lunedì 7 settembre 2015

Caro Renzi, sono una bestia. E ne sono fiero

Francesco Maria Del Vigo

Sono una bestia. Mi era già capitato che me lo dicesse qualcuno, ma in altri contesti e per altri motivi. Adesso che me lo ha detto il presidente del Consiglio è ufficiale, ne prendano nota anche gli animalisti e quelli del Wwf. Va a finire che in quanto appartenente al regno animale avrò anche più vantaggi che come essere umano. Sicuramente più che come italiano. Magari sono anche esentasse.

Sì, sono una bestia e me ne vanto. Meglio essere una generica bestia che essere sciacallo. Che pur sempre bestia è, ma tra le peggiori, quelle che si nutrono di cadaveri. Perché oggi Renzi, nel suo lungo e sudato comizio alla festa dell’Unità ai giardini Montanelli (che è come organizzare il festival anticlericale a San Pietro), lo ha detto chiaro e tondo: “Non c’è Pd contro le destre, ma umani contro bestie”. Insomma se non sei del Pd sei una bestia. Anzi, se sei di destra sei una bestia. Altro che emergenza cinghiali, abbiamo scoperto che in Italia ci sono decine di milioni di bestie. Ditelo alla Protezione Civile.

Il tutto corroborato dall’ostensione delle slide, tipiche dell’era renziana, che, in questa occasione, erano le immagini di Aylan, il bambino morto nel mare greco. Il caro leader, coi sondaggi a picco, per raccattare due voti non esita a sfruttare l’immagine di una tragedia. Hugh Hefner a confronto ha una moralità superiore agli stampatori della Bibbia. Prima esibiva i grafici del pil, ora i morti. Mala tempora currunt, anche al Nazareno. Uno sciacallo, insomma.

Come tanti altri, come molte delle anime belle che in questi giorni si sono abbandonati a riflessioni onanistiche sulla pubblicazione della sopraccitata immagine (pubblicazione sacrosanta). Se avete un antiemetico a portata di mano leggetevi il pezzo di Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, sulla foto di Aylan (se non ne trovate uno a portata di mano vi anticipo il titolo: “Perché una foto ha sconfitto Salvini”). Perché tutto fa brodo, anche i cadaveri di pochi chili, per fare propaganda politica. Tutto è lecito. Certo, se la boiata la fa un giornalista è un conto.

Siamo tutti liberi di scrivere sciocchezze. Ma se lo dice un politico che, oltre a essere il leader del Pd, è anche il presidente del Consiglio, cambia tutto. Perché Renzi dovrebbe essere anche il mio presidente, anche se sono una bestia. Non solo quello degli “umani” di sinistra. E il comizio milanese di Renzi è stato il punto più basso della sua breve e vincente parabola politica.

Lo dice uno che non si può ascrivere alla lista degli antirenziani doc: più volte su questo blog ho difeso le sue rottamazioni, la carica – ormai persa – di innovazione, la sua insofferenza all’etichetta sclerotizzata della politica, il suo spirito pop. Ma questo è un Renzi snob e razzista, così vecchio che a confronto Mattarella sembra Fedez, un Renzi che chiama “compagni” i suoi colleghi del Pd e che nel tentativo di recuperare due vecchi arnesi di sinistra in libera uscita tira pure in ballo il 25 aprile e la Resistenza, come un Bersani qualunque.

Sono una bestia e sono fiero di esserla. Criticare l’immigrazione clandestina, affermare che non c’è posto per tutti, dire che i morti dei barconi sono vittime del buonismo e di chi li illude, difendere gli interessi degli italiani, denunciare il business dell’accoglienza, ricordare che questa ondata migratoria trasformerà per sempre il volto del nostro Continente, smascherare l’ipocrisia di chi spalanca le porte senza coscienza delle nostre reali possibilità di accoglienza, ricordare che la stupida politica contro Assad è stata controproducente e affermare che non tutte le culture possono convivere è da bestia?

