venerdì 2 ottobre 2015

Compra “google.com” per 12 dollari, ma gli cancellano l’acquisto

La Stampa

Protagonista dell’insolito episodio un ex dipendente della stessa azienda di Mountain View che ha probabilmente approfittato di un bug

La notifica ricevuta da Sanmay Ved che attesta l’acquisto del dominio

Un colpo di fortuna, sebbene sia durato poco: comprare uno dei domini web più popolari al mondo, Google.com, per appena 12 dollari l’anno. È successo a Sanmay Ved, giovane ex dipendente proprio di Google ma anche di Amazon. Navigando su Google Domains, il servizio di Big G per registrare domini, Ved ha scoperto che quello di Mountain View era disponibile e lo ha acquistato. Subito dopo - ha raccontato su Pulse, il blog di LinkedIn - ha però ricevuto una mail di cancellazione dell’ordine. L’incidente è forse dovuto ad un bug del sistema.

Ved ha pubblicato le carte che dimostrano l’acquisto, comprese le notifiche sullo smartphone del pagamento effettuato via carta di credito. Il giovane, originario dell’India ma da anni negli Usa dove ora sta frequentando un master in business administration al Babson College, ha scritto di non conoscere le ragioni per cui Google ha temporaneamente perso il dominio Google.com, che quindi è risultato acquistabile da chiunque. 

Ved ha aggiunto di aver informato dell’accaduto la sicurezza di Mountain View, che gli avrebbe risposto spiegando di essere a conoscenza della circostanza. La società non ha tuttavia commentato la vicenda.

Un caso simile nel 2003 aveva coinvolto Microsoft, che aveva dimenticato di rinnovare il dominio inglese di Hotmail. La persona che lo aveva comprato, contattata dalla compagnia, rese il dominio nello stesso giorno.

Le polemiche per la baby pensione a Vendola

La Stampa
davide lessi

5.618 euro lordi all’età di 57 anni per l’ex governatore che aveva abolito il vitalizio in Puglia. L’attacco del Movimento 5 Stelle. E Grillo re-twitta un “cinguettio” con insulti omofobi



Tu chiamala, se vuoi, flessibilità in uscita. L’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, all’età di 57 anni è già un uomo in pensione. Ogni fine mese riceverà 5.618 euro lordi per dieci anni di incarichi in Regione (da maggio 2010 a luglio 2015). L’ironia della sorte vuole che sia stato proprio il presidente di Sinistra ecologia e libertà a battersi, durante la sua giunta, per l’abolizione del vitalizio regionale.

GRILLO ALL’ATTACCO
Una notizia che non è passata inosservata, specie tra i militanti «anti-casta» del Movimento 5 Stelle. In un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, Vendola viene rappresentato in versione bebè, con tanto di ciuccio e tutina celeste. «Dopo anni di lotte a favore dei lavoratori passati tra i banchi di Montecitorio e la buvette della Camera, dopo migliaia di chilometri macinati nelle auto blu finalmente il compagno Vendola è giunto alla pensione», si legge sul blog dell’ex comico, dove viene lanciato anche l’hashtag #BabyVendola

orango

IL TWEET OMOFOBO
Dalla denuncia alla gaffe. Secondo quanto segnalano diversi utenti di Twitter, l’account di Beppe Grillo, avrebbe re-twittato un “cinguettio” con insulti omofobi. 

orango

Il tweet, al momento, è scomparso dalla timeline del profilo ufficiale dell’ex comico. Ma la polemica continua. 

IL CASO DELLA BUONUSCITA
Come, c’è da scommetterci, continueranno le critiche a Vendola. Che ha sfruttato un dietrofront del suo stesso consiglio regionale. La legge regionale che abolisce il vitalizio in Puglia era stata approvata a novembre 2012. Salvo poi essere rimandata alla giunta successiva. Questo, unito al fatto che Vendola ha pagato di tasca sua contributi per 8 anni, ha permesso all’ex presidente regionale di raggiungere la «baby» pensione a 57 anni. E c’è di più: questi 5 mila e 600 euro lordi mensile vanno ad aggiungersi ai 198 mila euro per l’«indennità di fine mandato». Niente di irregolare, sia chiaro. Ma forse ti aspetteresti qualcosa di diverso dall’uomo passato alle cronache per aver «ucciso» il vitalizio.

