mercoledì 2 dicembre 2015

Crozza riscrive pure la storia: "Nel presepe erano tutti arabi"

Sergio Rame - Mer, 02/12/2015 - 12:19

Per attaccare Salvini Crozza dice che il Bambinello e la Sacra Famiglia erano arabi. Ma la Treccani lo smentisce: "Non sono incluse fra gli arabi le minoranze ebraiche"

"Mentre a Parigi litigano per salvare il pianeta, a Rozzano si accapigliano per salvare il presepe".



Nella copertina a diMartedì su La7, Maurizio Crozza attacca a testa bassa il centrodestra e, in particolar modo, la presa di posizione contro il preside che aveva vietato i canti natalizi per non turbare i musulmani (guarda il video). E coglie l'occasione per criticare Matteo Salvini: "Nel presepe erano tutti arabi". Ma prende una cantonata colossale.

"Si era diffusa la notizia che un preside fosse contrario al Natale, naturalmente era una bufala, però sono arrivati tutti - tuona il comico - la Gelmini, La Russa, Salvini... tanto che a Rozzano pensavano che fosse un promo di Guerre Stellari". In studio fioccano gli applausi. E Crozza rincara la dose: "Salvini si è messo a distribuire anche lui statuine del presepe... Ma, Salvini, guarda che tutti quelli del presepe erano arabi, a parte i Re Magi che invece erano curdi".

E, in sottofondo, le risate (quasi sguaiate) di Giovanni Floris divertito dalla perfomance di Crozza. Peccato che a tutto lo staff di DiMartedì servirebbe un ripassino in storia. Per farlo ricorriamo alla Treccani che spiega cosa si intende con arabi:

"In senso stretto gli abitanti musulmani dell’Arabia, comunemente tutti gli individui di lingua araba, cioè gli abitanti dell’Arabia, della Siria, del Libano, della Giordania e dell’Iraq. Arabi sono detti anche gli abitanti dell’Africa settentrionale e di buona parte del Sudan settentrionale, sebbene in queste regioni siano parlate anche molte altre lingue". E ancora: "Sono incluse fra gli arabi anche le minoranze cristiane (Siria, Libano, Palestina), ma non quelle ebraiche, anche se di lingua araba". Ma non quelle ebraiche, appunto.

Crozza a Salvini: "Nel presepe tutti arabi e i Re Magi sono curdi"

La Corte costituzionale spagnola annulla la mozione pro-indipendenza della Catalogna

La Stampa

«Decisione presa all’unanimità», annuncia il premier Mariano Rajoy. Il 9 novembre il Parlamento di Barcellona aveva approvato una risoluzione per “staccarsi” da Madrid

La Corte Costituzionale spagnola ha annullato la risoluzione del Parlamento della Catalogna che apriva formalmente il processo per portare all’indipendenza della regione, datata 9 novembre 2015. Ad annunciarlo il premier spagnolo, Mariano Rajoy, sottolineando che la decisione è stata presa «all’unanimità». 

La mozione catalana, approvata lo scorso 9 novembre, prevedeva un percorso che entro 18 mesi avrebbe portato la regione a staccarsi. L’11 novembre il premier, Mariano Rajoy, aveva presentato ricorso di fronte alla massima Corte. I leader catalani avevano già annunciato che avrebbero ignorato il verdetto. 

Nell’atto approvato dal Parlamento di Barcellona, che vede una maggioranza indipendentista, si dichiarava che l’organo catalano non si sarebbe più sottomesso alle decisioni della Corte Costituzionale di Madrid.

Scuola sfratta san Nicola: "Offende i musulmani"

Andrea Riva - Mer, 02/12/2015 - 09:44

La scuola Santa Fosca di Selva di Cadore ha deciso di non fare l'annuale recita natalizia per non offendere gli studenti di religione non cattolica

A Selva di Cadore, nella scuola di Santa Fosca, l'annuale recita natalizia non si farà.



Come riporta Il Gazzettino, "le maestre hanno dalla loro motivazioni organizzative, e cioè la carenza di personale. Ma la ragione è anche un’altra: non creare disagio a due scolari di religione non cattolica".

