"

Claudio Cartaldo - Mar, 18/08/2015 - 16:47

A Montelabbate, il 59enne era rimasto senza tetto da un anno. Sul web un video per protestare contro i Vescovi: "Prendetevi cura prima degli italiani"


Ha esalato l'ultimo respiro l'11 agosto. Severino Pozzalo, nel silenzio e abbandonato dalle istituzioni che avrebbero dovuto aiutarlo.



Un uomo italiano di 59 anni è stato trovato nell'abitacolo della sua auto senza vita.
Quell'auto che era diventata la sua casa a Montelabbate (Pesaro). Un decesso per cause naturali, dopo una vita costellata da disoccupazione, la separazione e da un anno anche dall'assenza di un letto dove dormire.

Non voleva sostegni dal Comune. Forse per orgoglio. Eppure da tempo nessuno si è attivato prontamente per aiutarlo, nonostante la sua situazione fossa a conoscenza dei servizi sociali. Chissà se fosse stato un profugo, lo avrebbero messo un centro di accoglienza.

E' quello che pensano gli amici e gli abitanti di Montelabbate, che nei giorni scorsi hanno fatto girare un video su Facebook in cui accusano il governo e la Chiesa di dare maggiori attenzioni agli immigrati che agli italiani. "Questa vicenda grida vendetta. Ha vissuto per un anno abbandonato dalle istituzioni. Se sei italiano sei discriminato - ha detto in un video-denuncia il portavoce del Movimento popolare "Lega Italica", Davide Fabbri - Mi rivolgo al cardinale (Galantino, NdR) che dice che vogliamo raccogliere voti sulla pelle dei migranti. Ma non è vero: noi italiani chiediamo solo rispetto". Poi aggiunge: "La Chiesa non pensa ai parrocchiani che gli sono vicini, ai disoccupati"

Dalla morte di Severino Pozzalo lascia solo una domanda in bocca: perché nessuno pensa prima agli italiani?

Il monsignore come la Boldrini: "Gli immigrati ci arricchiscono economicamente e culturalmente"

Sergio Rame - Mar, 18/08/2015 - 10:25

L'arcivescovo di Monreale difende i principi dell'accoglienza: "L’unica maniera umana di accoglierli è integrarli sul territorio"


"L’immigrato è un essere umano da accogliere e contribuisce ad arricchirci economicamente, culturalmente e religiosamente".

Monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, parte da questa convinzione per difendere i principi dell'accoglienza e accusare il governo Renzi di far poco e male per le decine di migliaia di clandestini che sbarcano sulle coste italiane. "Mancano politiche di accoglienza e integrazione - spiega in una intervista alla Stampa - l'unica maniera umana di accoglierli è integrarli sul territorio, attraverso strutture piccole, a misura d’uomo".

"Nei centri in cui vengono ammassati migliaia di profughi è impossibile andare incontro ai bisogni di ciascuno", dice monsignor Pennisi invitando il governo a garantire a ogni disperato che sbarca in Italia "un percorso personalizzato con borse lavoro, tirocini formativi, corsi di italiano e ricongiungimenti familiari". "Se ognuno fa qualcosa - dice - allora possiamo fare molto". E chiede di cambiare il regolamento di Dublino, estendere ai profughi la copertura assicurativa dei lavori socialmente utili e affidare alle famiglie italiane i minori non accompagnati.  

"Non sfruttamento di manodopera, ma impiego a favore della collettività - continua - i profughi vogliono lavorare ma le norme lo impediscono". Eppure, osserva ancora Pennisi, "basta l’ordinanza di un sindaco per consentire ai profughi di lavorare".

"L’immigrato è un essere umano da accogliere e contribuisce ad arricchirci economicamente, culturalmente e religiosamente - insiste l'arcivescovo di Monreale nell'intervista alla Stampa - non è un fenomeno straordinario e temporaneo, dobbiamo farci i conti ogni giorno". E invoca maggiore buon senso e meno misure emergenziali: "Dobbiamo guardarci dal cinismo di chi pensa di approfittare delle sventure altrui per fare affari".