Allora barrisco, nitrisco, raglio, abbaio, miagolo, ruggisco, grufolo. Sono una bestia e ne sono fiero: perché non ne posso più dell’ipocrisia e del razzismo di sinistra, di questa superiorità morale, di questo apartheid ideologico, di questo ricatto del politicamente corretto. Sono una bestia ma senza guinzaglio, caro Matteo. Tu probabilmente vorresti mandarmi allo zoo. Ma se continui così è più facile che tu finisca al circo. A fare il clown.

Cosa c’è dietro “la foto che sconvolge il mondo”

Marcello Foa

Molti lettori mi hanno scritto chiedendomi cosa ci fosse dietro le sconvolgenti foto del piccolo Aylan. Sospettano un’operazione di spin e chiedono il mio parere in quanto docente di comunicazione ed esperto di spin e manipolazione mediatica, oltre che ovviamente di giornalista. Complice qualche ora insonne questa notte, ho cercato di ricostruire cos’è successo.

Sono partito ovviamente dal fatto. Incontestabile. La barca si è rovesciata, oltre al piccolo Aylan sono morti il fratello maggiore e la madre, il cui corpo è trovato a 150 miglia da Bodrun.

Chi ha scoperto il corpo del piccolo? La fotografa Nilufer Demir, che lavora per l’agenzia turca Dogan News Agency e copre la zona delle spiagge di Bodrun. Intervistata da Le Monde ha spiegato cos’è successo. Da Bodrun partono migliaia di immigrati clandestini che cercano di raggiungere l’isola greca di Kos, i fotografi della regione ogni mattina alle 6, a turno, si recano nei 2-3 punti sulla costa da dove cercano di fuggire i disperati. Quel mattino toccava a Nilufer:

C’era un gruppo di pakistani a un certo punto abbiamo visto che c’era qualcosa sulla spiaggia a zoo metri, ci siamo avvicinati e abbiamo visto che era il corpo di un bambino. Abbiamo capito che non c’era più nulla da fare
ayaln foto reporter

A quel punto è scattato il “cinismo umanitario” tipico della nostra professione. Seppur “sconvolta” ha iniziato a scattare foto, immortalando anche l’immagine della guardia che raccoglie il corpo del piccolo. Nessuna manipolazione, dunque. Tutto vero. Ma la fotografa per sua stessa ammissione
non immaginava che quelle immagini avrebbero avuto un impatto così forte sull’opinione pubblica mondiale
Ed è qui che l’analisi si fa interessante. Effettivamente, quelle foto, per quanto sconvolgenti, sarebbero potute passare nel flusso delle migliaia di foto che appaiono sui monitor delle redazioni. Come hanno già rilevato alcuni commentatori le agenzie diffondono immagini altrettanto e talvolta anche più sconvolgenti, che però non suscitano emozioni collettive e talvolta non vengono nemmeno pubblicate.

Quel che che conta è l’enfasi con cui viene data una notizia o in questo caso diffusa una foto. E l’enfasi l’ha data il giornale britannico The Independent perché
fra le tanti superficiali parole sulla “crisi dei migranti” è troppo facile dimenticare la realtà della situazione disperata di molti rifugiati
Insomma, lo scopo è di scuotere le coscienze. The Independent è un giornale ormai marginale, ma ben presente online, di sinistra ed è impegnato in una campagna contro il governo Cameron “che chiude le frontiere”. Dice espressamente quel che l’opinione pubblica progressista e la maggior parte dei media già pensano, sublima un sentimento che sta raggiungendo il climax.

Quella non è più una foto qualunque diventa la foto della denuncia, dell’indignazione. Perché parla al cuore, più che alla mente. Il grande pubblico non segue le cronache internazionali, non capisce le cause della crisi, non immagina le responsabilità ultime (vero, presidente Obama?), è spaventato dagli orrori dell’Isis. Oscillava tra la compassione per quei disperati e la paura di essere invasi dai rifugiati.

media alyan

Quella foto, e soprattutto l’interpretazione data dall’Independent, vengono ripresi nell’arco di pochi minuti da tutti i grandi media: la Bbc, Repubblica, Corriere, Cnn, Le Monde eccetera pubblicano sui siti la “foto che sconvolge il mondo”, assieme ad editoriali che evidenziano l’egoismo dell’Occidente in cui, con grande, collettivo coraggio, attaccano i politici europei, facendo leva sul senso di colpa.