Lezioni di romeno

La Stampa
massimo gramellini

In due scuole elementari di Ladispoli è stata inserita un’ora obbligatoria alla settimana di romeno. Resa culturale oppure gesto di integrazione? In questi casi la pancia parla sempre prima della testa e la reazione favorevole o contraria scatta in automatico sulla base di pregiudizi ideologici che dispensano dalla fatica di pensare con il proprio cervello anziché con quello di Boldrini o di Salvini. Un quinto degli abitanti di Ladispoli è romeno. E gli scolari parlano tutti italiano, compresi i figli dei romeni, che sono nati quasi tutti lì.

Quel corso aggiuntivo non rinnega il ruolo preminente della lingua indigena e si configura come un atto di cortesia verso la seconda comunità della cittadina. Una cortesia che è anche un arricchimento. Poiché una persona su cinque è romena, può essere utile alle altre quattro possedere uno strumento in più per comunicare con lei. I bambini italiani, meno prevenuti degli adulti, hanno apprezzato la novità. Invece i loro genitori sono rimasti indispettiti dalla reazione piccata del preside, che in sostanza avrebbe detto: se non vi sta bene, la porta è quella.

A costo di incorrere anch’io nelle sue ire, mi sembra che a stonare in questa vicenda dell’ora di romeno sia proprio l’aggettivo «obbligatoria». Sarebbe augurabile che certi slanci del cuore rimanessero un’opportunità. Appena diventano un dovere rischiano di trasformarsi in un sopruso. Mi ha sempre fatto paura chi cerca di imporre agli altri la propria idea di bontà.

Microsoft e Google patteggiano, stop alla guerra dei brevetti

La Stampa

I due big dell’hi tech mettono fine ad anni di scontri in tribunale e annunciano possibili cooperazioni in futuro



La guerra sui brevetti, che ha segnato il settore tecnologico fin dall’avvento degli smartphone, diventa un po’ meno cruenta. Google e Microsoft hanno raggiunto un accordo per archiviare una ventina di procedimenti legali. I termini dell’accordo non sono stati resi noti ma l’intesa dovrebbe essere simile a quella fra Google e Apple dello scorso anno.

Nell’annunciare il patteggiamento, Microsoft e Google mettono in evidenza di aver rinunciato a tutte le cause in essere e che coopereranno su alcuni brevetti e in altre aree in futuro. la battaglia sui brevetti è esplosa quando società come Motorola e Nokia hanno tentato di evitare che i big dell’hi tech si spostassero dalle loro piattaforma mobili, e successivamente quando il fondatore di Apple, Steve Jobs, ha cercato di bloccare il sistema operativo Android di Google.

I casi dei patteggiamenti di Microsoft e Apple riguardano tutti e due Motorola, il produttore di cellulari acquistato da Google nel 2012 quando Mountain View cercava di rafforzare il proprio portafoglio brevetti per tutelare Android da attacchi legali. Google ha venduto le attività hardware di Motorola a Lenovo lo scorso anno ma le azioni legali sono rimaste.

Crescono i crimini digitali, ecco i 5 attacchi hacker più rilevanti del 2015

La Stampa

Dalle banche alle reti per l’energia, dall’eCommerce all’intrattenimento, i risultati del rapporto Clusit presentato a Verona nell’ambito del Security Summit



Cresce il Cyber crimine ed è la prima causa degli incidenti informatici a livello globale, mettendo a rischio la sicurezza di cittadini, aziende, istituzioni e governi. Nel mirino in particolare le infrastrutture critiche, cioè il cuore pulsante della crescita di un paese, le telecomunicazioni, i supermercati e la grande distribuzione, le auto connesse, ma anche i siti di informazione e le realtà che operano nella sanità e che custodiscono dati sensibili. Sono alcune indicazioni contenute nel rapporto Clusit sulla sicurezza informatica nei primi sei mesi del 2015, presentato a Verona nell’ambito del Security Summit che dà il via alla campagna italiana del mese della sicurezza europea organizzato dall’Enisa, l’Agenzia europea della sicurezza informatica.

