martedì 3 novembre 2015

Finito ai jihadisti il software spia sottratto a Hacking Team

Corriere della sera

di Martina Pennisi

Due ex dipendenti della società milanese avrebbero veduto il programma di spionaggio informatico a una società saudita. Perquisita la loro società di Torino Mala Srl



Sono passati quattro mesi dal furto di 400 GB di dati dalla società milanese di software spia Hacking Team (qui la nostra intervista al Ceo David Vincenzetti) e l’intricata vicenda non accenna a esaurirsi. Se, da parte sua, l’azienda si sta rimettendo in piedi con una nuova versione del programma Remote Control System e con lo sviluppo di ulteriori prodotti, come ha riportato Motherboard, dall’altra stanno emergendo possibili legami - indiretti- con jihadisti. Secondo la Procura di Milano, che ha disposto perquisizioni nella società di Torino Mala srl, fondata lo scorso maggio da due dipendenti fuoriusciti da Hacking Team, i programmi spia sarebbero finiti anche nelle mani di terroristi sauditi.
Pagamenti a una società saudita
Stando alle indagini del pm Alessandro Gobbis, i due ex dipendenti - il commerciale libanese Moustapha Maanna e lo sviluppatore Guido Landi - avrebbero venduto un clone della soluzione di Hacking Team. Ipotesi sostenuta anche da Vincenzetti, che al Corriere della Sera dichiara di non poter commentare un’indagine attualmente in corso e comunque precedente al furto dello scorso luglio. Il Ceo di Hacking Team li aveva accusati di aver sottratto nel 2014 il codice sorgente per replicare il software.

Si parla, quindi, di fatti e inchiesta precedenti all’attacco di luglio. I due sono indagati per accesso informatico abusivo e rivelazione di segreto scientifico o industriale. Alla base dell’intervento odierno nella struttura torinese, accertamenti bancari che hanno fatto emergere un bonifico di circa 300 mila euro del novembre 2014 da un conto riconducibile alla società saudita Saudi Technology Development alla Mala srl. La causale ufficiale sarebbe stata quella di un servizio di formazione professionale che, però, non sarebbe mai stato effettuato.
Le diverse ipotesi
Varie le ipotesi al vaglio del pm Gobbis: che un «clone» dello spyweare sia stato creato e venduto dalla Mala Srl a una società vicina la governo saudita o ad un gruppo di militari del Paese arabo, interessati a svolgere attività di polizia, o che sia stato comprato da un gruppo di jihadisti per neutralizzare al sorveglianza nei loro confronti e a mettere in atto a loro volta attività di controllo. Per il momento, però, la Procura di Milano non ha ancora chiarito chi siano effettivamente i soci della società saudita.
Il tradimento dei due ex dipendenti
Maanna e Landi sono accusati di essersi «introdotti abusivamente in un sistema informatico di interesse pubblico per estrarre dati e informazioni tecniche in modo da cagionare il danneggiamento o l’interruzione parziale del funzionamento» e di «aver utilizzato o comunque rivelato a terzi il codice sorgente rcs Galileo ovvero parti del predetto codice nonché altri dati di pertinenza di Ht».
«Le accuse sono bufale diffuse da Ht»
«Siamo tranquilli e certi che le indagini dimostreranno che le accuse che ci vengono mosse sono bufale diffuse da Hacking Team», ha affermato il legale di Manna e Landi, Sandro Clementi, respingendo le accuse. Nel decreto di perquisizione, prosegue, «non c’è alcun riferimento al fatto che la società Mala srl», fondata dai due indagati, «possa aver venduto servizi informatici agli arabi, poi finiti in mano ai terroristi».

Quella del terrorismo, secondo il difensore, «può essere un’ipotesi investigativa, ma non è stata messa nero su bianco. Negli interrogatori di luglio, chiesti da noi abbiamo spiegato i rapporti commerciali della società Mala, giustificati da contratti. Non abbiamo nulla da nascondere, siamo contenti che le indagini vadano avanti. Verrà dimostrata la nostra estraneità».

@martinapennisi
3 novembre 2015 (modifica il 3 novembre 2015 | 16:14)

Italy soccer chief under fire for anti-Semitic, homophobic remarks

By AP November 1, 2015
La Stampa

Rights groups call for Carlo Tavecchio’s removal after fresh allegations of discrimination leveled against federation president

Cattura

ROME — Italian football federation president Carlo Tavecchio is under pressure again for alleged discriminatory remarks, this time reportedly aimed at Jews and gays.Tavecchio made the remarks to online outlet Soccer Life in June while discussing the sale of an amateur league’s headquarters to real estate mogul Cesare Anticoli, Italian daily Corriere della Sera reported Sunday.