Quella foto segna definitivamente un frame spostando il giudizio dell’opinione pubblica: chi non vuole accettare gli immigrati è un uomo insensibile, crudele incapace di capire quel dramma. Il piccolo Aylan diventa il simbolo di tutti gli immigrati. 

Anche di quelli che si incamminano sull’autostrada ungherese costringendo Austria e Germania a cedere e ad aprire le frontiere.

Bingo. Non c’è stata manipolazione diretta dei media, lo spin è stato indiretto, per mesi i media e le organizzazioni umanitarie hanno “arato il terreno dell’opinione pubblica” per rimuovere le resistenze e indurla ad accettare i rifugiati. Quella foto è drammatica, sconvolgente, davvero casuale. E nella sua casualità straordinariamente propizia.

State certi che le immagini dei piccoli uccisi in altre zone del mondo non produrranno lo stesso effetto. Perché non sostenute da uno spin collettivo, lo spin che prepara, lo spin che indirizza.

Immigrati, l'Onu agli italiani: "Versate 15mila euro a testa"

Sergio Rame - Lun, 07/09/2015 - 17:53

L'emergenza immigrazione sta lasciando all'asciutto le agenzie umanitarie dell'Onu. Colpa anche dei continui sprechi dell'organizzazione. Così l'Unhcr si mette a fare la questua agli italiani milionari: "Donate 15mila euro a testa per assistere i migranti"



Le organizzazioni delle Nazioni Unite non sono più in grado di soddisfare i bisogni di milioni di persone, mentre l’emergenza continua a crescere, in Medio Oriente, Africa ed Europa.
Tanto che, oggi, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha lanciato ai circa 219mila italiani che possiedono un patrimonio superiore al milione di euro un appello affinché si facciano carico dei conti degli immigrati sbarcati in Italia nell'ultimo anno.  

"Se appena l’1% dei milionari italiani donasse 15.000 euro - si legge nell'appello - l’Unhcr disporrebbe di fondi sufficienti per assistere 22.000 famiglie siriane, riducendo il rischio che migliaia di bambini finiscano nella rete dei trafficanti di esseri umani".

Conti in rosso, sprechi certificati e interventi inutili. Le Nazioni Unite affondano e non riescono a intervenure concretamente in quella che è la maggiore emergenza migratori degli ultimi anni. Secondo l’alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, "i bugdet (delle agenzie umanitarie, ndr) non possono essere paragonati con la crescita dei bisogni".  

"I nostri introiti nel 2015 saranno circa 10% in meno rispetto al 2014 - spiega Guterrex al Guardian - la comunità umanitaria globale non è a corto di soldi, nel suo complesso non è mai stata così efficiente. Ma dal punto di vista finanziario noi siamo rimasti a corto di fondi".

Un numero su tutti rappresenta molto bene la crescita di un impegno sempre più grande da parte delle organizzazioni Onu: il numero di profughi a causa di un conflitto nel 2010 era di 11mila al giorno, l’anno scorso sono stati 42mila. Così l'Unhcr è messa a spulciare le liste del World Wealth Report del 2015 ed è andara a fare la questua dai circa 219.000 italiani che possiedono un patrimonio superiore al milione di euro. Si pure acaparrata una paginata sul Corriere della Sera per chiedere 15mila euro a testa per "assistere 22.000 famiglie siriane".

Come si legge nel testo dell’appello firmato dall'Unhcr, "una donazione di 15.000 euro sarebbe sufficiente per fornire a dieci famiglie di rifugiati siriani in Giordania mezzi sufficienti a vivere dignitosamente e se questo comportamento filantropico venisse adottato anche solo dall’1% dei milionari italiani, sarebbero 22.000 le famiglie che godrebbero di protezione e assistenza". Per Federico Clementi, responsabile raccolta fondi dell’Unhcr Italia, "è chiaro ormai a tutti che siamo dinanzi a una crisi epocale. 