A speculare sono "immobiliaristi, cooperative legate a personaggi politici, fornitori di servizi, alberghi che ospitano immigrati. Hanno vantaggi economici, senza preoccuparsi della qualità della vita degli immigrati", prosegue il monsignore. "In megastrutture come il Cara di Mineo è impossibile l’integrazione - conclude - invece ci sono famiglie disposte ad accogliere i minori non accompagnati dando loro assistenza sanitaria e inserimento scolastico e sociale".

Non sa dire perché ha sfigurato il suo ex. E le dareste un bebè?

Vittorio Feltri - Mar, 18/08/2015 - 15:41

Non si poteva correre il rischio che la detenuta, avendo compiuto lo scempio che sappiamo con l'acido, potesse fare più male che bene al suo figlioletto


Ieri il nostro Renato Farina ha trattato da par suo la vicenda di Martina Levato, che senza un motivo accertato sbatté (con la complicità del moroso) un bel po' di acido in faccia a un ragazzo, sfregiandolo.
Processata e condannata a 14 anni di reclusione, la giovane donna, incinta all'epoca in cui commise il delitto, ha appena partorito un bimbo al quale è stato imposto il nome di Achille. Cose che succedono, per fortuna non spesso.

Il problema è che il bimbo, non appena nato, è stato allontanato dalla madre per decisione dei giudici, e da ora in poi sarà adottabile da una famiglia idonea. Giusto? Sbagliato? Secondo Farina e molti altri è un errore. Peggio, un'infame crudeltà, perché una mamma e la sua creatura sono uniti da un vincolo non solo naturale (pertanto inviolabile), ma addirittura sacro: un legame che consente al piccolo di assorbire, attraverso il latte materno, energie vitali che incidono sulla sua psicologia.

Su questo aspetto non mi dilungo: tutti sanno, infatti, quale sia il significato profondo della procreazione, perfino negli animali. Cosicché è ovvio che susciti impressione e pena il distacco di Achille da colei che lo ha dato alla luce. Ma se il cuore si oppone, anzi, si ribella davanti a questo caso, la ragione ci dice che non era lecito agire diversamente da come la magistratura ha decretato, tenendo soprattutto conto dell'interesse dell'erede. Parliamoci chiaro, senza ipocrisie: chi affiderebbe un bebè a una donna che ha rovinato gratuitamente l'esistenza a un giovanotto (20 anni) e che, su precisa richiesta dei rappresentanti della giustizia («perché lo ha fatto?»), non ha saputo aprire bocca?

Una persona così non garantisce l'equilibrio necessario per allevare un bambino, assicurando di non nuocergli. Di sicuro Achille meritava di crescere assaporando il nutrimento (e ricevendo le cure) della mamma, ma non di Martina, che ha dimostrato di non avere una coscienza registrata su una moralità accettabile. In determinate circostanze, è fatale scegliere il male minore e tentare di regalare un destino privo di rischi al neonato.

Non credo che i giudici abbiano assunto simile provvedimento con freddezza e cinismo, ma optato per la separazione solo ed esclusivamente allo scopo di non correre il rischio che la detenuta, avendo compiuto lo scempio che sappiamo, potesse fare più male che bene al suo figlioletto. Ha prevalso in loro la prudenza sui sentimenti. Nella fattispecie, i magistrati non avevano un'alternativa che non fosse azzardata. Auguriamo ad Achille un futuro sereno, e a Martina di rientrare in senno.