Scendendo nei dettagli del Rapporto Clusit, l’aumento del Cyber crimine si attesta al 30% in sei mesi ed è la causa del 66% degli incidenti informatici. Sono le infrastrutture critiche, come le reti per l’energia, i trasporti e le banche, a registrare il maggiore incremento di attacchi gravi: sono passati da due nella seconda metà del 2014 a 20 del periodo gennaio-giugno 2015, un incremento del 900% pur rappresentando questo settore solo il 4% tra quelli che subiscono attacchi. Crescita a tre cifre anche per l’automotive (+400%), la grande distribuzione (+400%), le telecomunicazioni (+125%), e la categoria `informazione ed entertainment´ che comprende siti e testate online, piattaforme di giochi e blogging (+179%). Raddoppiano anche gli attacchi informatici subiti dalle realtà che operano nella sanità che segnano un incremento dell’81%.

Per la prima volta, inoltre, i servizi online (mail, social network, siti di e-Commerce e piattaforme cloud) mostrano una crescita degli incidenti di oltre il 50%, a dimostrazione di quanto oramai gli attacchi gravi siano mirati contro tutte le tipologie di servizi erogati via Internet. Diminuisce invece del 15% rispetto al 2013, l’hacktivism, cioè le azioni politiche dimostrative in Rete come quelle di Anonymous.

Gli esperti del Clusit hanno poi individuato le tendenze future: restano nel mirino del Cyber crimine i social network (sempre più usati anche da organizzazioni come l’Isis), i dispositivi mobili, i Pos bancari, l’Internet delle Cose e gli elettrodomestici intelligenti, ma anche la Pubblica amministrazione `taglieggiata´ da virus come il cryptolocker che si impossessa di documenti e chiede un riscatto per restituirli.

I cinque attacchi informatici principali avvenuti nel periodo 2014-15 nel mondo

JP Morgan Chase - La nota banca americana è stata oggetto di un attacco particolarmente sofisticato, che ha causato la sottrazione di circa 79 milioni di record (dati personali e password) dei propri clienti. Il «trampolino di lancio» dell’attacco è stato un server poco usato e quindi trascurato.

Korea Hydro & Nuclear Power - Un hacker solitario è penetrato nella parte business della rete dell’operatore nazionale per l’energia della Corea del Sud, sottraendo e diffondendo una grande quantità di dati tecnici sugli impianti, in particolare su tre reattori nucleari, dei quali l’attaccante ha richiesto la chiusura. L’azienda energetica ha ribadito che i sistemi di controllo dei reattori non sono stati compromessi.

Target - La catena di supermercati Usa, pur avendo installato dei sistemi avanzati di protezione, non ha reagito tempestivamente alla segnalazione di un attacco in corso inviata da Bangalore. Di conseguenza è stato perso tempo prezioso, che ha consentito la sottrazione di circa 40 milioni di carte di credito dai Pos dei punti vendita. L’attacco ha causato all’azienda perdite stimate in un miliardo di dollari.

eBay - La nota piattaforma di eCommerce è stata violata, e gli attaccanti hanno compromesso un database, sottraendo 145 milioni di record, contenenti dati personali e password criptate. L’azienda ha immediatamente invitato tutti i propri utenti a cambiare password.

Sony - L’azienda giapponese è stata pesantemente compromessa, il che ha portato (fatto inaudito, dicono gli esperti) a disattivare l’intero sistema informatico aziendale per quasi tre giorni. Ciò nonostante, oltre al blocco dei sistemi sono stati trafugati 38 milioni di file, tra cui 10 anni di mail, stipendi, numeri di social security, film ancora non usciti, ed una serie di documenti riservati a vario titolo imbarazzanti o sensibili, oppure addirittura relativi ad altre aziende.

Da segnalare, inoltre, un attacco ad un’azienda italiana che riguarda la proprietà intellettuale. Il Gruppo Benetton ha dichiarato di aver subito un attacco informatico con cui sono stati sottratti i bozzetti della collezione di abbigliamento «0-12», poi gli abiti sono stati replicati e finiti in vendita in alcuni negozi siriani. L’azienda ha dichiarato che «i danni sono stati limitati, sia quelli effettivi, sia quelli potenziali». 

Vendola, pensionato a 57 anni con 5600 euro al mese

Francesco Curridori - Gio, 01/10/2015 - 16:08

Il leader di Sel va in pensione con tre anni d'anticipo grazie ai contributi versati prima dell'abolizione del vitalizio

Nichi Vendola, a soli 57 anni, è già in pensione. Percepirà ben 5.618 euro lordi, fatti salvi i contributi maturati fino al dicembre 2012, esclusi dalla legge di abolizione dei vitalizi.