Il papà che ha portato alla luce questo fatto ha mosso dure critiche alla scuola: "È vero che le maestre, per assenza di un supplente, hanno potuto iniziare fattivamente il corso di insegnamento solo due mesi fa. Così come è vero che la priorità sono le materie scolastiche e non il tempo dedicato alla preparazione di una recita. Ma affossare del tutto questa tradizione che i bambini attendono con ansia, dopo che anche lo scorso anno non era stata fatta, spiace. Con tutto il rispetto possibile per chi non appartiene alla nostra religione".

La Nasa sta nascondendo una cupola aliena su Marte"

Sergio Rame - Mer, 02/12/2015 - 09:25

Un gruppo di cacciatori di Ufo accusa l'agenzia spaziale: "Sta nascondendo una cupola aliena su Marte"

Un gruppo di cacciatori di Ufo accusa la Nasa. Un'accusa pesante e tutt'altro che campata in aria.



Secondo gli esperti, l'agenzia spaziale statunitense avrebbe nascosto i resti archeologici di un'antica civiltà marziana. A provarlo ci sarebbero fotografie e filmati veri perché di proprietà della stessa Nasa. Uno degli scatti incriminati immortalerebbe una "cupola" artificiale, ripresa dal Rover Opportunity, probabilmente costruita quando su Marte c'era ancora vita. "È una immagine straordinaria - spiegano gli ufologi - la cupola sembrerebbe riflettere la luce del sole, quindi non si tratterebbe di una roccia ma di una costruzione in metallo".

"Noi lo abbiamo sempre detto che Marte era abitato", tuona il gruppo di cacciatori di Ufo. Che, però, non esclude anche un'altra ipotesi: "E se la Nasa avesse messo a punto un programma spaziale segreto con tanto di flottiglia spaziale a supporto?". A riprova di questa tesi ci sarebbero, infatti, le numerosissime testimonianze della presenza di strutture molto simili sulla Luna. Sulla superficie lunare, però, quelle che possono sembrare strutture artificiali sono il risultato di migliaia di anni di impatti di meteore e asteroidi.

Nel novembre 2014, una astronauta aveva raccontato alla Coast to Coast AM di aver preso parte al progetto Viking terminato nel 1982, come membro di un team segreto. "Sono 27 anni che vivo con un dubbio nato durante la missione Viking - aveva svelato alla radio americana - ho visto due figure umanoidi vestite come astronauti camminare su Marte. Si sono avvicinate al Viking Explorer, poi la trasmissione si è interrotta". La Nasa non ha confermato le rivelazioni dell'astronauta ma non le ha nemmeno smentite. Anche perché il team era formato da altre sei persone.

Il «Mein Kampf» torna nelle librerie tedesche: è la prima volta dalla Seconda Guerra mondiale

Corriere della sera

Scaduti i termini del diritto d’autore verrà ripubblicato dal 1 gennaio 2016 il saggio che espone il pensiero politico hitleriano. La ristampa in un’edizione critica corredata da 3500 note



Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra mondiale verrà ripubblicato in Germania il «Mein Kamp». L’annuncio dell’Istituto di storia contemporanea di Monaco: il 31 dicembre 2015 scadono infatti i diritti di copyright sul manifesto hitleriano.
La ripubblicazione
Il «Mein Kampf» (La mia lotta) fu scritto da Adolf Hitler nel 1924, mentre scontava 9 mesi di prigione per il fallito colpo di stato di Monaco del 1923, e pubblicato per la prima volta in due volumi nel 1925, otto anni prima della sua ascesa al potere come Cancelliere del Reich. Dopo la morte del Fuhrer gli Alleati ne affidarono i diritti al Land della Baviera, che ha sempre negato le autorizzazioni alla pubblicazione. Il 31 dicembre 2015 però, 70 anni dopo la morte di Hitler, scadono i termini del diritto d’autore e l’Istituto di storia contemporanea ha deciso di ripubblicarlo in 4mila copie.