Se Galantino è un piazzista "da sacrestia"

Vittorio Feltri - Lun, 17/08/2015 - 22:38

Conciato com'è, il nostro Paese, nonostante l'ottimismo fatuo di Matteo Renzi, non essendo all'altezza di provvedere ai propri cittadini più sfortunati, non lo è neppure di assistere gli extracomunitari che bussano alle sue porte


Nunzio Galantino è un nome che abbiamo imparato di recente. Trattasi di un vescovo sconosciuto fino a quando non è diventato segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana). Al grande pubblico egli si è segnalato alcuni giorni orsono, avendo attaccato brutalmente sia il nostro governo sia i politici (definiti «piazzisti da bar») contrari all'immigrazione incontrollata, per esempio Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Tutte le opinioni sono lecite, anche quella di Galantino, cui ovviamente riconosciamo il diritto di manifestare i propri pensieri. Persino questo: bisogna accogliere tutti i disperati che per vari motivi abbandonano la loro patria allo scopo di sfuggire alla miseria e alle persecuzioni di regimi autoritari, e che intendono trovare qui una vita migliore.

Pensiero nobile, cristiano e apprezzabile sotto il profilo umano. Il modo in cui è stato espresso - abbastanza volgare - non è, invece, altrettanto nobile; anzi, è assai scorretto, direi irritante. Forse monsignor Galantino dovrebbe ripassarsi il Concordato (ideato da Benito Mussolini e rinfrescato da Bettino Craxi) nel quale, grosso modo, è scritto che i preti hanno facoltà di predicare ciò che vogliono, ma non sono autorizzati a interferire nelle questioni di Stato italiane. Ma questo è solo un consiglio gratuito che diamo volentieri al vescovo senza la pretesa che lo ascolti.

Ciò che, viceversa, impone una spiegazione - visto che egli la sa tanto lunga - è come potremmo fare, e con quali mezzi, a ospitare gioiosamente centinaia di migliaia di stranieri bisognosi di soccorso, vitto, alloggio, e magari argent de poche . Sappiamo anche noi: il fenomeno della migrazione dei popoli è sempre esistito e sempre esisterà, dato che il mondo cambia forme di cattiveria, ma non cessa mai di essere cattivo, mentre i cristiani hanno (avrebbero) l'obbligo di essere solidali con i sofferenti, cercando di nutrirli e di alleviarne i disagi fisici e psicologici.

Il Vangelo parla chiaro, però trascura di indicarci - come del resto Galantino - quale sia il modo di moltiplicare i pesci, cioè i soldi in misura sufficiente a soddisfare le esigenze primarie e secondarie dei richiedenti asilo.È probabile che sua eccellenza, vivendo in una dimora adeguata al proprio rango, ignori che i connazionali attraversano, causa la nota crisi, un momento di enormi difficoltà: disoccupazione, economia zoppicante, debito pubblico insanabile, consumi in ribasso, produzione industriale in calo. Cosicché la informiamo noi, sforzandoci di essere sintetici al massimo: l'Italia è in bolletta marcia. Pertanto non è in grado di pagare gli arretrati delle pensioni decurtate illegittimamente da Mario Monti, di fornire un tetto a coloro che campano in auto o in tenda, di foraggiare il welfare e di investire in infrastrutture e servizi.

Conciato com'è, il nostro Paese, nonostante l'ottimismo fatuo di Matteo Renzi, non essendo all'altezza di provvedere ai propri cittadini più sfortunati, non lo è neppure di assistere gli extracomunitari che bussano alle sue porte.Non è un concetto complicato, lo capisce chiunque e immagino sia alla portata anche del segretario generale della Cei. Se egli però, a differenza di noi comuni mortali, fosse in possesso di una magica formula finalizzata a trasformarci da poveri cristi in signori abbienti, lo pregheremmo di rendercene partecipi. Nel qual caso gli garantiremmo di obbedire alle sue esortazioni circa l'opportunità di accogliere tutti. Se poi volesse anche suggerirci un sistema per allargare i confini del nostro territorio, permettendoci di dare spazio ai nuovi venuti, gliene saremmo grati.

Infatti lo avvertiamo che, non essendo agevolmente praticabile la compenetrazione dei solidi, sarà arduo trasferire mezza Africa e mezzo Vicino Oriente in Italia, stivale stretto e montuoso.

In mancanza di una risposta, saremo costretti a ribaltare le sue accuse e a considerare Galantino un «piazzista da sacrestia».