lunedì 14 settembre 2015

L’Islam iraniano vieta le strette di mano. All’artista iraniana Atena Farghadani pena aumentata per condotta indecente.

Carlo Franza

Atena

L’artista e attivista iraniana Atena Farghadani, condannata a 12 anni e 9 mesi di prigione per aver criticato le scelte del governo, si è vista aggravare la sua situazione. La donna artista  nata nel 1987 era stata arrestata lo scorso luglio per una vignetta contro le limitazioni al controllo delle nascite imposte dalla repubblica islamica. Il disegno rappresentava i membri del governo come animali in giacca e cravatta intenti a votare, una provocazione difficilmente tollerabile dall’islam meno moderato.


Lo stesso che vorrebbe allungare la pena della giovane artista per aver stretto la mano del suo avvocato Mohammad Moghimi, andato a trovarla in carcere dopo il processo. “Relazione sessuale illegittima senza adulterio” e “condotta indecente” sono le nuove accuse sollevate contro Farghadani e Moghimi. E’ vergognoso che l’Islam vieti non solo baci ma anche abbracci e strette di mano.

Altro che aperture all’Islam e accoglienze in Italia e in Europa( a proposito, sarà bene che vescovi e preti cattolici escano dalle loro parrocchie per andare a convertire gli islamici alla fede cristiana; oggi non c’è più bisogno, com’era una volta, di andare in Oriente e in Africa a fare i missionari). La vignettista rischia di dover scontare altri anni in prigione, che si andranno ad aggiungere a una cifra frutto di una sentenza impossibile da tollerare. Sarebbe ora che le cancellerie d’Europa e i ministri degli esteri   protestino a gran voce contro questi sorprusi, veramentre intollerabili. Insulto al mondo, alle libertà e alle persone.

Carlo Franza

Il sogno sinistro di un Papa straniero

La Stampa
mattia feltri

Il successo di Corbyn riaccende l’entusiasmo della “gauche” italiana, all’eterna ricerca del leader. Da Lula a Tony Blair, il modello da seguire è sempre stato all’estero. Anche oggi che Renzi vince



La vittoria di Jeremy Corbyn nella corsa alla leadership del Labour è stata accolta con entusiasmo da Stefano Fassina: ci ha letto il segno divino che anche lui può farcela. Magari a prendersi un abbaglio come alla sinistra succede da un paio di decenni. Vinceva Lula in Brasile? Per rifondaroli e comunisti vari era la prova che stavano ripartendo le lotte proletarie. Vinceva Tony Blair a Londra? Per i riformisti era la conferma che la si spunta solamente con una politica moderna e non massimalista. Vinceva Zapatero? Per la sinistra tutta era la conferma se non altro che George W. Bush era un farabutto, e il mondo ripartiva. Eppoi, la volta dopo, con le migliori ricette provenienti dal mondo, si continuava a perdere, al massimo a pareggiare.

A voi le migliori esultanze per i trionfi altrui, visto che quelli di Matteo Renzi scaldano poco la sinistra italiana.

Zapatero 1 (Walter Veltroni)
«Con Zapatero il pendolo della storia sta tornando a oscillare verso la direzione che noi rappresentiamo. Ora è il momento di dare speranza all’Italia».
Zapatero 2 (Walter Veltroni)
«Mettendo insieme il voto spagnolo e quello amministrativo francese si può dire che comincia a spirare un vento nuovo».
Zapatero 3 (Alfonso Pecoraro Scanio)
«La vittoria di Zapatero è uno stimolo importante per la Sinistra Arcobaleno»
Zapatero 4 (Angelo Bonelli)
«L’Europa va a sinistra! È un fatto che può dare ulteriore slancio al progetto della Sinistra Arcobaleno»
Zapatero 5 (Massimo D’Alema)
«Faremo come Zapatero»

Obama 1 (Massimo D’Alema)
«Se vincesse Obama sarebbe sconfitta la cultura di Berlusconi»
Obama 2 (Massimo D’Alema)
«Con la vittoria di Obama ci sentiamo più forti perché le sue idee e i suoi valori sono i nostri»
Obama 3 (Dario Franceschini)
«Il vento che soffia in America arriverà anche in Italia»
Obama 4 (Franco Giordano)
«La vittoria di Obama sigla la fine di un periodo cupo anche qui in Italia»
Obama 5 (Walter Veltroni)
«La destra lo deve capire: è cambiata l’aria»