Verranno vendute al costo di 59 euro a copia. La versione del Mein Kampf che si troverà nelle librerie tedesche a partire dal 1 gennaio 2016 però non è quella originale, ma è una ristampa corredata da 3500 che, come spiegano Andreas Wirsching Christian Hartman metteranno in evidenza «le bugie, le mezze verità e le manipolazioni». «Si cerca di destrutturare completamente la propaganda di Hitler e quindi di minare il potere simbolico il libro ancora ha»

2 dicembre 2015 (modifica il 2 dicembre 2015 | 16:49)

La nuova verità sul massacro di Monaco 1972: «Atleti israeliani torturati, uno fu evirato»

Corriere della sera

di Annalisa Grandi

Oltre 40 anni dopo il massacro ai Giochi Olimpici di Monaco, le mogli di due degli 11 atleti israeliani svelano il contenuto di documenti mai resi pubblici. E raccontano «Abbiamo visto le foto di quell’orrore»



Picchiati, torturati, uno di loro fu anche evirato. Arrivano dalla voce di due vedove nuovi dettagli finora taciuti sul massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco 1972. Una verità documentata da foto, definite troppo cruente per essere mostrate in pubblico. E che raccontano i maltrattamenti subiti dagli atleti, prima di essere uccisi dal commando di fedayn palestinesi di Settembre Nero.

Monaco 1972: le immagini del massacro 
Monaco 1972: le immagini del massacro 
Monaco 1972: le immagini del massacro 
Picchiati e torturati
Quello che successe davvero il 5 settembre 1972 e nelle 20 ore successive agli 11 atleti israeliani, lo raccontano Ankie Spitzer e Illna Romano, vedove di due di loro, al New York Times. Era il settembre del 1992, 20 anni dopo il massacro quando gli avvocati delle due donne le informarono di essere entrati in possesso di nuovi documenti e fotografie sulle ore del massacro. Le due donne, vollero vederle. Per oltre un ventennio hanno taciuto su quanto avevano visto. Fino ad ora. La verità sulla strage verrà raccontata in un documentario, Munich 1972 & Beyond. «Hanno evirato mio marito, davanti ai suoi compagni» racconta Illna Romano, moglie di Yossef, olimpionico di sollevamento pesi.

Ankie Spitzer, moglie di Andre, allenatore di scherma, spiega che solo 20 anni dopo la strage le autorità tedesche hanno deciso di fornire ai loro legali la documentazione sulla strage: centinaia di pagine di un rapporto di cui fino a quel momento era stata negata l’esistenza. «Era peggio di quanto mi immaginassi» racconta Illna Romano. Suo marito, spiega, cercò di affrontare i terroristi. Fu lasciato morire davanti agli altri atleti, ed evirato, non è chiaro se prima o dopo la morte.
«Il momento in cui ho visto quelle foto è stato dolorosissimo.

Fino a quel giorno mi ricordavo Yossef come un giovane uomo con un grande sorriso. Quel momento ha cancellato tutto quello che ricordavo di lui». A riconoscere il cadavere fu lo zio, ma, racconta, gli venne mostrato solo il volto. Altri ostaggi furono picchiati brutalmente, i cadaveri furono ritrovati con le ossa fratturate. «I terroristi hanno sempre sostenuto di non essere entrati in azione per uccidere» dice Ankie Spitzer «ma di volere solo la liberazione dei loro compagni dalle celle in Israele».
Il massacro
Il massacro avvenne tra il 5 e il 6 settembre 1972, quando a Monaco di Baviera erano in corso le Olimpiadi estive. Un commando di otto fedayn dell’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero fece irruzione nel villaggio olimpico negli alloggi destinati agli atleti israeliani. Due furono uccisi subito, altri 9 vennero tenuti in ostaggio per ore. Moriranno tutti, insieme a 5 fedayn e a un poliziotto, durante una sparatoria all’aeroporto con la polizia tedesca: i terroristi avevano ottenuto un aereo per lasciare Monaco. Gli altri 3 terroristi furono arrestati ma rilasciati il 29 ottobre dello stesso anno nell’ambito della trattativa per il dirottamento sopra Zagabria di un aereo della Lufthansa. Il documentario Munich & Beyond verrà presentato al pubblico a inizio 2016.
A settembre nel Villaggio Olimpico di Monaco verrà inaugurato un monumento in ricordo delle vittime.