Abbiamo deciso di rivolgere un appello ai milionari italiani, perché siamo convinti che questa sia una fase storica nella quale ciascun individuo, soprattutto chi ha la disponibilità economica di farlo, si debba assumere la responsabilità di agire concretamente per migliorare le condizioni di vita di migliaia di famiglie". L’alternativa, sottolinea l’esponente di Unhcr, "è quella di affidarsi ai trafficanti di esseri umani: non c’è altra scelta. Crediamo che sia arrivato il momento di dare un segnale forte di umanità e di generosità e siamo fiduciosi che la risposta degli italiani più abbienti sarà positiva".

Dalle scarpe al corpo spostato: complottisti scatenati su Aylan

Clarissa Gigante - Lun, 07/09/2015 - 10:34

Il piccolo Aylan Kurdi ha commosso il mondo. Il suo corpicino riverso senza vita su una spiaggia di Bodrum ha dato uno schiaffo all'Occidente.



La sua foto ha diviso i media e non solo: giusto pubblicare il cadavere di un bambino in barba alla Carta di Treviso? Giusto obbligare tutti a vedere il risultato di una strage senza fine? Ma, come praticamente ogni volta in cui c'è un'immagine simbolo o un'icona del genere, immediatamente qualcuno ha sollevato dubbi sull'autenticità dello scatto.

Tra le teorie dei complottisti ce ne sono alcune particolarmente fantasiose. Una su tutte: il bimbo è troppo pulito e composto per essere morto in mare. Inutile far notare che la barchetta su cui viaggiava verso l'Europa in cerca di un futuro migliore fosse affondata a poche centinaia di metri dalla costa e che purtroppo un bimbo di tre anni possa affogare anche se il mare è calmo.

E ancora: "Perché ha ancora le scarpe?", si chiede qualcuno. Ora il bimbo è stato sballottolato in acqua dalle onde, è vero. Ma indossava delle scarpine chiuse e non è così impossibile che non si siano slacciate. "Chi muore, in genere perde le scarpe", scrive il teologo dei complottisti italiani, Rosario Marcianò.

Poi c'è un'altra questione: qualche giorno fa una donna siriana ha condiviso su Facebook una foto in cui si vede un poliziotto turco raccogliere il corpo di un bambino tra gli scogli sulla spiaggia. Nello scatto il corpo del poliziotto copre parzialmente quello del piccolo, di cui si vedono solo le gambe. A uno sguardo rapido, il bimbo sembra indossare le stesse scarpine e gli stessi pantaloncini blu di Aylan. Anche in questo caso i complottisti si sono scatenati: il corpicino è stato spostato e messo in un altro punto della spiaggia perché la foto scattata da Nilüfer Demir avesse più pathos.



Ma a un occhio più attento non sfugge che il colore della suola delle scarpe è diversa: tendente al giallo nel caso di Aylan, più rossiccio nella seconda foto. E se questo non bastasse c'è un altro scatto che lascia pochi dubbi: il piccolo tra gli scogli non è il bimbo di tre anni, ma suo fratello Ghalib, morto anche lui nel naufragio a soli 5 anni.



Ora, è innegabile che la foto di Aylan sia stata strumentalizzata perché colpiva più delle tante altre che mostravano bimbi annegati in mare durante la traversata della speranza. Ed è innegabile che su quell'immagine si sia speculato forse fin troppo. Ma discutere sulla sua autenticità è andare oltre.

Migranti, Salvini attacca Renzi: "È un verme, usa quel bimbo"

Sergio Rame - Lun, 07/09/2015 - 12:43

Gli insulti di Renzi al centrodestra non passano inosservati. Salvini lo fredda: "Molti italiani hanno meno confort degli immigrati nei centri di accoglienza"



"È squallido insultare chi chiede regole certe". Matteo Salvini non usa mezzi termini. E, ai microfoni di Mattino 5, replica a Matteo Renzi, che ieri alla festa dell’Unità aveva detto, riferendosi all'accoglienza ai migranti, di combattere "non le destre ma le bestie".

A infastidire il leader della Lega Nord non sono solo gli insulti del premier, ma come quest'ultimo ha usato la fotografia di Aylan, il bimbo di tre anni trovato morto sulla spiaggia di Bodrum.