Il leader di Sel ha lavorato come presidente della Regione Puglia per dieci anni, dal 2005 al 2015 e perciò ha maturato sette anni e mezzo di contributi fino al momento dell’abolizione dei vitalizi. Vendola ha quindi versato di tasca sua i soldi che servono per arrivare a otto anni esatti di contributi che, così come prevede la legge, consentono un anticipo di tre anni rispetto alla data ordinaria (60 anni).

Peeple, l’app per recensire le persone

La Stampa
dario marchetti

In arrivo a novembre, permetterà di esprimere voti e giudizi su una persona, senza che questa abbia possibilità di cancellarsi dal servizio. E in Rete scoppiano le polemiche



Alberghi, ristoranti, negozi, elettronica: quasi tutto ciò che acquistiamo è oggetto di recensioni (vere o false) ad opera degli utenti della Rete, grazie soprattutto ad app come Tripadvisor, Yelp e Amazon. Ma fra poco a essere recensiti potremmo essere proprio noi. 

L’idea è venuta a Nicole McCullough e Julia Cordray, fondatrici di Peeple, un’app che permette a chiunque di esprimere giudizi e pareri (con tanto di voto espresso in stelle) su una singola persona, dal vicino di pianerottolo al migliore amico, passando per ex-fidanzati e suoceri. Una sorta di catalogo umano dove ogni iscritto può sentirsi libero di dire la sua su qualcun altro, senza che la vittima possa far nulla per cancellare la propria presenza dalla piattaforma.

Per iniziare bisogna avere almeno 21 anni e un account di Facebook, visto che tutto deve avvenire in maniera trasparente e utilizzando il proprio vero nome. Per far partire una recensione bisogna prima dichiarare in quale ambito si vuole inserire la persona (personale, professionale, romantico) e, se questa non è già presente nel database, dimostrare di possedere il suo numero di cellulare.

Le fondatrici spiegano che se le recensioni positive compariranno immediatamente sul profilo, per quelle negative ci sarà un ritardo di 48 ore, così da dare il tempo di sbrogliare eventuali dispute. E nel caso in cui non ci si sia iscritti, sotto il nostro nome compariranno unicamente i giudizi positivi. Una magra consolazione visto che, anche contro il nostro volere, gli utenti della Rete potranno sbizzarrirsi come fossero giudici di un curioso talent show. Che però stavolta va in onda sugli schermi di mezzo mondo.

Il certificato di proprietà digitale Un foglio in meno nel cruscotto

Corriere della sera

di Alessio Ribaudo

Si consulterà in Rete: «Risparmi per milioni di euro» Rapidità Il direttore dell’Aci Minenna: «Verrà dato un codice di accesso personale». E dal 18 non si dovrà più esporre il tagliando assicurativo

di Alessio Ribaudo


di scartoffie il cruscotto delle automobili. Da lunedì prossimo, infatti, il certificato di proprietà diventerà digitale mandando nella soffitta dei ricordi quella pergamena, rilasciata dal Pubblico registro automobilistico (Pra), che indicava, appunto, il nome del proprietario del mezzo. Una buona notizia per gli italiani: ci sarà un documento in meno da conservare o, peggio, che potrebbe essere rubato o perso. Non un’eventualità remota visto che ogni anno 300 mila persone erano costrette a mettersi in fila, prima dalle forze dell’Ordine per la denuncia e poi allo sportello di uno dei 106 sportelli del Pra per ottenere il duplicato.

«Coerentemente con la nostra missione e condividendo la forte spinta all’innovazione del Paese data dal governo Renzi - spiega Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia che gestisce il Pra - abbiamo smaterializzato e digitalizzato il certificato di proprietà. A tutto vantaggio dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni con le quali operiamo ogni giorno. Con questo nostro contributo l’Italia ha un documento in meno, senza più rischio per gli italiani di perderlo o peggio vederselo contraffatto». In più questa innovazione consentirà il raggiungimento di altri obiettivi posti dal governo.

«Il certificato di proprietà digitale permette da subito la definizione del documento unico per i veicoli, come richiesto dal governo, senza coinvolgere la certezza giuridica della proprietà e con immediati vantaggi economici e di tempo per gli automobilisti - prosegue il presidente dell’Aci - come a esempio per la sparizione degli onerosi duplicati. In questo modo il Pra proseguirà con sempre maggiore capacità il suo straordinario lavoro che coinvolge quasi 40 milioni di italiani».