Blair 1 (Valdo Spini)
«La vittoria di Blair dimostra che dobbiamo rilanciare la Cosa 2»
Blair 2 (Walter Veltroni)
«L’Ulivo e il Partito laburista parlando la stessa lingua, sta nascendo una nuova idea di sinistra per il Duemila»
Blair 3 (Ottaviano Del Turco)
«Blair non ha condizionamenti della sinistra massimalista. Se Veltroni pensa di imitarlo, si comporti di conseguenza»
Blair 4 (Massimo D’Alema)
«Caro Blair, la tua straordinaria vittoria premia quella sinistra che ha avuto il coraggio di rinnovarsi per poter rappresentare un’alternativa credibile di governo»

Lula 1 (Fausto Bertinotti)
«Lo straordinario successo di Lula è di buon auspicio per chi nel mondo lotta contro l’ingiustizia sociale»
Lula 2 (Oliviero Diliberto)
«La vittoria di Lula è un insegnamento per la sinistra perché, nella ricerca di alleanze con le forze democratiche, si può sconfiggere l’estremismo neoliberista»

Chavez 1 (Jacopo Venier)
«La sinistra europea e italiana devono imparare dall’onda rossa di Chavez, per il quale non è un tabù tornare a parlare di socialismo»
Chavez 2
(Fausto Bertinotti)
«Abbiamo deciso di lavorare per costruire un’iniziativa comune del partito della sinistra europea e della sinistra latino-americana»

Hollande 1 (Pierluigi Bersani)
«La vittoria di Hollande può essere un passo determinante per invertire il ciclo disastroso dei governi delle destre e anche per sconfiggere questi venti populisti»
Hollande 2 (Riccardo Nencini)
«Dalla Francia può e deve arrivare un grande impulso per rilanciare il progetto di una Casa dei riformisti»

Tsipras 1 (Pippo Civati)
«Tsipras è una sfida che investe anche il Pd»
Tsipras 2 (Stefano Fassina)
«Renzi dovrebbe imparare il discorso di verità che Syriza e Tsipras fanno»
Tsipras 3 (Fausto Bertinotti)
«In Grecia c’è una sinistra nata dalle sue ceneri, un’Araba fenice, innovativa, una sinistra antidoto, che parte dal territorio, che assomiglia alle sinistre dell’800. Il governo Tsipras nasce dal nuovo, dal contrasto alle politiche di austerità e contro la politica fatta dalla finanza»

Iglesias (Nichi Vendola)
«Con la vittoria di Podemos viene sconfitta sia l’Europa liberista di Renzi sia l’Europa fascista di Salvini»

Corbyn (Stefano Fassina)
«La sua è una vittoria che ci dà forza»

Medjugorje, le apparizioni e l’ascesa

La Stampa
luigi grassia

Come e quando partire per la collina dei veggenti



«Madonna, ma come fai a essere così bella?». «È perché io amo». Questo un frammento di dialogo fra Maria e uno dei veggenti di Medjugorje, un bambino che all’epoca aveva sei anni. Sulle apparizioni come fatto religioso non diremo una parola di più. Si pronuncerà il Papa, e potrebbe farlo in tempi brevi. Invece qui parliamo di Medjugorje come luogo da visitare. Finora i pellegrini sono stati più di 40 milioni e gli italiani risultano i più numerosi.

OCCHIO ALLA CARTA D’IDENTITÀ
Attenzione: la primissima cosa da dire è che per andare in Bosnia-Erzegovina basta la carta d’identità valida per l’espatrio (non c’è bisogno del passaporto) però NON VA BENE quella rinnovata per cinque anni. Ci vuole quella valida per dieci anni. Se ne avete una rinnovata, anche se è in corso di validità, vi respingono alla frontiera, o potrebbero farlo. Se volete arrivare a Medjugorje, per stare tranquilli fatevi rifare la carta d’identità decennale, oppure portatevi il passaporto.