“It was bought by that lousy Jew Anticoli,” Tavecchio is heard saying on an audio recording of the conversation posted on Corriere’s website. “I don’t have anything against gays but it’s better to keep them away from me,” Tavecchio also allegedly said.

Tavecchio told Corriere that he’s being targeted for blackmail and that he doesn’t recall uttering the remarks, adding that they “might have been manipulated.” Still, local Jewish and gay rights groups called for Tavecchio’s removal.

Tavecchio was already suspended for six months by UEFA last year when he made a racist comment during his election campaign, causing a stir over a reference to bananas when discussing the presence of foreign players in Italy. Renzo Ulivieri, the president of the Italian coaches’ association, called Tavecchio’s alleged remarks out of place whether blackmail was involved.

“Certain words shouldn’t be pronounced by anyone, and certainly not by the president of the Italian football federation,” Ulivieri said.

Copyright 2015 The Associated Press.

Quel regalo di Fb a gay e trans: potranno nascondere l'identità

Giuseppe De Lorenzo - Lun, 02/11/2015 - 17:47

Dopo il boicottaggio della comunità Lgbt, da dicembre sarà possibile registrarsi su un social

Anche Facebook si inchina alla lobby gay. Dopo la campagna "arcobaleno" che per settimane ha colorato le foto dei profili di mezzo mondo, ora Zuckerberg cambia le regole del social per compiacere alle richieste di gay e trans.



Di cosa parliamo? Dell'uso degli pseudonimi e dei soprannomi. Fino ad ieri, infatti, a nessuno era permesso nascondere la propria identità dietro un nomignolo. Fino a ieri, appunto. Perché se la voce degli utenti normali nulla può, tutto è permesso a quella delle organizzate comunità Lgbt. Definivano la scelta di Zuckerberg come discriminatoria, e così il social più famoso del mondo si è subito adeguato.

Dietro la scelta di Facebook, ovviamente, anche motivazioni economiche. Nei mesi della protesta social le comunità Lgbt avevano invitato trans, gay e simpatizzanti a migrare nel social concorrete ELLO, che da tempo permette l'uso di soprannomi. La richiesta nasce dal fatto che secondo le regole per registrarsi è necessario utilizzare il nome ed il cognome presente nella carta d'identità.

E questo sarebbe un problema per trans che non abbiano ottenuto la modifica del nome o che vogliano tenere nascoste le loro situazioni. La protesta era partita da Michael Williams, in arte Sister Roma, un'utente che riteneva la regola discriminatoria e pericolosa in quanto "spesso dietro la scelta di un nome di fantasia c'è un bisogno di anonimato o la semplice volontà di dimenticare il passato".

Le modifiche della policy di Facebook saranno operative da dicembre. Ad annunciarle è stato Alex Schultz, uno dei manager della società di Menlo Park. E non lo ha fatto con un comunicato stampa normale, ma con una lettera indirizzata alle organizzazioni per i diritti civili.

Come prima modifica, Facebook darà agli utenti la possibilità di inserire tra le informazioni personali anche una nota che spieghi per quale ragione usa un determinato nome. "Aiuterà il nostro team a capire meglio la situazione", sottolinea Schultz. Poi si renderà più difficile la segnalazione di utenti con la motivazione che utilizzano nomi falsi.

Schultz comunque invita gli utenti ad usare i nomi con cui "sono conosciuti da amici e parenti", per rendere la piattaforma "più sicura" perchè così "è anche più difficile per gli utenti nascondersi dietro l'anonimato per molestie, atti di bullismo o frodi". Rimane il fatto che Facebook ha scelto la linea della pacificazione con una lobby che ha molti contatti e molti utenti. Un po' per soldi e un po' per conformismo.

Altro che maschi e femmine. I sessi sono 56

Francesco Maria Del Vigo - Mer, 21/10/2015 - 08:54

Al massimo sono due etichette sulla porta dei servizi igienici

Maschi e femmine sono morti. Al massimo sono due etichette sulla porta dei servizi igienici.