"Un presidente del Consiglio che usa un bambino per la sua campagna elettorale - tuona - è un verme". "Quella sui migranti è una sfida di umanità, che non vede il Pd contro la destra, ma umani contro bestie".

Renzi sceglie il palco della Festa dell’Unità per rivendicare le scelte del governo di fronte all’emergenza dei profughi che continuano ad arrivare alle frontiere europee. Il premier, nel giorno in cui il Papa chiede di aprire le parrocchie e un corteo di macchine a Vienna si mobilita per andare ad aiutare gli immigrati in arrivo dall’Ungheria, attacca Grillo e Salvini. Ed è subito scontro.

"Così insulta milioni di italiani - replica a stretto giro il leader leghista - io sono una bestia ma lui è un clandestino".

Poi, oggi, il nuovo affondo. Perché, aldilà degli insulti, il premier si è messo a fare lo sciacallo su un bimbo morto per scopi prettamente elettorali. E questo, il centrodestra, non l'ha mandato giù. Anche perché le coop vicine al Pd sono, insieme agli alfaniani di Ncd, le prime a "campare" sul business degli immigrati.

"A Mineo ho visto 3.042 ospiti di villette con aria condizionata dove abitavano i militari americani - tuona il leader del Carroccio riferendosi alla sua recente visita al centro di accoglienza e di riconoscimento in Sicilia - molti italiani un trattamento gratuito del genere non lo hanno..." . Per Salvini il problema è accogliere chi ha diritto: "Se fossero siriani li accoglierei a casa mia. Ma qui non c’è nessuno che scappa dalla guerra. E li facciamo stare negli hotel a tre stelle a Bormio".

Nonostante l'evidente errore, il Pd fa quadrato attorno al premier. "Salvini - tuona la vicepresidente del Senato, Valerioa Fedeli - dovrebbe riflettere sul fatto che oggi si trova oggettivamente isolato sulla sua politica anti-immigrazione". Le fa eco il sindaco di Firenze, Dario Nardella: "Non instilliamo l’odio negli italiani mettendo in alternativa da un lato la salvezza dei migranti, dei disperati, nel Mediterraneo e dall’altro il nostro dovere di aiutare gli italiani nel trovare un lavoro ed avere una casa". Ma sull'emergenza immigrazione, Renzi non fa che perdere colpi su colpi. E anche la fiducia degli italiani.

Terremotato vuole darsi fuoco: "Gli immigrati comodi nelle case, io costretto a dormire in strada"

Giuseppe De Lorenzo - Lun, 07/09/2015 - 10:32

Dopo il terremoto del 2012 è stato sfrattato dai moduli abitativi provvisori. Per protesta si è cosparso di benzina in municipio: "Nessuno di questi immigrati dorme per strada"



Una panchina di marmo ed una fontana. E' tutto quello che è rimasto ad Antonio Supino, 56enne abitante di Mirandola, il paese nel cuore dell'Emilia Romagna che ha dato i natali al famoso filosofo Giovanni Pico della Mirandola. E' diventato il simbolo della differenza di trattamento tra gli immigrati ospitati nelle case e gli italiani lasciati vivere all'aperto. Abbandonati a se stessi.

Dopo i due terremoti del 20 e 29 maggio del 2012, Antonio come tanti altri terremotati emiliani, è rimasto senza casa. L'appartamento dove abitava in affitto necessitava di essere puntellato, così per lui si sono aperte le porte dei moduli abitativi provvisori. I container che ancora oggi, a 3 anni dal sisma, sono la casa degli sfortunati impossibilitati a rientrare nelle loro abitazioni.

I governatori dell'Emilia Romagna, Vasco Errani è prima e Stefano Bonacini poi, lo avevano garantito: entro il 2015 tutti i container saranno rimossi. Ed è quello che si sta cercando di fare, anche se con enormi ritardi. Almeno fino al 2018, infatti, i nuovi "quartieri" fatti di prefabbricati e situati alle porte del paese continueranno ad essere agibili.