IN AUTOBUS, IN TRENO E IN TRAGHETTO
A Medjugorie si può arrivare con la propria auto oppure scegliere i pellegrinaggi organizzati. Fra i quaranta milioni di pellegrini, solo una piccola percentuale si è mossa per conto proprio. Molte parrocchie organizzano viaggi in autobus, di solito appoggiandosi ad agenzie. Chi organizza ha cura di scegliere dei buoni automezzi (ma voi verificate, fate domande al riguardo, è importante) e lungo la strada si fanno diverse soste, per rendere il tragitto confortevole.

Il percorso però è lungo: per esempio da Torino un’agenzia dice che i mille e più chilometri per Medjugorje si fanno in 11 ore, c’è chi si spinge a 15 (dipende dal numero delle soste) e chi spezza in due il viaggio con un pernottamento a Zara. I costi variano da 320 a 365 euro tutto compreso. Poi c’è l’alternativa del treno e del traghetto: si va su strada ferrata fino ad Ancona, qui ci si imbarca - e la navigazione dura 4 ore - poi a Spalato si prende l’autobus che in altre 2 ore raggiunge Medjugorje. Chi si muove dal Sud Italia può prendere un traghetto a Bari. La maggior parte delle persone sopporta bene questi spostamenti, ma molte altre (soprattutto anziane) vanno in sofferenza; si può considerare l’alternativa dell’aereo.

IN VOLO FINO A MOSTAR
Il tour operator Rusconi Viaggi propone pacchetti di 4 giorni (di cui due pieni a Medjugorje) a costi fra 460 e 550 euro tutto compreso. In direzione del l’aeroporto di Mostar ci sono partenze da Milano Malpensa, da Orio al Serio e da Torino Caselle (e c’è pure qualche collegamento fra Malpensa e Spalato). Il volo dura un’ora e venti, poi fra Mostar e Medjugorie ci sono 40 minuti di autobus. Conteggiando anche i tempi di arrivo in aeroporto e il check-in, questa soluzione di viaggio porta via una mezza giornata, anziché la giornata intera (magari distribuita su due giorni) dell’autobus, del treno e del traghetto.

Però bisogna considerare che il viaggio organizzato in aereo verso Medjugorje pone un limite stagionale: questi particolari pellegrinaggi si fanno da aprile a metà settembre, quindi per quest’anno non è più possibile, bisogna cominciare a programmare per il prossimo. Per i viaggi in autobus c’è un po’ più di flessibilità, da marzo a tutto ottobre, quindi c’è ancora un po’ di tempo.

CHE COSA SI TROVA
Fra i motivi per cui la stagione è importante c’è il fatto che il pellegrinaggio a Medjugorje si svolge soprattutto all’aperto e prevede come momento centrale l’ascesa alla collina delle apparizioni (che qui chiamano Podbrdo). La salita è disagevole, si avanza fra i massi, e con la pioggia, la neve o il gelo è molto difficile. Chi non se la sente si ferma ai piedi della collina presso la Croce Blu dove è stato allestito un piccolo centro di preghiera. Ancora più impegnativa è la salita sul monte Krizevac che sovrasta Medjugorje con una grande croce bianca. Anche il Krizevac offre solo un sentiero appena abbozzato, fatto di grandi massi; l’andata e il ritorno richiedono quattro ore e mezza, cioè il triplo del Podbro. 

Dentro alla cittadina di Medjugorje il punto focale delle attività religiose è la chiesa parrocchiale, un edificio moderno. Ecco, questo è un punto importante: chi arriva a Medjugorje lo fa per ragioni di fede, ma di certo non per vedere bellezze artistiche o architettoniche. Per intenderci, Medjugorje non è Assisi. Qualcosa si può vedere nella vicina Mostar, dove c’è il famoso ponte distrutto nella guerra dell’ex Jugoslavia e poi ricostruito. Non distante da Medjugorje si trova anche una bella cascata. Però i pellegrinaggi organizzati non prevedono deviazioni per questo genere di cose, le considerano distrazioni dal vero scopo dell’arrivo qui. Invece nella cittadina di Medjugorje e nei dintorni ci sono tanti percorsi di fede, cappelle, comunità (con una forte presenza di italiani). E questi sì, vengono visitati naturalmente.