Ieri, sul sito del Corriere della Sera , è stato pubblicato un'interessante video-inchiesta su un cinquantenne milanese che da anni va in giro vestito da donna. L'uomo, interpellato sulla sua identità sessuale dai giornalisti, ha risposto con una naturalezza disarmante: «Sono un crossdresser». Cross che?, si saranno chiesti molti lettori. Crossdresser, secondo Wikipedia, è colui che «indossa vestiti comunemente associati in un determinato ambito socio-culturale al ruolo di genere opposto al proprio». Un travestito, insomma. Senza offesa per i travestiti tradizionalisti che amano chiamarsi ancora con il loro nome. Ma il crossdressing, figlio in provetta del gender, è solo una delle tante e folli categorie che stanno nascendo attorno a questa ossessione del «genere».

L'anno scorso Facebook, il più grande condominio del mondo, ha annunciato di voler concedere ai suoi iscritti la possibilità di definire i propri gusti sessuali tra 56 tipi di gender. Cinquantasei. Maschio e femmina sono categorie démodé. Viviamo nell'era della complicazione sessuale. Ce n'è per tutti i gusti e pure per tutti i disgusti: dai pangeder (pansessuali) ai transessuali declinati in tutte le salse possibili, dai classici bisessuali agli angelici neutrois, che sarebbero dei senza sesso. E poi ci sono gli indecisi: i gender fluid, quelli che a seconda dei giorni sono un po' di qua e un po' di là. Ma basta fare una ricognizione in rete per scoprire che le categorie del gender non sono 56, ma sono infinite.

Una selva di neologismi costruiti in modo sartoriale per i più svariati gusti sessuali. Anche LGBT, che sembra un virus ma è la sigla sotto la quale vengono difesi i diritti arcobaleno, non va già più bene. In Canada hanno elaborato LGBTTIQQ2SA, che non è un codice fiscale, ma un acronimo per rappresentare la comunità di «lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender, intersex, queer, questioning, two-spirited e alleati», qualunque cosa questa sfilza di parole incomprensibili voglia dire. Tutto in nome del gender. Che sta diventando una ossessiva ostensione pubblica di abitudini private, anzi privatissime.

Perché alla fine è tutta una questione subombelicale, da lì non ci si sposta: o sei un maschio o sei una femmina. A prescindere dalla persona con cui ti infili sotto le coperte. La natura è più forte di tutto, anche della moda gender.

La bufala di Volkswagen che regala auto su Facebook

La Stampa

Una finta pagina promette macchine in dono. E a cascarci non sono in pochi



Difficile credere davvero che Volkswagen si metta all’improvviso a regalare auto su Facebook. Neanche un genio incompreso del marketing, potrebbe arrivare a tanto per riabilitare il marchio uscito con più di qualche ammaccatura dallo scandalo dieselgate. Eppure sono in tanti, su Facebook, ad aver abboccato al post pubblicato da una finta pagina di Volkswagen Italia.

«Abbiamo 800.000 Volkswagen che non possono essere vendute per problemi di certificazione dei consumi - recita il post - Dunque le offriremo solamente per i nostri fan gratuitamente». Partecipare è più semplice che cascarci: basta cliccare su Mi piace, condividere il post e specificare nei commenti il colore dell’auto che si vuole. Allo scherzo hanno risposto in tantissimi, seguendo alla lettera le indicazioni per ottenere l’auto gratuitamente: nel giro di poche ore la foto ha raccolto migliaia di like, condivisioni e commenti.

La bufala, però, non è passata inosservata e la finta pagina è stata rimossa su richiesta di Volkswagen Italia, che nelle scorse ore aveva tentato di limitare i danni con un messaggio (questa volta vero) rivolto ai propri fan su Facebook.

C’è un’app anche per i ménage à trois: si chiama 3nder

La Stampa
federico guerrini

Sul modello di Tinder, punta a impossessarsi di una nicchia di mercato scoperta: quella delle relazioni a tre. O anche di più



È proprio vero che l’amore non ha confini. Laddove nemmeno Tinder, l’app per incontrare l’anima gemella o il partner di una notte, criticata da alcuni per aver trasformato il corteggiamento in una specie di McDonald’s dell’amore, osava avventurarsi, ecco affacciarsi 3nder, che punta a impossessarsi di una nicchia di mercato scoperta: quella dei ménage à trois. Anzi, a molti. Perché porre limiti all’inventiva in materia di accoppiamento, dice lo sviluppatore bulgaro Dimo Trifonov, che ha appena raccolto mezzo milione di dollari di finanziamenti per il software?