2 dicembre 2015 (modifica il 2 dicembre 2015 | 17:10)

La lunga storia dei traffici di petrolio tra l’Isis e la Turchia

Corriere della sera
di Guido Olimpio

È provato che anche il regime di Assad, attraverso intermediari, mantiene rapporti con lo Stato Islamico: i lealisti acquistano gas, petrolio, energia elettrica

FARSA

WASHINGTON - La risposta asimmetrica decisa da Mosca dopo l’abbattimento del suo cacciabombardiere da parte dei turchi si sta sviluppando su più livelli. Con mosse militari, economiche e propagandistiche favorite dall’atteggiamento ambiguo mantenuto da Ankara in questi anni. Erdogan è stato accusato anche dagli occidentali di far poco per fermare il flusso di jihadisti e di aver mostrato tolleranza verso il Califfo. La storia dei traffici di petrolio tra Isis e turchi è solo un tassello.

Da tempo si conoscono certe vie del greggio e alcune arrivano proprio in Turchia. Non è una novità. È un affare che coinvolge dai singoli villaggi a organizzazioni strutturate. Il punto è chenella regione e nei paesi confinanti sono molti coloro che fanno soldi con questo contrabbando. Ed è provato che anche il regime di Assad, attraverso intermediari, mantiene rapporti con lo Stato Islamico: i lealisti acquistano gas, petrolio, energia elettrica. Quanto al fatto che la coalizione non colpisca le cisterne è un rilievo vero solo in parte.

Nelle ultime settimane Usa e Francia hanno distrutto centinaia di camion usati dal Califfo per esportare greggio (ci sono i video). In precedenza c’è stata una certa cautela in quanto il settore coinvolge non solo militanti ma anche ambienti non strettamente collegati ai jihadisti. Migliaia di persone vivono grazie a questo. L’altro aspetto riguarda l’azione militare dei russi contro i ribelli turcomanni attestati nel nord della Siria. Da giorni Sukhoi hanno preso di mira queste formazioni sponsorizzate e armate da Ankara: sono gli stessi insorti responsabili dell’uccisione di uno dei piloti abbattuti.

E’ dunque una rappresaglia di Mosca ma con implicazioni più ampie poiché il Cremlino (con Assad) cerca di contrastare il progetto turco di creare una fascia di sicurezza nella regione di confine. Non è casuale che in queste ore ci siano scontri feroci tra i curdi YPG e fazioni ribelli a nord di Aleppo. I primi, nemici di Ankara, avrebbero goduto dell’appoggio dell’aviazione russa. Dunque è una partita a tutto campo che riserverà altre sorprese.

2 dicembre 2015 (modifica il 2 dicembre 2015 | 16:25)

Quei dettagli a lungo nascosti sulla strage a Monaco di Settembre Nero

Lucio Di Marzo - Mar, 01/12/2015 - 19:22

Undici atleti israeliani persero la vita per mano di un commando legato all'Olp. Le vedove di due di loro raccontano particolari angosciosi sui fatti

Quando nel settembre 1992 l'avvocato delle donne ricevette le immagini di quanto era successo vent'anni prima, Ilana Romano and Ankie Spitzer insistettero per vederle.



Vedove di due degli undici atleti israeliani uccisi da Settembre Nero a Monaco, durante le Olimpiadi, acconsentirono a non parlare mai pubblicamente di quelle immagini, che fino a quel momento non pensavano nemmeno esistessero.