Il Pra, ogni giorno, compie in media circa 50 mila operazioni (oltre 11 milioni all’anno): iscrizioni, trasferimenti di proprietà, radiazioni e, in generale, annotazioni sulle vicende giuridiche dei mezzi. Ma cosa cambierà da lunedì? «Ai nuovi acquirenti di veicoli e a chi effettuerà nuove trascrizioni o annotazioni - spiega Mauro Minenna, direttore generale di Aci informatica - sarà rilasciata unicamente la ricevuta dell’avvenuta registrazione dove c’è un codice di accesso personale con il quale il proprietario del veicolo potrà visualizzare da subito il certificato di proprietà digitale su internet».

Quindi a custodire il certificato saranno i «cervelloni» elettronici del Pra. «Così, ogni futura trascrizione (trasferimento di proprietà, radiazione, annotazioni) potrà essere effettuata utilizzando il certificato conservato sui server - continua Minenna - e sono eliminate le possibili truffe o frodi legate alla riproduzione fisica del certificato». Le novità non finiscono qui. «Dai primi mesi del 2016 - argomenta il dg - sarà possibile, per chi si registrerà presso il sito www.aci.it, avere informazioni di archivio dei veicoli posseduti e riceverà in automatico comunicazioni per ogni variazione sui propri veicoli come, ad esempio, eventuali fermi amministrativi».

Una mole di 30 milioni di fogli risparmiati che se messi in fila coprirebbero la distanza che separa Roma a Rio de Janeiro. Un risparmio ambientale ma anche economico. «È difficile quantificarlo con esattezza ma sarà di svariati milioni di euro ogni anno - conclude Minenna - di cui circa 4.5 milioni di euro solo di compensi al Pra per il duplicato». Per gli automobilisti non sarà l’unica novità digitale di ottobre. Dal 18, non dovranno più esporre sul parabrezza il tagliando assicurativo perché gli eventuali controlli avverranno telematicamente.

Come ci si procura un’arma negli Usa

Corriere della sera

È troppo facile

La frustrazione di Obama dopo la nuova strage è comprensibile. Ma è comprensibile anche perché tutto questo accada: procurarsi un’arma negli Stati Uniti è troppo facile. E non stiamo parlando di quanti si muovono nell’illegalità.

Un filtro via computer

Chiunque voglia comprare dalla pistola alla copia del fucile d’assalto va in un negozio specializzato o in alcune catene di supermercati. Presenta i documenti, paga e riempie un formulario che sarà inviato alle autorità per una verifica. Un filtro condotto via computer che serve a impedire che un revolver finisca nelle mani di una persona con precedenti.



La storia ha dimostrato che il sistema è insufficiente in quanto non previene che un individuo “pulito” però con problemi possa entrare in possesso di un fucile. Pensate al caso di Adam Lanza, il giovane autore della strage nella scuola di Newtown.

Il mercato online

Ampio e redditizio poi il mercato online. Non solo di armi. Chiunque può ordinare montagne di munizioni – spesso in offerta speciale – e caricatori “lunghi”, compresi caricatori a tamburo per fucili d’assalto.



Un semplice cittadino è in grado di accumulare un vero arsenale. E guai a chi pensa di toccarlo. Infatti ogni volta che si parla di adottare misure più strette sono un boom di acquisti.

Le fiere d’armi

Altro “buco” nella rete, spesso denunciato dagli esperti, è quello delle vendite alle fiere d’armi, numerose e sempre affollate. Qui i controlli sono quasi inesistenti in quanto la pistola passa da persona a persona. Chi cede il “ferro” pensa solo a incassare l’assegno o il cash e non è certo nelle condizioni di sapere cosa ci sia nella testa del compratore.



La situazione è tale che negli stati al confine con il Messico è nato un vero mercato con il quale chiunque può far soldi. Il cittadino con la fedina penale in ordine va in armeria, fa la scorta e poi contrabbanda la “merce” oltre confine dove c’è grande richiesta di mitra Ar 15 e proiettili.

La lobby delle armi

Fino a oggi tutti i tentativi di mettere dei controlli più stretti sono falliti per l’ostilità del Congresso e di un buon numero di cittadini americani, convinti che nessuno abbia il diritto di porre dei limiti.

orango

Merito della lobby delle armi e non solo.