«Il vostro piacere è la nostra priorità. Eterosessuali, bisessuali, gay, polisessuali e pansessuali – recita il sito di 3nder - Funziona per tutti». Una fiera della promiscuità e delle faccende equivoche? Nient’affatto, secondo l’ideatore. Il prodotto di Trifonov è pensato proprio per quelli che non amano le mezze tinte.

Su Tinder, ha spiegato al blog Re/Code, «quelli che vogliono fare sesso, chi invece cerca il matrimonio, chi l’amore di una vita». 3Nder, invece, oltre ad ampliare le possibilità di scelta e a prevedere variazioni sul tema, è progettato per quelli che vogliono fare una cosa sola, ma farla bene. Avete indovinato quale.

Vercelli, profughi in protesta per cibo e wifi

Gabriele Bertocchi - Lun, 02/11/2015 - 16:27

All'asilo Arcobaleno di Vercelli, due ore di protesta dei profughi ospitati nella struttura: chiedevano cibo migliore e internet

Profughi in protesta davanti all'asilo Arcobaleno di Vercelli, struttura che li ospita da qualche mese. La contestazione è durata circa due ore, necessario l'intervento di polizia e carabinieri che hanno prontamente bloccato la strada che permetteva l'accesso alla struttura.

I migranti provenienti da Nigeria, Ghana e Afghanistan si sono lamentati per l'insufficenza di cibi e di abiti, inoltre, come spiega un nordafricano: "il cibo è di scarsa qualità, viviamo in condizioni igieniche precarie e ci servirebbe il wi-fi per comunicare con le nostre famiglie".

Oltre a queste cause, il sit-in pare sia scattato per velocizzare le pratiche di rilascio del permesso di soggiorno. Oltre alle forze dell'ordine, è servito anche l'aiuto dei responsabili della cooperativa che hanno dovuto intavolare una mediazione per porre termine alla protesta.

Ragazza aggredita da 40 nordafricani: "Italiani, svegliatevi. È solo l'inizio"

Matteo Carnieletto - Lun, 02/11/2015 - 14:37

Valentina Tormen, la giovane aggredita nella notte di Halloween, racconta quei tragici momenti

Valentina Tormen a passare per razzista non ci sta. E giustamente. La ragazza aggredita la notte di Halloween assieme alla sua compagnia da una quarantina di maghrebini, non appena la raggiungiamo al telefono, ci dice: "Un ragazzo del nostro staff, anche lui extracomunitario, è stato aggredito. Il problema è un altro".

Valentina, cosa è successo l'altra notte?
Durante la festa, un gruppo di magrebini ha infastidito una ragazza del nostro bus. L'ha tormentata per tutta la serata: la spingeva giù dal cubo mentre ballava e la toccava. Il fidanzato, o forse era l'amico della ragazza, ha intimato al gruppo di smetterla, ma questo rimprovero ha scatenato l'ira dei magrebini che hanno chiamato la loro compagnia al completo. Quando è finita la festa, e noi eravamo già sul bus, sono arrivati i magrebini, che non erano in 15 come ha scritto qualcuno, ma quasi cinquanta.

Volevano prendere il fidanzato della ragazza per picchiarlo. Hanno iniziato a menare anche noi dello staff. Hanno cominciato a lanciare molte cose, perfino immondizia e un tombino, che ha colpito l'addome di una ragazza. I magrebini, poi, hanno rilanciato il tombino contro il bus, aprendo un buco nella carrozzeria. Calci pugni e ancora cose lanciate. Hanno continuato così fino a quando sono arrivati i carabinieri. Ma ormai era già passata mezz'ora.

Il Gazzettino ha scritto che è spuntato pure un coltello durante la rissa...
Uno dei magrebini mi ha preso per la giacca e mi ha insultato. Avrebbe fatto ben di peggio se non fosse arrivato un mio collega pr a difendermi. Il mio amico si è preso pure un pugno in faccia per difendermi. A questo punto, il magrebino ha tirato fuori un coltello e il mio amico ha comincaito a correre, inseguito per due chilometri da questo ragazzo.

I tuoi amici sono stati portati in ospedale?
Soltanto la ragazza colpita dal tombino. Aveva una botta enorme e si sentiva male. Fortunatamente non ha riportato nessuna frattura...

Dopo questa vicenda ti senti sicura?
No, assolutamente no. Se non si può nemmeno fare una festa evidentemente qualcosa non va. Lo vediamo anche ai telegiornali. Siamo stufi di queste storie.