Al Villaggio Olimpico di Monaco undici atleti vennero sequestrati dal gruppo legato all'Olp palestinese, uccisi dopo più di ventiquattr'ore e dopo un fallito tentativo di salvarli. Fino ad oggi - scrive il New York Times - le certezze sul trattamento degli ostaggi non era molte. Ma un nuovo documentario "Munich 1972 & Beyond", promette di fare luce anche a questo proposito.
Le immagini, troppo esplicite per essere mostrate in pubblico, raccontano - scrive il quotidiano - di maltrattamenti subiti dagli atleti. Almeno uno di loro fu castrato dai sequestratori. "Immaginate cosa gli altri nove abbiano provato stando a guardare?".

"I terroristi hanno sempre sostenuto di voler solo liberare i loro compagni dalle celle in Israele", commenta Ankie Spitzer. Evidentemente, non venivano in pace.

Non possiamo non dirci

La Stampa
massimo gramellini

Ma che senso ha camuffare il Natale da festa dell’inverno? Chi in coscienza si può considerare offeso o emarginato da «Tu scendi dalle stelle»? Perché la visita di un vescovo a una scuola multietnica di Sassari viene bocciata dal consiglio degli insegnanti con la solita, stucchevole e a questo punto irritante storiella del «rispetto di tutte le sensibilità»? Sulla vicenda aleggia un gigantesco equivoco che porta a confondere la religione con l’identità. Ho conosciuto un mangiapreti formidabile che cantava

«Tu scendi dalle stelle» nel coro del quartiere e non passava anno senza che sulle sue guance laiche non si parcheggiasse una lacrima: pensava alla nonna che gliel’aveva insegnata da bambino. E ho ascoltato noti smoccolatori discettare con proprietà e passione di dipinti sacri. Il cristianesimo è una parte fondante della nostra storia. Spiritualmente mi sento molto attratto dalle religioni orientali, ma mi darebbe fastidio se la scalinata del Gange si spostasse sul lungotevere davanti a Castel Sant’Angelo (per quanto, come sporcizia, ormai siamo lì).

Chi approda in Italia per migliorarsi la vita o per istinto di sopravvivenza può confessare la religione che gli garba, perché anche il liberalismo fa parte della nostra identità. Ma deve accettare senza troppi turbamenti il fatto di non essere precipitato sulla Luna, ma arrivato in una terra che ha alle spalle, e sulle spalle, millenni di memoria. Se le nostre usanze lo irritano, si faccia in modo di spiegargliele, trovando i punti di contatto con le sue. Ma se si rinuncia a farlo per compiacerlo, non si diventa più accoglienti. Soltanto più vili.

Fine lavoro mai

La Stampa
massimo gramellini

Il presidente dell’Inps Tito Boeri è diretto, sincero e poco maneggione. Durerà poco. Ma anche ieri si è comportato da galantuomo. Mentre il suo predecessore Mastrapasqua si vantava di nascondere ai giovani le cifre delle loro future pensioni per timore di rivolte (peraltro altamente improbabili in questo clima catatonico), Boeri ha detto con chiarezza che allo stato delle cose un trentenne di oggi potrà smettere di lavorare solo all’alba dei 75 anni, e per percepire dei simpatici assegni da fame. Chi ha avuto l’ardire di nascere dopo il 1980 sgobberà cioè tutta la vita, al fine di irrorare la pensione di chi è cresciuto in un’epoca di diritti sociali, ma anche di privilegiati, ladri ed evasori abbastanza asociali. E ne verrà ricompensato con un epilogo esistenziale a base di fatica e di stenti.

Ovviamente Boeri lo dice perché tutti ne prendano coscienza e facciano qualcosa per modificare il finale. Infatti che il finale sia quello, al momento, non è una profezia: è una certezza. Per fortuna in quarant’anni può ancora cambiare tutto, a cominciare dal concetto stesso di lavoro dipendente. Se nel mondo esistesse una classe dirigente non si dovrebbe occupare d’altro, ma da quando le personalità sono state sostituite dai personaggi e gli statisti dai battutisti, la politica si è appiattita su un eterno presente che coniuga i verbi al futuro solo per illudere e ingannare. Toccherà agli interessati, in questo caso ai trentenni, inventarsi una vita e un’economia diverse. Il tempo è l’unica cosa che non possono togliergli.