Un’ultima osservazione: il momento più intenso a Mostar è stata l’adorazione eucaristica serale, con 13 mila persone nell’anfiteatro dietro alla chiesa parrocchiale. Fra l’una e l’altra benedizione impartita in varie lingue non si sentiva volare una mosca. Di sicuro, in mezzo a quelle 13 mila persone non ci saranno stati solo dei devoti, ma anche dei credenti tiepidi, o dei non credenti, venuti ad accompagnare persone care. Ma quell’ora ha coinvolto proprio tutti.

Incidente mortale in autostrada: l’eventuale rispetto dei limiti di velocità non esclude la colpa

La Stampa

Anche quando si rispetta il limite di velocità si può essere in colpa. Infatti, mantenere la velocità massima presuppone che la visuale autostradale risulti libera per un lungo tratto, in modo da permettere una tempestiva ed approfondita ispezione, assicurare un’eventuale manovra di emergenza e, in ogni caso, mantenere una distanza di sicurezza che sia ovviamente proporzionale all’elevata velocità tenuta e al corrispondente spazio di frenata necessario. È quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza 35331/15.



La Corte d’appello di Bologna confermava la sentenza di primo grado e giudicava colpevole un uomo per il delitto di omicidio colposo, aggravato dalla violazione della normativa sulla circolazione stradale. Il condannato aveva, per colpa specifica, tenuto una velocità molto maggiore al limite consentito e, ad ogni modo, inadeguata al contesto e, per colpa generica, aveva violentemente tamponato un’autovettura che lo precedeva, procurando la morte della conducente a causa delle gravissime lesioni riportate. L’imputato propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivazioni. Innanzitutto si sostiene che la dinamica del sinistro sia stata ricostruita erroneamente.

L’imputato ritiene di non aver potuto evitare l’impatto: un’autovettura in panne si trovava nella corsia centrale dell’autostrada; l’autocarro che precedeva entrambe le autovetture coinvolte nell’incidente, dopo aver avviato una manovra a sinistra, si era spostato nella corsia di destra e la vittima, a velocità ridotta, aveva cominciato a superare il mezzo fermo, occupando la corsia di destra. Nel secondo motivo il condannato sostiene che la velocità tenuta non era di 180 km/h, ma di 130 km/h, nel rispetto dei limiti. Infatti si ritiene che la maggior velocità stimata sia frutto di mere congetture, sensazione dei testimoni e risultato di accertamento tecnico non risolutivo.

Infine, nel terzo motivo si specifica che non vi era ragione per tenere una velocità inferiore al massimo consentito e per questo non si poteva addebitare l’evento all’imputato che non poteva evitarlo: la visuale era coperta e non poteva fronteggiare l’improvviso rallentamento dei veicoli che lo precedevano. Nel ricorso si precisa, inoltre, che la Corte di merito non ha preso in considerazione la condotta colposa della vittima e non ha dimostrato che, pur ammettendo una velocità maggiore al limite, a 130 km/h l’incidente sarebbe stato evitato. La Corte ritiene il ricorso infondato: i motivi propongono una versione dell’incidente totalmente congetturale che la rende priva di richiami processuali e sfornita di apprezzabile specificità. La Cassazione infatti reputa la motivazione dei giudici di merito logica e coerente.

Il fatto che l’imputato, alla guida della potente autovettura, marciasse a velocità palesemente eccessiva risulta ampiamente dimostrato sia dalle risultanze univoche dell’accertamento tecnico che dalle dichiarazioni testimoniali e dalle impressionanti conseguenze procurate dall’impatto. Risulta provata anche la circostanza per cui se l’imputato avesse tenuto il massimo della velocità astrattamente consentita l’urto sarebbe stato evitato o, comunque, avrebbe avuto conseguenze assai minori.

E se i limiti di velocità fossero rispettati? La Corte, nonostante ritenga i motivi di ricorso infondati, si concede a un ragionamento puramente teorico. Sottolinea, infatti, che, anche se l’imputato marciasse alla velocità massima, sarebbe comunque in colpa. Infatti una tale velocità presuppone che la visuale autostradale sia libera per un lungo tratto, in modo da permettere una tempestiva ed approfondita ispezione, assicurare un’eventuale manovra di emergenza e, in ogni caso, mantenere una distanza di sicurezza che sia ovviamente proporzionale all’elevata velocità tenuta e al corrispondente spazio di frenata necessario.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it