Ma non del tutto. Uno dei pochi ad essere costretto a lasciarlo è stato Antonio, che ora deve dormire nei giardini, lavarsi alla fontana e mangiare "solo una volta alla settimana". "Il comune non mi ha dato alcun aiuto - dice a ilGiornale.it - mi passano qualche volta il cibo, ma io abitando nel parco non riesco a cucinarlo: dove trovo i fornelli?"
(guarda qui il video).

I problemi per Antonio non si fermano qui. "Ho diverse malattie, devo operarmi alla schiena e questi mi fanno dormire per terra". Un topo, solo qualche giorno fa, lo ha morso su un braccio. Segno del degrado e della poca igiene in cui è costretto a vivere. Detiene ormai il record di registrazioni all'ospedale, eppure per lui pare non esserci alcuna soluzione.

Il 23 aprile il comune di Mirandola ha deciso di sfrattarlo dal suo Map (Modulo Abitativo Provvisorio). E lo ha lasciato per strada. Dal municipio assicurano che l'uomo non ne ha più diritto, in quanto potrebbe tornare ad abitare nella casa in cui era in affitto prima del terremoto. Purtroppo Antonio è nullatenente e la famiglia si è trasferita in Polonia per assicurare almeno ai bambini un pasto caldo al giorno.

E' solo e non può più fare il suo lavoro: "Ero il miglior operaio di Mirandola - afferma con un certo orgoglio - ma con i problemi fisici che ho adesso mi è impossibile lavorare". Il sindaco gli ha proposto di andare in una comunità di Bologna, ma lui "in mezzo ai drogati" non vuole andarci: "Sennò faccio una brutta fine - dice - Chiedo solo di rimanere qui e di avere un lavoro che io possa fare.

Vorrei anche una casa: mi hanno buttato fuori dal Map senza pensare a dove sarei andato".E la rabbia diventa protesta quando gli si fa notare che lo Stato assicura 35 euro al giorno per la gestione degli immigrati e nulla fa per un povero terremotato come lui. "Non si può continuare a vivere così: qui nessun extracomunitario lavora eppure stanno bene. E io che ho pagato 28 anni di contributi e 28 anni di tasse devo stare in mezzo ai giardini a dormire? A me non mi va bene questa cosa qui".

Per questo a fine giugno era pronto a darsi fuoco. Deciso a trovare la morte per aprire gli occhi ad uno Stato impegnato ad accogliere chi è lontano ed incapace di vedere i bisogni degli italiani. Si è presentato in Municipio per chiedere aiuto. "Ho detto ad un funzionario del comune: o mi aiutate o la faccio finita qui. E' tornato con i vigili e la polizia e mi hanno liquidato dicendo 'puoi andar via'. Io invece mi sono buttato la benzina addosso e stavo per darmi fuoco".

Non è bastato. Nel modenese continuano ad arrivare profughi, cui vengono assicurati due pasti al giorno e un tetto sotto cui dormire. Antonio, invece, deve accontentarsi di una panchina. Di marmo.

Eboli, un nigeriano minaccia di tagliare le teste ai passanti con una bottiglia di birra rotta

Anita Sciarra - Lun, 07/09/2015 - 18:41

Il tentativo di aggressione è stato evitato grazie all'intervento di una pattuglia della polizia locale. Ma nel Paese cresce la tensione sociale



Minaccia di tagliare la testa ai passanti con una bottiglia di birra rotta. È accaduto ieri sera poco dopo le 21 a Eboli.

L'uomo, un 35enne di origini nigeriane ha seminato il panico davanti all­a Chiesa di San Bartolomeo, al ce­ntro del viale Amendola. Probabilmente affetto da p­roblemi di origine psicologica, secondo quanto è fino ad ora emerso, avrebbe assunto anche una modesta q­uantità di alcol.

Col coccio di vetro in mano, il 35enne si è messo ad inveire contro i presenti, farfugliando parole che non sono state comprese. Tutti, giovani e anziani, sono fuggiti. Subito è stato lanciato l'allarme.
Il tentativo di aggressione è stato evitato da una pattuglia della poli­zia locale. Gli agenti, dopo aver disarmato il 35enne, lo hanno accompagnato in ospedale ­per una visita medica.