Antonio Socci feroce contro il Papa: "Ora basta, stai umiliando la Chiesa"

Libero

Antonio Socci feroce contro il Papa:

Pur prossimo agli ottant’anni, papa Bergoglio è instancabile, un vero ciclone. Ma il suo travolgente viaggio americano ha fatto sorgere in alcuni cattolici una domanda: quali obiettivi persegue? Per chi lavora?  È improbabile che lavori per il Dio dei cattolici, dal momento che lui stesso ha dichiarato a Scalfari: "Non esiste un Dio cattolico". Rimanda a un’idea generica di Dio che può trovar posto solo in una vaga religione universale postcristiana.

Il fatto che venga acclamato ed esaltato da tutto l’establishment politico e mediatico che ha sempre avversato la Chiesa Cattolica inquieta molti credenti. Del resto chi finora ha cercato nei suoi discorsi americani il nome di Gesù Cristo l’ha trovato raramente e spesso in citazioni formali e marginali. Un ecclesiastico ironico sostiene che Bergoglio non lavora «a maggior gloria di Dio», ma «a maggior gloria di io». In effetti per ora il risultato del viaggio a Cuba e negli Stati Uniti è la sua personale glorificazione mondana nei salotti radical-chic.

Mentre la Chiesa ne esce malridotta, umiliata e delegittimata. Sia la Chiesa dei perseguitati (a Cuba o nelle terre sottoposte all’islamismo), sia la battagliera Chiesa degli Stati Uniti. A Cuba Bergoglio ha preso in giro i dissidenti, ha ignorato il dramma dei diritti umani e ha ridicolizzato e screditato come settari i cattolici che resistono al regime.

Addirittura omaggiando e legittimando i tiranni sanguinari. Poi è arrivata l’apoteosi obamiana. Lì ha bastonato i vescovi che - sulla linea di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - hanno fatto rinascere la Chiesa americana dopo il naufragio progressista. Bergoglio è arrivato a dire loro che non si deve fare «della Croce un vessillo», quando tutta la tradizione cattolica proclama l’esatto contrario («Vexilla regis prodeunt/ fulget Crucis mysterium»).

Scrive Riccardo Cascioli sulla «Bussola quotidiana», un sito cattolico: «Da tempo c’è un duro scontro tra Casa Bianca e Chiesa cattolica americana sul tema della libertà religiosa, a causa del tentativo di Obama di imporre aborto e contraccezione senza rispettare l’obiezione di coscienza (vedi la riforma sanitaria). È uno scontro già arrivato nelle aule di tribunale ed è attualissimo».

In sostanza Bergoglio ha intimato ai vescovi e ai cattolici americani di non rompere più le scatole a Obama e ai Democratici (che erano in rotta con la Chiesa pure per i matrimoni gay). Ha motivato così la resa: il compito del pastore non è la «predicazione di complesse dottrine, ma l’annuncio gioioso di Cristo, morto e risorto per noi». 

Un argomento che fa sorridere se usato da chi, come Bergoglio, ha sostituito l’annuncio di Cristo con la continua invettiva sulla spazzatura differenziata e sul riscaldamento globale: nel discorso pronunciato all’arrivo negli Usa, dove ha ringraziato il laicista Obama per la sua «iniziativa per la riduzione dell’inquinamento dell’aria», il papa ha dedicato ben 12 righe del suo discorso, su 34 complessive, ai temi ecologici. Mentre Gesù Cristo non è stato nemmeno nominato.

Oltretutto la tesi del riscaldamento per cause umane è stata smontata da tanti scienziati di valore: come può Bergoglio trasformarla in dogma di fede? All’inizio del suo pontificato egli definì «una pastorale ossessionata» quella dei suoi predecessori sulla difesa della vita (si ricordi che l’aborto, nel mondo, fa 50 milioni di vittime ogni anno, quanto tutta la II guerra mondiale che durò cinque anni).  Bergoglio ha messo in ombra la pastorale su questa tragedia che il magistero della Chiesa ha sempre ritenuto un suo dovere assoluto davanti a Dio.

Egli ha portato la Chiesa in un pantano ideologico eco-catastrofista (e noglobal) che è molto vicino a una sorta di religione della madre terra, di sapore new age, quella «religione universale della gnosi», contrapposta alla tradizione giudaico-cristiana, di cui ha scritto Ettore Gotti Tedeschi.