Secondo te qual è il problema?
Sono spaventata dal fatto che le persone che ci hanno aggredito fossero tutti ragazzi giovani. Noi non eravamo pronti a reagire, non siamo stati educati in questo modo. Hanno rubato moltissime cose senza che noi ce ne accorgessimo. Rubano con una facilità incredibile. Noi, durante la rissa, abbiamo agito solo per difesa, per fermarli. Non abbiamo fatto nulla. Abbiamo solo cercato di spostarli dal bus, ma loro erano una furia.

Cosa vorresti dire agli italiani?
Spero che la gente si svegli perché questo è solo l'inizio.

Bari, africani aggrediscono 2 educatrici in una comunità

Andrea Riva - Lun, 02/11/2015 - 09:38

Tre uomini provenienti dal Gambia hanno aggredito alcune operatrici di un centro di Bari

Tre immigrati, provenienti dal Gambia, hanno aggredito due educatrici della comunità di Noicattaro (Bari). Prima il diverbio, poi le botte alle due donne con bastoni di ferro e, infine, la minaccia di distruggere la struttura.I tre aggressori, tutti 18enni, sono ora accusati di tentata estorsione, danneggiamento aggravato e lesioni personali.

Un dipendente della struttura ha prontamente chiamato il 112 segnalando l'azione violenta dei tre uomini. I militari, giunti sul posto, hanno accertato che i tre immigrati avevano, nel corso del pomeriggio, richiesto più volte di consegnare loro il denaro per acquistare i biglietti del treno per raggiungere Milano.

Le educatrici, però, si sono rifiutate in quanto la richiesta era illegittima. Ed è stato proprio a questo punto che i tre africani, armati di due spranghe, hanno prima aggredito le donne e poi danneggiato la porta di un ufficio con calci e pugni.

I tre sono stati infine arrestati e le mazze sequestrate.

Evidenti pregiudizi anti rom". E il giudice castiga Borghezio

Sergio Rame - Lun, 02/11/2015 - 14:55

Il giudice contro il leghista: "Evidente pregiudizio razziale nei confronti di un’intera etnia, giudicata inferiore culturalmente e socialmente rispetto agli italiani"

"Le opinioni espresse da Mario Borghezio denotano inequivocabilmente un sentimento di avversione".

Per questo motivo, lo scorso 26 giugno, i giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato l'eurodeputato del Carroccio a pagare una multa di mille euro. "L'idea di fondo - si legge nelle motivazioni - evidenzia un evidente pregiudizio razziale nei confronti di un’intera etnia, giudicata inferiore culturalmente e socialmente rispetto agli italiani".

Nel mirino dei giudici sono finite alcune frasi contro la comunità rom pronunciate l’8 aprile del 2013 nel corso del programma La Zanzara su Radio24. Nell’intervista Borghezio si scagliò contro la visita di otto giovani rom alla Camera, invitati dalla presidente Laura Boldrini. Dopo averli definiti "facce di c... che qualche presidente della Camera riceve" l’eurodeputato aveva aggiunto, tra l’altro, di sperare "che non portino via gli arredi della Camera". Aveva anche detto che "una buona percentuale" dei ladri "sono rom" e che rispetto al lavoro sono "come l’acqua con l’olio".

Secondo i giudici di Milano "deve essere riconosciuta la valenza discriminatoria delle dichiarazioni rilasciate dall’imputato" in un "momento storico" in cui "i rom sono una delle minoranze più discriminate e colpite da pregiudizi, come è provato anche dai numerosi articoli prodotti dalla difesa relativi allo sdoppiamento di una linea di autobus da parte del Comune di Borgaro, in provincia di Torino, che (...) ha destinato un autobus a servire i cittadini 'integrati' e l’altro i rom".

Nelle motivazioni della sentenza il collegio giudicante, presieduto da Mariarosa Busacca, sottolinea che le frasi di Borghezio sono "oggettivamente lesive della reputazione delle persone offese" anche perché "in tema di diffamazione non solo le persone fisiche, ma anche le collettività", in questo caso la comunità rom, "possono rivestire la qualifica di persona offesa dal reato".

Imperia, albanese muore mentre prepara attentato a sala scommesse

Chiara Sarra - Lun, 02/11/2015 - 09:08

Il 19enne ha perso la vita nell'esplosione di una tanica di benzina. Ferito uno dei due complici

Ha provato a costruire una bomba incendiaria con la quale scardinare la porta di una sala scommesse a Imperia Oneglia. Ma qualcosa è andato storto: una delle taniche di benzina è esplosa prima del previsto e ha ucciso il 19enne albanese e ferito gravemente uno dei due complici (anche loro albanesi) con i quali preparava l'attentato.

Sul posto sono arrivati vigili del fuoco e forze dell'ordine, che hanno identificato - ma non ancora indagato - il terzo complice. La palazzina sovrastante la sala scommesse è stata evacuata per precauzione. Gli inquirenti non escludono che la matrice dell'ìattentato sia riconducibile alla criminalità organizzata.

Io, schiavo della burocrazia costretto a dormire in un pozzetto"

Claudio Cartaldo - Lun, 02/11/2015 - 13:12

Le maglie troppo stringenti della burocrazia hanno mandato in crisi la sua impresa. E così si è trovato senza casa e costretto a dormire in un pozzetto dell'acquedotto

Una vita di stenti, obbligato dalla crisi a dormire in un pozzetto dell'acquedotto. Al freddo, con l'apertura coperta da un vecchio tavolo di plastica.



E' tutto quello che rimane a Vincenzo, insieme al suo carrello tenda e una piccola baracca.
La sua storia è stata raccontata da Salvatore Riggi, esponente di "Noi con Salvini" in Sicilia, sulla sua pagina Facebook.

"Vincenzo dorme dentro un pozzetto dell'acquedotto - scrive allegando le foto - vive in un vecchio carrello tenda e la sua famiglia non è più unità nella loro casa. È un bravissimo carpentiere che, per via della crisi del settore edile, ha pensato di fare la raccolta di metalli che poi vendeva a Catania riuscendo così a mantenere la sua famiglia".

Poi aggiunge: "Un giorno il suo deposito di metalli, per via delle norme in materia sempre più ristrette, gli viene sequestrato assieme al terreno del deposito e alla sua casa adiacente: i figli e la moglie vanno in una casa famiglia e Vincenzo per i primi giorni dorme nel suo furgone al freddo ed in pieno inverno".

I due si sono incontrati una mattina e da quando la sua storia è venuta a conoscenza della comunità locale in molti si sono mossi per aiutarlo: "associazioni, Parrocchia, i servizi sociali del Comune e semplici cittadini".

"Lui - aggiunge Salvatore Riggi che è andato a trovarlo - ora vuole un aiuto speciale: non vuole vivere di espedienti e di elemosine, vuole vivere con dignità del proprio lavoro. Vuole che qualcuno lo aiuti ad aprire le maglie della burocrazia che lo hanno imprigionato, così da consentirgli di fare la raccolta di metalli in regola a quanto prescrive la normativa vigente. 

L'appello va alle istituzioni, ai tecnici che si occupano del settore ed a quanti avranno la possibilità di fare riacquistare la dignità di un lavoro, che Vincenzo sa fare benissimo, con l'augurio che questa famiglia si riunisca ritrovando la pace e che il nostro Vincenzo torni a dormire in un letto vero. Grazie a quanti potranno accogliere l'appello".

Un appello che non si può non condividere. Morire di burocrazia: solo in Italia è possibile.

Ladri svaligiano la villa dei nomadi

Claudio Cartaldo - Lun, 02/11/2015 - 12:17

Il colpo due giorni fa nel trevigiano. La famiglia nomade si era allontanata da casa per partecipare ad un matrimonio

I più maliziosi potrebbero pensare "chi di spada colpisce, di spada perisce". Non è giusto fare di tutta l'erba un fascio, ma dopo cronache di furti per mano di rom la notizia che sia proprio una famiglia nomade a finire nel mirino dei ladri fa quanto meno sorridere.

E' successo a Santa Bona di Treviso nella notte tra venerdì e sabato. I proprietari della villa, una famiglia nomade, erano fuori casa per partecipare al matrimonio di un parente. E così i ladri hanno approfittato dell'assenza per portargli via tutto. I malviventi - come scrive ilGazzettino - sono entrati nella villa tagliando la recinsione sul retro così da essere invisibili dalla strada.

Gioielli e monili in oro: alcune decine di migliaia di euro di bottino. Non appena i padroni di casa sono rientrati, hanno scoperto l'accaduto e contattato la polizia. Alcuni residenti, a quanto si apprende dal quotidiano veneto, avrebbero notato due persone che si dileguavano nei campi circostanti.
Al momento continuano le ricerche degli investigatori.