Che Bergoglio abbia abbandonato i «principi non negoziabili» lo ha capito bene il Senato americano che si è spellato le mani per applaudirlo e l’indomani ha «affossato un disegno di legge che tendeva a impedire gli aborti dopo le 20 settimane di vita, una legge che secondo LifeNews avrebbe contribuito a salvare diciottomila bambini ogni anno» (Marco Tosatti). 

Anche nel discorso all’Onu, Bergoglio ha pontificato soprattutto sull’ecologia e si è tenuto alla larga dai temi cari alla Chiesa: «non ha neanche pronunciato la parola gender, né fatto alcun riferimento al fatto che proprio all’Onu e alla Casa Bianca dominano le forze che stanno imponendo una rivoluzione antropologica a tutto il mondo» (Cascioli).

Bergoglio ha un’idea banale, marxisteggiante, del primato dell’economia. Ritiene che siano sempre gli interessi economici la causa di guerre e genocidi (oltreché dell’inquinamento). Dimentica che invece le più grandi guerre e i peggiori genocidi sono stati perpetrati per motivi ideologici (tuttora l’islamismo insanguina il mondo per la sua religione). Così parlando all’Onu Bergoglio ha lanciato i soliti anatemi contro l’egoismo e mai contro le ideologie di morte. Inoltre non ha mai denunciato la perdurante indifferenza e la colpevole inazione dell’Onu su tutte le stragi in corso di cristiani (e non solo).

Del resto proprio in questi giorni il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha nominato Faisal bin Hassan Trad, l’ambasciatore saudita all’Onu, presidente del comitato di diplomatici incaricato a scegliere coloro che dovrebbero controllare il rispetto dei diritti umani.

Le organizzazioni umanitarie, scandalizzate, hanno protestato perché proprio l’Arabia Saudita è uno dei regimi peggiori, un regime dove vieni arrestato se porti un segno cristiano al collo, un regime dove nei giorni scorsi è stato condannato alla crocifissione un ragazzo sciita di 17 anni, Ali Mohammed Al-Nimr, per aver partecipato a una manifestazione di protesta. Questa è l’Onu che Bergoglio ha omaggiato.

Dal suo viaggio escono malconci la Chiesa, i cristiani perseguitati e i diritti umani, ma il personaggio Bergoglio è diventato una star hollywoodiana, all’apice della «mondanità spirituale». Con alcuni episodi grotteschi. Per esempio la plateale ostentazione di umiltà e indigenza fatta da Bergoglio recandosi alla Casa Bianca con una Fiat 500 che - secondo un estasiato commentatore del Corriere della sera - «ha sedotto gli americani».

Sicuramente estasiato era Marchionne (amicone di Obama) per la colossale pubblicità gratuita che Bergoglio gli ha fatto. Un altro episodio grottesco è il regalo fatto al papa da Raul Castro, l’opera dell’artista Alexis Leyva Machado: un grande crocifisso realizzato con i remi delle imbarcazioni dei migranti del Mediterraneo.

A parte il fatto che sulle nostre coste gli emigranti non arrivano con barche a remi. Ma la paraculata di Castro è clamorosa in quanto ammicca a Bergoglio per le sue invettive «di sinistra» sull’immigrazione, mentre il tiranno cubano finge di dimenticare (e con lui il suo ospite) che «la stessa Cuba» come scrive Andrea Zambrano «ha prodotto un numero esorbitante di esuli, dalla rivoluzione ad oggi, sbarcati a Miami proprio dal mare. Esuli che, come dimostra l’allontanamento della dissidente Berta Soler dalla Nunziatura dove il Papa soggiornava in questi giorni a La Avana, sono ancora senza giustizia».

Non solo. Tutti dimenticano che la tirannia dei fratelli Castro - come tutti i regimi comunisti - non voleva che la gente scappasse dal loro lager, sputtanando il loro crudele regime. Per questo, come scrive il «Libro nero del comunismo», i dittatori cubani inviavano «degli elicotteri a bombardare con sacchi di sabbia le zattere: sempre nell’estate del 1994 circa 7000 persone morirono in mare e si calcola che, in totale, un terzo dei balseros abbia perso la vita durante la fuga. In trent’anni sarebbero stati quasi 100.000 i cubani che hanno tentato la via del mare». E Bergoglio ha omaggiato i fratelli Castro.

di Antonio Socci